VABYSMO 120 MG / ML SOLUZIONE INIETTABILE
Informazioni sulla prescrizione
Classe
Tipo di ricetta
Regime SSN
Ulteriori informazioni
Nome del farmaco
Glutine / Lattosio
Lattosio: Nessun dato
Forma farmaceutica
Produttore
Ultimo aggiornamento del RCP

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RCP - VABYSMO 120 MG
Vabysmo è indicato per il trattamento di pazienti adulti con:
-
degenerazione maculare di tipo neovascolare (umida) correlata all’età (neovascular Age-related Macular Degeneration - nAMD);
-
compromissione della visione causata da edema maculare diabetico (Diabetic Macular Oedema
- DME);
-
compromissione della visione causata da edema maculare secondario a occlusione della vena retinica (Retinal Vein Occlusion - RVO; RVO di ramo o RVO centrale).
Questo medicinale deve essere somministrato da un medico qualificato esperto in iniezioni intravitreali.
Posologia
Degenerazione maculare neovascolare (umida) correlata all’età (nAMD)
La dose raccomandata è di 6 mg (0,05 mL di soluzione), somministrati attraverso iniezione intravitreale ogni 4 settimane (una volta al mese) per le prime 3 dosi.
Successivamente, si raccomanda una valutazione dell’attività della malattia basata sugli esiti anatomici e/o visivi del paziente a 16 e/o 20 settimane dall’inizio del trattamento, in modo tale che il trattamento possa essere personalizzato. Nei pazienti senza attività della malattia deve essere presa in considerazione la somministrazione di faricimab ogni 16 settimane (4 mesi). Nei pazienti con attività di malattia deve essere preso in considerazione il trattamento ogni 8 settimane (2 mesi) o 12 settimane (3 mesi). Se gli esiti anatomici e/o visivi cambiano, l’intervallo di trattamento deve essere adeguato di conseguenza e si deve procedere alla riduzione dell’intervallo se gli esiti anatomici e/o visivi peggiorano (vedere paragrafo 5.1). Esistono dati limitati sulla sicurezza di intervalli di trattamento pari o inferiori alle 8 settimane tra le iniezioni (vedere paragrafo 4.4). Le visite di monitoraggio tra le somministrazioni devono essere pianificate sulla base dello stato del paziente e a discrezione del medico; tuttavia, non vi è obbligo di monitoraggio mensile tra le iniezioni.
Compromissione della visione causata da edema maculare diabetico (DME) ed edema maculare secondario a occlusione della vena retinica (RVO)
La dose raccomandata è di 6 mg (0,05 mL di soluzione) somministrata attraverso iniezione intravitreale ogni 4 settimane (una volta al mese). Possono essere necessarie 3 o più iniezioni mensili consecutive.
Successivamente, il trattamento viene personalizzato secondo l’approccio “trattare ed estendere” (treat-and-extend). Sulla base della valutazione clinica degli esiti anatomici e/o visivi del paziente, l’intervallo di somministrazione può essere esteso fino a 4 settimane. Se gli esiti anatomici e/o visivi
cambiano, l’intervallo di trattamento deve essere, di conseguenza, adeguato e, se gli esiti anatomici e/o visivi peggiorano, si deve procedere alla riduzione dell’intervallo (vedere paragrafo 5.1). Non sono stati studiati intervalli di trattamento tra le somministrazioni inferiori a 4 settimane e maggiori di
4 mesi. Le visite di monitoraggio tra le somministrazioni devono essere pianificate sulla base dello stato del paziente e a discrezione del medico; tuttavia, non vi è obbligo di monitoraggio mensile tra le somministrazioni.
Durata del trattamento
Questo medicinale deve essere considerato per il trattamento a lungo termine. Se gli esiti visivi e/o anatomici indicano che il paziente non sta ottenendo beneficio dalla prosecuzione del trattamento, la terapia deve essere interrotta.
Dose ritardata o saltata
Se una dose viene ritardata o saltata, il paziente deve essere valutato dal medico alla prima visita utile successiva e proseguire la somministrazione a discrezione del medico stesso.
Popolazioni speciali
Anziani
Nei pazienti di età uguale o superiore a 65 anni, non è necessaria alcuna correzione della dose (vedere paragrafo 5.2). Nei pazienti con nAMD e RVO di età uguale o superiore a 85 anni, i dati sulla sicurezza sono limitati (vedere paragrafo 4.4).
Compromissione renale
Nei pazienti con compromissione renale, non è necessaria alcuna correzione della dose (vedere paragrafo 5.2).
Compromissione epatica
Nei pazienti con compromissione epatica, non è necessaria alcuna correzione della dose (vedere paragrafo 5.2).
Popolazione pediatrica
Non esiste alcuna indicazione per un uso specifico di questo medicinale nella popolazione pediatrica per le indicazioni di nAMD, DME e RVO.
Modo di somministrazione
Solo per uso intravitreale. Ogni siringa preriempita o flaconcino deve essere usato solo per il trattamento di un singolo occhio.
Prima della somministrazione, Vabysmo deve essere visivamente ispezionato per escludere la presenza di particelle e alterazioni del colore. Se presenti, la siringa preriempita o il flaconcino non devono essere utilizzati.
La procedura di iniezione intravitreale deve essere effettuata in condizioni asettiche che comprendono la disinfezione chirurgica delle mani, telo e blefarostato (o equivalente) sterili. Prima di eseguire la procedura intravitreale è necessario valutare attentamente l’anamnesi del paziente per stabilire se in passato si siano manifestate reazioni da ipersensibilità (vedere paragrafo 4.8). Prima dell’iniezione occorre somministrare un’adeguata anestesia e applicare un microbicida topico ad ampio spettro per disinfettare la cute perioculare, la palpebra e la superficie oculare.
Siringa preriempita
La siringa preriempita contiene un eccesso di volume. Il volume in eccesso deve essere espulso prima dell’iniezione della dose raccomandata. L’iniezione dell’intero volume della siringa preriempita potrebbe risultare in un sovradosaggio.
Per espellere le bolle d’aria e il medicinale in eccesso, premere lentamente l’asta dello stantuffo fino a quando l’estremità inferiore della cupola del tappo in gomma è allineata con il segno graduato che indica la dose di 0,05 mL (vedere paragrafi 4.9 e 6.6).
L’ago-filtro per l’iniezione (incluso nella confezione) deve essere inserito da 3,5 a 4,0 mm nella cavità vitrea, posteriormente al limbus, evitando il meridiano orizzontale e mirando verso il centro del bulbo. Si procede quindi a iniettare lentamente il volume dell’iniezione di 0,05 mL. Per le iniezioni successive deve essere usato un punto diverso della sclera.
Flaconcino
L’ago per l’iniezione (30 gauge x 0,5 pollici, non incluso nella confezione) deve essere inserito nella cavità vitrea 3,5-4,0 mm, posteriormente al limbus, evitando il meridiano orizzontale e mirando verso il centro del bulbo. Si procede quindi a iniettare lentamente il volume dell’iniezione di 0,05 mL. Per le iniezioni successive deve essere usato un punto diverso della sclera.
Monitoraggio post-iniezione
Dopo l’iniezione, il medicinale non utilizzato e i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità alla normativa locale vigente.
Subito dopo l’iniezione intravitreale, i pazienti devono essere monitorati per rilevare un eventuale innalzamento della pressione intraoculare. Un monitoraggio adeguato può consistere nel controllo della perfusione della testa del nervo ottico o nella tonometria. Se necessario, devono essere disponibili apparecchiature sterili per la paracentesi.
Dopo l’iniezione intravitreale, ai pazienti deve essere raccomandato di segnalare immediatamente eventuali sintomi indicativi di endoftalmite (per es., perdita della vista, dolore oculare, arrossamento oculare, fotofobia, annebbiamento della vista).
Per istruzioni sulla manipolazione del medicinale prima della somministrazione, vedere paragrafo 6.6.
Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1. Infezioni oculari o perioculari attive o sospette.
Infiammazione intraoculare attiva.
Tracciabilità
Al fine di migliorare la tracciabilità dei medicinali biologici, il nome e il numero di lotto del medicinale somministrato devono essere chiaramente registrati.
Reazioni correlate all’iniezione intravitreale
Le iniezioni intravitreali, comprese quelle di faricimab, sono state associate a endoftalmite, infiammazione intraoculare, distacco regmatogeno della retina, lacerazione retinica e cataratta traumatica iatrogena (vedere paragrafo 4.8). Quando si somministra Vabysmo, bisogna sempre utilizzare opportune tecniche asettiche di iniezione. Ai pazienti deve essere raccomandato di segnalare immediatamente eventuali sintomi indicativi di endoftalmite, quali dolore, perdita della visione, fotofobia, visione annebbiata, mosche volanti o arrossamento, o una qualsiasi delle suddette reazioni avverse per consentire, senza ritardi, una gestione tempestiva e adeguata. I pazienti, che con maggiore frequenza vengono sottoposti a iniezioni, possono essere maggiormente esposti al rischio di complicazioni da procedura.
Aumenti della pressione intraoculare
Entro 60 minuti dalle iniezioni intravitreali, incluse quelle di faricimab, sono stati osservati aumenti transitori della pressione intraoculare (Intraocular pressure - IOP) (vedere paragrafo 4.8). Nei pazienti con glaucoma scarsamente controllato è necessario adottare precauzioni particolari (non iniettare Vabysmo mentre la IOP è ≥ 30 mmHg). In tutti i casi, sia la IOP, sia la perfusione della testa del nervo ottico devono essere monitorate e gestite adeguatamente.
Effetti sistemici
Dopo l’iniezione intravitreale di inibitori del fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF), sono stati segnalati eventi avversi sistemici, inclusi eventi tromboembolici arteriosi e sussiste il rischio teorico che questi eventi possano essere correlati all’inibizione del VEGF. Nelle sperimentazioni cliniche con faricimab, condotte su pazienti con nAMD, DME e RVO, è stato registrato un basso tasso
di incidenza di eventi tromboembolici arteriosi, in linea con quanto osservato in altri studi clinici i cui pazienti sono stati trattati con inibitori anti-VEGF.. Nei pazienti con DME con pressione sanguigna alta (≥ 140/90 mmHg) e malattia vascolare e nei pazienti con nAMD e RVO di età ≥ 85 anni, esistono dati limitati sulla sicurezza del trattamento con faricimab.
Immunogenicità
Poiché si tratta di una proteina ad uso terapeutico, esiste un potenziale di immunogenicità con faricimab (vedere paragrafo 4.8). Ai pazienti deve essere raccomandato di riferire al medico eventuali segni o sintomi di infiammazione intraoculare, quali perdita della visione, dolore oculare, aumento della sensibilità alla luce, mosche volanti o peggioramento dell’arrossamento oculare, che possono essere un segno clinico attribuibile a ipersensibilità a faricimab (vedere paragrafo 4.8).
Trattamento bilaterale
La sicurezza e l’efficacia di faricimab, somministrato in entrambi gli occhi, contemporaneamente, non sono state studiate. Il trattamento bilaterale potrebbe causare reazioni avverse oculari bilaterali e/o potenzialmente portare ad un aumento dell’esposizione sistemica, che potrebbe incrementare il rischio di reazioni avverse sistemiche. Fino a quando non saranno disponibili i dati relativi all’utilizzo bilaterale, quanto detto costituisce un rischio teorico associato a faricimab.
Uso concomitante di altri anti-VEGF
Non ci sono dati disponibili sull’uso concomitante, nello stesso occhio, di faricimab con medicinali anti-VEGF. Faricimab non deve essere somministrato contemporaneamente ad altri medicinali anti-VEGF (sistemici od oculari).
Uso di altri aghi per iniezione con la siringa pre-riempita
Utilizzare la siringa pre-riempita solo con l'ago filtrante per iniezione co-pacchettato. Non sono disponibili dati clinici sull'uso di altri aghi per iniezione con la siringa pre-riempita."
Sospensione del trattamento
Il trattamento deve essere sospeso nei pazienti con:
-
distacco regmatogeno della retina, fori maculari allo stadio 3 o 4, rottura della retina; il trattamento non deve essere ripreso fino a quando non si sia istaurata un’adeguata riparazione;
-
riduzione, correlata al trattamento, dell’acuità visiva al massimo della correzione (Best Corrected Visual Acuity - BCVA) ≥ 30 lettere, rispetto all’ultima valutazione dell’acuità visiva; il trattamento non deve essere ripreso prima del successivo trattamento programmato;
-
pressione intraoculare ≥ 30 mmHg;
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emorragia sottoretinica che coinvolge il centro della fovea o, se l’entità dell’emorragia è ≥ 50%, dell’area totale della lesione;
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intervento chirurgico intraoculare eseguito o programmato nei 28 giorni precedenti o successivi; il trattamento non deve essere ripreso prima del successivo trattamento programmato.
Lacerazione epiteliale del pigmento retinico
La lacerazione epiteliale del pigmento retinico (EPR) è una complicazione del distacco epiteliale del pigmento (Pigment Epithelial Detachment - PED) nei pazienti con nAMD. I fattori di rischio associati allo sviluppo di una lacerazione dell’epitelio pigmentato retinico, dopo una terapia anti-VEGF per la nAMD, includono un ampio e/o elevato distacco dell’epitelio pigmentato. Quando si inizia la terapia con faricimab, è necessario prestare cautela nei pazienti che presentano questi fattori di rischio per lacerazioni dell’epitelio pigmentato retinico. Le lacerazioni dell’EPR sono comuni nei pazienti affetti da nAMD con PED che vengono trattati con agenti anti-VEGF intravitreali, incluso faricimab. Nel gruppo trattato con faricimab si è osservato un tasso più elevato (2,9%) di lacerazione dell’EPR,
rispetto al gruppo trattato con aflibercept (1,5%). La maggior parte degli eventi, con intensità da lieve a moderata, si è manifestata durante la fase di carico e senza effetti sulla vista.
Popolazioni con dati limitati
Esiste solamente una limitata esperienza nel trattamento di pazienti affetti da nAMD e RVO, di età
≥ 85 anni, e di pazienti affetti da DME con diabete di tipo I, pazienti con valori dell’emoglobina glicata (HbA1c) superiori al 10%, pazienti ad alto rischio per retinopatia diabetica proliferativa (RD), ipertensione (≥ 140/90 mmHg) e malattia vascolare, pazienti con intervalli di somministrazione inferiori a 8 settimane (Q8W) per un lungo periodo o pazienti affetti da nAMD, DME e RVO con infezioni sistemiche in fase attiva.
Esistono limitate informazioni di sicurezza relative agli intervalli prolungati di somministrazione pari a 8 settimane o inferiori e questi possono essere associati a un rischio più elevato di reazioni avverse oculari e sistemiche, incluse reazioni avverse gravi. Inoltre, non vi è esperienza di trattamento con faricimab in pazienti diabetici o con RVO con ipertensione non controllata, nonché in pazienti con RVO che non hanno risposto ad una precedente terapia. Questa mancanza di informazioni dovrebbe essere presa in considerazione dal medico durante il trattamento di tali pazienti.
Contenuto di sodio
Questo medicinale contiene meno di 1 mmol di sodio (23 mg) per dose, cioè è essenzialmente “senza sodio”.
Contenuto di polisorbato
Questo medicinale contiene 0,02 mg di polisorbato per 0,05 mL di dose. I pazienti che presentano ipersensibilità al polisorbato non devono assumere questo medicinale.
Materiale educazionale
I prescrittori devono acquisire familiarità con la guida per il paziente/ o chi lo assiste (caregiver), realizzata per aumentare la consapevolezza su segni e sintomi dell’infiammazione intraoculare e dell’endoftalmite, e fornirla al paziente/o chi lo assiste (caregiver), illustrando tali eventi.
Non sono stati effettuati studi d’interazione. Sulla base della biotrasformazione e dell’eliminazione di faricimab (vedere paragrafo 5.2), non sono previste interazioni. Faricimab, tuttavia, non deve essere somministrato in concomitanza con altri medicinali anti-VEGF sistemici od oculari (vedere paragrafo 4.4).
Donne in età fertile
Le donne in età fertile, durante il trattamento e per almeno 3 mesi dopo l’ultima iniezione intravitreale di faricimab, devono utilizzare metodi contraccettivi efficaci.
Gravidanza
I dati relativi all’uso di faricimab in donne in gravidanza non esistono o sono in numero limitato. Dopo somministrazione oculare, l’esposizione sistemica a faricimab è bassa. Tuttavia, a causa del suo meccanismo d’azione (ossia, l’inibizione del VEGF), faricimab deve essere considerato potenzialmente teratogeno ed embrio-/fetotossico (vedere paragrafo 5.3).
Faricimab non deve essere usato durante la gravidanza a meno che il beneficio potenziale non superi il rischio potenziale per il feto.
Allattamento
Non è noto se faricimab sia escreto nel latte materno. Il rischio per i neonati/lattanti, allattati con latte materno, non può essere escluso. Vabysmo non deve essere usato durante l’allattamento. Si deve decidere se interrompere l’allattamento o interrompere la terapia/astenersi dalla terapia con faricimab, tenendo in considerazione il beneficio dell’allattamento per il bambino e il beneficio della terapia per la donna.
Fertilità
In uno studio di 6 mesi condotto con faricimab su scimmie Cynomolgus non sono stati osservati effetti sugli organi riproduttivi né sulla fertilità (vedere paragrafo 5.3).
Vabysmo altera lievemente la capacità di guidare veicoli e di usare macchinari. A seguito dell’iniezione intravitreale e dell’esame oculare associato, possono manifestarsi disturbi temporanei della vista. I pazienti non devono guidare veicoli né usare macchinari fino a quando non hanno recuperato a sufficienza la funzione visiva.
Riassunto del profilo di sicurezza
Le reazioni avverse segnalate con maggiore frequenza sono state cataratta (10%), emorragia della congiuntiva (7%), distacco vitreale (4%), IOP aumentata (4%), mosche volanti nel vitreo (4%), dolore oculare (3%) e lacerazione epiteliale del pigmento retinico (solo nAMD) (3%).
Le reazioni avverse più gravi sono state uveite (0,5%), endoftalmite (0,4%), vitreite (0,4%), lacerazione retinica (0,2%), distacco regmatogeno della retina (0,1%) e cataratta traumatica (< 0,1%) (vedere paragrafo 4.4).
Tabella delle reazioni avverse
Le reazioni avverse segnalate negli studi clinici o in fase di vigilanza successivamente all’immissione in commercio, sono riportate in funzione della classificazione per sistemi e organi secondo il Medical Dictionary for Regulatory Activities (MedDRA) e suddivise per frequenza in base alla seguente convenzione: molto comune (≥ 1/10), comune (≥ 1/100, < 1/10), non comune (≥ 1/1 000, < 1/100), rara (≥ 1/10 000, < 1/1 000) o non nota (la frequenza non può essere stimata sulla base dei dati disponibili). All’interno di ogni classe di frequenza, le reazioni avverse sono presentate in ordine decrescente di gravità.
Tabella 1. Frequenze delle reazioni avverse
| Classificazione per sistemi e organi secondo MedDRA | Categoria di frequenza |
| Patologie dell’occhio | |
| Cataratta | Comune |
| Emorragia della congiuntiva | Comune |
| Distacco vitreale | Comune |
| Pressione endooculare aumentata | Comune |
| Mosche volanti nel vitreo | Comune |
| Lacerazione epiteliale del pigmento retinico (solo nAMD) | Comune |
| Dolore oculare | Comune |
| Abrasione corneale | Non comune |
| Irritazione oculare | Non comune |
| Lacrimazione aumentata | Non comune |
| Visione annebbiata | Non comune |
| Prurito oculare | Non comune |
| Fastidio oculare | Non comune |
| Iperemia oculare | Non comune |
| Irite | Non comune |
| Acuità visiva ridotta | Non comune |
| Uveite | Non comune |
| Endoftalmite | Non comune |
| Sensazione di corpo estraneo | Non comune |
| Emorragia vitreale | Non comune |
| Vitreite | Non comune |
| Iridociclite | Non comune |
| Iperemia congiuntivale | Non comune |
| Dolore procedurale | Non comune |
| Lacerazione retinica | Non comune |
| Distacco regmatogeno della retina | Non comune |
| Acuità visiva ridotta transitoriamente | Rara |
| Cataratta traumatica | Rara |
| Vasculite retinica* | Non nota |
| Vasculite occlusiva retinica * | Non nota |
*Si tratta di reazioni avverse che sono state identificate sulla base di segnalazioni spontanee post-marketing. Poiché queste reazioni vengono segnalate volontariamente da una popolazione di dimensioni incerte, non è sempre possibile stimare in modo attendibile la loro frequenza.
Descrizione di reazioni avverse selezionate
Vasculite retinica e vasculite retinica occlusiva
Rari casi di vasculite retinica e/o vasculite retinica occlusiva sono stati segnalati spontaneamente nel contesto post-marketing (vedere paragrafo 4.4). Casi di vasculite retinica e vasculite retinica occlusiva sono stati riportati anche in pazienti trattati con terapie IVT (intravitreali).
Reazioni avverse correlate alla classe di prodotto
Esiste un rischio teorico di eventi tromboembolici arteriosi, inclusi ictus e infarto miocardico, a seguito dell’uso intravitreale di inibitori del VEGF. Negli studi clinici con faricimab, in pazienti con nAMD, DME e RVO, è stato osservato un basso tasso di incidenza di eventi tromboembolici arteriosi (vedere paragrafo 4.4). Per tutte le indicazioni, non sono state osservate differenze rilevanti tra i gruppi trattati con faricimab e con il farmaco di confronto.
Immunogenicità
Nei pazienti trattati con faricimab, esiste la possibilità che si sviluppi una risposta immunitaria (vedere paragrafo 4.4). Dopo la somministrazione di faricimab per un massimo di 112 (nAMD), 100 (DME) e 72 (RVO) settimane, sono stati rilevati anticorpi anti-faricimab emergenti con il trattamento nel 13,8% dei pazienti con nAMD, 9,6% dei pazienti con DME e 14,4% dei pazienti con RVO, randomizzati a faricimab. Ai fini della sicurezza, al momento non è chiaro il significato clinico degli anticorpi anti-faricimab.
Nei pazienti positivi agli anticorpi anti-faricimab, l’incidenza dell’infiammazione intraoculare era 12/98 (12,2%; nAMD), 15/128 (11,7%; DME) e 9/95 (9,5%; RVO), e nei pazienti negativi agli anticorpi anti-faricimab era 8/562 (1,4%; nAMD), 5/1124 (0,4%; DME) e 10/543 (1,8%; RVO). Nei pazienti positivi agli anticorpi anti-faricimab, l’incidenza di reazioni avverse oculari gravi è stata di 6/98 (6,1%; nAMD), 14/128 (10,9%; DME) e 7/95 (7,4%; RVO), e nei pazienti negativi agli anticorpi anti-faricimab è stata di 23/562 (4,1%; nAMD), 45/1124 (4,0%; DME) e 34/543 (6,3%; RVO).
Gli anticorpi anti-faricimab non sono stati associati ad un impatto sull’efficacia clinica o sulla farmacocinetica sistemica.
Segnalazione delle reazioni avverse sospette
La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione riportato nell’allegato V.
Proprietà farmacologiche - VABYSMO 120 MG
Categoria farmacoterapeutica: oftalmologici, agenti anti-neovascolarizzazione, codice ATC: S01LA09 Meccanismo d’azione
Faricimab è un anticorpo umanizzato bispecifico costituito da un’immunoglobulina G1 (IgG1) che agisce inibendo due distinte vie, attraverso la neutralizzazione sia dell’angiopoietina 2 (Ang-2), sia del fattore di crescita endoteliale vascolare A (VEGF-A).
Ang-2 provoca instabilità vascolare favorendo la destabilizzazione endoteliale, la perdita di periciti e l’angiogenesi patologica, con conseguente potenziamento della perdita (leakage) vascolare e dell’infiammazione. Inoltre, l’Ang-2 sensibilizza i vasi sanguigni all’attività di VEGF-A, causando una ulteriore destabilizzazione vascolare. Ang-2 e VEGF-A aumentano in modo sinergico la permeabilità vascolare e stimolano la neovascolarizzazione.
Attraverso la duplice inibizione di Ang-2 e VEGF-A, faricimab riduce la permeabilità vascolare e l’infiammazione, inibisce l’angiogenesi patologica e ripristina la stabilità vascolare.
Effetti farmacodinamici
Nei sei studi di fase III descritti di seguito, a partire dal 7o giorno è stata osservata una soppressione della mediana delle concentrazioni oculari libere da Ang-2 e VEGF-A, rispetto al basale.
Degenerazione maculare neovascolare (umida) correlata all’età (nAMD)
Negli studi TENAYA e LUCERNE, sono stati usati criteri visivi e anatomici oggettivi prestabiliti, nonché la valutazione clinica del medico, al fine di orientare le decisioni terapeutiche nei momenti di valutazione dell’attività di malattia (20a settimana e 24a settimana).
La riduzione media dello spessore del sottocampo centrale (central subfield thickness - CST), dal basale alle visite di valutazione dell’obiettivo primario (primary endpoint) (media alla 40a-48a settimana), è stata paragonabile a quella osservata con aflibercept: -137 µm e -137 µm nei pazienti trattati con faricimab somministrato fino a ogni 16 settimane (Q16W) rispetto a -129 µm e -131 µm con aflibercept, rispettivamente negli studi TENAYA e LUCERNE. Queste riduzioni medie del CST sono rimaste stabili per tutto il secondo anno.
In entrambi gli studi, alla 48a settimana, faricimab e aflibercept hanno prodotto un effetto sovrapponibile nella riduzione di liquido intraretinico (intraretinal fluid - IRF), liquido sottoretinico (subretinal fluid - SRF) e PED. Questi effetti su IRF, SRF e PED si sono mantenuti anche al secondo anno. Nei pazienti dei bracci di trattamento faricimab e aflibercept, sono state inoltre riscontrate variazioni sovrapponibili dell’area totale della lesione da neovascolarizzazione coroidale (choroidal neovascularization - CNV) e riduzioni dell’area di perdita della CNV, rispetto al basale.
Edema maculare diabetico (DME)
Negli studi YOSEMITE e RHINE, i parametri anatomici correlati all’edema maculare costituivano parte integrante dell’attività di valutazione della malattia, volta a orientare le decisioni terapeutiche.
Nello studio YOSEMITE, la riduzione media del CST, alle visite di valutazione dell’obiettivo primario (primary endpoint) (media alla 48a-56a settimana), rispetto al basale, è stata numericamente superiore a quella osservata con aflibercept, pari a -207 µm e -197 µm nei pazienti trattati con faricimab Q8W e faricimab somministrato a un regime posologico regolabile fino a Q16W, contro - 170 µm nei pazienti trattati con aflibercept Q8W. Nello studio RHINE, i risultati sono stati, rispettivamente, 196 µm, 188 µm e 170 µm. Sono state osservate riduzioni costanti del CST fino al
2° anno. Rispetto a quanto registrato con aflibercept, in tutti e due gli studi, in entrambi i bracci trattati con faricimab, percentuali maggiori di pazienti hanno ottenuto assenza di IRF e assenza di DME (da intendersi come il raggiungimento di un CST inferiore a 325 µm) nel tempo, fino al 2° anno.
Occlusione venosa retinica (RVO)
Negli studi di fase III in pazienti con occlusione di ramo venoso retinico (Branch Retinal Vein Occlusion – studio BRVO; BALATON) e occlusione venosa centrale/emiretinica (Central/HemiRetinal Vein Occlusion – studio C/HRVO; COMINO), trattati con faricimab Q4W, sono state osservate riduzioni del CST medio dal basale alla 24a settimana, paragonabili a quelle osservate con aflibercept Q4W. La riduzione media del CST, dal basale alla 24a settimana, è stata, rispettivamente, di 311,4 μm per faricimab Q4W verso 304,4 μm per aflibercept Q4W nello studio BALATON e di 461,6 μm verso 448,8 μm nello studio COMINO, rispettivamente, per faricimab e aflibercept. Quando i pazienti sono passati a un regime posologico regolabile di faricimab fino a Q16W, le riduzioni di CST sono state mantenute fino alla 72a settimana.
Nei bracci faricimab Q4W e aflibercept Q4W, percentuali comparabili di pazienti hanno raggiunto, nel tempo, in entrambi gli studi, l’assenza di IRF, SRF e DME (da intendersi come il raggiungimento di un CST inferiore a 325 µm), fino alla 24a settimana. Questi risultati sono stati mantenuti fino alla
72a settimana, quando i pazienti sono passati a un regime posologico regolabile di faricimab fino a Q16W.
Efficacia e sicurezza clinica
Degenerazione maculare neovascolare (umida) correlata all’età (nAMD)
Su pazienti con nAMD, la sicurezza e l’efficacia di faricimab sono state valutate in due studi di non inferiorità, randomizzati, multicentrici, in doppio cieco e controllati con comparatore attivo, della durata di 2 anni: TENAYA e LUCERNE. In questi studi sono stati complessivamente arruolati
1 329 pazienti di cui 1 135 (85%) hanno completato gli studi fino alla settimana 112. Un totale di
1 326 pazienti ha ricevuto almeno una dose (664 sono stati trattati con faricimab). I pazienti avevano un’età compresa tra 50 e 99 anni [deviazione standard; DS] di 75,9 [8,6] anni.
In entrambi gli studi, i pazienti sono stati randomizzati in rapporto 1:1 per uno dei due bracci di trattamento:
-
faricimab 6 mg fino a Q16W, dopo quattro dosi mensili iniziali;
-
aflibercept 2 mg Q8W, dopo tre dosi mensili iniziali.
Dopo le prime quattro dosi mensili (0, 4a, 8a e 12a settimana), i pazienti randomizzati del braccio faricimab sono stati trattati con somministrazione Q16W, ogni 12 settimane (Q12W) o Q8W, sulla base di una valutazione dell’attività della malattia alla 20a e 24a settimana. La valutazione dell’attività della malattia è stata effettuata secondo criteri oggettivi prestabiliti di tipo visivo (BCVA) e anatomico (CST) così come la valutazione clinica circa la presenza di emorragia maculare o attività della malattia nAMD che richiedono trattamento (solo alla 24a settimana). I pazienti sono rimasti in trattamento con questi intervalli fissi di somministrazione fino alla 60a settimana senza terapia supplementare. Dalla settimana 60 in poi, i pazienti nel braccio faricimab sono passati a un regime posologico regolabile, in cui l’intervallo di trattamento poteva essere modificato con estensione fino a 4 settimane di intervallo (fino a Q16W) o ridotto con decrementi a 8 settimane di intervallo (fino a Q8W), sulla base di una valutazione obiettiva automatizzata di criteri di attività di malattia pre-specificati, visivi (BCVA) e anatomici (CST ed emorragia maculare). I pazienti nel braccio aflibercept hanno mantenuto il dosaggio Q8W per tutto il periodo dello studio. Entrambi gli studi hanno avuto una durata di
112 settimane.
Risultati
Entrambi gli studi hanno dimostrato l’efficacia in termini di obiettivo primario (primary endpoint), da intendersi come la variazione media della BCVA, dal basale alla media delle visite alla 40a, 44a e
48a settimana, misurata con il punteggio in lettera dello studio del trattamento precoce della retinopatia diabetica (Early Treatment Diabetic Retinopathy Study -ETDRS) (Tabella 2 e Tabella 3). In entrambi gli studi, i pazienti trattati con faricimab fino a Q16W hanno registrato una variazione media della BCVA, dal basale, non inferiore rispetto ai pazienti trattati con aflibercept Q8W al primo anno. In entrambi i bracci di trattamento sono stati osservati miglioramenti visivi significativi rispetto al basale fino alla settimana 112. Nella Figura 1 sono riportati i miglioramenti della BCVA dal basale alla
112a settimana.
Le percentuali di pazienti in ciascuno dei diversi intervalli di trattamento alla settimana 112 negli studi TENAYA e LUCERNE erano rispettivamente:
-
Q16W: 59% e 67%
-
Q12W: 15% e 14%
-
Q8W: 26% e 19%.
Tabella 2. Studio TENAYA: risultati di efficacia (efficacy outcome) alle visite di valutazione dell’obiettivo primario (primary endpoint) del 1° annoa e del 2° annob
Risultati di efficacia (efficacy outcome) TENAYA 1° anno 2° anno Faricimab fino a Q16WN = 334 Aflibercept Q8WN = 337 Faricimab fino a Q16WN = 334 Aflibercept Q8WN = 337 Variazione media della 5,8 5,1 3,7 3,3 BCVA misurata con il (4,6; 7,1) (3,9; 6,4) (2,1; 5,4) (1,7; 4,9) punteggio in lettera della tavola ETDRS rispetto al basale (IC al 95%) Differenza in termini di 0,7 0,4 media LS (IC al 95%) (-1,1; 2,5) (-1,9; 2,8) Percentuale di pazienti che 20,0% 15,7% 22,5% 16,9% hanno guadagnato (15,6%; 24,4%) (11,9%; 19,6%) (17,8%; 27,2%) (12,7%; 21,1%) ≥ 15 lettere, rispetto al basale (percentuale media ponderata CMH, IC al 95%) Differenza in termini di % 4,3% 5,6% media ponderata CMH (IC al (-1,6%; 10,1%) (-0,7%; 11,9%) 95%) Percentuale di pazienti che 95,4% 94,1% 92,1% 88,6% hanno evitato la perdita di (93,0%; 97,7%) (91,5%; 96,7%) (89,1%; 95,1%) (85,1%; 92,2%) ≥ 15 lettere, rispetto al basale (percentuale media ponderata CMH, IC al 95%) Differenza in termini di % 1,3% 3,4% media ponderata CMH (IC al (-2,2%; 4,8%) (-1,2%; 8,1%) 95%) aMedia della 40a, 44a e 48a settimana; b media della 104a, 108a, 112a settimana BCVA: migliore acuità visiva corretta
ETDRS: studio del trattamento precoce della retinopatia diabetica (Early Treatment Diabetic Retinopathy Study)
IC: intervallo di confidenza LS: minimi quadrati
CMH: metodo di Cochran-Mantel-Haenszel; test statistico che genera una stima dell’associazione con un risultato binario (binary outcome) e viene usato per la valutazione delle variabili categoriche.
Tabella 3. Studio LUCERNE: risultati di efficacia (efficacy outcome) alle visite di valutazione dell’obiettivo primario (primary endpoint) del 1° annoa e del 2° annob
Risultati di efficacia (efficacy outcome) LUCERNE 1° anno 2° anno Faricimab fino a Q16WN = 331 Aflibercept Q8WN = 327 Faricimab fino a Q16WN = 331 Aflibercept Q8WN = 327 Variazione media della 6,6 6,6 5,0 5,2 BCVA misurata con il (5,3; 7,8) (5,3; 7,8) (3,4; 6,6) (3,6; 6,8) punteggio in lettera della tavola ETDRS rispetto al basale (IC al 95%) Differenza in termini di 0,0 -0,2 media LS (IC al 95%) (-1,7; 1,8) (-2,4; 2,1) Percentuale di pazienti che 20,2% 22,2% 22,4% 21,3% hanno guadagnato (15,9%; 24,6%) (17,7%; 26,8%) (17,8%; 27,1%) (16,8%; 25,9%) ≥ 15 lettere, rispetto al basale (percentuale media ponderata CMH, IC al 95%) Differenza in termini di % -2,0% 1,1% media ponderata CMH (IC al (-8,3%; 4,3%) (-5,4%; 7,6%) 95%) Percentuale di pazienti che 95,8% 97,3% 92,9% 93,2% hanno evitato la perdita di (93,6%; 98,0%) (95,5%; 99,1%) (90,1%; 95,8%) (90,2%; 96,2%) ≥ 15 lettere, rispetto al basale (percentuale media ponderata CMH, IC al 95%) Differenza in termini di % -1,5% -0,2% media ponderata CMH (IC al (-4,4%; 1,3%) (-4,4%; 3,9%) 95%) aMedia della 40a, 44a e 48a settimana; b media della 104a, 108a, 112a settimana BCVA: migliore acuità visiva corretta
ETDRS: studio del trattamento precoce della retinopatia diabetica (Early Treatment Diabetic Retinopathy Study)
IC: intervallo di confidenza LS: minimi quadrati
CMH: metodo di Cochran-Mantel-Haenszel; test statistico che genera una stima dell’associazione con un risultato binario (binary outcome) e viene usato per la valutazione delle variabili categoriche.
Figura 1. Dati combinati degli studi TENAYA e LUCERNE: variazione media dell’acuità visiva dal basale al secondo anno (112a settimana)
In entrambi gli studi, TENAYA e LUCERNE, i miglioramenti della BCVA e del CST, dal basale alla 60a settimana, sono risultati sovrapponibili tra i due bracci di trattamento e in linea con quelli osservati alla 48a settimana.
Alla 60a settimana, il 46% dei pazienti di entrambi gli studi, TENAYA e LUCERNE, era in un intervallo Q16W. Di questi, il 69% in entrambi gli studi ha mantenuto l’intervallo Q16W fino alla 112a settimana senza riduzione dell’intervallo.
Alla 60a settimana, l’80% dei pazienti dello studio TENAYA e il 78% dei pazienti dello studio LUCERNE erano in un intervallo ≥ Q12W (Q16W o Q12W). Di questi, il 67% nello studio TENAYA e il 75% nello studio LUCERNE hanno mantenuto un intervallo ≥ Q12W fino alla 112a settimana senza che l’intervallo diminuisse al di sotto di Q12W.
Alla 60a settimana, il 33% dei pazienti degli studi TENAYA e LUCERNE era in un intervallo Q12W. Di questi, il 3,2% nello studio TENAYA e lo 0% nello studio LUCERNE hanno mantenuto l’intervallo Q12W fino alla 112a settimana.
Alla 60a settimana, il 20% dei pazienti dello studio TENAYA e il 22% dei pazienti dello studio LUCERNE era in un intervallo di Q8W. Di questi il 34% nello studio TENAYA e il 30% nello studio LUCERNE hanno mantenuto l’intervallo Q8W fino alla 112a settimana.
In tutti i sottogruppi valutabili (per es., età, sesso, etnia, acuità visiva basale, tipo di lesione, dimensioni della lesione), i risultati di efficacia, in ciascuno studio e nell’analisi aggregata, erano in linea con i risultati nelle popolazioni complessive.
Negli studi, faricimab fino a Q16W ha evidenziato un miglioramento dell’obiettivo predefinito di efficacia (pre-specified efficacy endpoint) della variazione media del punteggio composito ottenuto nel National Eye Institute Visual Function Questionnaire (NEI VFQ-25), dal basale alla 48a settimana,
che è risultato sovrapponibile a quanto osservato con aflibercept Q8W e ha superato la soglia di 4 punti. L’entità di queste variazioni corrisponde a un guadagno di 15 lettere nella BCVA.
Nei bracci faricimab e aflibercept, l’incidenza degli eventi avversi oculari nell’occhio in esame è stata, fino alla 112a settimana, rispettivamente del 53,9% e del 52,1%, e per gli eventi avversi non oculari è stata rispettivamente del 73,3% e del 74,3% (vedere paragrafi 4.4 e 4.8).
Edema maculare diabetico (DME)
Su pazienti con DME, la sicurezza e l’efficacia di faricimab sono state valutate in due studi di non inferiorità, randomizzati, multicentrici, in doppio cieco e controllati con comparatore attivo, della durata di 2 anni (YOSEMITE e RHINE). Nei due studi sono stati complessivamente arruolati 1 891 pazienti, di cui 1 622 (86%) hanno completato gli studi fino alla 100a settimana. In totale, 1 887 pazienti sono stati trattati con almeno una dose fino alla 56a settimana (1 262 sono stati trattati con faricimab). I pazienti avevano un’età compresa tra 24 e 91 anni con una media [DS] di 62,2 [9,9] anni. La popolazione complessiva includeva sia pazienti non precedentemente trattati con anti-VEGF (78%), sia pazienti precedentemente trattati con un inibitore del VEGF, prima della partecipazione allo studio (22%). In entrambi gli studi, i pazienti sono stati randomizzati in rapporto 1:1:1 per uno dei tre regimi di trattamento:
-
faricimab 6 mg Q8W, dopo le prime 6 dosi mensili;
-
faricimab 6 mg, somministrato a un regime posologico regolabile fino a Q16W, ossia a intervalli di 4, 8, 12 o 16 settimane dopo le prime 4 dosi mensili;
-
aflibercept 2 mg Q8W, dopo le prime 5 dosi mensili.
Nel braccio trattato con il regime posologico regolabile Q16W, la somministrazione ha seguito un approccio “trattare ed estendere” (treat-and-extend) standardizzato. L’intervallo poteva essere aumentato con incrementi di 4 settimane oppure ridotto con decrementi di 4 o 8 settimane sulla base degli esiti anatomici e/o visivi, usando solo i dati ottenuti alle visite di somministrazione del farmaco in studio.
Risultati
Entrambi gli studi hanno mostrato efficacia in termini di obiettivo primario (primary endpoint), definito come la variazione media della BCVA, dal basale al 1° anno (media delle visite alla 48a, 52a e 56a settimana), misurata con punteggio in lettere ETDRS (Early Treatment Diabetic Retinopathy Study). In entrambi gli studi, i pazienti trattati con faricimab fino a Q16W hanno registrato una variazione media della BCVA, rispetto al basale, non inferiore rispetto ai pazienti trattati con aflibercept Q8W al 1° anno, e questi miglioramenti della vista si sono mantenuti fino al secondo anno.
Dopo le 4 dosi mensili iniziali, i pazienti del braccio faricimab, somministrato a un regime posologico regolabile fino a Q16W, fino alla 96a settimana, potevano aver ricevuto tra un minimo di 6 e un massimo di 21 iniezioni totali. Alla 52a settimana, il 74% e il 71% dei pazienti del braccio faricimab, somministrato a un regime posologico regolabile fino a Q16W, hanno raggiunto un intervallo di somministrazione Q16W o Q12W, rispettivamente, negli studi YOSEMITE e RHINE (53% e 51% Q16W, 21% e 20% Q12W). Il 75% e l’84% di questi pazienti ha mantenuto, fino alla 96a settimana, una somministrazione ≥ Q12W, senza una riduzione dell’intervallo al di sotto di Q12W; negli studi YOSEMITE e RHINE, rispettivamente, il 70% e l’82% dei pazienti in trattamento Q16W, , ha mantenuto, alla 52a settimana, la somministrazione Q16W senza riduzioni dell’intervallo fino alla 96a settimana. Alla 96a settimana, il 78% dei pazienti del braccio faricimab, somministrato a un regime posologico regolabile fino a Q16W, in entrambi gli studi, ha raggiunto un intervallo di somministrazione Q16W o Q12W (60% e 64% Q16W, 18% e 14% Q12W). Il 4% e il 6% dei pazienti sono stati estesi all’intervallo Q8W e sono rimasti in trattamento con intervalli di somministrazione
≤ Q8W fino alla 96a settimana; negli studi YOSEMITE e RHINE, rispettivamente, il 3% e il 5% sono stati trattati solo Q4W fino alla 96a settimana.
I risultati dettagliati delle analisi degli studi YOSEMITE e RHINE, sono riportati di seguito nella Tabella 4, nella Tabella 5 e nella Figura 2. Tabella 4. Studio YOSEMITE: risultati di efficacia (efficacy outcome) alle visite di valutazione dell’obiettivo primario (primary endpoint) del 1° annoa e del 2° annob
Risultati di efficacia (efficacy outcome) YOSEMITE 1° anno 2° anno Faricimab Q8WN = 315 Faricimab somministra to a un regime posologico regolabile fino a Q16WN = 313 Aflibercept Q8WN = 312 Faricimab Q8WN = 315 Faricimab somministr ato a un regime posologico regolabile fino a Q16WN = 313 Aflibercept Q8WN = 312 Variazione media della BCVA misurata in lettere ETDRS rispetto al basale (IC al 97,5% 1° anno e ICal 95% 2° anno) 10,7(9,4; 12,0) 11,6(10,3; 12,9) 10,9(9,6; 12,2) 10,7(9,4; 12,1) 10,7(9,4; 12,1) 11,4(10,0; 12,7) Differenza in termini di media LS (IC al 97,5% 1° anno, IC al95% 2° anno) -0,2(-2,0; 1,6) 0,7(-1,1; 2,5) -0,7(-2,6; 1,2) -0,7(-2,5; 1,2) Percentuale di pazienti che hanno guadagnato almeno 15 lettere nella BCVA, rispetto al basale (percentuale media ponderata CMH, IC al 95%1° anno e 2° anno) 29,2%(23,9%;34,5%) 35,5%(30,1%;40,9%) 31,8%(26,6%;37,0%) 37,2%(31,4%;42,9%) 38,2%(32,8%;43,7%) 37,4%(31,7%;43,0%) Differenza nella % media ponderata CMH (IC al 95%1° anno e 2° anno) -2,6%(-10,0%;4,9%) 3,5%(-4,0%;11,1%) -0,2%(-8,2%;7,8%) 0,2%(-7,6%;8,1%) Percentuale di pazienti che hanno evitato la perdita di almeno 15 lettere nella BCVA, rispetto al basale (percentuale media ponderata CMH, IC al 95%1° anno e 2° anno) 98,1%(96,5%;99,7%) 98,6%(97,2%;100,0%) 98,9%(97,6%;100,0%) 97,6%(95,7%;99,5%) 97,8%(96,1%;99,5%) 98,0%(96,2%;99,7%) Differenza nella % media ponderata CMH (IC al 95%1° anno e 2° anno) -0,8%(-2,8%;1,3%) -0,3%(-2,2%;1,5%) -0,4%(-2,9%;2,2%) -0,2%(-2,6%;2,2%) aMedia alla 48a, 52a, e 56a settimana; bmedia alla 92a, 96a, e 100a settimana BCVA: migliore acuità visiva corretta
ETDRS: studio del trattamento precoce della retinopatia diabetica (Early Treatment Diabetic Retinopathy Study) LS: minimi quadrati
IC: intervallo di confidenza
CMH: metodo di Cochran-Mantel-Haenszel; un test statistico che genera una stima dell’associazione con un risultato binario (binary outcome) e viene usato per la valutazione delle variabili categoriche.
N.B.: % media ponderata CMH del braccio aflibercept presentata per il confronto faricimab Q8W versus aflibercept; tuttavia, la % media ponderata CMH corrispondente per il confronto faricimab corretto versus aflibercept è simile a quella sopra indicata.
Tabella 5. Studio RHINE: risultati di efficacia (efficacy outcome) alle visite di valutazione dell’obiettivo primario (primary endpoint) del 1° annoa e del 2° annob
Risultati di efficacia (efficacy outcome) RHINE 1° anno 2° anno Faricimab Q8WN = 317 Faricimab somministrat o a un regime posologico regolabile fino a Q16W N = 319 Aflibercept Q8WN = 315 Faricimab Q8WN = 317 Faricimab somministr ato a un regime posologico regolabile fino a Q16WN = 319 Aflibercept Q8WN = 315 Variazione media della BCVA misurata in lettere ETDRS, rispetto al basale (IC al 97,5% 1° anno e ICal 95% 2° anno) 11,8(10,6; 13,0) 10,8(9,6; 11,9) 10,3(9,1; 11,4) 10,9(9,5; 12,3) 10,1(8,7; 11,5) 9,4(7,9; 10,8) Differenza in termini di media LS (IC al 97,5% 1° anno, IC al95% 2° anno) 1,5(-0,1; 3,2) 0,5(-1,1; 2,1) 1,5(-0,5; 3,6) 0,7(-1,3; 2,7) Percentuale di pazienti che hanno guadagnato almeno 15 lettere nella BCVA, rispetto al basale (percentuale media ponderata CMH, IC al 95%1° anno e 2° anno) 33,8%(28,4%;39,2%) 28,5%(23,6%;33,3%) 30,3%(25,0%;35,5%) 39,8%(34,0%;45,6%) 31,1%(26,1%;36,1%) 39,0%(33,2%;44,8%) Differenza nella % media ponderata CMH (IC al 95%1° anno e 2° anno) 3,5%(-4,0%;11,1%) -2,0%(-9,1%;5,2%) 0,8%(-7,4%;9,0%) -8%(-15,7%; -0,3%) Risultati di efficacia (efficacy outcome) RHINE 1° anno 2° anno Faricimab Q8WN = 317 Faricimab somministrat o a un regime posologico regolabile fino a Q16W N = 319 Aflibercept Q8WN = 315 Faricimab Q8WN = 317 Faricimab somministr ato a un regime posologico regolabile fino a Q16WN = 319 Aflibercept Q8WN = 315 Percentuale di pazienti che hanno evitato la perdita di almeno 15 lettere nella BCVA, rispetto al basale (percentuale media ponderata CMH, IC al 95%1° anno e 2° anno) 98,9%(97,6%;100,0%) 98,7%(97,4%;100,0%) 98,6%(97,2%;99,9%) 96,6%(94,4%;98,8%) 96,8%(94,8%;98,9%) 97,6%(95,7%;99,5%) Differenza nella % media ponderata CMH (IC al 95%1° anno e 2° anno) 0,3%(-1,6%;2,1%) 0,0%(-1,8%;1,9%) -1,0%(-3,9%;1,9%) -0,7%(-3,5%;2,0%) aMedia alla 48a, 52a, e 56a settimana; bmedia alla 92a, 96a, e 100a settimana BCVA: migliore acuità visiva corretta
ETDRS: studio del trattamento precoce della retinopatia diabetica (Early Treatment Diabetic Retinopathy Study) LS: minimi quadrati
IC: intervallo di confidenza
CMH: metodo di Cochran-Mantel-Haenszel; un test statistico che genera una stima dell’associazione con un risultato binario (binary outcome) e viene usato per la valutazione delle variabili categoriche.
N.B.: % media ponderata CMH del braccio aflibercept presentata per il confronto faricimab Q8W versus aflibercept; tuttavia, la % media ponderata CMH corrispondente per il confronto faricimab corretto versus aflibercept è simile a quella sopra indicata.
Figura 2. Dati combinati degli studi YOSEMITE e RHINE: variazione media dell’acuità visiva dal basale al 2° anno (100a settimana)
Nei pazienti non precedentemente trattati con anti-VEGF prima della partecipazione allo studio e in tutti gli altri sottogruppi valutabili (per es., definiti per età, sesso, etnia, HbA1c basale, acuità visiva basale), i risultati di efficacia in ciascuno studio erano in linea con i risultati nelle popolazioni globali.
Negli studi, faricimab Q8W e faricimab somministrato a un regime posologico regolabile fino a Q16W hanno evidenziato miglioramenti dell’obiettivo di efficacia predefinito (pre-specified efficacy endpoint) di variazione media del punteggio composito NEI VFQ-25, dal basale alla 52a settimana, che è risultato sovrapponibile a quanto osservato con aflibercept Q8W e ha superato la soglia di
4 punti. Faricimab Q8W e faricimab somministrato a un regime posologico regolabile fino a Q16W hanno anche dimostrato miglioramenti clinicamente significativi, dal basale alla 52a settimana, nei punteggi composti NEI VFQ-25 relativi ad attività che richiedono una visione da vicino, una visione da lontano e guida, che sono risultati sovrapponibili a quanto osservato con aflibercept Q8W. L’entità di queste variazioni corrisponde a un guadagno di 15 lettere nella BCVA. Percentuali comparabili di pazienti trattati con faricimab Q8W, faricimab somministrato a un regime posologico regolabile fino a Q16W e aflibercept Q8W hanno registrato un miglioramento clinicamente significativo del punteggio composito NEI VFQ-25 ≥ 4 punti, dal basale alla 52a settimana, un obiettivo di efficacia predefinito (pre-specified efficacy endpoint). Questi risultati si sono mantenuti alla 100a settimana.
Un altro dei principali risultati di efficacia (efficacy outcome) degli studi DME era la variazione nella Scala della severità dello studio del trattamento precoce della retinopatia diabetica (Early Treatment Diabetic Retinopathy Study Diabetic Retinopathy Severity Scale - ETDRS-DRSS) dal basale alla
52a settimana. Negli studi YOSEMITE e RHINE, dei 1 891 pazienti arruolati, rispettivamente 708 e 720 erano valutabili per gli obiettivi (endpoint) relativi alla RD.
Al basale, i punteggi ETDRS-DRSS erano compresi tra 10 e 71.
Al basale, la maggior parte dei pazienti, circa il 60%, presentava una RD non proliferativa, da moderata a severa (DRSS 43/47/53).
Dal basale alla 52a settimana e alla 96a settimana, le percentuali di pazienti che hanno ottenuto un miglioramento nella ETDRS-DRSS ≥ 2 stadi e ≥ 3 stadi, sono di seguito riportate, nella Tabella 6 e nella Tabella 7.
Tabella 6. Studio YOSEMITE: percentuale di pazienti che hanno ottenuto un miglioramento del punteggio ETDRS-DRSS ≥ 2 stadi e ≥ 3 stadi, dal basale alla 52a settimana e alla 96a settimana (popolazione valutabile per la RD)
YOSEMITE 52 settimane 96 settimane Faricimab Q8Wn = 237 Faricimab somministrat o a un regime posologico regolabile fino a Q16W n = 242 Aflibercept Q8Wn = 229 Faricimab Q8Wn = 220 Faricimab somministr ato a un regime posologico regolabile fino a Q16Wn = 234 Aflibercept Q8Wn = 221 Percentuale di pazienti con un miglioramento nella ETDRS-DRSS ≥ 2stadi, rispetto al basale (percentuale media ponderata CMH) 46,0% 42,5% 35,8% 51,4% 42,8% 42,2% Differenza media ponderata (IC al 97,5% 1° anno, IC al95% 2° anno) 10,2%(0,3%;20,0%) 6,1%(-3,6%;15,8%) 9,1%(0,0%;18,2%) 0,0%(-8,9%;8,9%) Percentuale di pazienti con un miglioramento della ETDRS-DRSS≥ 3 stadi, rispetto al basale (percentuale media ponderata CMH) 16,8% 15,5% 14,7% 22,4% 14,6% 20,9% Differenza media ponderata (IC al 95% 1° anno e 2° anno) 2,1%(-4,3%;8,6%) 0,6%(-5,8%;6,9%) 1,5%(-6,0%;9,0%) -6,7%(-13,6%;0,1%) ETDRS-DRSS: Scala della severità dello studio del trattamento precoce della retinopatia diabetica (Early Treatment Diabetic Retinopathy Study Diabetic Retinopathy Severity Scale)
IC: intervallo di confidenza
CMH: metodo di Cochran-Mantel-Haenszel; un test statistico che genera una stima dell’associazione con un risultato binario (binary outcome) e viene usato per la valutazione delle variabili categoriche.
N.B.: % media ponderata CMH del braccio aflibercept, presentata per il confronto faricimab Q8W versus aflibercept; tuttavia, la % media ponderata CMH corrispondente per il confronto faricimab corretto versus aflibercept è simile a quella sopra indicata.
Tabella 7. Studio RHINE: percentuale di pazienti che hanno ottenuto un miglioramento del punteggio ETDRS-DRSS ≥ 2 stadi e ≥ 3 stadi, dal basale alla 52a settimana e alla 96a settimana (popolazione valutabile per la RD)
RHINE 52 settimane 96 settimane Faricimab Q8Wn = 231 Faricimab somministrat o a un regime posologico regolabile fino a Q16W n = 251 Aflibercept Q8Wn = 238 Faricimab Q8Wn = 214 Faricimab somministr ato a un regime posologico regolabile fino a Q16Wn = 228 Aflibercept Q8Wn = 203 Percentuale di pazienti con un miglioramento della ETDRS-DRSS≥ 2 stadi, rispetto al basale (percentuale media ponderata CMH) 44,2% 43,7% 46,8% 53,5% 44,3% 43,8% Differenza media ponderata (IC al 97,5% 1° anno, IC al95% 2° anno) -2,6%(-12,6%;7,4%) -3,5%(-13,4%;6,3%) 9,7%(0,4%;19,1%) 0,3%(-8,9%;9,5%) Percentuale di pazienti con un miglioramento della ETDRS-DRSS≥ 3 stadi, rispetto al basale (percentuale media ponderata CMH) 16,7% 18,9% 19,4% 25,1% 19,3% 21,8% Differenza media ponderata (IC al 95% 1° anno e 2° anno) -0,2%(-5,8%;5,3%) -1,1%(-8,0%;5,9%) 3,3%(-4,6%;11,3%) -2,7%(-10,2%;4,8%) ETDRS-DRSS: Scala della severità dello studio del trattamento precoce della retinopatia diabetica (Early Treatment Diabetic Retinopathy Study Diabetic Retinopathy Severity Scale)
IC: intervallo di confidenza
CMH: metodo di Cochran-Mantel-Haenszel; un test statistico che genera una stima dell’associazione con un risultato binario (binary outcome) e viene usato per la valutazione delle variabili categoriche.
N.B.: % media ponderata CMH del braccio aflibercept presentata per il confronto faricimab Q8W versus aflibercept; tuttavia, la % media ponderata CMH corrispondente per il confronto faricimab corretto versus aflibercept è simile a quella sopra indicata.
Gli effetti del trattamento nei sottogruppi valutabili (per es., definiti per precedente trattamento con anti-VEGF, età, sesso, etnia, HbA1c basale e acuità visiva basale), in ciascuno studio, erano generalmente in linea con i risultati nella popolazione complessiva.
Nei sottogruppi, gli effetti del trattamento, definiti per severità della RD, al basale, sono risultati diversi e hanno evidenziato i massimi miglioramenti nella DRSS ≥ 2 stadi, tra i pazienti con RD non proliferativa, moderatamente severa e severa, con il 90% circa dei pazienti che hanno ottenuto, in entrambi gli studi, dei miglioramenti costanti in tutti i bracci di trattamento.
Nei bracci faricimab Q8W, faricimab fino al Q16W e aflibercept Q8W, l’incidenza degli eventi avversi oculari nell’occhio in esame è stata, fino alla 100a settimana, rispettivamente del 49,7%, 49,2% e 45,4%, e per gli eventi avversi non oculari è stata, rispettivamente, del 73,0%, 74,2% e 75,7% (vedere paragrafo 4.4 e 4.8).
1 474 pazienti che avevano precedentemente completato YOSEMITE o RHINE sono stati inclusi nello studio RHONE-X, uno studio di estensione a lungo termine, multicentrico, della durata di 2 anni, disegnato per valutare sicurezza e tollerabilità a lungo termine di faricimab 6 mg intravitreale, somministrato ad un intervallo di trattamento personalizzato.
Il profilo di sicurezza a lungo termine di faricimab, osservato con lo studio RHONE-X, è stato coerente con quanto osservato negli studi YOSEMITE e RHINE.
Occlusione venosa retinica (RVO)
La sicurezza e l’efficacia di faricimab sono state valutate in due studi randomizzati, multicentrici, in doppio cieco, della durata di 72 settimane, in pazienti con edema maculare secondario a BRVO (BALATON) o CRVO/HRVO (COMINO). Sono disponibili dati controllati con comparatore attivo fino al 6° mese.
Un totale di 1 282 pazienti (553 in BALATON e 729 in COMINO) sono stati arruolati nei due studi, con 1 276 pazienti trattati con almeno una dose fino alla 24ª settimana (641 con faricimab). L’età dei pazienti variava in un intervallo da 28 a 93 anni, nello studio BALATON, con una media [DS] di
64 [10,7] anni e da 22 a 100 anni, nello studio COMINO, con una media [DS] di 65 [13,2] anni.
Nello studio BALATON, un totale di 489 dei 553 pazienti randomizzati ha completato lo studio alla 72ª settimana; 263 pazienti inizialmente randomizzati a faricimab (“precedentemente faricimab”) e 267 pazienti inizialmente randomizzati ad aflibercept (“precedentemente aflibercept”), hanno ricevuto almeno una dose di faricimab durante la somministrazione del regime posologico regolabile di faricimab.
Nello studio COMINO, un totale di 656 dei 729 pazienti randomizzati ha completato lo studio alla
72a settimana; 353 pazienti “precedentemente faricimab” e 342 pazienti “precedentemente aflibercept” hanno ricevuto almeno una dose di faricimab durante la somministrazione del regime posologico regolabile di faricimab.
In entrambi gli studi, i pazienti sono stati randomizzati in rapporto 1:1 ad uno dei due regimi di trattamento fino alla 24a settimana:
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Faricimab 6 mg Q4W per 6 dosi mensili consecutive
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Aflibercept 2 mg Q4W per 6 dosi mensili consecutive.
Al termine delle 6 dosi mensili iniziali, i pazienti inizialmente randomizzati al braccio aflibercept 2 mg sono transitati a faricimab 6 mg e potevano ricevere faricimab 6 mg al regime posologico regolabile fino a Q16W. L’intervallo poteva essere aumentato con incrementi di 4 settimane oppure ridotto di 4, 8 o 12 settimane sulla base di una valutazione obiettiva automatizzata di criteri di attività di malattia pre-specificati, visivi e anatomici.
Risultati
Entrambi gli studi hanno mostrato efficacia in termini di obiettivo primario (primary endpoint), definito come la variazione della BCVA, dal basale alla 24a settimana, misurata con punteggio in lettere ETDRS (Early Treatment Diabetic Retinopathy Study). In entrambi gli studi, i pazienti trattati con faricimab Q4W hanno registrato una variazione media della BCVA, rispetto al basale, non inferiore rispetto ai pazienti trattati con aflibercept Q4W, e questi miglioramenti della visione si sono mantenuti fino alla 72a settimana, quando i pazienti sono transitati ad un regime posologico regolabile di faricimab fino a Q16W.
Negli studi BALATON e COMINO, rispettivamente, l’81,5% e il 74,0% dei pazienti che hanno ricevuto il regime posologico regolabile di faricimab fino a Q16W, tra la 24a settimana e la 68a settimana, hanno raggiunto un intervallo posologico ≥ Q12W (Q16W o Q12W). Di questi pazienti, rispettivamente, in BALATON e COMINO, il 72,1% e il 61,6% hanno completato almeno un ciclo di Q12W e hanno mantenuto il dosaggio ≥ Q12W senza una riduzione dell’intervallo al di sotto di Q12W, fino alla 68ª settimana; inoltre, in BALATON e COMINO, rispettivamente, l’1,2% e il 2,5% dei pazienti ha ricevuto solo il dosaggio Q4W fino alla 68ª settimana.
In tutti gli studi, alla 24a settimana, i pazienti nel braccio faricimab Q4W hanno mostrato un miglioramento nell’obiettivo di efficacia predefinito (pre-specified efficacy endpoint) di variazione del punteggio composito NEI VFQ-25, dal basale alla 24a settimana, che è risultato sovrapponibile a quanto osservato con aflibercept Q4W. Faricimab Q4W ha anche evidenziato un miglioramento dell’obiettivo di efficacia predefinito (pre-specified efficacy endpoint), ossia la variazione del punteggio NEI VFQ-25, dal basale alla 24a settimana, relativo ad attività che richiedono una visione da vicino e una visione da lontano, comparabile con quanto osservato con aflibercept Q4W. Questi risultati sono stati mantenuti fino alla 72a settimana, quando tutti i pazienti hanno assunto faricimab somministrato a un regime posologico regolabile fino a Q16W.
Tabella 8: Studio BALATON: risultati di efficacia (efficacy outcome) alle visite di valutazione dell’obiettivo primario (primary endpoint) alla 24a settimana e alla fine dello studioa
Risultati di efficacia BALATON (efficacy outcome) 24 settimane 72 settimanea Faricimab Q4W N = 276 Aflibercept Q4W N = 277 Da Faricimab Q4W aFaricimab somministrato a un regime posologicoregolabile Da Aflibercept Q4W a Faricimab somministrato a un regime posologico regolabileN = 277 N = 276 Variazione media della BCVA misurata in lettere ETDRS, rispetto al basale (IC al 95%) 16,9(15,7; 18,1) 17,5(16,3; 18,6) 18,1(16,9; 19,4) 18,8(17,5; 20,0) Differenza in termini di -0,6 media LS (IC al 95%) (-2,2; 1,1) Percentuale di pazienti che hanno guadagnato≥ 15 lettere, rispetto al basale (percentuale media ponderata CMH, IC al 95%) 56,1%(50,4%; 61,9%) 60,4%(54,7%; 66,0%) 61,5%(56,0%; 67,0%) 65,8%(60,3%; 71,2%) Differenza nella % media -4,3% ponderata CMH (IC al 95%) (-12,3%; 3,8%) aMedia alla 64a, 68a, 72a settimana BCVA: migliore acuità visiva corretta
ETDRS: studio del trattamento precoce della retinopatia diabetica (Early Treatment Diabetic Retinopathy Study) LS: minimi quadrati
IC: intervallo di confidenza
CMH: metodo di Cochran-Mantel-Haenszel; un test statistico che genera una stima dell’associazione con un risultato binario (binary outcome) e viene usato per la valutazione delle variabili categoriche.
Tabella 9: Studio COMINO: risultati di efficacia (efficacy outcome) alle visite di valutazione dell’obiettivo primario (primary endpoint) alla 24a settimana e alla fine dello studioa
Risultati di efficacia COMINO (efficacy outcome) 24 settimane 72 settimanea Faricimab Q4W N = 366 Aflibercept Q4W N = 363 Da Faricimab Q4W aFaricimab somministrato a un regime posologicoregolabile Da Aflibercept Q4W a Faricimab somministrato a un regime posologico regolabileN = 363 N = 366 Variazione media della BCVA misurata in lettere ETDRS rispetto al basale (IC al 95%) 16,9(15,4; 18,3) 17,3(15,9; 18,8) 16,9(15,2; 18,6) 17,1(15,4; 18,8) Differenza in termini di -0,4 media LS (IC al 95%) (-2,5; 1,6) Percentuale di pazienti che hanno guadagnato≥ 15 lettere, rispetto al basale (percentuale media ponderata CMH, IC al 95%) 56,6%(51,7%; 61,5%) 58,1%(53,3%; 62,9%) 57,6%(52,8%; 62,5%) 59,5%(54,7%; 64,3%) Differenza nella % media -1,5% ponderata CMH (IC al 95%) (-8,4%; 5,3%) aMedia alla 64a, 68a, 72a settimana BCVA: migliore acuità visiva corretta
ETDRS: studio del trattamento precoce della retinopatia diabetica (Early Treatment Diabetic Retinopathy Study) LS: minimi quadrati
IC: intervallo di confidenza
CMH: metodo di Cochran-Mantel-Haenszel; un test statistico che genera una stima dell’associazione con un risultato binario (binary outcome) e viene usato per la valutazione delle variabili categoriche.
Figura 3: Studio BALATON: variazione media dell’acuità visiva, dal basale alla 72a settimana
La somministrazione di faricimab 6 mg in regime posologico regolabile fino a Q16W è iniziata alla 24a settimana, ma non tutti i pazienti hanno ricevuto faricimab alla 24a settimana.
Figura 4: Studio COMINO: variazione media dell’acuità visiva, dal basale alla 72a settimana
La somministrazione di faricimab 6 mg in regime posologico regolabile fino a Q16W è iniziata alla 24a settimana, ma non tutti i pazienti hanno ricevuto faricimab alla 24a settimana.
Nei bracci faricimab Q4W e aflibercept Q4W, l’incidenza degli eventi avversi oculari nell’occhio in esame è stata, fino alla 24a settimana, rispettivamente del 20,1% e del 24,6%, e per gli eventi avversi non oculari è stata rispettivamente del 32,9% e del 36,4% (vedere paragrafo 4.8).
Popolazione pediatrica
L’Agenzia europea per i medicinali ha previsto l’esonero dall’obbligo di presentare i risultati degli studi con faricimab, in tutti i sottogruppi della popolazione pediatrica per nAMD, DME e RVO (vedere paragrafo 4.2 per informazioni sull’uso pediatrico).
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Faricimab viene somministrato per via intravitreale, per esercitare effetti locali nell’occhio. Assorbimento e distribuzione
Sulla base di un’analisi farmacocinetica di popolazione (comprendente nAMD e DME, N = 2 246), si stima che le massime concentrazioni plasmatiche (Cmax) di faricimab libero (non legato a VEGF-A e Ang-2) vengano raggiunte circa 2 giorni dopo la dose. La Cmax plasmatica media (± DS [deviazione standard]) stimata è pari a 0,23 (0,07) µg/mL e 0,22 (0,07) µg/mL, rispettivamente, nei pazienti con nAMD e DME. Dopo somministrazioni ripetute, si prevede che, per somministrazione Q8W, le concentrazioni plasmatiche medie di faricimab libero siano pari a 0,002-0,003 µg/mL.
Faricimab mostra una farmacocinetica proporzionale alla dose nell’intervallo di dosi 0,5-6 mg (sulla base di Cmax e AUC). Dopo la somministrazione mensile non è stato evidenziato alcun accumulo di faricimab nel vitreo o nel plasma.
Si prevede che le massime concentrazioni plasmatiche di faricimab libero siano circa 600 e 6 000 volte inferiori, rispettivamente, a quelle nell’umore acqueo e nel vitreo. Sono pertanto improbabili effetti farmacodinamici sistemici e ciò è ulteriormente supportato dall’assenza di variazioni significative della concentrazione plasmatica di VEGF e Ang-2 liberi, negli studi clinici, durante il trattamento con faricimab.
L’analisi farmacocinetica di popolazione ha evidenziato un effetto dell’età e del peso corporeo sulla farmacocinetica, rispettivamente, oculare e sistemica di faricimab. Entrambi gli effetti sono considerati non clinicamente significativi; non è necessaria alcuna correzione della dose.
Biotrasformazione ed eliminazione
Poiché faricimab è un agente terapeutico costituito da una proteina, il suo metabolismo e la sua eliminazione non sono stati completamente caratterizzati. Si prevede che faricimab venga catabolizzato, all’interno dei lisosomi, in piccoli peptidi e amminoacidi, che possono essere escreti per via renale, in modo simile all’eliminazione delle IgG endogene.
Il profilo concentrazione plasmatica-tempo di faricimab si è ridotto parallelamente ai profili concentrazione-tempo nell’umore vitreo e acqueo. L’emivita media oculare e l’emivita sistemica apparente di faricimab sono stimate in circa 7,5 giorni.
L’analisi farmacocinetica dei pazienti con nAMD, DME e RVO (N=2 977) ha evidenziato che la farmacocinetica di faricimab è sovrapponibile nelle tre popolazioni di pazienti.
Popolazioni speciali
Anziani
Nei sei studi clinici di fase III, circa il 58% (1 496/2 571) dei pazienti randomizzati al trattamento con faricimab aveva un’età ≥ 65 anni. L’analisi farmacocinetica di popolazione ha evidenziato un effetto dell’età sulla farmacocinetica oculare di faricimab. L’effetto è stato considerato non clinicamente significativo. Nei pazienti di età pari o superiore a 65 anni, non è necessaria alcuna correzione della dose (vedere paragrafo 4.2).
Compromissione renale
Nei pazienti con compromissione renale, faricimab non è stato oggetto di studi specifici. In tutti gli studi clinici, dall’analisi farmacocinetica dei pazienti, il 63% presentava compromissione renale (lieve 38%, moderata 23% e severa 2%), ma, dopo la somministrazione intravitreale di faricimab, non sono emerse differenze nella farmacocinetica sistemica di faricimab. Nei pazienti con compromissione renale non è necessaria alcuna correzione della dose (vedere paragrafo 4.2).
Compromissione epatica
Nei pazienti con compromissione epatica, faricimab non è stato oggetto di studi specifici. In questa popolazione non sono tuttavia necessarie precauzioni particolari poiché il metabolismo avviene attraverso proteolisi e non dipende dalla funzionalità epatica. Nei pazienti con compromissione epatica non è necessaria alcuna correzione della dose (vedere paragrafo 4.2).
Altre popolazioni speciali
La farmacocinetica sistemica di faricimab non viene condizionata dall’etnia. Il sesso non ha dimostrato di avere un’influenza clinicamente rilevante sulla farmacocinetica sistemica di faricimab. Non è necessaria alcuna correzione della dose.
Informazioni farmaceutiche - VABYSMO 120 MG
L-istidina
Acido acetico al 30% (per la correzione del pH) (E 260) L-metionina
Polisorbato 20 (E 432) Sodio cloruro
D-saccarosio
Acqua per preparazioni iniettabili
In assenza di studi di compatibilità, questo medicinale non deve essere miscelato con altri medicinali.
Conservare in frigorifero (2 °C-8 °C). Non congelare.
Conservare il flaconcino nella confezione esterna per proteggere il medicinale dalla luce. Conservare la siringa preriempita nel vassoio sigillato all’interno della confezione originale per proteggere il medicinale dalla luce.
Prima dell’uso, la siringa preriempita chiusa o il flaconcino chiuso possono essere conservati a temperatura ambiente, a una temperatura compresa tra 20 °C e 25 °C, nella confezione originale, per un massimo di 24 ore.
Accertarsi che l’iniezione sia effettuata subito dopo la preparazione della dose.
Siringa preriempita
Soluzione iniettabile in una siringa preriempita costituita da una canna di vetro (tipo I) con un segno graduato che indica la dose, un tappo in gomma butilica e un cappuccio di chiusura antimanomissione (comprendente un cappuccio rigido, un cappuccio in gomma butilica e un adattatore Luer Lock). Il contenitore è dotato di un’asta per lo stantuffo e di una presa per il dito estesa. Ogni siringa preriempita contiene 21 mg di faricimab in 0,175 mL di soluzione.
Confezione da un ago-filtro sterile per iniezione a parete extra sottile (30 gauge x 0,5 pollici, 0,30 mm x 12,7 mm, 5 µm), confezionato con una siringa preriempita.
Il cappuccio in gomma, il tappo in gomma, la canna di vetro e l’ago-filtro per l’iniezione sono a contatto con il medicinale.
Flaconcino
0,24 mL di soluzione sterile in flaconcino di vetro con chiusura in gomma rivestita e sigillato con capsula in alluminio, dotata di disco in plastica a strappo di colore giallo.
Confezione da un flaconcino e un ago Blunt Filter di trasferimento (18 gauge x 1,5 pollici, 1,2 mm x 40 mm, 5 µm).
Non agitare.
Vabysmo deve essere visivamente ispezionato quando viene prelevato dal frigorifero e prima della somministrazione. Se Vabysmo presenta delle particelle o risulta torbido, non deve essere utilizzato.
Siringa preriempita
La siringa preriempita è esclusivamente monouso e deve essere utilizzata per un solo occhio. Aprire la siringa preriempita sterile solo in condizioni asettiche. La soluzione deve essere visivamente ispezionata prima della somministrazione. Se il medicinale presenta delle particelle o risulta torbido, la siringa preriempita non deve essere utilizzata.
La siringa preriempita contiene una quantità maggiore della dose raccomandata di 6 mg di faricimab (corrispondente a 0,05 mL). La siringa preriempita contiene 21 mg di faricimab in 0,175 mL di soluzione. Il volume in eccesso deve essere espulso prima dell’iniezione.
Non usare se la confezione, la siringa preriempita e/o l’ago-filtro per l’iniezione sono danneggiati o scaduti. Nel foglio illustrativo vengono fornite istruzioni dettagliate per l’uso.
Flaconcino
Il flaconcino contiene una quantità maggiore della dose raccomandata di 6 mg. Il volume di riempimento del flaconcino (0,24 mL) non deve essere totalmente usato. Il volume in eccesso deve essere espulso prima dell’iniezione. Iniettando l’intero volume del flaconcino si incorre in un sovradosaggio. La dose dell’iniezione deve corrispondere al segno graduato che indica la dose di 0,05 mL, ossia 6 mg di faricimab.
Il contenuto del flaconcino e l’ago-filtro di trasferimento vengono forniti in condizioni sterili e sono esclusivamente monouso. Non usare se la confezione, il flaconcino e/o l’ago-filtro di trasferimento sono danneggiati o scaduti. Nel foglio illustrativo vengono fornite istruzioni per l’uso dettagliate.
Il medicinale non utilizzato e i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità alla normativa locale vigente.
Istruzioni per l’uso della siringa preriempita:
La rimozione della siringa dal vassoio (fase 1) e tutte le fasi successive devono essere eseguite con tecnica asettica.
Nota: la dose deve corrispondere al segno graduato che indica la dose di 0,05 mL. Apertura del vassoio e rimozione del cappuccio della siringa
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Rimuovere il coperchio dal vassoio della siringa e, mantenendo le condizioni asettiche, rimuovere la siringa preriempita.
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Tenere la siringa per l’anello bianco; staccare il cappuccio della siringa (vedere Figura C).
Non svitare il cappuccio.
Figura C
Attacco dell’ago-filtro per l’iniezione
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Mantenendo le condizioni asettiche, rimuovere l’ago-filtro per l’iniezione dalla confezione.
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Mantenendo le condizioni asettiche, attaccare saldamente l’ago-filtro per l’iniezione alla siringa Luer Lock (vedere Figura D).
Figura D
Per la somministrazione utilizzare solo l’ago-filtro per l’iniezione fornito
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Rimuovere con cautela il cappuccio dall’ago tirandolo direttamente.
Eliminazione delle bolle d’aria
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Tenere la siringa con l’ago-filtro per l’iniezione rivolto verso l’alto. Controllare che la siringa non contenga bolle d’aria.
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In presenza di bolle d’aria, picchiettare delicatamente la siringa con un dito fino a quando le bolle non salgono in cima (vedere Figura E).
Bolla d’aria
Figura E
Adeguamento della dose del medicinale ed eliminazione dell’aria
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Tenere la siringa all’altezza degli occhi e premere lentamente l’asta dello stantuffo fino a quando l’estremità inferiore della cupola del tappo in gomma è allineata con il segno graduato che indica la dose di 0,05 mL (vedere Figura F). In questo modo verranno eliminate l’aria e la soluzione in eccesso e la dose corrisponderà a 0,05 mL.
0,05 mL
Bordo inferiore cupola
Accertarsi che l’iniezione venga somministrata subito dopo la preparazione della dose.
Figura F
Procedura di iniezione
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La procedura di iniezione deve essere condotta in condizioni asettiche.
Iniettare lentamente fino a quando il tappo in gomma non raggiunge l’estremità inferiore della siringa per somministrare il volume di 0,05 mL.
Non ricoprire né staccare l’ago-filtro per l’iniezione dalla siringa.
Il medicinale non utilizzato e i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità alla normativa locale vigente.