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Farmaci

TREMFYA 200 MG SOLUZIONE INIETTABILE

Lista interazioni
Restrizioni

Informazioni sulla prescrizione

Classe

H – A CARICO DEL SSN AMBITO OSPED.

Tipo di ricetta

RRL - Soggetto a Prescrizione Medica Limitativa

Nota AIFA

Non ci sono limiti di prescrizione.

Regime SSN

Ospedaliero disponibile in farmacia a carico del paziente

Ulteriori informazioni

Nome del farmaco

TREMFYA 200 MG SOLUZIONE INIETTABILE

Glutine / Lattosio

Glutine: Nessun dato
Lattosio: Nessun dato

Forma farmaceutica

SOLUZIONE INIETTABILE IN SIRINGA PRE-RIEMPITA

Produttore

JANSSEN-CILAG INTERNATIONAL N.V.

Ultimo aggiornamento del RCP

15/04/2026
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RCP - TREMFYA 200 MG

Indicazioni

Colite ulcerosa

Tremfya è indicato per il trattamento di pazienti adulti con colite ulcerosa attiva di grado da moderato a severo che hanno avuto una risposta inadeguata, hanno perso la risposta o sono risultati intolleranti alla terapia convenzionale o a un trattamento biologico.

Malattia di Crohn

Tremfya è indicato per il trattamento di pazienti adulti con malattia di Crohn attiva di grado da moderato a severo che hanno avuto una risposta inadeguata, hanno perso la risposta o sono risultati intolleranti alla terapia convenzionale o a un trattamento biologico.

Posologia

Questo medicinale deve essere usato esclusivamente sotto la guida e la supervisione di un medico esperto nella diagnosi e nel trattamento delle condizioni per cui esso è indicato.

Posologia

Colite ulcerosa

Entrambi i seguenti due dosaggi di induzione sono raccomandati:

  • 200 mg somministrati mediante infusione endovenosa alla Settimana 0, alla Settimana 4 e alla Settimana 8. Vedere l’RCP di Tremfya 200 mg concentrato per soluzione per infusione.

    oppure

  • 400 mg somministrati tramite iniezione sottocutanea (somministrati come due iniezioni consecutive da 200 mg ciascuna) alla Settimana 0, alla Settimana 4 e alla Settimana 8.

    Dopo il completamento della fase di induzione, la dose di mantenimento raccomandata a partire dalla Settimana 16 è di 100 mg somministrata mediante iniezione sottocutanea ogni 8 settimane (q8w). In alternativa, per i pazienti che non mostrano un beneficio terapeutico adeguato al trattamento di induzione secondo il giudizio clinico, può essere presa in considerazione una dose di mantenimento di 200 mg somministrata mediante iniezione sottocutanea a partire dalla Settimana 12 e successivamente ogni 4 settimane (q4w) (vedere paragrafo 5.1). Per il dosaggio da 100 mg, consultare l’RCP di Tremfya soluzione iniettabile da 100 mg.

    Gli immunomodulatori e/o i corticosteroidi possono essere continuati durante il trattamento con guselkumab. Nei pazienti che hanno risposto al trattamento con guselkumab, i corticosteroidi possono essere ridotti o interrotti in conformità allo standard di cura.

    È necessario valutare l’eventualità di interrompere il trattamento nei pazienti che non hanno mostrato evidenza di beneficio terapeutico dopo 24 settimane di trattamento.

    Malattia di Crohn

    Entrambi i seguenti due dosaggi di induzione sono raccomandati:

  • 200 mg somministrati mediante infusione endovenosa alla Settimana 0, alla Settimana 4 e alla Settimana 8. Vedere l’RCP di Tremfya 200 mg concentrato per soluzione per infusione.

    oppure

  • 400 mg somministrati tramite iniezione sottocutanea (somministrati come due iniezioni consecutive da 200 mg ciascuna) alla Settimana 0, alla Settimana 4 e alla Settimana 8.

    Dopo il completamento della fase di induzione, la dose di mantenimento raccomandata a partire dalla Settimana 16 è di 100 mg somministrati mediante iniezione sottocutanea ogni 8 settimane (q8w). In alternativa, per i pazienti che non mostrano un beneficio terapeutico adeguato al trattamento di induzione secondo il giudizio clinico, può essere presa in considerazione una dose di mantenimento di 200 mg somministrata mediante iniezione sottocutanea a partire dalla Settimana 12 e successivamente ogni 4 settimane (q4w) (vedere paragrafo 5.1). Per la dose di 100 mg, consultare l’RCP di Tremfya 100 mg soluzione iniettabile.

    Gli immunomodulatori e/o i corticosteroidi possono essere continuati durante il trattamento con guselkumab. Nei pazienti che hanno risposto al trattamento con guselkumab, i corticosteroidi possono essere ridotti o interrotti in conformità allo standard di cura.

    È necessario valutare l’eventualità di interrompere il trattamento nei pazienti che non hanno mostrato evidenza di beneficio terapeutico dopo 24 settimane di trattamento.

    Dose dimenticata

    Se si salta una dose, la dose deve essere somministrata il prima possibile. Successivamente, la somministrazione deve essere ripresa seguendo la schedula terapeutica programmata.

    Popolazioni speciali

    Anziani

    Non è richiesto alcun adeguamento della dose (vedere paragrafo 5.2).

    Ci sono informazioni limitate nei pazienti di età ≥ 65 anni e informazioni molto limitate nei pazienti di età ≥ 75 anni (vedere paragrafo 5.2).

    Compromissione epatica o renale

    Tremfya non è stato studiato in queste popolazioni di pazienti. In genere non si prevede che queste condizioni abbiano un impatto significativo sulla farmacocinetica degli anticorpi monoclonali e non si ritiene necessario un aggiustamento della dose.

    Per ulteriori informazioni sull’eliminazione di guselkumab, vedere paragrafo 5.2.

    Popolazione pediatrica

    La sicurezza e l’efficacia di Tremfya nei bambini e negli adolescenti con colite ulcerosa e malattia di Crohn di età inferiore ai 18 anni non sono state stabilite. Non ci sono dati disponibili.

    Modo di somministrazione

    Solo per uso sottocutaneo. Le sedi di iniezione includono l’addome, la coscia e la parte posteriore del braccio. Tremfya non deve essere iniettato in aree in cui la pelle è dolente, livida, arrossata, indurita, spessa o screpolata.

    Dopo una adeguata formazione sulla tecnica di iniezione sottocutanea, i pazienti possono auto-somministrarsi Tremfya se il medico lo ritiene opportuno. Comunque, il medico deve garantire un appropriato follow-up dei pazienti. I pazienti devono essere istruiti a iniettare la quantità intera di soluzione in base alle “Istruzioni per l’uso” fornite separatamente nella scatola.

    Per le istruzioni sulla preparazione del medicinale prima della somministrazione, vedere paragrafo 6.6.

Controindicazioni

Ipersensibilità grave al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1. Infezioni attive clinicamente importanti (ad es., tubercolosi attiva, vedere paragrafo 4.4).

Avvertenze

Tracciabilità

Al fine di migliorare la tracciabilità dei medicinali biologici, il nome e il numero di lotto del prodotto somministrato devono essere chiaramente registrati.

Infezioni

Guselkumab può aumentare il rischio di infezione. Il trattamento non deve essere iniziato nei pazienti con qualsiasi tipo di infezione attiva, clinicamente importante, fino alla risoluzione dell’infezione o al suo adeguato trattamento.

I pazienti trattati con guselkumab devono essere istruiti a richiedere una consulenza medica in caso di segni o sintomi di infezione acuta o cronica clinicamente importanti. Se un paziente sviluppa una infezione clinicamente importante o grave oppure non sta rispondendo alla terapia standard, deve essere attentamente monitorato e il trattamento deve essere sospeso fino alla risoluzione dell’infezione.

Valutazione pre-trattamento per la tubercolosi

Prima di iniziare il trattamento, i pazienti devono essere valutati per la tubercolosi (TB). I pazienti che ricevono guselkumab devono essere monitorati per l’insorgenza di segni e sintomi di TB attiva durante e dopo il trattamento. Una terapia anti-TB deve essere presa in considerazione prima di iniziare il

trattamento nei pazienti con una pregressa anamnesi di TB latente o attiva, nei quali non è possibile confermare un adeguato percorso terapeutico

Ipersensibilità

Sono state riportate gravi reazioni di ipersensibilità, compresa l’anafilassi, nelle osservazioni post-marketing (vedere paragrafo 4.8). Alcune reazioni gravi di ipersensibilità si sono manifestate parecchi giorni dopo il trattamento con guselkumab, inclusi casi di orticaria e dispnea. Se si verifica una grave reazione di ipersensibilità, la somministrazione di guselkumab deve essere interrotta immediatamente e deve essere avviata una terapia appropriata.

Aumento delle transaminasi epatiche

Negli studi clinici sull’artrite psoriasica è stata osservata una maggiore incidenza di aumento degli enzimi epatici nei pazienti trattati con guselkumab ogni 4 settimane (q4w) rispetto ai pazienti trattati con guselkumab ogni 8 settimane (q8w) o placebo (vedere paragrafo 4.8).

Quando si prescrive guselkumab q4w nell’artrite psoriasica, si raccomanda di valutare gli enzimi epatici al basale e successivamente in base alla gestione di routine del paziente. Se si osserva un aumento dei valori di alanina aminotransferasi [ALT] o aspartato aminotransferasi [AST] e si sospetta una lesione epatica indotta dal farmaco, il trattamento deve essere temporaneamente sospeso fino all’esclusione di questa diagnosi.

Vaccinazioni

Prima di iniziare la terapia, deve essere considerato il completamento del programma di vaccinazioni secondo le attuali linee guida. I vaccini vivi non devono essere utilizzati in concomitanza al trattamento con guselkumab. Non ci sono dati disponibili sulla risposta ai vaccini vivi o inattivi.

Prima della vaccinazione con virus o batteri vivi, il trattamento deve essere stato interrotto da almeno 12 settimane dopo l'ultima dose e può essere ripreso almeno 2 settimane dopo la vaccinazione. I prescrittori devono consultare il Riassunto delle Caratteristiche di Prodotto del vaccino specifico per ulteriori informazioni e indicazioni sull'uso concomitante degli agenti immunosoppressori post-vaccinazione.

Eccipienti con effetti noti

Contenuto di polisorbato 80

Questo medicinale contiene 1 mg di polisorbato 80 (E433) per ogni siringa preriempita/penna preriempita, equivalente a 0,5 mg/mL. I polisorbati possono provocare reazioni allergiche.

Interazioni

Lista interazioni
Aggiungi alle interazioni

Interazioni con i substrati CYP450

In uno studio di Fase I in pazienti affetti da psoriasi a placche da moderata a severa, le variazioni delle esposizioni sistemiche (Cmax e AUCinf) di midazolam, S-warfarin, omeprazolo, destrometorfano, e caffeina dopo una singola dose di guselkumab non sono state clinicamente rilevanti, indicando che le interazioni tra guselkumab e substrati di vari enzimi CYP (CYP3A4, CYP2C9, CYP2C19, CYP2D6, e CYP1A2) sono improbabili. Non vi è alcuna necessità di un aggiustamento della dose in caso di co-somministrazione di guselkumab e i substrati di CYP450.

Terapia immunosoppressiva concomitante o fototerapia

Negli studi sulla psoriasi, la sicurezza e l’efficacia di guselkumab in combinazione con immunosoppressori, inclusi medicinali biologici o fototerapia, non sono state valutate. Negli studi

sull’artrite psoriasica, l’uso concomitante di MTX non sembra influenzare la sicurezza o l’efficacia di guselkumab.

Negli studi sulla colite ulcerosa e sulla malattia di Crohn, l’uso concomitante di immunomodulatori (per es., azatioprina [AZA], 6-mercaptopurina [6-MP]) o corticosteroidi non sembra influenzare la sicurezza o l’efficacia di guselkumab.

Gravidanza

Donne in età fertile

Le donne in età fertile devono utilizzare metodi di contraccezione efficaci durante il trattamento e per almeno 12 settimane dopo la sospensione del trattamento.

Gravidanza

Sono disponibili dati limitati sull’uso di guselkumab nelle donne in gravidanza. Gli studi sugli animali non indicano effetti dannosi diretti o indiretti su gravidanza, sviluppo embrionale/fetale, parto o sviluppo postnatale (vedere paragrafo 5.3). Come misura precauzionale, è preferibile evitare l’uso di Tremfya durante la gravidanza.

Allattamento

Non è noto se guselkumab sia escreto nel latte materno. È noto che le immunoglobuline sono escrete nel latte materno durante i primi giorni a ridosso della nascita e che la loro concentrazione raggiunge livelli bassi subito dopo; di conseguenza, il rischio per il bambino allattato al seno in questo periodo non può essere escluso. È necessario decidere se interrompere l’allattamento o astenersi dalla terapia con Tremfya, tenendo conto del beneficio dell’allattamento per il bambino e dei benefici della terapia per la donna. Vedere paragrafo 5.3 per informazioni su sull’escrezione di guselkumab nel latte degli animali (scimmie cynomolgus).

Fertilità

L’effetto di guselkumab sulla fertilità umana non è stato valutato. Gli studi condotti sugli animali non indicano effetti nocivi diretti o indiretti sulla fertilità (vedere paragrafo 5.3).

Effetti sulla guida

Tremfya non altera o altera in modo trascurabile la capacità di guidare veicoli e di usare macchinari.

Effetti indesiderati

Riassunto del profilo di sicurezza

Le reazioni avverse più comuni sono state le infezioni delle vie respiratorie (circa l’8% dei pazienti negli studi sulla colite ulcerosa, l’11% dei pazienti negli studi sulla malattia di Crohn, e il 15% dei pazienti negli studi clinici sulla psoriasi e sull’artrite psoriasica).

Il profilo di sicurezza complessivo nei pazienti trattati con Tremfya è simile per i pazienti con psoriasi, artrite psoriasica, colite ulcerosa, e malattia di Crohn.

Tabella delle reazioni avverse

Nella Tabella 1 è riportato l’elenco delle reazioni avverse osservate negli studi clinici sulla psoriasi, sull’artrite psoriasica, sulla colite ulcerosa, e sulla malattia di Crohn, così come le reazioni avverse segnalate nell’esperienza post-marketing. Le reazioni avverse sono riportate in base alla classificazione per sistemi e organi MedDRA e alla frequenza, utilizzando la seguente convenzione:

molto comune (≥ 1/10), comune (≥ 1/100, < 1/10), non comune (≥ 1/1 000, < 1/100), raro (≥ 1/10 000,

< 1/1 000), molto raro (< 1/10 000), non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili). All’interno di ciascun gruppo di frequenza, le reazioni avverse sono presentate in ordine decrescente di gravità.

Tabella 1. Elenco delle reazioni avverse

Classificazione per sistemi e organi Frequenza Reazioni avverse
Infezioni ed infestazioni Molto comune Infezioni del tratto respiratorio
Non comune Infezioni da Herpes Simplex
Non comune Infezioni da tinea
Non comune Gastroenterite
Disturbi del sistema immunitario Raro Ipersensibilità
Raro Anafilassi
Patologie del sistema nervoso Comune Cefalea
Patologie gastrointestinali Comune Diarrea
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo Comune Eruzione cutanea
Non comune Orticaria
Patologie del sistemamuscoloscheletrico e del tessuto connettivo Comune Artralgia
Patologie generali e condizioni relative alla sede di somministrazione Comune Reazioni in sede di iniezione
Esami diagnostici Comune Transaminasi aumentate
Non comune Conta dei neutrofili diminuita

Descrizione di reazioni avverse selezionate

Transaminasi aumentate

In due studi clinici di Fase III sull’artrite psoriasica, per tutto il periodo controllato con placebo, le reazioni avverse di aumento delle transaminasi (inclusi ALT aumentata, AST aumentata, enzimi epatici aumentati, transaminasi aumentate, prova di funzionalità epatica anormale, ipertransaminasemia) sono state segnalate più frequentemente nei gruppi trattati con guselkumab (8,6% nel gruppo 100 mg per via sottocutanea q4w e 8,3% nel gruppo 100 mg per via sottocutanea q8w) rispetto al gruppo trattato con placebo (4,6%). Nel corso di un anno, le reazioni avverse di aumento delle transaminasi (come descritto sopra) sono state segnalate nel 12,9% dei pazienti nel gruppo q4w e nell’11,7% dei pazienti nel gruppo q8w.

In base alle analisi di laboratorio, nella maggioranza dei casi gli aumenti delle transaminasi (ALT e AST) erano ≤ 3 volte il limite superiore della norma (ULN). Aumenti delle transaminasi da > 3 a

≤ 5 volte l’ULN e > 5 volte l’ULN si sono verificati con una frequenza ridotta e più spesso nel gruppo guselkumab q4w rispetto al gruppo guselkumab q8w (Tabella 2). Un simile andamento della frequenza per severità e gruppo di trattamento è stato osservato fino alla fine dello studio clinico di Fase III sull’artrite psoriasica della durata di 2 anni.

Tabella 2. Frequenza di pazienti con innalzamento delle transaminasi post-basale in due studi clinici di Fase III sull’artrite psoriasica
Fino alla Settimana 24a Fino a 1 annob
Placebo N=370c guselkumab100 mg q8w N=373c guselkumab100 mg q4w N=371c guselkumab100 mg q8w N=373c guselkumab100 mg q4w N=371c
ALT
Da > 1 a ≤ 3 volte l’ULN 30,0% 28,2% 35,0% 33,5% 41,2%
Da > 3 a ≤ 5 volte l’ULN 1,4% 1,1% 2,7% 1,6% 4,6%
> 5 volte l’ULN 0,8% 0,8% 1,1% 1,1% 1,1%
AST
Da > 1 a ≤ 3 volte l’ULN 20,0% 18,8% 21,6% 22,8% 27,8%
Da > 3 a ≤ 5 volte l’ULN 0,5% 1,6% 1,6% 2,9% 3,8%
> 5 volte l’ULN 1,1% 0,5% 1,6% 0,5% 1,6%
  1. periodo controllato con placebo

  2. non sono inclusi i pazienti randomizzati a ricevere placebo al basale e passati a guselkumab

  3. numero di pazienti con almeno una valutazione post-basale per il test di laboratorio specifico nel periodo di tempo

Negli studi clinici sulla psoriasi, nel corso di un anno, la frequenza degli aumenti delle transaminasi (ALT e AST) per la dose di guselkumab q8w è stata simile a quella osservata per la dose di guselkumab q8w negli studi clinici sull’artrite psoriasica. Nel corso di 5 anni l’incidenza dell’aumento delle transaminasi non è aumentata per anno di trattamento con guselkumab. La maggior parte degli aumenti delle transaminasi è stata ≤ 3 volte l’ULN.

Nella maggioranza dei casi, l’aumento delle transaminasi è stato transitorio e non ha portato alla sospensione del trattamento.

Negli studi clinici aggregati di Fase II e Fase III sulla malattia di Crohn, durante il periodo di induzione controllato con placebo (Settimana 0-12), le reazioni avverse di aumento delle transaminasi (inclusi aumento delle ALT, aumento delle AST, aumento degli enzimi epatici, aumento delle transaminasi e aumento dei test di funzionalità epatica) sono state segnalate più frequentemente nei gruppi trattati con guselkumab (1,7% dei pazienti) rispetto al gruppo placebo (0,6% dei pazienti).

Negli studi clinici aggregati di Fase II e Fase III sulla malattia di Crohn, durante il periodo di segnalazione di circa un anno, sono state segnalate reazioni avverse di aumento delle transaminasi (inclusi aumento delle ALT, aumento delle AST, aumento degli enzimi epatici, aumento delle transaminasi, anomalie della funzione epatica e aumento dei test di funzionalità epatica) nel 3,4% dei pazienti nel gruppo di trattamento con guselkumab 200 mg per via sottocutanea q4w e nel 4,1% dei pazienti nel gruppo di trattamento con guselkumab 100 mg per via sottocutanea q8w, rispetto al 2,4% nel gruppo placebo.

In base alle analisi di laboratorio negli studi clinici aggregati di Fase II e Fase III sulla malattia di Crohn, la frequenza degli aumenti di ALT o AST è stata inferiore a quella osservata negli studi clinici di fase III sull’artrite psoriasica. Negli studi clinici aggregati di Fase II e Fase III sulla malattia di Crohn, durante il periodo controllato con placebo (Settimana 12), sono stati segnalati aumenti di ALT (< 1% dei pazienti) e AST (< 1% dei pazienti) ≥ 3 volte l’ULN nei pazienti trattati con guselkumab. Negli studi clinici aggregati di Fase II e Fase III sulla malattia di Crohn, durante il periodo di segnalazione di circa un anno, sono stati segnalati aumenti di ALT e/o AST ≥ 3 volte l’ULN nel 2,7% dei pazienti nel gruppo di trattamento con guselkumab 200 mg per via sottocutanea q4w e nel 2,6% dei pazienti nel gruppo di trattamento con guselkumab 100 mg per via sottocutanea q8w rispetto all’1,9% nel gruppo placebo. Nella maggior parte dei casi, l’aumento delle transaminasi è stato transitorio e non ha portato all’interruzione del trattamento.

Conta dei neutrofili diminuita

In due studi clinici di Fase III sull’artrite psoriasica, per tutto il periodo controllato con placebo, la reazione avversa di riduzione della conta dei neutrofili è stata segnalata più frequentemente nel gruppo trattato con guselkumab (0,9%) rispetto al gruppo trattato con placebo (0%). Nel corso di un anno, la reazione avversa di riduzione della conta dei neutrofili è stata segnalata nello 0,9% dei pazienti trattati con guselkumab. Nella maggioranza dei casi, la riduzione della conta ematica dei neutrofili è stata lieve, transitoria, non associata a infezioni e non ha portato alla sospensione del trattamento.

Gastroenterite

In due studi clinici di Fase III sulla psoriasi, per tutto il periodo controllato con placebo, la gastroenterite si è verificata più frequentemente nel gruppo trattato con guselkumab (1,1%) rispetto al gruppo trattato con placebo (0,7%). Alla Settimana 264, il 5,8% di tutti i pazienti trattati con

guselkumab ha riportato gastroenterite. Le reazioni avverse di gastroenterite non sono state gravi e non hanno comportato l’interruzione di guselkumab fino alla Settimana 264.

Le percentuali dei casi di gastroenterite osservate negli studi clinici sull’artrite psoriasica, per tutto il periodo controllato con placebo, sono risultate simili a quelle osservate negli studi clinici sulla psoriasi.

Reazioni in sede di iniezione

In due studi clinici di Fase III sulla psoriasi fino alla Settimana 48, lo 0,7% delle iniezioni di guselkumab e lo 0,3% di iniezioni di placebo sono state associate a reazioni in sede di iniezione. Alla Settimana 264, lo 0,4% delle iniezioni di guselkumab sono state associate a reazioni in sede di iniezione. Le reazioni in sede di iniezione sono state generalmente di gravità da lieve a moderata; nessuna di queste è stata grave e una ha portato alla sospensione di guselkumab.

In due studi clinici di Fase III sull’artrite psoriasica, fino alla Settimana 24 il numero di pazienti che hanno riferito 1 o più reazioni in sede di iniezione è stato basso e leggermente superiore nei gruppi trattati con guselkumab rispetto al gruppo trattato con placebo; 5 pazienti (1,3%) nel gruppo guselkumab q8w, 4 pazienti (1,1%) nel gruppo guselkumab q4w e 1 paziente (0,3%) nel gruppo placebo. Un paziente ha interrotto la terapia con guselkumab a causa di una reazione in sede di iniezione durante il periodo controllato con placebo negli studi clinici sull’artrite psoriasica. Nel corso di un anno, la percentuale di pazienti che hanno riferito 1 o più reazioni in sede di iniezione è stata, rispettivamente, dell’1,6% e del 2,4% nei gruppi guselkumab q8w e q4w. Complessivamente, la percentuale di iniezioni associata a reazioni in sede di iniezione osservata negli studi clinici sull’artrite psoriasica per tutto il periodo controllato con placebo è risultata simile alle percentuali osservate negli studi clinici sulla psoriasi.

Nello studio clinico di mantenimento di Fase III sulla colite ulcerosa fino alla Settimana 44, la percentuale di pazienti che ha riferito 1 o più reazioni in sede di iniezione a guselkumab è stata del 7,9% (2,5% delle iniezioni) nel gruppo guselkumab 200 mg per via sottocutanea q4w (guselkumab 200 mg è stato somministrato come due iniezioni da 100 mg nello studio clinico di mantenimento di Fase III sulla colite ulcerosa) e nessuna reazione nel gruppo guselkumab 100 mg per via sottocutanea q8w. La maggior parte delle reazioni in sede di iniezione è stata di lieve entità e nessuna grave.

Negli studi clinici di Fase II e Fase III sulla malattia di Crohn fino alla Settimana 48, la percentuale di pazienti che hanno segnalato 1 o più reazioni in sede di iniezione a guselkumab è stata del 4,1% (0,8% delle iniezioni) nel gruppo di trattamento che ha ricevuto un’induzione endovenosa con 200 mg di guselkumab seguita da 200 mg per via sottocutanea q4w e dell’1,4% (0,6% delle iniezioni) dei pazienti nel gruppo che ha ricevuto un’induzione endovenosa con 200 mg di guselkumab seguita da 100 mg per via sottocutanea q8w. Nel complesso, le reazioni in sede di iniezione sono state di lieve entità, nessuna grave.

In uno studio clinico di Fase III sulla malattia di Crohn fino alla settimana 48, la percentuale di pazienti che ha segnalato 1 o più reazioni in sede di iniezione a guselkumab è stata del 7% (1,3% delle iniezioni) nel gruppo di trattamento che ha ricevuto un’induzione per via sottocutanea di 400 mg seguita da 200 mg per via sottocutanea q4w e del 4,3% (0,7% delle iniezioni) di pazienti nel gruppo di induzione per via sottocutanea con 400 mg di guselkumab seguita da 100 mg per via sottocutanea q8w. La maggior parte delle reazioni in sede di iniezione è stata di lieve entità, nessuna grave.

Immunogenicità

L’immunogenicità di guselkumab è stata valutata mediante un dosaggio immunologico sensibile e farmaco-tollerante.

Nelle analisi combinate degli studi di Fase II e di Fase III in pazienti con psoriasi e artrite psoriasica, il 5% (n=145) dei pazienti trattati con guselkumab ha sviluppato anticorpi anti-farmaco in un periodo massimo di 52 settimane di trattamento. Tra i pazienti che hanno sviluppato anticorpi anti-farmaco, circa l’8% (n=12) ha prodotto anticorpi che sono stati classificati come neutralizzanti, il che equivale allo 0,4% di tutti i pazienti trattati con guselkumab. Nelle analisi congiunte degli studi di Fase III in pazienti con psoriasi, circa il 15% dei pazienti trattati con guselkumab ha sviluppato anticorpi anti-

farmaco in un periodo massimo di 264 settimane di trattamento. Tra i pazienti che hanno sviluppato anticorpi anti-farmaco, circa il 5% ha prodotto anticorpi che sono stati classificati come neutralizzanti, il che equivale allo 0,76% di tutti i pazienti trattati con guselkumab. Gli anticorpi anti-farmaco non erano associati a un’efficacia inferiore del farmaco o allo sviluppo di reazioni in sede di iniezione.

Nelle analisi combinate di Fase II e di Fase III in pazienti con colite ulcerosa trattati con induzione endovenosa seguita da mantenimento per via sottocutanea, circa il 12% (n=58) dei pazienti trattati con guselkumab per un massimo di 56 settimane ha sviluppato anticorpi anti-farmaco. Tra i pazienti che hanno sviluppato anticorpi anti-farmaco, circa il 16% (n=9) ha prodotto anticorpi che sono stati classificati come neutralizzanti, il che equivale al 2% di tutti i pazienti trattati con guselkumab. In un’analisi di Fase III fino alla Settimana 24 in pazienti con colite ulcerosa trattati con induzione sottocutanea seguita da un mantenimento per via sottocutanea, circa il 9% (n=24) dei pazienti trattati con guselkumab ha sviluppato anticorpi anti-farmaco. Tra i pazienti che hanno sviluppato anticorpi antifarmaco, il 13% (n=3) ha prodotto anticorpi che sono stati classificati come anticorpi neutralizzanti, il che equivale all’1% di tutti i pazienti trattati con guselkumab. Gli anticorpi antifarmaco non sono stati associati a un’efficacia inferiore o allo sviluppo di reazioni in sede di iniezione.

Nelle analisi aggregate di Fase II e Fase III fino alla settimana 48 nei pazienti con malattia di Crohn trattati con induzione endovenosa seguita da un regime di dosaggio di mantenimento per via sottocutanea, circa il 5% (n = 30) dei pazienti trattati con guselkumab ha sviluppato anticorpi antifarmaco. Tra i pazienti che hanno sviluppato anticorpi anti-farmaco, circa il 7% (n = 2) ha prodotto anticorpi che sono stati classificati come anticorpi neutralizzanti, il che equivale al 0,3% di tutti i pazienti trattati con guselkumab. In un’analisi di Fase III fino alla settimana 48 nei pazienti con malattia di Crohn trattati con induzione sottocutanea seguita da un regime di dosaggio di mantenimento per via sottocutanea, circa il 9% (n = 24) dei pazienti trattati con guselkumab ha sviluppato anticorpi antifarmaco. Tra questi pazienti, il 13% (n = 3) presentava anticorpi che sono stati classificati come anticorpi neutralizzanti, il che equivale all’1% dei pazienti trattati con guselkumab.

Gli anticorpi antifarmaco non sono stati associati a un’efficacia inferiore o allo sviluppo di reazioni in sede di iniezione.

Segnalazione delle reazioni avverse sospette

La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione riportato nell’allegato V.

Sovradosaggio

Dosi per via endovenosa di guselkumab fino a 1 200 mg e dosi per via sottocutanea fino a 400 mg in un’unica seduta di somministrazione sono state somministrate in studi clinici senza tossicità dose-limitante. In caso di sovradosaggio, il paziente deve essere monitorato per la presenza di eventuali segni o sintomi di reazioni avverse e un trattamento sintomatico adeguato deve essere somministrato immediatamente.

Proprietà farmacologiche - TREMFYA 200 MG

Proprietà farmacodinamiche

Categoria farmacoterapeutica: Immunosoppressori, inibitori dell’interleuchina, codice ATC: L04AC16.

Meccanismo d’azione

Guselkumab è un anticorpo monoclonale (mAb) umano IgG1λ che si lega selettivamente all’interleuchina 23 (IL-23) con alta specificità e affinità attraverso il sito di legame dell’antigene. IL-23 è una citochina coinvolta nelle risposte infiammatorie e immunitarie. Bloccando il legame di IL-23 al suo recettore, guselkumab inibisce la segnalazione cellulare IL-23-dipendente e il rilascio di citochine proinfiammatorie.

I livelli di IL-23 sono elevati nella cute dei pazienti affetti da psoriasi a placche. Nei pazienti affetti da colite ulcerosa o dalla malattia di Crohn, i livelli di IL-23 sono elevati nel tessuto del colon. Nei modelli in vitro, è stato dimostrato come guselkumab inibisca la bioattività dell’IL-23 bloccando l’interazione con il suo recettore sulla superficie cellulare, interrompendo il segnale, l’attivazione e la cascata di citochine mediata dall’IL-23. Guselkumab esercita effetti clinici sulla psoriasi a placche, sull’artrite psoriasica, sulla colite ulcerosa, e sulla malattia di Crohn attraverso l’inibizione della via della citochina IL-23.

È stato dimostrato che le cellule mieloidi che esprimono il recettore 1 di Fc-gamma (CD64) sono una fonte predominante di IL-23 nel tessuto infiammato nella psoriasi, nella colite ulcerosa e nella malattia di Crohn. Guselkumab ha dimostrato in vitro di bloccare l’IL-23 e nel contempo di legarsi al CD64.

Questi risultati indicano che guselkumab è in grado di neutralizzare IL-23 alla fonte cellulare di infiammazione.

Effetti farmacodinamici

In uno studio di Fase I, il trattamento con guselkumab ha comportato una ridotta espressione dei geni della via di IL-23/ Th17 e dei profili di espressione genica associati alla psoriasi, come dimostrato dalle analisi dell’mRNA ottenuto dalle biopsie cutanee dei pazienti affetti da psoriasi a placche alla Settimana 12 a confronto con il basale. Nello stesso studio di Fase I, il trattamento con guselkumab ha comportato il miglioramento dei parametri istologici della psoriasi alla Settimana 12, tra cui la riduzione dello spessore dell’epidermide e della densità delle cellule T. Inoltre, sono stati osservati ridotti livelli di IL-17A, IL-17F e IL-22 nel siero dei pazienti trattati con guselkumab rispetto al placebo in studi di Fase II e Fase III sulla psoriasi a placche. Questi risultati sono coerenti con il beneficio clinico osservato con guselkumab nel trattamento della psoriasi a placche.

In studi di Fase III, i pazienti con artrite psoriasica presentavano livelli sierici elevati al basale delle proteine di fase acuta proteina C reattiva, amiloide sierica A e IL-6, e delle citochine Th17 effettrici

IL-17A, IL-17F e IL-22. Guselkumab ha ridotto i livelli di queste proteine entro 4 settimane dall’inizio del trattamento. Guselkumab ha ridotto ulteriormente, rispetto al basale e anche al placebo, i livelli di queste proteine entro la Settimana 24.

Nei pazienti con colite ulcerosa o con malattia di Crohn, il trattamento con guselkumab ha determinato una diminuzione dei marcatori infiammatori, inclusi la proteina C reattiva (PCR) e la calprotectina fecale fino alla Settimana 12 di induzione. Queste riduzioni sono state mantenute per un anno durante il trattamento di mantenimento. I livelli proteici sierici di IL-17A, IL-22 e IFNγ hanno mostrato una riduzione già alla Settimana 4, che è proseguita fino alla Settimana 12 dell’induzione. Inoltre, guselkumab ha diminuito, nella biopsia della mucosa del colon, i livelli di RNA di IL-17A, IL-22 e IFNγ alla Settimana 12.

Efficacia e sicurezza clinica

Colite ulcerosa

L’efficacia e la sicurezza di guselkumab sono state valutate in tre studi di Fase III, multicentrici, randomizzati, in doppio cieco, controllati con placebo (studio di induzione endovenosa QUASAR, studio di mantenimento QUASAR e studio di induzione sottocutanea ASTRO) in pazienti adulti con colite ulcerosa attiva di grado da moderato a severo che presentavano una risposta inadeguata, perdita di risposta o intolleranza a corticosteroidi, immunomodulatori convenzionali (AZA, 6-MP), terapia biologica (bloccanti del TNF, vedolizumab), un inibitore della Janus chinasi (JAK) e/o modulatori dei

recettori della sfingosina-1-fosfato (S1PRM) pertinenti solo allo studio ASTRO. Inoltre, l’efficacia e la sicurezza di guselkumab sono state valutate in uno studio randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, di Fase IIb di determinazione della dose di induzione (studio di induzione QUASAR di determinazione della dose) che ha arruolato una popolazione di pazienti con colite ulcerosa simile allo studio di induzione di Fase III.

L’attività della malattia è stata valutata mediante il punteggio Mayo modificato (mMS), un punteggio Mayo in 3 componenti (0-9) che consiste nella somma dei seguenti sottopunteggi (da 0 a 3 per ciascun sottopunteggio): frequenza delle evacuazioni (SFS), sanguinamento rettale (RBS) e risultati dell’endoscopia (ES) esaminata a livello centrale. La colite ulcerosa attiva di grado da moderato a severo è stata definita come un mMS compreso tra 5 e 9, un RBS ≥ 1 e un ES di 2 (definito da eritema marcato, pattern vascolare assente, friabilità e/o erosioni) o un ES di 3 (definito da sanguinamento spontaneo e ulcerazione).

Studio di induzione: QUASAR IS

Nello studio di induzione QUASAR IS, i pazienti sono stati randomizzati in un rapporto 3:2 a ricevere guselkumab 200 mg o placebo mediante infusione endovenosa alla Settimana 0, alla Settimana 4 e alla Settimana 8. È stato valutato un totale di 701 pazienti. Al basale, l’mMS mediano era 7, con il 35,5% dei pazienti con mMS al basale compreso tra 5 e 6 e il 64,5% con mMS compreso tra 7 e 9 e il 67,9% dei pazienti con ES al basale pari a 3. L’età mediana era di 39 anni (da 18 a 79 anni); il 43,1% era di sesso femminile e il 72,5% era di etnia bianca, il 21,4% di etnia asiatica e 1% di etnia nera.

Ai pazienti arruolati è stato consentito di utilizzare dosi stabili di aminosalicilati orali, MTX, 6-MP, AZA e/o corticosteroidi orali. Al basale, il 72,5% dei pazienti riceveva aminosalicilati, il 20,8% dei pazienti riceveva immunomodulatori (MTX, 6-MP o AZA) e il 43,1% dei pazienti riceveva corticosteroidi. Non erano consentite terapie biologiche concomitanti o JAK inibitori.

In totale, il 49,1% dei pazienti aveva precedentemente fallito almeno una terapia biologica e/o un JAK inibitore. Tra questi pazienti, l’87,5%, il 54,1% e il 18% avevano precedentemente fallito un bloccante del TNF, vedolizumab o un JAK inibitore, rispettivamente, e il 47,4% aveva fallito il trattamento con 2 o più di queste terapie. In totale, il 48,4% dei pazienti era naïve alla terapia biologica e ai JAK inibitori mentre il 2,6% aveva ricevuto in precedenza un farmaco biologico o un JAK inibitore, ma non aveva fallito.

L’endpoint primario era la remissione clinica definita dal mMS alla Settimana 12. Gli endpoint secondari alla Settimana 12 includevano remissione sintomatica, guarigione endoscopica, risposta clinica, guarigione istologica-endoscopica della mucosa, risposta alla stanchezza e remissione IBDQ (Tabella 3).

Percentuali significativamente maggiori di pazienti erano in remissione clinica alla Settimana 12 nel gruppo trattato con guselkumab rispetto al gruppo trattato con placebo.

Tabella 3. Percentuale di pazienti che soddisfano gli endpoint di efficacia alla Settimana 12 nello studio QUASAR IS
Endpoint Placebo% Guselkumab Induzione endovenosa da200 mga% Differenza di trattamento (IC al 95%)
Remissione clinicab
Popolazione totale 8% (N=280) 23% (N=421) 15% (10%; 20%)c
Naïve ai farmaci biologici eai JAK inibitorid 12% (N=137) 32% (N=202) 20% (12%; 28%)
Precedente fallimento di farmaci biologici e/o diJAK inibitorie 4% (N=136) 13% (N=208) 9% (3%; 14%)
Remissione sintomaticaf
Popolazione totale 21% (N=280) 50% (N=421) 29% (23%; 36%)c
Naïve ai farmaci biologici e ai JAK inibitorid 26% (N=137) 60% (N=202) 34% (24%; 44%)
Precedente fallimento di farmaci biologici e/o di JAK inibitori e 14% (N=136) 38% (N=208) 24% (16%; 33%)
Guarigione endoscopicag
Popolazione totale 11% (N=280) 27% (N=421) 16% (10%; 21%)c
Naïve ai farmaci biologici e ai JAK inibitorid 17% (N=137) 38% (N=202) 21% (12%; 30%)
Precedente fallimento difarmaci biologici e/o di JAK inibitorie 5% (N=136) 15% (N=208) 10% (4%; 16%)
Risposta clinicah
Popolazione totale 28% (N=280) 62% (N=421) 34% (27%; 41%)c
Naïve ai farmaci biologici e ai JAK inibitorid 35% (N=137) 71% (N=202) 36% (26%; 46%)
Precedente fallimento di farmaci biologici e/o di JAK inibitorie 20% (N=136) 51% (N=208) 32% (22%; 41%)
Guarigione istologica-endoscopica della mucosai
Popolazione totale 8% (N=280) 24% (N=421) 16% (11%; 21%)c
Naïve ai farmaci biologici e ai JAK inibitorid 11% (N=137) 33% (N=202) 22% (13%; 30%)
Precedente fallimento di farmaci biologici e/o diJAK inibitori e 4% (N=136) 13% (N=208) 9% (3%; 15%)
Risposta alla stanchezzaj
Popolazione totale 21% (N=280) 41% (N=421) 20% (13%; 26%)c
Naïve ai farmaci biologici e ai JAK inibitorid 29% (N=137) 42% (N=202) 12% (2%; 23%)
Precedente fallimento di farmaci biologici e/o di JAK inibitorie 13% (N=136) 38% (N=208) 25% (17%; 34%)
Remissione IBDQk
Popolazione totale 30% (N=280) 51% (N=421) 22% (15%; 29%)c
Naïve ai farmaci biologici e ai JAK inibitorid 34% (N=137) 62% (N=202) 28% (18%; 38%)
Precedente fallimento di farmaci biologici e/o diJAK inibitorie 24% (N=136) 39% (N=208) 15% (5%; 25%)
  1. Guselkumab 200 mg come induzione endovenosa alla Settimana 0, alla Settimana 4 e alla Settimana 8.

  2. Un sottopunteggio di frequenza delle evacuazioni di 0 o 1 e non aumentato rispetto al basale, un sottopunteggio di sanguinamento rettale di 0 e un sottopunteggio endoscopico di 0 o 1 senza friabilità.

  3. p < 0,001, differenza di trattamento aggiustata (IC al 95%) in base al metodo di Cochran-Mantel-Haenszel (aggiustato per i fattori di stratificazione: stato di fallimento biologico e/o del JAK inibitore e uso concomitante di corticosteroidi al basale).

  4. Altri 7 pazienti nel gruppo placebo e 11 pazienti nel gruppo guselkumab erano stati precedentemente esposti a un farmaco biologico o a un JAK inibitore, ma non avevano fallito.

  5. Include risposta inadeguata, perdita di risposta o intolleranza alla terapia biologica (bloccanti del TNF, vedolizumab) e/o un inibitore della Janus chinasi (JAK) per la colite ulcerosa.

  6. Un sottopunteggio di frequenza delle evacuazioni di 0 o 1 e non aumentato rispetto al basale dell’induzione, e un sottopunteggio di sanguinamento rettale di 0.

  7. Sottopunteggio endoscopico di 0 o 1 senza friabilità.

  8. Riduzione rispetto al basale dell’induzione nel punteggio Mayo modificato di ≥ 30% e ≥ 2 punti, con una riduzione ≥ 1 punto rispetto al basale nel sottopunteggio del sanguinamento rettale o un sottopunteggio del sanguinamento rettale di 0 o 1.

  9. Una combinazione di guarigione istologica [infiltrazione di neutrofili in < 5% delle cripte, nessuna distruzione delle cripte e nessuna

    erosione, ulcerazione o tessuto di granulazione secondo il sistema di classificazione Geboes] e guarigione endoscopica come definito sopra.

  10. La stanchezza è stata valutata utilizzando il modello abbreviato del PROMIS-Fatigue 7a. La risposta alla stanchezza è stata definita come un miglioramento ≥ 7 punti rispetto al basale, considerato clinicamente significativo.

  11. Punteggio del questionario sulla malattia infiammatoria intestinale totale ≥ 170.

Lo studio QUASAR IS e lo studio QUASAR di determinazione della dose di induzione hanno arruolato anche 48 pazienti con mMS al basale di 4, incluso un ES di 2 o 3 e un RBS ≥ 1. Nei pazienti

con mMS al basale pari a 4, l’efficacia di guselkumab rispetto al placebo, misurata in base alla remissione clinica, alla risposta clinica e alla guarigione endoscopica alla Settimana 12, era coerente con la popolazione totale affetta da colite ulcerosa attiva di grado da moderato a severo.

Sottopunteggi relativi a sanguinamento rettale e frequenza delle evacuazioni

Sono state osservate riduzioni del sanguinamento rettale e dei sottopunteggi di frequenza delle evacuazioni già alla Settimana 2 nei pazienti trattati con guselkumab e hanno continuato a ridursi fino alla Settimana 12.

Studio di mantenimento: QUASAR MS

Lo studio QUASAR MS ha valutato 568 pazienti che hanno ottenuto una risposta clinica 12 settimane dopo la somministrazione endovenosa di guselkumab nello studio QUASAR IS o nello studio QUASAR di determinazione della dose di induzione. Nel QUASAR MS, questi pazienti sono stati randomizzati per ricevere un regime di mantenimento sottocutaneo con guselkumab 100 mg ogni

8 settimane, guselkumab 200 mg ogni 4 settimane o placebo per 44 settimane.

L’endpoint primario era la remissione clinica definita tramite mMS alla Settimana 44. Gli endpoint secondari alla Settimana 44 includevano, ma non erano limitati a, remissione sintomatica, guarigione endoscopica, remissione clinica senza corticosteroidi, guarigione istologica-endoscopica della mucosa, risposta alla stanchezza e remissione IBDQ (Tabella 4).

Percentuali significativamente maggiori di pazienti erano in remissione clinica alla Settimana 44 in entrambi i gruppi trattati con guselkumab rispetto al placebo.

Tabella 4. Percentuale di pazienti che soddisfano gli endpoint di efficacia alla Settimana 44 nello studio QUASAR MS
Endpoint Placebo% Guselkumab 100 mg q8w iniezione sottocutaneaa% Guselkumab 200 mg q4w iniezione sottocutaneab% Differenza di trattamento(IC al 95%)
Guselkumab 100 mg Guselkumab 200 mg
Remissione clinicac
Popolazione totaled 19% (N=190) 45% (N=188) 50% (N=190) 25% 30%
(16%; 34%)e (21%; 38%)e
Naïve ai farmaci biologici e ai JAKinibitorif 26% (N=108) 50% (N=105) 58% (N=96) 24%(12%; 36%) 29%(17%; 41%)
Precedente 8% (N=75) 40% (N=77) 40% (N=88)
fallimento di farmaci 30% 32%
biologici e/o di JAK (19%; 42%) (21%; 44%)
inibitorig
Remissione sintomaticah
Popolazione totaled 37% (N=190) 70% (N=188) 69% (N=190) 32% 31%
(23%; 41%)e (21%; 40%)e
Naïve ai farmaci biologici e ai JAKinibitorif 46% (N=108) 74% (N=105) 76% (N=96) 28%(15%; 40%) 28%(15%; 41%)
Precedente 24% (N=75) 65% (N=77) 60% (N=88)
fallimento di farmaci 39% 37%
biologici e/o di JAK (26%; 52%) (23%; 50%)
inibitorig
Remissione clinica senza corticosteroidii
Popolazione totaled 18% (N=190) 45% (N=188) 49% (N=190) 26% 29%
(17%; 34%)e (20%; 38%)e
Naïve ai farmacibiologici e ai JAK inibitorif 26% (N=108) 50% (N=105) 56% (N=96) 24%(12%; 36%) 27%(14%; 39%)
Precedente fallimento di farmaci biologici e/o di JAK inibitori dig 7% (N=75) 40% (N=77) 40% (N=88) 32%(21%; 43%) 34%(23%; 45%)
Guarigione endoscopicaj
Popolazione totaled 19% (N=190) 49% (N=188) 52% (N=190) 30% 31%
(21%; 38%)e (22%; 40%)e
Naïve ai farmacibiologici e ai JAK inibitorif 26% (N=108) 53% (N=105) 59% (N=96) 27%(15%; 40%) 30%(18%; 42%)
Precedente 8% (N=75) 45% (N=77) 42% (N=88)
fallimento di farmaci 36% 35%
biologici e/o di JAK (24%; 48%) (23%; 46%)
inibitorig
Guarigione istologica-endoscopica della mucosak
Popolazione totaled 17% (N=190) 44% (N=188) 48% (N=190) 26% 30%
(17%; 34%)e (21%; 38%)e
Naïve ai farmacibiologici e ai JAK inibitorif 23% (N=108) 50% (N=105) 56% (N=96) 26%(14%; 38%) 30%(17%; 42%)
Precedente 8% (N=75) 38% (N=77) 39% (N=88)
fallimento di farmaci 28% 31%
biologici e/o di JAK (16%; 39%) (20%; 43%)
inibitorig
Risposta clinical
Popolazione totaled 43% (N=190) 78% (N=188) 75% (N=190) 34% 31%
(25%; 43%)e (21%; 40%)e
Naïve ai farmaci biologici e ai JAKinibitorif 54% (N=108) 83% (N=105) 81% (N=96) 29%(17%; 41%) 26%(14%; 39%)
Precedente 28% (N=75) 70% (N=77) 67% (N=88)
fallimento di farmaci 41% 39%
biologici e/o di JAK (27%; 54%) (26%; 53%)
inibitorig
Mantenimento della remissione clinica alla Settimana 44 in pazienti che hanno raggiunto la remissione clinica 12 settimane dopo l’induzione
Popolazione totaleq 34% (N=59) 61% (N=66) 72% (N=69) 26% 38%
(9%; 43%)m (23%; 54%)e
Naïve ai farmaci biologici e ai JAK inibitori r 34% (N=41) 65% (N=43) 79% (N=48) 31%(9%, 51%) 45%(25%; 62%)
Precedente 27% (N=15) 60% (N=20) 56% (N=18)
fallimento di farmaci 33% 29%
biologici e/o di JAK (-1%; 62%) (-6%; 59%)
inibitorig
Normalizzazione endoscopican
Popolazione totaled 15% (N=190) 35% (N=188) 34% (N=190) 18% 17%
(10%; 27%)e (9%; 25%)e
Naïve ai farmaci biologici e ai JAK inibitorif 20% (N=108) 38% (N=105) 42% (N=96) 17%(6%; 29%) 17%(6%; 29%)
Precedente 8% (N=75) 31% (N=77) 24% (N=88)
fallimento di farmaci 21% 16%
biologici e/o di JAK (10%; 33%) (6%; 26%)
inibitorig
Risposta alla stanchezzao
Popolazione totale d 29% (N=190) 51% (N=188) 43% (N=190) 20% 13%
(11%; 29%)e (3%; 22%)m
Naïve ai farmaci biologici e ai JAK inibitori dif 36% (N=108) 51% (N=105) 53% (N=96) 15%(2%; 28%) 16%(3%; 29%)
Precedente fallimento di farmaci biologici o e/o di JAK inibitorig 19% (N=75) 47% (N=77) 32% (N=88) 27%(13%; 40%) 13%(1%; 26%)
Remissione IBDQp
Popolazione totaled 37% (N=190) 64% (N=188) 64% (N=190) 26%(17%; 36%)e 26%(16%; 35%)e
Naïve ai farmacibiologici e ai JAK inibitorif 49% (N=108) 68% (N=105) 74% (N=96) 19%(6%; 32%) 24%(11%; 37%)
Precedente fallimento di farmaci biologici e/o di JAK inibitorig 19% (N=75) 58% (N=77) 53% (N=88) 38%(26%; 50%) 35%(23%; 48%)
  1. Guselkumab 100 mg mediante iniezione sottocutanea ogni 8 settimane dopo il regime di induzione.

  2. Guselkumab 200 mg mediante iniezione sottocutanea ogni 4 settimane dopo il regime di induzione.

  3. Un sottopunteggio di frequenza delle evacuazioni di 0 o 1 e non aumentato rispetto al basale, un sottopunteggio di sanguinamento rettale di 0 e un sottopunteggio endoscopico di 0 o 1 senza friabilità.

  4. Pazienti che hanno ottenuto una risposta clinica 12 settimane dopo la somministrazione endovenosa di guselkumab nello studio di induzione QUASAR o nello studio di variazione della dose di induzione QUASAR.

  5. p < 0,001, differenza di trattamento aggiustata (IC al 95%) in base al metodo di Cochran-Mantel-Haenszel aggiustato per i fattori di stratificazione della randomizzazione.

  6. Altri 7 pazienti nel gruppo placebo, 6 pazienti nel gruppo guselkumab 100 mg e 6 pazienti nel gruppo guselkumab 200 mg erano stati precedentemente esposti a un farmaco biologico o a un JAK inibitore, ma non avevano fallito.

  7. Include risposta inadeguata, perdita di risposta o intolleranza alla terapia biologica (bloccanti del TNF, vedolizumab) e/o un inibitore della Janus chinasi [JAK] per la colite ulcerosa.

  8. Un sottopunteggio di frequenza delle evacuazioni di 0 o 1 e non aumentato rispetto al basale dell’induzione, e un sottopunteggio di sanguinamento rettale di 0.

  9. Non richiede alcun trattamento con corticosteroidi per almeno 8 settimane prima della Settimana 44 e soddisfa i criteri per la remissione clinica alla Settimana 44.

  10. Un sottopunteggio endoscopico di 0 o 1 senza friabilità.

  11. Una combinazione di guarigione istologica [infiltrazione di neutrofili in < 5% delle cripte, nessuna distruzione delle cripte e assenza di erosioni, ulcerazioni o tessuto di granulazione secondo il sistema di classificazione Geboes] e guarigione endoscopica come definito sopra.

  12. Riduzione rispetto al basale dell’induzione nel punteggio Mayo modificato di ≥ 30% e ≥ 2 punti, con una riduzione ≥ 1 punto rispetto al basale nel sottopunteggio del sanguinamento rettale o un sottopunteggio del sanguinamento rettale di 0 o 1.

  13. p < 0,01, differenza di trattamento aggiustata (IC al 95%) in base al metodo di Cochran-Mantel-Haenszel aggiustato per i fattori di stratificazione della randomizzazione.

  14. Un sottopunteggio endoscopico di 0.

o La stanchezza è stata valutata utilizzando il modello abbreviato del PROMIS-Fatigue 7a. La risposta alla stanchezza è stata definita come un miglioramento ≥ 7 punti rispetto al basale dell’induzione, considerato clinicamente significativo.

  1. Punteggio del questionario sulla malattia infiammatoria intestinale totale ≥ 170.

  2. Pazienti che hanno raggiunto la remissione clinica 12 settimane dopo la somministrazione endovenosa di guselkumab nello studio di induzione QUASAR o nello studio di variazione della dose di induzione QUASAR.

  3. Altri 3 pazienti nel gruppo placebo, 3 pazienti nel gruppo guselkumab 100 mg e 3 pazienti nel gruppo guselkumab 200 mg erano stati precedentemente esposti a un farmaco biologico o a un JAK inibitore, ma non avevano fallito.

In QUASAR IS e QUASAR MS, l’efficacia e la sicurezza di guselkumab sono state costantemente dimostrate indipendentemente da età, sesso, etnia, peso corporeo e precedente trattamento con una terapia biologica o un JAK inibitore.

In QUASAR MS, i pazienti con elevato carico infiammatorio dopo il completamento delle somministrazioni di induzione hanno ottenuto un ulteriore beneficio da guselkumab 200 mg per via sottocutanea q4w rispetto alla somministrazione di 100 mg per via sottocutanea q8w. Sono state osservate differenze numeriche clinicamente significative > 15% tra i due gruppi di dosaggio di guselkumab tra i pazienti con un livello di CRP > 3 mg/L dopo il completamento della somministrazione di induzione per i seguenti endpoint alla Settimana 44: remissione clinica (48% 200 mg q4w rispetto al 30% 100 mg q8w), mantenimento della remissione clinica (88% 200 mg q4w rispetto al 50% 100 mg q8w), remissione clinica senza corticosteroidi (46% 200 mg q4w rispetto al 30% 100 mg q8w), guarigione endoscopica (52% 200 mg q4w rispetto al 35% 100 mg q8w), e guarigione istologica-endoscopica della mucosa (46% 200 mg q4w rispetto al 29% 100 mg q8w).

QUASAR MS ha arruolato 31 pazienti con un mMS al basale dell’induzione di 4, incluso un ES di 2 o 3 e un RBS ≥ 1 che hanno ottenuto una risposta clinica 12 settimane dopo la somministrazione endovenosa di guselkumab nello studio QUASAR IS o QUASAR di determinazione della dose di induzione. In questi pazienti, l’efficacia di guselkumab rispetto al placebo misurata in base alla remissione clinica, alla risposta clinica e alla guarigione endoscopica alla Settimana 44 era coerente con la popolazione totale.

Remissione sintomatica nel tempo

In QUASAR MS la remissione sintomatica, definita come sottopunteggio della frequenza delle evacuazioni pari a 0 o 1 e non aumentato rispetto al basale dell’induzione, e un sottopunteggio del sanguinamento rettale pari a 0 è stata mantenuta fino alla Settimana 44 in entrambi i gruppi di trattamento con guselkumab, mentre è stato osservato un declino nel gruppo placebo (Figura 1):

Figura 1. Percentuale di pazienti in remissione sintomatica fino alla Settimana 44 nello studio QUASAR MS

Pazienti rispondenti al trattamento esteso con guselkumab alla Settimana 24

I pazienti trattati con guselkumab che non erano in risposta clinica alla Settimana 12 di induzione hanno ricevuto guselkumab 200 mg per via sottocutanea alle Settimane 12, 16 e 20. In QUASAR IS, 66/120 (55%) pazienti trattati con guselkumab che non erano in risposta clinica alla Settimana 12 di induzione hanno ottenuto una risposta clinica alla Settimana 24. I pazienti rispondenti a guselkumab alla Settimana 24 sono entrati in QUASAR MS e hanno ricevuto guselkumab 200 mg per via sottocutanea ogni 4 settimane. Alla Settimana 44 di QUASAR MS, 83/123 (67%) di questi pazienti hanno mantenuto la risposta clinica e 37/123 (30%) hanno raggiunto la remissione clinica.

Ripresa dell’efficacia dopo la perdita di risposta a guselkumab

Diciannove pazienti trattati con guselkumab 100 mg per via sottocutanea q8w che hanno manifestato una prima perdita di risposta (10%) tra la Settimana 8 e la Settimana 32 di QUASAR MS hanno ricevuto un dosaggio di guselkumab in cieco con guselkumab 200 mg per via sottocutanea q4w e 11 di questi pazienti (58%) hanno ottenuto una risposta sintomatica e 5 pazienti (26%) hanno raggiunto la remissione sintomatica dopo 12 settimane.

Valutazione istologica ed endoscopica

La remissione istologica è stata definita come un punteggio istologico di Geboes ≤ 2 B.0 (assenza di neutrofili dalla mucosa [sia lamina propria che epitelio], nessuna distruzione della cripta e nessuna erosione, ulcerazione o tessuto di granulazione secondo il sistema di classificazione di Geboes). In QUASAR IS, la remissione istologica alla Settimana 12 è stata raggiunta nel 40% dei pazienti trattati con guselkumab e nel 19% dei pazienti nel gruppo placebo. In QUASAR MS, la remissione istologica alla Settimana 44 è stata raggiunta nel 59% e nel 61% dei pazienti trattati con guselkumab 100 mg per via sottocutanea q8w e guselkumab 200 mg per via sottocutanea q4w e nel 27% dei pazienti nel gruppo placebo.

La normalizzazione dell’aspetto endoscopico della mucosa è stata definita come ES pari a 0. In QUASAR IS, la normalizzazione endoscopica alla Settimana 12 è stata raggiunta nel 15% dei pazienti trattati con guselkumab e nel 5% dei pazienti nel gruppo placebo.

Esiti compositi istologici-endoscopici della mucosa

Una maggiore proporzione di pazienti trattati con guselkumab 100 mg per via sottocutanea ogni 8 settimane o 200 mg per via sottocutanea ogni 4 settimane, ha raggiunto una combinazione di remissione sintomatica, normalizzazione endoscopica, remissione istologica e calprotectina fecale

≤ 250 mg/kg alla Settimana 44 rispetto al placebo (rispettivamente 22% e 28% verso 9%).

Qualità della vita correlata alla salute

Alla Settimana 12 dello studio QUASAR IS, i pazienti trattati con guselkumab hanno mostrato miglioramenti maggiori e clinicamente significativi rispetto al basale quando comparati al placebo della qualità della vita specifica per la malattia infiammatoria intestinale (inflammatory bowel disease, IBD) valutata in base al punteggio totale IBDQ e a tutti i punteggi dei domini IBDQ (sintomi intestinali, tra cui dolore addominale e urgenza intestinale, funzione sistemica, funzione emotiva e funzione sociale). Questi miglioramenti sono stati mantenuti nei pazienti trattati con guselkumab nello studio QUASAR MS fino alla Settimana 44.

Ricoveri ospedalieri correlati alla colite ulcerosa

Fino alla Settimana 12 dello studio QUASAR IS, percentuali inferiori di pazienti nel gruppo con guselkumab rispetto al gruppo con placebo hanno avuto ricoveri ospedalieri correlati alla colite ulcerosa (1,9%; 8/421 rispetto al 5,4% 15/280).

ASTRO

Nello studio ASTRO, i pazienti sono stati randomizzati in un rapporto 1:1:1 a ricevere un’induzione con guselkumab 400 mg per via sottocutanea alle Settimane 0, 4 e 8, seguita da un mantenimento con guselkumab 100 mg per via sottocutanea ogni 8 settimane; o un’induzione con guselkumab 400 mg per via sottocutanea alle Settimane 0, 4 e 8, seguita da un mantenimento con guselkumab 200 mg per via sottocutanea ogni 4 settimane; o placebo.

Sono stati valutati in totale 418 pazienti. L’età mediana dei pazienti era di 40 anni (con un intervallo di età compreso tra 18 e 80 anni), il 38,8% era di sesso femminile e il 64,6% si identificava come bianco, il 28,9% come asiatico e il 3,1% come nero.

Ai pazienti arruolati è stato consentito di utilizzare dosi stabili di aminosalicilati orali, immunomodulatori (AZA, 6-MP, MTX) e/o corticosteroidi orali (fino a 20 mg/die di prednisone o equivalente). Al basale, il 77,3% dei pazienti riceveva aminosalicilati, il 20,1% dei pazienti riceveva immunomodulatori e il 32,8% dei pazienti riceveva corticosteroidi. Non erano consentite terapie biologiche concomitanti, JAK inibitori o S1PRM. In totale, il 40,2% dei pazienti aveva precedentemente fallito il trattamento con almeno una terapia biologica, un JAK inibitore e/o un S1PRM; il 58,1% era naïve alla terapia biologica, ai JAK inibitori e agli S1PRM, mentre l’1,7% aveva ricevuto in precedenza un farmaco biologico, un JAK inibitore o un S1PRM, ma non aveva fallito.

L’endpoint primario dello studio ASTRO era la remissione clinica definita dal mMS alla Settimana 12. Gli endpoint secondari alla Settimana 12 includevano remissione sintomatica, guarigione endoscopica, risposta clinica e guarigione istologica-endoscopica della mucosa (vedere

Tabella 5). Gli endpoint secondari alla Settimana 24 includevano remissione clinica e guarigione endoscopica (vedere Tabella 6).

Tabella 5: Percentuale di pazienti che hanno raggiunto gli endpoint di efficacia alla Settimana 12 nello studio ASTRO
Endpoint Placebo% Guselkumab Induzione sottocutanea da 400 mga% Differenza di trattamento vs placebo(IC al 95%)b
Remissione clinicac
Popolazione totale 6% (N=139) 28% (N=279) 21% (15%; 28%)e
Naïve ai farmaci biologici, ai JAK inibitori e agli S1PRMf 9% (N=79) 36% (N=164) 27% (18%; 37%)
Precedente fallimento di farmaci biologici, di JAK inibitori e/o di S1PRMg 4% (N=56) 16% (N=112) 12% (3%; 20%)
Remissione sintomaticad
Popolazione totale 21% (N=139) 51% (N=279) 30% (22%; 39%)e
Naïve ai farmaci biologici, ai JAK inibitori e agli S1PRMf 25% (N=79) 59% (N=164) 34% (22%; 46%)
Precedente fallimento di farmaci biologici, di JAK inibitori e/o di S1PRMg 14% (N=56) 41% (N=112) 26% (13%; 39%)
Guarigione endoscopicah
Popolazione totale 13% (N=139) 37% (N=279) 24% (17%; 32%)e
Naïve ai farmaci biologici, ai JAK inibitori e agli S1PRMf 18% (N=79) 46% (N=164) 28% (17%; 40%)
Precedente fallimento di farmaci biologici, di JAK inibitori e/o di S1PRMg 7% (N=56) 24% (N=112) 16% (6%; 26%)
Risposta clinicai
Popolazione totale 35% (N=139) 66% (N=279) 31% (22%; 40%)e
Naïve ai farmaci biologici, ai JAK inibitori e agli S1PRMf 42% (N=79) 71% (N=164) 30% (17%; 43%)
Precedente fallimento di farmacibiologici, di JAK inibitori e/o di S1PRMg 25% (N=56) 57% (N=112) 31% (17%; 45%)
Guarigione istologica-endoscopica della mucosaj
Popolazione totale 11% (N=139) 30% (N=279) 20% (12%; 27%)e
Naïve ai farmaci biologici, ai JAK inibitori e agli S1PRMf 14% (N=79) 38% (N=164) 25% (14%; 35%)
Precedente fallimento di farmaci biologici, di JAK inibitori e/o di S1PRMg 7% (N=56) 19% (N=112) 11% (1%; 20%)
  1. Induzione con guselkumab 400 mg per via sottocutanea alla Settimana 0, Settimana 4 e Settimana 8.

  2. Differenza di trattamento aggiustata e IC erano basati sulla differenza di rischio comune usando i pesi di strato di Mantel-Haenszel e lo stimatore della varianza di Sato. Le variabili di stratificazione utilizzate erano lo stato di fallimento di precedenti farmaci biologici, JAK inibitori e/o S1PRM (Sì o No) e il sottopunteggio endoscopico Mayo al basale (moderato [2] o severo [3]).

  3. Un sottopunteggio di frequenza delle evacuazioni di 0 o 1 e non aumentato rispetto al basale, un sottopunteggio di sanguinamento rettale di 0 e un sottopunteggio endoscopico di 0 o 1 senza friabilità.

  4. Un sottopunteggio di frequenza delle evacuazioni di 0 o 1 e non aumentato rispetto al basale dell’induzione, e un sottopunteggio di sanguinamento rettale di 0.

  5. p < 0,001

  6. Altri 4 pazienti nel gruppo placebo e 3 pazienti nel gruppo guselkumab erano stati precedentemente esposti a un farmaco biologico, un JAK inibitore o un S1PRM., ma non avevano fallito.

  7. Include risposta inadeguata, perdita di risposta o intolleranza alla terapia biologica (bloccanti del TNF, vedolizumab), un JAK inibitore e/o un S1PRM per la colite ulcerosa.

  8. Un sottopunteggio endoscopico di 0 o 1 senza friabilità.

  9. Riduzione rispetto al basale nel punteggio Mayo modificato di ≥ 30% e ≥ 2 punti, con una riduzione ≥ 1 punto rispetto al basale nel sottopunteggio del sanguinamento rettale o un sottopunteggio del sanguinamento rettale di 0 o 1.

  10. Un sottopunteggio endoscopico di 0 o 1 senza friabilità e un punteggio Geboes ≤ 3,1 (che indica infiltrazione di neutrofili in < 5% delle cripte, nessuna distruzione delle cripte e nessuna erosione, ulcerazione o tessuto di granulazione).

Tabella 6: Percentuale di pazienti che hanno raggiunto gli endpoint di efficacia alla Settimana 24 nello studio ASTRO
Endpoint Placebo% Induziones.c. con guselkumab 400 mg→100 mg q8w iniezione sottocutaneaa% Induziones.c. con guselkumab 400 mg→200 mg q4w iniezione sottocutaneab% Differenza di trattamento vs placebo(IC al 95%)c
Guselkumab 100 mg Guselkumab 200 mg
Remissione clinicad
Popolazione 9% (N=139) 35% (N=139) 36% (N=140) 26% 27%
totale (17%; 35%)e (18%; 36%)e
Naïve ai farmaci 13% (N=79) 49% (N=81) 43% (N=83) 37% 31%
biologici, ai JAK (24%; 50%) (18%; 44%)
inibitori e agli
S1PRMf
Precedente 5% (N=56) 16% (N=57) 27% (N=55) 10% 21%
fallimento di (-1%; 21%) (9%; 34%)
farmaci
biologici, di JAK
inibitori e/o di
S1PRMg
Guarigione endoscopicah
Popolazione 12% 40% (N=139) 45% (N=140) 28% 33%
totale (N=139) (18%; 38%)e (23%; 42%)e
Naïve ai farmaci 18% (N=79) 54% (N=81) 52% (N=83) 37% 34%
biologici, ai JAK (23%; 51%) (21%; 48%)
inibitori e agli
S1PRMf
Precedente 5% (N=56) 19% (N=57) 36% (N=55) 13% 30%
fallimento di (1%; 25%) (17%; 44%)
farmaci
biologici, di JAK
inibitori e/o di
S1PRMg
  1. Induzione con guselkumab 400 mg s.c. alle Settimane 0, 4 e 8 seguita da mantenimento con guselkumag 100 mg s.c. ogni 8 settimane.

  2. Induzione con guselkumab 400 mg s.c. alle Settimane 0, 4 e 8 seguita da mantenimento con guselkumab 200 mg s.c. ogni 4 settimane.

  3. Differenza di trattamento aggiustata e IC erano basati sulla differenza di rischio comune usando i pesi di strato di Mantel-Haenszel e

    lo stimatore della varianza di Sato. Le variabili di stratificazione utilizzate erano lo stato di fallimento di precedenti farmaci biologici, JAK e/o S1PRM inibitori (Sì o No) e il sottopunteggio endoscopico Mayo al basale (moderato [2] o severo [3]).

  4. Un sottopunteggio di frequenza delle evacuazioni di 0 o 1 e non aumentato rispetto al basale, un sottopunteggio di sanguinamento rettale di 0 e un sottopunteggio endoscopico di 0 o 1 senza friabilità.

  5. p < 0,001

  6. Altri 4 pazienti nel gruppo placebo, 1 paziente nel gruppo guselkumab 100 mg e 2 pazienti nel gruppo guselkumab 200 mg erano stati precedentemente esposti, a un farmaco biologico, un JAK inibitore o un S1PRM, ma non avevano fallito.

  7. Include risposta inadeguata, perdita di risposta o intolleranza alla terapia biologica (bloccanti del TNF, vedolizumab), un JAK inibitore e/o un S1PRM per la colite ulcerosa.

  8. Un sottopunteggio endoscopico di 0 o 1 senza friabilità.

Remissione sintomatica nel tempo

Nello studio ASTRO la remissione sintomatica, definita da un sottopunteggio della frequenza delle evacuazioni pari a 0 o 1 e non aumentato rispetto al basale, e da un sottopunteggio del sanguinamento rettale pari a 0 osservato fino alla Settimana 12, è stata ottenuta da una percentuale maggiore di pazienti nei gruppi di trattamento con guselkumab rispetto al gruppo placebo (Figura 2):

Figura 2: Percentuale di pazienti in remissione sintomatica fino alla Settimana 12 nello studio ASTRO

Sottopunteggi relativi a sanguinamento rettale e frequenza delle evacuazioni

Sono state osservate riduzioni dei sottopunteggi relativi a sanguinamento rettale e frequenza delle evacuazioni già alla Settimana 2 nei pazienti trattati con guselkumab rispetto al placebo.

Valutazione istologica ed endoscopica

La remissione istologica alla Settimana 12 è stata raggiunta nel 44% dei pazienti trattati nella fase di induzione con guselkumab 400 mg per via sottocutanea rispetto al 20% dei pazienti nel gruppo placebo.

La normalizzazione endoscopica alla Settimana 24 è stata raggiunta rispettivamente nel 21% e nel 26% dei pazienti trattati nella fase di induzione con guselkumab 400 mg per via sottocutanea, seguita da guselkumab 100 mg somministrato mediante iniezione sottocutanea alla Settimana 16 e successivamente ogni 8 settimane, o guselkumab 200 mg somministrato mediante iniezione sottocutanea alla Settimana 12 e successivamente ogni 4 settimane, rispetto al 4% dei pazienti nel gruppo placebo.

Dolore addominale e urgenza intestinale

Una percentuale maggiore di pazienti trattati nella fase di induzione con guselkumab 400 mg per via sottocutanea rispetto al placebo non presentava dolore addominale (56% vs 31%) né urgenza intestinale (49% vs 24%) alla Settimana 12.

Qualità della vita correlata alla salute

La qualità della vita correlata alla salute specifica della malattia è stata valutata mediante l’IBDQ. Una percentuale maggiore di pazienti nel gruppo combinato guselkumab 400 mg s.c. (61%) ha ottenuto la remissione IBDQ alla Settimana 12 rispetto al gruppo placebo (34%).

Malattia di Crohn

L’efficacia e la sicurezza di guselkumab sono state valutate in tre studi clinici di Fase III in pazienti adulti con malattia di Crohn attiva di grado da moderato a severo che presentavano una risposta inadeguata, perdita di risposta o intolleranza a corticosteroidi orali, immunomodulatori convenzionali (AZA, 6-MP, MTX) e/o trattamento biologico (bloccante del TNF o vedolizumab): due studi multicentrici, randomizzati, in doppio cieco, controllati con placebo e farmaco attivo (ustekinumab), di

48 settimane, progettati in modo identico, a gruppi paralleli (GALAXI 2 e GALAXI 3) e uno studio multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, a gruppi paralleli (GRAVITI) di 24 settimane. Tutti e tre gli studi avevano un disegno di studio “treat-through” (con trattamento continuo): i pazienti assegnati in modo casuale a guselkumab (o ustekinumab per GALAXI 2 e GALAXI 3) hanno mantenuto tale trattamento assegnato per tutta la durata dello studio.

GALAXI 2 e GALAXI 3

Negli studi di Fase III GALAXI 2 e GALAXI 3, la malattia di Crohn attiva di grado da moderato a severo è stata definita come un punteggio dell’indice di attività della malattia di Crohn [Crohn’s Disease Activity Index, CDAI] pari a ≥ 220 e ≤ 450 e un punteggio endoscopico semplice per la malattia di Crohn (Simple Endoscopic Score - Crohn’s Disease, SES-CD) pari a ≥ 6 (o ≥ 4 per i pazienti con malattia ileale isolata). Criteri aggiuntivi per GALAXI 2/3 includevano una frequenza media giornaliera delle evacuazioni (SFS) > 3 o un punteggio medio giornaliero del dolore addominale (AP) > 1.

Negli studi GALAXI 2 e GALAXI 3, i pazienti sono stati randomizzati in un rapporto 2:2:2:1 a ricevere un’induzione con guselkumab 200 mg per via endovenosa alle Settimane 0, 4 e 8 seguita da un mantenimento con guselkumab 200 mg per via sottocutanea q4w; o un’induzione con guselkumab 200 mg per via endovenosa alle Settimane 0, 4 e 8, seguita da un mantenimento con guselkumab

100 mg per via sottocutanea q8w; o un’induzione con ustekinumab circa 6 mg/kg per via endovenosa alla Settimana 0, seguito da un mantenimento con ustekinumab 90 mg per via sottocutanea q8w; o placebo. I pazienti che non hanno risposto al placebo hanno ricevuto ustekinumab a partire dalla Settimana 12.

Sono stati valutati in totale 1 021 pazienti in GALAXI 2 (n = 508) e GALAXI 3 (n = 513). L’età mediana era di 34 anni (da 18 a 83 anni), il 57,6% era di sesso maschile e il 74,3% si identificava come bianco, il 21,3% come asiatico e l’1,5% come nero.

Nello studio GALAXI 2, il 52,8% dei pazienti aveva precedentemente fallito il trattamento con almeno una terapia biologica (il 50,6% era intollerante o aveva fallito almeno una precedente terapia anti-TNFα, il 7,5% era intollerante o aveva fallito la precedente terapia con vedolizumab), il 41,9% era naïve al trattamento biologico e il 5,3% aveva precedentemente ricevuto un trattamento biologico ma non aveva fallito. Al basale, il 37,4% dei pazienti stava ricevendo corticosteroidi orali e il 29,9% dei pazienti stava ricevendo immunomodulatori convenzionali.

Nello studio GALAXI 3, il 51,9% dei pazienti aveva precedentemente fallito il trattamento con almeno un trattamento biologico (il 50,3% era intollerante o aveva fallito almeno una precedente terapia anti-TNFα, il 9,6% era intollerante o aveva fallito la precedente terapia con vedolizumab), il 41,5% era naïve al trattamento biologico e il 6,6% aveva precedentemente ricevuto un trattamento biologico ma non aveva fallito. Al basale, il 36,1% dei pazienti stava ricevendo corticosteroidi orali e il 30,2% dei pazienti stava ricevendo immunomodulatori convenzionali.

I risultati degli endpoint co-primari e secondari principali rispetto al placebo in GALAXI 2 e GALAXI 3 sono presentati nelle Tabelle 7 (Settimana 12) e 8 (Settimana 48). I risultati dei principali endpoint secondari alla Settimana 48 rispetto a ustekinumab sono presentati nelle Tabelle 9 e 10.

Tabella 7. Percentuale di pazienti che hanno raggiunto gli endpoint di efficacia co-primari e secondari principali con guselkumab rispetto al placebo alla Settimana 12 in GALAXI 2 e GALAXI 3

GALAXI 2 GALAXI 3
Placebo% Induzione endovenosa con guselkumaba% Placebo% Induzione endovenosa con guselkumaba%
Endpoint di efficacia co-primari
Remissione clinicab alla Settimana 12
Popolazione totale 22% (N = 76) 47%i (N = 289) 15% (N = 72) 47%i (N = 293)
Naïve al trattamento biologicoc 18% (N = 34) 50% (N = 121) 15% (N = 27) 50% (N = 123)
Precedente fallimentodel trattamento biologicod 23% (N = 39) 45% (N = 150) 15% (N = 39) 47% (N = 150)
Risposta endoscopicae alla Settimana 12
Popolazione totale 11% (N = 76) 38%i (N = 289) 14% (N= = 72) 36%i (N = 293)
Naïve al trattamento biologicoc 15% (N = 34) 51% (N = 121) 22% (N = 27) 41% (N = 123)
Precedente fallimento del trattamentobiologicod 5% (N = 39) 27% (N = 150) 8% (N = 39) 31% (N = 150)
Principali endpoint secondari di efficacia
Remissione PRO-2f alla Settimana 12
Popolazione totale 21% (N = 76) 43%i (N = 289) 14% (N = 72) 42%i(N = 293)
Naïve al trattamento biologicoc 24% (N = 34) 43% (N = 121) 15% (N = 27) 47% (N = 123)
Precedente fallimento del trattamentobiologicod 13% (N = 39) 41% (N = 150) 13% (N = 39) 39% (N = 150)
Risposta alla stanchezzag alla Settimana 12
Popolazione totale 29% (N = 76) 45%j (N = 289) 18% (N = 72) 43%i(N = 293)
Naïve al trattamento biologicoc 32% (N = 34) 48% (N = 121) 19% (N = 27) 46% (N = 123)
Precedente fallimento del trattamento biologicod 26% (N = 39) 41% (N = 150) 18% (N = 39) 43% (N = 150)
Remissione endoscopicah alla Settimana 12
Popolazione totale 1% (N = 76) 15% (N = 289) 8% (N = 72) 16% (N = 293)
Naïve al trattamento biologicoc 3% (N = 34) 22% (N = 121) 19% (N = 27) 25% (N = 123)
Precedente fallimento del trattamentobiologicod 0% (N = 39) 9% (N = 150) 0% (N = 39) 9% (N = 150)
  1. Induzione endovenosa con guselkumab 200 mg alla Settimana 0, Settimana 4 e Settimana 8: due gruppi di trattamento con guselkumab sono stati combinati per questa colonna poiché i pazienti hanno ricevuto lo stesso regime di dosaggio di induzione endovenosa prima della Settimana 12.

  2. La remissione clinica è definita come il punteggio CDAI < 150.

  3. Altri 9 pazienti nel gruppo placebo e 38 pazienti nel gruppo guselkumab 200 mg per via endovenosa erano stati precedentemente esposti a un trattamento biologico, ma non avevano fallito.

  4. Include risposta inadeguata, perdita di risposta o intolleranza al trattamento biologico (bloccanti del TNF o vedolizumab) per la malattia di Crohn.

  5. La risposta endoscopica è definita come un miglioramento ≥ 50% rispetto al basale nel punteggio SES-CD o il punteggio SES-CD ≤ 2.

  6. La remissione PRO-2 è definita come punteggio giornaliero medio AP pari o inferiore a 1 e punteggio giornaliero medio SF pari o inferiore a 3 e nessun peggioramento di AP o SF rispetto al basale.

  7. La risposta alla stanchezza è definita come un miglioramento di ≥ 7 punti nel Modulo breve 7a relativo alla stanchezza PROMIS.

  8. La remissione endoscopica è definita come il punteggio SES-CD ≤ 2.

  9. p < 0,001

  10. p < 0,05

Tabella 8. Percentuale di pazienti che hanno raggiunto i principali endpoint secondari di efficacia con guselkumab rispetto al placebo alla Settimana 48 in GALAXI 2 e GALAXI 3

GALAXI 2 GALAXI 3
Placebo Induzione endovenosa con guselkumab→ 100 mg q8w iniezione sottocutaneaa Induzione endovenosa con guselkumab→ 200 mg q4w iniezione sottocutaneab Placebo (N = 72) Induzione endovenosa con guselkumab→ 100 mg q8w iniezione sottocutaneaa Induzione endovenosa con guselkumab→ 200 mg q4w iniezione sottocutaneab
Remissione clinica senza corticosteroidic alla Settimana 48f
Popolazion 12% 45%e 51%e 14% 44%e 48%e
e totale (N = 76) (N = 143) (N = 146) (N = 72) (N = 143) (N = 150)
Risposta endoscopicad alla Settimana 48f
Popolazion 7% 38%e 38%e 6% 33%e 36%e
e totale (N = 76) (N = 143) (N = 146) (N = 72) (N = 143) (N = 150)
  1. Induzione endovenosa con guselkumab 200 mg alla Settimana 0, Settimana 4 e Settimana 8 seguita da guselkumab 100 mg per via sottocutanea q8w per un massimo di 48 settimane.

  2. Induzione endovenosa con guselkumab 200 mg alla Settimana 0, Settimana 4 e Settimana 8 seguita da guselkumab 200 mg per via sottocutanea q4w per un massimo di 48 settimane.

  3. La remissione clinica senza corticosteroidi è definita come punteggio CDAI < 150 alla Settimana 48 e non somministrazione di corticosteroidi alla Settimana 48.

  4. La risposta endoscopica è definita come un miglioramento ≥ 50% rispetto al basale nel punteggio SES-CD o il punteggio SES-CD ≤ 2.

  5. p < 0,001

  6. I partecipanti che hanno soddisfatto i criteri di risposta inadeguata alla Settimana 12 sono stati considerati non rispondenti alla Settimana 48, indipendentemente dal braccio di trattamento.

Tabella 9. Percentuale di pazienti che soddisfano i principali endpoint secondari di efficacia con guselkumab rispetto a ustekinumab alla Settimana 48 in GALAXI 2 e GALAXI 3

GALAXI 2 GALAXI 3
Induzione Induzione Induzione Induzione Induzione Induzione
endovenosa endovenosa endovenosa endovenosa endovenosa endovenosa
con con con con con con
ustekinumab guselkumab→ guselkumab ustekinumab guselkumab→ guselkumab
6 mg/kg → 100 mg → 6 mg/kg → 100 mg →
90 mg q8w q8w 200 mg q4w 90 mg q8w q8w 200 mg q4w
iniezione iniezione iniezione iniezione iniezione iniezione
sottocutaneaa sottocutaneab sottocutaneac sottocutaneaa sottocutaneab sottocutaneac
Remissione clinica alla Settimana 48 e risposta endoscopicad alla Settimana 48
Popolazione 39% 42% 49% 28% 41%k 45%k
totale (N = 143) (N = 143) (N = 146) (N = 148) (N = 143) (N = 150)
Risposta endoscopicae alla Settimana 48l
Popolazione 42% 49% 56% 32% 47% 49%
totale (N = 143) (N = 143) (N = 146) (N = 148) (N = 143) (N = 150)
Remissione endoscopicaf alla Settimana 48
Popolazione 20% 27% 24% 13% 24%k 19%
totale (N = 143) (N = 143) (N = 146) (N = 148) (N = 143) (N = 150)
Remissione clinicag alla Settimana 48
Popolazione 65% 64% 75% 61% 66% 66%
totale (N = 143) (N = 143) (N = 146) (N = 148) (N = 143) (N = 150)
Remissione clinica senza corticosteroidih alla Settimana 48l
Popolazione 61% 63% 71% 59% 64% 64%
totale (N = 143) (N = 143) (N = 146) (N = 148) (N = 143) (N = 150)
Remissione clinica duraturai alla Settimana 48
Popolazione 45% 46% 52% 39% 50% 49%
totale (N = 143) (N = 143) (N = 146) (N = 148) (N = 143) (N = 150)
Remissione PRO-2j alla Settimana 48
Popolazione 59% 60% 69% 53% 58% 56%
totale (N = 143) (N = 143) (N = 146) (N = 148) (N = 143) (N = 150)
  1. Induzione endovenosa con ustekinumab 6 mg/kg alla Settimana 0 seguita da ustekinumab 90 mg per via sottocutanea q8w per un massimo di 48 settimane.

  2. Induzione endovenosa con guselkumab 200 mg alla Settimana 0, Settimana 4 e Settimana 8 seguita da guselkumab 100 mg per via sottocutanea q8w per un massimo di 48 settimane.

  3. Induzione endovenosa con guselkumab 200 mg alla Settimana 0, Settimana 4 e Settimana 8 seguita da guselkumab 200 mg per via sottocutanea q4w per un massimo di 48 settimane.

  4. Una combinazione di remissione clinica e risposta endoscopica come definito di seguito.

  5. La risposta endoscopica è definita come un miglioramento ≥ 50% rispetto al basale nel punteggio SES-CD o il punteggio SES-CD ≤ 2.

  6. La remissione endoscopica è definita come il punteggio SES-CD ≤ 2.

  7. La remissione clinica è definita come il punteggio CDAI < 150.

  8. La remissione clinica senza corticosteroidi è definita come il punteggio CDAI < 150 alla Settimana 48 e non somministrazione di corticosteroidi alla Settimana 48.

  9. La remissione clinica duratura è definita come il CDAI < 150 per ≥ 80% di tutte le visite tra la Settimana 12 e la Settimana 48 (almeno 8 visite su 10), che devono includere la Settimana 48.

  10. La remissione PRO-2 è definita come punteggio giornaliero medio AP pari o inferiore a 1 e punteggio giornaliero medio SF pari o inferiore a 3 e nessun peggioramento di AP o SF rispetto al basale.

  11. p < 0,05

  12. Le risposte alla Settimana 48 sono state valutate indipendentemente dalla risposta clinica alla Settimana 12

    Tabella 10. Percentuale di pazienti che hanno raggiunto gli endpoint di efficacia con guselkumab rispetto a ustekinumab alla Settimana 48 negli studi GALAXI 2 e GALAXI 3 aggregati

    Induzione endovenosa con ustekinumab6 mg/kg → 90 mg q8w iniezione sottocutaneaa Induzione endovenosa con guselkumab → 100 mgq8w iniezione sottocutaneab Induzione endovenosa con guselkumab → 200 mg q4winiezione sottocutaneac
    Remissione clinica alla Settimana 48 e risposta endoscopicad alla Settimana 48
    Popolazione totale 34% (N = 291) 42% (N = 286) 47% (N = 296)
    Naïve al trattamento biologicoe 43% (N = 121) 51% (N = 116) 55% (N = 128)
    Precedente fallimento deltrattamento biologicof 26% (N = 156) 37% (N = 153) 41% (N = 147)
    Risposta endoscopicag alla Settimana 48
    Popolazione totale 37% (N = 291) 48% (N = 286) 53% (N = 296)
    Naïve altrattamento biologicoe 43% (N = 121) 59% (N = 116) 59% (N = 128)
    Precedente fallimento del trattamentobiologicof 31% (N = 156) 43% (N = 153) 47% (N = 147)
    Remissione endoscopicah alla Settimana 48
    Popolazione totale 16% (N = 291) 25% (N = 286) 21% (N = 296)
    Naïve altrattamento biologicoe 19% (N = 121) 34% (N = 116) 27% (N = 128)
    Precedente fallimento del trattamentobiologicof 13% (N = 156) 21% (N = 153) 14% (N = 147)
    Remissione clinicai alla Settimana 48
    Popolazione totale 63% (N = 291) 65% (N = 286) 70% (N = 296)
    Naïve al trattamentobiologicoe 75% (N = 121) 73% (N = 116) 77% (N = 128)
    Precedente fallimento deltrattamento biologicof 53% (N = 156) 61% (N = 153) 64% (N = 147)
    1. Induzione endovenosa con ustekinumab 6 mg/kg alla Settimana 0 seguita da ustekinumab 90 mg per via sottocutanea q8w per un massimo di 48 settimane.

    2. Induzione endovenosa con guselkumab 200 mg alla Settimana 0, Settimana 4 e Settimana 8 seguita da guselkumab 100 mg per via sottocutanea q8w per un massimo di 48 settimane.

    3. Induzione endovenosa con guselkumab 200 mg alla Settimana 0, Settimana 4 e Settimana 8 seguita da guselkumab 200 mg per via sottocutanea q4w per un massimo di 48 settimane.

    4. Una combinazione di remissione clinica e risposta endoscopica come definito di seguito.

    5. Altri 14 pazienti nel gruppo ustekinumab, 21 pazienti nel gruppo guselkumab 200 mg per via sottocutanea q4w e 17 pazienti nel gruppo guselkumab 100 mg per via sottocutanea q8w erano stati precedentemente esposti a un trattamento biologico, ma non avevano fallito.

    6. Include risposta inadeguata, perdita di risposta o intolleranza al trattamento biologico (bloccanti del TNF, vedolizumab) per la malattia di Crohn.

    7. La risposta endoscopica è definita come un miglioramento ≥ 50% rispetto al basale nel punteggio SES-CD o il punteggio SES-CD ≤ 2.

    8. La remissione endoscopica è definita come il punteggio SES-CD ≤ 2.

    9. La remissione clinica è definita come il punteggio CDAI < 150.

Negli studi GALAXI 2 e GALAXI 3, l’efficacia e la sicurezza di guselkumab sono state costantemente dimostrate indipendentemente da età, sesso, etnia e peso corporeo.

Nell'analisi aggregata delle sottopopolazioni degli studi GALAXI di Fase III, i pazienti con elevato carico infiammatorio dopo il completamento della somministrazione di induzione hanno ottenuto un beneficio aggiuntivo da guselkumab 200 mg per via sottocutanea q4w rispetto al regime di dosaggio di mantenimento di 100 mg per via sottocutanea q8w. È stata osservata una differenza clinicamente significativa tra i due gruppi di dosaggio di guselkumab tra i pazienti con un livello di PCR > 5 mg/L dopo il completamento dell’induzione, per gli endpoint di remissione clinica alla Settimana 48

(100 mg per via sottocutanea q8w: 54,1% vs 200 mg per via sottocutanea q4w: 71,0%); risposta endoscopica alla Settimana 48 (100 mg per via sottocutanea q8w: 36,5% vs 200 mg per via sottocutanea q4w: 50,5%); e remissione PRO-2 alla Settimana 48 (100 mg per via sottocutanea q8w: 51,8% vs 200 mg per via sottocutanea q4w: 61,7%).

Remissione clinica nel tempo

I punteggi CDAI sono stati registrati a ogni visita del paziente. La percentuale di pazienti in remissione clinica fino alla Settimana 48 è presentata nella Figura 3.

Figura 3. Percentuale di pazienti in remissione clinica fino alla Settimana 48 negli studi GALAXI 2 e GALAXI 3 aggregati

Qualità della vita correlata alla salute

Sono stati osservati miglioramenti maggiori rispetto al basale alla Settimana 12 nei gruppi di trattamento con guselkumab rispetto al placebo per la qualità della vita specifica della malattia infiammatoria intestinale (IBD) valutata tramite il punteggio totale IBDQ. I miglioramenti sono stati mantenuti fino alla Settimana 48 in entrambi gli studi.

GRAVITI

Nello studio di Fase III GRAVITI, la malattia di Crohn attiva di grado da moderato a severo è stata definita come un punteggio CDAI ≥ 220 e ≤ 450 e un SES-CD di ≥ 6 (o ≥ 4 per i pazienti con malattia ileale isolata) e un punteggio SF giornaliero medio ≥ 4 o un punteggio AP giornaliero medio ≥ 2.

Nello studio GRAVITI, i pazienti sono stati randomizzati in un rapporto 1:1:1 a ricevere un’induzione sottocutanea con 400 mg di guselkumab alle Settimane 0, 4 e 8 seguita da un mantenimento con guselkumab 100 mg q8w per via sottocutanea; o un’induzione sottocutanea con 400 mg di guselkumab alle Settimane 0, 4 e 8, seguito da un mantenimento con guselkumab 200 mg q4w per via sottocutanea; o placebo. Tutti i pazienti del gruppo placebo che soddisfacevano i criteri di salvataggio hanno ricevuto la dose di induzione con guselkumab 400 mg per via sottocutanea alle Settimane 16, 20 e 24, seguita da guselkumab 100 mg per via sottocutanea q8w.

È stato valutato un totale di 347 pazienti. L’età mediana dei pazienti era di 36 anni (da 18 a 83 anni), il 58,5% erano maschi e il 66% si identificava come bianco, il 21,9% come asiatico e il 2,6% come nero.

Nello studio GRAVITI, il 46,4% dei pazienti aveva precedentemente fallito il trattamento con almeno un farmaco biologico, il 46,4% era naive al trattamento biologico e il 7,2% aveva precedentemente ricevuto un trattamento biologico ma non aveva fallito. Al basale, il 29,7% dei pazienti riceveva corticosteroidi orali e il 28,5% dei pazienti riceveva immunomodulatori convenzionali.

I risultati degli endpoint di efficacia co-primari e secondari principali rispetto al placebo alla Settimana 12 sono presentati nella Tabella 11.

Tabella 11. Percentuale di pazienti che hanno raggiunto gli endpoint di efficacia co-primari e secondari principali con guselkumab rispetto al placebo alla Settimana 12 nello studio GRAVITI

Placebo Guselkumab 400 mg iniezione sottocutaneaa
Endpoint di efficacia co-primari
Remissione clinicab alla Settimana 12
Popolazione totale 21% (N = 117) 56%c (N = 230)
Naïve al trattamento biologicod 25% (N = 56) 50% (N = 105)
Precedente fallimento del trattamento biologicoe 17% (N = 53) 60% (N = 108)
Risposta endoscopicaf alla Settimana 12
Popolazione totale 21% (N = 117) 41%c (N = 230)
Naïve al trattamento biologicod 27% (N = 56) 49% (N = 105)
Precedente fallimento del trattamento biologicoe 17% (N = 53) 33% (N = 108)
Principali endpoint secondari di efficacia
Risposta clinicag alla Settimana 12
Popolazione totale 33% (N = 117) 73%c (N = 230)
Naïve al trattamento biologicod 38% (N = 56) 68% (N = 105)
Precedente fallimento del trattamento biologicoe 28% (N = 53) 78% (N = 108)
Remissione PRO-2h alla Settimana 12
Popolazione totale 17% (N = 117) 49%c (N = 230)
Naïve al trattamento biologicod 18% (N = 56) 44% (N = 105)
Precedente fallimento del trattamento biologicoe 17% (N = 53) 52% (N = 108)
  1. Guselkumab 400 mg per via sottocutanea alla Settimana 0, Settimana 4 e Settimana 8

  2. Remissione clinica: Punteggio CDAI < 150

  3. p < 0,001

  4. Altri 8 pazienti nel gruppo placebo e 17 pazienti nel gruppo guselkumab 400 mg per via sottocutanea, erano stati precedentemente esposti a un trattamento biologico ma non avevano fallito.

  5. Include risposta inadeguata, perdita di risposta o intolleranza al trattamento biologico (bloccanti del TNF, vedolizumab) per la malattia di Crohn.

  6. Risposta endoscopica: miglioramento ≥ 50% rispetto al basale nel punteggio SES-CD.

  7. Risposta clinica: riduzione ≥ 100 punti rispetto al basale nel punteggio CDAI o il punteggio CDAI < 150.

  8. Remissione PRO-2: Punteggio medio giornaliero AP pari o inferiore a 1 e punteggio medio giornaliero SF pari o inferiore a 3, e nessun peggioramento di AP o SF rispetto al basale.

La remissione clinica alla Settimana 24 è stata raggiunta da una percentuale significativamente maggiore di pazienti trattati con induzione sottocutanea di guselkumab 400 mg seguita da guselkumab 100 mg per via sottocutanea q8w o 200 mg per via sottocutanea q4w rispetto al placebo (rispettivamente 60,9% e 58,3% vs 21,4%, entrambi valori p < 0,001). La remissione clinica alla Settimana 48 è stata raggiunta rispettivamente dal 60% e dal 66,1% dei pazienti trattati con induzione sottocutanea di guselkumab 400 mg seguita da guselkumab 100 mg per via sottocutanea q8w o

200 mg per via sottocutanea q4w (entrambi valori p < 0,001 rispetto al placebo).

La risposta endoscopica alla Settimana 48 è stata raggiunta rispettivamente dal 44,3% e dal 51,3% dei pazienti trattati con induzione sottocutanea di guselkumab 400 mg seguita da guselkumab 100 mg per via sottocutanea q8w o 200 mg per via sottocutanea q4w (entrambi valori p < 0,001 rispetto al placebo).

Qualità della vita correlata alla salute

Nello studio GRAVITI, sono stati osservati miglioramenti clinicamente significativi nella qualità della vita specifica delle malattie infiammatorie intestinali (IBD), valutata tramite il punteggio totale IBDQ alla Settimana 12 e alla Settimana 24, rispetto al placebo.

Popolazione pediatrica

L’Agenzia europea dei medicinali ha rinviato l’obbligo di presentare i risultati degli studi con guselkumab in uno o più sottogruppi della popolazione pediatrica per il trattamento della colite ulcerosa e della malattia di Crohn (vedere paragrafo 4.2 per informazioni sull’uso pediatrico).

Proprietà farmacocinetiche

Assorbimento

In seguito a una singola iniezione sottocutanea di 100 mg in pazienti sani, guselkumab ha raggiunto una concentrazione massima media (± SD) nel siero (Cmax) di 8,09 ± 3,68 mcg/mL a partire da circa 5,5 giorni dopo la somministrazione della dose. La biodisponibilità assoluta di guselkumab dopo una singola iniezione sottocutanea da 100 mg è stata stimata intorno al 49% nei soggetti sani.

Nei pazienti con psoriasi a placche, le concentrazioni di guselkumab nel siero allo stato stazionario sono state raggiunte alla Settimana 20 dopo le somministrazioni per via sottocutanea di 100 mg di guselkumab alle Settimane 0 e 4, e successivamente ogni 8 settimane. Le concentrazioni minime medie allo stato stazionario di guselkumab nel siero (± SD) in due studi di Fase III in pazienti con psoriasi a placche sono state di 1,15 ± 0,73 mcg/mL e 1,23 ± 0,84 mcg/mL. La farmacocinetica di guselkumab nei pazienti con artrite psoriasica è stata simile a quella dei pazienti con psoriasi. Dopo la somministrazione per via sottocutanea di 100 mg di guselkumab alla Settimana 0, alla Settimana 4 e successivamente ogni 8 settimane, la concentrazione sierica minima media allo stato stazionario di guselkumab è stata di circa 1,2 mcg/mL. Dopo somministrazione per via sottocutanea di 100 mg di guselkumab ogni 4 settimane, la concentrazione sierica minima media allo stato stazionario di guselkumab era di circa 3,8 mcg/mL.

La farmacocinetica di guselkumab era simile nei pazienti con colite ulcerosa e con malattia di Crohn. Dopo il regime di induzione endovenosa raccomandato di guselkumab 200 mg alle Settimane 0, 4 e 8, la concentrazione sierica media di picco di guselkumab alla Settimana 8 era di 68,27 mcg/mL nei pazienti con colite ulcerosa, e di 70,5 mcg/mL nei pazienti con la malattia di Crohn.

Seguendo il regime di dosaggio di induzione sottocutanea raccomandato di guselkumab 400 mg alle Settimane 0, 4 e 8, la concentrazione sierica di picco media di guselkumab alla Settimana 8 è stata stimata in 28,8 mcg/mL nei pazienti con colite ulcerosa e in 27,7 mcg/mL nei pazienti con la malattia di Crohn. L’esposizione sistemica totale (AUC) dopo la fase di induzione raccomandata è stata simile dopo l’induzione sottocutanea e endovenosa.

Dopo la somministrazione sottocutanea di mantenimento di guselkumab 100 mg ogni 8 settimane o guselkumab 200 mg ogni 4 settimane nei pazienti con colite ulcerosa, le concentrazioni sieriche minime medie allo stato stazionario di guselkumab erano rispettivamente di circa 1,4 mcg/mL e 10,7 mcg/mL.

Dopo la somministrazione sottocutanea di mantenimento di guselkumab 100 mg ogni 8 settimane o guselkumab 200 mg ogni 4 settimane in pazienti con malattia di Crohn, le concentrazioni sieriche minime medie allo stato stazionario di guselkumab erano rispettivamente di circa 1,2 mcg/mL e 10,1 mcg/mL.

Distribuzione

Il volume di distribuzione medio durante la fase terminale (Vz) dopo una singola somministrazione per via endovenosa in soggetti sani, nei diversi studi, variava approssimativamente da 7 a 10 L.

Biotrasformazione

La via esatta attraverso la quale guselkumab viene metabolizzato non è stata caratterizzata. Come mAb IgG umano, si prevede che guselkumab venga scomposto in piccoli peptidi e amminoacidi tramite vie cataboliche allo stesso modo dell’IgG endogena.

Eliminazione

La clearance (CL) sistemica media dopo una singola somministrazione per via endovenosa in pazienti sani variava da 0,288 a 0,479 L/al giorno nei vari studi. L’emivita media (T1/2) di guselkumab è stata di circa 17 giorni nei pazienti sani e da circa 15 a 18 giorni nei pazienti affetti da psoriasi a placche nei vari studi, e di circa 17 giorni nei pazienti con colite ulcerosa o malattia di Crohn.

Le analisi farmacocinetiche di popolazione hanno indicato che l’uso concomitante di FANS, AZA, 6-MP, corticosteroidi orali e csDMARD come MTX non ha avuto effetti sulla clearance di guselkumab.

Linearità/Non linearità

L’esposizione sistemica di guselkumab (Cmax e AUC) è aumentata in modo quasi proporzionale alla dose in seguito a una singola iniezione sottocutanea per dosi comprese fra 10 e 300 mg in soggetti sani o in pazienti affetti da psoriasi a placche. Le concentrazioni sieriche di guselkumab erano approssimativamente proporzionali alla dose dopo somministrazione endovenosa in pazienti con colite ulcerosa o malattia di Crohn.

Popolazione pediatrica

La farmacocinetica di guselkumab nei pazienti pediatrici con colite ulcerosa e malattia di Crohn non è stata stabilita.

Pazienti anziani

Non sono stati condotti studi specifici in pazienti anziani. Dei 1384 pazienti affetti da psoriasi a placche esposti a guselkumab in studi clinici di Fase III e inclusi nell’analisi farmacocinetica della popolazione, 70 pazienti avevano un’età pari a 65 anni o superiore e comprendevano 4 pazienti con età pari a 75 anni o superiore. Dei 746 pazienti affetti da artrite psoriasica esposti a guselkumab in studi clinici di Fase III, 38 pazienti in totale avevano un’età pari o superiore a 65 anni, ma nessun paziente aveva un’età pari o superiore a 75 anni. Tra gli 859 pazienti con colite ulcerosa esposti a guselkumab negli studi clinici di Fase II/III e inclusi nell’analisi farmacocinetica di popolazione, un totale di

52 pazienti aveva un’età pari o superiore a 65 anni e 9 pazienti avevano un’età pari o superiore a 75 anni. Tra i 1 009 pazienti con malattia di Crohn esposti a guselkumab negli studi clinici di Fase III e inclusi nell’analisi farmacocinetica di popolazione, un totale di 39 pazienti aveva un’età pari o superiore a 65 anni e 5 pazienti avevano un’età pari o superiore a 75 anni.

Le analisi farmacocinetiche di popolazione dei pazienti affetti da psoriasi a placche, artrite psoriasica, colite ulcerosa, e malattia di Crohn non hanno indicato cambiamenti evidenti nella CL/F stimata in pazienti ≥ 65 anni di età rispetto ai pazienti < 65 anni di età, indicando che non era necessario alcun aggiustamento della dose per i pazienti più anziani.

Pazienti con compromissione renale o epatica

Non è stato condotto nessun studio specifico per stabilire l’effetto di una compromissione renale o epatica sulla farmacocinetica di guselkumab. L’eliminazione renale di guselkumab intatto, un mAb IgG, è prevista essere di bassa e di minore importanza; analogamente, la compromissione epatica non sembra influenzare la clearance di guselkumab in quanto gli anticorpi monoclonali mAbs IgG vengono eliminati principalmente attraverso il catabolismo intracellulare. In base alle analisi

farmacocinetiche di popolazione, la clearance della creatinina o la funzione epatica non hanno avuto un impatto significativo sulla clearance di guselkumab.

Peso corporeo

La clearance e il volume di distribuzione di guselkumab aumentano con l’aumentare del peso corporeo; tuttavia, i dati osservati nelle sperimentazioni cliniche indicano che l’aggiustamento della dose per il peso corporeo non è giustificato.

Informazioni farmaceutiche - TREMFYA 200 MG

Elenco degli eccipienti

L-istidina

L-istidina monocloridrato monoidrato Polisorbato 80 (E433)

Saccarosio

Acqua per preparazioni iniettabili

Incompatibilità

In assenza di studi di compatibilità, questo medicinale non deve essere miscelato con altri medicinali.

Periodo di validità

2 anni.

Precauzioni particolari per la conservazione

Conservare in frigorifero (2 °C – 8 °C). Non congelare.

Tenere la siringa preriempita o la penna preriempita nell’imballaggio esterno per proteggere il medicinale dalla luce.

Natura e contenuto del contenitore

Tremfya 200 mg soluzione iniettabile in siringa preriempita

2 mL di soluzione in una siringa di vetro preriempita con un tappo in gomma bromobutilica, un ago fisso e un cappuccio copriago montati in una protezione automatica per l’ago.

Tremfya è disponibile in una confezione contenente una siringa preriempita e in confezione multipla contenente 2 (2 confezioni da 1) siringhe preriempite.

È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate. Tremfya 200 mg soluzione iniettabile in penna preriempita

2 mL di soluzione in una siringa di vetro preriempita con un tappo in gomma bromobutilica, assemblata in una penna preriempita con una protezione automatica dell’ago.

Tremfya è disponibile in una confezione contenente una penna preriempita e in confezione multipla contenente 2 (2 confezioni da 1) penne preriempite.

È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.

Precauzioni particolari per lo smaltimento

Dopo aver tolto la siringa preriempita o la penna preriempita dal frigorifero, tenere la siringa preriempita o la penna preriempita all’interno della scatola e lasciare che raggiunga la temperatura ambiente aspettando 30 minuti prima di iniettare Tremfya. La siringa preriempita o la penna preriempita non deve essere agitata.

Prima dell’uso, si raccomanda un’ispezione visiva della siringa preriempita o della penna preriempita. La soluzione deve essere trasparente, da incolore a giallo chiaro, e può contenere qualche piccola particella bianca o trasparente. Tremfya non deve essere usato se la soluzione è torbida o ha cambiato colore o contiene particelle di grandi dimensioni.

Ogni confezione viene fornita con un opuscolo di “Istruzioni per l’uso” separato che descrive in modo completo la preparazione e la somministrazione della siringa preriempita o della penna preriempita.

Il medicinale non utilizzato e i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità alla normativa locale vigente.

Documenti PDF

Confezione e prezzo

2 ml (100 mg/ ml) - 2 (2 x 1) siringhe preriempite (confezione multipla)
Prezzo
6809,49 €
Ticket
-

Classe

H – A CARICO DEL SSN AMBITO OSPED.

AIC

045772074

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