RAMIPRIL E AMLODIPINA ZENTIVA 10 MG/10 MG CAPSULE RIGIDE
Informazioni sulla prescrizione
Classe
Tipo di ricetta
Nota AIFA
Regime SSN
Interazioni con
Restrizioni d'uso
Ulteriori informazioni
Nome del farmaco
Glutine / Lattosio
Lattosio: Nessun dato
Forma farmaceutica
Produttore
Ultimo aggiornamento del RCP

Utilizza l'app Mediately
Ottieni informazioni sui farmaci più velocemente.
Oltre 36k valutazioni
RCP - RAMIPRIL 10 MG/10 MG
Trattamento dell’ipertensione negli adulti.
Ramipril e Amlodipina Zentiva è indicato come terapia sostitutiva in pazienti con pressione arteriosa adeguatamente controllata con ramipril e amlodipina somministrati simultaneamente al medesimo dosaggio della combinazione.
Posologia
Ramipril e Amlodipina Zentiva non deve essere utilizzato come trattamento iniziale dell’ipertensione. I dosaggi di ogni componente devono essere adattati su base individuale secondo il profilo del paziente ed il controllo della pressione arteriosa.
Se è necessaria una correzione della dose, questa dovrà essere determinata su base individuale utilizzando prima i singoli componenti ramipril e amlodipina e, solo una volta stabilizzata, la terapia potrà essere sostituita con Ramipril e Amlodipina Zentiva.
La dose raccomandata è di una capsula al giorno. La dose massima giornaliera è di una capsula 10 mg/10 mg.
Popolazioni speciali
Pazienti trattati con diuretici
Si raccomanda cautela nei pazienti trattati contemporaneamente con diuretici, poiché in questi pazienti può verificarsi deplezione di fluidi e/o sali. Devono essere monitorati la funzione renale e il livello di potassio sierico.
Compromissione renale
Al fine di trovare la dose ottimale iniziale e la dose di mantenimento nei pazienti con compromissione renale, la dose per il paziente deve essere regolata su base individuale con titolazioni distinte delle dosi dei singoli componenti ramipril e amlodipina.
La dose giornaliera di ramipril nei pazienti con compromissione renale deve essere basata sulla clearance della creatinina (vedere paragrafo 5.2):
-
se la clearance della creatinina è ≥ 60 ml/min, non è necessario aggiustare la dose iniziale (2,5 mg/die); la dose massima giornaliera è di 10 mg;
-
se la clearance della creatinina è compresa tra 30 e 60 ml/min, non è necessario aggiustare la dose iniziale (2,5 mg/die); la dose massima giornaliera è di 5 mg;
-
se la clearance della creatinina è compresa tra 10 e 30 ml/min, la dose iniziale è di 1,25 mg/die e la dose massima giornaliera è di 5 mg;
-
nei pazienti ipertesi emodializzati: ramipril è leggermente dializzabile; la dose iniziale è di 1,25 mg/die e la dose massima giornaliera è di 5 mg; il medicinale deve essere somministrato poche ore dopo l'esecuzione dell'emodialisi.
L'amlodipina non è dializzabile. Le variazioni delle concentrazioni plasmatiche di amlodipina non sono correlate al grado di compromissione renale, pertanto si raccomanda il dosaggio normale.
Durante il trattamento con Ramipril e Amlodipina Zentiva è necessario monitorare la funzione renale ed i livelli di potassio sierico. Nel caso di deterioramento della funzione renale, la somministrazione di Ramipril e Amlodipina Zentiva deve essere interrotta e sostituita dalla somministrazione dei suoi singoli componenti, in dosi adeguatamente adattate.
Compromissione epatica
Per trovare la dose iniziale ottimale e la dose di mantenimento dei pazienti con insufficienza epatica, i pazienti devono essere titolati individualmente utilizzando i singoli componenti di amlodipina e ramipril.
Nei pazienti con insufficienza epatica, il trattamento con ramipril deve essere iniziato solo sotto stretto controllo medico e la dose massima giornaliera di ramipril è di 2,5 mg.
Non sono state stabilite raccomandazioni posologiche per l'amlodipina nei pazienti con compromissione epatica da lieve a moderata; pertanto la selezione della dose deve essere cauta e deve iniziare dal limite inferiore dell'intervallo di dosaggio (vedere paragrafi 5.2). La farmacocinetica dell'amlodipina non è
stata studiata nella compromissione epatica grave. L'amlodipina deve essere iniziata alla dose più bassa e titolata lentamente nei pazienti con compromissione epatica grave.
Anziani
Le dosi iniziali devono essere più basse e la successiva titolazione del dosaggio deve essere più graduale a causa della maggior probabilità di effetti indesiderati specialmente in pazienti molto anziani e fragili.
Popolazione pediatrica
La sicurezza e l’efficacia di Ramipril e Amlodipina Zentiva nei bambini non sono state stabilite.
I dati attualmente disponibili sono riportati nelle sezioni 4.8, 5.1, 5.2 e 5.3, ma non può essere riportata alcuna raccomandazione riguardante la posologia.
Modo di somministrazione Uso orale.
Ramipril e Amlodipina Zentiva può essere assunto indipendentemente dai pasti dal momento che il cibo non ha effetto sull'assorbimento di ramipril e amlodipina. Si raccomanda che Ramipril e Amlodipina Zentiva venga assunto sempre alla stessa ora del giorno.
Ipersensibilità al ramipril, amlodipina e altri ACE-inibitori (inibitori dell’Enzima di Conversione dell’Angiotensina), derivati diidropiridinici o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1.
Informazioni su ramipril
-
L’uso concomitante di Ramipril e Amlodipina Zentiva con medicinali contenenti aliskiren è controindicato nei pazienti affetti da diabete mellito o con compromissione renale (velocità di filtrazione glomerulare GFR < 60 ml/min/1,73 m2) (vedere paragrafi 5.1).
-
Uso concomitante di Ramipril e Amlodipina Zentiva con terapia a base di sacubitril/valsartan (vedere paragrafi 4.5). Ramipril e Amlodipina Zentiva non deve essere iniziato prima che siano trascorse almeno 36 ore dall’ultima dose di sacubitril/valsartan (vedere anche paragrafi 4.4 e 4.5)
-
Storia di angioedema (ereditario, idiopatico o angioedema precedente con ACE-inibitori o Antagonisti dei Recettori dell’Angiotensina-II (ARAII).
-
Trattamenti extracorporei che portano il sangue a contatto con superfici caricate negativamente (vedere paragrafo 4.5).
-
Importante stenosi bilaterale dell’arteria renale o stenosi unilaterale in pazienti con un solo rene funzionante.
-
Secondo e terzo trimestre di gravidanza (vedere paragrafi 4.6).
-
Stati ipotensivi o emodinamicamente instabili.
Informazioni su amlodipina
-
Ipotensione grave.
-
Shock (incluso shock cardiogeno).
-
Ostruzione al tratto di efflusso del ventricolo sinistro (ad es. stenosi aortica di grado elevato).
-
Insufficienza cardiaca emodinamicamente instabile dopo infarto acuto del miocardio.
Informazioni su Ramipril
Popolazioni speciali
Gravidanza: gli ACE-inibitori come ramipril o gli Antagonisti dei Recettori dell’Angiotensina II (ARAII) non devono essere somministrati durante la gravidanza. A meno che la continuazione della terapia con ACE- inibitori/ARAII non sia considerata essenziale, le donne che stanno pianificando una gravidanza devono
passare a trattamenti antipertensivi alternativi che abbiano un comprovato profilo di sicurezza per l’uso in gravidanza. In caso di gravidanza accertata, il trattamento con ACE-inibitori/ARAII deve essere interrotto immediatamente, e, se appropriato, deve essere avviata una terapia alternativa (vedere paragrafi 4.6).
Pazienti con particolare rischio di ipotensione
-
Pazienti con iperattivazione del sistema renina-angiotensina-aldosterone
I pazienti con iperattivazione del sistema renina-angiotensina-aldosterone sono a rischio di un notevole calo della pressione arteriosa e del deterioramento della funzionalità renale, dovuti all’ACE-inibizione, specialmente quando un ACE-inibitore o un diuretico in associazione vengano somministrati per la prima volta o al primo incremento della dose.
Deve essere prevenuta una significativa attivazione del sistema renina-angiotensina-aldosterone ed è necessaria la supervisione medica che includa il monitoraggio della pressione, ad esempio in caso di:
-
pazienti con grave ipertensione;
-
pazienti con insufficienza cardiaca congestizia scompensata;
-
pazienti con impedimento emodinamicamente rilevante all’afflusso o al deflusso ventricolare sinistro (ad es. stenosi valvolare aortica o mitralica);
-
pazienti con stenosi unilaterale dell’arteria renale con il secondo rene funzionante;
-
pazienti in cui vi è o potrebbe svilupparsi una deplezione di fluidi o di sali tali condizioni (inclusi i pazienti in trattamento con diuretici);
-
pazienti con cirrosi epatica e/o ascite;
-
pazienti che si sottopongono ad interventi chirurgici importanti o durante anestesia con farmaci che causano ipotensione.
In genere, si raccomanda di correggere la disidratazione, l’ipovolemia o la deplezione di sali prima di iniziare il trattamento (tuttavia, nei pazienti con insufficienza cardiaca, tali azioni correttive devono essere attentamente valutate contro il rischio di un sovraccarico di volume).
Duplice blocco del Sistema Renina-Angiotensina-Aldosterone (SRAA)
E’dimostrato che l'uso concomitante di ACE-inibitori, bloccanti del recettore dell'angiotensina II o di aliskiren aumenti il rischio di ipotensione, iperpotassiemia e riduzione della funzionalità renale (inclusa l’insufficienza renale acuta). Non è raccomandato, pertanto, il duplice blocco del SRAA attraverso l'uso combinato di ACE-inibitori, bloccanti del recettore dell'angiotensina II o di aliskiren (vedere paragrafi 5.1).
Se la terapia del duplice blocco è considerata assolutamente necessaria, ciò deve avvenire solo sotto la supervisione di uno specialista e deve essere soggetta ad uno stretto e frequente monitoraggio della funzionalità renale, degli elettroliti e della pressione sanguigna. Gli ACE-inibitori e i bloccanti del recettore dell'angiotensina II non devono essere usati contemporaneamente in pazienti con nefropatia diabetica.
-
Insufficienza cardiaca transitoria o persistente post infarto miocardico.
-
Pazienti a rischio di ischemia cardiaca o cerebrale in caso di ipotensione acuta. La fase iniziale del trattamento richiede un attento controllo medico.
-
Anziani
Vedere paragrafo 4.2.
Intervento chirurgico
Si raccomanda di interrompere il trattamento con gli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina, come ramipril, se possibile, un giorno prima dell’intervento chirurgico.
Monitoraggio della funzionalità renale
La funzionalità renale deve essere valutata prima e durante il trattamento e il dosaggio deve essere regolato, in particolare, nelle prime settimane di trattamento. Un monitoraggio particolarmente accurato è richiesto
nei pazienti con danno renale (vedere paragrafo 4.2). Vi è il rischio di compromissione della funzionalità renale, soprattutto nei pazienti con insufficienza cardiaca congestizia o dopo un trapianto di rene.
Ipersensibilità/Angioedema
Sono stati segnalati casi di angioedema in pazienti in trattamento con ACE-inibitori incluso ramipril (vedere paragrafo 4.8).
L’uso concomitante degli ACE-inibitori e di sacubitril/valsartan è controindicato in considerazione dell’aumento del rischio di angioedema. Il trattamento con sacubitril/valsartan non deve essere iniziato prima che siano trascorse almeno 36 ore dall’ultima dose di Ramipril e Amlodipina Zentiva. Il trattamento con Ramipril e Amlodipina Zentiva non deve essere iniziato prima che siano trascorse almeno 36 ore dall’ultima dose di sacubitril/valsartan (vedere paragrafi 4.5).
L’uso concomitante di ACE-inibitori e racecadotril (inibitore della neprilisina (NEP)), inibitori di mTOR (come sirolimus, everolimus, temsirolimus) e vildagliptin può determinare un aumento del rischio di angioedema (rigonfiamento delle vie aeree o della lingua, associato o meno a difficoltà respiratorie) (vedere paragrafo 4.5). Occorre cautela nell’iniziare la terapia con racecadotril, inibitori di mTOR (come sirolimus, everolimus, temsirolimus) e vildagliptin in un paziente che sta già assumendo un ACE-inibitore.
In caso di angioedema, Ramipril e Amlodipina Zentiva deve essere interrotto.
La terapia di emergenza deve essere avviata tempestivamente. Il paziente deve essere tenuto sotto osservazione per almeno 12-24 ore e dimesso dopo la completa risoluzione dei sintomi.
Nei pazienti trattati con ACE-inibitori, incluso ramipril, sono stati osservati casi di angioedema intestinale (vedere paragrafo 4.8). Tali pazienti presentavano dolore addominale (con o senza nausea o vomito).
Reazioni anafilattiche durante la desensibilizzazione
La probabilità e la gravità delle reazioni anafilattiche e anafilattoidi al veleno di insetti e ad altri allergeni risultano aumentate durante la terapia con ACE-inibitori. Prima di effettuare la desensibilizzazione deve essere presa in considerazione la temporanea sospensione di Ramipril e Amlodipina Zentiva.
Monitoraggio degli elettroliti: iponatriemia
In alcuni pazienti trattati con ramipril è stata riscontratala sindrome da inappropriata secrezione di ormone antidiuretico (SIADH) e conseguente iponatremia. Si raccomanda di monitorare regolarmente i livelli sierici di sodio negli anziani e in altri pazienti a rischio di iponatriemia.
Potassio sierico
Gli ACE-inibitori possono provocare iperkaliemia poiché inibiscono il rilascio di aldosterone. Tale effetto non è solitamente significativo nei pazienti con una funzione renale nella norma. Tuttavia, nei pazienti con una funzione renale compromessa e/o nei pazienti che assumono integratori di potassio (inclusi sostituti del sale), diuretici risparmiatori del potassio, trimetoprim o cotrimoxazolo, noto anche come trimetoprim/sulfametoxazolo, e soprattutto antagonisti dell’aldosterone o bloccanti del recettore dell’angiotensina, si può verificare iperkaliemia.
Il rischio di sviluppare iperkaliemia si verifica anche in pazienti di età superiore a 70 anni, con diabete mellito non controllato, disidratazione, scompenso cardiaco acuto o acidosi metabolica.
I diuretici risparmiatori del potassio e i bloccanti del recettore dell’angiotensina devono essere usati con cautela nei pazienti in terapia con ACE-inibitori e si devono contestualmente monitorare il potassio sierico e la funzione renale (vedere paragrafo 4.5).
Neutropenia/agranulocitosi
Sono state osservate raramente neutropenia/agranulocitosi, come anche trombocitopenia ed anemia, ed inoltre è stata osservata depressione del midollo osseo. Si raccomanda il monitoraggio della conta dei globuli bianchi per permettere l’individuazione di una possibile leucopenia. Si raccomanda un monitoraggio più frequente nella fase iniziale del trattamento nei pazienti con danno renale, nei pazienti con concomitanti patologie del collagene (ad es. lupus eritematoso o sclerodermia), ed in tutti coloro che sono trattati con altri medicinali che possono causare alterazioni nel profilo ematico (vedere paragrafo 4.8).
Differenze etniche
Gli ACE-inibitori causano un più alto tasso di angioedema in pazienti neri rispetto a pazienti non neri.
Come altri ACE-inibitori, ramipril può risultare meno efficace nella capacità di abbassare la pressione nei pazienti neri rispetto a quelli non neri, probabilmente per una maggiore prevalenza, nella popolazione nera ipertesa, di ipertensione con bassi livelli di renina.
Tosse
É stata osservata tosse a seguito di uso di ACE-inibitori. Tipicamente, si tratta di tosse non-produttiva, persistente e che si risolve con l’interruzione della terapia. La tosse indotta da ACE-inibitori deve essere considerata come parte della diagnosi differenziale della tosse.
Informazioni su amlodipina
La sicurezza e l’efficacia di amlodipina nella crisi ipertensiva non sono state stabilite.
Popolazioni speciali
Pazienti con insufficienza cardiaca
I pazienti con insufficienza cardiaca devono essere trattati con cautela. In uno studio clinico a lungo termine, controllato con placebo, condotto su pazienti con grave insufficienza cardiaca (classe III e IV di NYHA), amlodipina è stata associata ad una maggiore incidenza di casi di edema polmonare, rispetto al gruppo trattato con placebo (vedere paragrafo 5.1). I bloccanti dei canali del calcio, inclusa amlodipina, devono essere usati con cautela nei pazienti affetti da insufficienza cardiaca congestizia, poiché tali sostanze possono aumentare il rischio di futuri eventi cardiovascolari e di mortalità.
Pazienti con compromissione epatica
Nei pazienti con funzionalità epatica compromessa l’emivita plasmatica di amlodipina risulta prolungata e i valori di AUC sono più elevati; per questi pazienti non sono state stabilite raccomandazioni specifiche relative al dosaggio.
Amlodipina deve quindi essere inizialmente assunta al dosaggio più basso dell’intervallo di dosi, ed usata con cautela sia all’inizio del trattamento che all’aumentare del dosaggio. Nei pazienti con grave compromissione epatica, possono essere richiesti una lenta regolazione del dosaggio ed un attento monitoraggio.
Anziani
Nei pazienti anziani l’aumento del dosaggio deve essere considerato con cautela (vedere paragrafi 5.2).
Pazienti con compromissione renale
In questi pazienti l’amlodipina può essere usata a dosi normali. Alterazioni nelle concentrazioni plasmatiche di amlodipina non sono legate al grado di compromissione renale. L’amlodipina non è dializzabile.
Ramipril e Amlodipina Zentiva contiene sodio.
Ramipril e Amlodipina Zentiva contiene meno di 1 mmol di sodio (23 mg) per capsula, cioè essenzialmente “senza sodio”.
Informazioni su Ramipril
I dati degli studi clinici hanno evidenziato che il duplice blocco del sistema renina-angiotensina-aldosterone (SRAA) attraverso l'uso combinato di ACE-inibitori, bloccanti del recettore dell'angiotensina II o di aliskiren, è associato ad una maggiore frequenza di eventi avversi quali ipotensione, iperpotassiemia e riduzione della funzionalità renale (inclusa l’insufficienza renale acuta) rispetto all'uso di un singolo agente attivo sul sistema SRAA (vedere paragrafi 5.1).
Associazioni controindicate
L’uso concomitante di ACE-inibitori e sacubitril/valsartan è controindicato poiché aumenta il rischio di angioedema (vedere paragrafi 4.4
I trattamenti extracorporei che portano il sangue a contatto con superfici con carica negativa, quali la dialisi o l’emofiltrazione con determinate membrane ad alto flusso (ad es. membrane poliacrilonitriliche), e l’aferesi delle lipoproteine a bassa densità con destran-solfato sono controindicati a causa dell’aumentato rischio di gravi reazioni anafilattoidi (vedere paragrafo 4.3). Se è richiesto tale trattamento, deve essere considerato l’uso di un diverso tipo di membrana per dialisi o una diversa classe di agenti antipertensivi.
Precauzioni d’uso
Medicinali che aumentano il rischio di angioedema
L’uso concomitante di ACE-inibitori con racecadotril, inibitori mTOR (ad es. sirolimus, everolimus, temsirolimus) e vildagliptin può aumentare il rischio di angioedema (vedere paragrafo 4.4).
Diuretici risparmiatori del potassio, integratori di potassio o sostituti del sale contenenti potassio: sebbene il potassio sierico si mantenga generalmente nei limiti della norma, in alcuni pazienti trattati con Ramipril e Amlodipina Zentiva si può sviluppare iperkaliemia. I diuretici risparmiatori del potassio (come spironolattone, triamterene o amiloride), gli integratori di potassio o i sostituti del sale contenenti potassio possono determinare aumenti significativi del potassio sierico. Occorre esercitare la debita cautela anche nel somministrare Ramipril e Amlodipina Zentiva in concomitanza con altri agenti che aumentano il potassio sierico, come trimetoprim e cotrimoxazolo (trimetoprim/sulfametoxazolo), in quanto è noto che trimetoprim agisce da diuretico risparmiatore del potassio come l’amiloride. L’associazione di Ramipril e Amlodipina Zentiva con i farmaci sopra citati non è pertanto raccomandata. Se è indicato l’uso concomitante, occorre esercitare la debita cautela e monitorare frequentemente il potassio sierico.
Tacrolimus: può causare iperpotassiemia, si raccomanda quindi un attento monitoraggio dei livelli di potassio sierico.
Ciclosporina: durante l’uso concomitante di ACE-inibitori e ciclosporina si può manifestare iperkaliemia. Si raccomanda il monitoraggio del potassio sierico.
Eparina: durante l’uso concomitante di ACE-inibitori ed eparina si può manifestare iperkaliemia. Si raccomanda il monitoraggio del potassio sierico.
Agenti antipertensivi (ad es. diuretici) ed altre sostanze che possono ridurre la pressione arteriosa (ad es. nitrati, antidepressivi triciclici, anestetici, assunzione acuta di alcolici, baclofen, alfuzosina, doxazosina, prazosina, tamsulosina, terazosina): è necessario prevenire il potenziamento del rischio di ipotensione (vedere paragrafi 4.4 relativo ai diuretici).
Vasopressori simpatomimetici ed altre sostanze (ad es. isoproterenolo, dobutamina, dopamina, epinefrina) che possono ridurre l’effetto antipertensivo di ramipril: si raccomanda il monitoraggio della pressione arteriosa.
Allopurinolo, immunosoppressori, corticosteroidi, procainamide, citostatici ed altre sostanze che possono alterare la conta delle cellule ematiche: aumento della probabilità di reazioni ematologiche (vedere paragrafo 4.4).
Sali di litio: l’escrezione di litio può essere ridotta dagli ACE-inibitori e, pertanto, può aumentare la tossicità del litio. I livelli sierici di litio devono essere monitorati.
Agenti antidiabetici, inclusa l’insulina: possono verificarsi reazioni ipoglicemiche e si raccomanda il monitoraggio della glicemia.
Farmaci antinfiammatori non steroidei e acido acetilsalicilico: si deve prevenire la riduzione dell'effetto antipertensivo di ramipril. Inoltre, una terapia concomitante con ACE-inibitori e farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) può portare ad un aumentato rischio di peggioramento della funzionalità renale e ad un aumento della potassiemia.
Informazioni su amlodipina
Effetti di altri medicinali su amlodipina
Inibitori di CYP3A4: l’uso concomitante di amlodipina con potenti o moderati inibitori di CYP3A4 (inibitori della proteasi, antifungini azolici, macrolidi quali eritromicina o claritromicina, verapamil o diltiazem) può causare un aumento significativo dell’esposizione all’amlodipina con conseguente aumento del rischio di ipotensione. La traduzione clinica di queste variazioni farmacocinetiche può essere più pronunciata negli anziani. Possono essere necessari il monitoraggio clinico e l’aggiustamento del dosaggio.
Sussiste un aumento del rischio di ipotensione nei pazienti che ricevono claritromicina con amlodipina. Si raccomanda di tenere i pazienti sotto stretta osservazione quando l’amlodipina viene co-somministrata con claritromicina.
Non è raccomandata la somministrazione di amlodipina con pompelmo o succo di pompelmo poiché in alcuni pazienti può aumentare la biodisponibilità di amlodipina e potenziare conseguentemente l’effetto antipertensivo di amlodipina.
Induttori del CYP3A4: Al momento della somministrazione concomitante di induttori noti del CYP3A4, la concentrazione plasmatica di amlodipina può variare. Pertanto, deve essere monitorata la pressione sanguigna e deve essere valutato un possibile aggiustamento della dose sia durante sia dopo la somministrazione di farmaci concomitanti, in particolare con forti induttori del CYP3A4 (ad es. rifampicina, Hypericum perforatum).
Dantrolene (per infusione): negli animali, sono stati osservati fibrillazione ventricolare letale e collasso cardiovascolare associati a iperpotassiemia in seguito alla somministrazione di verapamil e dantrolene per via endovenosa. A causa del rischio di iperpotassiemia si raccomanda di evitare la somministrazione concomitante di bloccanti dei canali del calcio, come amlodipina, in pazienti particolarmente soggetti a ipertermia maligna e nel trattamento dell’ipertermia maligna.
Effetti di amlodipina su altri medicinali
Gli effetti della riduzione della pressione arteriosa di amlodipina si sommano agli effetti di riduzione della pressione esercitata da altri farmaci con proprietà antipertensive.
Tacrolimus: sussiste un rischio di aumento dei livelli di tacrolimus nel sangue quando co-somministrato con amlodipina, sebbene il meccanismo farmacocinetico di questa interazione non è ancora del tutto conosciuto. Al fine di evitare la tossicità di tacrolimus, la somministrazione di amlodipina in un paziente trattato con tacrolimus richiede il monitoraggio dei livelli ematici di tacrolimus e, quando appropriato, un aggiustamento della dose di tacrolimus.
Inibitori del Target meccanicistico della Rapamicina (mTOR): gli inibitori mTOR quali sirolimus, temsirolimus, e everolimus sono substarti del CYP3A.
L’amlodipina è un inibitore debole del CYP3A. Con l’uso concomitante di inibitori mTOR, l’amlodipina può aumentare l’esposizione agli inibitori mTOR.
Ciclosporina: non sono stati condotti studi d’interazione farmacologica con ciclosporina e amlodipina in volontari sani o in altre popolazioni, ad eccezione dei pazienti sottoposti a trapianto di rene, in cui sono stati osservati incrementi variabili della concentrazione minima (media dallo 0% al 40%) di ciclosporina. Nei pazienti sottoposti a trapianto renale in trattamento con amlodipina, si deve prendere in considerazione il monitoraggio dei livelli di ciclosporina e, se necessario, si deve ridurre la dose di ciclosporina.
Simvastatina: la somministrazione concomitante di dosi multiple di 10 mg di amlodipina con 80 mg di simvastatina ha determinato un aumento del 77% nella esposizione a simvastatina, se confrontato con simvastatina somministrata da sola. Bisogna limitare la dose di simvastatina a 20 mg al giorno nei pazienti trattati con amlodipina.
Negli studi di interazione clinica, l'amlodipina non ha influenzato la farmacocinetica di atorvastatina, digossina o warfarin.
Effetti dei singoli componenti di questa associazione su gravidanza e allattamento:
Ramipril e Amlodipina Zentiva non è raccomandato durante il primo trimestre di gravidanza ed è controindicato durante il secondo e terzo trimestre di gravidanza.
Ramipril e Amlodipina Zentiva non è raccomandato durante l’allattamento. La decisione se continuare/interrompere l'allattamento al seno o continuare/interrompere la terapia con Ramipril e Amlodipina Zentiva deve essere presa tenendo in considerazione il beneficio dell'allattamento al seno per il bambino e il beneficio della terapia con amlodipina per la madre.
Gravidanza
Informazioni su Ramipril
Ramipril e Amlodipina Zentiva non è raccomandato durante il primo trimestre di gravidanza (vedere paragrafo 4.4) ed è controindicato durante il secondo e terzo trimestre di gravidanza (vedere paragrafo
4.3).
L’evidenza epidemiologica relativa al rischio di teratogenicità a seguito di esposizione ad ACE-inibitori durante il primo trimestre di gravidanza non è stata conclusiva; tuttavia non può essere escluso un lieve aumento nel rischio. A meno che il proseguimento della terapia con ACE-inibitori non sia considerato indispensabile, le pazienti che stanno pianificando una gravidanza devono passare a trattamenti antipertensivi alternativi che abbiano un comprovato profilo di sicurezza per l’uso in gravidanza. In caso di gravidanza accertata, il trattamento con ACE-inibitori deve essere immediatamente interrotto, e, se appropriato, si deve iniziare una terapia alternativa.
Esposizione alla terapia con ACE inibitori/Antagonisti Recettore Angiotensina II (ARAII)durante il secondo e terzo trimestre di gravidanza induce fetotossicità umana (riduzione della funzione renale, oligoidramnios, ritardo nell’ossificazione del cranio) e tossicità neonatale (insufficienza renale, ipotensione, iperpotassiemia) (vedere paragrafo 5.3). Se dovesse verificarsi un’esposizione ad ACE-inibitori dal secondo trimestre di gravidanza, si raccomanda un controllo ecografico della funzionalità renale e del cranio. I neonati le cui madri abbiano assunto ACE-inibitori devono essere sottoposti ad attento monitoraggio per quanto riguarda ipotensione, oliguria e iperpotassiemia (vedere paragrafi 4.4).
Informazioni su Amlodipina
La sicurezza di amlodipina nella gravidanza umana non è stata stabilita.
Negli studi su animali è stata osservata tossicità riproduttiva a dosi elevate (vedere paragrafo 5.3). L’uso in gravidanza è raccomandato solo quando non esiste un’alternativa più sicura e quando la malattia stessa comporta un maggior rischio per la madre e per il feto.
Allattamento
Informazioni su Ramipril
Poiché non sono disponibili informazioni sufficienti relative all’uso di ramipril durante l’allattamento al seno (vedere paragrafo 5.2), ramipril non è raccomandato durante l’allattamento al seno e devono essere
messi in atto trattamenti alternativi con migliori e consolidati profili di sicurezza, specialmente se si allatta un neonato o un neonato pretermine.
Informazioni su Amlodipina
L’amlodipina viene escreta nel latte materno. La percentuale della dose materna ricevuta dal neonato è stata stimata con un intervallo interquartile del 3 – 7 %, con un massimo del 15 %. L’effetto dell’amlodipina sui neonati non è noto. La decisione se proseguire/interrompere l’allattamento o se proseguire/interrompere la terapia con amlodipina deve essere presa tenendo in considerazione il beneficio dell’allattamento al seno per il bambino e il beneficio della terapia con amlodipina per la madre.
Fertilità
Informazioni su Amlodipina
In alcuni pazienti trattati con bloccanti dei canali del calcio sono state osservate modificazioni biochimiche reversibili della testa degli spermatozoi. I dati clinici riguardanti il potenziale effetto di amlodipina sulla fertilità sono insufficienti. In uno studio sul ratto sono stati evidenziati effetti avversi sulla fertilità maschile (vedere paragrafo 5.3).
Ramipril e Amlodipina Zentiva altera lievemente o moderatamente la capacità di guidare veicoli e di usare macchinari. Alcuni effetti indesiderati (ad es. sintomi di un calo pressorio quali capogiri, cefalea, affaticamento o nausea) possono interferire con la capacità di concentrazione e di reazione del paziente e pertanto possono compromettere la capacità del paziente di concentrarsi e reagire e, quindi, possono rappresentare un rischio in situazioni in cui tali capacità sono particolarmente importanti (ad es. guida di veicoli o uso di macchinari).
Ciò può accadere soprattutto all’inizio del trattamento, o quando si sta passando a Ramipril e Amlodipina Zentiva da altri medicinali. Si raccomanda cautela soprattutto all’inizio del trattamento. Dopo la prima dose o dopo i successivi aumenti della dose non è consigliabile guidare veicoli o usare macchinari per diverse ore.
Il profilo di sicurezza di ramipril include tosse secca persistente e reazioni dovute a ipotensione. Reazioni avverse gravi includono angioedema, iperpotassiemia, danno renale o compromissione epatica, pancreatite, reazioni cutanee gravi e neutropenia/agranulocitosi.
Le più comuni reazioni avverse segnalate durante il trattamento con amlodipina sono sonnolenza, capogiri, cefalea, palpitazioni, rossore, dolore addominale, nausea, gonfiore alle caviglie, edema e affaticamento.
La frequenza degli effetti indesiderati è definita usando la convenzione seguente:
Molto comuni (≥1/10), comuni (da ≥1/100 a <1/10); non comuni (da ≥1/1.000 a <1/100); rari (da ≥1/10.000 a <1/1.000), molto rari (<1/10.000), non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili).
All'interno di ciascuna classe di frequenza, gli effetti indesiderati sono presentati in ordine decrescente di gravità.
Le seguenti reazioni avverse sono state segnalate quando ramipril e amlodipina sono stati somministrati in maniera indipendente:
| Classificazione per | Frequenza | Ramipril | Amlodipina |
| sistemi e organi | |||
| Patologie del sistema emolinfopoietico | Non comuni | Eosinofilia | |
| Rari | Riduzione della conta dei globuli bianchi (incluse neutropenia oagranulocitosi), diminuzione della conta dei globuli rossi, diminuzione dell’emoglobina, riduzione della conta piastrinica | ||
| Molto rari | Leucocitopenia,trombocitopenia | ||
| Non noti | Depressione del midollo osseo, pancitopenia, anemia emolitica | ||
| Disturbi del sistema immunitario | Molto rari | Reazioni allergiche | |
| Non noti | Reazioni anafilattiche o anafilattoidi, aumento degli anticorpi antinucleo | ||
| Patologie endocrine | Non noti | Sindrome da inappropriata secrezionedi ormone antidiuretico (SIADH) | |
| Disturbi del metabolismo e della nutrizione | Comuni | Aumento del potassioematico | |
| Non comuni | Anoressia, diminuzione dell’appetito | ||
| Molto rari | Iperglicemia | ||
| Non noti | Riduzione del sodio ematico | ||
| Disturbi psichiatrici | Non comuni | Umore depresso, ansia, nervosismo, irritabilità, disturbi del sonno inclusasonnolenza | Depressione, alterazioni dell’umore (inclusa ansia), insonnia |
| Rari | Stato confusionale | Confusione | |
| Non noti | Disturbi dell’attenzione | ||
| Patologie del sistema nervoso | Comuni | Cefalea, capogiri | Sonnolenza, capogiri, cefalea (particolarmenteall’inizio del trattamento) |
| Non comuni | Vertigini, parestesia, ageusia, disgeusia | Tremore, disgeusia, sincope, ipoestesia, parestesia | |
| Rari | Tremore, disturbidell’equilibrio | ||
| Molto rari | Ipertonia, neuropatia periferica | ||
| Non noti | Ischemia cerebrale incluso ictus ischemico e attacco ischemico transitorio, capacità psicomotorie compromesse, sensazionedi bruciore, parosmia | Disturbo extrapiramidale |
| Patologie dell’occhio | Comuni | Disturbi della vista (inclusa diplopia) | |
| Non comuni | Disturbi della vista,inclusa visione offuscata | ||
| Rari | Congiuntivite | ||
| Patologie dell’orecchio e del labirinto | Non comuni | Tinnito | |
| Rari | Udito compromesso, tinnito | ||
| Patologie cardiache | Comuni | Palpitazioni | |
| Non comuni | Ischemia del miocardio inclusi angina pectoris o infarto del miocardio, tachicardia, aritmia, palpitazioni, edemaperiferico | Aritmia (inclusa bradicardia, tachicardia ventricolare e fibrillazione atriale) | |
| Molto rari | Infarto del miocardio | ||
| Patologie vascolari | Comuni | Ipotensione, diminuzione della pressione ortostatica, sincope | Rossore |
| Non comuni | Rossore | Ipotensione | |
| Rari | Stenosi vascolare, ipoperfusione, vasculite | ||
| Molto rari | Vasculite | ||
| Non noti | Fenomeno di Raynaud | ||
| Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche | Comuni | Tosse secca non produttiva, bronchite, sinusite, dispnea | Dispnea |
| Non comuni | Broncospasmo incluso aggravamento dell’asmacongestione nasale | Tosse, rinite | |
| Patologie gastrointestinali | Comuni | Infiammazione gastrointestinale, disturbi della digestione, fastidio addominale, dispepsia, diarrea, nausea, vomito | Dolore addominale, nausea, dispepsia, alterazioni delle abitudini intestinali (inclusa diarrea e costipazione) |
| Non comuni | Pancreatite (esiti fatali con ACE-inibitori sono stati riportati in casi rarissimi), aumento degli enzimi pancreatici, angioedema dell’intestino tenue, dolore addominale superiore inclusa gastrite, costipazione, secchezza delle fauci | Vomito, secchezza delle fauci | |
| Rari | Glossite | ||
| Molto rari | Pancreatite, gastrite, iperplasia gengivale | ||
| Non noti | Stomatite aftosa | ||
| Patologie epatobiliari | Non comuni | Aumento degli enzimi epatici e/o della bilirubinaconiugata | |
| Rari | Ittero colestatico, danno |
| epatocellulare | |||
| Molto rari | Epatite, ittero, aumento degli enzimi epatici* | ||
| Non noti | Insufficienza epatica acuta, epatite colestatica o citolitica (esiti fatali sonostati rarissimi) | ||
| Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo | Comuni | Rash, in particolare maculo-papulare | |
| Non comuni | Angioedema; molto raramente l’ostruzione delle vie aeree causata da angioedema può portare ad un esito fatale; prurito,iperidrosi | Alopecia, porpora, discromia cutanea, iperidrosi, prurito, eruzione cutanea, esantema, orticaria | |
| Rari | Dermatite esfoliativa, orticaria, onicolisi | ||
| Molto rari | Reazioni di fotosensibilità | Angioedema, eritema multiforme, dermatite esfoliativa, sindrome di Stevens-Johnson, edema di Quincke,fotosensibilità | |
| Non noti | Necrolisi epidermica tossica, sindrome di Stevens-Johnson, eritema multiforme, pemfigo, psoriasi aggravata, dermatite psoriasiforme, esantema pemfigoide o lichenoide o enantema,alopecia | Necrolisi epidermica tossica | |
| Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo | Comuni | Spasmi muscolari, myalgia | Gonfiore delle caviglie, crampi muscolari |
| Non comuni | Artralgia | Artralgia, mialgia, mal dischiena | |
| Patologie renali e urinarie | Non comuni | Danno renale inclusa insufficienza renale acuta, aumento della produzione di urine, peggioramento di una pre-esistente proteinuria, aumento dell’azotemia, aumentodella creatininemia | Disturbi della minzione, nicturia, aumento della frequenza urinaria |
| Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella | Non comuni | Disfunzione erettile transitoria, diminuzione della libido | Impotenza, ginecomastia |
| Non noti | Ginecomastia | ||
| Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione | Molto comuni | Edema | |
| Comuni | Dolore toracico, affaticamento | Affaticamento, astenia | |
| Non comuni | Piressia | Dolore toracico, dolore,malessere | |
| Esami diagnostici | Rari | Astenia | |
| Non comunui | Aumento o calo |
| ponderale |
* nella maggior parte dei casi con colestasi
Popolazione pediatrica
La sicurezza di ramipril è stata monitorata su 325 bambini e adolescenti, con età compresa tra i 2 ed i 16 anni, nel corso di due studi clinici. Sebbene la natura e la gravità degli effetti indesiderati siano risultati simili a quelle degli adulti, la frequenza dei seguenti effetti indesiderati è maggiore nei bambini:
Tachicardia, congestione nasale e rinite: “comune” (≥1/100, <1/10) nella popolazione pediatrica e “non comune” (≥1/1.000, <1/100) nella popolazione adulta.
Congiuntivite: “comune” (≥1/100, <1/10) nella popolazione pediatrica e “raro” (≥1/10.000,
<1/1.000) nella popolazione adulta.
Tremore e orticaria: “non comune” (≥1/1.000, <1/100) nella popolazione pediatrica e “raro” (≥1/10.000, <1/1.000) nella popolazione adulta.
Il profilo di sicurezza complessivo per ramipril nei pazienti pediatrici non differisce significativamente dal profilo di sicurezza negli adulti.
Segnalazione delle reazioni avverse sospette
La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema di segnalazione nazionale all’indirizzo https://www.aifa.gov.it/content/segnalazioni-reazioni-avverse.
Informazioni su Ramipril
Sintomi
I sintomi associati al sovradosaggio da ACE-inibitori possono includere vasodilatazione periferica eccessiva (con marcata ipotensione, shock), bradicardia, alterazione dell’equilibrio elettrolitico, e insufficienza renale.
Gestione
I pazienti devono essere strettamente monitorati e il trattamento deve essere sintomatico e di supporto. Le misure suggerite includono disintossicazione primaria (lavanda gastrica, somministrazione di agenti adsorbenti) e misure per ripristinare la stabilità emodinamica, inclusa la somministrazione di agonisti alfa-1 adrenergici o la somministrazione di angiotensina II (angiotensinamide). Il ramiprilato, il metabolita attivo del ramipril, è scarsamente rimosso dalla circolazione generale attraverso l’emodialisi.
Informazioni su Amlodipina
L’esperienza di casi di sovradosaggio intenzionale nell’uomo è limitata.
Sintomi
I dati disponibili suggeriscono che un forte sovradosaggio può provocare eccessiva vasodilatazione periferica e una possibile tachicardia riflessa. È stata osservata ipotensione sistemica marcata e probabilmente prolungata, fino allo shock ed esiti fatali.
Raramente è stato segnalato edema polmonare non cardiogeno come conseguenza di un sovradosaggio di amlodipina che può manifestarsi con un esordio ritardato (24-48 ore dopo l'ingestione) e richiedere supporto ventilatorio. Le misure rianimatorie precoci (incluso il sovraccarico di liquidi) per mantenere la perfusione e la gittata cardiaca possono essere fattori precipitanti.
Trattamento
L’ipotensione clinicamente significativa dovuta a sovradosaggio da amlodipina richiede un supporto cardiovascolare attivo, incluso il frequente monitoraggio della funzionalità cardiaca e respiratoria, il sollevamento delle estremità e una attenzione al volume dei fluidi circolanti e alla produzione di urine.
Per il ripristino del tono vascolare e della pressione arteriosa può essere di aiuto un vasocostrittore, a patto che non vi siano controindicazioni per il suo impiego. La somministrazione per via venosa di calcio gluconato può rivelarsi utile per annullare gli effetti del blocco dei canali del calcio.
In alcuni casi può essere utile eseguire la lavanda gastrica. In volontari sani è stato evidenziato che la somministrazione di carbone vegetale fino a 2 ore dopo l’assunzione di 10 mg di amlodipina riduce la velocità di assorbimento di amlodipina. Dal momento che l’amlodipina si lega fortemente alle proteine plasmatiche, è verosimile che la dialisi non apporti beneficio.
Proprietà farmacologiche - RAMIPRIL 10 MG/10 MG
Categoria farmacoterapeutica: inibitori dell'Enzima di Conversione dell'Angiotensina (ACE-inibitori) e bloccanti dei canali del calcio. Codice ATC: C09 BB07.
Ramipril
Meccanismo d’azione
Il ramiprilato, metabolita attivo di ramipril, inibisce l’enzima dipeptidilcarbossipeptidasi I (sinonimi: enzima di conversione dell’angiotensina; chininasi II). Questo enzima, a livello plasmatico e tissutale, catalizza la conversione di angiotensina I in angiotensina II - sostanza ad attività vasocostrittrice – così come la degradazione del vasodilatatore attivo bradichina. La riduzione della formazione di angiotensina II e l’inibizione della degradazione della bradichinina, provocano vasodilatazione.
Dato che l’angiotensina II stimola anche il rilascio di aldosterone, ramiprilato provoca una riduzione della secrezione di aldosterone. La risposta media dei pazienti ipertesi neri (Afro-Caraibici) alla monoterapia con ACE-inibitori è più bassa rispetto a quella dei pazienti non neri (di solito questa popolazione di ipertesi ha un basso livello di renina).
Effetti farmacodinamici Proprietà antiipertensive:
La somministrazione di ramipril determina una marcata riduzione delle resistenze arteriose periferiche. Generalmente non si verificano particolari cambiamenti nel flusso plasmatico renale né nella velocità di filtrazione glomerulare. La somministrazione di ramipril a pazienti ipertesi provoca riduzione della pressione arteriosa sia in posizione eretta che in posizione supina senza un aumento compensatorio della frequenza cardiaca.
Nella maggior parte dei pazienti l’insorgenza dell’effetto antipertensivo dopo dose singola si manifesta dopo 1-2 ore dalla somministrazione orale. Il massimo effetto di una singola dose è di solito raggiunto 3-6 ore dopo la somministrazione orale. L’effetto antipertensivo di una singola dose di solito si protrae per almeno 24 ore.
Il massimo effetto antipertensivo in un trattamento continuato con ramipril si ottiene generalmente dopo 3- 4 settimane di trattamento. È stato osservato che l’effetto antipertensivo si mantiene per terapie a lungo termine protratte fino a 2 anni.
La brusca interruzione di ramipril non provoca un rapido ed eccessivo effetto rebound della pressione arteriosa.
Efficacia e sicurezza clinica
Prevenzione cardiovascolare/Nefroprotezione
É stato eseguito uno studio di prevenzione controllato con placebo (studio HOPE), condotto su più di 9.200 pazienti, nel quale ramipril veniva somministrato in aggiunta alla terapia standard. Sono stati inclusi nello studio pazienti con aumentato rischio di patologia cardiovascolare successiva a malattia cardiovascolare aterotrombotica (storia di patologie coronariche, ictus o patologia vascolare periferica) o con diabete mellito con almeno un ulteriore fattore di rischio (microalbuminuria documentata, ipertensione, livelli di colesterolo totale elevati, bassi livelli di colesterolo ad alta densità o fumo di sigaretta).
Lo studio ha evidenziato che ramipril diminuisce in modo statisticamente significativo l’incidenza di infarto del miocardio, la morte per cause cardiovascolari e ictus, sia da solo che in associazione (eventi combinati primari).
| Tabella 1. Studio HOPE: Principali risultati | ||||
| Ramipril% | Placebo% | Rischio Relativo(Intervallo di Confidenza del 95%) | Valore P | |
| Tutti i pazienti | n = 4,645 | N = 4,652 | ||
| Eventi combinati primari | 14,0 | 17,8 | 0,78 (0,70-0,86) | <0,001 |
| Infarto del miocardio | 9,9 | 12,3 | 0,80 (0,70-0,90) | <0,001 |
| Morte per causecardiovascolari | 6,1 | 8,1 | 0,74 (0,64-0,87) | <0,001 |
| Ictus | 3,4 | 4,9 | 0,68 (0,56-0,84) | <0,001 |
| Endpoints secondari | ||||
| Morte per qualsiasi causa | 10,4 | 12,2 | 0,84 (0,75-0,95) | 0,005 |
| Necessità dirivascolarizzazione | 16,0 | 18,3 | 0,85 (0,77-0,94) | 0,002 |
| Ospedalizzazione perangina instabile | 12,1 | 12,3 | 0,98 (0,87-1,10) | NS |
| Ospedalizzazione perinsufficienza cardiaca | 3,2 | 3,5 | 0,88 (0,70-1,10) | 0,25 |
| Complicanze correlate aldiabete | 6,4 | 7,6 | 0,84 (0,72-0,98) | 0,03 |
Lo studio MICRO-HOPE, un sottostudio predefinito derivante dallo studio HOPE, ha studiato gli effetti dell’associazione di ramipril 10 mg al regime terapeutico corrente verso placebo, in 3.577 pazienti con una età ≥ 55 anni (senza limite superiore di età) con prevalenza del diabete di tipo 2 (ed almeno un altro fattore di rischio cardiovascolare), normotesi o ipertesi.
L’analisi primaria ha evidenziato che 117 (6,5%) dei partecipanti che assumevano ramipril e 149 (8,4%) di coloro che ricevevano placebo hanno sviluppato nefropatia, che corrisponde ad una Riduzione del Rischio Relativo (RRR) del 24%, IC 95% [3-40], p=0,027.
Lo studio REIN, uno studio multicentrico randomizzato in doppio cieco a gruppi paralleli controllato con placebo era rivolto a valutare l'effetto del trattamento con ramipril sulla velocità di diminuzione del tasso di filtrazione glomerulare (GFR) in 352 pazienti normotesi o ipertesi (18-70 anni) affetti da proteinuria lieve (ad es. escrezione media urinaria di proteine >1 e <3 g/24 ore) o grave (≥3 g/24 ore) dovuta a nefropatia cronica non diabetica.
Entrambe le sottopopolazioni sono state stratificate in modo prospettico.
L'analisi principale dei pazienti con la proteinuria più grave (strato prematuramente interrotto a causa di un chiaro beneficio nel gruppo ramipril) ha mostrato che il tasso medio di diminuzione del GFR al mese era più basso con ramipril rispetto al placebo: -0,54 (0,66) rispetto a -0,88 (1,03) ml/min/mese, p=0,038. La differenza intergruppo era quindi 0,34 [0,03- 0,65] al mese e circa 4 ml/min/anno; il 23,1% dei pazienti del gruppo ramipril ha raggiunto l'endpoint combinato secondario di raddoppio della concentrazione basale di creatinina sierica e/o malattia renale allo stadio terminale (ESRD) (necessità di dialisi o trapianto renale) rispetto al 45,5% nel gruppo placebo (p = 0,02).
Doppio blocco del sistema renina-angiotensina-aldosterone (SRAA)
Due grandi studi randomizzati e controllati (ONTARGET (ONgoing Telmisartan Alone and in combination with Ramipril Global Endpoint Trial) e VA NEPHRON-D (The Veterans Affairs Nephropathy in Diabetes)) hanno preso in esame l'uso della combinazione di un ACE-inibitore con un antagonista del recettore dell’angiotensina II.
ONTARGET è stato uno studio condotto su pazienti con anamnesi di patologia cardiovascolare o cerebrovascolare, o diabete mellito di tipo 2 associato all’evidenza di danno d'organo. VA NEPHRON-D è stato uno studio condotto in pazienti con diabete mellito di tipo 2 e nefropatia diabetica.
Questi studi non hanno dimostrato alcun significativo effetto benefico sugli esiti e sulla mortalità renale e/o cardiovascolare, mentre è stato osservato un aumento del rischio di iperpotassiemia, danno renale acuto e/o ipotensione rispetto alla monoterapia.
Questi risultati sono anche rilevanti per gli altri ACE-inibitori e per gli antagonisti del recettore dell'angiotensina II, date le loro simili proprietà farmacodinamiche.
Gli ACE-inibitori e gli antagonisti del recettore dell'angiotensina II non devono quindi essere usati contemporaneamente in pazienti con nefropatia diabetica.
ALTITUDE (Aliskiren Trial in Type 2 Diabetes Using Cardiovascular and Renal Disease Endpoints) è stato uno studio volto a verificare il vantaggio di aggiungere aliskiren ad una terapia standard di un ACE-inibitore o un antagonista del recettore dell'angiotensina II in pazienti con diabete mellito di tipo 2 e malattia renale cronica, malattia cardiovascolare, o entrambe. Lo studio è stato interrotto precocemente a causa di un aumentato rischio di eventi avversi. Morte cardiovascolare e ictus sono stati entrambi numericamente più frequenti nel gruppo aliskiren rispetto al gruppo placebo e gli eventi avversi gravi di interesse (iperpotassiemia, ipotensione e disfunzione renale) sono stati riportati più frequentemente nel gruppo aliskiren rispetto al gruppo placebo.
Popolazione pediatrica
In uno studio clinico randomizzato, condotto in doppio cieco, controllato con placebo, che ha coinvolto 244 pazienti pediatrici affetti da ipertensione (73% di ipertensione primaria), di età compresa tra i 6 e i 16 anni, i pazienti sono stati trattati con basse, intermedie o alte dosi di ramipril per ottenere concentrazioni plasmatiche di ramiprilato corrispondenti all’intervallo di dose dell’adulto di 1,25 mg, 5 mg e 20 mg in base al peso corporeo.
Alla fine delle 4 settimane, ramipril era risultato inefficace relativamente all’endpoint di abbassamento della pressione arteriosa sistolica, mentre alla dose più alta ha ridotto la pressione arteriosa diastolica. Sia le dosi intermedie che quelle alte di ramipril hanno mostrato una significativa riduzione di entrambe le pressioni arteriose, sistolica e diastolica, nei bambini con ipertensione accertata.
Questo effetto non è stato osservato in uno studio di sospensione di 4 settimane con aumento progressivo del dosaggio, randomizzato, in doppio cieco, condotto su 218 pazienti pediatrici di età compresa tra i 6 e i 16 anni (75% di ipertensione primaria), nei quali la pressione arteriosa sistolica e diastolica mostravano un modesto rebound, ma non un ritorno statisticamente significativo ai valori basali, in tutti e tre gli intervalli di dose testati [dose bassa (0,625 mg – 2,5 mg), dose intermedia (2,5 mg – 10 mg) o dose elevata (5 mg – 20 mg)] di ramipril in funzione del peso. Nella popolazione pediatrica studiata ramipril non ha mostrato una relazione dose-risposta lineare.
Amlodipina
Meccanismo d’azione
Amlodipina è un inibitore del flusso degli ioni calcio appartenente al gruppo delle diidropiridine (bloccante dei canali lenti o antagonista degli ioni calcio) ed inibisce il flusso transmembrana degli ioni calcio nella muscolatura liscia miocardica ed in quella vascolare.
Il meccanismo dell’azione antipertensiva di amlodipina è dovuto ad un effetto rilassante diretto sulla muscolatura liscia vascolare. L’esatto meccanismo con cui amlodipina allevia gli effetti dell’angina non è ancora del tutto noto, ma l’amlodipina riduce il carico ischemico totale attraverso le due azioni di seguito descritte:
-
L’amlodipina dilata le arteriole periferiche, riducendo così le resistenze periferiche totali (post-carico) contro cui lavora il cuore. Considerato che la frequenza cardiaca rimane stabile, questo mancato carico del cuore riduce il consumo energetico e la richiesta di ossigeno da parte del miocardio.
-
Il meccanismo di azione di amlodipina coinvolge probabilmente anche la dilatazione delle principali arterie coronarie e delle arteriole coronariche, sia nelle regioni normali che ischemiche. Tale dilatazione aumenta il rilascio di ossigeno nel miocardio nei pazienti con spasmo delle arterie coronariche (angina di Prinzmetal o sua variante).
Nei pazienti con ipertensione, la somministrazione di una dose giornaliera riduce in maniera clinicamente significativa la pressione arteriosa sia in posizione supina che eretta per tutto l’arco delle 24 ore. A causa della lenta insorgenza d’azione, l’ipotensione acuta non è una caratteristica della somministrazione di amlodipina.
L’amlodipina non è stata associata ad alcun effetto metabolico indesiderato o ad alterazione dei lipidi plasmatici ed è adatta all’uso nei pazienti con asma, diabete, e gotta.
Uso in pazienti con malattia coronarica (CAD)
L’efficacia di amlodipina nel prevenire gli eventi clinici in pazienti con malattia coronarica (CAD) è stata valutata in uno studio indipendente, multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo su 1.997 pazienti.
Comparazione di Amlodipina rispetto a Enalapril per la Limitazione dei casi di Trombosi (CAMELOT). Di questi pazienti, 663 sono stati trattati con amlodipina 5-10 mg, 673 pazienti sono stati trattati con enalapril 10-20 mg, e 655 pazienti sono stati trattati con placebo, in aggiunta al trattamento standard delle statine, dei beta bloccanti, dei diuretici e dell’aspirina, per 2 anni. I risultati chiave relativi alla efficacia sono presentati nella Tabella 2. I risultati indicano che il trattamento con amlodipina era associato con un minor numero di ospedalizzazioni per angina e procedure di rivascolarizzazione nei pazienti con CAD.
| Tabella 2. Incidenza dei risultati clinici significativi di CAMELOT | |||||
| Tasso di eventi cardiovascolari Amlodipina vs. PlaceboNo. (%) | |||||
| Risultati | Amlodipina | Placebo | Enalapril | Prapporto di rischio(95% CI) | Valore P |
| Endpoint primario | |||||
| Eventi avversi | 110 (16,6) | 151 (23,1) | 136 (20,2) | 0,69 (0,54-0,88) | .003 |
| cardiovascolari | |||||
| Componenti Individuali | |||||
| Rivascolarizzazione | 78 (11,8) | 103 (15,7) | 95 (14,1) | 0,73 (0,54-0,98) | .03 |
| coronarica | |||||
| Ospedalizzazione per | 51 (7,7) | 84 (12,8) | 86 (12,8) | 0,58 (0,41-0,82) | .002 |
| angina | |||||
| Infarto del miocardio | 14 (2,1) | 19 (2,9) | 11 (1,6) | 0,73 (0,37-1,46) | .37 |
| MI non fatale | |||||
| Ictus o TIA | 6 (0,9) | 12 (1,8) | 8 (1,2) | 0,50 (0,19-1,32) | .15 |
| Morte cardiovascolare | 5 (0,8) | 2 (0,3) | 5 (0,7) | 2,46 (0,48-12,7) | .27 |
| Ospedalizzazione per | 3 (0,5) | 5 (0,8) | 4 (0,6) | 0,59 (0,14-2,47) | .46 |
| CHF | |||||
| Arresto cardiaco | 0 | 4 (0,6) | 1 (0,1) | ND | .04 |
| rianimato | |||||
| Nuova insorgenza della | |||||
| malattia vascolare | 5 (0,8) | 2 (0,3) | 8 (1,2) | 2,6 (0,50-13,4) | .24 |
| perificerica | |||||
Abbreviazioni: CHF, insufficienza cardiaca congestizia; CI, intervallo di confidenza; MI, infarto del miocardio; TIA, attacco ischemico transitorio.
Uso in pazienti con insufficienza cardiaca
Studi di emodinamica e trial clinici controllati, basati sull’esercizio, in pazienti con insufficienza cardiaca di classe II-IV della classificazione NYHA hanno dimostrato che l’amlodipina non ha portato ad un deterioramento clinico misurato attraverso la tolleranza all’esercizio, la frazione di eizione ventricolare sinistra e la sintomatologia clinica.
Uno studio controllato con placebo (PRAISE) progettato per valutare pazienti con insufficienza cardiaca di classe III-IV della classificazione NYHA che assumono digossina, diuretici ed ACE-inibitori, ha mostrato che l’amlodipina non ha prodotto un incremento del rischio di mortalità o del rischio combinato di mortalità e morbilità nei pazienti con insufficienza cardiaca.
In uno studio di follow-up, a lungo termine, controllato con placebo (PRAISE-2), sull’amlodipina, condotto su pazienti con insufficienza cardiaca di classe III e IV della classificazione NYHA, senza sintomi clinici o segni obiettivi suggestivi di una malattia ischemica sottostante, trattati con dosi fisse di ACE-inibitori, digitale e diuretici, l’amlodipina non ha avuto alcun effetto sulla mortalità cardiovascolare totale. In questa stessa popolazione l’amlodipina è stata associata ad un aumento dei casi di edema polmonare.
Studio clinico sul trattamento per la prevenzione dell’attacco cardiaco (ALLHAT)
Uno studio clinico di morbidità-mortalità, randomizzato, in doppio cieco, denominato ALLHAT (Antihypertensive and Lipid-Lowering Treatment to Prevent Heart Attack Trial – Trattamento antipertensivo e di riduzione dei lipidi per la prevenzione dell’attacco cardiaco) è stato condotto per mettere a confronto le più recenti terapie farmacologiche: amlodipina 2,5-10 mg/die (bloccante dei canali del calcio) o lisinopril 10-40 mg/die (ACE-inibitore) come terapie di prima linea rispetto al trattamento con il diuretico tiazidico clortalidone 12,5-25 mg/die, nell’ipertensione da lieve a moderata.
In totale sono stati randomizzati 33.357 pazienti ipertesi di età ≥ 55 anni che sono stati seguiti per una media di 4,9 anni. I pazienti presentavano almeno un altro fattore di rischio di cardiopatia coronarica (CHD), inclusi: precedente infarto del miocardio o ictus (> 6 mesi prima dell’arruolamento) o altra malattia cardiovascolare aterosclerotica documentata CVD (complessivamente 51,5%), diabete di tipo 2 (36,1%), CHDL < 35 mg/dl (11,6%), ipertrofia ventricolare sinistra diagnosticata mediante elettrocardiogramma o ecocardiografia (20,9%), attualmente fumatore (21,9%).
L’endpoint primario consisteva in una combinazione di CHD fatale o infarto del miocardio non fatale. Non è stata osservata alcuna differenza significativa nell’endpoint primario tra la terapia a base di amlodipina e quella a base di clortalidone: RR 0,98, IC 95% (0,90-1,07), p=0,65. Tra gli endpoint secondari, l’incidenza di insufficienza cardiaca (una delle componenti dell’endpoint cardiovascolare composito combinato) è stata significativamente più elevata nel gruppo con amlodipina rispetto al gruppo con clortalidone (10,2 vs 7,7%, RR: 1,38, IC 95% [1,25-1,52], p<0,001). Tuttavia, non è stata osservata una differenza significativa nella mortalità per qualsiasi causa tra la terapia a base di amlodipina e quella a base di clortalidone. RR: 0,96, IC 95% [0,89-1,02], p=0,20.
Uso nei bambini (bambini di età superiore a 6 anni)
In uno studio che ha coinvolto 268 bambini nell’intervallo di età 6-17 anni, principalmente affetti da ipertensione secondaria, in cui sono stati confrontati amlodipina 2,5 mg e 5,0 mg contro placebo, è stato evidenziato che entrambe le dosi di farmaco riducono la pressione arteriosa sistolica in misura significativamente maggiore rispetto al placebo. La differenza tra i due dosaggi non è risultata statisticamente significativa.
Non sono stati studiati gli effetti a lungo termine di amlodipina su crescita, pubertà e sviluppo generale. Inoltre, non è stata stabilita l’efficacia a lungo termine della terapia con amlodipina in età pediatrica nel ridurre la morbilità e la mortalità cardiovascolare in età adulta.
L’Agenzia Europea per i Medicinali ha concesso l’esonero dall’obbligo di presentare i risultati degli studi con Ramipril e Amlodipina Zentiva in tutti i sottogruppi della popolazione pediatrica per l’indicazione autorizzata (vedere paragrafo 4.2 per informazioni sull’uso pediatrico).
Ramipril
Assorbimento
A seguito della somministrazione orale, ramipril è rapidamente assorbito dal tratto gastrointestinale: il picco della concentrazione plasmatica di ramipril è raggiunto entro 1 ora. Sulla base della quantità riscontrata nelle urine, l’entità dell’assorbimento è almeno del 56% e non è significativamente influenzata dalla presenza di cibo nel tratto gastrointestinale.
La biodisponibilità del metabolita attivo ramiprilato, dopo la somministrazione orale di 2,5 mg e 5 mg di ramipril, è del 45%.
Il picco di concentrazione plasmatica di ramiprilato, unico metabolita attivo di ramipril, è raggiunto 2- 4 ore dopo l’assunzione di ramipril. Dopo somministrazione, una volta al giorno, delle consuete dosi di ramipril, le concentrazioni plasmatiche di ramiprilato allo stato stazionario vengono raggiunte all’incirca entro il quarto giorno di trattamento.
Distribuzione
Il legame di ramipril alle proteine sieriche e di circa il 73% e quello del ramiprilato è di circa il 56%.
Biotrasformazione
Ramipril, viene quasi completamente metabolizzato e convertito in ramiprilato e nell’estere dichetopiperazina, nell’acido dichetopiperazinico e nei glucuronidi di ramipril e ramiprilato.
Eliminazione
L’escrezione dei metaboliti è principalmente renale. Le concentrazioni plasmatiche di ramiprilato diminuiscono in maniera polifasica. Il ramiprilato, per via del suo forte e saturabile legame all’ACE e della lenta dissociazione dall’enzima, a concentrazioni plasmatiche molto basse, mostra una fase di eliminazione terminale prolungata. Dopo somministrazione di dosi giornaliere multiple di ramipril, l’emivita effettiva delle concentrazioni di ramiprilato è stata di 13-17 ore per le dosi da 5-10 mg e più lunga per le dosi più basse da 1,25- 2,5 mg. Questa differenza è correlata alla capacità di saturazione dell’enzima nel legare il ramiprilato.
Pazienti con danno renale (vedere paragrafo 4.2)
L’escrezione renale di ramiprilato è ridotta nei pazienti con funzionalità renale ridotta, e la clearance renale di ramiprilato è proporzionalmente legata alla clearance della creatinina. Questo determina elevate concentrazioni plasmatiche di ramiprilato, che diminuiscono più lentamente rispetto ai soggetti con funzionalità renale normale.
Pazienti con compromissione epatica (vedere paragrafo 4.2)
Nei pazienti con compromissione della funzionalità epatica, il metabolismo di ramipril a ramiprilato risulta rallentato, per la ridotta attività delle esterasi epatiche, ed in tali pazienti i livelli plasmatici di ramipril risultano aumentati. Il picco della concentrazione di ramiprilato in questi pazienti, comunque, non è diverso da quello dei soggetti con funzionalità epatica normale.
Allattamento
Una singola dose orale di ramipril ha prodotto un livello non rilevabile nel latte materno di ramipril e del suo metabolita. Tuttavia l’effetto della somministrazione di dosi multiple non è noto.
Popolazione pediatrica
Il profilo farmacocinetico di ramipril è stato studiato in 30 pazienti pediatrici ipertesi, nell’intervallo di età 2-16 anni, con un peso corporeo >10 kg. Dopo la somministrazione di dosi da 0,05 a 0,2 mg/kg, ramipril è stato rapidamente ed ampiamente metabolizzato a ramiprilato. Il picco delle concentrazioni plasmatiche di ramiprilato si manifestava entro 2-3 ore.
La clearance di ramiprilato era altamente correlata al logaritmo del peso corporeo (p<0,01) così come alla dose (p<0,001). Clearance e volume di distribuzione aumentavano con il crescere dell’età dei bambini, per ciascun gruppo di dosaggio.
La dose di 0,05 mg/kg nei bambini raggiungeva livelli di esposizione comparabili a quelli negli adulti trattati con ramipril 5 mg. La dose di 0,2 mg/kg nei bambini mostrava livelli di esposizione più alti rispetto alla dose massima di 10 mg al giorno, raccomandata negli adulti.
Amlodipina
Assorbimento, distribuzione, legame alle proteine plasmatiche
Dopo la somministrazione orale di dosi terapeutiche, amlodipina è ben assorbita con un picco nei livelli ematici compreso nell’intervallo tra 6-12 ore post-dose. La biodisponibilità assoluta è stata stimata essere compresa nell’intervallo tra 64 e 80%. Il volume di distribuzione è di circa 21 l/kg. Studi in vitro hanno evidenziato che circa il 97,5% dell’amlodipina circolante è legata alle proteine plasmatiche.
La biodisponibilità di amlodipina non è modificata dall’assunzione di cibo.
Biotrasformazione/eliminazione
L’emivita plasmatica di eliminazione calcolata nella fase terminale è di circa 35-50 ore ed è coerente con il dosaggio di una somministrazione al giorno. Amlodipina è ampiamente metabolizzata nel fegato in metaboliti inattivi con il 10% del composto originario ed il 60% di metaboliti eliminati attraverso le urine.
Compromissione epatica
Sono disponibili dati clinici molto limitati relativi alla somministrazione di amlodipina in pazienti con compromissione epatica. I pazienti con insufficienza epatica hanno una ridotta clearance di amlodipina con conseguente maggiore emivita ed un aumento dell’AUC di circa il 40-60%.
Popolazione anziana
L’intervallo di tempo entro cui viene raggiunto il picco di concentrazione plasmatica di amlodipina è simile nei soggetti anziani ed in quelli più giovani. Nei pazienti anziani la clearance di amlodipina tende a diminuire, con conseguente aumento dell’AUC e dell’emivita di eliminazione. Nei pazienti con insufficienza cardiaca congestizia gli aumenti dell’AUC e dell’emivita di eliminazione sono risultati in linea con quelli attesi per il gruppo dei pazienti anziani sottoposti allo studio.
Popolazione pediatrica
Uno studio di farmacocinetica di popolazione è stato condotto su 74 bambini ipertesi di età compresa tra 1- 17 anni (di cui 34 pazienti avevano un’età compresa nell’intervallo 6-12 anni e 28 pazienti nell’intervallo 13-17 anni) ai quali è stata somministrata una dose di amlodipina compresa tra 1,25 e 20 mg somministrata una o due volte al giorno. Nei bambini di età 6-12 anni e negli adolescenti di età 13-17 anni, la clearance orale tipica (CL/F) era 22,5 e 27,4 L/h nei maschi, e 16,4 e 21,3 L/h nelle femmine, rispettivamente. Nell’esposizione è stata osservata una grande variabilità tra individui. I dati disponibili per i bambini di età inferiore a 6 anni sono limitati.
