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Informazioni sulla prescrizione

Classe

A – A TOTALE CARICO DEL SSN.

Tipo di ricetta

RRL - Soggetto a Prescrizione Medica Limitativa

Nota AIFA

Non ci sono limiti di prescrizione.

Regime SSN

Concedibile esente

Ulteriori informazioni

Nome del farmaco

RIVAROXABAN VIATRIS 2,5 MG COMPRESSE

Glutine / Lattosio

Glutine: Nessun dato
Lattosio: Nessun dato

Forma farmaceutica

COMPRESSE

Produttore

VIATRIS

Ultimo aggiornamento del RCP

12/08/2026
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RCP - RIVAROXABAN 2,5 MG

Indicazioni

Rivaroxaban Viatris, somministrato insieme con il solo acido acetilsalicilico (acetylsalicylic acid, ASA) o con ASA e clopidogrel o ticlopidina, è indicato per la prevenzione di eventi aterotrombotici in pazienti adulti dopo una sindrome coronarica acuta (SCA) con biomarcatori cardiaci elevati (vedere paragrafi 4.3, 4.4 e 5.1).

Rivaroxaban Viatris, somministrato insieme con acido acetilsalicilico (ASA), è indicato per la prevenzione di eventi aterotrombotici in pazienti adulti, ad alto rischio di eventi ischemici, che presentano malattia coronarica (coronary artery disease, CAD) o arteriopatia periferica (peripheral artery disease, PAD) sintomatica.

Posologia

Posologia

La dose raccomandata è 2,5 mg, due volte al giorno.

  • SCA

    I pazienti che assumono Rivaroxaban Viatris 2,5 mg, due volte al giorno, devono anche assumere una dose giornaliera di 75-100 mg di ASA o una dose giornaliera di 75-100 mg di ASA, in aggiunta a una dose giornaliera di 75 mg di clopidogrel oppure a una dose giornaliera standard di ticlopidina.

    Il trattamento deve essere regolarmente valutato nel singolo paziente, considerando, da un lato, il rischio di eventi ischemici e, dall’altro, i rischi di sanguinamento. Un prolungamento del trattamento oltre i 12 mesi deve essere valutato in base ad ogni singolo paziente, perché le esperienze fino ai

    24 mesi sono limitate (vedere paragrafo 5.1).

    Il trattamento con Rivaroxaban Viatris deve iniziare il più presto possibile dopo la stabilizzazione dell’evento di SCA (procedure di rivascolarizzazione incluse); non prima di 24 ore dopo il ricovero in ospedale e nel momento in cui la terapia anticoagulante parenterale verrebbe normalmente sospesa.

  • CAD/PAD

    I pazienti che assumono Rivaroxaban Viatris 2,5 mg due volte al giorno devono anche assumere una dose giornaliera di 75-100 mg di ASA.

    Nei pazienti sottoposti con successo a procedura di rivascolarizzazione dell’arto inferiore (chirurgica o endovascolare, incluse procedure ibride) per PAD sintomatica, il trattamento non deve essere iniziato prima che sia stata raggiunta l’emostasi (vedere paragrafo 5.1).

    La durata del trattamento deve essere regolarmente valutata nel singolo paziente considerando, da un lato, il rischio di eventi trombotici e, dall’altro, i rischi di sanguinamento.

  • SCA, CAD/PAD

    Somministrazione concomitante di terapia antipiastrinica

    Nei pazienti con evento trombotico acuto o procedura vascolare che necessitano di una doppia terapia antipiastrinica, la prosecuzione del trattamento con Rivaroxaban Viatris 2,5 mg, due volte al giorno, deve essere valutata in base al tipo di evento o procedura e al regime antipiastrinico.

    La sicurezza e l’efficacia di rivaroxaban 2,5 mg, due volte al giorno, in associazione con una doppia terapia antipiastrinica, sono state studiate in pazienti

  • con SCA recente in associazione con ASA più clopidogrel/ticlopidina (vedere paragrafo 4.1), e

  • recentemente sottoposti a procedura di rivascolarizzazione dell’arto inferiore per PAD sintomatica in associazione con ASA e, se del caso, clopidogrel impiegato a breve termine (vedere paragrafi 4.4 e 5.1).

    Dimenticanza di una dose

    In caso di dimenticanza di una dose, il paziente deve proseguire con la dose regolare raccomandata, secondo lo schema di assunzione stabilito. Non deve essere assunta una dose doppia per compensare la dose dimenticata.

    Passaggio dagli antagonisti della vitamina K (AVK) a Rivaroxaban Viatris

    Nei pazienti che passano dagli AVK a Rivaroxaban Viatris, dopo l’assunzione di Rivaroxaban Viatris i valori del Rapporto Internazionale Normalizzato (International Normalised Ratio (INR) possono essere falsamente elevati. L’INR non è indicato per misurare l’attività anticoagulante di Rivaroxaban Viatris e, quindi, non deve essere utilizzato (vedere paragrafo 4.5).

    Passaggio da Rivaroxaban Viatris agli antagonisti della vitamina K (AVK)

    Durante la transizione da Rivaroxaban Viatris agli AVK esiste la possibilità di un effetto anticoagulante inadeguato. Ogni qualvolta si passi ad un altro anticoagulante, deve essere assicurato un livello di anticoagulazione adeguato e continuo. Si noti che Rivaroxaban Viatris può contribuire a innalzare l’INR.

    Nei pazienti che passano da Rivaroxaban Viatris agli AVK, gli AVK devono essere somministrati in associazione fino a che l’INR sia ≥ 2,0. Nei primi due giorni della fase di transizione, la posologia degli AVK deve essere quella iniziale standard mentre, successivamente, sarà basata sul valore di INR. Nella fase di trattamento concomitante con Rivaroxaban Viatris e AVK, l’INR deve essere determinato non prima che siano trascorse 24 ore dalla dose precedente di Rivaroxaban Viatris, ma prima della dose successiva. Dopo l’interruzione di Rivaroxaban Viatris, l’INR può essere determinato in modo affidabile dopo che siano trascorse almeno 24 ore dall’ultima dose (vedere paragrafi 4.5 e 5.2).

    Passaggio dagli anticoagulanti parenterali a Rivaroxaban Viatris

    Nei pazienti in trattamento con un anticoagulante parenterale, bisogna interrompere il trattamento con l’anticoagulante parenterale e iniziare la terapia con Rivaroxaban Viatris da 0 a 2 ore prima del momento in cui sarebbe dovuta avvenire la successiva somministrazione del medicinale parenterale (ad es., eparine a basso peso molecolare) o al momento dell’interruzione di un medicinale parenterale a somministrazione continua (ad es., eparina non frazionata per via endovenosa).

    Passaggio da Rivaroxaban Viatris agli anticoagulanti parenterali

    Somministrare la prima dose dell’anticoagulante parenterale quando avrebbe dovuto essere somministrata la dose successiva di Rivaroxaban Viatris.

    Popolazioni particolari Compromissione renale

    I limitati dati clinici relativi ai pazienti con grave compromissione renale (clearance della creatinina

    15-29 mL/min) indicano che le concentrazioni plasmatiche di rivaroxaban aumentano in misura significativa. Pertanto, Rivaroxaban Viatris deve essere usato con cautela in questi pazienti. L’uso non è raccomandato nei pazienti con clearance della creatinina < 15 mL/min (vedere paragrafi 4.4 e 5.2). Nei pazienti con lieve compromissione renale (clearance della creatinina 50-80 mL/min) o moderata compromissione renale (clearance della creatinina 30-49 mL/min), non sono necessari adeguamenti della dose (vedere paragrafo 5.2).

    Compromissione epatica

    Rivaroxaban Viatris è controindicato nei pazienti con patologie epatiche associate a coagulopatia e rischio di sanguinamento clinicamente significativo, compresi i pazienti cirrotici con Child Pugh B e C (vedere paragrafi 4.3 e 5.2).

    Popolazione anziana

    Nessun adeguamento della dose (vedere paragrafi 4.4 e 5.2)

    Il rischio di sanguinamento aumenta con l’aumentare dell’età (vedere paragrafo 4.4).

    Peso corporeo

    Nessun adeguamento della dose (vedere paragrafi 4.4 e 5.2)

    Sesso

    Nessun adeguamento della dose (vedere paragrafo 5.2)

    Popolazione pediatrica

    Nei bambini di età compresa tra 0 e 18 anni, la sicurezza e l’efficacia di Rivaroxaban Viatris 2,5 mg compresse non sono state studiate. Non ci sono dati disponibili. Pertanto, nei bambini al di sotto dei 18 anni, l’uso di Rivaroxaban Viatris 2,5 mg compresse non è raccomandato.

    Modo di somministrazione

    Rivaroxaban Viatris è per uso orale.

    Le compresse possono essere assunte con o senza cibo (vedere paragrafi 4.5 e 5.2).

    Frantumazione delle compresse

    Per i pazienti incapaci di deglutire le compresse intere, le compresse di Rivaroxaban Viatris possono essere frantumate e mescolate con un po’ d’acqua o purea di mele, immediatamente prima dell’uso e somministrate per via orale.

    Una volta frantumate, le compresse di Rivaroxaban Viatris possono anche essere somministrate utilizzando sonde gastriche (vedere paragrafi 5.2 e 6.6).

Controindicazioni

Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1.

Sanguinamento clinicamente significativo in atto.

Lesione o condizione tale da costituire un rischio significativo di sanguinamento maggiore. Questo può includere ulcerazione gastrointestinale in corso o recente, presenza di tumori maligni ad alto rischio di sanguinamento, recente traumatismo cerebrale o spinale, recente intervento chirurgico cerebrale, spinale od oftalmico, recente emorragia intracranica, varici esofagee accertate o sospette, malformazioni arterovenose, aneurismi vascolari o disfunzioni vascolari maggiori intraspinali o intracerebrali.

Trattamento concomitante con altri anticoagulanti, come le eparine non frazionate (UHF), le eparine a basso peso molecolare (enoxaparina, dalteparina, ecc.), i derivati dell’eparina (fondaparinux, ecc.), gli anticoagulanti orali (warfarin, dabigatran etexilato, apixaban, ecc.), tranne le specifiche circostanze di cambiamento della terapia anticoagulante (vedere paragrafo 4.2) o quando le eparine non frazionate (UHF) siano somministrate a dosi necessarie per mantenere in efficienza un catetere centrale aperto, venoso o arterioso (vedere paragrafo 4.5).

Trattamento concomitante della SCA con terapia antipiastrinica, in pazienti con pregresso ictus o attacco ischemico transitorio (transient ischaemic attack, TIA) (vedere paragrafo 4.4).

Trattamento concomitante di CAD/PAD con ASA, in pazienti con pregresso ictus emorragico o lacunare, o ictus di qualsiasi tipo nel mese precedente (vedere paragrafo 4.4).

Patologie epatiche associate a coagulopatia e rischio di sanguinamento clinicamente significativo, compresi i pazienti cirrotici con Child Pugh B e C (vedere paragrafo 5.2).

Gravidanza e allattamento (vedere paragrafo 4.6).

Avvertenze

Nei pazienti con SCA, l’efficacia e la sicurezza di Rivaroxaban Viatris 2,5 mg, due volte al giorno, sono state studiate in associazione con gli agenti antipiastrinici, ASA da solo o ASA più clopidogrel/ticlopidina. Nei pazienti con CAD/PAD ad alto rischio di eventi ischemici, l’efficacia e la sicurezza di Rivaroxaban Viatris 2,5 mg, due volte al giorno, sono state studiate in associazione con ASA.

Nei pazienti recentemente sottoposti a procedura di rivascolarizzazione dell’arto inferiore per PAD sintomatica, l’efficacia e la sicurezza di Rivaroxaban Viatris 2,5 mg, due volte al giorno, sono state studiate in associazione con gli agenti antipiastrinici, ASA da solo o ASA più clopidogrel a breve termine. Laddove necessaria, la doppia terapia antipiastrinica con clopidogrel deve essere a breve termine; la doppia terapia antipiastrinica a lungo termine deve essere evitata (vedere paragrafo 5.1).

Il trattamento in associazione con altri agenti antipiastrinici, ad es., prasugrel o ticagrelor, non è stato studiato e non è raccomandato.

Nel paziente in terapia anticoagulante si raccomanda la sorveglianza clinica secondo la prassi usuale, per l’intera durata del trattamento.

Rischio emorragico

Come con gli altri anticoagulanti, i pazienti che assumono Rivaroxaban Viatris devono essere attentamente monitorati in relazione ai segni di sanguinamento. Si raccomanda di usarlo con cautela in condizioni di aumentato rischio di emorragia. In caso di grave emorragia, la somministrazione di Rivaroxaban Viatris dev’essere interrotta (vedere paragrafo 4.9).

Negli studi clinici i sanguinamenti della mucosa (ad es., epistassi, sanguinamenti gengivali, gastrointestinali e genito-urinari, compresi sanguinamenti vaginali anomali o sanguinamento mestruale più abbondante) e l’anemia sono stati più frequentemente segnalati durante il trattamento a lungo termine con rivaroxaban, in aggiunta a una terapia antipiastrinica singola o doppia. Perciò, oltre ad un’adeguata sorveglianza clinica, se giudicato appropriato, può essere importante, effettuare dei

controlli di laboratorio su emoglobina/ematocrito, per rilevare dei sanguinamenti occulti e quantificare la rilevanza clinica dei sanguinamenti rilevati.

Diverse sottopopolazioni di pazienti, descritte di seguito in dettaglio, hanno un aumentato rischio di sanguinamento. Pertanto, in pazienti notoriamente a maggior rischio di sanguinamento, l’uso di Rivaroxaban Viatris, in associazione a una doppia terapia antipiastrinica, deve essere valutato, tenuto conto del beneficio in termini di prevenzione di eventi aterotrombotici. Inoltre, tali pazienti devono essere sottoposti ad attento monitoraggio per la comparsa di segni e sintomi di complicanze di sanguinamento e anemia dopo l’inizio del trattamento (vedere paragrafo 4.8).

Una inspiegabile riduzione dell’emoglobina o della pressione arteriosa, deve indurre a ricercare un focolaio di sanguinamento.

Anche se il trattamento con rivaroxaban non richiede il monitoraggio continuo per la sua esposizione, la misurazione dei livelli di rivaroxaban con un calibrato dosaggio quantitativo anti-fattore Xa, può essere utile in situazioni eccezionali, quando la conoscenza dell’esposizione a rivaroxaban può essere d’aiuto nel prendere una decisione clinica, come nei casi di sovradosaggio e di chirurgia d’emergenza (vedere paragrafi 5.1 e 5.2).

Compromissione renale

Nei pazienti con grave compromissione renale (clearance della creatinina < 30 mL/min), i livelli plasmatici di rivaroxaban possono aumentare in misura significativa (in media 1,6 volte), e questo può aumentare il rischio di sanguinamento. Nei pazienti con clearance della creatinina compresa fra 15 e 29 mL/min, Rivaroxaban Viatris deve essere usato con cautela. Nei pazienti con clearance della creatinina < 15 mL/min, l’uso non è raccomandato (vedere paragrafi 4.2 e 5.2).

Nei pazienti con moderata compromissione renale (clearance della creatinina 30-49 mL/min) che stanno assumendo altri medicinali che aumentano la concentrazione plasmatica di rivaroxaban, Rivaroxaban Viatris deve essere usato con cautela (vedere paragrafo 4.5).

Interazioni con altri medicinali

L’uso di Rivaroxaban Viatris non è raccomandato nei pazienti in trattamento concomitante con antimicotici azolici per via sistemica (quali ketoconazolo, itraconazolo, voriconazolo e posaconazolo) o inibitori delle proteasi del HIV (ad es. ritonavir). Questi principi attivi sono potenti inibitori del CYP3A4 e della P-gp e possono pertanto aumentare le concentrazioni plasmatiche di rivaroxaban in misura clinicamente rilevante (in media 2,6 volte): ciò può essere causa di un aumento del rischio di sanguinamento (vedere paragrafo 4.5).

Usare cautela se i pazienti sono trattati congiuntamente con medicinali che influiscono sull’emostasi, come i medicinali anti-infiammatori non steroidei (FANS), acido acetilsalicilico (ASA) e gli antiaggreganti piastrinici o gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (selective serotonin reuptake inhibitors, SSRI) e gli inibitori della ricaptazione della serotonina-norepinefrina (serotonin norepinephrine reuptake inhibitors, SNRI). Per i pazienti a rischio di ulcera gastrointestinale, può essere preso in considerazione un idoneo trattamento profilattico (vedere paragrafi 4.5 e 5.1).

I pazienti trattati con Rivaroxaban Viatris e agenti antipiastrinici devono ricevere un trattamento concomitante con FANS solo se il beneficio supera il rischio di sanguinamento.

Altri fattori di rischio emorragico

Come con altri antitrombotici, rivaroxaban non è raccomandato nei pazienti ad aumentato rischio di sanguinamento, come in caso di:

  • disturbi del sanguinamento congeniti o acquisiti

  • ipertensione arteriosa grave non controllata

  • altra malattia gastrointestinale senza ulcerazione in fase attiva che può potenzialmente portare a complicanze del sanguinamento (per es., malattia infiammatoria intestinale, esofagite, gastrite e malattia da reflusso gastroesofageo)

  • retinopatia vascolare

  • bronchiectasie o anamnesi di sanguinamento polmonare

    Nei pazienti con SCA e CAD/PAD, deve essere utilizzato con cautela:

  • ≥ 75 anni di età se somministrato insieme con il solo ASA o con ASA più clopidogrel o ticlopidina. Il rapporto beneficio/rischio del trattamento deve essere valutato regolarmente su base individuale.

  • con peso corporeo ridotto (< 60 kg), se somministrato insieme con il solo ASA o con ASA più clopidogrel o ticlopidina.

  • pazienti CAD con grave insufficienza cardiaca sintomatica. I dati dello studio indicano che tali pazienti possono ottenere un minore beneficio dal trattamento con rivaroxaban (vedere paragrafo 5.1).

Pazienti con cancro

Pazienti con malattia maligna possono essere contemporaneamente a più alto rischio di sanguinamento e trombosi. In pazienti con cancro in fase attiva, il beneficio individuale del trattamento antitrombotico deve essere valutato rispetto al rischio di sanguinamento, in relazione a sede del tumore, terapia antineoplastica e stadio della malattia. Durante la terapia con rivaroxaban, i tumori localizzati nel tratto gastrointestinale o genito-urinario sono stati associati ad un aumento del rischio di sanguinamento.

In pazienti con tumori maligni, ad alto rischio di sanguinamento, l’uso di rivaroxaban è controindicato (vedere il paragrafo 4.3).

Pazienti con protesi valvolari

In pazienti recentemente sottoposti alla sostituzione della valvola aortica transcatetere (TAVR), Rivaroxaban non deve essere usato per la tromboprofilassi. In pazienti con protesi valvolari cardiache, la sicurezza e l’efficacia di Rivaroxaban Viatris non sono state studiate; pertanto, non vi sono dati a sostegno di una adeguata azione anticoagulante da parte di Rivaroxaban Viatris in questa popolazione di pazienti. Il trattamento con Rivaroxaban Viatris non è consigliato in tali pazienti.

Pazienti con sindrome da antifosfolipidi

Nei pazienti con storia pregressa di trombosi ai quali è stata diagnosticata la sindrome da antifosfolipidi, gli anticoagulanti orali ad azione diretta (DOAC), incluso rivaroxaban, non sono raccomandati. In particolare, per pazienti triplo-positivi (per anticoagulante lupoide, anticorpi anticardiolipina e anticorpi anti-beta 2-glicoproteina I), il trattamento con DOAC potrebbe essere associato a una maggiore incidenza di eventi trombotici ricorrenti, rispetto alla terapia con antagonisti della vitamina K.

Pazienti con pregresso ictus e/o TIA Pazienti con SCA

Nei pazienti con pregresso ictus o TIA, Rivaroxaban Viatris 2,5 mg è controindicato per il trattamento della SCA (vedere paragrafo 4.3). Sono stati studiati alcuni pazienti con SCA con pregresso ictus o TIA, ma i limitati dati di efficacia disponibili indicano che questi pazienti non traggono beneficio dal trattamento.

Pazienti con CAD/PAD

Non sono stati studiati pazienti affetti da CAD/PAD con pregresso ictus emorragico o lacunare o ictus ischemico non lacunare nel mese precedente (vedere paragrafo 4.3).

Non sono stati studiati pazienti recentemente sottoposti a procedure di rivascolarizzazione dell’arto inferiore per PAD sintomatica con pregresso ictus o TIA. In questi pazienti sottoposti a doppia terapia antipiastrinica, il trattamento con Rivaroxaban Viatris 2,5 mg deve essere evitato.

Anestesia o puntura spinale/epidurale

In caso di anestesia neurassiale (anestesia spinale/epidurale) o puntura spinale/epidurale, i pazienti trattati con agenti antitrombotici per la prevenzione delle complicanze tromboemboliche sono esposti al rischio di ematoma epidurale o spinale, che può causare una paralisi prolungata o permanente. Il rischio di eventi può aumentare in caso di uso post-operatorio di cateteri epidurali a permanenza o di uso congiunto di medicinali che alterano l’emostasi. Il rischio può aumentare anche in caso di puntura epidurale o spinale traumatica o ripetuta. I pazienti devono essere controllati frequentemente riguardo a segni e sintomi di compromissione neurologica (ad es., intorpidimento o debolezza delle gambe, disfunzione intestinale o vescicale). In presenza di compromissione neurologica sono necessari una

diagnosi e un trattamento immediati. Prima dell’intervento neurassiale, il medico deve valutare il rapporto tra il potenziale beneficio atteso e il rischio presente nei pazienti in terapia anticoagulante o nei pazienti per i quali è in programma una terapia anticoagulante per la profilassi antitrombotica. Non vi è esperienza clinica riguardo l’utilizzo di Rivaroxaban Viatris 2,5 mg e agenti antipiastrinici in queste situazioni. Gli antiaggreganti piastrinici vanno interrotti secondo le istruzioni fornite dal produttore.

Al fine di ridurre il potenziale rischio di sanguinamento associato all’uso concomitante di rivaroxaban ed anestesia neurassiale (epidurale/spinale) o alla puntura spinale, si prenda in considerazione il profilo farmacocinetico di rivaroxaban. Quando si stima che l'effetto anticoagulante di rivaroxaban sia basso, è preferibile posizionare o rimuovere un catetere epidurale o eseguire una puntura lombare (vedere paragrafo 5.2). Tuttavia non è noto il tempo esatto per raggiungere, in ciascun paziente, un effetto anticoagulante sufficientemente basso.

Raccomandazioni posologiche prima e dopo procedure invasive e intervento chirurgico Qualora siano necessari una procedura invasiva o un intervento chirurgico, il trattamento con

Rivaroxaban Viatris 2,5 mg deve essere interrotto, se possibile e sulla base del giudizio clinico del medico, almeno 12 ore prima dell’intervento. Se un paziente deve sottoporsi a un intervento di chirurgia elettiva e non si desidera un effetto antipiastrinico, la somministrazione degli antiaggreganti piastrinici deve essere interrotta secondo le istruzioni del produttore. Se la procedura non può essere rimandata, l’aumentato rischio di sanguinamento deve essere valutato in rapporto all’urgenza dell’intervento.

Il trattamento con Rivaroxaban Viatris deve essere ripreso al più presto dopo la procedura invasiva o l’intervento chirurgico, non appena la situazione clinica lo consenta e, sulla base della valutazione del medico, sia stata raggiunta un’emostasi adeguata(vedere paragrafo 5.2).

Popolazione anziana

L’età avanzata può causare un aumento del rischio emorragico (vedere paragrafi 5.1 e 5.2).

Reazioni dermatologiche

Durante la sorveglianza successiva all’immissione in commercio, sono state osservate gravi reazioni cutanee, inclusa la sindrome di Stevens-Johnson / necrolisi epidermica tossica e la sindrome DRESS, in associazione con l’uso di rivaroxaban (vedere paragrafo 4.8). I pazienti sembrano essere a più alto rischio di sviluppare queste reazioni nelle prime fasi del ciclo di terapia: l’insorgenza della reazione si verifica nella maggior parte dei casi entro le prime settimane di trattamento. Rivaroxaban deve essere interrotto alla prima comparsa di un’eruzione cutanea grave (ad es., diffusa, intensa e/o con vescicole), o qualsiasi altro segno di ipersensibilità associato con lesioni della mucosa.

Informazioni sugli eccipienti

Rivaroxaban Viatris contiene lattosio. I pazienti affetti da rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, da deficit totale di lattasi o da malassorbimento di glucosio-galattosio, non devono assumere questo medicinale.

Questo medicinale contiene meno di 1 mmol (23 mg) di sodio per dose, cioè è essenzialmente “senza sodio”.

Interazioni

Lista interazioni
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Inibitori del CYP3A4 e della P-gp

La somministrazione concomitante di rivaroxaban e ketoconazolo (400 mg una volta al giorno) o ritonavir (600 mg due volte al giorno) porta ad un aumento di 2,6 / 2,5 volte dell’AUC media di rivaroxaban e un aumento di 1,7 / 1,6 volte della Cmax media di rivaroxaban, con aumento significativo degli effetti farmacodinamici: ciò può essere causa di un aumento del rischio di sanguinamento.

Pertanto, l’uso di Rivaroxaban Viatris non è raccomandato nei pazienti in trattamento concomitante per via sistemica con antimicotici azolici quali ketoconazolo, itraconazolo, voriconazolo e posaconazolo, o inibitori delle proteasi del HIV. Questi principi attivi sono inibitori potenti del CYP3A4 e della P-gp (vedere paragrafo 4.4).

Si ritiene che i principi attivi che inibiscono in misura significativa solo una delle vie metaboliche di rivaroxaban, il CYP3A4 oppure la P-gp, aumentino le concentrazioni plasmatiche di rivaroxaban in misura minore. La claritromicina (500 mg, due volte al giorno), ad es., , considerata un inibitore potente del CYP3A4 e un inibitore moderato della P-gp, ha indotto un aumento di 1,5 volte dell’AUC media di rivaroxaban e un aumento di 1,4 volte della Cmax. L’interazione con claritromicina non è clinicamente rilevante nella maggior parte dei pazienti, ma può essere potenzialmente significativa nei pazienti ad alto rischio. (Per i pazienti con compromissione renale: vedere paragrafo 4.4).

L’eritromicina (500 mg, tre volte al giorno), che inibisce in misura moderata CYP3A4 e la P-gp , ha indotto un aumento di 1,3 volte dell’AUC media e della Cmax media di rivaroxaban. L’interazione con l’eritromicina non è clinicamente rilevante nella maggior parte dei pazienti, ma può essere potenzialmente significativa nei pazienti ad alto rischio.

Nei soggetti con compromissione renale lieve, l’eritromicina (500 mg, tre volte al giorno) ha indotto un aumento di 1,8 volte dell’AUC media di rivaroxaban e un aumento di 1,6 volte di Cmax, in confronto ai soggetti con funzione renale normale. Nei soggetti con compromissione renale moderata, l’eritromicina ha provocato un aumento di 2,0 volte dell’AUC media di rivaroxaban e un aumento di 1,6 volte di Cmax, in confronto ai soggetti con funzione renale normale. L’effetto dell’eritromicina è additivo a quello dell’insufficienza renale (vedere paragrafo 4.4).

Il fluconazolo (400 mg, una volta al giorno), considerato un inibitore moderato del CYP3A4, ha aumentato di 1,4 volte l’AUC media di rivaroxaban e di 1,3 volte la Cmax media. L’interazione con il fluconazolo non è clinicamente rilevante nella maggior parte dei pazienti, ma può essere potenzialmente significativa nei pazienti ad alto rischio. (Per i pazienti con insufficienza renale: vedere paragrafo 4.4).

A causa dei limitati dati clinici disponibili con il dronedarone, la sua somministrazione in concomitanza con rivaroxaban deve essere evitata.

Anticoagulanti

Dopo somministrazione congiunta di enoxaparina (40 mg, dose singola) e rivaroxaban (10 mg, dose singola), è stato osservato un effetto additivo sull’attività anti-fattore Xa, in assenza di altri effetti sui test della coagulazione (PT, aPTT). Enoxaparina non ha modificato la farmacocinetica di rivaroxaban. A causa dell’aumentato rischio di sanguinamento, occorre usare cautela in caso di trattamento concomitante con qualsiasi altro anticoagulante (vedere paragrafi 4.3 e 4.4).

FANS/antiaggreganti piastrinici

Dopo somministrazione concomitante di rivaroxaban (15 mg) e 500 mg di naproxene, non sono stati osservati prolungamenti clinicamente rilevanti del tempo di sanguinamento. Tuttavia, alcuni soggetti possono presentare una risposta farmacodinamica più pronunciata.

In caso di co-somministrazione di rivaroxaban e 500 mg di acido acetilsalicilico, non sono state osservate interazioni farmacocinetiche o farmacodinamiche clinicamente significative.

Clopidogrel (dose di carico di 300 mg, seguita da una dose di mantenimento di 75 mg) non ha mostrato alcuna interazione farmacocinetica con rivaroxaban (15 mg), ma in una sottopopolazione di pazienti è stato osservato un aumento rilevante del tempo di sanguinamento, non correlato all’aggregazione piastrinica o ai livelli di P-selectina o del recettore GPIIb/IIIa.

Usare cautela se i pazienti sono in trattamento concomitante con FANS (incluso l’acido acetilsalicilico) e antiaggreganti piastrinici, perché questi medicinali aumentano tipicamente il rischio di sanguinamento (vedere paragrafo 4.4).

SSRI/SNRI

Come avviene con altri anticoagulanti, in caso di uso concomitante con SSRI o SNRI, i pazienti possono essere maggiormente esposti al rischio di sanguinamenti, a causa del noto effetto di questi farmaci sulle piastrine. Nei casi in cui sono stati utilizzati contemporaneamente nel corso del programma clinico di rivaroxaban, sono state osservate percentuali, numericamente più elevate, di sanguinamenti maggiori o non maggiori, ma clinicamente rilevanti, in tutti i gruppi di trattamento.

Warfarin

Il passaggio dall’antagonista della vitamina K warfarin (INR compreso tra 2,0 e 3,0) a rivaroxaban (20 mg) o da rivaroxaban (20 mg) a warfarin (INR compreso tra 2,0 e 3,0) ha indotto un aumento del tempo di protrombina/INR (Neoplastin) più che additivo (possono essere osservati valori singoli di INR fino a 12), mentre gli effetti su aPTT, inibizione dell’attività del fattore Xa e potenziale endogeno di trombina (ETP) sono risultati additivi.

Se durante il periodo di transizione si desidera verificare gli effetti farmacodinamici di rivaroxaban, possono essere utilizzati i test per l’attività anti-fattore Xa, PiCT e Heptest, perché non sono influenzati da warfarin. Il quarto giorno dopo l’ultima dose di warfarin, tutti i test (inclusi PT, aPTT, inibizione dell’attività del fattore Xa ed ETP) rispecchiano esclusivamente l’effetto di rivaroxaban.

Se durante il periodo di transizione si desidera verificare gli effetti farmacodinamici di warfarin, si può usare la misura dell’INR in corrispondenza della concentrazione minima (Cvalle) di rivaroxaban (24 ore dopo l’assunzione precedente di rivaroxaban) perché, in quel momento, tale test è influenzato in misura minima da rivaroxaban.

Non sono state osservate interazioni farmacocinetiche tra warfarin e rivaroxaban.

Induttori del CYP3A4

La somministrazione concomitante di rivaroxaban e del potente induttore del CYP3A4 rifampicina, ha determinato una riduzione di circa il 50% dell’AUC media di rivaroxaban, con parallela riduzione dei suoi effetti farmacodinamici. Anche l’uso concomitante di rivaroxaban e altri induttori potenti del CYP3A4 (ad es., fenitoina, carbamazepina, fenobarbital o Erba di S. Giovanni (Hypericum perforatum)) può ridurre le concentrazioni plasmatiche di rivaroxaban. Pertanto, la somministrazione concomitante di induttori potenti del CYP3A4 deve essere evitata, a meno che il paziente non venga controllato con attenzione in merito ai segni e sintomi di trombosi.

Altre terapie concomitanti

Non sono state osservate interazioni farmacocinetiche o farmacodinamiche clinicamente significative in caso di somministrazione concomitante di rivaroxaban e midazolam (substrato del CYP3A4), digossina (substrato della P-gp), atorvastatina (substrato del CYP3A4 e della P-gp) od omeprazolo (inibitore della pompa protonica). Rivaroxaban non inibisce, né induce alcuna delle isoforme principali del CYP, come il CYP3A4.

Non sono state osservate interazioni clinicamente rilevanti con il cibo (vedere paragrafo 4.2).

Parametri di laboratorio

I parametri della coagulazione (ad es., PT, aPTT, Hep test), come prevedibile, sono alterati per via del meccanismo d’azione di rivaroxaban (vedere paragrafo 5.1).

Gravidanza

Gravidanza

Nelle donne in gravidanza, la sicurezza e l’efficacia di Rivaroxaban Viatris non sono state stabilite. Gli studi sugli animali hanno mostrato tossicità riproduttiva (vedere paragrafo 5.3). A causa della potenziale tossicità riproduttiva, il rischio di sanguinamento intrinseco e l’evidenza che rivaroxaban attraversa la placenta, Rivaroxaban Viatris è controindicato durante la gravidanza (vedere

paragrafo 4.3).

Le donne in età fertile devono evitare di iniziare una gravidanza durante il trattamento con rivaroxaban.

Allattamento

Nelle donne che allattano, la sicurezza e l’efficacia di Rivaroxaban Viatris non sono state stabilite. I dati ottenuti dagli animali indicano che rivaroxaban è escreto nel latte. Pertanto, Rivaroxaban Viatris è controindicato durante l’allattamento (vedere paragrafo 4.3). Si deve decidere se interrompere l’allattamento o interrompere la terapia/astensione dalla terapia.

Fertilità

Non sono stati condotti studi specifici con rivaroxaban per determinarne gli effetti sulla fertilità in uomini e donne. In uno studio di fertilità maschile e femminile condotto nei ratti non sono stati osservati effetti (vedere paragrafo 5.3).

Effetti sulla guida

Rivaroxaban Viatris altera lievemente la capacità di guidare veicoli e di usare macchinari. Sono state osservate reazioni avverse come sincope (frequenza: non comune) e capogiri (frequenza: comune) (vedere paragrafo 4.8). I pazienti in cui compaiono queste reazioni avverse non devono guidare veicoli o usare macchinari.

Effetti indesiderati

Sintesi del profilo di sicurezza

La sicurezza di rivaroxaban è stata determinata in tredici fondamentali studi (pivotal) di fase III (vedere Tabella 1).

Complessivamente, 69.608 pazienti adulti in diciannove studi di fase III e 488 pazienti pediatrici in due studi di fase II e due studi di fase III, sono stati esposti a rivaroxaban.

Tabella 1: Numero di pazienti studiati, dose giornaliera totale e durata massima del trattamento, negli studi di fase III negli adulti e nei bambini
Indicazione Numero di pazienti* Dose giornaliera totale Durata massima del trattamento
Prevenzione della tromboembolia venosa (TEV) nei pazienti adulti sottoposti a interventi elettivi di sostituzione dell’anca o delginocchio 6.097 10 mg 39 giorni
Prevenzione del TEV in pazienti allettati 3.997 10 mg 39 giorni
Trattamento di trombosi venosa profonda (TVP), embolia polmonare (EP) e prevenzione della recidiva 6.790 Giorno 1-21: 30 mgGiorno 22 esuccessivi: 20 mg Dopo almeno 6 mesi: 10 mg o 20 mg 21 mesi
Trattamento del TEV e prevenzione della recidiva di TEV in neonati a termine e bambini di età inferiore a 18 anni a seguito dell’inizio di un trattamento anticoagulante standard 329 Dose adattata sulla base del peso corporeo per ottenere un’esposizione simile a quella osservata negli adulti trattati per la TVP con 20 mg di rivaroxaban, unavolta al giorno 12 mesi
Prevenzione dell’ictus e dell’embolia sistemica nei pazienti con fibrillazione atrialenon valvolare 7.750 20 mg 41 mesi
Prevenzione di eventi aterotrombotici in pazienti dopo SCA 10.225 Rispettivamente, 5 mg o 10 mg,congiuntamente ad ASA o ASA più clopidogrel oticlopidina 31 mesi
Prevenzione di eventi aterotrombotici in pazienti con CAD/PAD 18.244 5 mg congiuntamente ad ASA o 10 mg dasolo 47 mesi
3.256** 5 mg congiuntamente ad ASA 42 mesi

* Pazienti esposti ad almeno una dose di rivaroxaban

** Dallo studio VOYAGER PAD

Le reazioni avverse segnalate più comunemente nei pazienti trattati con rivaroxaban sono stati i sanguinamenti (Tabella 2) (vedere anche paragrafo 4.4. e “Descrizione delle reazioni avverse selezionate”, più avanti). I sanguinamenti segnalati più comunemente sono stati epistassi (4,5%) ed emorragia del tratto gastrointestinale (3,8%).

Tabella 2: Percentuali degli eventi di sanguinamento* e anemia in pazienti esposti a rivaroxaban, negli studi di fase III completati, negli adulti e nei bambini
Indicazione Sanguinamenti diqualsiasi tipo Anemia
Prevenzione della tromboembolia venosa(TEV) nei pazienti adulti sottoposti a interventi elettivi di sostituzione dell’anca o 6,8% dei pazienti 5,9% dei pazienti
Indicazione Sanguinamenti di qualsiasi tipo Anemia
del ginocchio
Prevenzione della tromboembolia venosa(TEV) in pazienti allettati 12,6% dei pazienti 2,1% dei pazienti
Trattamento della TVP, dell’EP e prevenzione delle recidive 23% dei pazienti 1,6% dei pazienti
Trattamento del TEV e prevenzione delle recidive di TEV in neonati a termine e bambini di età inferiore a 18 anni, a seguito dell’inizio di un trattamento anticoagulantestandard 39,5% dei pazienti 4,6% dei pazienti
Prevenzione dell’ictus e dell’embolia sistemica nei pazienti con fibrillazione atriale non-valvolare 28 per 100 anni paziente 2,5 per 100 anni paziente
Prevenzione di eventi aterotrombotici in pazienti dopo SCA 22 per 100 anni paziente 1,4 per 100 anni paziente
Prevenzione di eventi aterotrombotici in pazienti con CAD/PAD 6,7 per 100 anni paziente 0,15 per 100 anni paziente**
8,38 per 100 anni paziente# 0,74 per 100 anni paziente*** #

* Vengono raccolti, segnalati e valutati tutti gli eventi di sanguinamento per tutti gli studi con rivaroxaban.

** Nello studio COMPASS, l’incidenza di anemia è bassa, poiché è stato utilizzato un approccio selettivo alla raccolta degli eventi avversi.

*** È stato utilizzato un approccio selettivo alla raccolta degli eventi avversi.

# Dallo studio VOYAGER PAD

Tabella delle reazioni avverse

La frequenza delle reazioni avverse osservate con rivaroxaban, in pazienti adulti e pediatrici, sono riportate di seguito nella Tabella 3, classificate per sistemi e organi (secondo MedDRA) e per frequenza.

Le frequenze sono definite come segue:

molto comune (≥ 1/10) comune (≥ 1/100, < 1/10)

non comune (≥ 1/1.000, < 1/100) raro (≥ 1/10.000, < 1/1.000)

molto raro (< 1/10.000)

non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili).

Tabella 3: Tutte le reazioni avverse segnalate nei pazienti adulti degli studi clinici di fase III o durante l’uso successivo all’immissione in commercio* e in due studi di fase II e due di fase III in pazienti pediatrici
Comune Non comune Raro Molto raro Non nota
Patologie del sistema emolinfopoietico
Anemia (incl. i Trombocitosi
rispettivi (incl. conta delle
parametri di piastrine
laboratorio) aumentata)A ,
Trombocitopenia
Disturbi del sistema immunitario
Comune Non comune Raro Molto raro Non nota
Reazione allergica, Dermatite allergica,Angioedema ed edema allergico Reazioni anafilattiche incluso shock anafilattico
Patologie del sistema nervoso
Capogiro, Cefalea Emorragia cerebrale e intracranica,Sincope
Patologie dell’occhio
Emorragia dell’occhio (incl. emorragia dellacongiuntiva)
Patologie cardiache
Tachicardia
Patologie vascolari
Ipotensione, Ematoma
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche
Epistassi, Emottisi Polmonite eosinofila
Patologie gastrointestinali
Sanguinamento gengivale, Emorragia del tratto gastrointestinale (incl. emorragia rettale), Dolore gastrointestinale e addominale, Dispepsia, Nausea, StipsiA,Diarrea, VomitoA Bocca secca
Patologie epatobiliari
Transaminasi aumentate Compromissione epatica, Bilirubina aumentata, Fosfatasi alcalina aumentataA, GGT aumentataA Ittero, Aumento della bilirubina coniugata (con o senza contemporaneo aumento della ALT),Colestasi, Epatite (incluso traumatismoepatocellulare)
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo
Comune Non comune Raro Molto raro Non nota
Prurito (incl. casi non comuni di prurito generalizzato), Eruzione cutanea, Ecchimosi, Emorragia cutaneae sottocutanea Orticaria Sindrome di Stevens-Johnson/Necrolisi Epidermica Tossica, Sindrome DRESS
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo
Dolore a un artoA Emartrosi Emorragia muscolare Sindrome compartimentale secondaria ad unsanguinamento
Patologie renali e urinarie
Emorragie del tratto urogenitale (incl. ematuria e menorragiaB), Compromissione renale (incl. creatininemia aumentata, urea ematicaaumentata) Insufficienza renale/insufficien za renale acuta secondaria a sanguinamento in grado di causare ipoperfusione, nefropatia daanticoagulanti
Patologie generali e condizioni relative alla sede di somministrazione
FebbreA,Edema periferico, Generale riduzione delle forze e dell’energia (incl. stanchezza eastenia) Sensazione di star poco bene (incl. malessere) Edema localizzatoA
Esami diagnostici
LDH aumentataA, lipasi aumentataA, amilasi aumentataA
Traumatismi, intossicazioni e complicazioni da procedura
Emorragia post-procedurale (incl. anemia postoperatoria ed emorragia dalla ferita), Contusione, Secrezione dellaferitaA Pseudoaneurisma vascolareC

A: osservato nella prevenzione del TEV, in pazienti adulti sottoposti ad interventi chirurgici elettivi di sostituzione dell’anca o del ginocchio

B: osservato, come molto comune nelle donne < 55 anni, nel trattamento di TVP ed EP e nella prevenzione delle recidive

C: osservato come non comune nella prevenzione di eventi aterotrombotici, in pazienti dopo SCA (a seguito di un intervento coronarico percutaneo)

* Per la raccolta degli eventi avversi è stato utilizzato un approccio selettivo prespecificato in studi di fase III selezionati. A seguito dell’analisi di questi studi, l’incidenza delle reazioni avverse non è aumentata e non sono state riscontrate nuove reazioni avverse al farmaco.

Descrizione delle reazioni avverse selezionate

A causa del suo meccanismo d’azione farmacologico, l’uso di Rivaroxaban Viatris può essere associato a un aumento del rischio di emorragie occulte o conclamate, in qualsiasi tessuto od organo, che possono indurre anemia post-emorragica. Segni, sintomi e gravità (compreso l’esito fatale) variano a seconda della sede e del grado o dell’entità del sanguinamento e/o dell’anemia (vedere paragrafo 4.9 “Gestione del sanguinamento”). Negli studi clinici, durante il trattamento a lungo termine con rivaroxaban, sono stati segnalati più frequentemente i sanguinamenti della mucosa (ad es., epistassi, sanguinamenti gengivali, gastrointestinali e genito-urinari, compresi sanguinamenti vaginali anormali o mestruazioni eccessive) e l’anemia, in confronto al trattamento con AVK. Perciò, oltre ad un’adeguata sorveglianza clinica, se del caso, può essere importante effettuare dei controlli di laboratorio su emoglobina/ematocrito per rilevare dei sanguinamenti occulti e quantificare la rilevanza clinica dei sanguinamenti conclamati. Il rischio di sanguinamenti può essere aumentato in determinate categorie di pazienti, ad es., nei pazienti con grave ipertensione arteriosa non controllata e/o sottoposti a trattamenti concomitanti con effetti sull’emostasi (vedere paragrafo 4.4 “Rischio emorragico”). Le mestruazioni possono essere di intensità e/o durata maggiore. Le complicanze emorragiche possono manifestarsi come debolezza, pallore, capogiro, cefalea o tumefazioni di origine sconosciuta, dispnea e shock di origine non nota. In alcuni casi, come conseguenza dell’anemia, sono stati osservati sintomi di ischemia cardiaca come, dolore toracico o angina pectoris.

Con Rivaroxaban Viatris sono state segnalate le note complicanze delle emorragie gravi, come la sindrome compartimentale e l’insufficienza renale dovuta a ipoperfusione o la nefropatia da anticoagulanti. Pertanto, nella valutazione delle condizioni dei pazienti in terapia anticoagulante occorre considerare la possibilità di un’emorragia.

Segnalazione delle reazioni avverse sospette

La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione riportato nell’allegato V.

Sovradosaggio

Sono stati segnalati rari casi di sovradosaggio fino a 1.960 mg. In caso di sovradosaggio, il paziente deve essere osservato attentamente per complicanze da sanguinamento o altre reazioni avverse (vedere paragrafo “Gestione del sanguinamento”). A causa dell’assorbimento limitato, a dosi sovraterapeutiche di 50 mg di rivaroxaban o superiori, ci si attende un effetto tetto senza ulteriori aumenti dell’esposizione plasmatica media.

Uno specifico agente antagonista (andexanet alfa) che contrasta l’effetto farmacodinamico di rivaroxaban è disponibile (fare riferimento al Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto di andexanet alfa).

In caso di sovradosaggio di rivaroxaban può essere preso in considerazione l’uso di carbone vegetale attivo per ridurre l’assorbimento.

Gestione del sanguinamento

Qualora in un paziente trattato con rivaroxaban si verificasse una complicanza da sanguinamento, la successiva somministrazione di rivaroxaban dovrà essere, a seconda dei casi, posticipata oppure il trattamento dovrà essere interrotto. Rivaroxaban ha un’emivita compresa tra circa 5 e 13 ore (vedere paragrafo 5.2). La gestione del paziente deve essere personalizzata sulla base della gravità e della sede dell’emorragia. Secondo necessità, può essere effettuato un trattamento sintomatico idoneo come la compressione meccanica (ad es., in caso di epistassi grave), l’emostasi chirurgica con procedure di controllo del sanguinamento, il ripristino dei liquidi e il supporto emodinamico, la somministrazione di emoderivati (emazie concentrate o plasma fresco congelato, a seconda dell’anemia o della coagulopatia associate) o di piastrine.

Se il sanguinamento non può essere controllato con le misure descritte, si deve considerare o la somministrazione di uno specifico agente antagonista inibitore del fattore Xa (andexanet alfa), che contrasta l’effetto farmacodinamico di rivaroxaban, oppure la somministrazione di un agente procoagulante specifico, come il concentrato di complesso protrombinico (PCC), il concentrato di complesso protrombinico attivato (APCC) o il fattore VIIa ricombinante (r-FVIIa). Tuttavia, ad oggi, nei soggetti trattati con rivaroxaban, esiste un’esperienza clinica molto limitata con l’uso di questi medicinali. La raccomandazione si basa anche su dati pre-clinici limitati. Si deve considerare l’eventualità di ripetere la somministrazione di fattore VIIa ricombinante, adeguando la dose sulla base del miglioramento del sanguinamento. In caso di sanguinamenti maggiori, e sulla base della disponibilità locale, si deve consultare un esperto di problemi della coagulazione (vedere

paragrafo 5.1).

Non si prevede che la protamina solfato e la vitamina K influiscano sull’attività anticoagulante di rivaroxaban. Nei soggetti trattati con rivaroxaban vi è esperienza limitata con l’acido tranexamico, mentre non vi è alcuna esperienza con l’acido aminocaproico e l’aprotinina. Nei soggetti trattati con rivaroxaban, non esistono né un razionale scientifico di un possibile beneficio, né esperienze con l’uso dell’emostatico sistemico desmopressina. A causa dell’elevato legame con le proteine plasmatiche, è improbabile che rivaroxaban sia dializzabile.

Proprietà farmacologiche - RIVAROXABAN 2,5 MG

Proprietà farmacodinamiche

Categoria farmacoterapeutica: Agenti antitrombotici, inibitore diretto del fattore Xa, codice ATC: B01AF01

Meccanismo d’azione

Rivaroxaban è un inibitore diretto e altamente selettivo del fattore Xa, con biodisponibilità orale. L’inibizione del fattore Xa interrompe le vie intrinseca ed estrinseca della cascata della coagulazione e inibisce sia la formazione di trombina, sia lo sviluppo di trombi. Rivaroxaban non inibisce la trombina (fattore II attivato) e non ne è stato dimostrato alcun effetto sulle piastrine.

Effetti farmacodinamici

Nell’uomo è stata osservata un’inibizione dose-dipendente dell’attività del fattore Xa. Se il test viene effettuato con Neoplastin, il tempo di protrombina (PT) è influenzato da rivaroxaban in misura dose-dipendente, con una stretta correlazione con le concentrazioni plasmatiche (valore r uguale a 0,98). Con altri reagenti si ottengono risultati diversi. Il PT deve essere espresso in secondi, perché l’INR è calibrato e validato solo per le cumarine e non può essere usato per qualunque altro anticoagulante. In uno studio di farmacologia clinica, in soggetti adulti sani (n = 22), riguardante la possibilità di antagonizzare gli effetti farmacodinamici di rivaroxaban, sono stati valutati gli effetti di dosi singole (50 UI/kg) di due diversi tipi di PCC, un PCC a 3 fattori (Fattori II, IX e X) e un PCC a 4 fattori (Fattori II, VII, IX e X). Il PCC a 3 fattori ha ridotto i valori medi di PT con Neoplastin di circa

1,0 secondo entro 30 minuti, rispetto alla riduzione di circa 3,5 secondi osservata con il PCC a 4 fattori. Al contrario, un PCC a 3 fattori ha avuto un maggiore e più rapido effetto complessivo di antagonizzare le variazioni nella generazione di trombina endogena rispetto al PCC a 4 fattori (vedere paragrafo 4.9).

Il tempo di tromboplastina parziale attivata (aPTT) e il Hep test sono aumentati in misura dose-dipendente; tuttavia, non sono raccomandati per valutare gli effetti farmacodinamici di rivaroxaban. Nella pratica clinica, durante il trattamento con rivaroxaban, non è necessario un monitoraggio dei parametri della coagulazione . Comunque, qualora clinicamente indicato, i livelli di rivaroxaban possono essere misurati mediante un test anti-fattore Xa quantitativo opportunamente calibrato (vedere paragrafo 5.2).

Efficacia e sicurezza clinica

SCA

Il programma clinico di rivaroxaban è stato creato per dimostrare l’efficacia di rivaroxaban nella prevenzione della morte cardiovascolare (CV), dell’infarto miocardico (IM) o dell’ictus, nei soggetti

con SCA recente (IM con sopraslivellamento ST [ST-elevation myocardial infarction, STEMI], IM senza sopraslivellamento ST [non-ST-elevation myocardial infarction, NSTEMI] o angina instabile [unstable angina, UA]). Nello studio cardine,, in doppio cieco ATLAS SCA 2 TIMI 51,

15.526 pazienti sono stati randomizzati in un rapporto di 1:1:1 a uno dei tre gruppi di trattamento: rivaroxaban 2,5 mg per via orale, due volte al giorno, 5 mg per via orale, due volte al giorno o placebo, due volte al giorno, co-somministrato con acido acetilsalicilico da solo o con ASA più una tienopiridina (clopidogrel o ticlopidina). Pazienti con SCA e con meno di 55 anni di età dovevano avere o diabete mellito o un precedente IM. Il tempo mediano di trattamento è stato di 13 mesi e la durata complessiva massima del trattamento è stata di circa 3 anni. Il 93,2% dei pazienti ha ricevuto congiuntamente ASA più tienopiridina e il 6,8% solo ASA. Dei pazienti trattati con doppia terapia antipiastrinica, il 98,8% ha ricevuto clopidogrel, lo 0,9% ha ricevuto ticlopidina e lo 0,3% ha ricevuto prasugrel. I pazienti hanno ricevuto la prima dose di rivaroxaban non prima di 24 ore e fino a 7 giorni (media 4,7 giorni) dopo il ricovero in ospedale, ma il più presto possibile dopo la stabilizzazione dell’evento di SCA, procedure di rivascolarizzazione incluse, e nel momento in cui la terapia anticoagulante parenterale sarebbe stata normalmente interrotta.

Entrambi i regimi di rivaroxaban, 2,5 mg, due volte al giorno e 5 mg, due volte al giorno, sono stati efficaci in termini di ulteriore riduzione dell’incidenza di eventi CV, in aggiunta a un trattamento antipiastrinico standard. Il regime di 2,5 mg, due volte al giorno, ha ridotto la mortalità e vi sono evidenze di un minor rischio di sanguinamento correlato alla dose più bassa: pertanto, rivaroxaban 2,5 mg, due volte al giorno, somministrato insieme con il solo ASA o con ASA più clopidogrel o ticlopidina, è raccomandato per la prevenzione di eventi aterotrombotici in pazienti adulti dopo SCA con biomarcatori cardiaci elevati.

Rivaroxaban ha ridotto in misura significativa l’obiettivo primario (endpoint primario) composito dello studio, di morte CV, IM o ictus, in confronto al placebo. Il beneficio era determinato da una riduzione di morte CV ed IM che era precocemente evidente e con un effetto costante del trattamento che si manteneva per tutto il periodo del trattamento stesso (vedere Tabella 4 e figura 1). Anche il primo obiettivo secondario (endpoint secondario) (morte per qualsiasi causa, IM o ictus), è stato ridotto in misura significativa. Un’ulteriore analisi retrospettiva ha evidenziato una riduzione nominalmente significativa dei tassi di incidenza della trombosi dello stent, in confronto al placebo (vedere Tabella 4). Nei pazienti trattati con rivaroxaban, i tassi di incidenza dell’esito primario (outcome primario) di sicurezza (eventi emorragici maggiori non correlati a bypass aorto-coronarico (CABG) TIMI) sono stati più elevati, in confronto ai pazienti che hanno ricevuto il placebo (vedere Tabella 6). Tuttavia, i tassi di incidenza sono stati analoghi con rivaroxaban e con placebo in termini di eventi di sanguinamento fatali, ipotensione richiedente un trattamento con agenti inotropi endovenosi e interventi chirurgici per sanguinamenti persistenti.

Nella Tabella 5 sono riportati i risultati di efficacia, in pazienti sottoposti ad un intervento coronarico percutaneo (PCI). I risultati di sicurezza in questo sottogruppo di pazienti erano paragonabili con i risultati di sicurezza complessivi.

Pazienti con biomarcatori elevati (troponina o CK-MB) e senza un pregresso ictus/TIA costituivano l’80% della popolazione dello studio. Anche i risultati di questa popolazione di pazienti erano in linea con i risultati complessivi di efficacia e sicurezza.

Tabella 4: Risultati di efficacia dello studio di fase III ATLAS SCA 2 TIMI 51
Popolazione in studio Pazienti con recente sindrome coronarica acuta a)
Dose durante il trattamento Rivaroxaban 2,5 mg, due volte al giorno, N=5.114 n (%)rapporto di rischio (Hazard Ratio, HR) (IC 95%) p-value b) Placebo N=5.113 n (%)
Morte cardiovascolare, IM o ictus 313 (6,1%)0,84 (0,72; 0,97) p = 0,020* 376 (7,4%)
Morte per qualsiasi causa, IM o ictus 320 (6,3%)0,83 (0,72; 0,97) p = 0,016* 386 (7,5%)
Morte cardiovascolare 94 (1,8%) 143 (2,8%)
Popolazione in studio Pazienti con recente sindrome coronarica acuta a)
Dose durante il trattamento Rivaroxaban 2,5 mg, due volte al giorno, N=5.114 n (%)rapporto di rischio (Hazard Ratio, HR) (IC 95%) p-value b) Placebo N=5.113 n (%)
0,66 (0,51; 0,86) p = 0,002**
Morte per qualsiasi causa 103 (2,0%)0,68 (0,53; 0,87) p = 0,002** 153 (3,0%)
IM 205 (4,0%)0,90 (0,75; 1,09) p = 0,270 229 (4,5%)
Ictus 46 (0,9%)1,13 (0,74; 1,73) p = 0,562 41 (0,8%)
Trombosi dello stent 61 (1,2%)0,70 (0,51; 0,97) p = 0,033** 87 (1,7%)
  1. analisi della popolazione secondo l’intenzione a trattare (intent to treat) modificata (analisi della popolazione secondo l’intenzione a trattare -intent to treat- totale, per trombosi dello stent)

  2. vs placebo; Log-Rank p-value

* statisticamente superiore

** nominalmente significativo

Tabella 5: Risultati di efficacia dello studio di fase III ATLAS SCA 2 TIMI 51, in pazienti sottoposti a PCI
Popolazione in studio Pazienti con recente sindrome coronaricaacuta sottoposti a PCI a)
Dose durante il trattamento Rivaroxaban 2,5 mg, due volte al giorno,N=3114 n (%)HR (IC 95%) p-value b) Placebo N=3096 n (%)
Morte cardiovascolare, IM o ictus 153 (4,9%)0,94 (0,75; 1,17) p = 0,572 165 (5,3%)
Morte cardiovascolare 24 (0,8%)0,54 (0,33; 0,89) p = 0,013** 45 (1,5%)
Tutte le cause di morte 31 (1,0%)0,64 (0,41; 1,01) p = 0,053 49 (1,6%)
IM 115 (3,7%)1,03 (0,79; 1,33) p = 0,829 113 (3,6%)
Ictus 27 (0,9%)1,30 (0,74; 2,31) p = 0,360 21 (0,7%)
Trombosi dello stent 47 (1,5%)0,66 (0,46; 0,95) p = 0,026** 71 (2,3%)
  1. analisi della popolazione secondo l’intenzione a trattare (intent to treat) modificata (analisi della popolazione secondo l’intenzione a trattare -intent to treat- totale, per trombosi dello stent)

  2. vs placebo; Log-Rank p-value

** nominalmente significativo

Tabella 6: Risultati di sicurezza dello studio di fase III ATLAS SCA 2 TIMI 51
Popolazione in studio Pazienti con recente sindrome coronarica acuta a)
Dose durante il trattamento Rivaroxaban 2,5 mg, due volte al giorno,N=5.115 n (%)HR (IC 95%) p-value b) PlaceboN=5.125 n (%)
Evento di sanguinamento maggiore non CABG TIMI 65 (1,3%)3,46 (2,08; 5,77) p = < 0,001* 19 (0,4%)
Evento di sanguinamento fatale 6 (0,1%)0,67 (0,24; 1,89) p = 0,450 9 (0,2%)
Emorragia intracranica sintomatica 14 (0,3%)2,83 (1,02; 7,86) p = 0,037 5 (0,1%)
Ipotensione richiedente un trattamento con agenti inotropi endovenosi 3 (0,1%) 3 (0,1%)
Intervento chirurgico per sanguinamento persistente 7 (0,1%) 9 (0,2%)
Trasfusione di 4 o più unità di sangue in 48 ore 19 (0,4%) 6 (0,1%)
  1. popolazione valutabile ai fini della sicurezza, in corso di trattamento

  2. vs placebo; Log-Rank p-value

* statisticamente significativo

Figura 1: Tempo per il primo evento dell’obiettivo primario (endpoint primario) dello studio di efficacia (morte CV, IM o ictus) Tas so eve nti cum ulat ivo (%)

Rivaroxaban 2,5 mg due volte al giorno

N. di pazienti a rischio

Giorni relativi dalla randomizzazione

Rapporto di rischio: 0,84 IC 95%: (0,72, 0,97)

P-value=0,020*

CAD/PAD

Lo studio di fase III COMPASS (27.395 pazienti, 78,0% uomini, 22,0% donne), in pazienti ad alto rischio di eventi ischemici, con CAD o PAD sintomatica, ha dimostrato l’efficacia e la sicurezza di rivaroxaban per la prevenzione dell’esito composito di morte CV, IM e ictus,. I pazienti sono stati seguiti per un tempo mediano di 23 mesi e un massimo di 3,9 anni.

I soggetti che non avevano continuamente bisogno del trattamento con un inibitore di pompa protonica, sono stati randomizzati con pantoprazolo o con placebo. Tutti i pazienti sono stati randomizzati 1:1:1 con rivaroxaban 2,5 mg, due volte al giorno/ASA 100 mg, una volta al giorno, con rivaroxaban 5 mg, due volte al giorno, o con solo ASA 100 mg, una volta al giorno, e ai relativi placebo.

I pazienti con CAD presentavano CAD multivasale e/o pregresso IM. Nei pazienti di età < 65 anni dovevano essere presenti aterosclerosi in almeno due letti vascolari o almeno due ulteriori fattori di rischio cardiovascolare.

I pazienti con PAD erano già stati sottoposti a interventi quali bypass o angioplastica transluminale percutanea o amputazione di un arto o di un piede a causa della vasculopatia arteriosa o presentavano claudicatio intermittens con indice pressorio caviglia/braccio < 0,90 e/o stenosi significativa delle arterie periferiche o pregressa rivascolarizzazione carotidea o stenosi asintomatica dell’arteria carotide

≥ 50%.

I criteri di esclusione includevano la necessità di una doppia terapia antipiastrinica o altra terapia antipiastrinica diversa da ASA o terapia anticoagulante orale e i pazienti con elevato rischio di sanguinamento o insufficienza cardiaca con frazione di eiezione < 30% o classe III o IV secondo la New York Heart Association, o ictus ischemico non lacunare, entro 1 mese o anamnesi di ictus emorragico o lacunare.

Rivaroxaban 2,5 mg, due volte al giorno, in combinazione con ASA 100 mg, una volta al giorno, è stato superiore ad ASA 100 mg nella riduzione dell’esito primario composito di morte CV, IM e ictus (vedere Tabella 7 e Figura 2).

Nei pazienti trattati con rivaroxaban 2,5 mg due volte al giorno, in combinazione con ASA 100 mg, una volta al giorno, è stato osservato un aumento significativo dell’esito primario di sicurezza (eventi di sanguinamento maggiori secondo i criteri ISTH modificati), in confronto ai pazienti che hanno ricevuto ASA 100 mg (vedere Tabella 8).

Per il risultato primario di efficacia, il beneficio osservato di rivaroxaban 2,5 mg, due volte al giorno, più ASA 100 mg, una volta al giorno, in confronto ad ASA 100 mg, una volta al giorno, è stato HR 0,89 (IC 95% 0,7-1,1) nei pazienti ≥75 anni (incidenza: 6,3% vs 7,0%) e HR=0,70 (IC 95% 0,6-0,8) nei pazienti < 75 anni (3,6 % vs 5,0%). Per i sanguinamenti maggiori, secondo i criteri ISTH modificati, l’aumento del rischio osservato è stato HR 2,12 (IC 95% 1,5-3,0) nei pazienti ≥75 anni (5,2% vs 2,5%) e HR=1,53 (IC 95% 1,2-1,9), nei pazienti < 75 anni (2,6% vs 1,7%).

Nei pazienti che non necessitavano di una terapia con inibitore di pompa protonica, l’uso di 40 mg di pantoprazolo, una volta al giorno, in aggiunta alle terapie antitrombotiche in studio, non ha mostrato alcun beneficio nella prevenzione degli eventi del tratto gastrointestinale superiore (ad es., obiettivo primario –endpoint- composito di sanguinamento del tratto gastrointestinale superiore, ulcerazione del tratto gastrointestinale superiore, o ostruzione o perforazione gastrointestinale superiore); il tasso di incidenza degli eventi a carico del tratto gastrointestinale superiore era di 0,39/100 anni paziente nel gruppo pantoprazolo 40 mg, una volta al giorno, e di 0,44/100 anni paziente nel gruppo placebo, una volta al giorno.

Tabella 7: Risultati di efficacia dello studio di fase III COMPASS
Popolazione in studio Pazienti con CAD/PAD a)
Dose durante il trattamento Rivaroxaban 2,5 mg bid, in combinazione con ASA 100 mg od N=9152 ASA 100 mg od N=9126
Pazienti con eventi KM % Pazienti con eventi KM % HR(IC 95%) p-value b)
Ictus, IM o morte CV 379 (4,1%) 5,20% 496 (5,4%) 7,17% 0,76(0,66;0,86) p = 0,00004*
- Ictus 83 (0,9%) 1,17% 142 (1,6%) 2,23% 0,58(0,44;0,76) p = 0,00006
- IM 178 (1,9%) 2,46% 205 (2,2%) 2,94% 0,86(0,70;1,05) p = 0,14458
- Morte CV 160 (1,7%) 2,19% 203 (2,2%) 2,88% 0,78(0,64;0,96) p = 0,02053
Mortalità per qualsiasi causa 313 (3,4%) 4,50% 378 (4,1%) 5,57% 0,82(0,71;0,96)
Ischemia acuta di un arto 22 (0,2%) 0,27% 40 (0,4%) 0,60% 0,55(0,32;0,92)
  1. analisi della popolazione secondo l’intenzione a trattare (intention to treat), analisi primarie

  2. vs ASA 100 mg; Log-Rank p-value

* La riduzione del risultato di efficacia primario è stata statisticamente superiore.

bid: due volte al giorno; IC: intervallo di confidenza; KM %: stime di Kaplan-Meier del rischio di incidenza cumulativa calcolato a 900 giorni; CV: cardiovascolare; IM: infarto miocardico; od: una volta al giorno

Tabella 8: Risultati di sicurezza dello studio di fase III COMPASS
Popolazione in studio Pazienti con CAD/PAD a)
Dose durante il trattamento Rivaroxaban 2,5 mg, bid, in combinazione con ASA 100 mg od,N=9152n (rischio cum. %) ASA 100 mg, odN=9126n (rischio cum. %) Rapporto di rischio(IC 95%)p-value b)
Emorragie maggiori secondo i criteri ISTH modificati 288 (3,9%) 170 (2,5%) 1,70 (1,40;2,05)p < 0,00001
- Evento di sanguinamento fatale 15 (0,2%) 10 (0,2%) 1,49 (0,67;3,33)p = 0,32164
- Sanguinamento sintomatico in organi critici (non fatale) 63 (0,9%) 49 (0,7%) 1,28 (0,88;1,86)p = 0,19679
- Sanguinamento nel sito chirurgico che richiede un nuovo intervento (non fatale, non in organicritici) 10 (0,1%) 8 (0,1%) 1,24 (0,49;3,14)p = 0,65119
- Sanguinamento che richiede l’ospedalizzazione (non fatale, non in organi critici, che non richiedeun nuovo intervento) 208 (2,9%) 109 (1,6%) 1,91 (1,51;2,41)p < 0,00001
- Con ricovero fino al giorno successivo 172 (2,3%) 90 (1,3%) 1,91 (1,48;2,46)p < 0,00001
- Senza ricovero fino al giorno successivo 36 (0,5%) 21 (0,3%) 1,70 (0,99;2,92)p = 0,04983
Sanguinamento gastrointestinale maggiore 140 (2,0%) 65 (1,1%) 2,15 (1,60;2,89)p < 0,00001
Emorragia intracranica maggiore 28 (0,4%) 24 (0,3%) 1,16 (0,67;2,00)p = 0,59858
  1. analisi della popolazione secondo l’intenzione a trattare (intention to treat), analisi primarie.

  2. vs ASA 100 mg; Log-Rank p-value

bid: due volte al giorno; IC: intervallo di confidenza; rischio cum: rischio di incidenza cumulativa (stime di Kaplan-Meier) a 30 mesi; ISTH: International Society on Thrombosis and Haemostasis; od: una volta al giorno

Confronto

Rapporto di rischio (IC 95%)

Rivaroxaban 2,5 mg bid + ASA 100 mg od vs ASA 100 mg od

Numero di soggetti a rischio

Stime di Kaplan-Meier (%) a 30 mesi:

Rivaroxaban 2,5 mg bid+ ASA 100 mg od: 5,2 (4,7-5,8)

ASA 100 mg od: 7,2 (6,5-7,9)

Giorni dalla randomizzazione

Probabilità cumulativa (%) Figura 2: Tempo per la prima comparsa di un esito di efficacia primario (ictus, infarto miocardico, morte cardiovascolare) in COMPASS

bid: due volte al giorno; od: una volta al giorno; IC: intervallo di confidenza

Pazienti recentemente sottoposti a procedura di rivascolarizzazione dell’arto inferiore per PAD sintomatica

Nello studio VOYAGER PAD, uno studio fondamentale (pivotal) di fase III, in doppio cieco,

6.564 pazienti che erano stati di recente sottoposti con successo a procedura di rivascolarizzazione dell’arto inferiore (chirurgica o endovascolare, incluse le procedure ibride), per PAD sintomatica, sono stati assegnati casualmente, in rapporto 1:1, ad uno dei due gruppi di trattamento antitrombotico: rivaroxaban 2,5 mg, due volte al giorno, in associazione con ASA 100 mg, una volta al giorno, oppure ASA 100 mg, una volta al giorno. Ai pazienti era consentito ricevere in aggiunta una dose standard di clopidogrel, una volta al giorno, per un massimo di 6 mesi. L’obiettivo dello studio era di dimostrare l’efficacia e la sicurezza di rivaroxaban più ASA nella prevenzione di infarto miocardico, ictus ischemico, morte CV, ischemia acuta in un arto o amputazione maggiore a eziologia vascolare, in pazienti recentemente sottoposti con successo a procedura di rivascolarizzazione dell’arto inferiore per PAD sintomatica. Sono stati inclusi pazienti di età ≥50 anni, con PAD aterosclerotica sintomatica dell’arto inferiore, da moderata a grave, documentata clinicamente (ossia da limitazioni funzionali), sia anatomicamente (ossia da evidenza di imaging di PAD localizzata distalmente rispetto all’arteria iliaca esterna), sia emodinamicamente (indice caviglia-braccio [ankle-brachial-index, ABI] ≤0,80 o indice alluce-braccio [toe-brachial-index, TBI] ≤0,60, per i pazienti senza storia pregressa di rivascolarizzazione dell’arto, oppure ABI ≤0,85 o TBI ≤0,65, per i pazienti con storia pregressa di rivascolarizzazione dell’arto). Sono stati esclusi i pazienti che necessitavano di doppia terapia antipiastrinica di durata >6 mesi o di qualsiasi altra terapia antipiastrinica addizionale diversa da ASA e clopidogrel o di terapia anticoagulante orale, nonché i pazienti con storia di emorragia intracranica, ictus o TIA, e quelli con eGFR <15 mL/min.

La durata media dell’osservazione (follow-up) è stata di 24 mesi e la sua durata massima 4,1 anni. I pazienti arruolati avevano mediamente 67 anni e il 17% della popolazione di pazienti era di età

>75 anni. Complessivamente, nella popolazione totale, il tempo mediano trascorso dal momento della procedura indice di rivascolarizzazione all’inizio del trattamento sperimentale è stato di 5 giorni

(6 giorni dopo la rivascolarizzazione chirurgica e 4 giorni dopo la rivascolarizzazione endovascolare incluse le procedure ibride). Globalmente, il 53,0% dei pazienti ha ricevuto una terapia di base (background) a breve termine con clopidogrel, della durata mediana di 31 giorni. In base al protocollo di studio, il trattamento sperimentale poteva essere iniziato non appena possibile, ma non oltre

10 giorni dalla riuscita procedura di rivascolarizzazione rispondente ai requisiti richiesti e non prima di aver assicurato il raggiungimento dell’emostasi.

Rivaroxaban 2,5 mg, due volte al giorno, in associazione con ASA 100 mg,, una volta al giorno è risultato superiore in termini di riduzione dell’obiettivo primario (endpoint primario) composito di infarto miocardico, ictus ischemico, morte CV, ischemia acuta di un arto e amputazione maggiore a eziologia vascolare, rispetto al solo ASA (vedere Tabella 9). L’obiettivo primario (endpoint primario) di sicurezza relativo agli eventi di sanguinamento maggiore – classificazione TIMI è risultato aumentato, nei pazienti trattati con rivaroxaban e ASA, senza aumento delle emorragie fatali o intracraniche (vedere Tabella 10).

Gli obiettivi secondari (endpoint secondari) di efficacia sono stati esaminati secondo un ordine gerarchico prespecificato (vedere Tabella 9).

Tabella 9: Risultati di efficacia dello studio di fase III VOYAGER PAD
Popolazione in studio Pazienti recentemente sottoposti a procedure di rivascolarizzazione dell’arto inferiore per PAD sintomatica a)
Posologia durante il trattamento Rivaroxaban 2,5 mg bid, in associazione con ASA 100 mg od,N = 3.286n (rischio cum. %)c) ASA 100 mg odN = 3.278n (rischio cum.%)c) Rapporto di rischio (HR) (IC 95%) d)
Obiettivo primario(endopoint) di efficaciab) 508 (15,5%) 584 (17,8%) 0,85 (0,76;0,96)p = 0,0043 e)*
- IM 131 (4,0%) 148 (4,5%) 0,88 (0,70; 1,12)
- Ictus ischemico 71 (2,2%) 82 (2,5%) 0,87 (0,63; 1,19)
- Morte CV 199 (6,1%) 174 (5,3%) 1,14 (0,93; 1,40)
- Ischemia acuta di un artof) 155 (4,7%) 227 (6,9%) 0,67 (0,55; 0,82)
- Amputazione maggiore a eziologia vascolare 103 (3,1%) 115 (3,5%) 0,89 (0,68; 1,16)
Obiettivo secondario(endopoint secondario) di efficacia
Rivascolarizzazione dell’arto indice non pianificata per ischemia ricorrente dell’arto 584 (17,8%) 655 (20,0%) 0,88 (0,79; 0,99) p = 0,0140 e)*
Ricovero in ospedale per causa coronarica o periferica (interessante un arto inferiore) di natura trombotica 262 (8,0%) 356 (10,9%) 0,72 (0,62; 0,85)p <0,0001 e)*
Mortalità per qualsiasi causa 321 (9,8%) 297 (9,1%) 1,08 (0,92; 1,27)
Eventi di TEV 25 (0,8%) 41 (1,3%) 0,61 (0,37; 1,00)

a) set di analisi secondo l’intenzione a trattare (intention to treat), analisi primarie; attestazione ICAC

b) composito di IM, ictus ischemico, morte CV (morte CV e morte per causa sconosciuta), ALI e amputazione maggiore a eziologia vascolare

c) nell’ambito dei dati relativi ad un soggetto, viene considerato solo il primo verificarsi dell’evento obiettivo (endpoint) dell’analisi

d) il rapporto di rischio (HR) (IC 95%) è basato sul modello dei rischi proporzionali di Cox, stratificato in base al tipo di procedura e all’uso di clopidogrel in associazione con il trattamento, come unica covariata.

e) Il valore di p (p-value)ad una coda è basato sul test dei ranghi logaritmici (log-rank test), stratificato in base al tipo di procedura e all’uso di clopidogrel con il trattamento come fattore.

f) L’ischemia acuta di un arto è definita come significativo e improvviso peggioramento della perfusione dell’arto, con un nuovo deficit del polso o con necessità di intervento terapeutico (vale a dire trombolisi o trombectomia oppure rivascolarizzazione urgente) e con conseguente ricovero in ospedale.

* La riduzione dell’obiettivo di efficacia (endpoint di efficacia) è stata statisticamente superiore. ALI: acute limb ischemia, ischemia acuta di un arto; bid: due volte al giorno; od: una volta al giorno; IC: intervallo di confidenza; IM: infarto miocardico; CV: cardiovasculare; ICAC: Independent Clinical Adjudication Committee, commissione indipendente di attestazione clinica

Tabella 10: Risultati di sicurezza dello studio di fase III VOYAGER PAD
Popolazione in studio Pazienti recentemente sottoposti a procedure di rivascolarizzazione dell’arto inferiore per PAD sintomatica a)
Posologia durante il trattamento Rivaroxaban 2,5 mg bid, in associazione con ASA 100 mg od,N = 3.256n (rischio cum. %)b) ASA 100 mg odN = 3.248n (rischio cum.%)b) Rapporto di rischio (HR) (IC 95%) c)valore p d)
Sanguinamento - classificazione TIMI(CABG / non-CABG) 62 (1,9%) 44 (1,4%) 1,43 (0,97; 2,10)p = 0,0695
- Sanguinamento fatale 6 (0,2%) 6 (0,2%) 1,02 (0,33; 3,15)
- Emorragia intracranica 13 (0,4%) 17 (0,5%) 0,78 (0,38; 1,61)
- Sanguinamenti evidenti associati a calo Hb≥5 g/dL / Hct ≥15% 46 (1,4%) 24 (0,7%) 1,94 (1,18; 3,17)
Sanguinamento maggiore secondo i criteri ISTH 140 (4,3%) 100 (3,1%) 1,42 (1,10; 1,84)p = 0,0068
- Sanguinamento fatale 6 (0,2%) 8 (0,2%) 0,76 (0,26; 2,19)
- Emorragia in organi critici non fatale 29 (0,9%) 26 (0,8%) 1,14 (0,67; 1,93)
Sanguinamento non maggiore ma clinicamente rilevante secondo i criteri ISTH 246 (7,6%) 139 (4,3%) 1,81 (1,47; 2,23)

a) Set di analisi di sicurezza (tutti i soggetti randomizzati con almeno una dose del farmaco sperimentale), ICAC: Independent Clinical Adjudication Committee, commissione indipendente di attestazione clinica

b) n = numero di soggetti con eventi, N = numero di soggetti a rischio, % = 100 * n/N, n/100 anni paziente = rapporto tra numero di soggetti con eventi incidenti / tempo cumulativo a richio

c) Il rapporto di rischio (HR) (IC 95%) è basato sul modello dei rischi proporzionali di Cox stratificato in base al tipo di procedura e all’uso di clopidogrel, in associazione con il trattamento come unica covariata

d) Il valore p (p-value) a due code è basato sul test dei ranghi logaritmici (log-rank test), stratificato in base al tipo di procedura e all’uso di clopidogrel con il trattamento come fattore.

Insufficienza cardiaca e CAD

Lo studio COMMANDER HF ha coinvolto 5.022 pazienti con insufficienza cardiaca e malattia coronarica (coronary artery disease, CAD) significativa, seguita da ospedalizzazione per insufficienza cardiaca scompensata (decompensated Heart Failure, HF); tali pazienti sono stati randomizzati a uno dei due gruppi in trattamento: rispettivamente, rivaroxaban 2,5 mg, due volte al giorno, (N=2.507) o placebo (N=2.515). La durata mediana complessiva del trattamento nello studio è stata di 504 giorni. I pazienti dovevano presentare HF sintomatica per almeno 3 mesi e la frazione di eiezione ventricolare sinistra (Left Ventricular Ejection Fraction, LVEF) ≤ 40%, entro un anno dal reclutamento. Al basale, la frazione di eiezione mediana era del 34% (IQR: 28-38%) e il 53% dei soggetti presentava una classe NYHA III o IV.

L’analisi primaria di efficacia (composita di mortalità per qualsiasi causa, IM o ictus) non ha mostrato alcuna differenza, statisticamente significativa, tra il gruppo rivaroxaban 2,5 mg, due volte al giorno, e il gruppo placebo con HR=0,94 (IC 95% 0,84-1,05), p=0,270. Relativamente all’incidenza di mortalità per tutte le cause, non vi è stata alcuna differenza tra rivaroxaban e placebo nel numero di eventi (tasso di eventi per 100 pazienti-anni; 11,41 vs 11,63, HR: 0,98%; IC 95% 0,87-1,10; p=0,743). Il tasso di eventi per IM per 100 pazienti-anni (rivaroxaban vs placebo) è stato 2,08 vs 2,52 (HR 0,83; IC 95% 0,63-1,08; p=0,165) e per l’ictus il tasso degli eventi per 100 pazienti-anni è stato di 1,08 vs 1,62 (HR: 0,66; IC 95% 0,47-0,95; p=0,023). Il risultato principale in termini di sicurezza (composito di sanguinamento fatale o di sanguinamento in un’area critica con un potenziale di invalidità permanente), si è verificato in 18 (0,7%) pazienti del gruppo trattato con rivaroxaban 2,5 mg, due volte al giorno, e in 23 (0,9%) pazienti del gruppo placebo, rispettivamente (HR=0,80; IC 95% 0,43-1,49; p=0,484). Si è verificato un aumento, statisticamente significativo, di sanguinamenti maggiori secondo i criteri ISTH, nel gruppo rivaroxaban rispetto al placebo (tasso dell’evento per 100 pazienti-anni: 2,04 vs 1,21, HR 1,68; IC 95% 1,18-2,39; p=0,003).

Nel sottogruppo dello studio COMPASS, in pazienti con lieve e moderata insufficienza cardiaca, gli

effetti del trattamento erano simili a quelli dello studio sull’intera popolazione (vedere paragrafo CAD/PAD).

Pazienti con sindrome da antifosfolipidi triplo-positivi ad alto rischio

In uno studio multicentrico randomizzato, in aperto, promosso da uno sperimentatore sponsorizzato, con aggiudicazione in cieco degli obiettivi (endpoints), rivaroxaban è stato confrontato con warfarin, in pazienti con storia pregressa di trombosi, ai quali era stata diagnosticata la sindrome da antifosfolipidi e ad alto rischio di eventi tromboembolici (positività a tutti e tre i tests degli anticorpi antifosfolipidi: anticoagulante lupoide, anticorpi anticardiolipina e anticorpi anti-beta 2 glicoproteina I). Lo studio è stato interrotto prematuramente, dopo l’arruolamento di 120 pazienti, a causa di un eccesso di eventi tromboembolici tra i pazienti in trattamento con rivaroxaban. La durata media delle osservazioni (follow-up) è stata di 569 giorni. Cinquantanove pazienti sono stati randomizzati a rivaroxaban 20 mg (15 mg per i pazienti con clearance della creatinina (CrCl)

<50 mL/min) e 61 pazienti a warfarin (INR 2,0-3,0). Eventi tromboembolici si sono verificati nel 12% dei pazienti randomizzati a rivaroxaban (4 ictus ischemici e 3 infarti miocardici). Nessun evento è stato osservato nei pazienti randomizzati a warfarin. Sanguinamenti maggiori si sono verificati in 4 pazienti (7%) del gruppo rivaroxaban e in 2 pazienti (3%) del gruppo warfarin.

Popolazione pediatrica

L’Agenzia europea dei medicinali ha previsto l’esonero dall’obbligo di presentare i risultati degli studi con rivaroxaban in tutti i sottogruppi della popolazione pediatrica per la prevenzione di eventi tromboembolici (vedere paragrafo 4.2 per informazioni sull’uso pediatrico).

Proprietà farmacocinetiche

Assorbimento

Rivaroxaban è assorbito rapidamente e le concentrazioni massime (Cmax) si riscontrano 2-4 ore dopo l’assunzione della compressa.

L’assorbimento orale di rivaroxaban è pressoché completo e la biodisponibilità orale, per la compressa da 2,5 mg e 10 mg, è elevata (80-100%), indipendentemente dal digiuno o dall’assunzione di cibo.

L’assunzione con il cibo non influisce sulla AUC o sulla Cmax di rivaroxaban sia alla dose di 2,5 mg che a quella di 10 mg. Le compresse di rivaroxaban da 2,5 mg e 10 mg possono essere assunte con o senza cibo.

La farmacocinetica di rivaroxaban è approssimativamente lineare fino a circa 15 mg, una volta al giorno. A dosi più elevate, l’assorbimento di rivaroxaban è limitato dalla dissoluzione, con riduzione della biodisponibilità e del tasso di assorbimento all’aumentare della dose. Questo aspetto è più marcato in condizioni di digiuno che dopo i pasti. La variabilità della farmacocinetica di rivaroxaban è moderata, con una variabilità inter-individuale (CV %) compresa tra il 30% e il 40%.

L’assorbimento di rivaroxaban dipende dalla sede di rilascio nel tratto gastrointestinale. Confrontato con la compressa, è stata osservata una riduzione del 29% e 56% di AUC e Cmax, quando rivaroxaban granulato viene rilasciato nell’intestino tenue prossimale. L’esposizione si riduce ulteriormente quando rivaroxaban viene rilasciato nell’intestino tenue distale o nel colon ascendente. Pertanto, la somministrazione di rivaroxaban distalmente allo stomaco deve essere evitata, perché in tal caso l’assorbimento di rivaroxaban e quindi l’esposizione possono essere ridotti.

La biodisponibilità (AUC e Cmax) è stata paragonabile per 20 mg di rivaroxaban, somministrato per via orale, come compressa frantumata mescolata con purea di mele o risospesa in acqua e somministrata tramite sonda gastrica, seguita da un pasto liquido, in confronto alla compressa intera. In considerazione del profilo farmacocinetico, prevedibile e proporzionale alla dose, di rivaroxaban, i risultati di biodisponibilità ottenuti da questo studio, sono verosimilmente applicabili anche a dosi minori di rivaroxaban.

Distribuzione

Nell’uomo, il legame con le proteine plasmatiche è elevato e raggiunge circa il 92-95%. La componente principale del legame è l’albumina sierica. Il volume di distribuzione è moderato, con un Vss di circa 50 litri.

Biotrasformazione ed eliminazione

Approssimativamente i 2/3 della dose somministrata di rivaroxaban subiscono una degradazione metabolica; una metà viene poi eliminata per via renale e l’altra metà per via fecale. Il rimanente 1/3 della dose somministrata viene escreto direttamente per via renale, come principio attivo immodificato nelle urine, principalmente per secrezione renale attiva.

Rivaroxaban viene metabolizzato tramite il CYP3A4, il CYP2J2 e con meccanismi indipendenti dal CYP. La degradazione ossidativa del gruppo morfolinone e l’idrolisi dei legami ammidici sono i siti principali di biotrasformazione. Sulla base dei dati ottenuti in vitro, rivaroxaban è un substrato delle proteine di trasporto P-gp (glicoproteina-P) e Bcrp (breast cancer resistance protein).

Rivaroxaban immodificato è il composto principale presente nel plasma umano, nel quale non si rilevano metaboliti importanti o attivi circolanti. Con una clearance sistemica di circa 10 L/h, rivaroxaban può essere definito una sostanza a bassa clearance. Dopo somministrazione endovenosa di una dose di 1 mg, l’emivita di eliminazione è di circa 4,5 ore. Dopo somministrazione orale, l’eliminazione viene ad essere limitata dal tasso di assorbimento. L’eliminazione di rivaroxaban dal plasma avviene con un’emivita terminale di 5-9 ore nei soggetti giovani e di 11-13 ore negli anziani.

Popolazioni particolari

Genere

Tra i pazienti di sesso maschile e femminile, non sono state riscontrate differenze clinicamente significative nella farmacocinetica e nella farmacodinamica.

Popolazione anziana

Nei pazienti anziani sono state osservate concentrazioni plasmatiche maggiori che nei pazienti giovani, con valori di AUC medi di circa 1,5 volte superiori, soprattutto dovuti alla (apparente) ridotta clearance renale e totale. Non è necessario alcun adeguamento della dose.

Categorie di peso

I valori estremi di peso corporeo (< 50 kg o > 120 kg) hanno avuto solo una ridotta influenza sulle concentrazioni plasmatiche di rivaroxaban (meno del 25%). Non è necessario alcun adeguamento della dose.

Differenze interetniche

Riguardo alla farmacocinetica e alla farmacodinamica di rivaroxaban, non sono state osservate differenze interetniche clinicamente rilevanti fra pazienti caucasici, afroamericani, ispanici, giapponesi o cinesi.

Compromissione epatica

Nei pazienti cirrotici con lieve compromissione epatica (classificati come Child Pugh A), sono state osservate solo lievi variazioni della farmacocinetica di rivaroxaban (aumento medio di 1,2 volte dell’AUC di rivaroxaban), pressoché paragonabili a quelle del gruppo dei soggetti sani di controllo. Nei pazienti cirrotici con moderata compromissione epatica (classificati come Child Pugh B), l’AUC media di rivaroxaban è risultata significativamente aumentata di 2,3 volte rispetto ai volontari sani. L’AUC del farmaco non legato è risultata aumentata di 2,6 volte. Questi pazienti presentavano anche una ridotta eliminazione renale di rivaroxaban, similmente ai pazienti con moderata compromissione renale. Non sono disponibili dati relativi ai pazienti con grave compromissione epatica.

Nei pazienti con moderata compromissione epatica, l’inibizione dell’attività del fattore Xa è risultata aumentata di 2,6 volte, rispetto ai volontari sani; anche il prolungamento del PT è risultato aumentato di 2,1 volte. I pazienti con moderata compromissione epatica sono risultati più sensibili a rivaroxaban, con conseguente aumento dell’inclinazione della retta di correlazione PK/PD tra concentrazione e PT. Rivaroxaban è controindicato nei pazienti con malattie epatiche associate a coagulopatia e rischio di sanguinamento clinicamente rilevante, compresi i pazienti cirrotici con Child Pugh B e C (vedere paragrafo 4.3).

Compromissione renale

È stato riscontrato un aumento dell’esposizione a rivaroxaban correlato alla riduzione della funzionalità renale, sulla base della determinazione della clearance della creatinina. Nei soggetti con compromissione renale lieve (clearance della creatinina 50-80 mL/min), moderata (clearance della creatinina 30-49 mL/min) e grave (clearance della creatinina 15-29 mL/min), le concentrazioni plasmatiche di rivaroxaban (AUC) sono risultate aumentate, rispettivamente, di 1,4, 1,5 e 1,6 volte. Gli aumenti nei corrispondenti effetti farmacodinamici erano più pronunciati. Nei soggetti con compromissione renale lieve, moderata e grave, l’inibizione complessiva dell’attività del fattore Xa è risultata aumentata, rispettivamente, di 1,5, 1,9 e 2,0 volte, in confronto ai volontari sani; similmente, il prolungamento del PT è risultato aumentato, rispettivamente, di 1,3, 2,2 e 2,4 volte. Non sono disponibili dati in pazienti con clearance della creatinina < 15 mL/min.

A causa dell’elevato legame con le proteine plasmatiche, non si prevede che rivaroxaban sia dializzabile.

L’uso di rivaroxaban non è raccomandato nei pazienti con clearance della creatinina < 15 mL/min. Rivaroxaban deve essere usato con cautela nei pazienti con clearance della creatinina compresa tra 15 e 29 mL/min (vedere paragrafo 4.4).

Dati farmacocinetici nei pazienti

Nei pazienti che ricevono rivaroxaban 2,5 mg, due volte al giorno, per la prevenzione degli eventi aterotrombotici in pazienti con SCA, la media geometrica della concentrazione (intervallo di previsione 90%) dopo 2-4 ore e circa 12 ore dopo l’assunzione (che approssimativamente rappresentano la concentrazione massima e minima nell’intervallo di assunzione) era, rispettivamente, di 47 (13-123) e 9,2 (4,4-18) mcg/L.

Rapporto farmacocinetica/farmacodinamica

Il rapporto farmacocinetica/farmacodinamica (FC/FD) tra la concentrazione plasmatica di rivaroxaban e diversi obiettivi di valutazione (endpoints), FD (inibizione del fattore Xa, PT, aPTT, Heptest) è stato valutato dopo somministrazione di un ampio intervallo di dosi (5-30 mg, due volte al giorno). Il rapporto fra la concentrazione di rivaroxaban e l’attività del fattore Xa viene descritto al meglio tramite un modello Emax. Per il PT; il modello di regressione lineare generalmente descrive meglio i dati. A seconda dei differenti reagenti usati, la pendenza (slope) differisce considerevolmente. Quando

è stato usato Neoplastin per il PT, il PT basale era di circa 13 s e la pendenza (slope) di circa

3-4 s/(100 mcg/L). I risultati delle analisi di FC/FD nella fase II e III sono comparabili con i dati ottenuti nei soggetti sani.

Popolazione pediatrica

Nei bambini e negli adolescenti fino ai 18 anni, la sicurezza e l’efficacia non sono state studiate nelle indicazioni SCA e CAD/PAD.

Informazioni farmaceutiche - RIVAROXABAN 2,5 MG

Elenco degli eccipienti

Nucleo della compressa Cellulosa microcristallina Lattosio monoidrato Croscarmellosa sodica Ipromellosa

Sodio laurilsolfato

Ferro ossido giallo (E172) Magnesio stearato

Film di rivestimento Polivinile alcool Macrogol 3350 Talco

Titanio diossido (E 171) Ferro ossido giallo (E 172)

Incompatibilità

Non pertinente.

Periodo di validità

3 anni

Nel flacone, dopo l’apertura: 180 giorni. Compresse frantumate

Le compresse frantumate di rivaroxaban sono stabili in acqua e purea di mele per 2 ore.

Precauzioni particolari per la conservazione

Questo medicinale non richiede alcuna condizione particolare di conservazione.

Natura e contenuto del contenitore

Blister in PVC/PVdC/alluminio contenenti 10, 28, 56, 60, 100 o 196 compresse rivestite con film o

blister divisibili per dose unitaria in scatole da 28 × 1, 30 × 1, 56 × 1, 60 × 1 o 90 × 1 compresse rivestite con film.

Flaconi in HDPE di colore bianco con tappo a vite in PP di colore bianco opaco dotato di guarnizione con rivestimento in alluminio a sigillatura per induzione, contenenti 98, 100, 196 o 250 compresse rivestite con film.

È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate.

Precauzioni particolari per lo smaltimento

Il medicinale non utilizzato e i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità alla normativa locale vigente.

Frantumazione delle compresse

Le compresse di Rivaroxaban Viatris possono essere frantumate e sospese in 50 mL d’acqua e somministrate attraverso un sondino nasogastrico o gastrico, dopo averne confermato il posizionamento nello stomaco. In seguito, la sonda deve essere sciacquata con acqua. Poiché l’assorbimento di rivaroxaban dipende dal sito di rilascio del principio attivo, la somministrazione distale di rivaroxaban dallo stomaco deve essere evitata, altrimenti potrebbe derivarne una riduzione dell’assorbimento e, quindi, una riduzione dell’esposizione al principio attivo. La nutrizione enterale non è necessaria subito dopo la somministrazione delle compresse da 2,5 mg.

Documenti PDF

Confezione e prezzo

56 x 1 compresse (dose unitaria)
Prezzo*
29,02 €
Ticket
14,12 €

Classe

A – A TOTALE CARICO DEL SSN.

AIC

049793096
* Il prezzo del ticket mostrato (SSN) può non includere le spese regionali accessorie.

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