GAZYVARO 1000 MG CONCENTRATO PER SOLUZIONE PER INFUSIONE
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Regime SSN
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Nome del farmaco
Glutine / Lattosio
Lattosio: Nessun dato
Forma farmaceutica
Produttore
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RCP - GAZYVARO 1000 MG
Leucemia linfatica cronica (LLC)
Gazyvaro in associazione a clorambucile è indicato nel trattamento di pazienti adulti affetti da LLC non pretrattata e con comorbilità che li rendono non idonei a una terapia a base di fludarabina a dose piena (vedere paragrafo 5.1).
Linfoma follicolare (LF)
Gazyvaro in associazione a chemioterapia seguito da Gazyvaro come terapia di mantenimento nei soggetti che ottengono una risposta, è indicato per il trattamento di pazienti con LF avanzato non pretrattato (vedere sezione 5.1).
Gazyvaro in associazione a bendamustina seguito da Gazyvaro in mantenimento è indicato nel trattamento di pazienti con LF che non rispondono o che hanno avuto progressione di malattia durante o fino a 6 mesi dopo il trattamento con rituximab o un regime contenente rituximab.
Nefrite lupica (NL)
Gazyvaro in associazione a micofenolato mofetile (MMF) è indicato per il trattamento di pazienti adulti affetti da nefrite lupica (NL) attiva di Classe III o IV, con o senza concomitante Classe V.
Gazyvaro deve essere somministrato sotto l’attenta supervisione di un medico esperto e in un ambiente con immediata disponibilità di apparecchiature per la rianimazione.
Posologia
Profilassi e premedicazione della sindrome da lisi tumorale (Tumour Lysis Syndrome, TLS)
I pazienti che presentano un’elevata massa tumorale e/o un’elevata conta dei linfociti circolanti
(> 25 x 109/L) e/o una compromissione renale (Cl Cr < 70 mL/min) sono considerati a rischio di TLS e devono ricevere una profilassi.
La profilassi deve consistere in un’adeguata idratazione e somministrazione di uricostatici (per
es. allopurinolo) o in un idoneo trattamento alternativo quale un urato-ossidasi (per es. rasburicase), 12-24 ore prima dell’inizio dell’infusione di Gazyvaro, secondo la pratica clinica corrente (vedere paragrafo 4.4). I pazienti devono continuare a ricevere la profilassi prima di ogni successiva infusione, se ritenuto opportuno.
Profilassi e premedicazione per le reazioni correlate all’infusione (Infusion-Related Reaction, IRR)
La premedicazione con medicinali da somministrare al fine di ridurre il rischio di IRR è descritta in Tabella 1 (vedere anche paragrafo 4.4). La premedicazione con corticosteroidi è raccomandata in pazienti con LF ed è obbligatoria in pazienti con LLC al primo ciclo di trattamento e in pazienti con NL (vedere Tabella 1). La premedicazione per le successive infusioni ed altre premedicazioni devono essere effettuate come di seguito descritto.
Durante il tempo in cui Gazyvaro viene somministrato per via endovenosa può verificarsi ipotensione come sintomo di una IRR. Pertanto, si deve valutare la sospensione di trattamenti antipertensivi nelle 12 ore precedenti e per tutta la durata di ciascuna infusione di Gazyvaro, nonché nella prima ora successiva alla somministrazione (vedere paragrafo 4.4).
Tabella 1 Premedicazione con medicinali da somministrare prima dell’infusione di Gazyvaro per ridurre il rischio di IRR (vedere paragrafo 4.4)
| Indicazione/ Giorno del trattamento/Ciclo | Pazienti che necessitano di premedicazione | Premedicazione | Somministrazione |
| Ciclo 1:Giorno 1 per LLC e LF | Tutti i pazienti | Corticosteroide endovenoso1,4 (obbligatoria per LLC eraccomandata per LF) | Completata almeno 1 ora prima dell’infusione diGazyvaro |
| Analgesico/antipireticoorale2 | Almeno 30 minuti prima dell’infusione di Gazyvaro | ||
| Antistaminico3 | |||
| Ciclo 1:Giorno 2 solo per LLC | Tutti i pazienti | Corticosteroide endovenoso1 (obbligatoria) | Completata almeno 1 ora prima dell’infusione diGazyvaro |
| Analgesico/antipireticoorale2 | Almeno 30 minuti prima dell’infusione di Gazyvaro | ||
| Antistaminico3 |
| Indicazione/ Giorno del trattamento/Ciclo | Pazienti che necessitano di premedicazione | Premedicazione | Somministrazione |
| Tutte le infusioni successive per LLC e LF | Pazienti senza IRRdurante l’infusione precedente | Analgesico/antipiretico orale2 | Almeno 30 minuti prima dell’infusione di Gazyvaro |
| Pazienti con una IRR (di Grado 1 o 2) durante l’infusioneprecedente | Analgesico/antipiretico orale2Antistaminico3 | ||
| Pazienti con una IRR di Grado 3 durante l’infusione precedente OPPUREPazienti con conta linfocitaria >25 x 109/L prima del trattamentosuccessivo | Corticosteroide endovenoso1,4 | Completata almeno 1 ora prima dell’infusione diGazyvaro | |
| Analgesico/antipiretico orale2Antistaminico3 | Almeno 30 minuti prima dell’infusione di Gazyvaro | ||
| NL | Tutti i pazienti | Corticosteroideendovenoso5 | Completata tra 30 e 60 minuti prima dell’infusione di GazyvaroA partire dalla Dose 6, il corticosteroide endovenoso deve essere somministrato solo ai pazienti che hanno manifestato una IRR nell’infusioneprecedente |
| Analgesico/antipireticoorale6 | |||
| Antistaminico3 |
1100 mg di prednisone/prednisolone oppure 20 mg di desametasone oppure 80 mg di metilprednisolone. L’idrocortisone non deve essere utilizzato poiché non si è dimostrato efficace nel ridurre la frequenza delle IRR.
2 Per es. 1 000 mg di acetaminofene/paracetamolo.
3 Per es. 50 mg di difenidramina.
4Qualora venga somministrato un regime chemioterapico a base di corticosteroidi lo stesso giorno di Gazyvaro, il corticosteroide può essere somministrato come medicinale orale purché ciò avvenga almeno 60 minuti prima dell’infusione di Gazyvaro, nel qual caso non è necessaria alcuna premedicazione supplementare con corticosteroidi e.v.
580 mg di metilprednisolone e.v.
6650-1 000 mg di acetaminofene/paracetamolo.
Dose
Leucemia linfatica cronica (LLC, in associazione a clorambucile1)
Per pazienti con LLC, la dose raccomandata di Gazyvaro in associazione a clorambucile è illustrata nella Tabella 2.
Ciclo 1
La dose raccomandata di Gazyvaro in associazione a clorambucile è pari a 1 000 mg somministrati complessivamente nel Giorno 1 e il Giorno 2, (o solo il Giorno 1), e 1 000 mg somministrati il Giorno 8 e il Giorno 15 del primo ciclo di trattamento della durata di 28 giorni.
Per l’infusione dei Giorni 1 e 2 devono essere preparate due sacche infusionali (100 mg per il Giorno 1 e 900 mg per il Giorno 2). Se si completa la somministrazione della prima sacca senza apportare modifiche alla velocità di infusione e senza interruzioni, è possibile somministrare la seconda sacca lo
stesso giorno (senza dover ritardare la dose o ripetere la premedicazione), a condizione che sussistano il tempo e le condizioni necessari nonché un adeguato controllo medico nell’arco dell’intera infusione. Se durante la somministrazione dei primi 100 mg si apportano modifiche alla velocità di infusione o si verificano interruzioni, la seconda sacca deve essere somministrata il giorno successivo.
Cicli 2–6
La dose raccomandata di Gazyvaro in associazione a clorambucile è pari a 1 000 mg somministrati il Giorno 1 di ogni ciclo.
Tabella 2 Dose di Gazyvaro da somministrare durante i 6 cicli di trattamento, ciascuno della durata di 28 giorni per pazienti con LLC
| Ciclo | Giorno del trattamento | Dose di Gazyvaro |
| Ciclo 1 | Giorno 1 | 100 mg |
| Giorno 2(o continuazione del Giorno 1) | 900 mg | |
| Giorno 8 | 1 000 mg | |
| Giorno 15 | 1 000 mg | |
| Cicli 2-6: | Giorno 1 | 1 000 mg |
1Vedere paragrafo 5.1 per informazioni relative alla dose di clorambucile
Durata del trattamento
Sei cicli di trattamento, ciascuno della durata di 28 giorni. Dosi ritardate o non somministrate
Se si salta una dose programmata di Gazyvaro, questa deve essere somministrata con la massima tempestività; non attendere la successiva dose programmata. Occorre mantenere l’intervallo di trattamento tra una dose e la successiva prevista per Gazyvaro.
Linfoma follicolare
Per pazienti con LF, la dose raccomandata di Gazyvaro in associazione a chemioterapia è illustrata nella Tabella 3.
Pazienti con linfoma follicolare non pretrattato Induzione (in associazione a chemioterapia2)
Gazyvaro deve essere somministrato insieme alla chemioterapia come segue:
-
Sei cicli della durata di 28 giorni in associazione a bendamustina2 o,
-
Sei cicli della durata di 21 giorni in associazione a ciclofosfamide, doxorubicina, vincristina, prednisolone (CHOP), seguiti da altri 2 cicli di Gazyvaro in monoterapia o,
-
Otto cicli della durata di 21 giorni in associazione a ciclofosfamide, vincristina, e prednisone/prednisolone/metilprednisolone (CVP).
Mantenimento
I pazienti che ottengono una risposta completa o parziale al trattamento di induzione con Gazyvaro in associazione a chemioterapia (CHOP o CVP o bendamustina) devono continuare a ricevere Gazyvaro
1 000 mg in monoterapia di mantenimento una volta ogni 2 mesi per 2 anni o fino a progressione della malattia (a seconda di quello che si verifica prima).
Pazienti con linfoma follicolare non responsivi o andati incontro a progressione durante o fino a 6 mesi dopo il trattamento con rituximab o con un regime contenente rituximab
Induzione (in associazione a bendamustina2)
Gazyvaro deve essere somministrato per sei cicli della durata di 28 giorni in associazione a bendamustina2.
Mantenimento
I pazienti che hanno ottenuto una risposta completa o parziale al trattamento di induzione con Gazyvaro in associazione con bendamustina (primi 6 cicli di trattamento) o che hanno una malattia stabile, devono continuare a ricevere Gazyvaro 1 000 mg in monoterapia di mantenimento una volta ogni 2 mesi per 2 anni o fino a progressione della malattia (a seconda di quello che si verifica prima).
Tabella 3 Linfoma follicolare: dose di Gazyvaro da somministrare durante il trattamento di induzione, seguito dal trattamento di mantenimento
| Ciclo | Giorno di trattamento | Dose di Gazyvaro |
| Ciclo 1 | Giorno 1 | 1 000 mg |
| Giorno 8 | 1 000 mg | |
| Giorno 15 | 1 000 mg | |
| Cicli 2-6o 2-8: | Giorno 1 | 1 000 mg |
| Mantenimento | Ogni 2 mesi per 2 anni o fino a progressionedella malattia (a seconda di quello che si verificaprima) | 1 000 mg |
2Vedere paragrafo 5.1 per informazioni relative alla dose di bendamustina
Durata del trattamento
Trattamento di induzione della durata di circa sei mesi (sei cicli di trattamento con Gazyvaro, ciascuno della durata di 28 giorni, in associazione a bendamustina, o otto cicli di trattamento con Gazyvaro, ciascuno della durata di 21 giorni, in associazione a CHOP o CVP) seguito dal mantenimento ogni
2 mesi per 2 anni o fino a progressione della malattia (a seconda di quello che si verifica prima). Dosi ritardate o non somministrate
Se si salta una dose programmata di Gazyvaro, questa deve essere somministrata con la massima tempestività; non ometterla né attendere la successiva dose programmata.
Se prima del giorno 8 o 15 del ciclo 1 si manifestano tossicità per le quali è necessario posticipare il trattamento, le dosi corrispondenti a tali giorni devono essere somministrate dopo la loro risoluzione. In tal caso, tutte le visite successive e l’inizio del ciclo 2 verranno posticipati in funzione del ritardo accumulato nel ciclo 1.
Durante il trattamento di mantenimento, occorre mantenere il dosaggio iniziale per le dosi successive.
Nefrite lupica
La dose raccomandata di Gazyvaro è pari a 1 000 mg somministrati per via endovenosa (vedere Tabella 4).
Gazyvaro deve essere utilizzato in associazione con micofenolato mofetile.
Tabella 4 Dose di Gazyvaro per pazienti con nefrite lupica
| Numero della dose | Tempistica del trattamento | Dose |
| 1 | Infusione iniziale | 1 000 mg |
| 2 | Settimana 2(due settimane dopo la Dose 1) | 1 000 mg |
| 3 | Settimana 24 | 1 000 mg |
| 4 | Settimana 26(due settimane dopo la Dose 3) | 1 000 mg |
| 5*e successive | Ogni 6 mesi | 1 000 mg |
*La Dose 5 deve essere somministrata sei mesi dopo la Dose 4.
Le condizioni e la risposta del paziente devono essere valutate a partire dalla Settimana 76, e deve essere effettuata un’adeguata analisi del rischio-beneficio per la continuazione della terapia.
Dosi ritardate o non somministrate
Se si salta una dose programmata di Gazyvaro, questa deve essere somministrata prima possibile - non attendere fino alla successiva dose programmata. Il regime posologico deve essere corretto in modo da mantenere un intervallo appropriato tra le dosi.
Modifiche della dose durante il trattamento (tutte le indicazioni)
Non sono raccomandate riduzioni della dose di Gazyvaro.
Per la gestione degli eventi avversi sintomatici (compresi IRR), vedere paragrafo successivo (Gestione delle IRR o paragrafo 4.4).
Popolazioni particolari
Pazienti anziani
Non è necessario alcun aggiustamento della dose nei pazienti anziani (vedere paragrafo 5.2). La sicurezza e l’efficacia di Gazyvaro nei pazienti con NL di età superiore a 65 anni non sono state stabilite.
Compromissione renale
Non è richiesto alcun aggiustamento della dose in pazienti con compromissione renale da lieve a moderata (clearance della creatinina [Cl Cr] 30-89 mL/min) (vedere paragrafo 5.2). La sicurezza e l'efficacia di Gazyvaro in pazienti con severa compromissione renale non sono state ancora stabilite (Cl Cr < 30 mL/min) (vedere paragrafi 4.8 e 5.2).
Compromissione epatica
La sicurezza e l’efficacia di Gazyvaro in pazienti con compromissione epatica non sono state ancora stabilite. Non è possibile fornire specifiche raccomandazioni per la dose.
Popolazione pediatrica
La sicurezza e l’efficacia di Gazyvaro nei bambini e adolescenti al di sotto di 18 anni di età non sono state stabilite. Non ci sono dati disponibili.
Modo di somministrazione
Gazyvaro è per uso endovenoso e deve essere somministrato dopo la diluizione mediante infusione attraverso una linea dedicata (vedere paragrafo 6.6). Gazyvaro non deve essere somministrato come push o bolo endovenoso.
Per le istruzioni sulla diluizione di Gazyvaro prima della somministrazione, vedere il paragrafo 6.6. Le istruzioni sulla velocità di infusione sono illustrate nelle Tabelle 5-8.
Leucemia linfatica cronica (LLC)
Tabella 5 Leucemia linfatica cronica: velocità di infusione standard in assenza di IRR/ipersensibilità e raccomandazioni nel caso si manifesti una IRR (Reazione Correlata a Infusione) correlata alla precedente infusione
| Ciclo | Giorno del trattamento | Velocità dell’infusioneLa velocità di infusione può essere aumentata a condizione che il paziente possa tollerarla. Per la gestione delle IRR che si manifestano durante l’infusione, consultare il paragrafo Gestione delle IRR. |
| Ciclo 1 | Giorno 1(100 mg) | Somministrare a 25 mg/h nell’arco di 4 ore.Non aumentare la velocità di infusione. |
| Giorno 2(o continuazione del Giorno 1)(900 mg) | Se non si sono verificate IRR durante l’infusione precedente, somministrare a 50 mg/h.È possibile aumentare gradualmente la velocità di infusione con incrementi di50 mg/h ogni 30 minuti fino a una velocità massima di 400 mg/h.Se durante l’infusione precedente il paziente ha manifestato una IRR, iniziare la somministrazione a 25 mg/h. È possibile aumentare gradualmente la velocità di infusione con incrementi di 50 mg/h ogni 30 minuti fino a una velocità massima di400 mg/h. |
| Ciclo | Giorno del trattamento | Velocità dell’infusioneLa velocità di infusione può essere aumentata a condizione che il paziente possa tollerarla. Per la gestione delle IRR che si manifestano durante l’infusione, consultare il paragrafo Gestione delle IRR. |
| Giorno 8(1 000 mg) | Se non si sono verificate IRR durante l’infusione precedente, qualora la velocità di infusione finale sia stata di 100 mg /h o più veloce, è possibile iniziare le infusioni a una velocità di 100 mg/h, aumentandola con incrementi di 100 mg/h ogni 30 minuti fino a una velocità massima di 400 mg/h.Se durante l’infusione precedente il paziente ha manifestato una IRR, somministrare a50 mg/h. È possibile aumentare gradualmente la velocità di infusione con incrementi di 50 mg/h ogni 30 minuti fino auna velocità massima di 400 mg/h. | |
| Giorno 15(1 000 mg) | ||
| Cicli 2-6: | Giorno 1(1 000 mg) |
Linfoma follicolare (LF)
Nel Ciclo 1, Gazyvaro deve essere somministrato alla velocità di infusione standard (vedere
Tabella 6). Nei pazienti che durante il Ciclo 1 non manifestano reazioni correlate all’infusione (IRR) di Grado ≥ 3, Gazyvaro può essere somministrato attraverso infusione di breve durata (circa
90 minuti) (short duration infusion, SDI) a partire dal Ciclo 2 (vedere Tabella 7).
Tabella 6 Linfoma follicolare: velocità di infusione standard e raccomandazioni nel caso si manifesti una IRR (Reazione Correlata a Infusione) correlata alla precedente infusione
| Ciclo | Giorno di trattamento | Velocità dell’infusioneLa velocità di infusione può essere aumentata a condizione che il paziente possa tollerarla. Per la gestione delle IRR che si manifestano durante l’infusione, consultareil paragrafo Gestione delle IRR. |
| Ciclo 1 | Giorno 1(1 000 mg) | Somministrare a 50 mg/h.La velocità di infusione può essere aumentata con incrementi di 50 mg/h ogni 30 minuti fino a una velocità massima di400 mg/h. |
| Giorno 8(1 000 mg) | ||
| Giorno 15(1 000 mg) | ||
| Ciclo | Giorno di trattamento | Velocità dell’infusioneLa velocità di infusione può essere aumentata a condizione che il paziente possa tollerarla. Per la gestione delle IRR che si manifestano durante l’infusione, consultareil paragrafo Gestione delle IRR. |
| Cicli 2-6 o 2-8 | Giorno 1(1 000 mg) | Se durante l’infusione precedente non si sono verificate IRR o si è manifestata una IRR di Grado 1, qualora la velocità di infusione finale sia stata di 100 mg/h o più veloce, è possibile iniziare le infusioni a una velocità di 100 mg/h, aumentandola con incrementi di 100 mg/h ogni 30 minuti fino a una velocità massima di 400 mg/h.Se durante l’infusione precedente il paziente ha manifestato una IRR di Grado uguale o superiore a 2, somministrare a 50 mg/h. È possibile aumentare gradualmente la velocità di infusione con incrementi di 50 mg/h ogni 30 minuti fino a una velocità massima di400 mg/h. |
| Mantenimento | Ogni 2 mesi per 2 anni o fino a progressione della malattia (a seconda di quale evento si verifica prima) |
Tabella 7 Linfoma follicolare: velocità di infusione di breve durata (SDI) e raccomandazioni nel caso si manifesti una IRR (Reazione Correlata a Infusione) correlata alla precedente infusione
| Ciclo | Giorno di trattamento | Velocità di infusionePer la gestione delle IRR che si manifestano durante l’infusione, consultare il paragrafo Gestione delle IRR. |
| Cicli 2-6 o 2-8 | Giorno 1(1 000 mg) | Se durante il Ciclo 1 non si sono manifestate IRR di Grado ≥ 3:100 mg/h per 30 minuti, quindi 900 mg/h percirca 60 minuti.Se durante la precedente SDI si è manifestata una IRR di Grado 1-2, con sintomi persistenti fino all’inizio del ciclo successivo o una IRR di Grado 3, somministrare la successiva infusione di obinutuzumab alla velocità standard (vedere Tabella 6). |
| Mantenimento | Ogni 2 mesi per 2 anni o fino a progressione della malattia (a seconda di quale evento si verifica prima) |
Nefrite lupica
L’infusione iniziale di Gazyvaro deve essere somministrata alla velocità di infusione standard (vedere Tabella 8).
I pazienti che durante l’infusione precedente non manifestano reazioni correlate a infusione di Grado ≥ 3 possono ricevere Gazyvaro attraverso una infusione di breve durata (circa 90 minuti) a partire dalla Dose 2 (vedere Tabella 9), con continuazione della premedicazione.
Tabella 8 Nefrite lupica: velocità di infusione standard
| Numero della dose | Tempistica del trattamento | Velocità dell’infusione |
| 1 | Infusione iniziale (1 000 mg) | Somministrare a una velocità di 50 mg/h. La velocità di infusione può essere aumentata con incrementi di 50 mg/h ogni 30 minuti fino a una velocità massima di 400 mg/h. Per la gestione delle IRR che si manifestano durantel’infusione, consultare il paragrafo Gestione delle IRR. |
| 2 | Settimana 2 - due settimane dopo la Dose 1(1 000 mg) | Somministrare a una velocità di 100 mg/h. La velocità di infusione può essere aumentata di 100 mg/h ogni 30 minuti fino a un massimo di 400 mg/h. |
| 3 | Settimana 24(1 000 mg) | |
| 4 | Settimana 26 - due settimane dopo la Dose 3(1 000 mg) | |
| 5* e successive | Ogni 6 mesi(1 000 mg) |
*La Dose 5 deve essere somministrata sei mesi dopo la Dose 4.
Tabella 9 Nefrite lupica: velocità di infusione di breve durata (SDI) e raccomandazioni nel caso si manifesti una IRR (Reazione Correlata a Infusione) correlata alla precedente infusione
| Numero della dose | Velocità dell’infusione |
| 1 | Vedere Tabella 8 |
| 2 e successive | Se durante la precedente infusione non si sono manifestate IRR di Grado ≥ 3:100 mg/h per 30 minuti, quindi 900 mg/h per circa 60 minuti.Se durante la precedente infusione breve (SDI) si è manifestata una IRR di Grado 1-2 con sintomi persistenti o una IRR uguale o superiore al Grado 3, somministrare Gazyvaro alla velocità diinfusione standard (vedere Tabella 8). |
Gestione delle IRR
La gestione delle IRR può richiedere l’interruzione temporanea della somministrazione, la riduzione della velocità di infusione o l’interruzione del trattamento con Gazyvaro come indicato di seguito (vedere anche paragrafo 4.4).
Leucemia linfatica cronica (LLC) e linfoma follicolare (LF)
-
Grado 4 (rischioso per la vita): l’infusione deve essere bloccata e la terapia definitivamente interrotta.
-
Grado 3 (severo): l’infusione deve essere temporaneamente sospesa e i sintomi devono essere trattati. L’infusione può essere ripresa alla risoluzione dei sintomi, a una velocità ridotta non più della metà rispetto a quella precedentemente adottata (ovvero la velocità utilizzata nel momento in cui si è verificata la IRR) e, se il paziente non manifesta alcun sintomo indicativo di una IRR, è possibile ripristinare l’aumento graduale della velocità di infusione in base agli incrementi e intervalli appropriati per la dose terapeutica (vedere Tabelle 5-7). Per pazienti con LLC che ricevono la dose al Giorno 1 (Ciclo 1) suddivisa nei primi due giorni, la velocità dell’infusione del Giorno 1 (Ciclo 1) può essere riportata fino a 25 mg/h dopo un’ora, senza però essere ulteriormente incrementata.
Se il paziente manifesta per la seconda volta una IRR di Grado 3, l’infusione deve essere bloccata e la terapia definitivamente interrotta.
-
Grado 1-2 (da lieve a moderato): la velocità di infusione deve essere ridotta e i sintomi devono essere trattati. L’infusione può essere ripresa alla risoluzione dei sintomi e, se il paziente non manifesta alcun sintomo indicativo di una IRR, è possibile ripristinare l’aumento graduale della velocità di infusione in base agli incrementi e intervalli appropriati per la dose terapeutica (vedere Tabelle 5-7). Per pazienti con LLC che ricevono la dose al Giorno 1 (Ciclo 1) suddivisa nei primi due giorni, la velocità dell’infusione del Giorno 1 può essere aumentata fino a 25 mg/h dopo un’ora, senza però essere ulteriormente incrementata.
IRR che si manifestano durante la SDI:
-
Grado 4 (rischioso per la vita): l’infusione deve essere bloccata e la terapia definitivamente interrotta.
-
Grado 3 (severo): l’infusione deve essere temporaneamente interrotta e i sintomi devono essere trattati. L’infusione potrà essere ripresa alla risoluzione dei sintomi, ma ad una velocità ridotta e non superiore alla metà di quella adottata in precedenza (ovvero la velocità utilizzata nel momento in cui si è verificata la IRR) e non superiore a 400 mg/h.
Se dopo aver ripreso l’infusione il paziente manifesta una seconda IRR di Grado 3, questa deve essere bloccata e la terapia definitivamente interrotta. Se il paziente è in grado di portare a termine l’infusione senza altre IRR di Grado 3, l’infusione successiva deve essere somministrata a una velocità non superiore a quella standard.
-
Grado 1-2 (da lieve a moderato): la velocità di infusione deve essere ridotta e i sintomi devono essere trattati. L’infusione potrà essere ripresa alla risoluzione dei sintomi e, se il paziente non manifesta alcun sintomo indicativo di una IRR, è possibile ripristinare l’aumento graduale della velocità di infusione sulla base di incrementi e intervalli appropriati per la dose terapeutica (vedere Tabelle 6-7).
Nefrite lupica (NL)
-
Grado 4 (rischioso per la vita): l’infusione deve essere bloccata e la terapia definitivamente interrotta.
-
Grado 3 (severo): l’infusione deve essere temporaneamente sospesa e i sintomi devono essere trattati. L’infusione può essere ripresa alla risoluzione dei sintomi, ad una velocità non superiore alla metà di quella adottata in precedenza (ovvero la velocità utilizzata nel momento in cui si è verificata la IRR) e, se il paziente non manifesta ulteriori sintomi di IRR, è possibile ripristinare l’aumento graduale della velocità di infusione sulla base di incrementi e intervalli appropriati per la dose terapeutica (vedere Tabella 8).
Se il paziente manifesta per la seconda volta una IRR di Grado 3, l’infusione deve essere bloccata e la terapia definitivamente interrotta.
-
Grado 1-2 (da lieve a moderato): la velocità di infusione deve essere ridotta alla metà di quella adottata al momento della reazione e i sintomi devono essere trattati. L’infusione può proseguire alla risoluzione dei sintomi, a una velocità ridotta, per altri 30 minuti. Se il paziente non manifesta ulteriori sintomi indicativi di una IRR, è possibile ripristinare l’aumento graduale della velocità di infusione sulla base di incrementi e intervalli appropriati per la dose terapeutica (vedere Tabelle 8 e 9).
IRR che si manifestano durante la SDI:
-
Grado 4 (rischioso per la vita): l’infusione deve essere bloccata e la terapia definitivamente interrotta.
-
Grado 3 (severo): l’infusione deve essere temporaneamente sospesa e i sintomi devono essere trattati. L’infusione può essere ripresa dopo risoluzione dei sintomi, ad una velocità non superiore alla metà di quella adottata in precedenza (ovvero la velocità utilizzata nel momento in cui si è verificata la IRR) e non superiore a 400 mg/h.
Se dopo la ripresa dell’infusione il paziente manifesta una seconda IRR di Grado 3, l’infusione deve essere bloccata e la terapia definitivamente interrotta. Se il paziente è in grado di portare a termine l’infusione senza altre IRR di Grado 3, la successiva infusione deve essere somministrata a una velocità non superiore a quella standard (vedere Tabella 8).
-
Grado 1-2 (da lieve a moderato): la velocità di infusione deve essere ridotta e i sintomi devono essere trattati. L’infusione può proseguire alla risoluzione dei sintomi e, se il paziente non manifesta alcun sintomo indicativo di una IRR, è possibile ripristinare l’aumento graduale della velocità di infusione sulla base di incrementi e intervalli appropriati per la dose terapeutica (vedere Tabelle 8-9). Se il paziente manifesta sintomi persistenti o se durante la precedente infusione di 90 minuti si è manifestata una IRR di Grado 3 o superiore, somministrare tutte le successive infusioni di Gazyvaro alla velocità di infusione standard (vedere Tabella 8).
-
Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1.
Tracciabilità
Al fine di migliorare la tracciabilità dei medicinali biologici, il nome e il numero di lotto del medicinale somministrato devono essere chiaramente registrati.
Le avvertenze speciali e le precauzioni d’impiego sono presentate separatamente per le indicazioni in oncologia (leucemia linfatica cronica e linfoma follicolare) e per la nefrite lupica.
Leucemia linfatica cronica (LLC) e linfoma follicolare (LF)
Sulla base di un’analisi condotta in un sottogruppo di pazienti con LF precedentemente non trattato, l’efficacia nei pazienti di un basso rischio di FLIPI (0-1) è ad oggi non conclusiva (vedere
paragrafo 5.1). La scelta della terapia per questi pazienti deve essere considerata con cautela sulla base del profilo di sicurezza totale del Gazyvaro più chemioterapia e la specifica situazione del paziente.
Reazioni correlate a infusione
Nei pazienti in terapia con Gazyvaro le reazioni avverse da farmaco (Adverse Drug Reaction, ADR) più frequentemente osservate sono state le IRR, verificatesi prevalentemente durante l’infusione dei primi 1 000 mg. Le IRR possono essere correlate alla sindrome da rilascio di citochine, segnalata anche in pazienti trattati con Gazyvaro. Nei pazienti con LLC trattati con terapie combinate volte alla prevenzione delle IRR (corticosteroidi, analgesici/antistaminici orali, sospensione di trattamenti antipertensivi durante la mattina della prima infusione e somministrazione nell’arco di due giorni della dose relativa al Giorno 1 del Ciclo 1), descritte nel paragrafo 4.2, è stata riscontrata una diminuzione dell’incidenza delle IRR di qualsiasi Grado. I tassi delle IRR di Grado 3-4 (basati su un numero relativamente esiguo di pazienti) si sono rivelati simili prima e dopo l’adozione delle misure di mitigazione, a cui occorre attenersi al fine di ridurre le IRR (vedere paragrafo 4.2). L’incidenza e la severità dei sintomi correlati all’infusione sono sensibilmente diminuite dopo i primi 1 000 mg somministrati, e la maggior parte dei pazienti non ha sviluppato IRR durante le successive somministrazioni di Gazyvaro (vedere paragrafo 4.8).
Benché nella maggioranza dei pazienti, indipendentemente dall’indicazione, le IRR siano state di intensità da lieve a moderata e gestibili interrompendo temporaneamente la prima infusione o rallentandone la velocità, sono state segnalate anche IRR severe e pericolose per la vita che hanno richiesto un trattamento sintomatico. Le IRR possono essere clinicamente indistinguibili dalle reazioni allergiche immunoglobuline E (IgE)-mediate (per es. anafilassi). I pazienti con elevato carico tumorale e/o elevata conta linfocitaria circolante [> 25 x 109/L] con LLC possono essere esposti a un rischio maggiore di IRR severe. I pazienti con compromissione renale (Cl Cr < 50 mL/min) e i pazienti con indice di comorbilità (Cumulative Illness Rating Scale, CIRS) > 6 e Cl Cr < 70 mL/min sono esposti a un rischio maggiore di IRR, incluse IRR severe (vedere paragrafo 4.8). Per la gestione delle IRR, vedere paragrafo 4.2 Posologia e modo di somministrazione.
Ai pazienti non devono essere somministrate ulteriori infusioni di Gazyvaro nel caso in cui questi manifestino:
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sintomi respiratori acuti pericolosi per la vita,
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una IRR di Grado 4 (ossia rischiosa per la vita), oppure
-
una IRR di Grado 3 per la seconda volta (prolungata/ricorrente) (successivamente alla ripresa della prima infusione o durante un’infusione successiva).
I pazienti che presentano una patologia cardiaca o polmonare pre-esistente devono essere attentamente monitorati per l’intera durata dell’infusione e nel periodo successivo ad essa. Durante il tempo in cui Gazyvaro viene somministrato per via endovenosa può verificarsi ipotensione. Pertanto, si deve valutare la sospensione di trattamenti antipertensivi nelle 12 ore precedenti e per tutta la durata di ciascuna infusione di Gazyvaro, nonché nella prima ora successiva alla somministrazione. Per i pazienti esposti a un rischio acuto di crisi ipertensiva devono essere valutati i rischi e i benefici connessi alla sospensione della terapia antipertensiva assunta.
Reazioni da ipersensibilità
Reazioni da ipersensibilità a esordio immediato (ad es. anafilassi) e tardivo (ad es. malattia da siero) sono state riscontrate in pazienti trattati con Gazyvaro. Le reazioni di ipersensibilità possono essere difficili da distinguere clinicamente dalle IRR. I sintomi di ipersensibilità possono manifestarsi dopo una precedente esposizione e molto raramente con la prima infusione. Se si sospetta l’insorgenza di una reazione di ipersensibilità durante o dopo un’infusione, l’infusione deve essere bloccata e il trattamento deve essere definitivamente interrotto. I pazienti con ipersensibilità nota a obinutuzumab non devono essere trattati (vedere paragrafo 4.3).
Sindrome da lisi tumorale (TLS)
Con l’uso di Gazyvaro è stata segnalata TLS. I pazienti ritenuti a rischio di TLS (ovvero pazienti che presentano una elevata massa tumorale e/o un’elevata conta dei linfociti circolanti [> 25 x 109/L]) e/o una compromissione renale (Cl Cr < 70 mL/min) devono ricevere una profilassi. La profilassi deve
consistere in un’adeguata idratazione e somministrazione di uricostatici (per es. allopurinolo) o in un idoneo trattamento alternativo quale un urato-ossidasi (per e.s. rasburicase), 12-24 ore prima dell’infusione di Gazyvaro, secondo la pratica clinica corrente (vedere paragrafo 4.2).
Tutti i pazienti considerati a rischio devono essere attentamente monitorati durante i giorni iniziali del trattamento in particolare in relazione alla funzionalità renale, ai valori di potassio e acido urico.
Eventuali ulteriori trattamenti come da linee guida, in accordo alla pratica clinica corrente, devono essere seguiti. Il trattamento della TLS include la correzione delle anomalie elettrolitiche, il monitoraggio della funzionalità renale, il mantenimento del bilancio idrico e la somministrazione di trattamenti di supporto, compresa dialisi, se indicata.
Neutropenia
Durante il trattamento con Gazyvaro è stata segnalata neutropenia severa e pericolosa per la vita, compresa neutropenia febbrile. I pazienti che manifestano neutropenia devono essere attentamente monitorati con esami di laboratorio periodici fino alla risoluzione. Nel caso in cui si riveli necessario il trattamento, questo deve essere somministrato in base alle linee guida locali e deve essere valutata la somministrazione di fattori stimolanti le colonie granulocitarie (G-CSF). Qualsiasi segno di infezione concomitante deve essere trattato in modo appropriato. Nell’eventualità in cui si manifesti neutropenia severa o pericolosa per la vita si deve valutare la possibilità di ritardare la dose.
È fortemente raccomandato che pazienti con neutropenia severa della durata superiore a 1 settimana debbano ricevere profilassi antimicrobica per tutto il periodo di trattamento fino al raggiungimento al Grado 1 o 2. Deve essere considerata anche una profilassi antivirale e antifungina (vedere
paragrafo 4.2). Può manifestarsi neutropenia a insorgenza tardiva (verificatasi > 28 giorni dopo la fine del trattamento) o neutropenia prolungata (durata oltre 28 giorni dopo il completamento/l’interruzione del trattamento). I pazienti con compromissione renale (Cl Cr < 50 mL/min) sono esposti a un rischio maggiore di neutropenia (vedere paragrafo 4.8).
Piastrinopenia
Durante il trattamento con Gazyvaro è stata osservata piastrinopenia severa e pericolosa per la vita, compresa piastrinopenia acuta (verificatasi nelle 24 ore successive all’infusione). I pazienti con compromissione renale (Cl Cr < 50 mL/min) sono esposti a un rischio maggiore di piastrinopenia (vedere paragrafo 4.8). Durante il Ciclo 1, nei pazienti trattati con Gazyvaro sono stati altresì segnalati eventi emorragici con esito fatale. Tuttavia, non è stata stabilita alcuna correlazione tra la piastrinopenia e gli eventi emorragici.
I pazienti devono essere attentamente monitorati per la comparsa di piastrinopenia, in particolare durante il primo ciclo di trattamento; devono essere eseguiti esami di laboratorio con cadenza periodica fino alla completa risoluzione dell’evento e, nel caso di piastrinopenia severa o pericolosa per la vita, deve essere ritardata la somministrazione della dose. La trasfusione di prodotti ematici (ossia trasfusione piastrinica) secondo la prassi sanitaria è a discrezione del medico. Inoltre, si deve valutare, in particolare durante il primo ciclo di trattamento, l’uso di qualsiasi terapia concomitante potenzialmente in grado di peggiorare gli eventi correlati alla piastrinopenia, quali inibitori piastrinici e anticoagulanti.
Anomalie della coagulazione, inclusa coagulazione intravascolare disseminata (CID)
Nell’ambito di studi clinici e di sorveglianza post-marketing in pazienti trattati con Gazyvaro è stata segnalata CID, inclusi eventi fatali. La maggior parte dei casi riguardava CID non evidente, con alterazioni subcliniche (asintomatiche) delle piastrine e dei parametri di coagulazione di laboratorio che si sono manifestate entro 1-2 giorni dalla prima infusione e si sono risolte spontaneamente, in genere entro una o due settimane, senza richiedere l’interruzione del farmaco o un intervento specifico. In alcuni casi gli eventi sono stati associati a IRR e/o TLS. Non sono stati identificati specifici fattori di rischio di base per la CID. I pazienti con sospetta CID non evidente devono essere attentamente monitorati con la valutazione dei parametri di coagulazione, comprese le piastrine, e l’osservazione clinica finalizzata a rilevare segni o sintomi di CID evidente. Gazyvaro deve essere
interrotto alla prima insorgenza di sospetta CID evidente e deve essere iniziato un trattamento appropriato.
Peggioramento della malattia cardiaca pre-esistente
Nei pazienti affetti da malattia cardiaca pre-esistente in terapia con Gazyvaro si sono verificati aritmie (quali fibrillazione atriale e tachiaritmia), angina pectoris, sindrome coronarica acuta, infarto del miocardio e insufficienza cardiaca (vedere paragrafo 4.8). Tali eventi possono verificarsi nell’ambito di una reazione correlata all’infusione e avere esito fatale. Pertanto i pazienti con anamnesi di malattia cardiaca devono essere attentamente monitorati, nonché idratati con cautela al fine di prevenire un possibile sovraccarico di liquidi.
Infezioni
Gazyvaro non deve essere somministrato in presenza di un’infezione attiva e si deve prestare attenzione nel valutare l’uso di questo medicinale in pazienti con anamnesi di infezioni ricorrenti o croniche. Possono verificarsi gravi infezioni batteriche, fungine e infezioni virali di nuova insorgenza o riattivate durante la terapia con Gazyvaro e dopo il suo completamento. Sono state segnalate infezioni con esito fatale.
I pazienti (LLC) con indice CIRS > 6 e Cl Cr < 70 mL/min sono esposti a un rischio maggiore di infezioni, incluse infezioni severe (vedere paragrafo 4.8). In tutte le fasi degli studi sul linfoma follicolare, compreso il follow-up, è stata osservata un’alta incidenza di infezioni, la più elevata nella fase di mantenimento. Durante la fase di follow-up vengono riscontrate infezioni di Grado 3-5 con maggiore frequenza nei pazienti trattati con Gazyvaro più bendamustina nella fase di induzione.
Riattivazione dell’epatite B
Nei pazienti trattati con anticorpi anti-CD20, compreso Gazyvaro, può verificarsi riattivazione del virus dell’epatite B (Hepatitis B virus, HBV), che in alcuni casi può comportare epatite fulminante, insufficienza epatica e decesso (vedere paragrafo 4.8). Prima di iniziare il trattamento con Gazyvaro deve essere eseguito in tutti i pazienti lo screening per HBV e deve almeno includere la determinazione dell’antigene di superficie dell’epatite B (Hepatitis B surface Antigen, HBsAg) e dell’anticorpo anti-core dell’epatite B (Hepatitis B core Antibody, HBcAb). Questi test possono poi essere integrati con altri marcatori appropriati secondo le linee guida locali. I pazienti con infezione attiva da epatite B non devono essere trattati con Gazyvaro. I pazienti con sierologia positiva per epatite B devono essere valutati da un epatologo prima dell’inizio del trattamento e devono essere monitorati e seguiti secondo gli standard clinici locali al fine di prevenire la riattivazione dell’epatite.
Leucoencefalopatia multifocale progressiva (Progressive Multifocal Leukoencephalopathy, PML)
Nei pazienti trattati con Gazyvaro è stata segnalata leucoencefalopatia multifocale progressiva (PML) (vedere paragrafo 4.8). Si deve considerare una diagnosi di PML in qualsiasi paziente che presenti manifestazioni neurologiche di nuova insorgenza o alterazioni delle manifestazioni neurologiche pre-esistenti. I sintomi indicativi di PML sono aspecifici e possono variare a seconda della regione cerebrale interessata. Sintomi motori con manifestazioni del tratto corticospinale (per es. debolezza muscolare, paralisi e disturbi sensoriali), anomalie sensoriali, sintomi cerebellari e difetti del campo visivo sono comuni. È possibile che si verifichino alcuni segni/sintomi considerati “corticali” (per es. afasia o disorientamento visuo-spaziale). La diagnosi di PML include, tra l’altro, un consulto neurologico e la conferma con RM cerebrale e rachicentesi (analisi del liquido cerebrospinale per il rilevamento del DNA del virus John Cunningham). Durante l’esecuzione degli accertamenti per possibile PML la terapia con Gazyvaro deve essere sospesa e in caso di conferma di PML definitivamente interrotta. Si deve inoltre considerare l’interruzione o la riduzione di qualsiasi chemioterapia o trattamento immunosoppressivo concomitante. Il paziente deve essere indirizzato a un neurologo per la valutazione e il trattamento della PML.
Immunizzazione
Non è stata studiata la sicurezza dell’immunizzazione con vaccini virali vivi o attenuati a seguito della terapia con Gazyvaro e la vaccinazione con vaccini con virus vivo non è raccomandata durante il trattamento e fino al recupero dei linfociti B.
Esposizione in utero a obinutuzumab e vaccinazione di lattanti con vaccini con virus vivo
A causa della potenziale deplezione dei linfociti B in lattanti di madri che sono state esposte a Gazyvaro durante la gravidanza, i lattanti devono essere monitorati per l’insorgenza di deplezione dei linfociti B e la vaccinazione con vaccini con virus vivo deve essere posticipata fino a quando la conta dei linfociti B del lattante non si sia ristabilita. La sicurezza e la tempistica con cui effettuare la vaccinazione devono essere valutate con il medico del lattante (vedere paragrafo 4.6).
Nefrite lupica (NL)
Infezioni
Gazyvaro non deve essere somministrato in presenza di un’infezione attiva e si deve prestare attenzione nel valutare l’uso di Gazyvaro in pazienti con anamnesi di infezioni ricorrenti o croniche. Possono verificarsi gravi infezioni batteriche, fungine e infezioni virali di nuova insorgenza o riattivate durante la terapia con Gazyvaro e dopo il suo completamento. Sono state segnalate infezioni con esito fatale.
Prima di iniziare il trattamento con Gazyvaro deve essere eseguito in tutti i pazienti lo screening per il virus dell’epatite B (HBV) e deve almeno includere la determinazione dell’HBsAg e dell’HBcAb.
Questi test possono essere integrati con altri marcatori appropriati secondo le linee guida locali. I pazienti con infezione attiva da epatite B non devono essere trattati con Gazyvaro. I pazienti con sierologia positiva per epatite B devono essere monitorati e gestiti secondo gli standard clinici locali al fine di evitare la riattivazione dell’epatite.
Neutropenia
Durante il trattamento con Gazyvaro è stata segnalata neutropenia severa e pericolosa per la vita, compresa neutropenia febbrile. I pazienti che manifestano neutropenia devono essere attentamente monitorati con esami di laboratorio periodici fino alla risoluzione. Nel caso in cui si riveli necessario il trattamento, questo deve essere somministrato in base alle linee guida locali e deve essere valutata la somministrazione di fattori stimolanti le colonie granulocitarie (G-CSF). Qualsiasi segno di infezione concomitante deve essere trattato in modo appropriato.
Reazioni correlate a infusione
Nei pazienti con NL, le reazioni correlate all’infusione (IRR) si sono verificate prevalentemente durante l’infusione dei primi 1 000 mg. Le IRR sono state generalmente di intensità da lieve (Grado 1) a moderata (Grado 2) e gestibili rallentando o interrompendo temporaneamente l’infusione (vedere Gestione delle IRR). Tuttavia, sono state segnalate anche IRR severe (Grado 3) e pericolose per la vita (Grado 4) che hanno richiesto un trattamento sintomatico. Vedere paragrafo 4.2 per informazioni sulla profilassi.
Ai pazienti non devono essere somministrate ulteriori infusioni di Gazyvaro nel caso in cui questi manifestino:
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sintomi respiratori acuti pericolosi per la vita,
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una IRR di Grado 4 (ossia rischiosa per la vita), oppure
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una IRR di Grado 3 per la seconda volta (prolungata/ricorrente) (successivamente alla ripresa della prima infusione o durante un’infusione successiva).
I pazienti che presentano una patologia cardiaca o polmonare pre-esistente devono essere attentamente monitorati per l’intera durata dell’infusione e nel periodo successivo ad essa. Durante il tempo in cui Gazyvaro viene somministrato per via endovenosa può verificarsi ipotensione. Pertanto, si deve valutare la sospensione di trattamenti antipertensivi nelle 12 ore precedenti e per tutta la durata di ciascuna infusione di Gazyvaro, nonché nella prima ora successiva alla somministrazione. Per i pazienti esposti a un rischio acuto di crisi ipertensiva devono essere valutati i rischi e i benefici connessi alla sospensione della terapia antipertensiva assunta.
Leucoencefalopatia multifocale progressiva (Progressive Multifocal Leukoencephalopathy, PML)
PML è stata segnalata nei pazienti trattati con Gazyvaro per LLC e/o LF (vedere paragrafo 4.8) e non in pazienti trattati con Gazyvaro durante gli studi controllati con placebo nella NL. Si deve considerare una diagnosi di PML in qualsiasi paziente che presenti manifestazioni neurologiche di nuova insorgenza o alterazioni delle manifestazioni neurologiche pre-esistenti. I sintomi indicativi di PML sono aspecifici e possono variare a seconda della regione cerebrale interessata. Sintomi motori con manifestazioni del tratto corticospinale (per es. debolezza muscolare, paralisi e disturbi sensoriali), anomalie sensoriali, sintomi cerebellari e difetti del campo visivo sono comuni. È possibile che si verifichino alcuni segni/sintomi considerati “corticali” (per es. afasia o disorientamento visuo-spaziale). La diagnosi di PML include, tra l’altro, un consulto neurologico e la conferma con RM cerebrale e rachicentesi (analisi del liquido cerebrospinale per il rilevamento del DNA del virus John Cunningham). Durante l’esecuzione degli accertamenti per possibile PML la terapia con Gazyvaro deve essere sospesa e, in caso di conferma di PML, definitivamente interrotta. Si deve inoltre considerare l’interruzione o la riduzione di qualsiasi chemioterapia o trattamento immunosoppressivo concomitante. Il paziente deve essere indirizzato ad un neurologo per la valutazione e il trattamento della PML.
Immunizzazione
Non è stata studiata la sicurezza dell’immunizzazione con vaccini virali vivi o attenuati a seguito della terapia con Gazyvaro e la vaccinazione con vaccini con virus vivo non è raccomandata durante il trattamento e fino al recupero dei linfociti B.
Esposizione in utero a obinutuzumab e vaccinazione di lattanti con vaccini con virus vivo
A causa della potenziale deplezione dei linfociti B in lattanti di madri che sono state esposte a Gazyvaro durante la gravidanza, i lattanti devono essere monitorati per l’insorgenza di deplezione dei linfociti B e la vaccinazione con vaccini con virus vivo deve essere posticipata fino a quando la conta dei linfociti B del lattante non si sia ristabilita. La sicurezza e la tempistica con cui effettuare la vaccinazione devono essere valutate con il medico del lattante (vedere paragrafo 4.6).
Anziani
La sicurezza e l’efficacia di Gazyvaro nei pazienti con NL di età superiore a 65 anni non sono state stabilite.
Compromissione renale
La sicurezza e l’efficacia di Gazyvaro non sono state stabilite nei pazienti con compromissione renale severa (CrCl < 30 mL/min).
Non sono stati formalmente condotti studi di interazione tra medicinali, tuttavia sono stati condotti limitati sotto-studi di interazione tra Gazyvaro con bendamustina, CHOP, fludarabina e ciclofosfamide (FC), e clorambucile.
Il rischio di interazioni con altri medicinali concomitanti non può essere escluso.
Interazioni farmacocinetiche
Poiché obinutuzumab non è un substrato, un inibitore o un induttore del citocromo P450 (CYP450), degli enzimi uridina difosfato glucuroniltransferasi (UGT) e di trasportatori quali la P-glicoproteina, non è prevista alcuna interazione farmacocinetica con medicinali notoriamente metabolizzati da tali sistemi enzimatici.
La co-somministrazione con Gazyvaro non ha effetto sulla farmacocinetica di bendamustina, FC, clorambucile o ognuno dei componenti di CHOP. In aggiunta non ci sono stati apparentemente effetti di bendamustina, FC, clorambucile o CHOP sulla farmacocinetica di Gazyvaro.
Interazioni farmacodinamiche
A causa dell’effetto immunosoppressivo di obinutuzumab la vaccinazione con vaccini con virus vivo non è raccomandata durante il trattamento e fino al ripristino dei linfociti B (vedere paragrafo 4.4).
L’associazione di obinutuzumab con clorambucile, bendamustina, CHOP o CVP può incrementare il rischio di neutropenia (vedere paragrafo 4.4).
Donne potenzialmente fertili
Le donne in età fertile devono usare metodi contraccettivi efficaci durante e nei 18 mesi successivi al trattamento con Gazyvaro.
Gravidanza
Uno studio sulla riproduzione condotto sulle scimmie cynomolgus non ha mostrato alcuna evidenza di tossicità embriofetale o effetti teratogeni, ma ha comportato nella progenie la completa deplezione dei linfociti B. Nei 6 mesi successivi alla nascita, nella progenie la conta linfocitaria B si è normalizzata e si è verificato il ripristino della funzionalità immunologica. Le concentrazioni sieriche di obinutuzumab nella progenie si sono rivelate analoghe a quelle osservate nelle madri il ventottesimo giorno dopo il parto, mentre le concentrazioni nel latte materno rilevate lo stesso giorno sono state molto basse, suggerendo che obinutuzumab attraversa la placenta (vedere paragrafo 5.3). Non sono disponibili dati sull’uso di obinutuzumab nelle donne in gravidanza. Gazyvaro non deve essere somministrato alle donne in gravidanza a meno che il possibile beneficio superi il potenziale rischio.
In caso di esposizione durante la gravidanza, è possibile che nei lattanti si manifesti deplezione dei linfociti B dovuta alle proprietà farmacologiche del medicinale. Nei lattanti nati da madri esposte a Gazyvaro durante la gravidanza, occorre considerare di posticipare la vaccinazione con virus vivo fino a quando la conta dei linfociti B del lattante non si sia ristabilita. (vedere paragrafo 4.4).
Allattamento
Studi condotti sugli animali hanno mostrato la secrezione di obinutuzumab nel latte materno (vedere paragrafo 5.3).
Poiché le immunoglobuline G (IgG) umane sono secrete nel latte materno umano e non è noto il potenziale assorbimento e il rischio di danno per il lattante, si deve consigliare alle donne di non allattare con latte materno durante la terapia con Gazyvaro e durante i 18 mesi successivi alla somministrazione dell’ultima dose di Gazyvaro.
Fertilità
Non sono stati effettuati studi specifici sugli animali per valutare l’effetto di obinutuzumab sulla fertilità. Negli studi di tossicità a dose ripetuta condotti nelle scimmie cynomolgus non sono stati osservati effetti avversi sugli organi riproduttivi dei soggetti di entrambi i sessi (vedere paragrafo 5.3).
Gazyvaro non altera o altera in modo trascurabile la capacità di guidare veicoli o di usare macchinari. Le IRR sono molto comuni durante la prima infusione di Gazyvaro e ai pazienti che manifestano sintomi correlati all’infusione si deve consigliare di non guidare veicoli e di non usare macchinari fino alla scomparsa dei sintomi.
Gli effetti indesiderati sono presentati separatamente per le indicazioni in oncologia (leucemia linfatica cronica e linfoma follicolare) e per la nefrite lupica.
Leucemia linfatica cronica (LLC) e linfoma follicolare (LF)
Riassunto del profilo di sicurezza
Negli studi clinici le reazioni avverse da farmaco (ADRs) sono state individuate durante l’induzione, il mantenimento e il follow-up per il linfoma non Hodgkin indolente (iLNH), ivi incluso il LF; il trattamento e il periodo di follow-up per la LLC nei tre studi clinici registrativi:
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BO21004/CLL11 (N=781): pazienti con LLC non pretrattata
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BO21223/GALLIUM (N=1390): pazienti con iLNH non pretrattato (di cui l’86% era affetto da LF)
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GAO4753g/GADOLIN (N=409): pazienti con iLNH (di cui l’81% era affetto da LF), che non avevano risposto o che avevano progredito durante o fino a 6 mesi dopo il trattamento con rituximab o un regime contenente rituximab.
Questi studi hanno valutato la somministrazione di Gazyvaro in associazione con clorambucile per la LLC e con bendamustina, CHOP o CVP seguiti da Gazyvaro come terapia di mantenimento per il iLNH. Gli studi BO21223/GALLIUM e GAO4753g/GADOLIN hanno arruolato pazienti affetti da iLNH, inclusi i pazienti con LF. Inoltre, al fine di fornire informazioni di sicurezza più comprensive, l’analisi delle ADR descritte successivamente è stata effettuata sull’intera popolazione in studio (iLNH).
La Tabella 10 presenta un riassunto di tutte le reazioni avverse da farmaco incluse quelle osservate negli studi registrativi (BO21004/CLL11, BO21223/GALLIUM, GAO4753g/GADOLIN) e verificatesi con un’incidenza maggiore (differenza ≥ 2%) rispetto al pertinente braccio di confronto in almeno uno studio registrativo in:
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Pazienti con LLC trattati con Gazyvaro più clorambucile, rispetto a clorambucile in monoterapia o rituximab più clorambucile (studio BO21004/CLL11)
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Pazienti con iLNH non pretrattato sottoposti a Gazyvaro più chemioterapia (bendamustina, CHOP, CVP) seguito da Gazyvaro in mantenimento nei pazienti che ottengono una risposta rispetto a rituximab più chemioterapia seguito da rituximab in mantenimento nei pazienti che ottengono una risposta (studio BO21223/GALLIUM)
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Pazienti con iLNH non responsivi o andati incontro a progressione durante o fino a 6 mesi dopo il trattamento con rituximab o con un regime contenente questo agente trattati con Gazyvaro più bendamustina seguito da Gazyvaro in mantenimento in alcuni pazienti rispetto a bendamustina in monoterapia (studio GAO4753g/GADOLIN).
Le incidenze riportate nella Tabella 10 (tutti i gradi e Gradi 3-5) rappresentano le incidenze più elevate segnalate per l’ADR in uno qualunque dei tre studi.
Le frequenze sono definite come: molto comune (≥ 1/10), comune (≥ 1/100, < 1/10), non comune (≥ 1/1 000, < 1/100), raro (≥ 1/10 000, < 1/1 000) e molto raro (< 1/10 000), non nota (la frequenza
non può essere definita sulla base dei dati disponibili). All’interno di ciascun gruppo di frequenza, le reazioni avverse sono presentate in ordine di gravità decrescente.
Tabella delle reazioni avverse
Tabella 10 Riassunto delle reazioni avverse da farmaco segnalate nei pazienti# trattati con Gazyvaro + chemioterapia*
Classificazione per sistemi e organiFrequenza Tutti i gradi Gazyvaro + chemioterapia*(LLC, iLNH) seguito da Gazyvaro in mantenimento (iLNH) Gradi 3-5† Gazyvaro + chemioterapia*(LLC, iLNH) seguito daGazyvaro in mantenimento (iLNH) Infezioni ed infestazioni Molto comune Infezione delle vie respiratorie superiori, sinusite§, infezione dellevie urinarie, infezione polmonare§, herpes zoster§, nasofaringite Comune Herpes orale, rinite, faringite, infezione ai polmoni, influenza Infezione delle vie urinarie, infezione polmonare, infezione ai polmoni, infezione delle vierespiratorie superiori, sinusite, herpes zoster Non comune Riattivazione di epatite B Nasofaringite, rinite, influenza,herpes orale Tumori benigni, maligni e non specificati (inclusi cisti e polipi) Comune Carcinoma a cellule squamose della cute, carcinomabasocellulare Carcinoma a cellule squamose della cute, carcinomabasocellulare Patologie del sistema emolinfopoietico Molto comune Neutropenia§, trombocitopenia,anemia, leucopenia Neutropenia, trombocitopenia Comune Neutropenia febbrile Anemia, leucopenia, neutropeniafebbrile Non comune Coagulazione intravascolaredisseminata## Disturbi del metabolismo e della nutrizione Comune Sindrome da lisi tumorale, iperuricemia, ipokaliemia Sindrome da lisi tumorale, ipokaliemia Non comune Iperuricemia Disturbi psichiatrici Molto comune Insonnia Comune Depressione, ansia Non comune Insonnia, depressione, ansia Patologie del sistema nervoso Molto comune Cefalea Non comune Cefalea Non nota Leucoencefalopatia multifocaleprogressiva Patologie cardiache Comune Fibrillazione atriale Fibrillazione atriale Patologie vascolari Comune Ipertensione Ipertensione Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche Molto comune Tosse§ Comune Congestione nasale, rinorrea,dolore orofaringeo Non comune Tosse, dolore orofaringeo Classificazione per sistemi e organiFrequenza Tutti i gradi Gazyvaro + chemioterapia*(LLC, iLNH) seguito da Gazyvaro in mantenimento (iLNH) Gradi 3-5† Gazyvaro + chemioterapia*(LLC, iLNH) seguito daGazyvaro in mantenimento (iLNH) Patologie gastrointestinali Molto comune Diarrea, stipsi§ Comune Dispepsia, emorroidi, perforazionegastrointestinale Diarrea Non comune Stipsi, emorroidi Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo Molto comune Alopecia, prurito Comune Eczema Non comune Prurito Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo Molto comune Artralgia§, dolore dorsale, dolore aun arto Comune Dolore toracico muscolo-scheletrico, dolore osseo Dolore a un arto Non comune Artralgia, dolore dorsale, dolore toracico muscolo-scheletrico,dolore osseo Patologie renali e urinarie Comune Disuria, incontinenza urinaria Non comune Disuria, incontinenza urinaria Patologie generali e condizioni relative alla sede di somministrazione Molto comune Piressia, astenia, stanchezza Comune Dolore toracico Piressia, astenia, stanchezza Non comune Dolore toracico Disturbi del sistema immunitario Raro Sindrome da rilascio dicitochine** Esami diagnostici Comune Conta dei leucociti diminuita, conta dei neutrofili diminuita,peso aumentato Conta dei leucociti diminuita, conta dei neutrofili diminuita Non comune Ipogammaglobulinemia Traumatismi, intossicazioni e complicazioni da procedura Molto comune IRR IRR # Viene segnalata solo la frequenza più elevata osservata negli studi (basata sugli studi BO21004/pazienti con LLC non pretrattati, BO21223/pazienti con iLNH avanzato non pretrattati e GAO4753g/pazienti con iLNH refrattari a rituximab) ## Nell’ambito di studi clinici e di sorveglianza post-marketing in pazienti trattati con Gazyvaro è stata segnalata coagulazione intravascolare disseminata (CID), inclusi eventi fatali (vedere paragrafo 4.4).
† Non sono state osservate reazioni avverse di Grado 5 con una differenza ≥ 2% tra i bracci di trattamento.
* Chemioterapia: clorambucile nella LLC; bendamustina, CHOP, CVP nel iLNH, ivi incluso LF
§ Osservata anche durante il trattamento di mantenimento con un’incidenza di almeno il 2% più elevata nel braccio trattato con Gazyvaro (BO21223)
** Sulla base dell’esposizione negli studi clinici nel LF e nella LLC
Il profilo delle reazioni avverse nei pazienti con LF è stato coerente con la popolazione complessiva di iLNH in entrambi gli studi.
Descrizione di reazioni avverse selezionate
Le incidenze riportate nei seguenti paragrafi, ove riferite al iLNH, rappresentano le incidenze più elevate segnalate per l’ADR negli studi registrativi (BO21223/GALLIUM, GAO4753g/GADOLIN).
Lo studio MO40597 è stato disegnato al fine di caratterizzare il profilo di sicurezza delle infusioni di breve durata (circa 90 minuti), in pazienti con LF non trattato in precedenza, a partire dal Ciclo 2 (vedere paragrafo 5.1 “Proprietà farmacodinamiche”).
Reazioni correlate all’infusione
I sintomi correlati a una IRR riferiti con maggiore frequenza (≥ 5%) sono stati nausea, vomito, diarrea, mal di testa, capogiri, affaticamento, brividi, piressia, ipotensione, vampate, ipertensione, tachicardia, dispnea e costrizione toracica. Sono stati altresì segnalati sintomi respiratori quali broncospasmo, irritazione della laringe e della gola, respiro sibilante, edema della laringe e sintomi cardiaci come fibrillazione atriale (vedere paragrafo 4.4).
Leucemia Linfatica Cronica
L’incidenza delle IRR si è rivelata maggiore nel braccio Gazyvaro più clorambucile rispetto al braccio rituximab più clorambucile. L’incidenza delle IRR è risultata pari al 66% con l’infusione dei primi
1 000 mg di Gazyvaro (il 20% dei pazienti ha manifestato una IRR di Grado 3-4). Nel complesso, il 7% dei pazienti ha sviluppato una IRR che ha comportato l’interruzione di Gazyvaro. Per quanto riguarda le infusioni successive, l’incidenza delle IRR è stata del 3% con la seconda dose da 1 000 mg e dell’1% con le dosi successive. Non sono state segnalate IRR di Grado 3-5 oltre a quelle associate alla prima infusione da 1 000 mg del Ciclo 1.
È stata osservata una ridotta incidenza di IRR di tutti i gradi nei pazienti che hanno ricevuto le misure raccomandate per la prevenzione delle IRR, come descritto nella sezione 4.2.
Il tasso di IRR di grado 3-4 (verificate in un numero relativamente ridotto di pazienti) sono state simili prima e dopo l’implementazione di misure di mitigazione.
Linfoma non-Hodgkin Indolente incluso Linfoma Follicolare
Nel 12% dei pazienti si sono manifestate IRR di Grado 3-4. Nel Ciclo 1, l'incidenza complessiva di IRR è stata più alta nei pazienti trattati con Gazyvaro più chemioterapia rispetto ai pazienti del braccio di confronto. Nei pazienti trattati con Gazyvaro più chemioterapia, l'incidenza di IRR è stata più alta il Giorno 1 ed è diminuita gradualmente con le infusioni successive. Questa tendenza decrescente è proseguita durante il trattamento di mantenimento con Gazyvaro in monoterapia. Dopo il Ciclo 1, l'incidenza di IRR durante le infusioni successive è stata paragonabile tra il braccio trattato con Gazyvaro e quello pertinente di confronto. Complessivamente, nel 4% dei pazienti che hanno riportato una reazione correlata all’infusione il trattamento con Gazyvaro è stato sospeso.
Infusione di breve durata in pazienti con linfoma follicolare
Nello studio MO40597, disegnato per valutare la sicurezza della SDI, è stata registrata una più elevata percentuale di pazienti che, al Ciclo 2, hanno manifestato IRR di qualsiasi grado, rispetto alla percentuale di pazienti che, nello studio BO21223, al Ciclo 2, hanno manifestato IRR dopo infusione standard (rispettivamente, 10/99 [10,1%] contro 23/529 [4,3%]; IRR attribuite dallo sperimentatore a qualsiasi componente della terapia in studio). Nello studio MO40597, al Ciclo 2, nessun paziente ha manifestato IRR di Grado ≥ 3 dopo SDI, mentre, nello studio BO21223, al Ciclo 2, 3/529 (0,6%) pazienti hanno manifestato IRR di Grado ≥ 3. I sintomi e i segni delle IRR sono risultati simili in entrambi gli studi. Nello studio MO40597/GAZELLE, le reazioni correlate all’infusione osservate nello studio, sono riassunte nella Tabella 11.
Tabella 11 Studio MO40597/GAZELLE sull’infusione di breve durata: reazioni correlate all’infusionea per Ciclo (popolazione valutabile per la sicurezza)
Grado CTC AE C1comples sivo(infusio ne standar d) C1b per giorno C2C C3 C4 C5 C6 C7 Cicli di induzio ne comples sivi Giorno 1 Giorno 2d Giorno 8 Giorn o 15 Tutti i 65/113 57/113 4/51 6/112 5/111 13/110 9/108 7/108 6/107 5/105 2/55 71/113 gradi (57,5%) (50,4% (7,8%) (5,4%) (4,5%) (11,8% (8,3 (6,5 (5,6 (4,8 (3,6 (62,8%) ) ) %) %) %) %) %) Grado 6/113 5/113 1/51 0 0 0 0 0 1/107 0 0 7/113 ≥ 3 (5,3%) (4,4%) (2,0%) (0,9 (6,2%) %) C = ciclo; CTCAE = Comuni criteri terminologici per gli eventi avversi; IRR = reazione correlata all’infusione
a Per reazione correlata all’infusione si intende qualsiasi evento manifestatosi durante o entro 24 ore dalla fine dell’infusione del trattamento in studio che, a giudizio dello sperimentatore, sia correlato a uno qualsiasi dei componenti della terapia.
b Il C1 comprendeva tre infusioni alla velocità di infusione standard, somministrate a intervalli settimanali.
c Ai pazienti è stata somministrata l’infusione di breve durata a partire dal C2. Il denominatore al C2 e ai cicli successivi rappresenta il numero di pazienti che hanno ricevuto la SDI in quel ciclo.
d Pazienti trattati con bendamustina il Giorno 2 del Ciclo 1.
Neutropenia e infezioni
Leucemia Linfatica Cronica
L’incidenza della neutropenia è risultata maggiore nel braccio trattato con Gazyvaro più clorambucile (41%) rispetto al braccio trattato con rituximab più clorambucile; questa condizione si è risolta spontaneamente o grazie alla somministrazione di fattori stimolanti le colonie granulocitarie (G-CSF). L’incidenza delle infezioni è stata pari al 38% nel braccio trattato con Gazyvaro più clorambucile e al 37% nel braccio trattato con rituximab più clorambucile (con eventi di Grado 3-5 segnalati rispettivamente nel 12% e nel 14% dei pazienti, ed eventi con esito fatale segnalati in < 1% dei pazienti in entrambi i bracci di trattamento). Sono stati inoltre riferiti casi di neutropenia prolungata (2% nel braccio trattato con Gazyvaro più clorambucile e 4% nel braccio trattato con rituximab più clorambucile) e di neutropenia a insorgenza tardiva (16% nel braccio trattato con Gazyvaro più clorambucile e 12% nel braccio trattato con rituximab più clorambucile) (vedere paragrafo 4.4).
Linfoma non-Hodgkin Indolente incluso Linfoma Follicolare
Nel braccio trattato con Gazyvaro più chemioterapia, l’incidenza della neutropenia di Grado 1-4 (50%) è risultata maggiore rispetto al braccio di confronto, con un aumento del rischio durante il periodo di induzione. L’incidenza di neutropenia prolungata e a insorgenza tardiva si è attestata rispettivamente al 3% e all’8%. L’incidenza di infezioni è stata del 81% nel braccio trattato con Gazyvaro + chemioterapia (con eventi di Grado 3-5 segnalati nel 22% dei pazienti ed eventi con esito fatale segnalati nel 3% dei pazienti). I pazienti sottoposti a profilassi con G-CSF hanno presentato un tasso inferiore di infezioni di Grado 3-5 (vedere paragrafo 4.4).
Infusione di breve durata in pazienti con linfoma follicolare
Nello studio MO40597, disegnato per valutare la sicurezza della SDI, la neutropenia è stata osservata quale evento avverso in una percentuale di pazienti più elevata rispetto allo studio BO21223, nel quale i pazienti hanno ricevuto l’infusione di durata standard (rispettivamente 69/113 [61,1%] contro 247/595 [41.5%], nel corso di tutta l’induzione). Ad ogni rilevazione, la mediana e l’intervallo di valori relativo alla conta dei neutrofili, sono risultati simili in entrambi gli studi. Negli studi MO40597 e BO21223, la neutropenia febbrile è stata osservata in una percentuale simile di pazienti (rispettivamente, 6/113 [5,3%] contro 31/595 [5,2%]). Nello studio MO40597, le infezioni sono state osservate con frequenza inferiore rispetto allo studio BO21223 (rispettivamente, 45/113 [39,8%] contro 284/595 [47,7%]).
Piastrinopenia ed eventi emorragici
Leucemia Linfatica Cronica
L’incidenza della piastrinopenia è risultata maggiore nel braccio trattato con Gazyvaro più clorambucile rispetto al braccio trattato con rituximab più clorambucile (16% vs. 7%) in particolare durante il primo ciclo. Il 4% dei pazienti trattati con Gazyvaro più clorambucile ha manifestato piastrinopenia acuta (verificatasi nelle 24 ore successive all’infusione di Gazyvaro) (vedere paragrafo 4.4). L’incidenza complessiva degli eventi emorragici è risultata simile nel braccio trattato
con Gazyvaro e nel braccio trattato con rituximab. Il numero degli eventi emorragici con esito fatale si è dimostrato equilibrato tra i bracci di trattamento; tuttavia, tutti gli eventi verificatisi nei pazienti trattati con Gazyvaro sono stati segnalati nel Ciclo 1. Non sono stati riportati eventi di trombocitopenia di Grado 5. Non è stata stabilita una correlazione chiara tra piastrinopenia ed eventi emorragici.
Linfoma non-Hodgkin Indolente incluso Linfoma Follicolare
L’incidenza della piastrinopenia si è attestata al 15%. La piastrinopenia si è manifestata con maggiore frequenza durante il Ciclo 1 nel braccio trattato con Gazyvaro più chemioterapia. La piastrinopenia con insorgenza durante l’infusione o 24 ore dopo la fine della stessa (piastrinopenia acuta) è stata osservata più spesso nei pazienti trattati con Gazyvaro più chemioterapia rispetto al braccio di confronto. L’incidenza di eventi emorragici è risultata simile in tutti i bracci di trattamento. Gli eventi emorragici e gli eventi emorragici di Grado 3-5 si sono manifestati rispettivamente nell’12% e nel 4% dei pazienti. Gli eventi emorragici fatali hanno interessato meno dell’1% dei pazienti e nessuno degli eventi avversi letali si è verificato nel Ciclo 1.
Infusione di breve durata in pazienti con linfoma follicolare
Nello studio MO40597, disegnato per valutare la sicurezza dellaSDI, la trombocitopenia è stata osservata quale evento avverso in una percentuale di pazienti più elevata, rispetto allo studio BO21223, nel quale i pazienti hanno ricevuto l’infusione di durata standard (rispettivamente 21/113 [28,6%] contro 63/595 [10,6%], nel corso di tutta l’induzione). Ad ogni rilevazione, la mediana e l’intervallo di valori della conta delle piastrine sono risultati simili in entrambi gli studi. Nessun evento di trombocitopenia segnalato nello studio MO40597 è stato associato a sanguinamento.
Nefrite lupica
Riassunto del profilo di sicurezza
Nei dati aggregati ricavati da studi controllati con placebo in 200 pazienti con nefrite lupica trattati con Gazyvaro, le reazioni avverse da farmaco osservate con maggiore frequenza sono state infezione delle vie respiratorie superiori (29%), COVID-19 (22,5%) e infezione delle vie urinarie (21%).
Tabella delle reazioni avverse
Le ADR elencate nella Tabella 12 si basano sui dati di sicurezza aggregati di due studi clinici in pazienti con nefrite lupica di Classe III o IV ISN/RPS 2003, con o senza concomitante Classe V, fino alla settimana 76:
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REGENCY (CA41705): uno studio di Fase III che ha arruolato 136 pazienti trattati con Gazyvaro più terapia standard costituita da micofenolato mofetile (MMF) e corticosteroidi.
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NOBILITY (WA29748): uno studio di Fase II che ha arruolato 64 pazienti trattati con Gazyvaro più terapia standard con MMF/acido micofenolico e corticosteroidi.
Le frequenze sono definite come: molto comune (≥ 1/10), comune (≥ 1/100, < 1/10), non comune
(≥ 1/1 000, < 1/100), raro (≥ 1/10 000, < 1/1 000), molto raro (< 1/10 000), e non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili). All’interno di ciascun gruppo di frequenza, le reazioni avverse sono presentate in ordine di gravità decrescente.
Tabella 12 ADR riportate in pazienti trattati con Gazyvaro + terapia standard* per la NL
Classificazione per sistemi e organiFrequenza Tutti i gradi Gradi 3-5 Infezioni ed infestazioni Molto comune Infezione delle vie respiratoriesuperiori, COVID-19, infezione delle vie urinarie, bronchite Comune Infezione polmonare, herpessimplex COVID-19, infezione delle vieurinarie, infezione polmonare Traumatismi, intossicazioni e complicazioni da procedura Molto comune IRR Comune IRR Patologie del sistema emolinfopoietico Molto comune Neutropenia Comune Neutropenia Esami diagnostici Molto comune Immunoglobuline M ematicheridotte** *micofenolato mofetile (MMF) e corticosteroidi
**Categoria di frequenza ricavata dai valori di laboratorio raccolti nell’ambito del monitoraggio di laboratorio di routine negli studi clinici.
Descrizione di reazioni avverse selezionate
Infezioni
Infezioni sono state segnalate nel 72,0% dei pazienti nel braccio Gazyvaro rispetto al 61,7% dei pazienti nel braccio placebo. Le infezioni segnalate con maggiore frequenza sono state quelle a carico delle vie aeree superiori e inferiori. Eventi di infezioni di Grado 3-5 sono stati riportati nell’11,5% dei pazienti nel braccio Gazyvaro rispetto al 9,8% dei pazienti nel braccio placebo. Eventi di infezioni fatali sono stati riportati nell’1% dei pazienti nel braccio Gazyvaro rispetto allo 0,5% dei pazienti nel braccio placebo (vedere paragrafo 4.4).
Neutropenia
Neutropenia ed eventi correlati sono stati segnalati nel 14,0% dei pazienti nel braccio Gazyvaro rispetto al 6,2% dei pazienti nel braccio placebo. Neutropenia di Grado 3-4 è stata riportata nel 7% dei pazienti trattati con Gazyvaro rispetto allo 0,5% dei pazienti nel braccio placebo. La maggior parte delle neutropenie e degli eventi correlati si è risolta/migliorata spontaneamente o con l’uso di fattori stimolanti le colonie granulocitarie (vedere paragrafo 4.4).
Reazioni correlate all’infusione
IRR sono state segnalate nel 13,5% dei pazienti nel braccio Gazyvaro rispetto al 10,4% dei pazienti nel braccio placebo. In entrambi i bracci, le IRR sono state prevalentemente di Grado 1-2 e si sono manifestate durante/dopo la prima infusione. Sono state segnalate IRR di Grado 3-4 nell’1,5% dei pazienti nel braccio Gazyvaro rispetto allo 0,5% dei pazienti nel braccio placebo. Tutti gli eventi di Grado 3-4 si sono verificati durante/dopo la prima o la seconda infusione. L’incidenza e la severità delle IRR sono diminuite con le infusioni successive (vedere paragrafo 4.4).
Nello studio REGENCY, i segni/sintomi più comuni di IRR sono stati cefalea, nausea e vomito. Nello studio NOBILITY, i sintomi di IRR più comuni sono stati piressia e tachicardia.
Popolazioni speciali
Pazienti anziani
Leucemia Linfatica Cronica
Nello studio registrativo BO21004/CLL11 il 46% (156 su 336) dei pazienti affetti da LLC trattati con Gazyvaro più clorambucile erano di età pari o superiore a 75 anni (l’età mediana era pari a 74 anni). Questi pazienti hanno manifestato un maggior numero di eventi avversi gravi ed eventi avversi che hanno portato al decesso rispetto ai pazienti con età inferiore a 75 anni.
Linfoma non-Hodgkin Indolente incluso Linfoma Follicolare
Negli studi registrativi (BO21223/GALLIUM, GAO4753g/GADOLIN) nel iLNH, i pazienti di età pari o superiore a 65 anni hanno manifestato un maggior numero di eventi avversi gravi ed eventi avversi che hanno determinato l’interruzione del trattamento o il decesso rispetto ai pazienti di età < 65 anni.
Compromissione renale
Leucemia Linfatica Cronica
Nello studio registrativo BO21004/CLL11 il 27% (90 su 336) dei pazienti trattati con Gazyvaro più clorambucile ha presentato compromissione renale di intensità moderata (Cl Cr < 50 mL/min). Questi pazienti hanno manifestato un maggior numero di eventi avversi gravi ed eventi avversi che hanno portato al decesso rispetto ai pazienti con Cl Cr ≥ 50 mL/min (vedere paragrafo 4.2, 4.4 e 5.2).
Pazienti con una CrCl < 30 mL/min sono stati esclusi dallo studio (vedere paragrafo 5.1).
Linfoma non-Hodgkin Indolente incluso Linfoma Follicolare
Negli studi registrativi (BO21223/GALLIUM, GAO4753g/GADOLIN) nel iLNH, rispettivamente il 5% (35 su 698) e il 7% (14 su 204) dei pazienti trattati con Gazyvaro aveva compromissione renale moderata (CrCl < 50 mL/min). Questi pazienti hanno manifestato un maggior numero di eventi avversi gravi, eventi avversi di Grado 3-5 ed eventi avversi che hanno determinato l’interruzione del trattamento (solo pazienti nello studio BO21223) rispetto ai pazienti con una CrCl ≥ 50 mL/min (vedere paragrafi 4.2 e 5.2). I pazienti con una CrCl < 40 mL / min sono stati esclusi dagli studi (vedere paragrafo 5.1).
Nefrite lupica
L’analisi farmacocinetica di popolazione (n = 196) di Gazyvaro ha mostrato che la clearance della creatinina non influisce sulla farmacocinetica di obinutuzumab nei pazienti affetti da NL. La farmacocinetica di obinutuzumab osservata nei pazienti con compromissione renale lieve (CrCl da 60 a < 90 mL/min, n = 45) o moderata (CrCl da 30 a < 60 mL/min, n = 17) è risultata simile a quella riscontrata nei pazienti con funzionalità renale normale. La sicurezza e l’efficacia di Gazyvaro nei pazienti con compromissione renale severa non sono state formalmente studiate.
Ulteriori informazioni di sicurezza ottenute dall’esperienza relativa agli studi clinici
Peggioramento delle condizioni cardiache pre-esistenti
Sono stati riferiti casi di aritmia (quali fibrillazione atriale e tachiaritmia), angina pectoris, sindrome coronarica acuta, infarto miocardico e insufficienza cardiaca verificatisi durante il trattamento con Gazyvaro nella LLC e nel LNH (vedere paragrafo 4.4). Tali eventi possono manifestarsi come parte di una IRR e possono essere letali.
Anomalie di laboratorio
Nella LLC, subito dopo la somministrazione della prima infusione di Gazyvaro sono stati osservati rialzi transitori degli enzimi epatici (aspartato aminotransferasi [AST], alanina aminotransferasi [ALT], fosfatasi alcalina).
Il trattamento con obinutuzumab ha determinato una riduzione delle immunoglobuline totali nei dati aggregati relativi alla NL ricavati da studi controllati con placebo, principalmente dovuta alla riduzione delle IgM.
Segnalazione delle reazioni avverse sospette
La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione riportato nell’Allegato V.
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Dagli studi clinici condotti sull’uomo non è disponibile alcuna esperienza relativa al sovradosaggio. Negli studi clinici condotti con Gazyvaro sono state somministrate tramite infusione dosi da 50 mg fino a 2 000 mg inclusi. L’incidenza e l’intensità delle reazioni avverse riportate in questi studi non sono sembrate essere dipendenti dalla dose.
I pazienti che manifestano sintomi di sovradosaggio devono interrompere immediatamente o ridurre l’infusione ed essere sottoposti a un attento monitoraggio. Si deve valutare la necessità di un monitoraggio periodico della conta ematica e del possibile aumento del rischio di infezioni fintantoché i pazienti presentano deplezione dei linfociti B.
Proprietà farmacologiche - GAZYVARO 1000 MG
Categoria farmacoterapeutica: medicinali antineoplastici, anticorpi monoclonali, codice ATC: L01FA03.
Meccanismo d’azione
Obinutuzumab è un anticorpo monoclonale ricombinante anti-CD20 di tipo II, umanizzato e glicoingegnerizzato, dell’isotipo IgG1, che agisce selettivamente sul segmento extracellulare dell’antigene transmembranico CD20 presente sulla superficie di linfociti B maturi e pre-B neoplastici e non, ma non su cellule staminali ematopoietiche, linfociti pro-B, plasmacellule normali o su altri tessuti normali. La glicoingegnerizzazione della regione Fc di obinutuzumab comporta un’affinità maggiore per i recettori FcɣRIII presenti sulle cellule effettrici del sistema immunitario, quali cellule NK (Natural Killer), macrofagi e monociti, rispetto agli anticorpi non glicoingegnerizzati.
In studi non clinici obinutuzumab induce la morte cellulare diretta, mediando la citotossicità cellulare anticorpo-dipendente (Antibody Dependent Cellular Cytotoxicity, ADCC) e la fagocitosi cellulare
anticorpo-dipendente (Antibody Dependent Cellular Phagocytosis, ADCP) attraverso il reclutamento delle cellule effettrici immunitarie positive per il recettore FcɣRIII. In vivo obinutuzumab media altresì una minore citotossicità complemento-dipendente (Complement Dependent Cytotoxicity, CDC). Rispetto agli anticorpi monoclonali di tipo I, obinutuzumab, un anticorpo monoclonale di tipo II, è caratterizzato da un potenziamento dell’induzione della morte cellulare diretta e una
riduzione della CDC ad una dose equivalente. Obinutuzumab, in quanto anticorpo glicoingegnerizzato, è caratterizzato da un potenziamento della ADCC e della ADCP rispetto agli anticorpi non glicoingegnerizzati ad una dose equivalente. Nei modelli animali obinutuzumab induce una potente deplezione dei linfociti B e un’efficacia antitumorale.
Nello studio clinico registrativo su pazienti con LLC (BO21004/CLL11), il 91% (40 su 44) dei pazienti valutabili trattati con Gazyvaro presentava deplezione dei linfociti B (definita come conta dei linfociti B CD19-positivi < 0,07 x 109/L) alla fine del periodo di trattamento e continuava a presentarla durante i primi 6 mesi di follow-up. Il recupero dei linfociti B è stato osservato entro 12-18 mesi di follow-up nel 35% (14 su 40) dei pazienti senza malattia progressiva e nel 13% (5 su 40) dei pazienti con malattia progressiva.
Nello studio clinico registrativo su pazienti con iLNH (GAO4753/GADOLIN), il 97% (171 su 176) dei pazienti valutabili trattati con Gazyvaro presentava deplezione dei linfociti B alla fine del periodo di trattamento e il 97% (61 su 63) ha continuato a presentarla per oltre 6 mesi dopo l’ultima dose. Il recupero dei linfociti B è stato osservato entro 12-18 mesi di follow-up nell’11% (5 su 46) dei pazienti valutabili.
Nello studio clinico registrativo in pazienti con NL (CA41705/REGENCY), il 99,2% (127 su 128) dei pazienti valutabili trattati con Gazyvaro presentava deplezione dei linfociti B (definita come conta dei linfociti B CD19+ < 10 cellule/µL) alla Settimana 4 e il 95% (117 su 123) presentava deplezione dei linfociti B alla Settimana 76. Sono state osservate riduzioni nei linfociti B naive circolanti, nei linfociti B di memoria e nei plasmablasti/plasmacellule entro la Settimana 4 e sono rimaste basse fino alla Settimana 76 dopo l'inizio del trattamento.
Efficacia e sicurezza clinica
Leucemia Linfatica Cronica
Uno studio clinico di Fase III, a tre bracci, a due fasi, randomizzato, in aperto, multicentrico, internazionale (BO21004/CLL11) che ha valutato l’efficacia e la sicurezza di Gazyvaro più clorambucile (GClb) rispetto a rituximab più clorambucile (RClb) o clorambucile (Clb) in monoterapia è stato condotto su pazienti affetti da LLC non pretrattata associata a comorbilità.
Prima dell’arruolamento i pazienti dovevano presentare LLC CD20-positiva documentata e le seguenti valutazioni (una o entrambe) in relazione alle condizioni mediche coesistenti: punteggio di comorbilità (indice CIRS) pari o superiore a 6 o compromissione della funzionalità renale valutata come Cl Cr
< 70 mL/min. Sono stati esclusi i pazienti con inadeguata funzionalità epatica (anomalie nei valori dei test di funzionalità epatica di Grado 3 [AST, ALT > 5 x ULN per oltre 2 settimane; bilirubina
> 3 x ULN] secondo i Criteri comuni di terminologia per gli eventi avversi del National Cancer Institute, NCI-CTCAE) e renale (Cl Cr < 30 mL/min). Sono stati esclusi i pazienti con un punteggio relativo alla compromissione di uno o più organi/apparati pari a 4, valutato in base alla definizione dell’indice CIRS, ad eccezione degli organi occhi, orecchie, naso, gola e laringe.
In totale sono stati randomizzati 781 pazienti in rapporto 2:2:1 al trattamento con Gazyvaro più clorambucile, rituximab più clorambucile o clorambucile in monoterapia. Lo stadio 1A ha messo a confronto Gazyvaro più clorambucile e clorambucile in monoterapia in 356 pazienti, mentre lo stadio 2 ha messo a confronto Gazyvaro più clorambucile e rituximab più clorambucile in
663 pazienti.
Nella maggioranza dei pazienti la somministrazione di Gazyvaro è avvenuta per via endovenosa alla dose iniziale di 1 000 mg al Giorno 1, 8 e 15 del primo ciclo di trattamento. Al fine di ridurre il tasso delle reazioni correlate all’infusione nei pazienti, è stata apportata una modifica e a 140 pazienti la prima dose di Gazyvaro è stata somministrata nell’arco di 2 giorni (Giorno 1 [100 mg] e Giorno 2 [900 mg]) (vedere paragrafo 4.2 e 4.4). Per ogni ciclo di trattamento successivo (Cicli 2-6), i pazienti hanno ricevuto Gazyvaro alla dose di 1 000 mg solo nel Giorno 1. Il clorambucile è stato somministrato per via orale alla dose di 0,5 mg/kg di peso corporeo il Giorno 1 e 15 di tutti i cicli di trattamento (1-6).
I dati demografici e le caratteristiche basali sono risultati ben distribuiti tra i bracci di trattamento. La maggioranza dei pazienti era caucasica (95%) e di sesso maschile (61%). L’età mediana era pari a 73 anni, con il 44% dei pazienti di età pari o superiore a 75 anni. Al basale il 22% dei pazienti presentava malattia in stadio di Binet A, il 42% in stadio di Binet B e il 36% in stadio di Binet C.
Il punteggio mediano di comorbilità è risultato pari a 8 e il 76% dei pazienti arruolati presentava un punteggio di comorbilità superiore a 6. La Cl Cr mediana stimata è stata pari a 62 mL/min e il 66% di tutti i pazienti presentava una Cl Cr < 70 mL/min. Il 42% dei pazienti arruolati presentava sia una Cl Cr < 70 mL/min sia un punteggio di comorbilità superiore a 6. Il 34% dei pazienti è stato arruolato sulla base del solo punteggio di comorbilità, mentre il 23% soltanto sulla base della compromissione della funzionalità renale.
Le condizioni mediche coesistenti riferite con maggiore frequenza (utilizzando un valore di cut-off pari o superiore al 30%) sono, in base alla classificazione MedDRA per sistemi e organi: patologie vascolari (73%), patologie cardiache (46%), patologie gastrointestinali (38%), disturbi del metabolismo e della nutrizione (40%), patologie renali e urinarie (38%), patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo (33%).
I risultati di efficacia nei pazienti con LLC non pretrattata sono riassunti nella Tabella 13. Nelle Figure 1-4 vengono mostrate le curve di Kaplan-Meier relative alla sopravvivenza libera da progressione (PFS) e alla sopravvivenza globale (OS).
Tabella 13 Riassunto dei dati di efficacia ottenuti dallo studio BO21004/CLL11
| Stadio 1A | Stadio 2 | |||
| Clorambucile N=118 | Gazyvaro + clorambucileN=238 | Rituximab + clorambucileN=330 | Gazyvaro + clorambucileN=333 | |
| Mediana del tempo di osservazione pari a 22,8 mesig | Mediana del tempo di osservazione pari a 18,7 mesig | |||
| Endpoint primario | ||||
| PFS valutata dallo sperimentatore (PFS-INV)a | ||||
| Numero (%) di pazienti con un evento | 96 (81,4%) 93 (39,1%) | 199 (60,3%) 104 (31,2%) | ||
| PFS mediana (mesi) | 11,1 26,7 | 15,2 26,7 | ||
| Hazard ratio (IC al 95%) | 0,18 [0,13; 0,24] | 0,39 [0,31; 0,49] | ||
| Valore p (test log-rank, stratificatob) | < 0,0001 | < 0,0001 | ||
| Endpoint secondari principali | ||||
| PFS valutata dall’IRC (PFS-IRC)a | ||||
| Numero (%) di pazienti con un evento | 90 (76,3%) 89 (37,4%) | 183 (55,5%) 103 (30,9%) | ||
| PFS mediana (mesi) | 11,2 27,2 | 14,9 26,7 | ||
| Hazard ratio (IC al 95%) | 0,19 [0,14; 0,27] | 0,42 [0,33; 0,54] | ||
| Valore p (test log-rank, stratificatob) | < 0,0001 | < 0,0001 | ||
| Tasso di risposta alla fine del trattamentoNumero di pazienti inclusi nell’analisiPazienti che hanno risposto al trattamento (%)Pazienti che non hanno risposto al trattamento (%)Differenza nel tasso di risposta, (IC al 95%)Valore p (test del chi quadrato)Numero di pazienti con risposta completac (%) | 118 238 | 329 333 | ||
| 37 (31,4%) 184 (77,3%) | 214 (65,0%) 261 (78,4%) | |||
| 81 (68,6%) 54 (22,7%) | 115 (35,0%) 72 (21,6%) | |||
| 45,95 [35,6; 56,3] | 13,33 [6,4; 20,3] | |||
| < 0,0001 | 0,0001 | |||
| 0 (0,0%) 53 (22,3%) | 23 (7,0%) 69 (20,7%) | |||
| Remissione molecolare alla fine del trattamentod | ||||
| Numero di pazienti inclusi nell’analisi | 90 168 | 244 239 | ||
| MRD-negativie (%) | 0 (0%) 45 (26,8%) | 6 (2,5%) 61 (25,5%) | ||
| MRD-positivif (%) | 90 (100%) 123 (73,2%) | 238 (97,5%) 178 (74,5%) | ||
| Differenza nei tassi di MRD, (IC al 95%) | 26,79 [19,5; 34,1] | 23,06 [17,0; 29,1] | ||
| Sopravvivenza libera da eventi | ||||
| N. (%) di pazienti con un evento | 103 (87,3%) 104 (43,7%) | 208 (63,0%) 118 (35,4%) | ||
| Tempo mediano all’evento (mesi) | 10,8 26,1 | 14,3 26,1 | ||
| Hazard ratio (IC al 95%) | 0,19 [0,14; 0,25] | 0,43 [0,34; 0,54] | ||
| Valore p (test log-rank, stratificatob) | < 0,0001 | < 0,0001 | ||
| Stadio 1A | Stadio 2 | |||
| Clorambucile N=118 | Gazyvaro + clorambucileN=238 | Rituximab + clorambucileN=330 | Gazyvaro + clorambucileN=333 | |
| Mediana del tempo di osservazione pari a 22,8 mesig | Mediana del tempo di osservazione pari a 18,7 mesig | |||
| Tempo al successivo trattamento anti-leucemico | ||||
| N. (%) di pazienti con un evento | 65 (55,1%) 51 (21,4%) | 86 (26,1%) 55 (16,5%) | ||
| Tempo mediano (mesi) | 14,8 NR | 30,8 NR | ||
| Hazard ratio (IC al 95%) | 0,24 [0,16; 0,35] | 0,59 [0,42; 0,82] | ||
| Valore p (test log-rank, stratificatob) | < 0,0001 | < 0,0018 | ||
| Sopravvivenza globale | ||||
| N. (%) di pazienti con un evento | 57 (48,3%) 93 (39,1%) | 147 (44,5%) 121 (36,3%) | ||
| Tempo mediano all’evento (mesi) | 66,7 NR | 73,1 NR | ||
| Hazard ratio (IC al 95%) | 0,68 [0,49; 0,94] | 0,76 [0,60; 0,97] | ||
| Valore p (test log-rank, stratificatob) | 0,0196 | 0,0245 | ||
IRC: (Independent Review Committee) Comitato di Revisione Indipendente; PFS: sopravvivenza libera da progressione; HR: hazard ratio; IC: Intervallo di Confidenza; MRD: Malattia Minima Residua; NR: non raggiunto.
a Definita come il tempo intercorso tra la randomizzazione e la prima occorrenza di progressione, recidiva o decesso per qualsiasi causa in base alla valutazione dello sperimentatore.
b Stratificato per stadio di Binet al basale.
c Comprende 11 pazienti nel braccio GClb con una risposta completa e presentanti un recupero incompleto della funzione midollare.
d Sangue e midollo osseo in combinazione.
e La negatività per MRD è definita come risultato inferiore a 0,0001.
f Comprende i pazienti MRD-positivi e i pazienti con progressione di malattia o deceduti prima della fine del trattamento.
g Il tempo mediano di osservazione relativo ai dati di sopravvivenza globale (OS) corrisponde a un tempo mediano di osservazione di 62,5 mesi nello Stadio 1A e a un tempo mediano di osservazione di 59,4 mesi nello Stadio 2.
Risultati delle analisi di sottogruppo
I risultati in termini di sopravvivenza libera da progressione (PFS) nell’analisi dei sottogruppi (ossia sesso, età, stadio di Binet, Cl Cr, punteggio CIRS, beta-2 microglobulina, stato mutazionale di IGVH, anomalie cromosomiche, conta linfocitaria al basale) erano coerenti con quelli osservati nella popolazione ITT (Intent-to-Treat) globale. In tutti i sottogruppi il rischio di progressione della malattia o decesso era ridotto nel braccio GClb rispetto al braccio RClb e al braccio Clb ad eccezione del sottogruppo di pazienti con delezione 17p. Nel piccolo sottogruppo di pazienti con delezione 17p è stato osservato solo un trend positivo rispetto al braccio Clb (HR=0.42, p=0.0892), mentre nessun beneficio è stato osservato rispetto al braccio RClb. Per i sottogruppi la riduzione del rischio di progressione della malattia o di decesso era compresa tra il 92% e il 58% per il braccio GClb rispetto al braccio Clb e tra il 72% e il 29% per il braccio GClb rispetto al braccio RClb.
Figura 1. Curva di Kaplan-Meier relativa alla PFS valutata dallo sperimentatore per lo Stadio 1A in pazienti con LLC (studio BO21004/CLL11)
Figura 2. Curva di Kaplan-Meier relativa alla OS per lo Stadio 1A in pazienti con LLC (studio BO21004/CLL11)
Figura 3. Curva di Kaplan-Meier relativa alla PFS valutata dallo sperimentatore per lo Stadio 2 in pazienti con LLC (studio BO21004/CLL11)
Figura 4 Curva di Kaplan-Meier relativa alla OS per lo Stadio 2 in pazienti con LLC (studio BO21004/CLL11)
Qualità della vita
Nei questionari per la valutazione della qualità della vita in pazienti oncologici (QLQ-C30) e in pazienti affetti da LLC (QLQ-CLL-16) condotti durante il periodo di trattamento non sono state riscontrate differenze sostanziali in alcuna delle sottoscale. I dati rilevati durante il follow-up, in particolare per il braccio trattato con clorambucile in monoterapia, sono limitati. Tuttavia, finora non sono state individuate differenze significative in termini di qualità della vita durante il follow-up.
Le valutazioni di qualità della vita correlate alla salute (HRQoL), specifiche per l’affaticamento durante l’intero periodo di trattamento, non mostrano differenze statisticamente significative, suggerendo che l’aggiunta di Gazyvaro a un regime contenente clorambucile non provoca alcun aumento dell’insorgenza di affaticamento nei pazienti.
Linfoma follicolare
Linfoma follicolare non pretrattato (studio BO21223/GALLIUM)
Nell’ambito di uno studio clinico di fase III, in aperto, multicentrico e randomizzato (BO21223/GALLIUM) sono stati valutati 1202 pazienti con LF avanzato di Grado 1-3a (malattia bulky in stadio II, stadio III/IV) non pretrattato. I pazienti con LF di Grado 3b sono stati esclusi dallo studio. I pazienti sono stati randomizzati in rapporto 1:1 al trattamento con Gazyvaro (n=601 pazienti) o rituximab (n=601 pazienti) in associazione a chemioterapia (bendamustina, CHOP o CVP), seguito da Gazyvaro o rituximab in mantenimento nei pazienti che hanno ottenuto una risposta completa o parziale.
Gazyvaro è stato somministrato mediante infusione endovenosa a una dose da 1 000 mg i Giorni 1, 8 e 15 del Ciclo 1 e il Giorno 1 dei cicli successivi. Nel complesso, sono stati somministrati sei cicli di Gazyvaro (ogni 28 giorni) in associazione a sei cicli di bendamustina e otto cicli di Gazyvaro (ogni
21 giorni) in associazione a sei cicli di CHOP od otto cicli di CVP. Gazyvaro è stato somministrato prima della chemioterapia. Quando associata a Gazyvaro, bendamustina è stata somministrata per via endovenosa i Giorni 1 e 2 di tutti i cicli di trattamento (Cicli 1-6) a 90 mg/m2/die. CHOP e CVP sono stati somministrati secondo la posologia standard. Dopo i Cicli 6-8 in associazione a chemioterapia, i pazienti responsivi sono stati trattati con Gazyvaro come terapia di mantenimento ogni 2 mesi fino alla progressione della malattia o per un periodo massimo di 2 anni.
I dati demografici e le caratteristiche basali della popolazione di pazienti risultavano ben bilanciati tra i bracci di trattamento. L’età mediana era pari a 59 anni, l’ 81% dei pazienti era caucasico, il 53% era di sesso femminile e il 79% presentava un punteggio FLIPI ≥ 2. Il 7% era in Stadio II (bulky), il 35% in Stadio III e il 57% in stadio IV. Il 44% era affetto da malattia bulky (> 7 cm) e al basale rispettivamente il 34% e il 97% dei soggetti manifestavano almeno un sintomo B e un performance status ECOG di 0-1. Il 57% dei pazienti è stato trattato con chemioterapia a base di bendamustina, il 33% con chemioterapia CHOP e il 10% con chemioterapia CVP.
Nella Tabella 14 sono sintetizzati i risultati di efficacia dei pazienti con LF non pretrattato, mentre nella Figura 5 sono riportate le curve di Kaplan-Meier per la sopravvivenza libera da progressione (PFS).
Tabella 14 Riassunto dei dati di efficacia ottenuti nei pazienti con LF non pretrattato dello studio BO21223/GALLIUM
| Rituximab + chemioterapia seguito da rituximab, in mantenimentoN=601 | Gazyvaro + chemioterapia seguito da Gazyvaro, in mantenimentoN=601 | ||
| Endpoint primario | |||
| PFS valutata dallo sperimentatore§ (PFS-INV), analisi primaria | |||
| Numero (%) di pazienti con evento | 144 (24,0%) | 101 (16,8%) | |
| Hazard ratio [IC al 95%] | 0,66 [0,51; 0,85] | ||
| Valore p (test log-rank, stratificato*) | 0,0012 | ||
| PFS stimata a 3 anni [%] [IC al 95%] | 73,3[68,8; 77,2] | 80,0[75,9; 83,6] | |
| PFS-INV, analisi finale§§ | |||
| Numero (%) di pazienti con evento | 244 (40,6%) | 206 (34,3%) | |
| Hazard ratio [IC al 95%] | 0,77 [0,64; 0,93] | ||
| Valore p (test log-rank, stratificato*) | 0,0055 | ||
| Stima PFS a 3 anni [%] | 75,5 | 82,4 | |
| [IC al 95%] | [71,8; 78,9] | [79,0; 85,3] | |
| Stima PFS a 7 anni [%] | 55,7 | 63,4 | |
| [IC al 95%] | [51,3; 59,9] | [59,0; 67,4] | |
| Endpoint principali | |||
| PFS valutata dall’IRC (PFS-IRC), analisi primaria | |||
| Numero (%) di pazienti con evento | 125 (20,8%) | 93 (15,5%) | |
| Hazard ratio [IC al 95%] | 0,71 [0,54; 0,93] | ||
| Valore p (test log-rank, stratificato*) | 0,0138 | ||
| Tempo alla successiva terapia anti-linfoma#, analisi primaria | |||
| Numero (%) di pazienti con evento | 111 (18,5%) | 80 (13,3%) | |
| Hazard ratio [IC al 95%] | 0,68 [0,51; 0,91] | ||
| Valore p (test log-rank, stratificato*) | 0,0094 | ||
| Sopravvivenza globale#, analisi primaria | |||
| Numero (%) di pazienti con evento | 46 (7,7%) | 35 (5,8%) | |
| Hazard ratio [IC al 95%] | 0,75 [0,49; 1,17] ¶ | ||
| Valore p (test log-rank, stratificato*) | 0,21¶ | ||
| Rituximab + chemioterapia seguito da rituximab, in mantenimentoN=601 | Gazyvaro + chemioterapia seguito da Gazyvaro, in mantenimentoN=601 | |
| Sopravvivenza globale, analisi finale §§Numero (%) di pazienti con eventoHazard ratio [IC al 95%]Valore p (test log-rank, stratificato*) | 86 (14,3%) 76 (12,6%)0,86 [0,63; 1,18]0,36 | |
| Tasso di risposta globale** alla fine dell’induzione‡ (valutato dall’INV, TC) #, analisi primaria | ||
| Pazienti responsivi (%) (CR, PR) | 522 (86,9%) 532 (88,5%) | |
| Differenza nel tasso di risposta (%) [IC al 95%] | 1,7% [-2,1%; 5,5%] | |
| Valore p (test Cochran-Mantel-Haenszel) | 0,33 | |
| Risposta completa (CR) | 143 (23,8%) 117 (19,5%) | |
| Risposta parziale (PR) | 379 (63,1%) 415 (69,1%) | |
IRC: (Independent Review Committee) comitato di revisione indipendente; PFS: sopravvivenza libera da progressione; IC: intervallo di confidenza
* I fattori di stratificazione erano il regime chemioterapico, il gruppo di rischio FLIPI per il linfoma follicolare e la regione geografica.
§Livello di significatività a quest’analisi ad interim/analisi primaria dell’efficacia: 0,012, data limite (cut-off) 31 gennaio 2016, tempo mediano di osservazione 34/35 mesi
§§ Analisi finale, data limite (cut-off) 30 luglio 2021, tempo mediano di osservazione 94 mesi
¶ Dati non ancora maturi: al momento dell’analisi la mediana non è stata raggiunta. # non corretto per la multiplicità
** Valutazione secondo i criteri modificati di Cheson del 2007.
‡ Fine dell’induzione = fine della fase di induzione, escluso il mantenimento in monoterapia.
Figura 5 Curva di Kaplan-Meier relativa alla sopravvivenza libera da progressione valutata dall’INV in pazienti con LF non pretrattato (studio BO21223/GALLIUM), analisi finale*
R-Chemo: Rituximab più chemioterapia, G-Chemo: Gazyvaro più chemioterapia, HR: hazard ratio, IC: intervallo di confidenza *Analisi finale, data cut-off 30 luglio 2021, tempo mediano di osservazione 94 mesi
Risultati delle analisi di sottogruppo
I risultati delle analisi di sottogruppo (non corretto per la multiplicità) si sono rivelati tendenzialmente compatibili con quelli osservati nella popolazione con LF, a riprova della solidità dell’esito globale (analisi primaria, data limite (cut-off) 31 gennaio 2016). I sottogruppi valutati includevano IPI, FLIPI, malattia bulky, sintomi B al basale, stadio Ann Arbor ed ECOG al basale. Nei pazienti con punteggio FLIPI 0-1 (basso rischio), non si sono osservate differenze fra Gazyvaro più chemioterapia e rituximab più chemioterapia (PFS valutata dagli investigatori HR 1,17 (IC al 95% :0,63;2,19, 40 eventi PFS).
Questo sottogruppo comprende il 21% (253/1202) della popolazione ITT nella sottopopolazione LF (linfoma follicolare) e ha avuto il 16,3% (40/245) degli eventi di PFS. Le analisi esplorative di sottogruppo sulla PFS tra i regimi chemioterapici (bendamustina, CHOP e CVP) si sono dimostrate compatibili con i risultati registrati nella popolazione trattata con Gazyvaro più chemioterapia. Gli hazard ratio osservati in funzione del sottogruppo chemioterapico erano i seguenti; CHOP (n = 398): hazard ratio 0,77 (IC al 95%: 0,50, 1,20), CVP (n =118): hazard ratio 0,63 (IC al 95%: 0,32, 1,21) e
bendamustina (n = 686): hazard ratio 0,61 (IC al 95%: 0,43, 0,86).
Esiti riferiti dai pazienti
In base al questionario FACT-Lym somministrato durante le fasi di trattamento e follow-up, i pazienti di entrambi i bracci di trattamento hanno manifestato miglioramenti clinicamente significativi dei sintomi correlati al linfoma, definiti come un aumento ≥ 3 punti rispetto al basale sulla sottoscala Linfoma, ≥ 6 punti rispetto al basale nel punteggio FACT Lym TOI e ≥ 7 punti rispetto al basale nel punteggio totale FACT Lym. I punteggi di utilità EQ-5D sono risultati simili al basale, durante il trattamento e nel corso del follow-up. Tra i bracci non sono state osservate differenze significative nei parametri di HRQOL o relativi alle condizioni di salute.
A causa del disegno dello studio in aperto, gli esiti riferiti dai pazienti devono essere interpretati con cautela.
Pazienti con linfoma follicolare non responsivi o andati incontro a progressione durante o fino a 6 mesi dopo il trattamento con rituximab o con un regime contenente questo agente (studio GAO4753g/GADOLIN)
In uno studio clinico di fase III, in aperto, multicentrico, randomizzato (GAO4753g/GADOLIN), sono stati valutati 396 pazienti affetti da iLNH che non hanno risposto o che hanno progredito durante o dopo 6 mesi dall’ultima dose di trattamento con rituximab o un regime contenente rituximab (incluso rituximab in monoterapia come parte del trattamento di induzione o del mantenimento).
I pazienti sono stati randomizzati 1: 1 a ricevere solo bendamustina (B) (n = 202) o Gazyvaro in associazione con bendamustina (G + B) (n = 194) per 6 cicli, ciascuno di 28 giorni di durata. I pazienti nel braccio G +B che non avevano avuto progressione di malattia (es. pazienti con risposta completa (CR), risposta parziale (PR) o malattia stabile (SD)) al termine dell'induzione hanno continuato a ricevere Gazyvaro in mantenimento, una volta ogni due mesi per due anni o fino alla progressione della malattia (a seconda di quello che si verifica prima). I pazienti sono stati stratificati in base alla regione, al sottotipo di iLNH (follicolare vs. non follicolare), alla refrattarietà a rituximab (sia refrattario a precedente trattamento con rituximab in monoterapia o rituximab in associazione a chemioterapia) e al numero di precedenti terapie (≤ 2 vs > 2).
I dati demografici e le caratteristiche al basale erano ben bilanciati tra i bracci di trattamento (età media 63 anni, la maggior parte erano caucasici [88%] e di sesso maschile [58%]). La maggior parte dei pazienti aveva linfoma follicolare (81%). Il tempo mediano dalla diagnosi iniziale era di 3 anni e il numero mediano di precedenti terapie era 2 (range da 1 a 10). Il 44% dei pazienti aveva ricevuto una precedente terapia e il 34% dei pazienti aveva ricevuto 2 terapie precedenti.
Gazyvaro è stato somministrato per infusione con una dose di 1 000 mg nei Giorni 1, 8 e 15 del Ciclo 1, il Giorno 1 dei Cicli 2-6 e, nei pazienti che non hanno avuto progressione della malattia, una volta ogni due mesi per due anni o fino alla progressione della malattia (a seconda di quello che si verifica prima). Bendamustina è stata somministrata per via endovenosa nei Giorni 1 e 2 per tutti i cicli di trattamento (Cicli 1-6) a 90 mg/m2/die, quando somministrata in associazione con Gazyvaro o 120 mg/m2/die, quando somministrata da sola. Nei pazienti trattati con G + B, il 79,4% ha ricevuto tutti i sei cicli di trattamento rispetto al 66,7% dei pazienti nel braccio B.
L’analisi primaria basata sulla valutazione del Comitato di Revisione Indipendente (IRC) ha dimostrato una riduzione statisticamente significativa, del 45%, del rischio di progressione della malattia o di morte, in pazienti con iLNH che hanno ricevuto G + B seguito da mantenimento con Gazyvaro, rispetto ai pazienti che hanno ricevuto solo bendamustina. La riduzione del rischio di progressione della malattia o di morte osservata in pazienti con iLNH è guidata dal sottogruppo di pazienti affetti da LF.
La maggior parte dei pazienti nello studio GAO4753g aveva LF (81,1%). I risultati di efficacia dell’analisi primaria nella popolazione con LF sono indicati nella Tabella 15 e nelle Figure 6 e 8. L’11,6% dei pazienti aveva linfoma della zona marginale (MZL) e il 7,1% aveva linfoma linfocitico a piccole cellule (SLL). Nella popolazione con linfoma non follicolare, l’HR della PFS valutata dall’IRC si è attestato a 0,94 [IC al 95%: 0,49, 1,90]. Non è stato possibile trarre conclusioni definitive sull’efficacia nelle sottopopolazioni con MZL e SLL.
All’analisi finale, il tempo mediano di osservazione è stato di 45,9 mesi (range: 0-100,9 mesi) nei pazienti con LF del braccio B e di 57,3 mesi (range: 0,4-97,6 mesi) nei pazienti del braccio G+B, tra i quali si contano 25,6 e 35,2 mesi aggiuntivi di follow-up mediano rispettivamente nei bracci B e G+B dall’analisi primaria. All’analisi finale sono stati riportati soltanto gli endpoint valutati dallo sperimentatore (INV), in quanto le valutazioni dell’IRC non sono proseguite. Nel complesso, i risultati di efficacia valutati dallo sperimentatore erano in linea con quanto osservato nell’analisi primaria. Con un follow-up più lungo, la sopravvivenza globale (OS) nei pazienti con LF è risultata stabile (vedere Figura 7); l’HR del rischio di decesso si è attestato a 0,71 (IC al 95%: 0,51, 0,98).
Tabella 15 Riassunto dell’analisi primaria di efficacia nei pazienti con LF# dello studio GAO4753g/GADOLIN
| Bendamustina N=166 | Gazyvaro + Bendamustina seguito da Gazyvaro in mantenimentoN= 155 | |
| Mediana del tempo di osservazione: 20 mesi | Mediana del tempo di osservazione: 22 mesi | |
| Endpoint primario nella popolazione con LF | ||
| PFS valutata dall’IRC (PFS-IRC) | ||
| Numero (%) di pazienti con un evento | 90 (54,2%) | 54 (34,8%) |
| Mediana del tempo all’evento (mesi, IC al 95%) | 13.8 (11,4; 16.2) | NR (22,5;-) |
| HR (IC al 95%) | 0.48 (0,34; 0,68) | |
| Valore p (test log-rank, stratificato*) | < 0,0001 | |
| Endpoint secondari | ||
| PFS valutata dallo sperimentatore (PFS-INV)a | ||
| Numero (%) di pazienti con un evento | 102 (61,4%) | 62 (40,0%) |
| Mediana del tempo all’evento (mesi, IC al 95%) | 13.7 (11,0; 15,5) | 29,2 (17,5;-) |
| HR (IC al 95%) | 0,48 (0,35; 0,67) | |
| Valore p (test log-rank, stratificato*) | < 0,0001 | |
| Migliore risposta globale (BOR) (valutata | ||
| dall’IRC)§ | ||
| Numero di pazienti inclusi nell’analisi | 161 | 153 |
| Pazienti che hanno risposto al trattamento (%) | ||
| (RC/RP) | 124 (77,0%) | 122 (79,7%) |
| Differenza di tasso di risposta (IC al 95%) | 2,72 (-6,74; 12,18) | |
| Valore p (test Cochran-Mantel-Haenszel) | 0,6142 | |
| Pazienti con risposta completa (%) | 31 (19,3%) | 24 (15,7%) |
| Pazienti con risposta parziale (%) | 93 (57,8%) | 98 (64,1%) |
| Pazienti con malattia stabile (%) | 18 (11,2%) | 13 (8,5%) |
| Durata della risposta (DOR) (valutata dall’IRC) | ||
| Numero di pazienti inclusi nell’analisi | 127 | 122 |
| Numero di pazienti con eventi (%) | 74 (58,3%) | 36 (29,5%) |
| Durata mediana (mesi) DOR (IC al 95%) | 11.9 (8,8; 13,6) | NR (25,4;-) |
| HR (IC al 95%) | 0,36 (0,24; 0,54) | |
| Bendamustina N=166 | Gazyvaro + Bendamustina seguito da Gazyvaro in mantenimentoN= 155 | |
| Mediana del tempo di osservazione: 20 mesi | Mediana del tempo di osservazione: 22 mesi | |
| Sopravvivenza globale | ||
| Numero di pazienti con eventi (%) | 36 (21,7%) 25 (16,1%) | |
| Tempo mediano all’evento (mesi) | NR NR | |
| HR (IC al 95%) | 0,71 (0,43; 1,19) | |
| Valore p (test log-rank, stratificato*) | 0,1976 | |
IRC (Independent Review Committee): Comitato di Revisione Indipendente; PFS: sopravvivenza libera da progressione; HR: hazard ratio; IC: Intervallo di Confidenza;
NR = Non Raggiunta
# Pazienti con LF non responsivi o andati incontro a progressione durante o fino a 6 mesi dopo il trattamento con rituximab o con un regime contenente questo agente
* Fattori di stratificazione per l’ analisi sono stati la refrattarietà (rituximab in monoterapia vs rituximab + chemioterapia) e numero di terapie precedenti (≤ 2 vs > 2). Un ulteriore fattore di stratificazione per lo studio è stato linfoma follicolare vs linfoma non follicolare, ma non è applicabile nell’analisi del sottogruppo di pazienti con LF.
§ Migliore risposta entro 12 mesi dall’inizio del trattamento
Figura 6 Curva di Kaplan-Meier relativa alla PFS valutata dall’IRC in pazienti con LF# (studio GAO4753g/GADOLIN)
# Pazienti con LF non responsivi o andati incontro a progressione durante o fino a 6 mesi dopo il trattamento con rituximab o con un regime contenente questo agente
Figura 7 Curva di Kaplan-Meier relativa alla sopravvivenza globale in pazienti con LF all’analisi finale (studio GAO4753g/GADOLIN)
Risultati delle analisi dei sottogruppi
I risultati delle analisi di sottogruppo sono stati complessivamente, in linea con i risultati osservati nella popolazione con LF, confermando la robustezza del risultato complessivo.
Figura 8 PFS valutata dall’IRC per sottogruppi di pazienti con LF*# (studio GAO4753g/GADOLIN)
* Analisi pre-specificate effettuate sulla popolazione intent-to-treat (ITT) sono state ripetute sulla popolazione con LF; l’analisi della doppia refrattarietà (ossia paziente che non risponde al trattamento o paziente con progressione della malattia durante o entro 6 mesi dall'ultima dose di un regime a base di agenti alchilanti) è stata esplorativa.
# Pazienti con LF non responsivi o andati incontro a progressione durante o fino a 6 mesi dopo il trattamento con rituximab o con un regime contenente questo agente
Studio MO40597 (GAZELLE) sull’infusione di breve durata
La sicurezza dell’infusione di breve durata (circa 90 minuti) (SDI) di obinutuzumab somministrato in associazione a chemioterapia CHOP, CVP o con bendamustina, è stata valutata in uno studio multicentrico, in aperto e a braccio singolo, su 113 pazienti con linfoma follicolare avanzato non trattato in precedenza (studio MO40597/GAZELLE).
I pazienti hanno ricevuto nei Giorni 1, 8 e 15 del Ciclo 1, il primo ciclo di obinutuzumab alla velocità di infusione standard. Ai pazienti che durante il primo ciclo non hanno manifestato IRR di Grado ≥ 3 è stata somministrata la SDI a partire dal Ciclo 2.
Il criterio di valutazione primario (endpoint primario) dello studio era la percentuale di pazienti che, durante il Ciclo 2, manifestava una IRR di Grado ≥ 3 in associazione alla SDI tra coloro che in precedenza, durante il Ciclo 1, avevano ricevuto 3 somministrazioni di obinutuzumab alla velocità di infusione standard, senza manifestare IRR di Grado ≥ 3.
Tra i pazienti che, al Ciclo 2, hanno ricevuto la SDInon sono state osservate IRR di Grado ≥ 3. Dopo il Ciclo 2, solo un paziente ha manifestato una IRR di Grado 3 (ipertensione al Ciclo 5). Vedere paragrafo 4.8 “Effetti indesiderati”.
Esiti riferiti dai pazienti
A causa del disegno dello studio in aperto, gli esiti riferiti dai pazienti devono essere interpretati con cautela.Sulla base del questionario FACT- Lym e dell’indice della scala EQ-5D raccolti durante il trattamento e durante i periodi di follow-up, la qualità della vita correlata alla salute è stata generalmente mantenuta nello studio registrativo con nessuna differenza significativa tra i bracci.
Tuttavia, nei pazienti con LF l’aggiunta di Gazyvaro al trattamento con bendamustina ha ritardato il tempo di peggioramento della qualità della vita connessa alla salute, come misurato dal punteggio TOI FACT- Lym di 2,2 mesi (mediana di 5,6 mesi rispetto a 7,8 mesi B e G+B, rispettivamente HR = 0,83; IC al 95%: 0,60; 1,13).
Nefrite lupica
Uno studio di Fase III, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, a gruppi paralleli, multicentrico (CA41705/REGENCY) è stato condotto in pazienti con nefrite lupica di Classe ISN/RPS 2003 III o IV, con o senza concomitante Classe V, trattati con terapia standard costituita da micofenolato mofetile (MMF) e corticosteroidi.
I pazienti presentavano una NL attiva o attiva/cronica di Classe ISN/RPS 2003 III o IV, con o senza concomitante Classe V proliferativa, determinata mediante biopsia renale, anticorpi antinucleo (ANA) positivi in corso o pregressi, rapporto proteine/creatinina nelle urine (UPCR) ≥ 1 g/g e avevano ricevuto almeno una dose di metilprednisolone in bolo e.v. (≥ 250 mg) o un trattamento equivalente per la NL durante lo screening o nei 6 mesi precedenti.
Sono stati esclusi i pazienti con eGFR < 30 mL/min/1,73 m2 o che necessitavano di dialisi o trapianto, con sclerosi in > 50% dei glomeruli da biopsia renale, presenza di glomerulonefrite rapidamente progressiva, evidenza di infezione attiva, trattamento anti-CD20 < 9 mesi prima o durante lo screening o in trattamento con ciclofosfamide, tacrolimus, ciclosporina o voclosporina entro 2 mesi dallo screening o durante lo screening.
In totale sono stati randomizzati 271 pazienti in rapporto 1:1 al trattamento con Gazyvaro 1 000 mg o placebo per via endovenosa in associazione a MMF 2-2,5 g/die e un ciclo di corticosteroidi con dosaggio a scalare, e sono stati valutati nell’arco di 76 settimane. I pazienti randomizzati al trattamento con Gazyvaro sono stati ulteriormente randomizzati in rapporto 1:1 a ricevere Gazyvaro 1 000 mg e.v. il Giorno 1 delle Settimane 2, 24, 26, 50 e 52 (braccio 1) o Gazyvaro 1 000 mg e.v. il
Giorno 1 delle Settimane 2, 24, 26 e 52 (braccio 2). La Tabella 16 riporta la totalità dei dati di efficacia di Gazyvaro di entrambi i bracci di trattamento combinati.
Tutti i pazienti hanno ricevuto prednisone per via orale alla dose di 0,5 mg/kg/die (massimo
60 mg/die), che è stata mantenuta fino alla Settimana 2. A partire dal Giorno 15, il prednisone è stato ridotto gradualmente per raggiungere una dose target di 5 mg/die entro la Settimana 24. Il prednisone è stato mantenuto a una dose bassa (5 mg/die) dalla Settimana 24 alla Settimana 80.
L’età mediana dei pazienti era pari a 31 anni; l’84,5% era di sesso femminile, il 57,6% erano ispanici o latini, il 47,6% erano bianchi, il 14,8% neri o afroamericani. La distribuzione dei pazienti in base alla classe della biopsia renale era la seguente: 39,5% Classe III, 60,5% Classe IV, 31,4% concomitante Classe V. L’eGFR medio (DS) al basale era pari a 102,3 (±30,8) mL/min/1,73 m2. La UPCR media (DS) al basale era di 3,34 (±2,87) mg/mg, con il 42,2% dei pazienti che presentava UPCR ≥ 3 mg/mg al basale. Al basale, il 17% dei pazienti presentava una compromissione renale lieve (eGFR da 60 a 90 mL/min/1,73 m2) e l’11,4% moderata (eGFR da 30 a < 60 mL/min/1,73 m2).
La misura dell'esito primario era la percentuale di pazienti che avevano ottenuto una risposta renale completa (CRR) alla Settimana 76, definita come soddisfacente di tutti i seguenti criteri:
UPCR < 0,5 g/g; tasso di filtrazione glomerulare stimato (eGFR)≥ 85% del basale, calcolato utilizzando l’equazione del 2009 Chronic Kidney Disease Epidemiology Collaboration (CKD-EPI); senza che si verificassero i seguenti eventi intercorrenti: terapia di salvataggio, fallimento del trattamento, decesso o ritiro anticipato dallo studio.
Le principali misure dell’esito secondario includevano: percentuale di pazienti che hanno raggiunto la CRR con successo nella riduzione del prednisone alla Settimana 76, percentuale di pazienti che avevano ottenuto una risposta proteinurica alla Settimana 76 e percentuale di pazienti che erano deceduti o avevano sviluppato eventi renali fino alla Settimana 76.
Risultati
La percentuale di pazienti con nefrite lupica che hanno ottenuto la CRR alla Settimana 76 è stata significativamente maggiore (46,4%) nei pazienti trattati con Gazyvaro in associazione con la terapia standard rispetto ai pazienti che hanno ricevuto placebo più terapia standard (33,1%). I risultati di efficacia sono riassunti nella Tabella 16.
Tabella 16 Risultati di efficacia negli adulti con nefrite lupica (REGENCY/CA41705)
| Placebo + terapia standard^ (N=136) | Gazyvaro + terapia standard^ (N=135) | ||
| Endpoint primario | |||
| CRR alla Settimana 76 (%) | 33,1 | 46,4 | |
| Differenza tra i trattamenti (IC | 13,40 [1,95; 24,84] | ||
| al 95%) | |||
| Valore p | 0,0232 | ||
| Componenti della CRR: | |||
| UPCR < 0,5 | 49 (36,0%) | 64 (47,4%) | |
| eGFR ≥ 85% del basale | 103 (75,7%) | 113 (83,7%) | |
| Nessuna occorrenza di | 102 (75,0%) | 120 (88,9%) | |
| eventi intercorrenti | |||
| Endpoint secondari principali | |||
| CRR con riduzione a scalare del | 30,9 | 42,7 | |
| prednisone riuscita alla | |||
| Settimana 76 (%)* | |||
| Differenza tra i trattamenti (IC | 11,88 [0,57; 23,18] | ||
| al 95%) | |||
| Valore p | 0,0421 | ||
| Risposta proteinurica alla | 41,9 | 55,5 | |
| Settimana 76 (%)# | |||
| Differenza tra i trattamenti (IC | 13,68 [2,01; 25,36] | ||
| al 95%) | |||
| Valore p | 0,0227 | ||
CRR: risposta renale completa; IC: intervallo di confidenza; UPCR: rapporto proteine/creatinina nelle urine; eGFR: tasso di filtrazione glomerulare stimato
^micofenolato mofetile (MMF) e corticosteroidi*CRR alla Settimana 76 senza ricevere prednisone a scalare > 7,5 mg/die o equivalente dalla Settimana 64 alla Settimana 76
#UPCR < 0,8 g/g alla Settimana 76 e nessuna occorrenza dei seguenti eventi intercorrenti: terapia di salvataggio, fallimento del trattamento, decesso o ritiro anticipato dallo studioImmunogenicità
I risultati del saggio di immunogenicità sono altamente dipendenti da numerosi fattori, tra cui sensibilità e specificità, metodologia, robustezza del saggio alle quantità di Gazyvaro/anticorpo in circolo, trattamento del campione, momento di prelievo del campione, medicinali concomitanti e malattia pregressa. Per questi motivi il confronto dell’incidenza di anticorpi anti-Gazyvaro con l’incidenza di anticorpi contro altri medicinali può essere fuorviante.
I pazienti nello studio registrativo BO21004/CLL11 sulla LLC sono stati valutati in diversi momenti per individuare la presenza di anticorpi antiterapeutici (ATA) anti-Gazyvaro. Nel gruppo di pazienti trattati con Gazyvaro, 8 su 140 nella fase randomizzata e 2 su 6 nella fase di run-in sono risultati positivi al test per il rilevamento degli ATA a 12 mesi di follow-up. Nessuno di questi pazienti ha sviluppato reazioni anafilattiche o di ipersensibilità ritenute correlate agli ATA e la risposta clinica non è stata influenzata.
Nessun HAHA (Human Anti-Human Antibody) post-basale è stato osservato in pazienti con iLNH trattati nello studio GAO4753g/GADOLIN. Nello studio BO21223/GALLIUM, 1/565 dei pazienti (0,2% dei pazienti con una valutazione post-basale) ha sviluppato HAHA al completamento dell’induzione. Mentre il significato clinico di HAHA non è conosciuto, una correlazione potenziale fra HAHA e decorso clinico non può essere esclusa.
Nei pazienti trattati con Gazyvaro negli studi sulla NL, un totale di 12 su 200 (6%) ha avuto almeno un campione ADA-positivo registrato in un qualsiasi momento durante gli studi. Sei (3%) soggetti presentavano campioni ADA-positivi registrati al basale. Due dei 6 pazienti ADA-positivi al basale sono rimasti ADA-positivi per tutta la durata degli studi, 1 aveva un singolo campione post-basale che era ADA-positivo e nei restanti 3 pazienti tutti i campioni post-basale erano ADA-negativi. Sei (3%) pazienti per i quali il campione al basale era ADA-negativo avevano un titolo ADA-positivo post-basale (ADA indotti dal trattamento).
Nessuno dei 12 pazienti con titoli ADA-positivi ad un qualsiasi momento durante il periodo di trattamento ha manifestato una IRR o una reazione anafilattica o da ipersensibilità durante lo studio.
Popolazione pediatrica
L’Agenzia europea per i medicinali ha previsto l’esonero dall’obbligo di presentare i risultati degli studi con Gazyvaro in tutti i sottogruppi della popolazione pediatrica per la LLC e il LF (vedere paragrafo 4.2 per informazioni sull’uso pediatrico).
L’Agenzia europea per i medicinali ha rinviato l’obbligo di presentare i risultati degli studi con Gazyvaro in uno o più sottogruppi della popolazione pediatrica per il lupus eritematoso sistemico, inclusa la NL (vedere paragrafo 4.2 per informazioni sull’uso pediatrico).
È stato sviluppato un modello farmacocinetico (Pharmacokinetics, PK) di popolazione per l’analisi dei dati farmacocinetici in 469 pazienti affetti da iLNH, 342 pazienti affetti da LLC e 130 pazienti affetti da linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) partecipanti a studi di fase I, II e III e trattati con obinutuzumab da solo o in associazione a chemioterapia.
È stato sviluppato un modello farmacocinetico di popolazione per analizzare i dati farmacocinetici in 196 pazienti con NL arruolati negli studi di fase II e di fase III e trattati con obinutuzumab.
Assorbimento
Obinutuzumab è somministrato per via endovenosa, pertanto l’assorbimento non è applicabile. Non sono stati effettuati studi su altre vie di somministrazione. In base al modello farmacocinetico di popolazione dopo l’infusione del Giorno 1 del Ciclo 6 nei pazienti affetti da LLC il valore mediano stimato per Cmax è stato pari a 465,7 μg/mL e il valore per AUC(τ) è stato pari a 8961 μg•d/mL e in pazienti affetti da iLNH il valore medio stimato per Cmax è stato pari a 539,3 μg/mL e il valore per AUC(τ) è stato pari 10956 μg•d/mL. In base al modello farmacocinetico di popolazione nei pazienti affetti da NL, la Cmax mediana stimata allo stato stazionario è stata di 468 µg/mL e l’AUC allo stato stazionario è stata di 8 740 µg·d/mL.
Distribuzione
Dopo la somministrazione endovenosa il volume di distribuzione del comparto centrale (2,98 L in pazienti affetti da LLC, 2,97 L in pazienti con iLNH e 2,22 L in pazienti con NL) risulta prossimo al volume sierico, indicando che la distribuzione si limita in gran parte al plasma e al liquido interstiziale.
Biotrasformazione
Il metabolismo di obinutuzumab non è stato studiato direttamente. Gli anticorpi sono eliminati principalmente mediante il catabolismo.
Eliminazione
La clearance di obinutuzumab è stata pari a circa 0,11 L/die in pazienti affetti da LLC e 0,08 L/die in pazienti affetti da iLNH, con una emivita mediana di eliminazione terminale (t½) di 26,4 giorni in pazienti affetti da LLC e 36,8 giorni in pazienti affetti da iLNH. L’eliminazione di obinutuzumab comprende due vie parallele che descrivono la clearance, ovvero una via metabolica lineare e una via metabolica non lineare che varia in funzione del tempo. Durante il trattamento iniziale, la via metabolica non lineare che varia in funzione del tempo è dominante e rappresenta di conseguenza la principale via metabolica della clearance. Con la prosecuzione del trattamento, l’impatto di questa via metabolica diminuisce con la conseguente prevalenza della via metabolica lineare, condizione che denota l’eliminazione del farmaco per elevata affinità di legame al bersaglio (Target Mediated Drug Disposition, TMDD), dove l’abbondanza iniziale di cellule CD20 causa una rapida rimozione di obinutuzumab dalla circolazione. Tuttavia, dopo che la maggior parte delle cellule CD20 si è legata a obinutuzumab, l’impatto della TMDD sulla farmacocinetica è minimizzato.
Nei pazienti con NL, la clearance di obinutuzumab allo stato stazionario è stata di circa 0,13 L/die, con un t1/2 di eliminazione mediano di 22,4 giorni. L’eliminazione di obinutuzumab comprende due vie parallele che descrivono la clearance: una via di clearance lineare ed una non lineare che varia in funzione del tempo. La clearance variabile nel tempo si riduce in funzione del tempo, con un coefficiente di diminuzione esponenziale, probabilmente correlato alla riduzione del target CD20 e al miglioramento della proteinuria nel tempo, mentre quella indipendente dal tempo è correlata ai processi catabolici endogeni delle IgG.
Relazione(i) farmacocinetica(che)/farmacodinamica(che)
Nell’analisi della farmacocinetica della popolazione, si è appurato che il sesso era una covariata che spiega alcune variabilità tra i pazienti, con una clearance allo stato stazionario maggiore del 22% (CLss) ed un volume di distribuzione (V) maggiore del 19% nei pazienti di sesso maschile. Tuttavia, i risultati dell’analisi della popolazione hanno dimostrato che le differenze di esposizione non sono significative (con valori mediani stimati per AUC e Cmax, in pazienti con LLC rispettivamente pari a
11.282 μg•d/mL e 578,9 μg/mL in pazienti di sesso femminile e a 8451 μg•d/mL e 432,5 μg/mL nei pazienti di sesso maschile al Ciclo 6 e AUC e Cmax, in pazienti con iLNH rispettivamente pari a
13.172 µg•d/mL e 635,7 µg/mL in pazienti di sesso femminile e 9769 µg•d/mL e 481,3 µg/mL nei pazienti di sesso maschile), indicando che non è necessario correggere la dose sulla base del sesso.
Anziani
Leucemia linfatica cronica e linfoma follicolare
L’analisi farmacocinetica di popolazione di obinutuzumab ha mostrato che l’età non influisce sulla farmacocinetica di obinutuzumab. Non sono state osservate differenze significative nella farmacocinetica di obinutuzumab tra i pazienti di età < 65 anni (n=375), nei pazienti di età compresa tra 65 e 75 anni (n=265) e nei pazienti di età > 75 anni (n=171).
Nefrite lupica
Non sono stati condotti studi per analizzare la farmacocinetica di obinutuzumab in pazienti di età ≥ 65 anni.
Popolazione pediatrica
Non sono stati effettuati studi che valutino la farmacocinetica di obinutuzumab nei pazienti in età pediatrica.
Compromissione renale
Leucemia linfatica cronica e linfoma follicolare
L’analisi farmacocinetica di popolazione di obinutuzumab ha mostrato che la clearance della creatinina non influisce sulla farmacocinetica di obinutuzumab. La farmacocinetica di obinutuzumab osservata nei pazienti con lieve clearance della creatinina (Cl Cr 50-89 mL/min, n=464) o moderata
compromissione renale (Cl Cr 30-49 mL/min, n=106) è risultata simile a quella riscontrata nei pazienti con funzionalità renale normale (Cl Cr ≥ 90 mL/min, n=383). I dati di farmacocinetica in pazienti con severa compromissione renale (Cl Cr da 15 a 29 mL/min) sono limitati (n = 8); non è pertanto possibile fare raccomandazioni sulla dose.
Nefrite lupica
L’analisi farmacocinetica di popolazione (n = 196) di obinutuzumab ha mostrato che la clearance della creatinina non influisce sulla farmacocinetica nei pazienti con NL. La farmacocinetica di obinutuzumab osservata nei pazienti con compromissione renale lieve (CrCl da 60 a < 90 mL/min,
n = 45) o moderata (CrCl da 30 a < 60 mL/min, n = 17) è risultata simile a quella riscontrata nei pazienti con funzionalità renale normale.
Compromissione epatica
Non sono stati condotti studi formali di farmacocinetica nei pazienti con compromissione epatica.
Informazioni farmaceutiche - GAZYVARO 1000 MG
Istidina
Istidina cloridrato monoidrato Trealosio diidrato Polossamero 188
Acqua per preparazioni iniettabili.
Questo medicinale non deve essere miscelato con altri medicinali ad eccezione di quelli menzionati nel paragrafo 6.6.
Flaconcino integro
3 anni
Dopo la diluizione
Dopo la diluizione è stata dimostrata stabilità chimico-fisica in una soluzione iniettabile di cloruro di sodio allo 0,9% (9 mg/mL) a concentrazioni di 0,4 mg/mL - 20 mg/mL per 72 ore a 2-8°C, seguite da 48 ore (compreso il tempo di infusione) a ≤ 30°C.
Dal punto di vista microbiologico, la soluzione per infusione preparata deve essere utilizzata immediatamente. In caso contrario, i tempi e le condizioni di conservazione in uso prima della somministrazione sono di responsabilità dell’utilizzatore e non devono superare le 24 ore a 2-8°C, a meno che la diluizione non sia stata effettuata in condizioni asettiche controllate e validate.
Conservare in frigorifero (2-8°C). Non congelare.
Tenere il flaconcino nell’imballaggio esterno per proteggere il medicinale dalla luce.
Per le condizioni di conservazione dopo la diluizione del medicinale vedere paragrafo 6.3.
Flaconcino (in vetro trasparente di tipo I) da 50 mL contenente 40 mL di concentrato con tappo (in gomma butilica). Confezione da 1 flaconcino.
Istruzioni per la diluizione
Gazyvaro deve essere preparato da un operatore sanitario utilizzando una tecnica asettica. Non agitare il flaconcino. Per preparare Gazyvaro devono essere usati un ago e una siringa sterili.
Per LLC cicli 2 – 6, LF tutti i cicli e durante tutto il trattamento per la NL
Prelevare 40 mL di concentrato per soluzione dal flaconcino e diluirli in sacche per infusione in polivinilcloruro (PVC) o poliolefine non PVC contenenti una soluzione iniettabile di cloruro di sodio allo 0,9% (9 mg/mL).
Solo per LLC – Ciclo 1
Affinché le due sacche infusionali per la dose iniziale da 1 000 mg risultino differenziate, si raccomanda l’uso di sacche con dimensioni diverse al fine di distinguere la dose da 100 mg per il Giorno 1 del Ciclo 1 dalla dose da 900 mg per il Giorno 1 (continuazione) o il Giorno 2 del Ciclo 1. Per preparare le due sacche infusionali prelevare 40 mL di concentrato dal flaconcino, diluire 4 mL in una sacca per infusione da 100 mL in PVC o poliolefine non PVC e i restanti 36 mL in una sacca per infusione da 250 mL in PVC o poliolefine non PVC contenenti una soluzione iniettabile di cloruro di sodio allo 0,9% (9 mg/mL). Ogni sacca infusionale deve essere etichettata in maniera chiara. Per le condizioni di conservazione delle sacche infusionali, vedere paragrafo 6.3.
Tabella 17 Diluizione di Gazyvaro (solo per LLC)
| Giorno del trattamento | Dose di Gazyvaro da somministrare | Quantità necessaria di Gazyvaroconcentrato | Dimensione della sacca infusionale in PVC o poliolefine non PVC |
| Giorno 1 del Ciclo 1 | 100 mg | 4 mL | 100 mL |
| Giorno 1 (continuazione)o Giorno 2 del Ciclo 1 | 900 mg | 36 mL | 250 mL |
| A partire dal Giorno 8 delCiclo 1 | 1 000 mg | 40 mL | 250 mL |
Non utilizzare altri diluenti come ad esempio una soluzione di glucosio (al 5%) (vedere paragrafo 6.2).
La sacca deve essere capovolta con delicatezza per miscelare la soluzione evitando la formazione eccessiva di schiuma. Non agitare o congelare la soluzione diluita.
I medicinali per somministrazione parenterale devono essere ispezionati visivamente prima della somministrazione per escludere la presenza di particelle e di cambiamento del colore.
Negli intervalli di concentrazione compresi tra 0,4 mg/mL e 20,0 mg/mL dopo la diluizione di Gazyvaro con una soluzione iniettabile di cloruro di sodio allo 0,9% (9 mg/mL) non sono state osservate incompatibilità tra Gazyvaro e
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sacche in PVC, polietilene (PE), polipropilene (PP) o poliolefine;
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strumentazione per infusione in PVC, poliuretano (PUR) o PE;
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filtri in linea opzionali con superfici di contatto in polietersulfone (PES), deflussori con rubinetto a 3 vie in policarbonato (PC) e cateteri in polietere-uretano (PEU).
Smaltimento
Il medicinale non utilizzato e i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità alla normativa locale vigente.