CLINDAMICINA KALCEKS 150 MG/ML SOLUZIONE INIETTABILE PER INFUSIONE
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Regime SSN
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Nome del farmaco
Glutine / Lattosio
Lattosio: Nessun dato
Forma farmaceutica
Produttore
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RCP - CLINDAMICINA 150 MG/ML
Clindamicina Kalceks 150 mg/mL soluzione iniettabile o per infusione è indicato nel trattamento delle seguenti infezioni gravi causate da batteri sensibili alla clindamicina negli adulti e nei bambini a partire da 1 mese di età (vedere paragrafi 4.2 e 5.1):
‒ infezioni osteoarticolari
‒ sinusite cronica causata da microrganismi anaerobi
‒ infezioni del tratto respiratorio inferiore
‒ infezioni intra-addominali complicate
‒ infezioni pelviche e dei genitali femminili
‒ infezioni complicate della pelle e dei tessuti molli.
Per i pazienti allergici ai beta-lattamici, Clindamicina Kalceks può essere utilizzata per la profilassi negli interventi chirurgici.
Fare riferimento alle linee guida ufficiali sull’uso appropriato degli agenti antibatterici.
La dose ed il modo di somministrazione devono essere determinati in base alla severità dell’infezione, alle condizioni del paziente e alla sensibilità del microrganismo causa dell’infezione. Fare riferimento alle linee guida locali.
Posologia
Adulti
Somministrazione intramuscolare o endovenosa: 1200-2700 mg/die suddivisi in 2-4 dosi.
La dose abituale per le infezioni dell'area intra-addominale, dell'area pelvica femminile o altre infezioni gravi è di 2400-2700 mg al giorno per via e.v. o i.m., somministrati in 2, 3 o 4 dosi uguali (senza superare la dose singola massima raccomandata di 1200 mg per via e.v. o 600 mg per via i.m.).
Per il trattamento di infezioni meno complicate dovute a microrganismi più sensibili che possono rispondere a dosi inferiori: la dose è di 1200-1800 mg al giorno per via e.v. o i.m. somministrati in 3 o 4 dosi uguali.
Nelle infezioni pericolose per la vita la dose endovenosa può essere aumentata fino a 4800 mg al giorno.
Profilassi in caso di intervento chirurgico
La dose deve essere stabilita in base al tipo e alla durata dell’intervento chirurgico.
La dose abituale è di 600-900 mg somministrati per via endovenosa ogni 4-8 ore, fino al termine dell'intervento.
Popolazione pediatrica
Bambini da 1 mese a 12 anni di età
20-40 mg/kg al giorno per via e.v. o i.m. somministrati in 3 o 4 dosi uguali (vedere paragrafo 4.4).
La dose di clindamicina nei bambini deve essere stabilita in base al peso corporeo totale, indipendentemente dal grado di obesità (vedere paragrafo 5.2). Nelle infezioni gravi, si raccomanda di somministrare ai bambini non meno di 300 mg al giorno, indipendentemente dal peso corporeo. La dose totale giornaliera non deve superare la dose massima giornaliera raccomandata per gli adulti.
Adolescenti di età superiore ai 12 anni
Le dosi negli adolescenti di età superiore ai 12 anni devono essere le stesse degli adulti, tenendo conto di eventuali aggiustamenti della dose in base alla funzionalità epatica. Nei pazienti adolescenti sottopeso, tra i 12 e i 18 anni, si raccomanda di non superare la dose massima di 40 mg/kg/die. La dose totale giornaliera non deve superare la dose massima giornaliera raccomandata per gli adulti.
Neonati di età inferiore a 1 mese
La sicurezza e l'efficacia di Clindamicina Kalceks nei neonati di età inferiore a un mese non sono state stabilite. Non vi sono dati disponibili.
Pazienti anziani
Non è richiesto alcun aggiustamento della dose negli anziani con funzionalità epatica e renale normale (vedere paragrafo 5.2).
Compromissione epatica
L'emivita di eliminazione è prolungata nei pazienti con compromissione epatica da moderata a severa (vedere paragrafi 4.4 e 5.2). Tuttavia, quando la clindamicina viene somministrata ogni 8 ore, l'accumulo si verifica solo raramente. Nei pazienti con compromissione epatica severa, si raccomanda di monitorare la funzione epatica e i progressi del paziente e, ove possibile, si raccomanda il monitoraggio dei livelli plasmatici di clindamicina. In base ai risultati, la dose o gli intervalli di dosaggio devono essere modificati, se necessario.
Compromissione renale
L'emivita di eliminazione è prolungata nei pazienti con compromissione renale (vedere paragrafi 4.4 e 5.2). Tuttavia, non è necessario un aggiustamento della dose nei pazienti con insufficienza renale da lieve a moderata. Nei pazienti con compromissione renale severa, si raccomanda di monitorare la funzione renale e i progressi del paziente.
La clindamicina non può essere eliminata con l'emodialisi. Pertanto, non è necessaria una dose aggiuntiva prima o dopo l'emodialisi.
Modo di somministrazione
Iniezione intramuscolare (i.m.) o infusione endovenosa (e.v.).
Per la somministrazione intramuscolare, Clindamicina Kalceks deve essere utilizzata non diluita. La somministrazione intramuscolare di più di 600 mg in una volta non è raccomandata.
La somministrazione intramuscolare è indicata quando l'infusione endovenosa non è possibile per qualsiasi motivo.
Per la somministrazione endovenosa, Clindamicina Kalceks deve essere diluita prima della somministrazione e.v. e deve essere infusa per almeno 10-60 minuti. La concentrazione non deve superare i 18 mg di clindamicina per mL di soluzione e la velocità di infusione non deve superare i 30 mg/min. Non deve mai essere somministrata per iniezione endovenosa in bolo (può causare gravi eventi avversi, vedere paragrafo 4.8). Non sono raccomandate infusioni endovenose di più di 1200 mg in un'ora.
Tabella 1 Velocità di infusione abituali
| Dose | Diluente | Concentrazione di clindamicina | Tempo di infusione minimo |
| 300 mg | 50 mL | 6 mg/mL | 10 minuti |
| 600 mg | 50 mL | 12 mg/mL | 20 minuti |
| 900 mg | 50-100 mL | da 9 mg/mL a 18 mg/mL | 30 minuti |
| 1200 mg | 100 mL | 12 mg/mL | 40 minuti |
Per i diluenti compatibili, vedere paragrafo 6.6.
Ipersensibilità al principio attivo, alla lincomicina o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1.
Reazioni di ipersensibilità
Reazioni di ipersensibilità severe possono verificarsi anche dopo la prima somministrazione. Nel caso in cui si verifichino reazioni di ipersensibilità, il trattamento con clindamicina deve essere interrotto immediatamente e devono essere avviate le misure di emergenza standard appropriate (vedere paragrafi 4.3 e 4.8).
In alcune circostanze, la terapia con clindamicina può essere una forma di trattamento alternativo nei pazienti con allergia alla penicillina (ipersensibilità alla penicillina). Non sono stati segnalati casi di allergia crociata tra clindamicina e penicillina e, in base alle differenze strutturali tra le sostanze, non è prevista. Tuttavia, in singoli casi, esistono informazioni sull'anafilassi (ipersensibilità) alla clindamicina in persone con un'allergia alla penicillina già esistente. Questo deve essere preso in considerazione in un ciclo di trattamento con clindamicina in pazienti con allergia alla penicillina.
Reazioni avverse cutanee severe
In pazienti trattati con clindamicina sono state segnalate reazioni avverse cutanee severe, come reazione da farmaco con eosinofilia e sintomi sistemici (DRESS), sindrome di Stevens-Johnson (SJS), necrolisi epidermica tossica (TEN) e pustolosi esantematica acuta generalizzata (AGEP), che possono essere pericolose per la vita o fatali. Queste reazioni possono verificarsi anche dopo la prima somministrazione. Se compaiono segni e sintomi di reazioni cutanee severe, il trattamento con clindamicina deve essere
interrotto immediatamente e devono essere avviate le misure di emergenza standard appropriate. Se il paziente ha sviluppato una reazione severa come DRESS, SJS, TEN o AGEP con l'uso di clindamicina, il trattamento con clindamicina non deve essere mai più ripreso in questo paziente (vedere paragrafi 4.3 e 4.8).
Disturbi gastrointestinali
Il trattamento con agenti antibatterici altera la normale flora del colon e porta alla crescita eccessiva di Clostridioides difficile. Questo fenomeno è stato segnalato con l'uso di quasi tutti gli agenti antibatterici, compresa la clindamicina. Il C. difficile produce le tossine A e B che contribuiscono allo sviluppo della diarrea da C. difficile (CDAD) ed è la causa principale della "colite da antibiotici".
È importante considerare la diagnosi di CDAD nei pazienti che sviluppano diarrea a seguito della somministrazione di agenti antibatterici. Questa può progredire in colite, compresa la colite pseudomembranosa (vedere paragrafo 4.8), che può variare da lieve a fatale. Se si sospetta o si conferma una diarrea da antibiotici o una colite da antibiotici, il trattamento in corso con agenti antibatterici, compresa la clindamicina, deve essere interrotto e devono essere immediatamente avviate misure terapeutiche adeguate. I medicinali che inibiscono la peristalsi sono controindicati in questa situazione.
La terapia con clindamicina è stata associata a una colite pseudomembranosa durante e fino a 2 o 3 settimane dopo il trattamento con clindamicina, che può essere fatale e che è associata a diarrea severa e persistente. Occorre prestare attenzione quando si prescrive la clindamicina a un paziente che ha una tendenza alle malattie gastrointestinali, in particolare alla colite. La colite e la diarrea associate agli antibiotici sono più frequenti e severe nei pazienti debilitati e/o anziani (> 60 anni).
Disturbi della trasmissione neuromuscolare
Occorre prestare cautela nei pazienti con disturbi della trasmissione neuromuscolare (ad es. miastenia gravis, morbo di Parkinson), poiché la clindamicina è stata associata al blocco neuromuscolare e al prolungamento del blocco (vedere paragrafi 4.5 e 4.8). In vitro, è stato dimostrato che la clindamicina inibisce i recettori nicotinici dell'acetilcolina.
Compromissione epatica e renale
Durante il trattamento a lungo termine, la funzionalità epatica e renale devono essere monitorate regolarmente.
L'emivita di eliminazione è prolungata nei pazienti con compromissione renale e nei pazienti con compromissione epatica da moderata a severa (vedere paragrafi 4.2 e 5.2).
Sono state segnalate non frequentemente lesioni renali acute, compresa insufficienza renale acuta. Nei pazienti affetti da disfunzione renale preesistente o che assumono in concomitanza farmaci nefrotossici deve essere preso in considerazione il monitoraggio della funzione renale (vedere paragrafo 4.8).
Crescita eccessiva di organismi non sensibili
L'uso di clindamicina può anche provocare la crescita eccessiva di organismi non sensibili, in particolare lieviti.
Diffusione nel liquido cerebrospinale
Poiché la clindamicina non si diffonde adeguatamente nel liquido cerebrospinale, non deve essere utilizzata nel trattamento della meningite.
Altro
Occorre prestare cautela nei pazienti con malattie atopiche.
Sodio
Questo medicinale contiene 6,5 mg di sodio per mL di soluzione equivalente a 0,33 % dell'assunzione massima giornaliera raccomandata dall'OMS che corrisponde a 2 g di sodio per un adulto.
Agenti bloccanti neuromuscolari
La clindamicina può potenziare l'azione degli agenti bloccanti neuromuscolari. Pertanto, deve essere
usata con cautela nei pazienti trattati con tali agenti.
Antagonisti della vitamina K
Sono stati segnalati test di coagulazione aumentati (PT/INR) e/o sanguinamenti in pazienti trattati con clindamicina in associazione con antagonisti della vitamina K (ad es. warfarin, acenocumarolo e fluindione). I test di coagulazione devono pertanto essere monitorati frequentemente nei pazienti trattati con antagonisti della vitamina K.
Altri agenti antibatterici
È stato dimostrato un antagonismo tra clindamicina ed eritromicina in vitro. A causa della possibile significatività clinica, questi due medicinali non devono essere somministrati in concomitanza.
Inibitori e induttori degli enzimi CYP
La clindamicina è metabolizzata prevalentemente dal CYP3A4, e in misura minore dal CYP3A5, nel metabolita principale clindamicina solfossido e nel metabolita minore N desmetilclindamicina.
Pertanto, gli inibitori del CYP3A4 e del CYP3A5 possono diminuire la clearance della clindamicina. Gli induttori di CYP3A4 e CYP3A5 possono aumentare la clearance della clindamicina. I pazienti devono essere tenuti sotto osservazione per la riduzione dell'efficacia del trattamento se la clindamicina viene usata insieme a forti induttori del CYP3A4 come la rifampicina.
Studi in vitro indicano che la clindamicina non inibisce i CYP1A2, CYP2C9, CYP2C19, CYP2E1 o CYP2D6 e inibisce solo moderatamente il CYP3A4. Pertanto, è improbabile che si verifichino interazioni clinicamente importanti tra la clindamicina e i medicinali co-somministrati metabolizzati da questi enzimi CYP.
Agenti immunosoppressivi
La clindamicina può influenzare le concentrazioni ematiche di ciclosporina e tacrolimus. Si raccomanda il monitoraggio dei livelli sierici di ciclosporina/tacrolimus durante il trattamento con clindamicina.
Gravidanza
Negli studi clinici condotti su donne in gravidanza, la somministrazione sistemica di clindamicina durante il 2 e 3°trimestre non è stata associata a un aumento dell'incidenza di anomalie congenite. Non esistono studi adeguati e ben controllati su donne in gravidanza durante il primo trimestre di gravidanza. La clindamicina attraversa la placenta nell’uomo.
La clindamicina deve essere usata solo in caso di assoluta necessità durante la gravidanza.
Allattamento
Dopo somministrazione sistemica, è stata segnalata la comparsa di clindamicina nel latte materno umano, con valori compresi tra < 0,5 e 3,8 μg/mL. La clindamicina può avere un effetto potenzialmente negativo sulla flora intestinale del bambino allattato al seno, con sintomi quali diarrea o sangue nelle feci o eruzione cutanea. L'uso della clindamicina durante l'allattamento non è raccomandato e si deve decidere se interrompere l'allattamento o scegliere un'altra opzione terapeutica. I benefici dell'allattamento al seno per il bambino devono essere valutati rispetto alla necessità clinica della madre di assumere clindamicina.
Fertilità
Gli studi sugli animali non indicano effetti dannosi diretti o indiretti per quanto riguarda la tossicità riproduttiva (vedere paragrafo 5.3).
La clindamicina non ha alcuna influenza, o ha influenza trascurabile, sulla capacità di guidare veicoli e di usare macchinari.
Nella Tabella 2 sono elencate le reazioni avverse identificate attraverso l'esperienza degli studi clinici e l'esperienza post-marketing. Le reazioni avverse sono classificate secondo la classificazione per organi e sistemi MedDRA come segue: comune (≥ 1/100, < 1/10), non comune (≥ 1/1 000, < 1/100), raro (≥ 1/10 000, < 1/1 000), molto raro (< 1/10 000) e non nota (la frequenza non può essere stabilita sulla base dei dati disponibili).
All'interno di ciascun gruppo di frequenza, le reazioni avverse sono presentate in ordine di gravità decrescente.
Gli effetti indesiderati più frequenti sono di tipo gastrointestinale, soprattutto diarrea. Gli effetti indesiderati gastrointestinali si verificano in circa l'8 % dei pazienti.
Tabella 2 Reazioni avverse
| Classificazioneper organi e sistemi | Comune | Non comune | Raro | Molto raro | Non nota |
| Infezioni e infestazioni | Colite pseudomembranosa *# | Colite da Clostridioides difficile *#,infezioni vaginali * | |||
| Patologie del sistema emolinfopoietico | Eosinofilia | Granulocitopenia | Agranulocitosi*, neutropenia*, trombocitopenia*, leucopenia*,porpora trombocitopenica | ||
| Disturbi del sistema immunitario | Angioedema | Shock anafilattico*, reazione anafilattoide *#, reazione anafilattica*,ipersensibilità*+ | |||
| Patologie del sistema nervoso | Disgeusia, effetto di blocconeuromuscolare | Modifiche dell’olfatto | |||
| Patologie cardiache | Arresto cardio-respiratorio § | ||||
| Patologievascolari | Tromboflebite**** | Ipotensione§ | |||
| Patologie gastrointestinali | Inflammazione della mucosa orale, diarrea** | Dolore addominale, esofagite, nausea,vomito | Dispepsia | ||
| Patologie epatobiliari | Ittero* |
| Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo | Eruzione cutanea maculo papulare | Orticaria, eritema multiforme, prurito | Necrolisi epidermica tossica (TEN)*#,sindrome di Stevens Johnson (SJS)*#,reazione/esantema da farmaco con eosinofilia e sintomi sistemici (DRESS)*#,pustolosi esantematica acuta generalizzata (AGEP)*#,dermatite esfoliativa*, dermatite bollosa*,eruzione cutanea morbilliforme* | ||
| Patologie renali e urinarie | Lesione renale acuta # | ||||
| Patologie generali e condizioni relative alla sede disomministrazione | Indurimento in sede di iniezione*** | Dolore in sede di iniezione, ascesso sterile in sede di iniezione*** | Irritazione in sede di iniezione* | ||
| Esami diagnostici | Valori anomali di funzionalità epatica,aumento delle transaminasi sieriche |
* Reazioni avverse identificate dall'esperienza post-marketing.
** Spesso di natura lieve e spesso si risolvono durante o dopo l'interruzione del trattamento. Questi effetti indesiderati dipendono dal metodo di somministrazione e dal dosaggio.
*** Può verificarsi localmente dopo l'iniezione i.m.
**** Dopo somministrazione e.v.
+ Dopo un'iniezione e.v. rapida, possono verificarsi reazioni di ipersensibilità sotto forma di rossore o senso di nausea.
# Vedere paragrafo 4.4.
§ Sono stati segnalati casi di arresto cardio-respiratorio e ipotensione in seguito a somministrazione
e.v. troppo rapida.
Segnalazione delle reazioni avverse sospette
La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione riportato all’indirizzo: https://www.aifa.gov.it/content/segnalazioni-reazioni-avverse.
Proprietà farmacologiche - CLINDAMICINA 150 MG/ML
Categoria farmacoterapeutica: Antibatterici per uso sistemico, lincosamidi, codice ATC: J01FF01. Meccanismo d’azione
La clindamicina è un antibiotico lincosamidico che inibisce la sintesi proteica batterica. Si lega alla subunità 50S del ribosoma batterico e influenza sia la sintesi che il processo di traduzione dei ribosomi. Sebbene il fosfato di clindamicina sia inattivo in vitro, una rapida idrolisi in vivo converte questa sostanza nella clindamicina attiva dal punto di vista antibatterico.
La clindamicina mostra attività batteriostatica in vitro alle dosi abituali.
Relazione farmacocinetica/farmacodinamica
L'efficacia è correlata all'area sotto la curva concentrazione-tempo della frazione non legata dell'agente che supera la concentrazione minima inibitoria (MIC) del patogeno (fAUC/MIC).
Meccanismo/i di resistenza
La resistenza alla clindamicina è spesso dovuta a mutazioni nel sito di legame dell'antibiotico sul rRNA o alla metilazione di nucleotidi specifici nel RNA 23S della subunità ribosomiale 50S. Queste alterazioni possono determinare una resistenza crociata in vitro ai macrolidi e alle streptogramine B (resistenza MLSB). La resistenza è occasionalmente dovuta ad alterazioni delle proteine ribosomiali.
La resistenza alla clindamicina può essere inducibile dai macrolidi in isolati batterici resistenti ai macrolidi. La resistenza inducibile può essere dimostrata con un test su disco (D-zone test) o in brodo. Meccanismi di resistenza meno frequenti riguardano la modifica dell'antibiotico e dell'efflusso attivo. Esiste una resistenza crociata completa tra clindamicina e lincomicina. Come per molti antibiotici, l'incidenza della resistenza varia a seconda delle specie batteriche e dell'area geografica. L'incidenza della resistenza alla clindamicina è maggiore tra gli isolati di stafilococco resistenti alla meticillina e gli isolati di pneumococco resistenti alla penicillina rispetto agli organismi sensibili a questi agenti.
La maggior parte dello S. aureus resistente alla meticillina (MRSA) presenta il tipo di resistenza costitutiva MLSB ed è quindi resistente alla clindamicina. Le infezioni causate da stafilococchi resistenti ai macrolidi non devono essere trattate con clindamicina, anche quando è stata dimostrata la suscettibilità in vitro, perché la terapia può portare alla selezione di mutanti con resistenza costitutiva MLSB.
I ceppi con resistenza costitutiva MLSB mostrano una resistenza crociata completa della clindamicina con la lincomicina, i macrolidi (ad es. azitromicina, claritromicina, eritromicina, roxitromicina, spiramicina) nonché con la streptogramina B.
Valori soglia (breakpoints) dei test di suscettibilità
I criteri interpretativi della MIC (concentrazione minima inibente) per i test di suscettibilità sono stati stabiliti dal Comitato Europeo sui Test di Suscettibilità Antimicrobica (EUCAST, European Committee on Antimicrobial Susceptibility Testing) per la clindamicina e sono elencati al seguente indirizzo: https://www.ema.europa.eu/documents/other/minimum-inhibitory-concentration-mic-breakpoints_en.xlsx
Prevalenza della resistenza acquisita
La prevalenza della resistenza acquisita può variare geograficamente e nel tempo per specie selezionate e le informazioni locali sulla resistenza sono auspicabili, in particolare quando si trattano infezioni gravi. Se necessario, è opportuno richiedere il parere di un esperto quando la prevalenza locale è tale che l'utilità dell'agente in almeno alcuni tipi di infezioni è discutibile.
Soprattutto in caso di infezioni gravi o di fallimento della terapia, si raccomanda la diagnosi microbiologica con verifica dell'agente patogeno e della sua suscettibilità alla clindamicina.
Specie comunemente sensibili
Microrganismi aerobi gram positivi
Staphylococcus aureus (stafilococchi coagulasi negativi meticillino-sensibili e meticillino-sensibili)
Streptococcus, gruppi A, B, C e G
Streptococcus pneumoniae (isolati sensibili alla penicillina)
Streptococcus pyogenes
Streptococchi del gruppo viridans
Microrganismi anaerobi gram positivi
Clostridium perfringens
Peptostreptococcus spp. (Finegoldia magna, Micromonas micros) Actinomyces israelii
Cutibacterium acnes Peptoniphilus spp.1
Propionibacterium spp.1
Microrganismi anaerobi gram negativi Fusobacterium spp. (eccetto F. varium) Prevotella spp.
Veillonella spp.1
Altri microrganismi Chlamydia trachomatis Gardnerella vaginalis Chlamydophila pneumoniae 1
Mycoplasma hominis1
1Al momento della pubblicazione delle tabelle non erano disponibili dati aggiornati. La letteratura primaria, la letteratura scientifica standard e le raccomandazioni terapeutiche sono state utilizzate per ipotizzare la sensibilità.
Specie per le quali la resistenza acquisita può costituire un problema
Microrganismi aerobi gram positivi Staphylococcus aureus (resistente alla meticillina) Staphylococcus epidermidis
Staphylococcus haemolyticus Staphylococcus hominis Streptococcus agalactiae Corynebacterium spp.
Microrganismi aerobi gram negativi
Moraxella catarrhalis
Microrganismi anaerobi gram positivi
Clostridioides difficile
Microrganismi anaerobi gram negativi
Bacteroides spp.
Organismi intrinsecamente resistenti
Microrganismi aerobi gram positivi
Enterococcus spp.
Listeria monocytogenes
Microrganismi aerobi gram-negativi
Escherichia coli Haemophilus influenzae Klebsiella spp.
Pseudomonas aeruginosa
Altri microrganismi Ureaplasma urealyticum Mycoplasma pneumoniae
Assorbimento
Dopo l'iniezione intramuscolare di 600 mg di clindamicina fosfato, si osservano livelli sierici di picco di clindamicina compresi tra 5 e 10 µg/mL in un periodo compreso tra 1 e 4 ore dopo la somministrazione. Dopo un'infusione endovenosa di 300 mg in 10 minuti e di 600 mg in 20 minuti, i livelli sierici di picco al termine dell'infusione sono rispettivamente di 7 µg/mL e 10 µg/mL.
I livelli sierici di clindamicina possono essere mantenuti al di sopra della concentrazione minima inibente in vitro per la maggior parte dei microrganismi sensibili con la somministrazione di clindamicina fosfato ogni 8-12 ore negli adulti e ogni 6-8 ore nei bambini di età superiore ai 3 anni mediante infusione endovenosa. Un livello costante viene raggiunto dopo la terza dose.
Distribuzione
Il legame con le proteine è compreso tra il 40 e il 94 %. La clindamicina penetra prontamente nella maggior parte dei fluidi e dei tessuti corporei (comprese le ossa) ed è quindi un'alternativa per i focolai di infezione difficili da raggiungere, come le infezioni dei tessuti molli e le osteomieliti acute e croniche. Circa il 40 % (20-75 %) del livello sierico viene raggiunto nel tessuto osseo, nel latte materno 50-100 %, nel liquido sinoviale 50 %, nell'espettorato 30-75 %, nel liquido peritoneale 50 %, nel sangue fetale 40 %, nel pus 30 %, nel liquido pleurico 50-90 %. Tuttavia, la clindamicina non penetra nel liquido cerebrospinale, nemmeno in caso di meningite.
Dopo dosi multiple, le concentrazioni nel liquido amniotico erano circa il 30 % delle concentrazioni nel sangue materno.
Biotrasformazione
Studi in vitro in microsomi epatici e intestinali umani hanno indicato che la clindamicina viene ossidata prevalentemente dal CYP3A4, con un contributo minore da parte del CYP3A5, formando i metaboliti clindamicina solfossido e un metabolita minore, N desmetilclindamicina.
L'emivita plasmatica della clindamicina è di 2,4 ore. Nei pazienti con insufficienza renale e insufficienza epatica da moderata a severa, l'emivita è prolungata.
Eliminazione
Dopo la somministrazione parenterale, circa il 15 % della dose somministrata viene escreto nelle urine. L'escrezione avviene principalmente attraverso la bile e le feci come metaboliti biologicamente inattivi. L'emodialisi e la dialisi peritoneale non sono metodi di trattamento efficaci per eliminare la clindamicina dal siero.
Linearità/Non linearità
Le concentrazioni sieriche di clindamicina aumentano linearmente con l'aumentare della dose.
Popolazioni specifiche
Pazienti pediatrici obesi di età compresa tra 2 e < 18 anni e adulti obesi di età compresa tra 18 e 20 anni
Studi di farmacocinetica in pazienti pediatrici obesi (da 2 a < 18 anni) e adulti obesi di età compresa tra 18 e 20 anni dimostrano che la clearance e il volume di distribuzione della clindamicina, normalizzati sul peso corporeo totale, sono comparabili tra pazienti obesi e non obesi.
Anziani
Studi di farmacocinetica condotti su soggetti anziani (61-79 anni) e adulti più giovani (18-39 anni) indicano che l'età da sola non modifica la farmacocinetica della clindamicina (clearance, emivita di eliminazione, volume di distribuzione e AUC dopo somministrazione endovenosa di clindamicina).
Compromissione renale
L'emivita sierica della clindamicina è leggermente aumentata nei pazienti con compromissione renale severa (vedere paragrafo 4.2).
Informazioni farmaceutiche - CLINDAMICINA 150 MG/ML
Disodio edetato
Sodio idrossido (per l’aggiustamento del pH) Acqua per preparazioni inettabili
Questo medicinale non deve essere miscelato con altri medicinali ad eccezione di quelli menzionati nel paragrafo 6.6.
I seguenti medicinali sono fisicamente incompatibili con la clindamicina fosfato: ampicillina, fenitoina sodica, barbiturici, aminofillina, calcio gluconato, magnesio solfato, ceftriaxone sodico, ciprofloxacina, idarubicina cloridrato e ranitidina cloridrato.
18 mesi.
Periodo di validità dopo l'apertura della fiala: il prodotto deve essere utilizzato immediatamente.
Periodo di validità dopo la diluizione
La stabilità chimica e fisica in uso è stata dimostrata per 48 ore a una temperatura di 25°C e a 2-8 °C. Da un punto di vista microbiologico, il prodotto deve essere usato immediatamente. Se non utilizzato immediatamente, i tempi di conservazione in uso e le condizioni di conservazione prima dell’uso sono di responsabilità dell’utilizzatore e di norma non dovrebbero superare le 24 ore a 2-8 °C, a meno che la diluizione non sia stata eseguita in condizioni asettiche controllate e validate.
Non conservare a temperatura superiore a 25 °C. Non refrigerare o congelare. Tenere le fiale nell’imballaggio esterno per proteggere il medicinale dalla luce.
Per le condizioni di conservazione dopo la prima apertura e diluizione vedere paragrafo 6.3.
2 mL o 4 mL di soluzione in fiale di vetro incolore con un punto di rottura. Ogni confezione contiene 1, 5 o 10 fiale.
È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.
Solo monouso. Scartare la soluzione non utilizzata.
Il medicinale deve essere ispezionato visivamente prima dell'uso. Non usare se ci sono segni visibili di deterioramento (ad esempio particelle). Utilizzare solo soluzioni limpide e prive di particelle visibili.
Può essere diluito con:
‒ soluzione per infusione di sodio cloruro 9 mg/mL (0,9 %)
‒ soluzione per infusione di glucosio 50 mg/mL (5 %).
La concentrazione di clindamicina nel diluente non deve superare 18 mg/mL. Vedere paragrafo 4.2 per ulteriori raccomandazioni sulla diluizione del prodotto prima della somministrazione.
Il medicinale non utilizzato e i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità alla normativa locale vigente.