TRODELVY 200 MG POLVERE PER CONCENTRATO PER SOLUZIONE PER INFUSIONE
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Classe
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Nota AIFA
Regime SSN
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Nome del farmaco
Glutine / Lattosio
Lattosio: Nessun dato
Forma farmaceutica
Produttore
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RCP - TRODELVY 200 MG
Cancro della mammella triplo negativo
Trodelvy è indicato:
-
in associazione a pembrolizumab, per il trattamento di pazienti adulti con cancro della mammella triplo negativo (triple-negative breast cancer, TNBC) localmente avanzato non resecabile o metastatico che non abbiano ricevuto in precedenza terapie sistemiche per la malattia metastatica e i cui tumori esprimano PD-L1 con un punteggio combinato positivo (combined positive score, CPS) ≥ 10 (vedere paragrafi 4.2 e 5.1);
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in monoterapia per il trattamento di pazienti adulti con cancro della mammella triplo negativo (triple-negative breast cancer, TNBC) localmente avanzato non resecabile o metastatico che non abbiano ricevuto in precedenza terapie sistemiche per la malattia metastatica e che non siano candidabili per la terapia con inibitori di PD-1 o PD-L1 (vedere paragrafo 5.1);
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in monoterapia per il trattamento di pazienti adulti con TNBC metastatico o non resecabile che abbiano ricevuto in precedenza almeno due terapie sistemiche, almeno una delle quali per la malattia avanzata (vedere paragrafo 5.1).
Cancro della mammella HR+/HER2-
Trodelvy in monoterapia è indicato per il trattamento di pazienti adulti con cancro della mammella positivo per i recettori ormonali (HR) e negativo per il recettore HER2, metastatico o non resecabile che abbiano ricevuto in precedenza terapia endocrina e almeno altre due terapie sistemiche nel contesto avanzato (vedere paragrafo 5.1)
Trodelvy deve essere prescritto e somministrato ai pazienti solo da medici esperti nell’uso di terapie antitumorali, e somministrato in un contesto in cui sono disponibili servizi per la rianimazione avanzata.
Selezione dei pazienti
La determinazione dello stato di PD-L1 ai fini del trattamento con sacituzumab govitecan in associazione a pembrolizumab deve essere effettuata mediante un dispositivo medico-diagnostico in vitro (IVD) con marcatura CE, destinato all’uso con pembrolizumab. Qualora il dispositivo IVD con marcatura CE non sia disponibile, deve essere utilizzato un test alternativo validato (vedere paragrafi 4.1 e 5.1).
Posologia
La dose raccomandata di sacituzumab govitecan in monoterapia o in associazione a pembrolizumab è 10 mg/kg di peso corporeo somministrati mediante infusione endovenosa una volta alla settimana al giorno 1 e al giorno 8 di cicli di trattamento di 21 giorni. Il trattamento deve essere continuato fino a progressione della malattia o a tossicità inaccettabile.
Quando somministrati lo stesso giorno, sacituzumab govitecan deve essere somministrato ai pazienti prima di pembrolizumab.
Per le informazioni posologiche relative a pembrolizumab, fare riferimento al Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto (RCP) di pembrolizumab.
Trattamento preventivo
Prima di ciascuna dose di sacituzumab govitecan, si raccomanda un trattamento per prevenire le reazioni correlate all’infusione e per prevenire la nausea e il vomito indotti dalla chemioterapia (chemotherapy-induced nausea and vomiting, CINV) (vedere paragrafo 4.4).
Profilassi per la neutropenia
Nei pazienti ad aumentato rischio di neutropenia febbrile, si deve prendere in considerazione la profilassi primaria con fattore stimolante le colonie granulocitarie (G-CSF) a partire dal primo ciclo (vedere paragrafo 4.4).
Modifiche della dose per reazioni avverse per sacituzumab govitecan
La gestione delle reazioni avverse può richiedere la sospensione temporanea, la riduzione della dose o l’interruzione del trattamento con sacituzumab govitecan. Lo schema di riduzione della dose raccomandato è presentato nella Tabella 1 e le modifiche della dose raccomandate per le reazioni avverse sono riportate nella Tabella 2. La dose di sacituzumab govitecan non deve essere aumentata di nuovo dopo che è stata ridotta a causa di reazioni avverse.
Tabella 1: Schema di riduzione della dose
| Schema di riduzione della dose | Livello di dose |
| Dose iniziale raccomandata | 10 mg/kg |
| Prima riduzione della dose | Ridurre a 7,5 mg/kg |
| Seconda riduzione della dose | Ridurre a 5 mg/kg |
| Necessità di ulteriore riduzione della dose | Interrompere il trattamento |
Tabella 2: Modifiche della dose raccomandate per reazioni avverse
| Reazioni avverse | Gravità | Modifica della dose |
| Neutropenia | < 1 000/mm3)(ANC < 1 000/mm3) | risoluzione a ≤ grado 1 (ANC≥ 1 500/mm3) per la dose del Giorno 1 o al grado 2 (ANC ≥ 1 000/mm3) per la dose del Giorno 8 (vedere paragrafo 4.4). |
| Nausea/Vomito/Diarrea | ||
| Reazione correlata a infusione | ||
| Altre tossicità | risoluzione a ≤ grado 1. |
-
Neutropenia di grado 3-4 (Conta Assoluta dei Neutrofili [ANC]
-
Neutropenia febbrile di grado 3-4
-
Sospendere il trattamento fino alla
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Somministrare G-CSF durante il trattamento come clinicamente indicato.
-
Per successivi eventi di neutropenia febbrile di grado 3-4 o successivi eventi di neutropenia prolungata di grado 3-4, ridurre di un livello di dose a ogni recidiva o interrompere la somministrazione secondo la Tabella 1.
-
Nausea, vomito o diarrea di grado 3-4 dovuti a trattamento non controllato con antiemetici e agenti antidiarroici
-
Sospendere il trattamento fino alla risoluzione a ≤ grado 1 (vedere paragrafo 4.4).
-
Ridurre di un livello di dose a ogni occorrenza o interrompere la somministrazione secondo la Tabella 1.
-
Reazioni correlate a infusione di grado 1-3
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Rallentare o interrompere la velocità di infusione di sacituzumab govitecan
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Reazioni correlate a infusione di grado 4
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Interrompere il trattamento
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Altre tossicità di grado 3-4 di qualsiasi durata nonostante una gestione medica ottimale
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Sospendere il trattamento fino alla
-
Ridurre di un livello di dose a ogni occorrenza o interrompere la somministrazione secondo la Tabella 1.
Modifiche della dose per reazioni avverse per sacituzumab govitecan in associazione a pembrolizumab
Quando sacituzumab govitecan è somministrato in associazione a pembrolizumab, il trattamento con uno o entrambi i medicinali deve essere interrotto o sospeso, oppure la dose di sacituzumab govitecan deve essere ridotta, per gestire in modo appropriato le reazioni avverse, come descritto nella Tabella 1 e nella Tabella 2. Per le raccomandazioni sulla gestione delle reazioni avverse di pembrolizumab, fare riferimento al RCP di pembrolizumab.
Popolazioni speciali
Anziani
Nessun aggiustamento della dose è richiesto in pazienti ≥ 65 anni di età. I dati sull’uso di sacituzumab
govitecan in pazienti di età ≥ 75 anni sono limitati.
Compromissione epatica
Nessun aggiustamento della dose iniziale è richiesto quando si somministra sacituzumab govitecan a pazienti con compromissione epatica lieve (bilirubina ≤ 1,5 il limite superiore della norma [ULN] e aspartato aminotransferasi [AST]/alanina aminotransferasi [ALT] < 3 ULN).
La sicurezza di sacituzumab govitecan in pazienti con compromissione epatica moderata o severa non è stata stabilita. Sacituzumab govitecan non è stato studiato nei pazienti che presentano almeno una delle seguenti caratteristiche: bilirubina sierica > 1,5 ULN, AST o ALT > 3 ULN senza metastasi al fegato o AST o ALT > 5 ULN con metastasi al fegato. L’uso di sacituzumab govitecan deve essere evitato in questi pazienti.
Compromissione renale
Nessun aggiustamento della dose iniziale è richiesto quando si somministra sacituzumab govitecan a pazienti con compromissione renale lieve o moderata.
Sacituzumab govitecan non è stato studiato in pazienti con compromissione renale severa o malattia renale allo stadio terminale (clearance della creatinina [CrCl] < 15 mL/min).
Popolazione pediatrica
La sicurezza e l’efficacia di sacituzumab govitecan nei bambini e negli adolescenti di età compresa tra 0 e 18 anni non sono state stabilite. Non ci sono dati disponibili.
Modo di somministrazione
Sacituzumab govitecan è solo per uso endovenoso. Deve essere ricostituito e diluito da operatori sanitari esperti nella manipolazione di terapie antitumorali. Deve essere somministrato mediante infusione endovenosa, non mediante infusione endovenosa rapida o bolo.
Prima infusione: l’infusione deve essere somministrata in un arco di tempo di 3 ore.
Infusioni successive: se le infusioni precedenti sono state tollerate, l’infusione deve essere somministrata in un arco di tempo di 1-2 ore.
Durante ciascuna infusione e per almeno 30 minuti dopo ogni infusione, i pazienti devono essere tenuti sotto osservazione per individuare eventuali segni o sintomi di reazioni correlate all’infusione (vedere paragrafo 4.4).
Per le istruzioni sulla ricostituzione e sulla diluizione del medicinale prima della somministrazione, vedere paragrafo 6.6.
Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1.
Tracciabilità
Al fine di migliorare la tracciabilità dei medicinali biologici, il nome e il numero di lotto del medicinale somministrato devono essere chiaramente registrati.
Neutropenia
Sacituzumab govitecan può causare neutropenia severa o che mette in pericolo la vita (vedere paragrafo 4.8). Negli studi clinici con sacituzumab govitecan sono state osservate infezioni fatali in presenza di neutropenia, in particolare nei primi due cicli di trattamento.
La profilassi primaria con G-CSF deve essere presa in considerazione a partire dal primo ciclo di trattamento nei pazienti a maggior rischio di neutropenia febbrile, ad esempio pazienti anziani (in particolare di età pari o superiore a 65 anni), pazienti con precedente neutropenia, performance status basso, disfunzione d’organo (inclusa disfunzione renale, epatica o cardiovascolare) o molteplici comorbilità. Monitorare l’ANC durante il trattamento.
Sacituzumab govitecan non deve essere somministrato se l’ANC è al di sotto di 1 500/mm3 il giorno 1 di qualsiasi ciclo o se la conta dei neutrofili è al di sotto di 1 000/mm3 il giorno 8 di qualsiasi ciclo.
Sacituzumab govitecan non deve essere somministrato in caso di febbre neutropenica. In caso di neutropenia o neutropenia febbrile possono rendersi necessarie modifiche della dose. Trattare la
neutropenia con G-CSF e considerare la profilassi nei cicli successivi come clinicamente indicato (vedere paragrafi 4.2 e 4.8).
Diarrea
Sacituzumab govitecan può causare diarrea severa (vedere paragrafo 4.8). In alcuni casi, sono stati osservati disidratazione e danno renale acuto conseguenti alla diarrea. Sacituzumab govitecan non deve essere somministrato in caso di diarrea di grado 3-4 al momento del trattamento programmato e il trattamento deve essere proseguito solo quando la situazione si è risolta a un grado ≤ 1 (vedere paragrafi 4.2 e 4.8). Al momento dell’insorgenza della diarrea, e se non viene identificata alcuna causa di infezione, deve essere iniziato il trattamento con loperamide. Inoltre, è possibile impiegare misure di supporto aggiuntive (ad esempio reintegrazione di liquidi e degli elettroliti), come indicato clinicamente.
I pazienti che mostrano una risposta colinergica eccessiva al trattamento con sacituzumab govitecan (ad esempio, crampi addominali, diarrea, salivazione, ecc.) possono ricevere il trattamento appropriato (ad esempio, atropina) per i trattamenti successivi con sacituzumab govitecan.
Ipersensibilità
Sacituzumab govitecan può causare ipersensibilità severa e che mette in pericolo la vita (vedere paragrafo 4.8). Negli studi clinici sono state osservate reazioni anafilattiche a sacituzumab govitecan e l’uso di sacituzumab govitecan è controindicato in pazienti con ipersensibilità nota a sacituzumab govitecan (vedere paragrafo 4.3).
Si raccomanda di trattare i pazienti che ricevono sacituzumab govitecan con antipiretici, antagonisti dei recettori H1 e H2 o corticosteroidi (ad esempio, 50 mg di idrocortisone o equivalente, per via orale o endovenosa) prima dell’infusione. Durante ogni infusione di sacituzumab govitecan e per almeno
30 minuti dopo il termine di ogni infusione, i pazienti devono essere tenuti sotto stretta osservazione per individuare eventuali reazioni correlate all’infusione. La velocità di infusione di sacituzumab govitecan deve essere rallentata oppure l’infusione deve essere interrotta se il paziente sviluppa una reazione correlata all’infusione. La terapia con sacituzumab govitecan deve essere interrotta definitivamente se si verificano reazioni correlate all’infusione che mettono in pericolo la vita (vedere paragrafo 4.2).
Nausea e vomito
Sacituzumab govitecan è emetogeno (vedere paragrafo 4.8). Si raccomanda un trattamento antiemetico preventivo con due o tre medicinali (ad esempio, desametasone con un antagonista del recettore della 5-idrossitriptamina 3 [5-HT3] o un antagonista del recettore 1 della neurochinina [NK-1] e altri medicinali, secondo indicazioni) per prevenire la nausea e il vomito indotti dalla chemioterapia (CINV).
Sacituzumab govitecan non deve essere somministrato in caso di nausea di grado 3 o vomito di grado 3-4 al momento della somministrazione del trattamento programmato e il trattamento deve essere proseguito solo insieme ad altre misure di supporto quando la situazione si è risolta a un grado
≤ 1 (vedere paragrafo 4.2). Possono essere impiegati in aggiunta anche farmaci antiemetici e misure di supporto, come clinicamente appropriato. A tutti i pazienti devono essere forniti medicinali da assumere a casa e istruzioni chiare per la prevenzione e il trattamento di nausea e vomito.
Uso in pazienti con ridotta attività della UGT1A1
L’SN-38 (la piccola molecola componente di sacituzumab govitecan) è metabolizzato dalla uridina difosfato glucuronosil transferasi (UGT1A1). Le varianti genetiche del gene UGT1A1 come l’allele UGT1A1*28 riducono l’attività dell’enzima UGT1A1. Gli individui che sono omozigoti per l’allele UGT1A1*28 sono a rischio maggiore di neutropenia, neutropenia febbrile e anemia nonché di altre reazioni avverse dopo l’inizio del trattamento con sacituzumab govitecan (vedere paragrafo 4.8).
Un’incidenza più elevata di neutropenia di grado 3-4, neutropenia febbrile e anemia è stata osservata nei pazienti omozigoti per l’allele UGT1A1*28 e nei pazienti eterozigoti per l’allele UGT1A1*6 rispetto ai pazienti omozigoti per l’allele wild-type. Circa il 20% della popolazione nera, il 10% della popolazione bianca e il 2% della popolazione dell’Asia Orientale è omozigote per l’allele UGT1A1*28. Circa lo 0,2% della popolazione nera, lo 0,3% della popolazione bianca e il 27% della popolazione dell’Asia Orientale è eterozigote per l’allele UGT1A1*6. In alcune popolazioni possono essere prevalenti varianti di altri alleli potenzialmente associate a una ridotta attività dell’enzima UGT1A1. I pazienti con nota attività ridotta di UGT1A1 devono essere attentamente monitorati per individuare eventuali reazioni avverse. Se non noto, non è necessario eseguire il test dello stato dell’UGT1A1 poiché la gestione delle reazioni avverse, incluse le modifiche della dose raccomandate, è la stessa per tutti i pazienti.
Tossicità embrio-fetale
In base al suo meccanismo d’azione, sacituzumab govitecan può causare teratogenicità e/o mortalità embrio-fetale se somministrato alle donne in gravidanza. Sacituzumab govitecan contiene un componente genotossico, l’SN-38, e colpisce rapidamente le cellule in fase di divisione. Le donne in gravidanza e le donne in età fertile devono essere informate del potenziale rischio per il feto. Lo stato di gravidanza delle donne in età fertile deve essere accertato prima dell’inizio della terapia con sacituzumab govitecan (vedere paragrafo 4.6).
Sodio
Questo medicinale sarà ulteriormente preparato per la somministrazione con una soluzione contenente sodio (vedere paragrafo 6.6). Questo deve essere tenuto in considerazione in rapporto all’assunzione totale giornaliera di sodio da qualsiasi fonte da parte del paziente.
Non sono stati effettuati studi d’interazione. Inibitori dell’UGT1A1
La somministrazione concomitante di sacituzumab govitecan con inibitori dell’UGT1A1 può aumentare l’incidenza di reazioni avverse dovute al potenziale aumento dell’esposizione sistemica a SN-38. Sacituzumab govitecan deve essere impiegato con cautela nei pazienti che assumono inibitori dell’UGT1A1 (ed esempio, propofol, ketoconazolo, inibitori delle tirosin chinasi dell’EGFR).
Induttori dell’UGT1A1
L’esposizione a SN-38 può essere ridotta nei pazienti co-trattati con induttori dell’enzima UGT1A1. Sacituzumab govitecan deve essere impiegato con cautela nei pazienti che assumono induttori dell’UGT1A1 (ed esempio, carbamezapina, fenitoina, rifampicina, ritonavir e tipranavir).
In base ai dati limitati disponibili derivanti da pazienti che avevano ricevuto inibitori (n=15) o induttori (n=7) dell’UGT1A1 mentre erano trattati con sacituzumab govitecan, le esposizioni a SN-38 in questi pazienti erano comparabili a quelle dei pazienti che non avevano ricevuto inibitori o induttori dell’UGT1A1.
Donne in età fertile/Contraccezione maschile e femminile
Le donne in età fertile devono usare misure contraccettive efficaci durante il trattamento e fino a 6 mesi dopo l’ultima dose.
I pazienti di sesso maschile con partner femminili in età fertile devono usare misure contraccettive efficaci durante il trattamento con sacituzumab govitecan e fino a 3 mesi dopo l’ultima dose.
Gravidanza
Non sono disponibili dati sull’uso di sacituzumab govitecan nelle donne in gravidanza. Tuttavia, in base al suo meccanismo d’azione, sacituzumab govitecan può causare teratogenicità e/o mortalità embrio-fetale se somministrato durante la gravidanza. Sacituzumab govitecan contiene un componente genotossico, l’SN-38, e colpisce le cellule in rapida divisione.
Sacituzumab govitecan non deve essere usato durante la gravidanza a meno che le condizioni cliniche della donna rendano necessario il trattamento con sacituzumab govitecan.
Lo stato di gravidanza delle donne in età fertile deve essere accertato prima dell’inizio della terapia con sacituzumab govitecan.
Le donne che iniziano una gravidanza devono immediatamente rivolgersi al medico. Allattamento
Non è noto se sacituzumab govitecan o i suoi metaboliti siano escreti nel latte materno. Il rischio per i neonati/lattanti non può essere escluso. L’allattamento deve essere interrotto durante il trattamento con sacituzumab govitecan e per 1 mese dopo l’ultima dose.
Fertilità
Sulla base dei risultati degli studi sugli animali, sacituzumab govitecan può compromettere la fertilità nelle donne in età fertile (vedere paragrafo 5.3). Non sono disponibili dati sull’effetto di sacituzumab govitecan sulla fertilità umana.
Sacituzumab govitecan altera lievemente la capacità di guidare veicoli e di usare macchinari, per es., capogiro, stanchezza (vedere paragrafo 4.8).
Riassunto del profilo di sicurezza
Sacituzumab govitecan in monoterapia
Le reazioni avverse più comuni nei pazienti trattati con sacituzumab govitecan sono state: neutropenia (67,3%), nausea (62,1%), diarrea (59,9%), stanchezza (57,4%), alopecia (48,3%),
anemia (40,1%), stipsi (36,7%), vomito (31,3%) e appetito ridotto (23,3%).
Le reazioni avverse di grado 3 o superiore più comuni sono state neutropenia (48,6%), diarrea (10,0%), leucopenia (9,6%), anemia (7,7%), stanchezza (5,8%), neutropenia febbrile (5,6%) e
linfopenia (3,1%).
Le reazioni avverse gravi più frequentemente riportate nei pazienti trattati con sacituzumab govitecan sono state neutropenia febbrile (4,5%), diarrea (3,7%), neutropenia (2,9%) e polmonite (2,1%).
Sacituzumab govitecan in associazione a pembrolizumab
Le reazioni avverse osservate nei pazienti trattati con sacituzumab govitecan in associazione a pembrolizumab sono state generalmente simili a quelle osservate con sacituzumab govitecan o pembrolizumab nel trattamento del cancro della mammella. Le reazioni avverse più frequenti nei pazienti trattati con sacituzumab govitecan in associazione a pembrolizumab sono state diarrea (70,1%), nausea (67,9%), neutropenia (62,9%), stanchezza (58,4%), alopecia (51,6%), stipsi (40,7%), anemia (36,7%) e vomito (29,4%); le reazioni avverse di grado 3 o superiore più frequenti sono state neutropenia (43,0%) e diarrea (10,0%).
L'associazione di sacituzumab govitecan con pembrolizumab non ha aumentato la frequenza o la gravità delle reazioni avverse immuno-mediate associate a pembrolizumab.
Quando sacituzumab govitecan è somministrato in associazione a pembrolizumab, prima dell’inizio del trattamento fare riferimento al RCP dei rispettivi componenti della terapia di associazione. Le reazioni avverse note per sacituzumab govitecan o per i componenti della terapia di associazione somministrati singolarmente possono manifestarsi anche durante il trattamento con questi medicinali in associazione, anche se tali reazioni non sono state riportate negli studi clinici con la terapia di associazione.
Tabella delle reazioni avverse
Le frequenze delle reazioni avverse si basano sui dati aggregati di quattro studi clinici su 963 pazienti trattati con sacituzumab govitecan 10 mg/kg di peso corporeo per il trattamento di cancro della mammella triplo negativo e HR+/HER2– metastatico. L’esposizione mediana a sacituzumab govitecan è stata di 5,29 mesi.
La sicurezza di sacituzumab govitecan in associazione a pembrolizumab è stata valutata anche in uno studio clinico su 221 pazienti con TNBC metastatico i cui tumori esprimevano PD-L1, che hanno ricevuto sacituzumab govitecan 10 mg/kg nei giorni 1 e 8 e pembrolizumab 200 mg il giorno 1 di un ciclo di 21 giorni. L’esposizione mediana a sacituzumab govitecan nel set di dati della terapia di associazione è stata di 8,9 mesi.
Le reazioni avverse osservate negli studi clinici con sacituzumab govitecan in monoterapia o in associazione a pembrolizumab, oppure segnalate durante l’uso post-marketing di sacituzumab govitecan, sono elencate nella Tabella 3. Le frequenze delle reazioni avverse si basano sulle frequenze degli eventi avversi per tutte le cause, in cui una percentuale degli eventi per una reazione avversa può avere altre cause diverse da sacituzumab govitecan, come la malattia, altri medicinali o cause non correlate. La severità delle reazioni avverse al farmaco è stata valutata secondo i criteri comuni di terminologia per gli eventi avversi (Common Terminology Criteria for Adverse Events, CTCAE): grado 1 = lieve, grado 2 = moderata, grado 3 = severa, grado 4 = rischiosa per la vita e
grado 5 = morte.
Le reazioni avverse sono elencate in base alla classificazione per sistemi e organi e in base alla frequenza. Le frequenze sono definite come segue: molto comune (≥ 1/10), comune (≥ 1/100, < 1/10), non comune (≥ 1/1 000, < 1/100), raro (≥ 1/10 000, < 1/1 000), molto raro (< 1/10 000) e non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili). All’interno di ogni categoria di frequenza, le reazioni avverse sono presentate in ordine di severità decrescente.
Tabella 3: Elenco delle reazioni avverse
| Classificazione per organi e sistemi (SOC) eFrequenza | Monoterapia | In associazione a pembrolizumab |
| Infezioni ed infestazioni | ||
| Molto comune | Infezione delle vie urinarieInfezione delle vie respiratorie superiori | Infezione delle vie urinarieInfezione delle vie respiratorie superiori |
| Comune | Sepsi Polmonite Influenza Bronchite NasofaringiteSinusite Herpes orale | Sepsi Polmonite Influenza Bronchite NasofaringiteSinusite Herpes orale |
| Patologie del sistema emolinfopoietico | ||
| Molto comune | Neutropenia1 Anemia2Leucopenia3 Linfopenia4 | Neutropenia1 Anemia2 Leucopenia3 |
| Comune | Neutropenia febbrile Trombocitopenia5 | Neutropenia febbrileLinfopenia4 Trombocitopenia5 |
| Disturbi del sistema immunitario | ||
| Molto comune | Ipersensibilità6 | Ipersensibilità6 |
| Disturbi del metabolismo e della nutrizione | ||
| Molto comune | Appetito ridotto Ipokaliemia Ipomagnesiemia | Appetito ridotto |
| Comune | Disidratazione Iperglicemia Ipofosfatemia Ipocalcemia Iponatremia | Disidratazione Iperglicemia Ipokaliemia Ipomagnesiemia IpofosfatemiaIpocalcemia Iponatremia |
| Disturbi psichiatrici | ||
| Comune | Insonnia Ansia | Insonnia Ansia |
| Patologie del sistema nervoso | ||
| Molto comune | Cefalea Capogiro | Cefalea Capogiro |
| Comune | Disgeusia | Disgeusia |
| Patologie vascolari | ||
| Comune | Ipotensione | Ipotensione |
| Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche | ||
| Molto comune | Dispnea7 Tosse | Tosse |
| Comune | EpistassiTosse produttiva Rinorrea Congestione nasaleSindrome delle vie aeree superiori con tosse | Dispnea7 EpistassiTosse produttiva Rinorrea Congestione nasale |
| Non comune | Sindrome delle vie aeree superiori con tosse | |
| Classificazione perorgani e sistemi (SOC) e Frequenza | Monoterapia | In associazione a pembrolizumab |
| Patologie gastrointestinali | ||
| Molto comune | Diarrea Vomito Stipsi Stomatite NauseaDolore addominale | Diarrea Vomito Stipsi Stomatite NauseaDolore addominale |
| Comune | Colite neutropenica8 ColiteDolore addominale superiore DispepsiaMalattia da reflusso gastroesofageo Distensione dell'addome | ColiteDolore addominale superiore DispepsiaMalattia da reflusso gastroesofageo Distensione dell'addome |
| Non comune | Enterite | Colite neutropenica8 Enterite |
| Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo | ||
| Molto comune | Alopecia Eruzione cutanea Prurito | Alopecia Eruzione cutanea Prurito |
| Comune | Eruzione maculo-papulosa Iperpigmentazione cutanea Dermatite acneiformeCute secca | Eruzione maculo-papulosa Iperpigmentazione cutanea Dermatite acneiformeCute secca |
| Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo | ||
| Molto comune | Dolore dorsale Artralgia | Dolore dorsale Artralgia |
| Comune | Dolore toracico muscolo-scheletrico Spasmi muscolari | Dolore toracico muscolo-scheletrico Spasmi muscolari |
| Patologie renali e urinarie | ||
| Comune | Ematuria ProteinuriaDisuria | Ematuria ProteinuriaDisuria |
| Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione | ||
| Molto comune | Stanchezza9 | Stanchezza9 |
| Comune | Dolore Brividi | Dolore Brividi |
| Esami diagnostici | ||
| Molto comune | Fosfatasi alcalina ematica aumentata | Peso diminuitoFosfatasi alcalina ematica aumentata |
| Comune | Peso diminuitoTempo di tromboplastina parziale attivata prolungatoLatticodeidrogenasi ematica aumentata | Latticodeidrogenasi ematica aumentata |
| Traumatismo, avvelenamento e complicazioni da procedura | ||
| Comune | Reazione correlata a infusione | Reazione correlata a infusione |
1. Include i seguenti termini preferiti: neutropenia, conta dei neutrofili diminuita.
2. Include i seguenti termini preferiti: anemia, emoglobina diminuita, conta eritrocitaria diminuita.
3. Include i seguenti termini preferiti: leucopenia, conta dei leucociti diminuita.
4. Include i seguenti termini preferiti: linfopenia, conta linfocitaria diminuita.
5. Include i seguenti termini preferiti: trombocitopenia, conta delle piastrine diminuita.
6. Eventi di ipersensibilità segnalati fino alla fine del giorno successivo alla somministrazione del trattamento. Sono inclusi gli eventi codificati secondo i seguenti termini preferiti: eruzione cutanea, reazione correlata a infusione, ipersensibilità, edema periorbitale, dermatite in sede di catetere, reazione a mezzo di contrasto, dermatite allergica, dermatite da contatto, eczema, eruzione cutanea eritematosa, orticaria, reazione anafilattica, broncospasmo, congiuntivite allergica, dermatite, dermatite acneiforme, dermatite esfoliativa generalizzata, ipersensibilità a farmaci, reazione di ipersensibilità correlata a infusione, eruzione cutanea maculare, eruzione maculo-papulare, eruzione cutanea papulare, eruzione cutanea pustolosa, rinite allergica, tumefazione del viso, tumefazione della palpebra, lingua tumefatta, reazione di ipersensibilità di tipo IV, tosse con prurito, tosse con eruzione cutanea, dispnea con prurito, dispnea con eruzione cutanea, dispnea con respiro sibilante ed eruzione cutanea, ipotensione con dispnea.
7. Include i seguenti termini preferiti: dispnea, dispnea da sforzo.
8. Include il termine preferito colite neutropenica ed eventi riportati come tiflite.
9. Include i seguenti termini preferiti: stanchezza, astenia.
Descrizione di reazioni avverse selezionate
I dati di seguito riportati riflettono le informazioni relative alle reazioni avverse significative per sacituzumab govitecan in monoterapia rilevate negli studi clinici (vedere paragrafo 5.1). Le linee guida per la gestione di tali reazioni avverse sono descritte nei paragrafi 4.2 e 4.4.
Neutropenia
Il tempo mediano all’insorgenza della neutropenia (inclusa neutropenia febbrile) dopo l’inizio del primo ciclo di trattamento è stato 20 giorni. La durata mediana della neutropenia è stata 10 giorni.
La neutropenia si è verificata nel 67,3% dei pazienti trattati con sacituzumab govitecan, inclusa neutropenia di grado 3-4 nel 48,6% dei pazienti. La neutropenia è stata la causa di riduzione della dose nel 14,2% dei pazienti. La colite neutropenica è stata osservata nell’1,3% dei pazienti. Infezioni fatali secondarie a neutropenia (tra cui colite neutropenica) si sono verificate nello 0,6% dei pazienti.
La neutropenia febbrile si è verificata nel 5,6% dei pazienti trattati con sacituzumab govitecan. La neutropenia febbrile è stata la causa di riduzione della dose nel 2,7% dei pazienti.
Uso in pazienti con ridotta attività della UGT1A1
L’incidenza della neutropenia di grado 3-4 è stata del 59,6% nei pazienti omozigoti per l’allele UGT1A1*28, del 50,7% nei pazienti eterozigoti per l’allele UGT1A1*28 e del 44,9% nei pazienti omozigoti per l’allele wild-type. L’incidenza della neutropenia febbrile di grado 3-4 è stata del 10,6% nei pazienti omozigoti per l’allele UGT1A1*28, del 5,9% nei pazienti eterozigoti per l’allele UGT1A1*28 e del 4,3% nei pazienti omozigoti per l’allele wild-type. L’incidenza dell’anemia di grado 3-4 è stata del 10,6% nei pazienti omozigoti per l’allele UGT1A1*28, del 6,4% nei pazienti eterozigoti per l’allele UGT1A1*28 e del 6,3% nei pazienti omozigoti per l’allele wild-type. Per i pazienti eterozigoti per l’allele UGT1A1*6, le incidenze di neutropenia di grado 3-4, neutropenia febbrile e anemia sono state rispettivamente del 53,8%, 7,7% e 7,7%.
Nei pazienti omozigoti per l’allele UGT1A1*28 e nei pazienti eterozigoti per l’allele UGT1A1*28 è stata osservata un’insorgenza mediana di neutropenia e di anemia più precoce che nei pazienti omozigoti per l’allele wild-type.
Diarrea
Il tempo mediano all’insorgenza della diarrea dopo l’inizio del primo ciclo di trattamento è stato 13 giorni. La durata mediana della diarrea è stata 7 giorni.
La diarrea si è verificata nel 59,9% dei pazienti trattati con sacituzumab govitecan. Eventi di grado 3 si sono verificati nel 10,0% dei pazienti. Quattro pazienti su 963 (< 1%) hanno interrotto il trattamento a causa della diarrea.
Ipersensibilità
Reazioni da ipersensibilità segnalate fino alla fine del giorno successivo alla somministrazione si sono verificate nel 12,8% dei pazienti trattati con sacituzumab govitecan. Ipersensibilità di grado 3 e maggiore si è verificata nello 0,5% dei pazienti trattati con sacituzumab govitecan. L’incidenza delle reazioni da ipersensibilità che hanno comportato l’interruzione definitiva della terapia con sacituzumab govitecan è stata dello 0,2%.
Immunogenicità
Negli studi clinici in pazienti trattati con sacituzumab govitecan, 13 (1,2%) pazienti su 1 058 hanno sviluppato anticorpi contro sacituzumab govitecan in seguito alla somministrazione; 10 di questi pazienti (lo 0,9% di tutti i pazienti trattati con sacituzumab govitecan) hanno presentato anticorpi neutralizzanti contro sacituzumab govitecan. Nello studio ASCENT-04, non sono stati osservati anticorpi emergenti dal trattamento contro sacituzumab govitecan nei 207 pazienti valutabili per la presenza di anticorpi contro sacituzumab govitecan che avevano ricevuto sacituzumab govitecan 10 mg/kg in associazione a pembrolizumab.
Popolazioni speciali
Il tasso di interruzioni dovute alle reazioni avverse è risultato più elevato tra i pazienti con cancro della mammella metastatico di età pari o superiore a 65 anni (8%) rispetto ai pazienti più giovani (4%).
Tassi di incidenza più elevati di neutropenia febbrile e diarrea grave sono stati osservati nei pazienti di età pari o superiore a 65 anni. Un tasso di incidenza più elevato di infezioni fatali è stato osservato nei pazienti di età pari o superiore a 65 anni. Il tasso di incidenza degli eventi avversi gravi è stato più elevato nei pazienti con cancro della mammella metastatico di età pari o superiore a 75 anni (52%) rispetto ai pazienti sia di età pari o superiore a 65 anni (35%) che ai pazienti di età inferiore a 65 anni (25%).
Segnalazione delle reazioni avverse sospette
La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione riportato nell’allegato V.
Negli studi clinici dosi fino a 18 mg/kg (circa 1,8 volte la dose massima raccomandata di 10 mg/kg di peso corporeo) hanno determinato una maggiore incidenza di neutropenia severa.
In caso di sovradosaggio, i pazienti devono essere attentamente monitorati per individuare eventuali segni e sintomi di reazioni avverse, in particolare neutropenia severa, e deve essere avviato il trattamento appropriato.
Proprietà farmacologiche - TRODELVY 200 MG
Categoria farmacoterapeutica: agenti antineoplastici, anticorpi monoclonali e coniugati anticorpo-farmaco, altri anticorpi monoclonali e coniugati anticorpo-farmaco, codice ATC: L01FX17.
Meccanismo d’azione
Sacituzumab govitecan si lega alle cellule tumorali che esprimono l’antigene Trop-2 e viene internalizzato con successivo rilascio di SN-38 da un linker idrolizzabile. L’SN-38 interagisce con la topoisomerasi I e previene la ri-legatura delle rotture del filamento singolo indotte dalla topoisomerasi I. Il conseguente danno al DNA porta all'apoptosi e alla morte cellulare.
Efficacia e sicurezza clinica
Cancro della mammella triplo negativo (TNBC)
In associazione a pembrolizumab in pazienti con TNBC localmente avanzato non resecabile o metastatico, precedentemente non trattato, i cui tumori esprimono PD-L1 (ASCENT-04)
L’efficacia di sacituzumab govitecan in associazione a pembrolizumab è stata valutata in uno studio multicentrico, in aperto, randomizzato (ASCENT-04) condotto su 443 pazienti con TNBC localmente avanzato non resecabile o metastatico che non avevano ricevuto una precedente terapia sistemica per la malattia avanzata e i cui tumori esprimevano PD-L1 (definiti mediante il test IHC 22C3 per PD-L1 come tumori con CPS ≥ 10) allo screening. I pazienti potevano essere stati trattati con chemioterapia con o senza un inibitore di PD-1 o PD-L1 e/o con radioterapia nello stadio iniziale del TNBC; tuttavia, dovevano essere trascorsi almeno 6 mesi tra il completamento della terapia sistemica curativa per il cancro della mammella o l’intervento chirurgico, a seconda di quale evento si fosse verificato per ultimo, e la prima recidiva locale o a distanza. Non era consentito alcun trattamento precedente con inibitori della topoisomerasi 1 o con coniugati anticorpo-farmaco contenenti un inibitore della topoisomerasi.
Sono stati esclusi i pazienti con malattia infiammatoria intestinale cronica in fase attiva o perforazione gastrointestinale (GI) nei 6 mesi precedenti l’arruolamento, oppure con infezioni gravi in fase attiva che richiedevano una terapia antimicrobica sistemica.
La randomizzazione è stata stratificata in base all’intervallo libero da trattamento (malattia de novo rispetto a recidiva di malattia entro 6-12 mesi dal completamento del trattamento nel contesto curativo rispetto a recidiva di malattia > 12 mesi dal completamento del trattamento nel contesto curativo), in base alla regione geografica (Stati Uniti/Canada/Europa occidentale rispetto al resto del mondo) e in base alla precedente esposizione a un inibitore di PD-1 o PD-L1 (sì rispetto a no).
I pazienti sono stati randomizzati (1:1) a ricevere uno dei due trattamenti seguenti:
-
Sacituzumab govitecan 10 mg/kg in infusione endovenosa (e.v.) nei giorni 1 e 8 di cicli di 21 giorni, in associazione a pembrolizumab 200 mg il giorno 1 di cicli di 21 giorni. Pembrolizumab è stato somministrato per un massimo di 35 cicli (circa 24 mesi).
-
Pembrolizumab 200 mg il giorno 1 di cicli di 21 giorni in associazione a nab-paclitaxel
100 mg/m2 nei giorni 1, 8 e 15 ogni 28 giorni, oppure paclitaxel 90 mg/m2 nei giorni 1, 8 e 15
ogni 28 giorni, oppure gemcitabina 1 000 mg/m2 e carboplatino AUC 2 mg/mL/min nei giorni 1 e 8 ogni 21 giorni. Pembrolizumab è stato somministrato per un massimo di 35 cicli (circa
24 mesi).
I pazienti sono stati trattati fino alla progressione della malattia verificata mediante revisione centrale indipendente in cieco (BICR), tossicità inaccettabile, decesso o revoca del consenso. Le immagini del tumore sono state acquisite ogni 8 settimane per i primi 18 mesi e successivamente ogni 12 settimane. In seguito alla progressione radiologica della malattia verificata mediante BICR e all’interruzione del trattamento dello studio, i pazienti randomizzati al trattamento scelto dal medico (Treatment of Physician’s Choice, TPC) in associazione a pembrolizumab potevano essere arruolati nella fase di crossover dello studio per ricevere sacituzumab govitecan in monoterapia.
L'esito di efficacia primario era la sopravvivenza libera da progressione (PFS) valutata mediante BICR secondo i criteri RECIST v1.1. Le ulteriori misure degli esiti di efficacia comprendevano la sopravvivenza globale (OS) e il tasso di risposta obiettiva (ORR).
L’età mediana dei pazienti della popolazione in studio era di 55 anni (intervallo: 23-88 anni) e il 26% dei pazienti aveva un’età pari o superiore a 65 anni. Tutti i pazienti erano di sesso femminile (100%). La maggior parte delle pazienti era di etnia bianca (58%) e asiatica (24%); il 6% era costituito da indiane d’America o native dell’Alaska, il 5% da persone di etnia nera e il 3% da altra etnia. Il 34% delle pazienti presentava malattia metastatica de novo allo screening, il 18% presentava malattia recidivante entro 6-12 mesi dal completamento del trattamento nel contesto curativo e il 48% presentava malattia recidivante > 12 mesi dal completamento del trattamento nel contesto curativo.
L’1,4% delle pazienti aveva ricevuto in precedenza un inibitore di PD-1 o PD-L1. All’ingresso nello studio, tutte le pazienti presentavano un performance status secondo l’ECOG pari a 0 (70%) o pari a
1 (30%); il 36% delle pazienti era in premenopausa e il 64% in postmenopausa. La maggior parte delle pazienti (95%) presentava malattia metastatica allo screening; sono state osservate metastasi cerebrali nel 3% delle pazienti. L’analisi della mutazione dei geni BRCA mediante sequenziamento dell’intero
esoma (Whole Exome Sequencing) era disponibile per il 75% delle partecipanti, delle quali il 21% presentava tumori con mutazione BRCA1 o BRCA2.
Sacituzumab govitecan in associazione a pembrolizumab ha determinato un miglioramento statisticamente significativo della PFS rispetto a TPC in associazione a pembrolizumab, valutato mediante BICR. Al momento dell’analisi ad interim della OS, i pazienti avevano un follow-up mediano di 22,5 mesi. I risultati di efficacia sono riassunti nella Tabella 4, nella Figura 1 e nella Figura 2.
Tabella 4: Endpoint di efficacia (ASCENT-04)
| Sacituzumab govitecan 10 mg/kgin associazione a pembrolizumab n=221 | TPC in associazione a pembrolizumabn=222 | |
| Sopravvivenza libera da progressione valutata mediante BICR1 | ||
| Numero (%) di pazienti con eventi | 109 (49%) | 140 (63%) |
| PFS mediana in mesi (IC al 95%) | 11,2 (9,3; 16,7) | 7,8 (7,3; 9,3) |
| Rapporto di rischio (IC al 95%)2 | 0,65 (0,51; 0,84) | |
| Valore p3 | 0,0009 | |
| Tasso di risposta obiettiva valutato mediante BICR1 | ||
| ORR (IC al 95%)4 | 60% (53; 66) | 53% (46; 60) |
| Sopravvivenza globale5 | ||
| Numero (%) di pazienti con eventi | 97 (43,9%) | 106 (47,7%) |
| OS mediana in mesi (IC al 95%) | 31,21 (25,56; NR) | 28,39 (24,44; NR) |
| Rapporto di rischio (IC al 95%)2 | 0,915 (0,694; 1,206) | |
1 In base all’analisi primaria della PFS con una durata mediana di follow-up di 14 mesi (cut-off dei dati 3 marzo 2025)
2 Rapporto di rischio basato sul modello dei rischi proporzionali di Cox stratificato
3 Test dei ranghi logaritmici stratificato, corretto per i seguenti fattori di stratificazione: intervallo libero da trattamento (malattia de novo rispetto a malattia recidivante entro 6-12 mesi rispetto a malattia recidivante > 12 mesi dal completamento del trattamento nel contesto curativo) e regione geografica (Stati Uniti/Canada/Europa occidentale rispetto al resto del mondo)
4 In base a intervalli di confidenza (IC) al 95% bilaterali, calcolati con il metodo di Clopper-Pearson
5 In base all’analisi ad interim della OS (cut-off dei dati 16 febbraio 2026) BICR = Revisione centrale indipendente in cieco; IC = Intervallo di confidenza NR = Non raggiunta
TPC = nab-paclitaxel, paclitaxel o gemcitabina
TRODELVY + Pembrolizumab TPC + Pembrolizumab
N. di pazienti a rischio
Tempo (mesi)
TRODELVY + Pembrolizumab TPC + Pembrolizumab Censurato
Probabilità di sopravvivenza libera da progressione (%)
Figura 1: Sopravvivenza libera da progressione valutata mediante BICR nello studio ASCENT-04
Probabilità di sopravvivenza globale (%)
Figura 2: Sopravvivenza globale nello studio ASCENT-04
TRODELVY + Pembrolizumab TPC + Pembrolizumab
N. di pazienti a rischio
Tempo (mesi)
TRODELVY + Pembrolizumab TPC + Pembrolizumab Censurato
TNBC localmente avanzato non resecabile o metastatico, precedentemente non trattato, in pazienti non candidati per la terapia con inibitori di PD-1/PD-L1 (ASCENT-03)
L’efficacia di sacituzumab govitecan è stata valutata in uno studio multicentrico, in aperto, randomizzato (ASCENT-03) condotto su 558 pazienti con cancro della mammella triplo negativo metastatico (mTNBC) o localmente avanzato non resecabile che non avevano ricevuto una precedente terapia sistemica per la malattia avanzata e non erano candidati per la terapia con inibitori di PD-1 o PD-L1. Nello studio sono stati arruolati pazienti con tumori negativi per PD-L1 (definiti come tumori con CPS < 10 al test IHC 22C3) e pazienti con tumori positivi per PD-L1 (definiti come tumori con
CPS ≥ 10 al test IHC 22C3) se erano stati trattati con un inibitore di PD-1 o PD-L1 nel contesto (neo)adiuvante o se presentavano una comorbilità che ne precludeva il trattamento con la terapia con inibitori di PD-1 o PD-L1.
I pazienti potevano essere stati trattati mediante chemioterapia con o senza un inibitore di PD-1 o PD-L1 e/o mediante radioterapia nello stadio iniziale del TNBC; tuttavia, dovevano essere trascorsi almeno 6 mesi tra il completamento della terapia sistemica (neo)adiuvante per il cancro della
mammella o l’intervento chirurgico, a seconda di quale evento si fosse verificato per ultimo, e la prima recidiva locale o a distanza. Non era consentito alcun trattamento precedente con inibitori della topoisomerasi 1 o con coniugati anticorpo-farmaco contenenti un inibitore della topoisomerasi.
I pazienti sono stati randomizzati (1:1) a ricevere sacituzumab govitecan 10 mg/kg tramite infusione endovenosa il giorno 1 e il giorno 8 di un ciclo di trattamento di 21 giorni (n=279) oppure un trattamento scelto dal medico (Treatment of Physician’s Choice, TPC) (n=279). Il trattamento scelto dal medico è stato selezionato dallo sperimentatore prima della randomizzazione tra i seguenti regimi: gemcitabina e carboplatino, paclitaxel o nab-paclitaxel. La randomizzazione è stata stratificata in base alla presenza di malattia de novo rispetto a malattia recidivante entro 6-12 mesi dal completamento del trattamento nel contesto curativo rispetto a malattia recidivante > 12 mesi dal completamento del trattamento nel contesto curativo, nonché in base alla regione geografica (Stati Uniti, Canada, Europa occidentale rispetto al resto del mondo).
I pazienti sono stati trattati fino alla progressione della malattia verificata mediante BICR, tossicità inaccettabile, decesso o revoca del consenso. Le immagini del tumore sono state acquisite ogni
6 settimane il primo anno e in seguito ogni 12 settimane. In seguito alla progressione oggettiva della malattia verificata mediante BICR e all’interruzione del trattamento dello studio, è stato possibile somministrare sacituzumab govitecan, fornito nell’ambito dello studio, nella fase di crossover ai pazienti inizialmente randomizzati alla chemioterapia TPC, qualora fossero risultati idonei.
L’esito di efficacia primario era la sopravvivenza libera da progressione (progression-free survival, PFS) valutata mediante BICR secondo i criteri RECIST v1.1. Ulteriori misure degli esiti di efficacia comprendevano la sopravvivenza globale (overall survival, OS), e il tasso di risposta obiettiva (objective response rate, ORR) valutata mediante BICR.
L’età mediana della popolazione dello studio era di 55 anni (intervallo: 23-86 anni) e il 26% dei pazienti era di età pari o superiore a 65 anni; il 99,5% dei pazienti era di sesso femminile. La maggior parte dei pazienti era di etnia bianca (64%), il 23% era di etnia asiatica, il 3% era di etnia nera e il 4% era di altra etnia. Il 31% dei pazienti presentava malattia de novo, il 21% dei pazienti presentava malattia recidivante con un intervallo libero da malattia (disease-free interval, DFI) di 6-12 mesi e il 48% dei pazienti aveva un DFI > 12 mesi. Il 99,5% dei pazienti arruolati presentava tumori negativi per PD-L1 e lo 0,5% dei pazienti presentava tumori positivi per PD-L1. All’ingresso nello studio, tutti i pazienti presentavano un performance status secondo l’ECOG pari a 0 (66%) o pari a 1 (34%). La maggior parte dei pazienti (97,8%) presentava malattia metastatica allo screening; erano presenti metastasi cerebrali nel 5% dei pazienti. Lo stato della mutazione dei geni BRCA 1/2 era noto per il 76% dei partecipanti; di questi, il 18% dei pazienti dello studio testati era positivo per mutazioni dei geni BRCA.
Sacituzumab govitecan ha prodotto un miglioramento statisticamente significativo di PFS rispetto a TPC valutato mediante BICR. Al momento della prima analisi intermedia della OS, i pazienti avevano un follow-up mediano di 17,7 mesi.
I risultati di efficacia sono riassunti nella Tabella 5, nella Figura 3 e nella Figura 4.
Tabella 5. Endpoint di efficacia (ASCENT-03)
| Sacituzumab govitecan N=279 | TPC N=279 | |
| Sopravvivenza libera da progressione valutata mediante BICR1 | ||
| Numero (%) di pazienti con eventi | 161 (58%) | 188 (67%) |
| PFS mediana in mesi (IC al 95%) | 9,7(8,1; 11,1) | 6,9(5,6; 8,2) |
| Rapporto di rischio (IC al 95%)2 | 0,62 (0,50; 0,77) | |
| Valore p3 | < 0,0001 | |
| Tasso di risposta obiettiva valutato mediante BICR1 | ||
| ORR, (IC al 95%)4 | 48%(42%; 54%) | 46%(40%; 52%) |
| Sopravvivenza globale5 | ||
| Numero (%) di pazienti con eventi | 139 (50%) | 144 (52%) |
| OS mediana in mesi (IC al 95%) | 21,5 (18,9; 26,5) | 21,3 (18,7; 25,2) |
| Rapporto di rischio (IC al 95%)2 | 0,95 (0,75; 1,20) | |
1. In base all’analisi primaria della PFS (cut-off dei dati 2 aprile 2025) con una durata mediana di follow-up di 13,2 mesi.
2. Il rapporto di rischio con IC al 95% si basa sul modello dei rischi proporzionali di Cox stratificato, corretto per i seguenti fattori di stratificazione alla randomizzazione: stratificazione in base alla malattia (malattia de novo rispetto a malattia recidivante entro 6-12 mesi rispetto a malattia recidivante > 12 mesi dal completamento del trattamento nel contesto curativo) e in base alla regione geografica (USA/Canada/Europa occidentale rispetto al resto del mondo).
3. Valore p a due code basato sul test dei ranghi logaritmici corretto per i seguenti fattori di stratificazione alla randomizzazione: stratificazione in base alla malattia (malattia de novo rispetto a malattia recidivante entro 6-12 mesi rispetto a malattia recidivante > 12 mesi dal completamento del trattamento nel contesto curativo) e in base alla regione geografica (USA/Canada/Europa occidentale rispetto al resto del mondo).
4. L’IC al 95% si basa sul metodo esatto di Clopper-Pearson.
5. In base alla prima analisi intermedia dell’OS (cut-off dei dati 27 ottobre 2025) con una durata mediana del follow-up di 17,7 mesi.
BICR = Revisione centrale indipendente in cieco; IC = Intervallo di confidenza TPC = gemcitabina e carboplatino, paclitaxel o nab-paclitaxel
Trodelvy TPC
Censurato
Tempo (mesi)
Numero di pazienti a rischio
Trodelvy
TPC
Probabilità di sopravvivenza globale (%)
Figura 3: Sopravvivenza libera da progressione valutata mediante BICR nello studio ASCENT-03 (data di cut-off dei dati 2 aprile 2025)
Probabilità di sopravvivenza globale (%)
Figura 4: Sopravvivenza globale nello studio ASCENT-03 (data di cut-off dei dati 27 ottobre 2025)
Numero di pazienti a rischio
Trodelvy
TPC
Tempo (mesi)
Trodelvy TPC
Censurato
Cancro della mammella triplo negativo non resecabile o metastatico (ASCENT)
L’efficacia e la sicurezza di sacituzumab govitecan sono state valutate nello studio ASCENT (IMMU-132-05), uno studio di fase 3, internazionale, multicentrico, in aperto, randomizzato, condotto su
529 pazienti con TNBC metastatico o localmente avanzato non resecabile, recidivante dopo almeno due precedenti chemioterapie (nessun limite superiore) per il cancro della mammella. Precedente terapia adiuvante o neoadiuvante per malattia più limitata era considerata come una dei precedenti regimi di terapia richiesti se la malattia non resecabile, localmente avanzata o metastatica si era manifestata entro 12 mesi dal termine della chemioterapia. Tutti i pazienti erano stati precedentemente trattati con un taxano nel contesto adiuvante, neoadiuvante o allo stadio avanzato, salvo controindicazioni o intolleranza ai taxani. Era consentito l’uso di inibitori della poli-ADP ribosio polimerasi (PARP) come una delle due chemioterapie precedenti per i pazienti con una documentata mutazione dei geni BRCA1/BRCA2 della linea germinale.
I pazienti sono stati randomizzati (1:1) a ricevere sacituzumab govitecan 10 mg/kg tramite infusione endovenosa il giorno 1 e il giorno 8 di un ciclo di trattamento di 21 giorni oppure un TPC alla relativa dose calcolata secondo l’area della superficie corporea e seguendo le informazioni sul prodotto approvate. Il trattamento stabilito dal medico è stato selezionato dallo sperimentatore prima della randomizzazione tra i seguenti regimi in monoterapia: eribulina (n=139), capecitabina (n=33), gemcitabina (n=38) o vinorelbina (ad eccezione dei pazienti con neuropatia ≥ grado 2, n=52). I pazienti con metastasi cerebrali stabili (pre-trattati, non in progressione, non in terapia con anticonvulsivanti e che assumevano dosi stabilizzate di corticosteroidi da almeno 2 settimane) erano eleggibili. La risonanza magnetica (RM) per determinare la presenza di metastasi cerebrali era richiesta solo per i pazienti con metastasi cerebrali note o sospette. Sono stati esclusi i pazienti con sindrome di Gilbert nota, coinvolgimento osseo esclusivo, anamnesi nota di angina instabile, infarto miocardico o insufficienza cardiaca congestizia, malattia infiammatoria intestinale cronica in fase attiva o perforazione gastrointestinale (GI), virus dell'immunodeficienza umana (HIV), infezione da epatite B o C attiva, pazienti a cui era stato somministrato un vaccino vivo nei 30 giorni precedenti o che avevano ricevuto in precedenza irinotecan.
I pazienti sono stati trattati fino a progressione della malattia o a tossicità inaccettabile. L’endpoint di efficacia primario era la PFS nei pazienti senza metastasi cerebrali al basale (BMNeg) valutata
mediante BICR da parte di un gruppo di radiologi esperti nell’applicazione dei criteri RECIST v1.1. Gli endpoint di efficacia secondari includevano la PFS valutata mediante BICR nella popolazione complessiva, costituita da tutti i pazienti con e senza metastasi cerebrali, la sopravvivenza globale (overall survival, OS), il tasso di risposta obiettiva (objective response rate, ORR) e la durata della risposta (duration of response, DOR).
L’analisi primaria è stata eseguita su 235 pazienti BMNeg nel gruppo sacituzumab govitecan e
233 pazienti BMNeg nel gruppo TPC. L’analisi della popolazione complessiva ha incluso 267 pazienti nel gruppo sacituzumab govitecan e 262 pazienti nel gruppo TPC.
Le caratteristiche demografiche e basali della popolazione complessiva (n=529) erano: età mediana 54 anni (intervallo: 27–82 anni) e l’81% aveva meno di 65 anni; il 99,6% erano donne; il 79% bianco; il 12% nero; il numero mediano di terapie sistemiche precedenti era 4; il 69% aveva ricevuto 2 o
3 chemioterapie precedenti; il 31% aveva ricevuto > 3 chemioterapie precedenti; il 42% aveva metastasi epatiche; il 12% aveva o aveva avuto metastasi cerebrali; l’8% era positivo per la mutazione del gene BRCA1/BRCA2; lo stato BRCA era disponibile per 339 pazienti. All’ingresso nello studio, tutti i pazienti avevano un performance status secondo l’ECOG di 0 (43%) o 1 (57%). Il tempo mediano dalla diagnosi dello stadio 4 all’ingresso nello studio era 16,2 mesi (intervallo: da -0,4 a 202,9 mesi). Le chemioterapie precedenti più frequenti erano ciclofosfamide (83%), antracicline (83%) inclusa doxorubicina (53%), paclitaxel (78%), carboplatino (65%), capecitabina (67%), gemcitabina (36%), docetaxel (35%) ed eribulina (33%). Nel complesso, il 29% dei pazienti era stato precedentemente trattato con una terapia anti-PD-1 o PD-L1. Nella popolazione complessiva, il 13% dei pazienti nel gruppo sacituzumab govitecan aveva ricevuto solo 1 precedente linea di terapia sistemica nel contesto metastatico.
I risultati di efficacia nella popolazione BMNeg hanno mostrato un miglioramento statisticamente significativo della PFS e della OS nei pazienti trattati con sacituzumab govitecan rispetto a TPC con un rapporto di rischio (HR), rispettivamente, di 0,41 (n=468; IC al 95%: 0,32, 0,52; valore p< 0,0001) e di 0,48 (n=468; IC al 95%: 0,38, 0,59; valore p< 0,0001). La PFS mediana è stata di 5,6 mesi vs
1,7 mesi; la OS mediana è stata di 12,1 mesi vs 6,7 mesi, nei pazienti trattati rispettivamente con sacituzumab govitecan e con TPC.
I risultati di efficacia nella popolazione complessiva erano in linea con quelli della popolazione BMNeg all’analisi finale pre-specificata (data di cut-off dei dati 11 marzo 2020) e sono riassunti nella Tabella 6.
Tabella 6: Endpoint di efficacia (popolazione complessiva) - Analisi finale pre-specificata (ASCENT)
| Analisi finale pre-specificata (data di cut-off dei dati 11 marzo 2020) | ||
| Sacituzumab govitecan n=267 | Trattamento stabilito dal medico (TPC)n=262 | |
| Sopravvivenza libera da progressione1 | ||
| Numero di eventi (%) | 190 (71,2) | 171 (65,3) |
| PFS mediana in mesi (IC al 95%) | 4,8(4,1, 5,8) | 1,7(1,5, 2,5) |
| Rapporto di rischio (IC al 95%) | 0,43 (0,35, 0,54) | |
| Valore p2 | < 0,0001 | |
| Sopravvivenza globale | ||
| Numero di morti (%) | 179 (67,0) | 206 (78,6) |
| OS mediana in mesi (IC al 95%) | 11,8(10,5, 13,8) | 6,9(5,9, 7,7) |
| Rapporto di rischio (IC al 95%) | 0,51 (0,41, 0,62) | |
| Valore p2 | < 0,0001 | |
| Analisi finale pre-specificata (data di cut-off dei dati 11 marzo 2020) | ||
| Sacituzumab govitecan n=267 | Trattamento stabilito dal medico (TPC)n=262 | |
| Tasso di risposta globale (ORR) | ||
| Numero di responder (%) | 83 (31) | 11 (4) |
| Rapporto di probabilità (IC al 95%) | 10,99 (5,66, 21,36) | |
| Valore p3 | < 0,0001 | |
| Risposta completa, n (%) | 10 (4) | 2 (1) |
| Risposta parziale, n (%) | 73 (27) | 9 (3) |
| Durata della risposta (DOR) | ||
| DOR mediana in mesi (IC al 95%) | 6,3(5,5, 9,0) | 3,6(2,8, NE) |
-
La PFS è definita come il tempo dalla data della randomizzazione alla data della prima progressione radiologica della malattia o della morte per qualsiasi causa, a seconda di quale si è verificata prima.
-
Test dei ranghi logaritmici stratificato aggiustato per i fattori di stratificazione: numero di chemioterapie precedenti, presenza di metastasi cerebrali note al momento dell’ingresso nello studio e regione.
-
In base al test di Cochran-Mantel-Haenszel. IC = Intervallo di confidenza.
In un’analisi di efficacia aggiornata (chiusura finale del database 25 febbraio 2021), i risultati erano in linea con l’analisi finale pre-specificata. La PFS mediana mediante BICR è stata, rispettivamente, di 4,8 mesi vs 1,7 mesi nei pazienti trattati con sacituzumab govitecan e TPC (HR di 0,41; IC al 95%: 0,33, 0,52). La OS mediana è stata, rispettivamente, di 11,8 mesi vs 6,9 mesi (HR di 0,51; IC al 95%: 0,42, 0,63). Le curve di Kaplan-Meier per la PFS aggiornata valutata mediante BICR e la OS sono presentate nelle Figure 5 e 6.
Trodelvy TPC Probabilità di sopravvivenza libera da progressione (%)Figura 5: Sopravvivenza libera da progressione (popolazione complessiva; chiusura finale del database 25 febbraio 2021) in base alla BICR nello studio ASCENT
| Censurato | |||||||||||
| Numero di pazienti a rischio | Tempo (mesi) | ||||||||||
| Trodelvy 267 184 | 135 | 82 | 55 | 34 | 23 | 17 | 11 | 8 | 5 | 1 | 0 |
| TPC 262 86 | 36 | 12 | 6 | 3 | 1 | 1 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 |
Figura 6: Sopravvivenza globale (popolazione complessiva; chiusura finale del database 25 febbraio 2021) nello studio ASCENT
Trodelvy TPC Censurato Probabilità di sopravvivenza globale (%) Tempo (mesi)| Trodelvy | 267 | 250 | 232 | 209 | 178 | 152 | 125 | 108 | 79 | 62 | 49 | 37 | 25 | 14 | 7 | 2 | 0 |
| TPC | 262 | 222 | 174 | 132 | 101 | 66 | 54 | 45 | 34 | 31 | 26 | 12 | 7 | 3 | 2 | 0 | 0 |
Analisi di sottogruppo
Nelle analisi dei sottogruppi, i miglioramenti della PFS e della OS nei pazienti trattati con sacituzumab govitecan, rispetto al TPC, erano simili in tutti i sottogruppi di pazienti indipendentemente da età, razza, stato BRCA, numero di precedenti terapie sistemiche totali (2 e >2, 2-3 e >3) e nel contesto metastatico (1 e >1), precedente terapia con antraciclina o anti-PDL1 e metastasi epatiche.
Metastasi cerebrali
Un’analisi esplorativa della PFS e della OS nei pazienti con metastasi cerebrali stabili, precedentemente trattate, hanno mostrato, rispettivamente, un HR stratificato di 0,65 (n=61; IC al 95%: 0,35, 1,22) e di 0,87 (n=61; IC al 95%: 0,47; 1,63). La PFS mediana è stata di 2,8 mesi vs
1,6 mesi, la OS mediana di 6,8 mesi vs 7,5 mesi nei pazienti trattati con sacituzumab govitecan e TPC, rispettivamente.
Espressione di Trop-2
Sono state condotte altre analisi di sottogruppo per valutare l’efficacia in riferimento ai livelli di espressione tumorale di Trop-2 e i risultati erano coerenti tra i differenti metodi di misurazione utilizzati. Nei pazienti con bassi livelli di Trop-2, utilizzando il punteggio H della membrana per quartili, il beneficio di sacituzumab govitecan rispetto al TPC è stato dimostrato sia per la PFS, (HR 0,64; IC al 95%: 0,37, 1,11) che per la OS (HR 0,71; IC al 95%: 0,42, 1,21).
Cancro della mammella HR+/HER2-
Cancro della mammella HR+/HER2- non resecabile o metastatico (TROPiCS-02)
L’efficacia di sacituzumab govitecan è stata valutata in uno studio multicentrico, in aperto, randomizzato TROPiCS-02 (IMMU-132-09) condotto su 543 pazienti con cancro della mammella HR+/HER2– (IHC 0, IHC 1+ o IHC 2+/ISH–) localmente avanzato o metastatico non resecabile la cui malattia aveva mostrato progressione dopo le seguenti terapie in qualsiasi contesto: un inibitore di CDK 4/6, terapia endocrina e un taxano; i pazienti avevano ricevuto almeno due chemioterapie precedenti nel contesto metastatico (una delle quali poteva essere nel contesto neoadiuvante o adiuvante se progressione o recidiva si erano verificate entro 12 mesi dal completamento della
chemioterapia). Sono stati esclusi dallo studio i pazienti con coinvolgimento osseo esclusivo, malattia infiammatoria intestinale cronica in fase attiva e anamnesi nota di ostruzione intestinale, anamnesi nota di angina instabile, infarto miocardico o insufficienza cardiaca congestizia o infezione da
epatite B o C attiva.
I pazienti sono stati randomizzati (1:1) a ricevere sacituzumab govitecan 10 mg/kg tramite infusione endovenosa il giorno 1 e il giorno 8 di un ciclo di trattamento di 21 giorni (n=272) oppure un trattamento scelto dal medico (Treatment of Physician’s Choice, TPC) (n=271). Il trattamento stabilito dal medico è stato selezionato dallo sperimentatore prima della randomizzazione tra i seguenti regimi in monoterapia: eribulina (n=130), vinorelbina (n=63), gemcitabina (n=56) o capecitabina (n=22). La randomizzazione è stata stratificata sulla base dei regimi chemioterapici precedenti per la malattia metastatica (2 o 3-4), metastasi viscerale (sì o no) e terapia endocrina nel contesto metastatico per almeno 6 mesi (sì o no).
I pazienti sono stati trattati fino a progressione della malattia o a tossicità inaccettabile.
La misura principale degli esiti di efficacia era la PFS valutata mediante BICR secondo RECIST v1.1. Le altre misure degli esiti di efficacia erano OS, ORR mediante BICR e DOR mediante BICR.
L’età mediana della popolazione dello studio era 56 anni (intervallo 27-86 anni) e il 26% dei pazienti era di età pari o superiore a 65 anni. Quasi tutti i pazienti erano donne (99%). La maggior parte erano bianchi (67%), il 4% neri, il 3% asiatici e il 26% di popolazione non nota. I pazienti hanno ricevuto una mediana di 7 (intervallo 3-17) regimi sistemici precedenti in qualsiasi contesto e 3 (intervallo 0-8) regimi chemioterapici sistemici precedenti nel contesto metastatico. Circa il 42% dei pazienti aveva ricevuto 2 regimi chemioterapici precedenti per malattia metastatica a fronte del 58% di pazienti che ne aveva ricevuto da 3 a 4. La maggior parte dei pazienti aveva ricevuto terapia endocrina nel contesto metastatico per un periodo ≥ 6 mesi (86%). I pazienti presentavano un performance status secondo l’ECOG di 0 (44%) o 1 (56%). Il 95% aveva metastasi viscerali mentre il 4,6% metastasi cerebrali stabili precedentemente trattate.
Sacituzumab govitecan ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo della PFS valutata mediante BICR e della OS, rispetto al trattamento scelto dal medico. Il miglioramento della PFS mediante BICR e della OS è stato generalmente uniforme tra i sottogruppi pre-specificati. I risultati di efficacia sono riassunti nella Tabella 7.
Tabella 7. Endpoint di efficacia – Analisi finale pre-specificata (TROPiCS-02)
| Sacituzumab govitecan n=272 | TPC n=271 | |
| Sopravvivenza libera da progressione mediante BICR1 | ||
| Numero di eventi (%) | 170 (62,5%) | 159 (58,7%) |
| PFS mediana in mesi (IC al 95%) | 5,5 (4,2; 7,0) | 4,0 (3,1; 4,4) |
| Rapporto di rischio (IC al 95%) | 0,661 (0,529; 0,826) | |
| Valore p2 | 0,0003 | |
| Tasso di PFS a 12 mesi, % (IC al 95%) | 21,3 (15,2; 28,1) | 7,1 (2,8; 13,9) |
| Sopravvivenza globale3 | ||
| Numero di eventi (%) | 191 (70,2%) | 199 (73,4%) |
| OS mediana in mesi (IC al 95%) | 14,4 (13,0; 15,7) | 11,2 (10,1; 12,7) |
| Rapporto di rischio (IC al 95%) | 0,789 (0,646; 0,964) | |
| Valore p2 | 0,0200 | |
| Tasso di risposta obiettiva mediante BICR3 | ||
| Numero di responder (%) | 57 (21,0%) | 38 (14,0%) |
| Rapporto di probabilità (IC al 95%) | 1,625 (1,034; 2,555) | |
| Valore p | 0,0348 | |
1La PFS è definita come il tempo dalla data della randomizzazione alla data della prima progressione radiologica della malattia o della morte per qualsiasi causa, a seconda di quale si è verificata prima (chiusura finale del database
3 gennaio 2022).
2Test dei ranghi logaritmici stratificato aggiustato per i fattori di stratificazione: regimi chemioterapici precedenti per la malattia metastatica (2 o 3-4), metastasi viscerale (sì o no) e terapia endocrina nel contesto metastatico per almeno 6 mesi (sì o no).
3In base alla seconda analisi dell’OS intermedia (chiusura finale del database 1° luglio 2022).
4BICR = Revisione centrale indipendente in cieco; IC = Intervallo di confidenza.
In un’analisi dell’efficacia aggiornata con una durata mediana del follow-up di 12,8 mesi (chiusura finale del database 1 dicembre 2022), i risultati erano in linea con quelli dell’analisi finale pre-specificata. La PFS mediana mediante BICR è stata di 5,5 mesi nei pazienti trattati con sacituzumab govitecan e di 4,0 mesi nei pazienti che hanno ricevuto il trattamento scelto dal medico (HR di 0,65; IC al 95% 0,53; 0,81). L’OS mediana è stata, rispettivamente, di 14,5 mesi e 11,2 mesi (HR di 0,79; IC al 95% 0,65; 0,95). Le curve di Kaplan-Meier per la PFS mediante BICR e l’OS aggiornate sono presentate nelle Figure 7 e 8.
Trodelvy TPC
Censurato
Tempo (mesi)
Numero di pazienti a rischio
Trodelvy
TPC
Probabilità di sopravvivenza libera da progressione (%)
Figura 7: Sopravvivenza libera da progressione mediante BICR (chiusura finale del database 1 dicembre 2022) nello studio TROPiCS-02
Probabilità di sopravvivenza globale (%)
Figura 8: Sopravvivenza globale (chiusura finale del database 1 dicembre 2022) nello studio TROPiCS-02
Trodelvy TPC
Censurato
Tempo (mesi)
Numero di pazienti a rischio
Trodelvy
TPC
Popolazione pediatrica
L’Agenzia europea per i medicinali ha previsto l’esonero dall’obbligo di presentare i risultati degli studi con sacituzumab govitecan in tutti i sottogruppi della popolazione pediatrica per il trattamento del cancro della mammella (vedere paragrafo 4.2 per informazioni sull’uso pediatrico).
La farmacocinetica nel siero di sacituzumab govitecan e dell’SN-38 è stata valutata in pazienti con cancro della mammella metastatico (metastatic breast cancer, mBC) che hanno ricevuto sacituzumab govitecan alla dose di 10 mg/kg in monoterapia o in associazione a pembrolizumab. I parametri farmacocinetici di sacituzumab govitecan e dell’SN-38 libero quando somministrato in monoterapia o in associazione a pembrolizumab sono presentati nella Tabella 8.
La co-somministrazione di pembrolizumab non ha avuto alcun impatto sulla farmacocinetica di sacituzumab govitecan o dell’SN-38.
Tabella 8: Riassunto dei parametri farmacocinetici medi (% CV) di sacituzumab govitecan e dell’SN-38 libero
| Sacituzumab govitecan | SN-38 libero | |
| Cmax [ng/mL] | 258 378 (17%) | 97 (41%) |
| AUC0-168 [ng*h/mL] | 12 285 980 (19%) | 3 120 (62%) |
* Parametri stimati in base ad analisi PK di popolazione
Cmax: concentrazione sierica massima da 0-168 ore dopo la prima dose
AUC0-168: area sotto la curva di concentrazione sierica in 168 ore dopo la prima dose
Distribuzione
Sulla base dell’analisi farmacocinetica di popolazione, il volume di distribuzione stimato allo stato stazionario di sacituzumab govitecan quando somministrato in monoterapia o in associazione a pembrolizumab è stato di 4,79 L.
Biotrasformazione
Non sono stati condotti studi sul metabolismo di sacituzumab govitecan.
L’SN-38 (la piccola molecola componente di sacituzumab govitecan) è metabolizzato dalla UGT1A1. Eliminazione
L’emivita mediana di eliminazione (t1/2) di sacituzumab govitecan e dell’SN-38 libero, sulla base dell’analisi farmacocinetica di popolazione, nei pazienti che hanno ricevuto sacituzumab govitecan in monoterapia o in associazione a pembrolizumab, è stata, rispettivamente, di 170 e 21,4 ore. La clearance media stimata (%CV) di sacituzumab govitecan è di 0,129 L/ora (21%).
Popolazioni speciali
Le analisi di farmacocinetica nei pazienti trattati con sacituzumab govitecan non hanno identificato un effetto dell’età, della razza e della compromissione renale lieve o moderata sulla farmacocinetica di sacituzumab govitecan.
Compromissione renale
È noto che l’eliminazione renale contribuisce in minima parte all’escrezione dell’SN-38, il determinante a basso peso molecolare di sacituzumab govitecan. Non ci sono dati sulla farmacocinetica di sacituzumab govitecan nei pazienti con compromissione renale severa o malattia renale allo stadio terminale (CrCl < 15 mL/min).
Compromissione epatica
L’esposizione a sacituzumab govitecan nei pazienti con compromissione epatica lieve (bilirubina
≤ ULN e AST > ULN o bilirubina da > 1,0 a ≤ 1,5 ULN e AST di qualsiasi livello) è simile a quella dei pazienti con funzione epatica normale (bilirubina e AST ≤ ULN).
Vi sono dati limitati sull’esposizione a sacituzumab govitecan e l’esposizione all’SN-38 libero nei pazienti con compromissione epatica moderata o severa.
Informazioni farmaceutiche - TRODELVY 200 MG
Acido 2-(N-morfolino)-etansolfonico (MES) Polisorbato 80 (E433)
Trealosio diidrato
Questo medicinale non deve essere miscelato con altri medicinali ad eccezione di quelli menzionati nel paragrafo 6.6.
Flaconcino non aperto
3 anni.
Dopo la ricostituzione
La soluzione ricostituita deve essere utilizzata immediatamente per preparare la soluzione per infusione diluita. Se non si usa immediatamente, la sacca per infusione contenente la soluzione diluita può essere conservata in frigorifero (2 °C - 8 °C) per un massimo di 24 ore al riparo dalla luce.
Conservare in frigorifero (2 °C – 8 °C). Non congelare.
Tenere il flaconcino nell’imballaggio esterno per proteggere il medicinale dalla luce.
Per le condizioni di conservazione dopo la ricostituzione e la diluizione vedere paragrafo 6.3.
Flaconcino da 50 mL in vetro di tipo I, trasparente, incolore, con un tappo in butile elastomerico e sigillato con una ghiera a strappo in alluminio contenente 200 mg di sacituzumab govitecan.
Ogni confezione contiene un flaconcino.
Trodelvy è un medicinale citotossico. Seguire le procedure speciali per la manipolazione e lo smaltimento applicabili.
Ricostituzione
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Calcolare la dose necessaria (mg) di Trodelvy in rapporto al peso corporeo del paziente.
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Iniettare lentamente 20 mL di soluzione iniettabile di cloruro di sodio 9 mg/mL (0,9%) in ciascun flaconcino utilizzando una siringa sterile. Si otterrà una concentrazione di 10 mg/mL.
-
Scuotere leggermente i flaconcini e attendere 15 minuti fino a dissoluzione. Non agitare. Il medicinale deve essere ispezionato visivamente per rilevare l’eventuale presenza di particelle o alterazioni del colore prima della somministrazione. La soluzione deve essere priva di particelle visibili, trasparente e di colore giallo. Non utilizzare la soluzione ricostituita se è torbida o presenta alterazioni del colore.
-
Usare immediatamente per preparare una soluzione per infusione diluita.
Diluizione
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Calcolare il volume della soluzione ricostituita necessario per ottenere la dose appropriata in base al peso corporeo del paziente.
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Stabilire il volume finale della soluzione per infusione per somministrare la dose appropriata di sacituzumab govitecan in un intervallo di concentrazione compreso tra 1,1 mg/mL e 3,4 mg/mL.
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Prelevare dalla sacca per infusione finale ed eliminare un volume di soluzione iniettabile di cloruro di sodio 9 mg/mL (0,9%) equivalente al volume necessario della soluzione ricostituita.
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Prelevare con una siringa la quantità calcolata di soluzione ricostituita dal/i flaconcino/i. Eliminare tutta la soluzione rimasta nel/i flaconcino/i.
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Per ridurre la formazione di schiuma, iniettare lentamente il volume necessario di soluzione ricostituita in una sacca per infusione in cloruro polivinilico, poliolefina (polipropilene e/o polietilene) o etilene vinil acetato. Non agitare il contenuto.
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Se necessario, aggiustare il volume nella sacca per infusione con soluzione iniettabile di cloruro di sodio 9 mg/mL (0,9%) per ottenere una concentrazione compresa tra 1,1 mg/mL e
3,4 mg/mL. Utilizzare solo soluzione iniettabile di cloruro di sodio 9 mg/mL (0,9%), poiché non è stata determinata la stabilità del medicinale ricostituito con altre soluzioni per infusione.
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Se non si usa immediatamente, la sacca per infusione contenente la soluzione diluita può essere conservata in frigorifero (2 °C - 8 °C) per un massimo di 24 ore al riparo dalla luce. Non congelare. Dopo la refrigerazione, somministrare la soluzione diluita a una temperatura ambiente massima di 25 °C entro 8 ore (incluso il tempo dell’infusione).
Somministrazione
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Somministrare Trodelvy mediante infusione endovenosa. Proteggere la sacca per infusione dalla luce. La sacca per infusione deve essere coperta durante l’infusione fino a completa somministrazione. Non è necessario coprire i tubi della linea d’infusione o utilizzare tubi che proteggano dalla luce durante l’infusione.
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Può essere utilizzata una pompa per infusione.
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Non miscelare o somministrare Trodelvy con altri medicinali nella stessa linea d’infusione.
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Al termine dell’infusione, lavare la linea endovenosa con 20 mL di soluzione iniettabile di cloruro di sodio 9 mg/mL (0,9%).
Smaltimento
Il medicinale non utilizzato e i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità alla normativa locale vigente.