RIVAROXABAN EG 15 MG COMPRESSE RIVSTITE CON FILM
Informazioni sulla prescrizione
Classe
Tipo di ricetta
Regime SSN
Ulteriori informazioni
Nome del farmaco
Glutine / Lattosio
Lattosio: Nessun dato
Forma farmaceutica
Produttore
Ultimo aggiornamento del RCP

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RCP - RIVAROXABAN 15 MG
Adulti
Prevenzione dell’ictus e dell’embolia sistemica nei pazienti adulti affetti da fibrillazione atriale non valvolare con uno o più fattori di rischio, come insufficienza cardiaca congestizia, ipertensione, età ≥ 75 anni, diabete mellito, pregresso ictus o attacco ischemico transitorio.
Trattamento di trombosi venosa profonda (TVP), embolia polmonare (EP) e profilassi di recidiva di TVP e EP nell’adulto. (vedere paragrafo 4.4 per i pazienti con EP emodinamicamente instabili).
Popolazione pediatrica
Trattamento del tromboembolismo venoso (TEV) e prevenzione delle recidive di TEV nei bambini e negli adolescenti di età inferiore a 18 anni e peso compreso tra 30 kg e 50 kg dopo almeno 5 giorni di trattamento anticoagulante parenterale iniziale.
Posologia
Prevenzione dell’ictus e dell’embolia sistemica negli adulti
La dose raccomandata è di 20 mg una volta al giorno e corrisponde alla dose massima raccomandata.
La terapia con RIVAROXABAN EG deve essere proseguita a lungo termine, a condizione che il beneficio legato alla prevenzione dell’ictus e dell’embolia sistemica superi il rischio emorragico (vedere paragrafo 4.4).
In caso di dimenticanza di una dose, il paziente deve prendere RIVAROXABAN EG immediatamente e proseguire il giorno seguente con l’assunzione monogiornaliera abituale come raccomandato. La dose non deve essere raddoppiata nello stesso giorno per compensare la dose dimenticata.
Trattamento della TVP, trattamento della EP e prevenzione delle recidive di TVP ed EP negli adulti
La dose raccomandata per il trattamento iniziale di TVP acuta o EP è di 15 mg due volte al giorno per le prime tre settimane, seguito da 20 mg una volta al giorno per il prosieguo del trattamento e la prevenzione di TVP e EP ricorrenti.
Una durata breve del trattamento (almeno 3 mesi) deve essere presa in considerazione per i pazienti con TVP o EP causate da fattori di rischio transitori (cioè chirurgia maggiore recente o traumi). Una durata di trattamento più lunga deve essere presa in considerazione per pazienti con TVP o EP indotte non correlate a maggiori fattori di rischio transitori, TVP o EP non indotte o TVO o EP ricorrenti all’anamnesi.
Quando sia indicata una prevenzione estesa di TVP o EP ricorrenti (dopo completamento di terapia per TVP o EP di almeno 6 mesi), la dose raccomandata è di 10 mg una volta al giorno. Nei pazienti nei quali il rischio di TVP o EP ricorrenti sia considerato alto, come quelli con comorbidità complicate o che abbiano sviluppato TVP o EP ricorrenti e siano sottoposti ad estesa prevenzione con RIVAROXABAN EG 10 mg una volta al giorno, si deve prendere in considerazione una dose di 20 mg una volta al giorno.
La durata della terapia e la scelta posologica devono essere personalizzate dopo una attenta valutazione dei benefici del trattamento rispetto al rischio di sanguinamento (vedere paragrafo 4.4).
| Periodo di tempo | Piano posologico | Dose massima giornaliera | |
| Trattamento e prevenzione delle recidive di TVP ed EP | Giorno 1-21 | 15 mg due volte al giorno. | 30 mg |
| Dal giorno 22 | 20 mg una volta al giorno | 20 mg | |
| Prevenzione delle recidive di TVP ed EP | Dopo completamento di terapia per TVP ed EP dialmeno 6 mesi | 10 mg una volta al giorno o 20 mg una volta al giorno | 10 mg o 20 mg |
È disponibile una confezione di introduzione del trattamento di RIVAROXABAN EG per le prime 4 settimane per il trattamento di TVP/EP per supportare il passaggio posologico da 15 mg a 20 mg dopo il giorno 21.
Se si dovesse dimenticare una dose durante la fase di trattamento con 15 mg due volte al giorno (giorno 1-21), il paziente deve prendere RIVAROXABAN EG immediatamente per assicurare un’assunzione di 30 mg al giorno di RIVAROXABAN EG. In questo caso le due compresse da 15 mg possono essere assunte tutte in una volta. Il giorno seguente il paziente deve proseguire con un’assunzione regolare di 15 mg due volte al giorno come raccomandato.
In caso di dimenticanza di una dose durante la fase di trattamento con l’assunzione di una dose al giorno, il paziente deve prendere RIVAROXABAN EG immediatamente e proseguire il giorno seguente con l’assunzione monogiornaliera abituale come raccomandato. La dose non deve essere raddoppiata nello stesso giorno per compensare la dose dimenticata.
Trattamento del TEV e prevenzione delle recidive di TEV in bambini e adolescenti
Il trattamento con RIVAROXABAN EG di bambini ed adolescenti di età inferiore a 18 anni deve essere iniziato dopo almeno 5 giorni di trattamento anticoagulante parenterale iniziale (vedere paragrafo 5.1). La dose per i bambini e gli adolescenti è calcolata in base al peso corporeo.
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Peso corporeo da 30 a 50 kg:
È raccomandata una dose di 15 mg di rivaroxaban una volta al giorno. Questa è la dose massima giornaliera.
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Peso corporeo pari o superiore a 50 kg:
È raccomandata una dose di 20 mg di rivaroxaban una volta al giorno. Questa è la dose massima giornaliera.
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Per i pazienti con peso corporeo inferiore a 30 kg fare riferimento al Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto di rivaroxaban granuli per sospensione orale.
Il peso del bambino deve essere monitorato e la dose riesaminata regolarmente. Questo al fine di garantire il mantenimento di una dose terapeutica. Gli aggiustamenti della dose devono essere fatti solo in base ai cambiamenti del peso corporeo.
Il trattamento deve essere continuato per almeno 3 mesi nei bambini e negli adolescenti. Quando clinicamente necessario, il trattamento può essere esteso fino a un massimo di 12 mesi. Non ci sono dati disponibili a supporto di una riduzione della dose nei bambini dopo 6 mesi di trattamento. Il rapporto beneficio-rischio della prosecuzione della terapia dopo 3 mesi deve essere valutato su base individuale tenendo conto del rischio di recidiva di trombosi rispetto al potenziale rischio di sanguinamento.
Se si dimentica una dose, la dose dimenticata deve essere presa non appena possibile dopo essersene accorti, ma solo se nello stesso giorno. Se ciò non fosse possibile, il paziente deve saltare la dose e continuare con la successiva come prescritto. Il paziente non deve prendere due dosi per compensare la dimenticanza della dose.
Passaggio da una terapia con antagonisti della vitamina K (AVK) a RIVAROXABAN EG.
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Prevenzione dell’ictus e dell’embolia sistemica:
Il trattamento con AVK deve essere interrotto e la terapia con RIVAROXABAN EG iniziata quando l’International Normalised Ratio (INR) è ≤ 3,0.
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Trattamento della TVP, dell’EP e prevenzione delle recidive negli adulti e trattamento del TEV e prevenzione delle recidive nei pazienti pediatrici:
Il trattamento con AVK deve essere interrotto e la terapia con RIVAROXABAN EG iniziata quando l’International Normalised Ratio (INR) è ≤ 2,5.
Nel passaggio di pazienti da AVK a RIVAROXABAN EG i valori dell’International Normalised Ratio possono rivelare dei falsi aumenti dopo l’assunzione di RIVAROXABAN EG. L’INR è un indicatore non valido per la misurazione dell’attività anticoagulante di RIVAROXABAN EG e pertanto non deve essere utilizzato (vedere paragrafo 4.5).
Passaggio da RIVAROXABAN EG ad antagonisti della vitamina K (AVK)
La transizione da RIVAROXABAN EG a AKV potenzialmente porta ad un’attività anticoagulante inadeguata.
Un’adeguata azione anticoagulante continua deve essere assicurata nel passaggio a qualsiasi terapia anticoagulante alternativa. Si deve rimarcare che RIVAROXABAN EG può contribuire ad un elevato INR. Nei pazienti in transizione da RIVAROXABAN EG a AVK AVK deve essere somministrato in associazione, finché l’INR arriva a ≥ 2,0.
Per i primi due giorni del periodo di transizione, deve essere somministrato un dosaggio iniziale standard di AVK, seguito da un dosaggio di AVK parametrato alla rilevazione dell’INR. Nel momento in cui i pazienti assumono sia RIVAROXABAN EG che AVK l’INR non deve essere rilevato prima che siano trascorse 24 ore dalla dose precedente ma prima della dose successiva di RIVAROXABAN EG. Una volta che RIVAROXABAN EG è dismesso la rilevazione dell’INR può essere condotta con affidabilità non prima di 24 ore dopo l’ultima dose (vedere paragrafi 4.5 e 5.2).
Popolazione pediatrica
I bambini che passano da RIVAROXABAN EG agli AVK devono continuare il trattamento con RIVAROXABAN EG per 48 ore dopo la prima dose di AVK. Dopo 2 giorni di co-somministrazione, si deve effettuare un esame dell’INR prima della successiva dose programmata di RIVAROXABAN EG. Si consiglia di continuare la co-somministrazione di RIVAROXABAN EG e AVK finché l’INR non è ≥ 2,0).
Una volta che RIVAROXABAN EG sia stato interrotto, l’esame dell’INR può essere effettuato in modo affidabile 24 ore dopo l’ultima dose (vedere sopra e paragrafo 4.5).
Passaggio da terapia anticoagulante parenterale a RIVAROXABAN EG
Nei pazienti adulti e pediatrici in trattamento con un anticoagulante parenterale, interrompere il trattamento con l’anticoagulante parenterale e iniziare la terapia con RIVAROXABAN EG da 0 a 2 ore prima del momento in cui è prevista la successiva somministrazione del medicinale parenterale (ad es. eparine a basso peso molecolare) o al momento dell’interruzione di un medicinale parenterale a somministrazione continua (ad es. eparina non frazionata per via endovenosa).
Passaggio da RIVAROXABAN EG a terapia anticoagulante parenterale
Interrompere RIVAROXABAN EG e somministrare la prima dose dell’anticoagulante parenterale quando la dose successiva di RIVAROXABAN EG avrebbe dovuto essere somministrata.
Popolazioni speciali
Compromissione renale
Adulti
Dati clinici limitati su pazienti con grave compromissione renale (clearance della creatinina 15- 29 ml/min) indicano che le concentrazioni plasmatiche di rivaroxaban sono aumentate in maniera significativa.
RIVAROXABAN EG deve perciò essere usato con cautela in questi pazienti. Pertanto l’uso in pazienti con clearance della creatinina < 15 ml/min non è consigliato (vedere paragrafi 4.4 e 5.2).
Nei pazienti con compromissione renale moderata (clearance della creatinina 30 -49 mL/min) o grave (clearance della creatinina 15 -29 mL/min) si applicano le seguenti raccomandazioni posologiche:
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Per la prevenzione dell’ictus e dell’embolia sistemica nei pazienti con fibrillazione atriale non valvolare, la dose raccomandata è 15 mg una volta al giorno (vedere paragrafo 5.2).
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Per il trattamento della TVP, trattamento della EP e prevenzione delle recidive di TVP ed EP:
I pazienti devono essere trattati con 15 mg due volte al giorno nelle prime 3 settimane. Successivamente, quando la dose raccomandata è di 20 mg una volta al giorno, si può considerare una riduzione della dose da 20 mg una volta al giorno a 15 mg una volta al giorno, se il rischio stimato di emorragia del paziente supera quello di TVP e EP ricorrenti. La raccomandazione per l’uso di 15 mg è basata sui modelli di PK e non è stato studiato in questo contesto clinico (vedere paragrafi 4.4, 5.1 e 5.2).
Quando la dose raccomandata sia di 10 mg una volta al giorno, non è necessario alcun aggiustamento posologico diverso da quello raccomandato.
Non sono necessari aggiustamenti della dose nei pazienti con lieve compromissione renale (clearance della creatinina 50 – 80 mL/min) (vedere paragrafo 5.2).
Popolazione pediatrica
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Bambini e adolescenti con compromissione renale lieve (tasso di filtrazione glomerulare 50 – 80 mL/min/1,73 m2): non è richiesto alcun aggiustamento della dose, in base ai dati ottenuti negli adulti e ai dati limitati ottenuti nei pazienti pediatrici (vedere paragrafo 5.2).
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Bambini e adolescenti con compromissione renale moderata o grave (tasso di filtrazione glomerulare < 50 mL/min/1,73 m2): RIVAROXABAN EG non è raccomandato in quanto non ci sono dati clinici disponibili (vedere paragrafo 4.4).
Compromissione epatica
RIVAROXABAN EG è controindicato in pazienti con malattia epatica associata a coagulopatia e a rischio di sanguinamento clinicamente rilevante, compresi i pazienti cirrotici con Child Pugh B e C (vedere paragrafi 4.3 e 5.2).
Non ci sono dati clinici disponibili su bambini con compromissione epatica.
Popolazione anziana
Non è richiesto alcun aggiustamento della dose (vedere paragrafo 5.2).
Peso corporeo
Non è richiesto alcun aggiustamento della dose negli adulti (vedere paragrafo 5.2). Per i pazienti pediatrici la dose è determinata in base al peso corporeo.
Sesso di appartenenza
Non è richiesto alcun aggiustamento della dose (vedere paragrafo 5.2).
Pazienti sottoposti a cardioversione
Il trattamento con RIVAROXABAN EG può essere iniziato o continuato nei pazienti che necessitino di cardioversione.
Per la cardioversione guidata da Ecografia Trans-Esofagea (TEE) in pazienti non precedentemente trattati con anticoagulanti, il trattamento con RIVAROXABAN EG deve essere iniziato almeno 4 ore prima della cardioversione per garantire un’adeguata anticoagulazione (vedere paragrafi 5.1 e 5.2). Per tutti i pazienti, prima d’iniziare la cardioversione è necessario avere conferma che RIVAROXABAN EG sia stato assunto come prescritto. Nel decidere circa l’inizio e la durata del trattamento si devono prendere in considerazione le raccomandazioni delle linee guida stabilite per il trattamento anticoagulante in pazienti sottoposti a cardioversione.
Pazienti con fibrillazione atriale non valvolare sottoposti a PCI (Intervento Coronarico Percutaneo) con posizionamento di uno stent
In pazienti con fibrillazione atriale non valvolare che richiedono un anticoagulante orale e vengono sottoposti a PCI (Intervento Coronarico Percutaneo) con posizionamento di uno stent, c’è un’esperienza limitata con una dose ridotta di 15 mg di rivaroxaban una volta al giorno (o 10 mg di rivaroxaban una volta al giorno per pazienti con compromissione renale moderata [clearance della creatinina 30 –49 mL/min]) in aggiunta ad un inibitore di P2Y12 per un massimo di 12 mesi (vedere paragrafi 4.4 e 5.1).
Popolazione pediatrica
La sicurezza e l’efficacia di rivaroxaban nei bambini di età compresa tra 0 e < 18 anni non sono state stabilite nell’indicazione prevenzione dell’ictus e dell’embolia sistemica in pazienti con fibrillazione atriale non valvolare. Non ci sono dati disponibili. Pertanto, l’uso nei bambini di età inferiore a 18 anni non è raccomandato in indicazioni diverse dal trattamento del TEV e dalla prevenzione delle recidive di TEV.
Modo di somministrazione
Adulti
RIVAROXABAN EG è per uso orale.
Le compresse devono essere assunte con del cibo (vedere paragrafo 5.2).
Frantumazione delle compresse
Per i pazienti incapaci di inghiottire le compresse intere, le compresse di RIVAROXABAN EG possono essere frantumate e mescolate con acqua o ad una purea di mele prima dell’uso e somministrate per via orale. Dopo la somministrazione delle compresse rivestite con film frantumate da 15 mg o 20 mg di RIVAROXABAN EG, la dose deve essere seguita immediatamente dall’assunzione di cibo.
Le compresse frantumate possono anche essere somministrate tramite sondino nasogastrico (vedere paragrafi 5.2 e 6.6).
Bambini e adolescenti di peso compreso tra 30 kg e 50 kg RIVAROXABAN EG è per uso orale.
Al paziente deve essere consigliato di deglutire la compressa con dei liquidi. La compressa, inoltre, deve essere assunta con del cibo (vedere paragrafo 5.2). Le compresse devono essere assunte a circa 24 ore di distanza.
Nel caso in cui il paziente sputi immediatamente la dose o vomiti entro 30 minuti dall’assunzione della dose, deve essere somministrata una nuova dose. Se il paziente, però, vomita più di 30 minuti dopo la dose, questa non deve essere risomministrata e la dose successiva deve essere assunta come previsto.
La compressa non deve essere divisa nel tentativo di frazionare la dose.
Frantumazione delle compresse
Per i pazienti incapaci di deglutire le compresse intere, deve essere usato rivaroxaban in granuli per sospensione orale.
Se la sospensione orale non è immediatamente disponibile, quando sono prescritte dosi di 15 mg o 20 mg di
rivaroxaban, è possibile frantumare la compressa da 15 mg o da 20 mg, mescolarla con acqua o purea di mele immediatamente prima dell’uso e somministrarla per via orale.
Una volta frantumata, la compressa può essere somministrata mediante sonda nasogastrica o gastrica (vedere paragrafi 5.2 e 6.6).
Ipersensibilità al principio attivo o a uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1. Sanguinamento clinicamente significativo in atto.
Lesioni o condizioni, se considerate fattori di rischio significativo per sanguinamento maggiore. Queste possono includere ulcera gastrointestinale in corso o recente, presenza di neoplasie maligne ad elevato rischio di sanguinamento, recente lesione cerebrale o spinale, recente intervento chirurgico a livello cerebrale, spinale od oftalmico, recente emorragia intracranica, varici esofagee accertate o sospette, malformazioni arterovenose, aneurismi vascolari o anomalie vascolari maggiori intraspinali od intracerebrali.
Trattamento concomitante con qualsiasi altro agente anticoagulante, come ad es. eparina non frazionata (ENF), eparine a basso peso molecolare (enoxaparina, dalteparina, ecc.), derivati dell’eparina (fondaparinux, ecc.), anticoagulanti orali (warfarin, dabigatran, etexilato, apixaban ecc.), tranne in circostanze specifiche di passaggio ad altra terapia (vedere paragrafo 4.2) o quando ENF è somministrata in dosi necessarie per il mantenimento di un catetere centrale aperto venoso od arterioso (vedere paragrafo 4.5).
Malattia epatica associata a coagulopatia e a rischio di sanguinamento clinicamente rilevante, compresi i pazienti cirrotici con Child Pugh B e C (vedere paragrafo 5.2).
Gravidanza ed allattamento (vedere paragrafo 4.6).
Si raccomanda una sorveglianza clinica in linea con la pratica anticoagulante per tutto il periodo di trattamento.
Rischio emorragico
Come con altri anticoagulanti, i pazienti che assumono rivaroxaban devono essere tenuti sotto attenta osservazione per eventuali segni di sanguinamento.
Si raccomanda di usarlo con cautela in condizioni di aumentato rischio di emorragia. La somministrazione di rivaroxaban deve essere interrotta se si verifica un’emorragia grave (vedere paragrafo 4.9).
Negli studi clinici i sanguinamenti della mucosa (ad es. epistassi, sanguinamenti gengivali, gastrointestinali e urogenitali, compresi sanguinamenti vaginali anomali o mestruazioni più abbondanti ) e l’anemia sono stati segnalati più frequentemente, in confronto al trattamento con AVK, durante il trattamento a lungo termine con rivaroxaban. Di conseguenza è ritenuto appropriato, in aggiunta ad un’adeguata sorveglianza clinica, che i test di laboratorio su emoglobina/ematocrito possono essere utili per rilevare sanguinamenti occulti e quantificare il rilievo clinico di sanguinamenti palesi.
Molti sottogruppi di pazienti, come descritti di seguito presentano un rischio elevato di emorragia. Inoltre, questi pazienti devono essere monitorati attentamente per segni e sintomi di complicazioni emorragiche ed anemia dopo l’inizio del trattamento (vedere paragrafo 4.8).
Qualsiasi inspiegabile diminuzione dell’emoglobina o della pressione sanguigna deve indurre ad una ricerca di un punto di sanguinamento.
Benché il trattamento con rivaroxaban non richieda un monitoraggio di routine del livello di esposizione, livelli di rivaroxaban misurati con un saggio calibrato anti-fattore Xa quantitativo possono essere utili in circostanze eccezionali in cui la conoscenza del livello di esposizione a rivaroxaban può aiutare a supportare decisioni cliniche, ad esempio, sovradosaggio e chirurgia d’urgenza (vedere paragrafi 5.1 e 5.2).
Popolazione pediatrica
Nei bambini con trombosi del seno venoso cerebrale che hanno un’infezione del SNC sono disponibili dati limitati (vedere paragrafo 5.1). Il rischio di sanguinamento deve essere valutato con attenzione prima e durante la terapia con rivaroxaban.
Compromissione renale
Nei pazienti adulti con grave compromissione della funzionalità renale (clearance della creatinina < 30 ml/min) i livelli plasmatici di rivaroxaban possono essere significativamente alti (1,6 volte la media), che possono comportare un aumentato rischio di sanguinamento.
Rivaroxaban deve essere usato con prudenza nei pazienti con clearance della creatinina 15-29 ml/min. L’uso non è raccomandato nei pazienti con clearance della creatinina < 15 ml/min (vedere paragrafi 4.2 e 5.2).
RIVAROXABAN EG dev’essere usato con cautela anche nei pazienti con compromissione renale che stiano assumendo altri medicinali che aumentano le concentrazioni plasmatiche di rivaroxaban (vedere paragrafo 4.5).
RIVAROXABAN EG non è raccomandato in bambini ed adolescenti con compromissione renale moderata o grave (tasso di filtrazione glomerulare < 50 mL/min/1,73 m2), in quanto non ci sono dati clinici disponibili.
Interazione con altri prodotti medicinali
L’utilizzo di rivaroxaban non è raccomandato nei pazienti che ricevono terapia sistemica concomitante con antimicotici azolici (per es. ketoconazolo, itraconazolo, voriconazolo e posaconazolo) od inibitori delle proteasi dell’HIV (per es. ritonavir). Questi principi attivi sono forti inibitori sia di CYP3A4 che di P-gp e possono pertanto aumentare le concentrazioni plasmatiche di rivaroxaban ad un livello clinicamente rilevante (2.6 volte la media) che può portare ad un aumento del rischio di sanguinamento.
Non ci sono dati sistemici clinici disponibili in bambini che ricevono un trattamento concomitante con potenti inibitori del CYP 3A4 e della P-gp (vedere paragrafo 4.5).
Si deve prestare attenzione se i pazienti sono trattati in concomitanza con prodotti medicinali che influiscono sull’emostasi, come i medicinali antinfiammatori non steroidei (FANS), l’acido acetilsalicilico e gli inibitori dell’aggregazione piastrinica o gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e gli inibitori della ricaptazione della serotonina-norepinefrina (SNRI). Nei pazienti a rischio di malattia gastrointestinale ulcerativa si può prendere in considerazione un adeguato trattamento profilattico (vedere paragrafi 4.5).
Altri fattori di rischio emorragico
Come per altri farmaci antitrombotici rivaroxaban non è raccomandato nei pazienti con un rischio emorragico aumentato, come:
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Disturbi del sanguinamento congeniti od acquisiti
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Ipertensione arteriosa grave non controllata
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Altre malattie gastrointestinali senza ulcerazione attiva che possa portare potenzialmente a complicazioni emorragiche (per es. malattia intestinale infiammatoria, esofagite, gastrite e malattia da reflusso gastroesofageo)
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Retinopatia vascolare
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Bronchiectasia o storia di sanguinamento polmonare
Pazienti con cancro
I pazienti con patologia maligna possono presentare al contempo un rischio più elevato di sanguinamento e trombosi. Il solo beneficio del trattamento anticoagulante deve essere valutato in relazione al rischio di sanguinamento nei pazienti con cancro attivo, a seconda del sito del tumore, della terapia antineoplastica e dello stadio della malattia. I tumori localizzati nel tratto gastrointestinale o urogenitale sono stati correlati ad un elevato rischio di sanguinamento durante la terapia con rivaroxaban.
Nei pazienti con neoplasia maligna ad alto rischio di emorragia l’impiego di rivaroxaban è controindicato (vedere paragrafo 4.3).
Pazienti con valvola cardiaca prostetica
Rivaroxaban non deve essere utilizzato come profilassi antitrombotica nei pazienti che abbiano recentemente subito un impianto valvolare aortico transcatetere (TAVI). La sicurezza e l’efficacia del rivaroxaban non sono state studiate nei pazienti con valvola cardiaca prostetica, pertanto non ci sono dati a supporto del fatto
che rivaroxaban fornisca un’adeguata anticoagulazione in questa popolazione di pazienti. In questi pazienti il trattamento con rivaroxaban non è raccomandato.
Pazienti con sindrome antifosfolipidica
Gli anticoagulanti orali ad azione diretta (DOAC), tra cui rivaroxaban, non sono raccomandati nei pazienti con storia pregressa di trombosi ai quali sia stata diagnosticata la sindrome antifosfolipidica. In particolare, per pazienti triplo-positivi (per anticoagulante lupoide, anticorpi anticardiolipina e anticorpi anti–beta 2 glicoproteina I), il trattamento con DOAC può essere associato a una maggiore incidenza di eventi trombotici ricorrenti rispetto alla terapia con antagonisti della vitamina K.
Pazienti con fibrillazione atriale non valvolare sottoposti a PCI con posizionamento di uno stent
Sono disponibili dati clinici derivanti da uno studio interventistico con l’obiettivo primario di valutare la sicurezza in pazienti con fibrillazione atriale non valvolare sottoposti a PCI con posizionamento di uno stent. I dati di efficacia in questa popolazione sono limitati (vedere paragrafi 4.2 e 5.1). Non ci sono dati disponibili per questa tipologia di pazienti con pregresso ictus/attacco ischemico transitorio (TIA).
Pazienti con EP emodinamicamente instabili o pazienti che necessitano di trombolisi od embolectomia polmonare
Rivaroxaban non è raccomandato come alternativa all’eparina non frazionata in pazienti con embolia polmonare che sono emodinamicamente instabili o che possono essere sottoposti a trombolisi od embolectomia polmonare, in quanto la sicurezza e l’efficacia di rivaroxaban in queste condizioni cliniche non sono state stabilite.
Anestesia o puntura spinale/epidurale
Quando si utilizzano anestesia neurassiale (anestesia spinale/epidurale) o puntura spinale/epidurale, i pazienti trattati con agenti antitrombotici per la prevenzione di complicanze tromboemboliche sono esposti al rischio di sviluppare un ematoma epidurale o spinale che può condurre a paralisi prolungata o permanente.
Il rischio di questi eventi può aumentare in caso di uso post-operatorio di cateteri epidurali a permanenza o di uso concomitante di medicinali che influiscono sull’emostasi. Il rischio può aumentare anche in caso di punture epidurali o spinali traumatiche o ripetute. I pazienti devono essere frequentemente monitorati per eventuali segni e sintomi di deficit neurologico (per es. intorpidimento o debolezza alle gambe, disfunzione intestinale o vescicale). Se si nota una compromissione neurologica, sono necessari una diagnosi e un trattamento immediati. Prima di un intervento neurassiale il medico deve valutare il potenziale beneficio rispetto al rischio presente nei pazienti in terapia anticoagulante o nei pazienti che devono assumere anticoagulanti per la tromboprofilassi. Non esiste esperienza clinica nell’uso di rivaroxaban 15 mg in queste situazioni.
Per la riduzione del rischio potenziale di sanguinamento correlato all’uso contemporaneo di rivaroxaban e l’anestesia o puntura neurassiale (epidurale/spinale) si tenga in considerazione il profilo farmacocinetico del rivaroxaban. L’inserzione o la rimozione del catetere epidurale o la puntura lombare riesce al meglio quando l’effetto anticoagulante del rivaroxaban è stimato essere basso. Tuttavia, non è noto il tempo esatto per raggiungere, in ciascun paziente, un effetto anticoagulante sufficientemente basso e deve essere valutato rispetto all’urgenza di una procedura diagnostica.
Per la rimozione di un catetere epidurale tenuto conto delle caratteristiche PK generali deve trascorrere almeno il doppio dell’emivita, ovvero almeno 18 ore nei pazienti adulti giovani e 26 ore nei pazienti anziani, dopo l’ultima somministrazione di rivaroxaban (vedere paragrafo 5.2). Dopo la rimozione del catetere devono trascorrere almeno 6 ore prima di somministrare la successiva dose di rivaroxaban.
Se sopravviene una puntura traumatica, la somministrazione di rivaroxaban deve essere spostata di 24 ore. Non ci sono dati disponibili su quando posizionare o rimuovere il catetere neurassiale in bambini che assumono rivaroxaban. In tali casi, interrompere rivaroxaban e prendere in considerazione l’uso di un anticoagulante parenterale a breve durata d’azione.
Raccomandazioni posologiche prima e dopo procedure invasive ed interventi chirurgici
Nel caso sia necessaria una procedura invasiva od un intervento chirurgico rivaroxaban 15 mg deve essere interrotto almeno 24 ore prima dell’intervento, se possibile e sulla base del giudizio clinico del medico.
Nel caso la procedura non possa essere posticipata si deve valutare l’aumentato rischio di sanguinamento in
relazione all’urgenza dell’intervento.
Dopo la procedura invasiva o l’intervento chirurgico rivaroxaban deve essere ricominciato il prima possibile, a condizione che la situazione clinica lo permetta e che si sia stabilita una adeguata emostasi a giudizio del medico curante (vedere paragrafo 5.2).
Popolazione anziana
All’aumentare dell’età può aumentare il rischio emorragico (vedere paragrafo 5.2).
Reazioni dermatologiche
Nella sorveglianza post-marketing di rivaroxaban la farmacovigilanza ha riportato gravi reazioni cutanee correlate a rivaroxaban, compreso la sindrome di Stevens-Johnson/necrolisi epidermale tossica e sindrome DRESS (vedere paragrafo 4.8). Nelle prime fasi della terapia i pazienti sembrano essere a più alto rischio di queste reazioni: l’insorgenza della reazione si verifica nella maggior parte dei casi entro le prime settimane di trattamento. Rivaroxaban deve essere interrotto ai primi segni di grave eruzione cutanea (per es. diffusa, intensa e/o con formazione di bolle) o di qualsiasi altro segno di ipersensibilità correlata a lesioni delle mucose.
Eccipienti
RIVAROXABAN EG contiene lattosio. I pazienti con rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, totale deficit di lattasi o malassorbimento di glucosio-galattosio non devono assumere questa specialità medicinale.
Questo medicinale contiene meno di 1 mmol di sodio (23 mg) per compressa, quindi si tratta essenzialmente di un farmaco “privo di sodio”.
Non si conosce l’entità delle interazioni nella popolazione pediatrica. Per la popolazione pediatrica è necessario tenere conto dei dati sulle interazioni citati più sotto che sono stati ottenuti negli adulti e delle avvertenze riportate al paragrafo 4.4.
Inibitori del CYP3A4 e della P-gp
La co-somministrazione di rivaroxaban e ketoconazolo (400 mg una volta al giorno) o ritonavir (600 mg due volte al giorno) conduce ad un aumento dell’AUC media di rivaroxaban di 2,6 volte/2,5 volte e ad un incremento del Cmax medio di rivaroxaban di 1,7 volte/1,6 volte con un incremento significativo dell’effetto farmacodinamico che può portare ad un aumento del rischio emorragico. Pertanto, l’utilizzo di rivaroxaban non è raccomandato nei pazienti che ricevono terapia sistemica concomitante con antimicotici azolici come ketoconazolo, itraconazolo, voriconazolo e posaconazolo od inibitori delle proteasi dell’HIV. Questi principi attivi sono forti inibitori sia di CYP3A4 che di P-gp (vedere paragrafo 4.4).
I principi attivi che inibiscono fortemente solo una delle vie di eliminazione del rivaroxaban, il CYP3A4 o P-gp, si ritiene che aumentino le concentrazioni plasmatiche di rivaroxaban in misura minore.
Per esempio la claritromicina (500 mg due volte al giorno), considerata un forte inibitore di CYP3A4 ed un moderato inibitore di P-gp ha portato ad un incremento nell’AUC media di rivaroxaban di 1,5 volte e ad un incremento nella Cmax di 1,4 volte. L’interazione con la claritromicina non è probabilmente clinicamente rilevante nella maggior parte dei pazienti, ma può essere potenzialmente significativa nei pazienti ad alto rischio. (Per i pazienti con ridotta funzionalità renale: vedere paragrafo 4.4).
L’eritromicina (500 mg tre volte al giorno) che inibisce moderatamente sia CYP3A4 che P-gp, ha portato ad un incremento nell’AUC media di rivaroxaban e nella Cmax di 1,3 volte. L’interazione con eritromicina non è probabilmente clinicamente rilevante nella maggior parte dei pazienti, ma può essere potenzialmente significativa nei pazienti ad alto rischio.
Nei soggetti con lieve compromissione renale l’eritromicina (500 mg tre volte al giorno) ha portato ad un incremento nell’AUC media di rivaroxaban di 1,8 volte ed a un incremento nella Cmax di 1,6 volte, se paragonato a soggetti con funzione renale normale. Nei soggetti con moderata compromissione renale, l’eritromicina ha portato ad un incremento nell’AUC media di rivaroxaban di 2,0 volte ed a un incremento
nella Cmax di 1,6 volte, se paragonato a soggetti con funzione renale normale. L’effetto dell’eritromicina risulta additivo a quello della compromissione renale (vedere paragrafo 4.4).
Il fluconazolo (400 mg una volta al giorno), considerato un moderato inibitore di CYP3A4, ha portato ad un incremento nell’AUC media di rivaroxaban di 1,4 volte e ad un incremento nella Cmax di 1,3 volte.
L’interazione con il fluconazolo non è probabilmente clinicamente rilevante nella maggior parte dei pazienti, ma può essere potenzialmente significativa nei pazienti ad alto rischio. (Per i pazienti con ridotta funzionalità renale: vedere paragrafo 4.4).
A fronte dei limitati dati clinici disponibili per il dronedarone, la sua associazione con rivaroxaban deve essere evitata.
Anticoagulanti
A seguito della somministrazione di enoxaparina (40 mg in dose singola) in associazione a rivaroxaban (10 mg in dose singola) è stato osservato un effetto additivo sull’attività dell’anti-fattore Xa senza effetti aggiuntivi sui test di coagulazione (PT, aPTT). L’enoxaparina non ha modificato la farmacocinetica del rivaroxaban.
A causa dell’aumentato rischio di sanguinamento occorre essere prudenti se i pazienti vengono trattati contemporaneamente con altri anticoagulanti (vedere paragrafi 4.3 e 4.4).
FANS/inibitori dell’aggregazione piastrinica
Non si è riscontrato alcun prolungamento clinicamente rilevante del tempo di sanguinamento dopo somministrazione contemporanea di rivaroxaban (15 mg) e naprossene 500 mg. Ciononostante ci possono essere individui con una risposta farmacodinamica più accentuata.
Quando rivaroxaban è stato somministrato in concomitanza con acido acetilsalicilico 500 mg, non sono state osservate interazioni farmacocinetiche o farmacodinamiche clinicamente significative.
Clopidogrel (300 mg dose di carico seguita da 75 mg dose di mantenimento) non ha mostrato interazione farmacocinetica con rivaroxaban (15 mg), ma si è osservato un aumento rilevante nel tempo di sanguinamento in un sottogruppo di pazienti, che non era correlato all’aggregazione piastrinica, alla P-selectina o ai livelli del recettore GPIIb/IIIa.
Occore fare attenzione nel caso i pazienti sono trattati contemporaneamente con FANS (compreso l’acido acetilsalicilico) ed inibitori dell’aggregazione piastrinica, in quanto questi prodotti medicinali aumentano tipicamente il rischio di sanguinamenti (vedere paragrafo 4.4).
SSRIs/SNRIs
Come con altri anticoagulanti può esserci la possibilità che i pazienti presentino un rischio elevato di sanguinamento nel caso SSRIs o SNRIs vengano somministrati contemporaneamente a causa dei loro effetti citati sulle piastrine. Nell’uso concomitante clinicamente programmato con rivaroxaban si sono osservate frequenze numericamente superiori di sanguinamenti importanti e meno importanti clinicamente rilevanti in tutti i gruppi di trattamento.
Warfarin
Il passaggio di pazienti dall’antagonista della vitamina K warfarin (INR da 2,0 a 3,0) a rivaroxaban (20 mg) o da rivaroxaban (20 mg) a warfarin (INR da 2,0 a 3,0) ha aumentato il tempo di protrombina/INR (Neoplastin) più che in modo additivo (si possono osservare valori individuali di INR fino a 12), mentre gli effetti su aPTT, l’inibizione dell’attività del fattore Xa e il potenziale della trombina endogena sono stati additivi.
Se si desidera indagare gli effetti farmacodinamici del rivaroxaban durante il periodo di transizione si possono utilizzare i test per l’attività dell’anti-fattore Xa, PiCT e Heptest, in quanto questi test non vengono influenzati dal warfarin. Il quarto giorno dopo l’ultima dose di warfarin, tutti i test (compresi PT, aPTT, inibizione dell’attività del fattore Xa ed ETP) hanno rispecchiato esclusivamente l’effetto di rivaroxaban.
Se si desidera verificare gli effetti farmacodinamici di warfarin durante il periodo di transizione, si può utilizzare il parametro dell’INR in corrispondenza della concentrazione minima (Ctrough) di rivaroxaban (24 ore dopo l’assunzione precedente di rivaroxaban), perché, in quel momento, tale test è influenzato in misura minima da rivaroxaban.
Non sono state osservate interazioni farmacocinetiche tra warfarin e rivaroxaban.
Induttori del CYP3A4
La somministrazione congiunta di rivaroxaban e del potente induttore di CYP3A4 rifampicina ha indotto una riduzione di circa il 50% dell’AUC media di rivaroxaban, con riduzione parallela dei suoi effetti farmacodinamici. Anche l’uso concomitante di rivaroxaban e altri induttori potenti di CYP3A4 (ad es. fenitoina, carbamazepina, fenobarbital o erba di san Giovanni (Hypericum perforatum)) può ridurre le concentrazioni plasmatiche di rivaroxaban.
Pertanto, la contemporanea somministrazione degli induttori potenti di CYP3A4 va evitata a meno che il paziente sia strettamente monitorato in relazione a segni e sintomi di trombosi.
Altre terapie concomitanti
Non sono state osservate interazioni farmacocinetiche o farmacodinamiche clinicamente significative in caso di somministrazione congiunta di rivaroxaban e midazolam (substrato di CYP3A4), digossina (substrato di
P-gp), atorvastatina (substrato di CYP3A4 e P-gp) od omeprazolo (inibitore di pompa protonica). Rivaroxaban non inibisce né induce alcuna delle isoforme principali di CYP, come CYP3A4.
Parametri di laboratorio
I parametri della coagulazione (ad es. PT, aPTT, HepTest) sono alterati come previsto dal meccanismo d’azione di rivaroxaban (vedere paragrafo 5.1).
Gravidanza
La sicurezza e l’efficacia di rivaroxaban nelle donne in gravidanza non sono state stabilite. Gli studi effettuati sugli animali hanno mostrato tossicità riproduttiva (vedere paragrafo 5.3). Per via della potenziale tossicità riproduttiva, del rischio emorragico intrinseco e dell’evidenza che rivaroxaban attraversa la placenta, RIVAROXABAN EG è controindicato durante la gravidanza (vedere paragrafo 4.3).
Le donne in età fertile devono evitare di restare incinte durante il trattamento con rivaroxaban. Allattamento
La sicurezza e l’efficacia di rivaroxaban non sono state stabilite nelle donne che allattano al seno. I dati ricavati dagli animali indicano che rivaroxaban è escreto nel latte materno. Pertanto RIVAROXABAN EG è controindicato durante l’allattamento (vedere paragrafo 4.3). Il medico deve prendere la decisione se interrompere l’allattamento o interrompere la terapia/astenersi dalla terapia
Fertilità
Non sono stati condotti studi specifici con rivaroxaban per determinarne gli effetti sulla fertilità nell’uomo. In uno studio sulla fertilità maschile e femminile nel ratto non sono stati riscontrati effetti (vedere paragrafo 5.3).
Rivaroxaban ha una lieve influenza sulla capacità di guidare veicoli e sull’uso di macchinari. Reazioni avverse come sincope (frequenza: non comune) e capogiri (frequenza: comune) sono state riportate (vedere paragrafo 4.8).
I pazienti che abbiano manifestato tali effetti indesiderati non devono guidare o usare macchinari.
Riassunto del profilo di sicurezza
La sicurezza di rivaroxaban è stata valutata in tredici studi registrativi di fase III (vedere Tabella 1). Complessivamente sono stati esposti a rivaroxaban 69.608 pazienti adulti in diciannove studi di fase III e 488
pazienti pediatrici in due studi di fase II e due di fase III.
Tabella 1: Numero di pazienti studiati, dose massima giornaliera e durata del trattamento massima negli studi di fase III su adulti e pazienti pediatrici
| Indicazione | Numero di pazienti * | Dose massima giornaliera | Durata del trattamento massima |
| Prevenzione degli eventi tromboembolici venosi (TEV) nei pazienti adulti sottoposti a intervento chirurgico d’elezione di sostituzionedell’anca o del ginocchio. | 6.097 | 10 mg | 39 giorni |
| Prevenzione di TEV in pazienti clinicamente malati | 3.997 | 10 mg | 39 giorni |
| Trattamento di trombosi venosa profonda (TVP), embolia polmonare (EP) e profilassi di recidiva | 6.790 | Giorno 1-21: 30 mgDal giorno 22 in poi: 20 mg | 21 mesi |
| Dopo minimo 6 mesi: 10 mg o 20 mg | |||
| Trattamento di TEV e prevenzione di recidiva di TEV nei neonati a termine e bambini al di sotto dei 18 anni dopo l’introduzione di trattamento anticoagulante standard | 329 | Aggiustamento posologico in base al peso corporeo per il raggiungimento di un’esposizione simile a quella osservata negli adulti trattati per TVP con20 mg di rivaroxaban una volta al giorno | 12 mesi |
| Prevenzione dell’ictus e dell’embolia sistemica nei pazienti affetti da fibrillazione atriale non valvolare | 7.750 | 20 mg | 41 mesi |
| Prevenzione di eventi aterotrombotici nei pazienti dopo SCA | 10.225 | 5 mg o 10 mg co-somministrati rispettivamente con ASA o ASA più clopidogrel oticlopidina | 31 mesi |
| Prevenzione di eventi aterotrombotici nei pazienti con MCC/PAD | 18.244 | 5 mg in associazione con ASA o 10 mg da solo | 47 mesi |
| 3.256 ** | 5 mg in associazione conASA | 42 mesi |
* Pazienti esposti ad almeno una dose di rivaroxaban.
** Dallo studio VOYAGER-PAD.
Le reazioni avverse riportate più comunemente nei pazienti in terapia con rivaroxaban sono stati sanguinamenti (vedere paragrafo 4.4 e “Descrizione di reazioni avverse selezionate” più sotto) (Tabella 2). I sanguinamenti riportati più comunemente sono stati epistassi (4,5%) ed emorragia del tratto gastrointestinale (3,8%).
Tabella 2: Percentuali di eventi emorragici * ed anemia in pazienti esposti al rivaroxaban nell’arco di studi di fase III completati negli adulti ed in età pediatrica
| Indicazione | Qualsiasi sanguinamento | Anemia |
| Prevenzione degli eventi tromboembolici venosi (TEV) | 6,8% dei pazienti | 5,9% dei pazienti |
| nei pazienti adulti sottoposti a intervento chirurgico d’elezione di sostituzione dell’anca o del ginocchio. | ||
| Prevenzione di tromboembolismo venoso in pazienti clinicamente malati | 12.,6% dei pazienti | 2,1% dei pazienti |
| Trattamento di TVP, EP e prevenzione di recidiva | 23% dei pazienti | 1,6% dei pazienti |
| Trattamento di TEV e prevenzione di recidiva di TEV nei neonati a termine e bambini al di sotto dei 18 annidopo l’introduzione di trattamento anticoagulante standard | 39,5% dei pazienti | 4,6% dei pazienti |
| Prevenzione dell’ictus e dell’embolia sistemica nei pazienti affetti da fibrillazione atriale non valvolare | 28 per 100 paziente/anni | 2,5 per 100 paziente/anni |
| Prevenzione di eventi aterotrombotici nei pazienti dopo SCA | 22 per 100 paziente/anni | 1,4 per 100 paziente/anni |
| Prevenzione di eventi aterotrombotici nei pazienti con MCC/PAD | 6,7 per 100 paziente/anni | 0,15 per 100 paziente/anni ** |
| 8,38 per 100 paziente/anni # | 0,74 per 100 paziente/anni ***# |
* Per tutti gli studi sul rivaroxaban tutti i casi di sanguinamento vengono raccolti, refertati e valutati.
** Nello studio COMPASS si riscontra un basso tasso di anemia, in quanto è stato applicato un approccio selettivo rispetto alla raccolta degli eventi avversi.
*** È stato applicato un approccio selettivo rispetto alla raccolta degli eventi avversi.
# Dallo studio VOYAGER-PAD.
Elenco tabellare delle reazioni avverse
Le frequenze delle reazioni avverse riportate con rivaroxaban negli adulti e nella popolazione pediatrica sono riassunte nella tabella 3 sottostante, classificate per sistemi e organi (secondo MedDRA) e per frequenza.
Le frequenze sono definite come:
Molto comune (≥ 1/10)
Comune (≥ 1/100 - < 1/10) Non comune (≥ 1/1.000 - < 1/100)
Raro (≥ 1/10.000 - < 1/1.000)
Molto raro (< 1/10.000)
Non nota (La frequenza non può essere valutata sulla base dei dati disponibili)
Tabella 3: Tutte le reazioni avverse riportate in pazienti adulti durante studi clinici di fase III o dopo l’utilizzo post-commercializzazione * ed in due studi di fase II e due di fase III nella popolazione pediatrica
| Comune | Non comune | Raro | Molto raro | Non nota |
| Patologie del sistema emolinfopoietico | ||||
| Anemia (incl. correlati parametri di laboratorio | Trombocitosi (incluso conta piastrinicaaumentata) A, trombocitopenia. | |||
| Disturbi del sistema immunitario | ||||
| reazione allergica, dermatite allergica, angioedema ededema allergico. | Reazioni anafilattiche incluso lo shockanafilattico. | |||
| Patologie del sistema nervoso | ||||
| Capogiri, cefalea. | Emorragia cerebraleed intracranica, sincope. | |||
| Patologie dell’occhio | ||||
| Emorragia oculare (compresa sanguinamentocongiuntivale). | ||||
| Patologie cardiache | ||||
| Tachicardia. | ||||
| Patologie vascolari | ||||
| Ipotensione, ematomi. | ||||
| Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche | ||||
| Epistassi, emottisi. | Polmonite eosinofila | |||
| Patologie gastrointestinali | ||||
| Sanguinamento gengivale, emorragia del tratto gastrointestinale (incl. emorragia rettale), dolori gastrointestinali e addominali, dispepsia, nausea, costipazione A, diarrea, vomitoA. | Bocca secca. | |||
| Patologie epatobiliari | ||||
| Aumento delle transaminasi. | Compromissione epatica, bilirubina elevata, fosfatasi alcalina ematica elevata A, GGT elevata A. | Ittero, bilirubina coniugata elevata (con o senza aumento concomitante di ALT), colestasi, epatite (incl. dannoepatocellulare). | ||
| Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo | ||||
| Prurito (incl. casi non comuni di prurito generalizzato), eruzione cutanea, ecchimosi, emorragiacutanea e sottocutanea. | Orticaria. | Sindrome di Stevens-Johnson/Necrolisi epidermica tossica, sindrome DRESS. | ||
| Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo | ||||
| Dolore a un artoA. | Emartrosi. | Emorragia muscolare. | Sindromecompartimentale a seguito di emorragia. | |
| Patologie renali e urinarie | ||||
| Emorragia del | Insufficienza | |||
| tratto urogenitale (incl. ematuria e menorragia B), compromissione renale (incl. creatinina ematica elevata,urea ematica elevate). | renale/insufficienza renale acuta a seguito di sanguinamento sufficiente a causare ipoperfusione, nefropatia da anticoagulanti. | |||
| Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione | ||||
| Febbre A, edema periferico, forza ed energia generalmente diminuite (incl.stanchezza ed astenia). | Sensazione di star poco bene (compreso malessere). | Edema localizzatoA. | ||
| Esami diagnostici | ||||
| LDH elevata A,lipasi elevata A, amilasi elevata A. | ||||
| Traumatismo, avvelenamento e complicanze procedurali | ||||
| Emorragia post-procedurale (incl. anemia postoperativa ed emorragia da ferita), contusioni, essudato daferite A. | Pseudoaneurisma vascolare C. | |||
A Osservato nella prevenzione della TEV nei pazienti adulti sottoposti a intervento chirurgico d’elezione di sostituzione dell’anca o del ginocchio
B Osservato nel trattamento TVP, EP e nella prevenzione di recidiva come molto comune nelle donne < 55 anni
C Osservato come non comune nella prevenzione di eventi aterotrombotici nei pazienti dopo SCA (a seguito di intervento coronarico percutaneo)
* È stato applicato un approccio selettivo preordinato per la raccolta degli eventi avversi in studi selettivi di fase III. L’incidenza delle reazioni avverse non è aumentata e non sono state registrate nuove reazioni avverse farmacologiche dopo l’analisi di questi studi.
Descrizione delle reazioni avverse selezionate
A causa del suo meccanismo d’azione farmacologico l’uso di rivaroxaban può essere associato ad un aumento del rischio di emorragie occulte o conclamate in qualsiasi tessuto od organo, che possono indurre anemia postemorragica. Segni, sintomi e gravità (compreso l’esito fatale) varieranno a seconda della sede e dell’entità o portata del sanguinamento e/o dell’anemia (vedere paragrafo 4.9 “Gestione dei sanguinamenti”). Negli studi clinici i sanguinamenti delle mucose (ad es. epistassi, sanguinamenti gengivali, gastrointestinali e urogenitali, compresi sanguinamenti vaginali o sanguinamento mestruali aumentati) e l’anemia sono stati segnalati più frequentemente, rispetto al trattamento con AVK, durante il trattamento a lungo termine con rivaroxaban. Di conseguenza è ritenuto appropriato, in aggiunta ad un’adeguata sorveglianza clinica, che i test di laboratorio su emoglobina/ematocrito possono essere utili per rilevare sanguinamenti occulti e quantificare il rilievo clinico di sanguinamenti palesi. Il rischio di sanguinamento può essere aumentato in determinate categorie di pazienti, ad es. nei pazienti con grave ipertensione arteriosa non controllata e/o trattati congiuntamente con altri medicinali che abbiano effetti sull’emostasi (vedere “Rischio emorragico” al
paragrafo 4.4). Il sanguinamento mestruale può essere di intensità e/o durata maggiore.
Le complicanze emorragiche possono presentarsi con debolezza, pallore, capogiro, cefalea o gonfiori di origine sconosciuta, dispnea e shock di origine non nota. In alcuni casi, come conseguenza dell’anemia, sono stati osservati sintomi di ischemia cardiaca come dolore toracico o angina pectoris.
Sono state segnalate con rivaroxaban le note complicanze delle emorragie gravi, come la sindrome compartimentale e l’insufficienza renale dovuta a ipoperfusione o la nefropatia da anticoagulanti. Pertanto, nella valutazione delle condizioni dei pazienti in terapia anticoagulante occorre considerare l’eventualità di un’emorragia.
Popolazione pediatrica
Trattamento della TEV e prevenzione delle recidive di TEV
La valutazione della sicurezza in bambini ed adolescenti si basa sui dati di sicurezza ottenuti in due studi di fase II e uno di fase III in aperto, controllati con confronto attivo, in pazienti pediatrici dalla nascita a meno di 18 anni di età. I risultati relativi alla sicurezza sono stati generalmente simili con rivaroxaban e con il confronto nelle varie fasce di età pediatrica. In generale, il profilo di sicurezza nei 412 bambini e adolescenti trattati con rivaroxaban è stato simile a quello osservato nella popolazione adulta e coerente nei diversi sottogruppi di età, anche se la valutazione è limitata dal basso numero di pazienti.
Nei pazienti pediatrici, cefalea (molto comune, 16,7%), febbre (molto comune, 11,7%), epistassi (molto comune, 11,2%), vomito (molto comune, 10,7%), tachicardia (comune, 1,5%), aumento della bilirubina (comune, 1,5%) e aumento della bilirubina coniugata (non comune, 0,7%) sono stati segnalati più frequentemente che negli adulti. Coerentemente con la popolazione adulta, la menorragia è stata osservata nel 6,6% (comune) delle adolescenti dopo il menarca. La trombocitopenia, come osservata nell’esperienza post-marketing nella popolazione adulta, è stata comune (4,6%) negli studi clinici pediatrici. Le reazioni avverse al farmaco nei pazienti pediatrici sono state principalmente di gravità da lieve a moderata.
Segnalazione delle reazioni avverse sospette
La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione all’indirizzo https://www.aifa.gov.it/content/segnalazioni-reazioni-avverse.
Sono state segnalati rari casi di sovradosaggio negli adulti fino a 1.960 mg. In caso di sovradosaggio il paziente deve essere monitorato attentamente riguardo a complicanze di sanguinamento o altri eventi avversi (vedere paragrafo “Gestione del sanguinamento”). I dati disponibili nei bambini sono limitati. A causa dell’assorbimento limitato, ci si attende un effetto tetto senza ulteriori aumenti dell’esposizione plasmatica media a dosi sovraterapeutiche di 50 mg di rivaroxaban o superiori negli adulti, ma non ci sono dati disponibili a dosi sovraterapeutiche nei bambini.
Uno specifico agente antagonista (andexanet alfa) che contrasta l’effetto farmacodinamico di rivaroxaban è disponibile per gli adulti, ma non è stato studiato nei bambini (fare riferimento al Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto di andexanet alfa).
In caso di sovradosaggio di rivaroxaban può essere preso in considerazione l’uso di carbone vegetale attivo per ridurre l’assorbimento.
Gestione del sanguinamento
Qualora si verificasse una complicanza emorragica in un paziente trattato con rivaroxaban, la successiva somministrazione di rivaroxaban dovrà essere posticipata oppure il trattamento deve essere interrotto, a seconda dei casi. Rivaroxaban ha negli adulti un’emivita compresa tra circa 5 e 13 ore. L’emivita nei bambini, stimata usando approcci di modellizzazione della popolazione farmacocinetica (popPK), è più breve (vedere paragrafo 5.2). La gestione del paziente deve essere personalizzata in base alla gravità e alla sede dell’emorragia. Secondo necessità può essere effettuato un trattamento sintomatico idoneo come la compressione meccanica (ad esempio in caso di epistassi grave), l’emostasi chirurgica con procedure di controllo del sanguinamento, il ripristino dei liquidi e il supporto emodinamico, la somministrazione di emoderivati (concentrati eritrocitari o plasma fresco congelato, a seconda dell’anemia o della coagulopatia associate) o di piastrine.
Se il sanguinamento non può essere controllato con le misure descritte, deve essere considerata la somministrazione di uno specifico antidoto inibitore del fattore Xa (andexanet alfa), che antagonizza l’effetto farmacodinamico di rivaroxaban, oppure un agente procoagulante specifico, come il concentrato di complesso protrombinico (PCC), il concentrato di complesso protrombinico attivato (APCC) o il fattore VIIa ricombinante (r-FVIIa). Tuttavia, ad oggi esiste un’esperienza clinica molto limitata con l’uso di questi prodotti medicinali nei soggetti adulti trattati con rivaroxaban. La raccomandazione si basa anche su dati preclinici limitati. Andrebbe presa in considerazione l’eventualità di ripetere la somministrazione di fattore VIIa ricombinante, adattandone il dosaggio sulla base del miglioramento del sanguinamento. Sulla base della disponibilità locale, in caso di sanguinamenti maggiori, deve essere presa in considerazione la consultazione di un esperto della coagulazione (vedere paragrafo 5.1).
Non è previsto che la protamina solfato e la vitamina K influiscano sull’attività anticoagulante di rivaroxaban.
Vi è esperienza limitata con l’acido tranexamico e nessuna esperienza con l’acido aminocaproico ed aprotinina nei soggetti adulti trattati con rivaroxaban. Non vi è esperienza sull’uso di tali farmaci nei bambini che assumono rivaroxaban. Non esistono né un razionale scientifico di un possibile beneficio né esperienze con l’uso di emostatici sistemici come desmopressina nei soggetti trattati con rivaroxaban. A causa dell’elevato legame con le proteine plasmatiche non è previsto che rivaroxaban sia dializzabile.
Proprietà farmacologiche - RIVAROXABAN 15 MG
Categoria farmacoterapeutica: agenti antitrombotici, inibitori diretti del fattore Xa, codice ATC: B01AF01 Meccanismo d’azione
Rivaroxaban è un inibitore diretto ed altamente selettivo del fattore Xa, con biodisponibilità orale. L’inibizione del Fattore Xa interrompe le vie intrinseca ed estrinseca della cascata della coagulazione, inibendo sia la formazione di trombina, sia lo sviluppo di trombi. Rivaroxaban non inibisce la trombina (Fattore II attivato) e non è stato dimostrato alcun effetto sulle piastrine.
Effetti farmacodinamici
Nell’uomo è stata osservata un’inibizione dose-dipendente dell’attività del Fattore Xa. Se il test viene effettuato con Neoplastin, il tempo di protrombina (PT) è influenzato da rivaroxaban in misura dose-dipendente, con una stretta correlazione con le concentrazioni plasmatiche (valore r uguale a 0,98). Con altri reagenti si ottengono risultati diversi.
Il PT deve essere espresso in secondi, perché l’INR (International Normalized Ratio) è calibrato e validato solo per le cumarine e non può essere usato per altri anticoagulanti.
Nei pazienti trattati con rivaroxaban per la TVP, l’EP e la prevenzione delle recidive, i percentili 5/95 per il PT (Neoplastin) 2 –4 ore dopo l’assunzione delle compresse (cioè quando l’effetto è massimo) erano compresi tra 17 e 32 s per 15 mg di rivaroxaban due volte al giorno e tra 15 e 30 s per 20 mg di rivaroxaban una volta al giorno. Quando l’effetto è minimo (8 –16 ore dopo l’assunzione della compressa) i percentili 5/95 per 15 mg due volte al giorno erano compresi tra 14 e 24 s, mentre per 20 mg una volta al giorno (18 – 30 ore dopo l’assunzione della compressa) erano compresi tra 13 e 20 s.
Nei pazienti con fibrillazione atriale non valvolare trattati con rivaroxaban per la prevenzione dell’ictus e dell’embolia sistemica, i percentili 5/95 per il PT (Neoplastin) 1 –4 ore dopo l’assunzione della compressa (cioè al momento dell’effetto massimo) erano compresi tra 14 e 40 s nei pazienti trattati con 20 mg una volta al giorno e tra 10 e 50 s nei pazienti con compromissione renale moderata trattati con 15 mg una volta al giorno. L’effetto è minimo (16 –36 ore dopo l’assunzione della compressa) i percentili 5/95 per 20 mg una volta al giorno erano compresi tra 12 e 26 s, ed in pazienti con moderata compromissione renale trattati con 15 mg una volta al giorno erano compresi tra 12 e 26 s.
In uno studio clinico farmacologico sull’antagonizzazione degli effetti farmacodinamici del rivaroxaban in soggetti sani adulti (no=22) sono stati valutati gli effetti di una dose singola (50 U.I./kg) di due diversi tipi di PCC, il Fattore PCC a 3 Fattori (Fattori II, IX e X) e PCC a 4 Fattori (Fattori II, VII, IX e X). Il PCC a 3
Fattori ha ridotto i valori medi del PT (Neoplastin) approssimativamente di 1,0 secondi entro 30 minuti in confronto ad una diminuzione di circa 3,5 secondi osservata con PCC a 4 Fattori. Diversamente, il PCC a 3 fattori ha evidenziato un effetto generale maggiore e più rapido sulle modifiche di transizione nella generazione della trombina endogena rispetto al PCC a 4 fattori (vedere paragrafo 4.9).
Il tempo di tromboplastina parziale attivata (aPTT) e l’HepTest sono anch’essi prolungati in misura dose-dipendente; tuttavia, non sono consigliati per determinare gli effetti farmacodinamici di rivaroxaban. Durante il trattamento con rivaroxaban, un monitoraggio dei parametri della coagulazione non è necessario nella pratica clinica.
Comunque, qualora clinicamente indicato, i livelli plasmatici di rivaroxaban possono essere misurati mediante un test anti-Fattore Xa quantitativamente calibrato (vedere paragrafo 5.2).
Popolazione pediatrica
Nei bambini, i valori di PT (reagente neoplastina), aPTT e anti-Xa (misurato con un test quantitativo calibrato) mostrano una stretta correlazione con le concentrazioni plasmatiche. La correlazione tra anti-Xa e concentrazioni plasmatiche è lineare con una pendenza prossima a 1. Possono essere presenti differenze individuali con valori di anti-Xa superiori o inferiori rispetto alle concentrazioni plasmatiche corrispondenti. Durante il trattamento con rivaroxaban, un monitoraggio dei parametri della coagulazione non è necessario. Tuttavia, se clinicamente indicato, le concentrazioni di rivaroxaban possono essere misurate in mcg/L mediante test quantitativi calibrati anti-fattore Xa (vedere Tabella 13 al paragrafo 5.2 per gli intervalli osservati per le concentrazioni plasmatiche di rivaroxaban nei bambini). Quando il test dell’anti-Xa viene usato per quantificare le concentrazioni plasmatiche di rivaroxaban nei bambini deve essere considerato il limite inferiore di quantificazione. Non è stata stabilita una soglia per gli eventi di efficacia o di sicurezza.
Efficacia e sicurezza clinica
Prevenzione dell’ictus e dell’embolia sistemica nei pazienti affetti da fibrillazione atriale non valvolare Il programma clinico di rivaroxaban è stato sviluppato per dimostrare l’efficacia di rivaroxaban nella prevenzione dell’ictus e dell’embolia sistemica nei pazienti con fibrillazione atriale non valvolare.
Nello studio pivotal in doppio cieco ROCKET AF 14.264 pazienti sono stati assegnati a rivaroxaban 20 mg una volta al giorno (15 mg una volta al giorno nei pazienti con clearance della creatinina di 30 –49 mL/min) oppure a warfarin titolato a un valore target di INR di 2,5 (intervallo terapeutico compreso tra 2,0 e 3,0). Il tempo mediano di trattamento è stato di 19 mesi e la durata complessiva massima del trattamento è stata di 41 mesi.
Il 34,9% dei pazienti è stato trattato con acido acetilsalicilico e l’11,4% è stato trattato con antiaritmici di classe III, compreso l’amiodarone.
Rivaroxaban si è dimostrato non inferiore al warfarin per l’endpoint primario composito di ictus ed embolia sistemica non a carico del SNC. Nella popolazione aderente al protocollo in trattamento l’ictus o l’embolia sistemica sono stati osservati in 188 pazienti in trattamento con rivaroxaban (1,71% per anno) ed in 241 pazienti in trattamento con warfarin (2,16% per anno) (HR 0,79; IC 95%, 0,66 –0,96; p<0,001 per non-inferiorità). Fra tutti i pazienti randomizzati analizzati secondo l’approccio di trattamento complessivo (“intention-to-treat”- ITT) gli eventi primari si sono verificati in 269 pazienti trattati con rivaroxaban (2,12% per anno) ed in 306 pazienti trattati con warfarin (2,42% per anno) (HR 0,88; IC 95%, 0,74 –1,03; p<0,001 per non-inferiorità; p=0,117 per superiorità). Nella Tabella 4 sono riportati i risultati per gli endpoint secondari testati in ordine gerarchico nell’ITT.
Nei pazienti trattati con warfarin i valori di INR erano all’interno dell’intervallo terapeutico (da 2,0 a 3,0) in media per il 55% del tempo (mediana, 58%; intervallo interquartile, da 43 a 71). L’effetto di rivaroxaban non differiva in funzione del livello di TTR del centro (Time in Target INR Range da 2,0 a 3,0) nei quartili di uguali dimensioni (p=0,74 per interazione). All’interno del quartile più alto in base al centro, il rapporto di rischio (HR) di rivaroxaban nei confronti di warfarin era 0,74 (IC 95%, da 0,49 a 1,12).
I tassi di incidenza per il principale endpoint di sicurezza (eventi emorragici maggiori e non maggiori clinicamente rilevanti) erano simili nei due gruppi di trattamento (vedere Tabella 5).
Tabella 4: Risultati di efficacia da ROCKET AF fase III
| Popolazione dello studio | Analisi di efficacia ITT in pazienti con fibrillazione atriale non valvolare |
| Dose di trattamento | Rivaroxaban 20 mg una volta al giorno (15 mg una volta al giorno nei pazienti con compromissione renale moderata)Tasso di eventi (100 anni/paziente) | Warfarin titolato ad un INR di riferimento di 2,5 (forbice terapeutica da 2,0 a 3,0)Tasso di eventi (100 anni/paziente) | HR (IC 95%) p-value, test per superiorità |
| Ictus ed embolismo sistemico non a carico delSNC | 269(2,12) | 306(2,42) | 0,88 (0,74-1,03)0,117 |
| Ictus, embolismo sistemiconon a carico del SNC e morte vascolare | 572(4,51) | 609(4,81) | 0,94 (0,84-1,05)0,265 |
| Ictus, embolismo sistemico non a carico del SNC,morte vascolare ed infarto del miocardio | 659(5,24) | 709(5,65) | 0,93 (0,83-1,03)0,158 |
| Ictus | 253(1,99) | 281(2,22) | 0,90 (0,76-1,07)0,221 |
| embolismo sistemico non a carico del SNC | 20(0,16) | 27(0,21) | 0,74 (0,42-1,32)0,308 |
| Infarto del miocardio | 130(1,02) | 142(1,11) | 0,91 (0,72-1,16)0,464 |
Tabella 5: Risultati di sicurezza da ROCKET AF fase III
| Popolazione dello studio | Pazienti con fibrillazione atriale non valvolare a) | ||
| Dose di trattamento | Rivaroxaban 20 mg una volta al giorno (15 mg una volta al giorno nei pazienti con compromissione renale moderata)Tasso di eventi (100 anni/paziente) | Warfarin titolato ad un INR di riferimento di 2,5 (forbice terapeutica da 2,0 a 3,0)Tasso di eventi (100 anni/paziente) | HR (IC 95%) p-value |
| Eventi di sanguinamento maggiori e non maggioriclinicamente rilevanti | 1.475(14,91) | 1.449(14,52) | 1,03 (0,96-1,11)0,442 |
| Episodi emorragici maggiori | 395(3,60) | 386(3,45) | 1,04 (0,90-1,20)0,576 |
| Morte causata daSanguinamento * | 27(0,24) | 55(0,48) | 0,50 (0,31-0,79)0,003 |
| Sanguinamento di organo critico * | 91(0,82) | 133(1,18) | 0,69 (0,53-0,91)0,007 |
| Emorragia intracranica * | 55(0,49) | 84(0,74) | 0,67 (0,47-0,93)0,019 |
| Caduta di emoglobina * | 305(2,77) | 254(2,26) | 1,22 (1,03-1,44)0,019 |
| Trasfusione di 2 o piùunità di concentrati eritrocitari o sangue intero* | 183(1,65) | 149(1,32) | 1,25 (1,01-1,55)0,044 |
| Eventi di sanguinamento non maggiore clinicamente rilevante | 1.185(11,80) | 1.151(11,37) | 1,04 (0,96-1,13)0,345 |
| Mortalità per tutte le cause | 208 | 250 | 0,85 (0,70-1,02) |
| (1,87) | (2,21) | 0,073 |
a) Popolazione di sicurezza, in trattamento
* Nominalmente significativo
Oltre allo studio di fase III ROCKET AF, è stato condotto uno studio (XANTUS) di coorte prospettico, a singolo braccio, post-autorizzativo, non interventistico ed in aperto, con obiettivo principale la valutazione comprendente gli eventi tromboembolici e i sanguinamenti maggiori. 6.704 pazienti con fibrillazione atriale non valvolare sono stati reclutati per la prevenzione dell’ictus e dell’embolismo sistemico non riferito al sistema nervoso centrale (SNC) nella pratica clinica. Il valore medio era 1,9 per il CHADS2 e 2,0 per l’HAS-BLED nello studio XANTUS, mentre nello studio ROCKET AF i valori medi per CHADS2 e HAS- BLED erano rispettivamente 3,5 e 2,8. Sanguinamenti maggiori si sono verificati in 2,1 su 100 paziente/anni.
Emorragie fatali sono state riportate in 0,2 su 100 paziente/anni ed emorragie intracraniche in 0,4 su 100 paziente/anni. Ictus o embolismo sistemico non riferito al SNC sono stati rilevati in 0,8 su 100 paziente/anni. Questi risultati in pazienti osservati nella pratica clinica sono coerenti con il profilo di sicurezza definito per questa indicazione.
In uno studio post-autorizzativo, non interventistico, condotto su più di 162.000 pazienti provenienti da quattro paesi, rivaroxaban è stato prescritto per la prevenzione dell’ictus e dell’embolia sistemica in pazienti con fibrillazione atriale non valvolare. Il tasso di eventi per ictus ischemico è stato di 0,70 (IC 95% 0,44 - 1,13) per 100 pazienti/anno. Il sanguinamento con conseguente ospedalizzazione si è verificato a tassi di evento per 100 pazienti/anno di 0,43 (IC 95% 0,31 - 0,59) per il sanguinamento intracranico, di 1,04 (IC 95%
0,65 - 1,66) per quello gastrointestinale, di 0,41 (IC 95% 0,31 - 0,53) per quello urogenitale e di 0,40 (IC
95% 0,25 - 0,65) per altri sanguinamenti.
Pazienti sottoposti a cardioversione
Uno studio esplorativo prospettico, randomizzato, in aperto, multicentrico, con valutazione in cieco dell’endpoint (X-VERT) è stato condotto in 1.504 pazienti (nuovi o già in trattamento con terapia anticoagulante orale) con fibrillazione atriale non valvolare a cui è stata programmata cardioversione. Lo scopo dello studio è stato di confrontare rivaroxaban con AVK a dose aggiustata (randomizzazione 2:1) per la prevenzione di eventi cardiovsscolari. Le strategie utilizzate sono state cardioversione guidata da TEE (1-5 giorni di pretrattamento) o cardioversione convenzionale (almeno tre settimane di pretrattamento). L’esito primario di efficacia (tutti i tipi di ictus, attacco ischemico transitorio, embolismo sistemico non centrale, infarto del miocardio (IM) e morte cardiovascolare si è verificato in 5 (0,5 %) pazienti del gruppo rivaroxaban (n = 978) e in 5 (1,0 %) pazienti del gruppo AVK (n = 492; RR 0,50; IC 95 % 0,15-1,73; popolazione ITT modificata). Il risultato principale di sicurezza (sanguinamento maggiore) si è verificato in 6 (0,6%) e 4 (0,8%) pazienti rispettivamente nel gruppo rivaroxaban (n = 988) e nel gruppo AVK (n = 499), (RR 0,76; IC 95% 0,21-2,67; popolazione di sicurezza). Questo studio esplorativo ha mostrato efficacia e sicurezza comparabili tra i due gruppi di trattamento rivaroxaban e VKA nel contesto della cardioversione.
Pazienti con fibrillazione atriale non valvolare sottoposti a PCI con posizionamento di uno stent. Uno studio clinico randomizzato, in aperto, multicentrico (PIONEER AF-PCI) è stato condotto con lo scopo di confrontare due regimi di trattamento con rivaroxaban ed uno con AVK in 2124 pazienti con fibrillazione atriale non valvolare che erano stati sottoposti a PCI con posizionamento di stent per malattia aterosclerotica primaria. I pazienti sono stati assegnati a caso in un rapporto1:1:1 per una terapia complessiva di 12 mesi.
Pazienti con pregresso ictus o TIA sono stati esclusi.
Il Gruppo 1 ha ricevuto rivaroxaban 15 mg una volta al giorno (10 mg una volta al giorno per pazienti con clearance della creatinina 30 – 49 mL/min) più un inibitore del P2Y12. Il Gruppo 2 ha ricevuto rivaroxaban 2,5 mg due volte al giorno più DAPT (doppia terapia antiaggregante, ad esempio clopidogrel 75 mg [o un inibitore del P2Y12 alternativo] più acido acetilsalicilico [ASA] a basso dosaggio) per 1,6 o 12 mesi, seguiti da rivaroxaban 15 mg (o 10 mg per pazienti con clearance della creatinina 30 – 49 mL/min) una volta al giorno più ASA a basse dosi. Il Gruppo 3 ha ricevuto una dose aggiustata di AVK più DAPT per 1, 6 o 12 mesi seguiti da una dose aggiustata di AVK più ASA a basse dosi.
L’endpoint primario di sicurezza, eventi di sanguinamento clinicamente rilevanti, si sono verificati rispettivamente in 109 (15,7%), 117 (16,6%) e 167 (24,0%) soggetti nei gruppi 1,2 e 3 (HR 0,59; IC 95%
0,47-0,76; p<0,001, e HR 0,63; IC 95% 0,50-0,80; p<0,001. L’endpoint secondario (aggregato degli eventi cardiovascolari morte cardiovascolare, IM o ictus) si è verificato in 41 (5,9%) 36 (5,1%) e 36 (5,2%) soggetti nel gruppo 1, 2 e 3, rispettivamente. Ognuno dei regimi con rivaroxaban ha mostrato una riduzione significativa degli eventi di sanguinamento clinicamente rilevanti in confronto al regime con AVK in pazienti con fibrillazione atriale non valvolare che erano stati sottoposti a PCI con posizionamento di stent.
L’obiettivo primario dello studio PIONEER AF-PCI era quello di valutare la sicurezza. Dati di efficacia (inclusi eventi tromboembolici) in questa popolazione sono limitati.
Trattamento della TVP, dell’EP e prevenzione delle recidive di TVP ed EP
Il programma clinico di rivaroxaban è stato sviluppato per dimostrare l’efficacia di rivaroxaban nel trattamento iniziale e continuato della TVP acuta e dell’EP e nella prevenzione delle recidive.
Oltre 12.800 pazienti sono stati studiati in quattro studi clinici randomizzati controllati di fase III (Einstein DVT, Einstein PE, Einstein Extension ed Einstein Choice), ed è stata inoltre condotta un’analisi aggregata predefinita degli studi Einstein DVT ed Einstein PE. La durata complessiva massima del trattamento in tutti gli studi è stata di 21 mesi.
Nello studio Einstein DVT, 3.449 pazienti con TVP acuta sono stati studiati per il trattamento della TVP e la prevenzione delle recidive di TVP ed EP (i pazienti con EP sintomatica sono stati esclusi dallo studio). La durata del trattamento era di 3, 6 o 12 mesi, sulla base della valutazione clinica dello sperimentatore.
Nelle prime 3 settimane di trattamento della TVP acuta sono stati somministrati 15 mg di rivaroxaban due volte al giorno. Successivamente sono stati somministrati 20 mg di rivaroxaban una volta al giorno.
Nello studio Einstein PE sono stati studiati 4.832 pazienti con EP acuta per il trattamento dell’EP e la prevenzione delle recidive di TVP ed EP. La durata del trattamento era di 3, 6 o 12 mesi, sulla base della valutazione clinica dello sperimentatore.
Per il trattamento iniziale dell’EP acuta sono stati somministrati 15 mg di rivaroxaban due volte al giorno per tre settimane.
Successivamente sono stati somministrati 20 mg di rivaroxaban una volta al giorno.
Sia nello studio Einstein DVT che nello studio Einstein PE il regime terapeutico di confronto era costituito da enoxaparina somministrata per almeno 5 giorni in associazione con antagonisti della vitamina K fino a ottenere un PT/INR nell’intervallo terapeutico (≥ 2,0). Il trattamento proseguiva con una dose di antagonista della vitamina K titolata in modo da mantenere i valori PT/INR nell’intervallo terapeutico compreso tra 2,0 e 3,0.
Nello studio Einstein Extension, 1.197 pazienti con TVP o EP sono stati studiati per la prevenzione delle recidive di TVP ed EP. La durata del trattamento era incrementata di ulteriori 6 o 12 mesi in pazienti che avevano completato il trattamento per il tromboembolismo venoso da 6 a 12 mesi, in base alla valutazione clinica dello sperimentatore. Rivaroxaban 20 mg una volta al giorno è stato confrontato con il placebo.
Negli studi Einstein DVT, PE ed Extension sono stati utilizzati gli stessi endpoint di efficacia primario e secondario predefiniti. L’endpoint di efficacia primario era il TEV sintomatico recidivante, definito come l’insieme di TVP recidivante ed EP fatale o non fatale. L’endpoint di efficacia secondario era definito come l’insieme di TVP recidivante, EP non fatale e mortalità per qualsiasi causa.
Nello studio Einstein Choice, 3.396 pazienti con TVP sintomatica confermata e/o EP che hanno completato 6-12 mesi di trattamento anticoagulante sono stati studiati per la prevenzione della EP fatale o della TVP o EP sintomatica recidivante non fatale. I pazienti con indicazione per la prosecuzione della terapia anticoagulante a dosi terapeutiche sono stati esclusi dallo studio. La durata massima di trattamento è stata di 12 mesi, a seconda della data di randomizzazione di ogni soggetto (mediana: 351 giorni). Rivaroxaban 20 mg una volta al giorno e rivaroxaban 10 mg una volta al giorno sono stati paragonati a 100 mg di acido acetilsalicilico una volta al giorno.
L’endpoint di efficacia primario era il TEV sintomatico recidivante, definito come l’insieme di TVP recidivante ed EP fatale o non fatale.
Nello studio Einstein DVT (vedere Tabella 5) è stato dimostrato che rivaroxaban non è inferiore a enoxaparina/AVK per l’endpoint di efficacia primario (p < 0,0001 (test di non inferiorità); HR: 0,680 (0,443 –1,042), p = 0,076 (test di superiorità)). Per il beneficio clinico netto prespecificato (endpoint di efficacia primario più eventi emorragici maggiori) è stato osservato un HR di 0,67 ((IC 95%: 0,47 –0,95), valore nominale di p = 0,027) a favore di rivaroxaban. I valori di INR erano all’interno dell’intervallo terapeutico mediamente nel 60,3% del tempo per una durata media di trattamento di 189 giorni, e nel 55,4%, 60,1%, e 62,8% del tempo rispettivamente nei gruppi con una durata di trattamento di 3, 6, e 12 mesi. Nel gruppo trattato con enoxaparina/AVK non c’era una chiara relazione tra il livello medio di TTR del centro (Time in Target INR Range tra 2,0 e 3,0) nei terzili di eguali dimensioni e l’incidenza della TEV recidivante (p=0,932 per interazione). All’interno del terzile più alto in base al centro, il HR di rivaroxaban nei confronti di warfarin era 0,69 (IC 95%: 0,35 –1,35).
I tassi di incidenza per l’endpoint di sicurezza primario (eventi emorragici maggiori o non maggiori ma clinicamente rilevanti) e secondario (eventi emorragici maggiori) erano simili nei due gruppi di trattamento.
Tabella 6: Risultati di efficacia e di sicurezza dello studio di fase III Einstein DVT
| Popolazione dello studio | 3.449 pazienti con trombosi venosa profonda acuta sintomatica | |
| Dose e durata del trattamento | Rivaroxaban a) 3, 6 o 12 mesi No=1.731 | Enoxaparina/VKA b) 3, 6o 12 mesi No=1.718 |
| TEV recidivante sintomatica* | 36(2,1 %) | 51(3,0 %) |
| EP recidivante sintomatica | 20(1,2 %) | 18(1,0 %) |
| TVP recidivante sintomatica | 14(0,8 %) | 28(1,6 %) |
| EP e TVP sintomatiche | 1(0,1 %) | 0 |
| EP fatale/ morte in cui l’EP non può essere esclusa | 4(0,2 %) | 6(0,3 %) |
| Sanguinamento maggiore o nonmaggiore clinicamente rilevante | 139(8,1 %) | 138(8,1 %) |
| Episodi emorragici maggiori | 14(0,8 %) | 20(1,2 %) |
-
Rivaroxaban 15 mg due volte al giorno per 3 settimane seguito da 20 mg una volta al giorno.
-
Enoxaparina per almeno 5 giorni, sovrapposto con e seguito da AVK.
* p<0,0001 (non-inferiorità per un predefinito HR di 2,0); HR: 0,680 (0,443-1,042), p=0,076 (superiorità)
Nello studio Einstein PE (vedere Tabella 7) è stato dimostrato che rivaroxaban non è inferiore a enoxaparina/AVK per l’endpoint primario di efficacia (p=0,0026 (test per non-inferiorità); HR: 1,123 (0,749 – 1,684)). Il beneficio clinico netto predefinito (endpoint primario di efficacia più eventi emorragici maggiori) è stato riportato con un HR di 0,849 ((IC 95%: 0,633 – 1,139), valore nominale di p= 0,275). I valori INR erano all’interno dell’intervallo terapeutico in media per il 63% del tempo per una durata media di trattamento di 215 giorni, e rispettivamente per il 57%, 62%, e 65% del tempo nei gruppi la cui durata di trattamento prevista era di 3,6 e 12 mesi. Nel gruppo trattato con enoxaparina/AVK non c’era una chiara relazione tra il livello medio di TTR del centro (Time in Target INR Range tra 2,0 e 3,0) nei terzili di eguali dimensioni e l’incidenza della TEV recidivante (p=0,082 per interazione). All’interno del terzile più alto in base al centro, il HR di rivaroxaban nei confronti di warfarin era 0,642 (IC 95%: 0,277 –1,484).
I tassi d’incidenza per l’endpoint di sicurezza primario (eventi emorragici maggiori o non maggiori ma clinicamente rilevanti) erano leggermente più bassi nel gruppo trattato con rivaroxaban (10,3% (249/2412)) rispetto al gruppo trattato con enoxaparina/AVK (11,4% (274/2405)). L’incidenza dell’endpoint di sicurezza secondario (eventi emorragici maggiori) era più basso nel gruppo trattato con rivaroxaban (1,1% (26/2412)) rispetto al gruppo trattato con enoxaparina/AVK (2,2% (52/2405)) con un HR di 0,493 (IC 95%: 0,308 – 0,789).
Tabella 7 Risultati di efficacia e di sicurezza dello studio di fase III Einstein PE
| Popolazione dello studio | 4.832 pazienti con EP sintomatica acuta | |
| Dose e durata del trattamento | Rivaroxaban a)3,6 o 12 mesi No=2.419 | Enoxaparina/VKA b) 3, 6 o12 mesi No=2.413 |
| TEV recidivante sintomatica* | 50(2,1 %) | 44(1,8 %) |
| EP recidivante sintomatica | 23(1,0 %) | 20(0,8 %) |
| TVP recidivante sintomatica | 18(0,7 %) | 17(0,7 %) |
| EP e TVP sintomatiche | 0 | 2(<,0,1 %) |
| EP fatale/ morte in cui l’EP non può essere esclusa | 11(0,5 %) | 7(0,3%) |
| Sanguinamento maggiore o non maggiore clinicamente rilevante | 249(10,3%) | 274(11,4%) |
| Episodi emorragici maggiori | 26(1,1%) | 52(2,2%) |
-
Rivaroxaban 15 mg due volte al giorno per 3 settimane seguito da 20 mg una volta al giorno.
-
Enoxaparina per almeno 5 giorni, sovrapposto con e seguito da AVK.
* p<0,0026 (non-inferiorità per un predefinito HR di 2. 0); HR: 1,123 (0,749-1,684)
È stata condotta un’analisi predefinita aggregata del risultato degli studi Einstein DVT e PE (vedere Tabella 8).
Tabella 8: Risultati di efficacia e di sicurezza dall’analisi aggregata dello studio di fase III Einstein DVT e Einstein PE
| Popolazione dello studio | 8.281 pazienti con TVP o EP sintomatica acuta | |
| Dose e durata del trattamento | Rivaroxaban a) 3, 6 o 12 mesi No=4.150 | Enoxaparina/VKA b) 3,6 o 12 mesi No=4.131 |
| TEV recidivante sintomatica* | 86 | 95 |
| (2,1 %) | (2,3 %) | |
| EP recidivante sintomatica | 43 | 38 |
| (1,0 %) | (0,9 %) | |
| TVP recidivante sintomatica | 32 | 45 |
| (0,8 %) | (1,1 %) | |
| EP e TVP sintomatiche | 1 | 2 |
| (< 0,1 %) | (< 0,1 %) | |
| EP fatale/ morte in cui l’EP non | 15 | 13 |
| può essere esclusa | (0,4%) | (0,3%) |
| Sanguinamento maggiore o non | 388 | 412 |
| maggiore clinicamente rilevante | (9,4%) | (10,0%) |
| Episodi emorragici maggiori | 40 | 72 |
| (1,0%) | (1,7%) | |
-
Rivaroxaban 15 mg due volte al giorno per 3 settimane seguito da 20 mg una volta al giorno.
-
Enoxaparina per almeno 5 giorni, sovrapposto con e seguito da AVK.
* p<0,0001 (non-inferiorità per un predefinito HR di 1,75); HR: 0,886 (0,661-1,186)
Il beneficio clinico netto predefinito (endpoint primario di efficacia più eventi emorragici maggiori) nell’analisi aggregata è stato riportato con un HR di 0,771 ((IC 95%: 0,614 – 0,967), valore nominale di p =
0,0244).
Nello studio Einstein Extension (vedere Tabella 9) rivaroxaban è risultato superiore al placebo per gli endpoint di efficacia primario e secondario. Per l’endpoint di sicurezza primario (eventi emorragici maggiori) è stato osservato un tasso di incidenza numericamente, ma non significativamente, maggiore nei pazienti trattati con rivaroxaban 20 mg una volta al giorno in confronto al placebo. Per l’endpoint di sicurezza secondario (eventi emorragici maggiori o non maggiori, ma clinicamente rilevanti) sono stati osservati tassi più alti nei pazienti trattati con rivaroxaban 20 mg una volta al giorno in confronto al placebo.
Tabella 9: Risultati di efficacia e di sicurezza dello studio di fase III Einstein Extension
| Popolazione dello studio | 1.197 pazienti hanno proseguito il trattamento e la prevenzione del tromboembolismo venoso recidivante | |
| Dose e durata del trattamento | Rivaroxaban a) 3,6 o 12 mesi No=602 | Placebo 6 o 12 mesi No=594 |
| TEV recidivante sintomatica* | 8(1,3%) | 42(7,1%) |
| EP recidivante sintomatica | 2(0,3%) | 13(2,2%) |
| TVP recidivante sintomatica | 5(0,8%) | 31(5,2%) |
| EP fatale/ morte in cui l’EP non può essere esclusa | 1(0,2%) | 1(0,2%) |
| Episodi emorragici maggiori | 4(0,7%) | 0(0,0%) |
| Sanguinamento non maggiore clinicamente rilevante | 32(5,4%) | 7(1,2%) |
a) Rivaroxaban 20 mg una volta al giorno.
* p<0,0001 (superiorità); HR: 0,185 (0,087-0,393)
Nello studio Einstein Choice (vedere Tabella 10), rivaroxaban 20 mg e 10 mg sono risultati entrambi superiori a 100 mg di acido acetilsalicilico per l’endpoint primario di efficacia. L’endpoint principale di sicurezza (eventi emorragici maggiori) è risultato simile nei pazienti trattati con rivaroxaban 20 mg e 10 mg una volta al giorno in confronto a 100 mg di acido acetilsalicilico.
Tabella 10: Risultati di efficacia e di sicurezza dello studio di fase III Einstein Choice
| Popolazione dello studio | 3.396 pazienti hanno proseguito la prevenzione del tromboembolismo venoso recidivante | ||
| Dose di trattamento | Rivaroxaban 20 mg unavolta al giorno No=1.107 | Rivaroxaban 10 mg unavolta al giorno No=1.127 | ASA 100 mg unavolta al giorno No=1.131 |
| Durata mediana del trattamento [scarto interquartile] | 349 [189-362] giorni | 353 [190-362] giorni | 350 [186-362]giorni |
| TEV recidivante sintomatica | 17(1,5%) * | 13(1,2%) ** | 50(4,4%) |
| EP recidivante sintomatica | 6(0,5%) | 6(0,5%) | 19(1,7%) |
| TVP recidivante sintomatica | 9(0,8%) | 8(0.7 %) | 30(2.7 %) |
| EP fatale/ morte in cui l’EP non può essereesclusa | 2(0.2 %) | 0(0,0%) | 2(0,2%) |
| TEV recidivante | 19 | 18 | 56 |
| sintomatico, IM, ictus o embolia sistemica non SNC | (1,7%) | (1,6%) | (5,0%) |
| Episodi emorragici maggiori | 6(0,5%) | 5(0,4%) | 3(0,3%) |
| Sanguinamento non maggiore clinicamenterilevante | 30(2,7%) | 22(2,0%) | 20(1,8%) |
| TEV recidivante sintomatica o sanguinamentomaggiore (beneficio clinico netto) | 23(2,1%) + | 17(1,5%) ++ | 53(4,7%) |
* p<0,001(superiorità) rivaroxaban 20 mg od vs ASA 100 mg od; HR=0,34 (0,20-0,59)
** p<0,001(superiorità) rivaroxaban 10 mg od vs ASA 100 mg od; HR=0,26 (0,14-0,47)
+ Rivaroxaban 20 mg od vs ASA 100 mg od; HR=0,44 (0,27-0,71), p=0,0009 (nominale)
++ Rivaroxaban 10 mg od vs ASA 100 mg od; HR=0,32 (0,18-0,55), p=0,0001 (nominale) od: once daily: una volta al giorno
Oltre al programma di fase III EINSTEIN, è stato condotto uno studio di coorte prospettico (XALIA), non interventistico ed in aperto, con obiettivo principale la valutazione comprendente TEV recidivanti, sanguinamenti maggiori e morte. Sono stati arruolati 5.142 pazienti con TVP acuta per indagare la sicurezza a lungo termine di rivaroxaban rispetto alla terapia anticoagulante “standard di cura” nella pratica clinica.
I tassi di sanguinamento maggiori, TEV recidivante e morti per qualsiasi causa sono stati per rivaroxaban rispettivamente lo 0,7%, 1,4% e 0,5%. I pazienti presentavano al basale delle differenze tra cui l’età, la presenza/assenza di cancro e la compromissione della funzionalità renale. L’analisi statistica predefinita e stratificata tramite punteggio di propensione è stata utilizzata al fine di ridurre le differenze al basale, sebbene dei fattori confondenti potessero, nonostante tutto, influenzare il risultato. I rapporti di rischio corretti nel confronto tra rivaroxaban e la terapia standard di cura per sanguinamenti maggiori, recidive di TVE e morti per qualsiasi causa, erano rispettivamente 0,77 (IC 95% 0,40 – 1,50), 0,91 (IC 95% 0,54 – 1,54)
e 0,51 (IC 95% 0,24 – 1,07).
Questi risultati in pazienti osservati nella pratica clinica sono coerenti con il profilo di sicurezza definito per questa indicazione.
In uno studio post-autorizzativo, non interventistico, rivaroxaban è stato prescritto per il trattamento o la prevenzione della TVP e dell’EP in più di 40.000 pazienti senza un’anamnesi di cancro, provenienti da quattro differenti paesi. I tassi di eventi per 100 pazienti-anno per eventi TEV/tromboembolici sintomatici/clinicamente evidenti che hanno portato al ricovero in ospedale variavano da 0,64 (IC 95% 0,40 - 0,97) nel Regno Unito a 2,30 (IC 95% 2,11 - 2,51) per la Germania. Il sanguinamento con conseguente ospedalizzazione si è verificato a tassi di evento per 100 pazienti/anno di 0,31 (IC 95% 0,23 - 0,42) per il sanguinamento intracranico, di 0,89 (IC 95% 0,67 - 1,17) per quello gastrointestinale, di 0,44 (IC 95% 0,26 -
0,74) per quello urogenitale e di 0,41 (IC 95% 0,31 - 0,54) per gli altri sanguinamenti.
Popolazione pediatrica
Trattamento della TEV e prevenzione della TEV ricorrente in pazienti pediatrici
In 6 studi pediatrici multicentrici in aperto è stato studiato un totale di 727 bambini con TEV acuto confermato, 528 dei quali avevano ricevuto rivaroxaban. Un dosaggio aggiustato per il peso corporeo nei pazienti dalla nascita a un’età inferiore a 18 anni di età ha rivelato un’esposizione a rivaroxaban simile a quella osservata nei pazienti adulti affetti da TVP trattati con rivaroxaban 20 mg una volta al giorno, come confermato nello studio di fase III (vedere paragrafo 5.2).
Lo studio di fase III EINSTEIN Junior è stato uno studio clinico multicentrico randomizzato, controllato con confronto attivo, in aperto, condotto su 500 pazienti pediatrici (dalla nascita a un’età < 18 anni) con TEV acuto confermato.
Sono stati inclusi 276 bambini di età compresa tra 12 e < 18 anni, 101 bambini di età compresa tra 6 e < 12
anni, 69 bambini di età compresa tra 2 e < 6 anni e 54 bambini di età < 2 anni.
Il TEV indice è stato classificato come TEV associato a catetere venoso centrale (TEV-CVC; 90/335 pazienti nel gruppo rivaroxaban, 37/165 pazienti nel gruppo di confronto), trombosi del seno venoso cerebrale (CVST; 74/335 pazienti nel gruppo rivaroxaban, 43/165 pazienti nel gruppo di confronto), e tutti gli altri tipi, inclusi TVP ed EP (TEV-non-CVC; 171/335 pazienti nel gruppo rivaroxaban, 85/165 pazienti nel gruppo di confronto). La presentazione più comune dell’ indice di trombosi nei bambini di età compresa tra 12 e < 18 anni è stata il TEV-non-CVC in 211 (76,4%) casi; nei bambini di età compresa tra 6 e < 12 anni e in quelli di età compresa tra 2 e < 6 anni è stata la CVST rispettivamente in 48 (47,5%) e 35 (50,7%) casi; e nei bambini di età < 2 anni è stata il TEV-CVC in 37 (68,5%) casi. Non ci sono stati bambini di età < 6 mesi con CVST nel gruppo rivaroxaban. Nei pazienti con CVST, 22 hanno avuto un’infezione al SNC (13 pazienti nel gruppo rivaroxaban e 9 pazienti nel gruppo di confronto).
Il TEV è stato provocato da fattori di rischio persistenti, transitori o sia persistenti che transitori in 438 (87,6%) bambini.
I pazienti hanno ricevuto un trattamento iniziale con dosi terapeutiche di eparina non frazionata, eparina a basso peso molecolare o fondaparinux per almeno 5 giorni e sono stati randomizzati 2:1 a ricevere dosi aggiustate per il peso corporeo di rivaroxaban o del gruppo di confronto (eparine, AVK) per un periodo di trattamento dello studio principale di 3 mesi (1 mese per i bambini di età < 2 anni con TEV-CVC). Alla fine del periodo di trattamento dello studio principale, il test diagnostico per immagini, che era stato ottenuto al basale, è stato ripetuto, se clinicamente fattibile. Il trattamento dello studio poteva essere interrotto a questo punto o proseguito per un massimo di 12 mesi totali a discrezione dello sperimentatore (per un massimo di 3 mesi per bambini di età < 2 anni con TEV-CVC).
L’endpoint di efficacia primario era il TEV recidivante sintomatico. L’endpoint di sicurezza primario era composto da sanguinamento maggiore e sanguinamento non maggiore clinicamente rilevante (clinically relevant non-major bleeding, CRNMB). Tutti gli endpoint di efficacia e sicurezza sono stati valutati da un comitato indipendente in cieco per l’assegnazione del trattamento. I risultati di efficacia e sicurezza sono illustrati nelle Tabelle 11 e 12 seguenti.
Recidive di TEV si sono verificate nel gruppo rivaroxaban in 4 pazienti su 335 e nel gruppo di confronto in 5 pazienti su 165. L’evento composito di emorragia maggiore e CRNMB è stato segnalato in 10 pazienti su 329 (3%) trattati con rivaroxaban e in 3 pazienti su 162 (1,9%) trattati con il confronto. Un beneficio clinico netto (TEV recidivante sintomatico più eventi di emorragia maggiore) è stato riportato nel gruppo rivaroxaban in 4 pazienti su 335 e nel gruppo di confronto in 7 pazienti su 165. La normalizzazione del carico trombotico alla ripetizione dell’esame per immagini si è verificata in 128 pazienti su 335 in trattamento con rivaroxaban e in 43 pazienti su 165 nel gruppo di confronto. Questi risultati sono stati generalmente simili nelle diverse fasce di età.
Ci sono stati 119 (36,2%) bambini con emorragia da trattamento emergente nel gruppo rivaroxaban e 45 (27,8%) bambini nel gruppo di confronto.
Tabella 11: Risultati di efficacia alla fine del periodo principale di trattamento
| Evento | Rivaroxaban No=335* | Gruppo di confronto No=165* |
| TEV recidiva (riscontro di efficacia | 4 | 5 |
| primario) | (1,2%, IC 95% 0,4%-3,0%) | (3,0 %, IC 95% 1,2%-6,6%) |
| Aggregato: TEV recidivante sintomatico + | 5 | 6 |
| peggioramento asintomatico alla ripetizione | (1,5%, IC 95% 0,6%-3,4%) | (3,6%, IC 95% 1,6%-7,6%) |
| dell’esame per immagini | ||
| Aggregato: TEV recidivante sintomatico + | 21 | 19 |
| peggioramento asintomatico + nessuna | (6,3%, IC 95% 4,0%-9,2%) | (11,5%, IC 95% 7,3%- |
| variazione alla ripetizione dell’esame per | 17,4%) | |
| immagini | ||
| Normalizzazione alla ripetizione dell’esame | 128 | 43 |
| Evento | Rivaroxaban No=335* | Gruppo di confronto No=165* | ||
| per immagini | (38,2%, IC 95% | 33,0%- | (26,1%, IC 95% | 19,8%- |
| 43,5%) | 33,0%) | |||
| Aggregato: TEV recidivante sintomatico + | 4 | 7 | ||
| sanguinamento maggiore (beneficio clinico | (1,2%, IC 95% 0,4%-3,0%) | (4,2%, IC 95% 2,0%-8,4%) | ||
| netto) | ||||
| Embolismo polmonare fatale o non fatale | 1 | 1 | ||
| (0,3%, IC 95% 0,0%-1,6%) | (0,6%, IC 95% 0,0 %- | |||
| 3,1 %) | ||||
* FAS= set di analisi completo, tutti i bambini che sono stati randomizzati
Tabella 12: Risultati di sicurezza alla fine del periodo principale di trattamento
| Evento | RivaroxabanNo=329* | Gruppo di confrontoNo=162* |
| Aggregato: Sanguinamento maggiore+ CRNMB (riscontro primario di sicurezza) | 10(3,0%, IC 95% 1,6%-5,5%) | 3(1,9%, IC 95% 0,5%-5,3%) |
| Sanguinamento maggiore | 0(0,0%, IC 95% 0,0%-1,1%) | 2(1,2%, IC 95% 0,2%-4,3%) |
| Qualsiasi sanguinamento derivante dal trattamento | 119 (36,2%) | 45 (27,8%) |
* SAF= set di analisi di sicurezza, tutti i bambini che sono stati randomizzati e hanno ricevuto almeno 1 dose del medicinale dello studio.
Il profilo di efficacia e di sicurezza di rivaroxaban è stato in gran parte simile nella popolazione pediatrica affetta da TEV e nella popolazione adulta affetta da TVP/EP, tuttavia, la proporzione di soggetti con qualsiasi sanguinamento è stata più alta nella popolazione pediatrica affetta da TEV rispetto alla popolazione adulta affetta da TVP/EP.
Pazienti ad alto rischio con sindrome antifosfolipidica con positività tripla
In uno studio multicentrico in aperto randomizzato sponsorizzato da ricercatore con aggiudicazione dell’endpoint in cieco, rivaroxaban è stato messo a confronto con warfarin in pazienti con storia di trombosi ad alto rischio di eventi tromboembolici, a cui era stata posta una diagnosi di sindrome da anticorpi antifosfolipidi (positivi a tutti e 3 i test per anticorpi antifosfolipidi: anticoagulante lupoide, anticorpi anti-cardiolipina e anticorpi anti-beta 2 glicoproteina I. Lo studio è stato interrotto prematuramente dopo l’arruolamento di 120 pazienti a causa di un esubero di eventi tra i pazienti del braccio con rivaroxaban. La durata media di follow-up è stata di 569 giorni. 59 pazienti sono stati randomizzati per rivaroxaban 20 mg (15 mg per i pazienti con clearance della creatinina (CrCl) < 50 ml/min) e 61 per warfarin (INR 2,0-3,0).
Eventi tromboembolici sono insorti nel 12% dei pazienti assegnati al rivaroxaban (4 ictus ischemici e 3 infarti del miocardio). Non si sono riportati eventi nel gruppo di pazienti assegnati a warfarin.
Sanguinamento importante è comparso in 4 pazienti (7%) del gruppo con rivaroxaban e in 2 pazienti (3%) del gruppo con warfarin.
Popolazione pediatrica
L’Agenzia Europea dei Medicinali ha previsto l’esonero dall’obbligo di presentare i risultati degli studi con il medicinale di riferimento contenente rivaroxaban in tutti i sottogruppi della popolazione pediatrica per la prevenzione di eventi tromboembolici (vedere paragrafo 4.2 per informazioni sull’uso pediatrico).
Assorbimento
Le informazioni seguenti si basano sui dati ottenuti negli adulti.
Rivaroxaban è rapidamente assorbito con concentrazioni massime (Cmax) che si riscontrano da 2 a 4 ore dopo l’assunzione della compressa.
L’assorbimento orale di rivaroxaban è pressoché completo e la biodisponibilità orale per la compressa da 2,5 mg e 10 mg è elevata (80 - 100%), indipendentemente dal digiuno o dall’assunzione di cibo. L’assunzione con il cibo non influisce sull’AUC o la Cmax di rivaroxaban alla dose di 2,5 mg e 10 mg.
A causa di un assorbimento ridotto, per la compressa da 20 mg è stata determinata una biodisponibilità orale del 66% in condizioni di digiuno. In caso di assunzione delle compresse di rivaroxaban da 20 mg con il cibo sono stati osservati aumenti del 39% dell’AUC media in confronto all’assunzione della compressa a digiuno; ciò indica un assorbimento pressoché completo e una biodisponibilità orale elevata. Le compresse di rivaroxaban da 15 mg e 20 mg devono essere assunte con il cibo (vedere paragrafo 4.2).
Le farmacocinetiche di rivaroxaban sono grosso modo lineari fino a circa 15 mg una volta al giorno a digiuno. Con l’assunzione di cibo, per le compresse di rivaroxaban da 10 mg, 15 mg e 20 mg la farmacocinetica è proporzionale alla dose. A dosi più elevate di rivaroxaban l’assorbimento è limitato dalla dissoluzione, con riduzione della biodisponibilità e del tasso di assorbimento all’aumentare della dose.
La variabilità delle farmacocinetiche di rivaroxaban è moderata, con una variabilità interindividuale (CV%) compresa tra il 30% e il 40%.
L’assorbimento di rivaroxaban dipende dal sito di rilascio nel tratto gastrointestinale. Si è riscontrata una diminuzione dell’AUC del 29% e del 56% rispetto alle compresse quando il granulato di rivaroxaban viene rilasciato nell’intestino tenue prossimale. L’esposizione risulta ancora più ridotta, quando rivaroxaban viene rilasciato nell’intestino tenue distale o nel colon ascendente. Pertanto la somministrazione di rivaroxaban distale dallo stomaco deve essere evitata in quanto ciò può portare ad un assorbimento ridotto e conseguentemente a una ridotta esposizione del rivaroxaban.
La biodisponibilità (AUC e Cmax) è stata equiparabile rispetto alla compressa intera nella somministrazione di rivaroxaban 20 mg per via orale come compressa frantumata mischiata a purea di mele o in sospensione in acqua e come somministrazione per mezzo di sondino nasogastrico seguito da un pasto liquido. Dato il profilo farmacocinetico dose-proporzionale predittivo di rivaroxaban, i risultati di biodisponibilità derivanti da questo studio sembrano essere applicabili a dosi a più basse di rivaroxaban.
Popolazione pediatrica
I bambini hanno ricevuto le compresse o la sospensione orale di rivaroxaban durante o poco dopo l’alimentazione o l’assunzione di cibo, con una tipica porzione di liquidi per garantire un dosaggio affidabile nei bambini. Come negli adulti, rivaroxaban è prontamente assorbito nei bambini dopo somministrazione orale delle formulazioni in compresse o granuli per sospensione orale. Non sono state osservate differenze nella velocità di assorbimento né nella sua entità tra la formulazione in compresse e quella in granuli per sospensione orale. Non sono disponibili dati PK a seguito di somministrazione endovenosa ai bambini, per cui la biodisponibilità assoluta di rivaroxaban nei bambini non è nota. È stata riscontrata una riduzione della biodisponibilità relativa all’aumentare delle dosi (in mg/kg di peso corporeo), il che suggerisce limitazioni all’assorbimento per dosi più elevate, anche se assunte insieme al cibo.
Rivaroxaban 15 mg compresse deve essere assunto con l’alimentazione o con il cibo (vedere paragrafo 4.2).
Distribuzione
Nell’uomo, il legame con le proteine plasmatiche è elevato e raggiunge circa il 92%-95%, con la siero albumina che è il principale legante. Il volume di distribuzione è moderato, con un Vss di circa 50 litri.
Popolazione pediatrica
Non ci sono dati disponibili specifici per i bambini sul legame di rivaroxaban alle proteine plasmatiche. Non sono disponibili dati PK a seguito di somministrazione endovenosa ai bambini. Il Vss stimato attraverso la modellizzazione PK di popolazione nei bambini (intervallo di età da 0 a <18 anni) a seguito di somministrazione orale di rivaroxaban dipende dal peso corporeo e può essere descritto con una funzione allometrica, con una media di 113 L per un soggetto con peso corporeo di 82,8 kg.
Biotrasformazione ed eliminazione
Negli adulti approssimativamente i 2/3 della dose somministrata di rivaroxaban subiscono una degradazione
metabolica; una metà viene poi eliminata per via renale e l’altra metà per via fecale. Il rimanente 1/3 della dose somministrata viene escreto direttamente per via renale come principio attivo immodificato nelle urine, principalmente per secrezione renale attiva.
Rivaroxaban viene metabolizzato tramite il CYP3A4, il CYP2J2 e con meccanismi indipendenti dal CYP. La degradazione ossidativa del gruppo morfolinone e l’idrolisi dei legami ammidici sono i siti principali di biotrasformazione. In base ai dati ottenuti in vitro, rivaroxaban è un substrato delle proteine di trasporto P-gp (glicoproteina P) e Bcrp (breast cancer resistance protein, proteina resistente del carcinoma della mammella). Rivaroxaban immodificato è il composto principale presente nel plasma umano, nel quale non si rilevano metaboliti importanti o attivi circolanti. Con una clearance sistemica di circa 10 l/h, rivaroxaban può essere definito una sostanza a bassa clearance. Dopo somministrazione endovenosa di una dose di 1 mg, l’emivita di eliminazione è di circa 4,5 ore. Dopo somministrazione orale, l’eliminazione viene ad essere limitata dal tasso di assorbimento. L’eliminazione di rivaroxaban dal plasma avviene con un’emivita terminale di 5 - 9 ore enei soggetti giovani, e con un’emivita terminale di 11 - 13 ore negli anziani.
Popolazione pediatrica
Non ci sono dati disponibili specifici per i bambini sul metabolismo. Non sono disponibili dati PK a seguito di somministrazione endovenosa ai bambini. La CL stimata attraverso modellizzazione PK di popolazione pediatrica (intervallo di età da 0 a <18 anni) a seguito di somministrazione orale di rivaroxaban dipende dal peso corporeo e può essere descritta con una funzione allometrica, con una media di 8 L/h per un soggetto con peso corporeo di 82,8 kg. I valori della media geometrica per le emivite (t1/2) di distribuzione ed eliminazione stimati attraverso modellazione PK di popolazione diminuiscono al diminuire dell’età e sono compresi tra 4,2 h negli adolescenti e circa 3 h nei bambini di 2-12 anni, fino a 1,9 e 1,6 h nei bambini di 0,5-
< 2 anni e di meno di 0,5 anni, rispettivamente.
Popolazioni speciali
Sesso di appartenenza
Negli adulti non sono state riscontrate differenze clinicamente significative nelle farmacocinetiche e nelle farmacodinamiche tra i pazienti di sesso maschile e femminile. Un’analisi esplorativa non ha rivelato differenze rilevanti nell’esposizione a rivaroxaban tra bambini di sesso maschile e femminile.
Popolazione anziana
Nei pazienti anziani sono state osservate concentrazioni plasmatiche maggiori che nei pazienti giovani, con valori di AUC medi di circa 1,5 volte superiori, soprattutto dovuti alla (apparente) ridotta clearance renale e totale. Non è necessaria alcuna modifica di dosaggio.
Differenti categorie di peso
Negli adulti i valori estremi di peso corporeo (< 50 kg o > 120 kg) hanno avuto solo un’influenza ridotta sulle concentrazioni plasmatiche di rivaroxaban (meno del 25%). Non è necessaria alcuna modifica di dosaggio.
Nei bambini, rivaroxaban è somministrato in base al peso corporeo. Un’analisi esplorativa non ha rivelato un impatto rilevante del sottopeso o dell’obesità sull’esposizione a rivaroxaban nei bambini.
Differenze interetniche
Negli adulti non sono state osservate differenze interetniche clinicamente rilevanti fra pazienti caucasici, afroamericani, ispanici, giapponesi o cinesi riguardo alla farmacocinetica e alla farmacodinamica di rivaroxaban.
Un’analisi esplorativa non ha rivelato differenze interetniche rilevanti nell’esposizione a rivaroxaban tra bambini giapponesi, cinesi o di paesi asiatici al di fuori di Giappone e Cina rispetto alla rispettiva popolazione pediatrica complessiva
Compromissione epatica
Nei pazienti cirrotici con lieve compromissione della funzione epatica (classificati come Child Pugh A) sono state osservate solo lievi variazioni della farmacocinetica di rivaroxaban (aumento medio di 1,2 volte dell’AUC di rivaroxaban), pressoché paragonabili a quelle del gruppo sano di controllo. Nei pazienti cirrotici con moderata compromissione epatica (classificati come Child Pugh B), l’AUC media di rivaroxaban è risultata significativamente aumentata di 2,3 volte rispetto ai volontari sani. L’AUC del farmaco non legato è
risultata aumentata di 2,6 volte. Questi pazienti presentavano anche ridotta eliminazione renale di rivaroxaban, similmente ai pazienti con moderata compromissione della funzione renale.
Non sono disponibili dati sui pazienti con grave compromissione epatica.
L’inibizione dell’attività del Fattore Xa è risultata aumentata di 2,6 volte nei pazienti con moderata compromissione epatica rispetto ai volontari sani; anche il prolungamento del PT è risultato aumentato di 2,1 volte. I pazienti con moderata compromissione epatica sono risultati più sensibili a rivaroxaban, con conseguente aumento dell’inclinazione della retta di correlazione PK/PD tra concentrazione e PT. Rivaroxaban è controindicato nei pazienti con malattie epatiche associate a coagulopatia e rischio di sanguinamento clinicamente rilevante, compresi i pazienti cirrotici con Child Pugh B e C (vedere paragrafo 4.3).
Non ci sono dati clinici disponibili su bambini con compromissione epatica.
Compromissione renale
Negli adulti è stato riscontrato un aumento dell’esposizione a rivaroxaban correlato alla riduzione della funzionalità renale, sulla base della determinazione della clearance della creatinina. Nei soggetti con compromissione della funzione renale lieve (clearance della creatinina 50 - 80 ml/min), moderata (clearance della creatinina 30 - 49 ml/min) e grave (clearance della creatinina 15 - 29 ml/min), le concentrazioni plasmatiche di rivaroxaban (AUC) sono risultate aumentate, rispettivamente, di 1,4, 1,5 e 1,6 volte. Gli aumenti corrispondenti degli effetti farmacodinamici sono stati più pronunciati. Nei soggetti con compromissione della funzione renale lieve, moderata e grave, l’inibizione complessiva dell’attività del fattore Xa è risultata aumentata, rispettivamente, di un fattore 1,5, 1,9 e 2,0 in confronto ai volontari sani; similmente, il PT è risultato aumentato, rispettivamente, di 1,3, 2,2 e 2,4 volte. Non sono disponibili dati in pazienti con clearance della creatinina < 15 ml/min.
A causa dell’elevato legame con le proteine plasmatiche non è previsto che rivaroxaban sia dializzabile.
Si sconsiglia l’uso in pazienti con clearance della creatinina < 15 ml/min. Rivaroxaban deve essere usato con cautela nei pazienti con clearance della creatinina compresa tra 15 e 29 ml/min (vedere paragrafo 4.4).
Non ci sono dati clinici disponibili in bambini di età pari o superiore a 1 anno con compromissione renale moderata o grave (tasso di filtrazione glomerulare < 50 mL/min/1,73 m2).
Dati farmacocinetici nei pazienti
Nei pazienti in trattamento con rivaroxaban per la trombosi venosa profonda acuta (TVP), che ricevono 20 mg una volta al giorno, la media geometrica della concentrazione (intervallo di previsione 90%) dopo 2–4 ore e circa 24 ore dopo l’assunzione (che approssimativamente rappresentano la concentrazione massima e minima nell’intervallo di assunzione) era rispettivamente di 215(22 – 535) e 32 (6 –239) mcg/l.
Nei pazienti pediatrici con TEV acuto che ricevono rivaroxaban aggiustato per il peso corporeo con conseguente esposizione simile a quella dei pazienti adulti affetti da TVP che ricevono una dose giornaliera di 20 mg, le medie geometriche delle concentrazioni (intervallo di predizione 90%) agli intervalli di tempo di campionamento che rappresentano approssimativamente le concentrazioni massime e minime durante l’intervallo di dosaggio sono riassunte nella Tabella 13.
Tabella 13: Statistiche riassuntive (media geometrica (intervallo 90%)) delle concentrazioni plasmatiche allo stato stazionario di rivaroxaban (mcg/L) per regime di dosaggio ed età
| Intervalli temporali | ||||||||
| o.d. | N | 12-<18 anni | N | 6-<12 anni | ||||
| 2,5-4 hpost | 171 | 241,5(105-484) | 24 | 229,7(91,5-777) | ||||
| 20-24 hpost | 151 | 20.6(5,69-66,5) | 24 | 15.9(3,42-45,5) | ||||
| b.i.d. | N | 6-<12 anni | N | 2-<6 anni | N | 0,5-<2 anni | ||
| 2,5-4 hpost | 36 | 145,4(46,0-343) | 38 | 171,8(70,7-438) | 2 | n.c. | ||
| 10-16 hpost | 33 | 26,0(7,99-94,9) | 37 | 22,2(0,25-127) | 3 | 10,7(n. c. -n. c.) |
| Intervalli temporali | ||||||||
| t.i.d. | N | Da < 2- a <6 anni | N | nascita-<2 anni | N | Da 0,5- a <2anni | N | nascita-<0,5 anni |
| 0,5-3 hpost | 5 | 164,7(108-283) | 25 | 111,2(22,9-320) | 13 | 114,3(22,9-346) | 12 | 108,0(19,2-320) |
| 7-8 h post | 3 | 33.2(18,7-99,7) | 23 | 18.7(10,1-36,5) | 12 | 21,4(10,5-65,6) | 11 | 16,1(1,03-33,6) |
o.d. =una volta al giorno, b.i.d. = due volte al giorno, t.i.d. tre volte al giorno, n.c. = non calcolato
I valori al di sotto del limite inferiore di quantificazione (LLOQ) sono stati sostituiti da 1/2 LLOQ per il calcolo statistico (LLOQ = 0,5 mcg/L).
Relazione farmacocinetica/farmacodinamica
Il rapporto farmacocinetica/farmacodinamica (FC/FD) tra la concentrazione plasmatica di rivaroxaban e diversi endpoint FD (inibizione del Fattore Xa, PT, aPTT, HepTest) è stato valutato dopo somministrazione di un ampio spettro di dosi (5 – 30 mg due volte al giorno). Il rapporto fra la concentrazione di rivaroxaban e l’attività del Fattore Xa viene descritto al meglio tramite un modello Emax. Per il PT, il modello di linear intercept generalmente descrive meglio i dati. A seconda dei differenti reagenti usati per il PT, lo slope differisce considerevolmente. Quando è stato usato Neoplastin per il PT, il PT basale era di circa 13 s e lo slope di circa 3-4 s/(100 µg/l). I risultati delle analisi di FC/FD in fase II e III sono comparabili con i dati ottenuti nei soggetti sani.
Popolazione pediatrica
La sicurezza e l’efficacia nei bambini e negli adolescenti fino ai 18 anni non sono state stabilite nell’indicazione prevenzione dell’ictus e dell’embolia polmonare nei pazienti con fibrillazione atriale non valvolare.
Informazioni farmaceutiche - RIVAROXABAN 15 MG
Nucleo della compressa Cellulosa microcristallina Lattosio monoidrato
Povidone
Amido, pregelatinizzato Crospovidone
Sodio laurilsolfato Magnesio stearato
Rivestimento Ipromellosa E464 Titanio diossido E171 Macrogol 4000 E1521
Ossido di ferro rosso E172
3 anni
Compresse frantumate
Le compresse di rivaroxaban frantumate sono stabili in acqua o in purea di mela fino a 4 ore.
Questo medicinale non richiede particolari condizioni di conservazione.
Blister in PVC/PVDC/Alluminio
Confezioni con 10, 10x1, 28, 28x1, 42, 42x1, 98, 98x1, 100 e 100x1 compresse rivestite con film. È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.
Nessun requisito particolare. Frantumazione delle compresse
Le compresse di rivaroxaban possono essere frantumate e messe in sospensione in 50 ml di acqua e somministrate tramite sondino nasogastrico o sonda gastrica per nutrizione dopo conferma di collocamento della sonda. Dopo la sonda deve essere irrorata con acqua. Siccome l’assorbimento di rivaroxaban dipende dal sito di rilascio del principio attivo la somministrazione distale di rivaroxaban dallo stomaco deve essere evitata, in quanto ciò può portare ad un assorbimento ridotto e di conseguenza ad una ridotta esposizione al principio attivo. Dopo la somministrazione delle compresse rivestite con film frantumate da 15 mg o 20 mg, la dose deve essere seguita immediatamente da nutrizione enterale.