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Farmaci

CABOMETYX 60 MG COMPRESSE RIVESTITE CON FILM

Informazioni sulla prescrizione

Classe

H – A CARICO DEL SSN AMBITO OSPED.

Tipo di ricetta

RNRL - Soggetto a Prescrizione Medica Limitativa

Nota AIFA

Non ci sono limiti di prescrizione.

Regime SSN

Ospedaliero disponibile in farmacia a carico del paziente
Lista interazioni
17
6
5
0
Aggiungi alle interazioni

Interazioni con

Cibo
Piante
Integratori
Abitudini

Restrizioni d'uso

Renale
Epatica
Gravidanza
Allattamento

Ulteriori informazioni

Nome del farmaco

CABOMETYX 60 MG COMPRESSE RIVESTITE CON FILM

Glutine / Lattosio

Glutine: Nessun dato
Lattosio: Nessun dato

Forma farmaceutica

COMPRESSE RIVESTITE CON FILM

Produttore

IPSEN

Ultimo aggiornamento del RCP

20/11/2025
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RCP - CABOMETYX 60 MG

Indicazioni

Carcinoma a cellule renali (RCC)

CABOMETYX è indicato in monoterapia per il carcinoma a cellule renali avanzato (Renal Cell Carcinoma, RCC)

-come trattamento di prima linea in pazienti adulti con rischio intermedio o sfavorevole (vedere paragrafo 5.1)

- in pazienti adulti precedentemente trattati con terapia contro il fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF) (vedere paragrafo 5.1)

CABOMETYX, in associazione a nivolumab, è indicato per il trattamento di prima linea del carcinoma a cellule renali avanzato in pazienti adulti (vedere paragrafo 5.1).

Carcinoma epatocellulare (HCC)

CABOMETYX è indicato come monoterapia per il trattamento del carcinoma epatocellulare (HCC) negli adulti che sono stati precedentemente trattati con sorafenib.

Carcinoma differenziato della tiroide (DTC)

CABOMETYX è indicato come monoterapia per il trattamento di pazienti adulti affetti da carcinoma differenziato della tiroide (DTC) localmente avanzato o metastatico, refrattario o non eleggibile allo iodio radioattivo (RAI) che sono progrediti durante o dopo una precedente terapia sistemica.

Tumori neuroendocrini (NET)

CABOMETYX è indicato per il trattamento di pazienti adulti affetti da tumori neuroendocrini ben differenziati extra-pancreatici (epNET) e pancreatici (pNET), non resecabili o metastatici, che sono progrediti dopo almeno una precedente terapia sistemica diversa dagli analoghi della somatostatina.

Posologia

La terapia con CABOMETYX deve essere iniziata da un medico esperto nella somministrazione di medicinali antitumorali.

Posologia

CABOMETYX compresse e cabozantinib capsule non sono bioequivalenti e non devono essere utilizzate in maniera intercambiabile (vedere paragrafo 5.2).

CABOMETYX come monoterapia

Per RCC, HCC, DTC e NET la dose raccomandata di CABOMETYX è di 60 mg, una volta al giorno.

Il trattamento deve continuare fino a quando il paziente non ha più beneficio clinico dalla terapia o fino all’insorgenza di tossicità inaccettabile.

CABOMETYX in associazione a nivolumab in RCC avanzato di prima linea

La dose raccomandata di CABOMETYX è di 40 mg una volta al giorno in associazione a nivolumab soluzione per infusione somministrato per via endovenosa a 240 mg ogni 2 settimane o 480 mg ogni 4 settimane o con nivolumab soluzione per iniezione somministrato per via sottocutanea a 600 mg ogni 2 settimane o 1 200 mg ogni 4 settimane. Il trattamento deve continuare fino a progressione di malattia o tossicità inaccettabile. Nivolumab deve essere continuato fino a progressione di malattia, tossicità inaccettabile o fino a 24 mesi nei pazienti senza progressione della malattia (vedere il Riassunto delle caratteristiche del prodotto (RCP) per la posologia di nivolumab).

Modifica del trattamento

La gestione delle sospette reazioni avverse al farmaco potrebbe richiedere l’interruzione temporanea del trattamento e/o la riduzione della dose (vedere Tabella 1). Quando è necessaria la riduzione della dose in monoterapia, si raccomanda di passare a 40 mg al giorno e poi a 20 mg al giorno.

Quando CABOMETYX viene somministrato in associazione a nivolumab, si raccomanda di ridurne la dose a 20 mg una volta al giorno e poi a 20 mg a giorni alterni (fare riferimento all’RCP di nivolumab per la modifica del trattamento raccomandata per nivolumab).

Si raccomanda l’interruzione della somministrazione per la gestione di tossicità di grado 3 CTCAE o superiore oppure di tossicità intollerabili di grado 2. Si raccomanda la riduzione della dose per eventi che, qualora dovessero persistere, potrebbero diventare gravi o intollerabili.

Se il paziente dimentica una dose, questa non deve essere assunta se mancano meno di 12 ore alla dose successiva.

Tabella 1: Raccomandazioni sulla modifica della dose di CABOMETYX in caso di reazioni avverse

Reazione avversa e severità Modifica del trattamento
Reazioni avverse di grado 1 e 2 tollerabili e facili da gestire Generalmente non è necessario un aggiustamento della dose.Aggiungere una terapia di supporto come indicato.
Reazioni avverse di grado 2 intollerabili e che non possono essere gestite mediante una riduzione della dose o una terapia di supporto Interrompere il trattamento finché la gravità della reazione avversa non si è ridotta a un grado ≤ 1.Aggiungere una terapia di supporto come indicato. Valutare la ripresa del trattamento ad una dose ridotta.
Reazioni avverse di grado 3 (ad eccezione di anomalie non clinicamente rilevanti nei parametri di laboratorio) Interrompere il trattamento finché la gravità della reazione avversa non si è ridotta a un grado ≤ 1.Aggiungere una terapia di supporto, come indicato. Riprendere il trattamento a una dose ridotta.
Reazioni avverse di grado 4 (ad eccezione di anomalie non clinicamente rilevanti nei parametri di laboratorio) Interrompere il trattamento.Istituire una terapia medica appropriata.Se la gravità della reazione avversa si riduce a un grado ≤ 1, riprendere il trattamento a una dose ridotta.Se la reazione avversa non si risolve, interrompere definitivamente il trattamento.
Aumento degli enzimi epatici per i pazienti con RCC trattati con CABOMETYX in associazione a nivolumab
Incremento di ALT o AST > 3 ma ≤10 volte il limite superiore della norma senza concomitante aumento della bilirubina totale ≥ 2 il limite superiore della norma Interrompere CABOMETYX e nivolumab fino a quandoqueste reazioni avverse si risolvono a Grado ≤1La terapia con corticosteroidi può essere presa in considerazione se si sospetta una reazione immuno-mediata (fare riferimento al RCP di nivolumab).Dopo la risoluzione si può considerare di ricominciare con un singolo medicinale o in modo sequenziale con entrambi i medicinali. Se si riprende con nivolumab, fare riferimento al RCP di nivolumab.
ALT o AST> 10 volte il limite superiore della norma o > 3 volte il limite superiore della norma con bilirubina totale concomitante ≥ 2 volte ULN Interrompere definitivamente CABOMETYX e nivolumab.La terapia con corticosteroidi può essere presa in considerazione se si sospetta una reazione immuno-mediata (fare riferimento al RCP di nivolumab).

Nota: i gradi di tossicità sono classificati in base ai criteri comuni di terminologia per gli eventi avversi (Common Terminology Criteria for Adverse Events) del National Cancer Institute, versione 4.0 (NCI-CTCAE v4)

Medicinali concomitanti

Medicinali concomitanti che sono potenti inibitori di CYP3A4 devono essere utilizzati con cautela. Deve essere evitato l’utilizzo cronico di medicinali concomitanti che sono potenti induttori di CYP3A4 (vedere paragrafi 4.4 e 4.5).

Deve essere presa in considerazione la scelta di un medicinale concomitante alternativo che presenti una capacità minima o nulla di indurre o inibire CYP3A4.

Popolazioni speciali

Anziani

Non è raccomandato alcun aggiustamento della dose specifico per l’utilizzo di cabozantinib nei pazienti anziani (età ≥ 65 anni).

Etnia

Non è necessario alcun aggiustamento della dose in base all’etnia (vedere paragrafo 5.2).

Compromissione renale

Cabozantinib deve essere utilizzato con cautela in pazienti con compromissione renale lieve o moderata. L’uso di cabozantinib non è raccomandato in pazienti con compromissione renale severa, in quanto la sicurezza e l’efficacia non sono state stabilite in questa popolazione.

Compromissione epatica

In pazienti con compromissione epatica lieve non è richiesto un aggiustamento della dose. Poiché sono disponibili solo dati limitati per i pazienti con compromissione epatica moderata (Child-Pugh B) non è possibile fornire raccomandazioni sul dosaggio. In questi pazienti è raccomandato un attento monitoraggio della sicurezza generale (vedere paragrafi 4.4 e 5.2). Non vi è esperienza clinica in pazienti con compromissione epatica severa (Child-Pugh C), pertanto non è raccomandato l’uso di cabozantinib in questi pazienti (vedere paragrafo 5.2).

Compromissione cardiaca

Sono disponibili dati limitati in pazienti con insufficienza cardiaca. Non possono essere fornite raccomandazioni specifiche relativamente alla dose.

Popolazione pediatrica

La sicurezza e l’efficacia di cabozantinib nei bambini ed adolescenti di età < 18 anni non sono state ancora stabilite. I dati al momento disponibili sono riportati ai paragrafi 4.8, 5.1 e 5.2, ma non può essere fatta alcuna raccomandazione riguardante la posologia.

Modo di somministrazione

CABOMETYX è per uso orale. Le compresse devono essere ingerite intere e non frantumate. I pazienti devono essere informati del fatto che non devono assumere cibo nelle 2 ore precedenti l’assunzione della dose e non devono assumere cibo per almeno 1 ora dopo l’assunzione della dose di CABOMETYX.

Controindicazioni

Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1.

Avvertenze

Poiché la maggior parte delle reazioni avverse si verifica nella fase iniziale del trattamento, il medico deve valutare il paziente attentamente nel corso delle prime 8 settimane di trattamento per stabilire la necessità di modifiche della dose. Le reazioni avverse che normalmente hanno un esordio precoce includono ipocalcemia, ipokaliemia, trombocitopenia, ipertensione, sindrome da eritrodisestesia palmo-plantare, proteinuria ed eventi gastrointestinali (GI) (dolore addominale, infiammazione della mucosa, stipsi, diarrea, vomito).

La gestione delle sospette reazioni avverse può richiedere l’interruzione temporanea o la riduzione della dose della terapia con cabozantinib (vedere paragrafo 4.2):

Si sono verificate riduzioni della dose e interruzioni della dose a causa di un evento avverso (AE) rispettivamente nel 46-67% e nel 70-84% dei pazienti trattati con cabozantinib negli studi clinici principali di monoterapia in RCC (METEOR, CABOSUN), HCC (CELESTIAL), DTC (COSMIC-311) e NET

(CABINET). Sono state necessarie due riduzioni della dose nel 9,4% - 33% dei pazienti. Il tempo mediano alla prima riduzione della dose è stato di 38-106 giorni, mentre il tempo mediano alla prima interruzione della dose è stato di 28-68 giorni.

Quando cabozantinib è stato somministrato in associazione a nivolumab nel trattamento di prima linea del RCC avanzato, si sono verificate la riduzione e l'interruzione della dose di cabozantinib a causa di un AE rispettivamente nel 54,1% e nel 73,4% dei pazienti dello studio clinico (CA2099ER). Sono state necessarie due riduzioni della dose nel 9,4% dei pazienti. Il tempo mediano alla prima riduzione della dose è stato di 106 giorni, mentre il tempo mediano alla prima interruzione della dose è stato di 68 giorni.

Epatotossicità

Anomalie nei test di funzionalità epatica (aumenti di alanina aminotransferasi [ALT], aspartato aminotransferasi [AST] e bilirubina) sono stati frequentemente osservati in pazienti trattati con cabozantinib. Si raccomanda di eseguire test di funzionalità epatica (ALT, AST e bilirubina) prima di iniziare il trattamento con cabozantinib e di monitorarli attentamente durante il trattamento. Per i pazienti con peggioramento dei test di funzionalità epatica, considerato correlato al trattamento con cabozantinib (cioè dove nessuna causa alternativa è evidente), si consiglia di seguire le raccomandazioni di modifica della dose in Tabella 1 (vedere paragrafo 4.2).

Quando cabozantinib è somministrato in associazione a nivolumab, aumenti dei valori di ALT e AST di grado 3 e 4 sono stati riportati con maggiore frequenza rispetto alla monoterapia con cabozantinib in pazienti con RCC avanzato (vedere paragrafo 4.8). Gli enzimi epatici devono essere monitorati prima dell’inizio e periodicamente durante il trattamento. È necessario seguire le linee guida per la gestione medica di entrambi i medicinali (vedere paragrafo 4.2 e fare riferimento all’RCP di nivolumab).

Sono stati segnalati casi rari di sindrome del dotto biliare evanescente. Tutti i casi si sono verificati in pazienti che hanno ricevuto inibitori del checkpoint immunitario, prima o in concomitanza al trattamento con cabozantinib.

Cabozantinib viene eliminato principalmente attraverso la via epatica. Un monitoraggio più attento della sicurezza generale è raccomandato nei pazienti con compromissione epatica lieve o moderata (vedere anche paragrafi 4.2 e 5.2). Nei pazienti con compromissione epatica moderata (Child-Pugh B) in trattamento con cabozantinib si è sviluppata encefalopatia epatica in una percentuale relativa più alta. Cabozantinib non è raccomandato in pazienti con compromissione epatica severa (Child-Pugh C) (vedere paragrafo 4.2).

Encefalopatia epatica

Nello studio nel HCC (CELESTIAL), l’encefalopatia epatica è stata riportata più frequentemente nel braccio in terapia con cabozantinib rispetto a quello con placebo. Cabozantinib è stato associato a diarrea, vomito, appetito ridotto e anomalie elettrolitiche. Nei pazienti con HCC con compromissione epatica, questi effetti non-epatici possono essere fattori scatenanti per lo sviluppo di encefalopatia epatica. I pazienti devono essere monitorati per segni e sintomi di encefalopatia epatica.

Perforazioni e fistole

Con cabozantinib sono state osservate gravi perforazioni e fistole GI, talvolta fatali. I pazienti che presentano malattia infiammatoria intestinale (ad es. malattia di Crohn, colite ulcerosa, peritonite, diverticolite o appendicite), infiltrazione neoplastica del tratto gastrointestinale o complicanze dovute ad una precedente chirurgia gastrointestinale (in particolare, quando associate ad una guarigione ritardata o incompleta), devono

essere valutati in maniera accurata prima di iniziare una terapia con cabozantinib e, successivamente, devono essere monitorati attentamente per rilevare eventuali sintomi di perforazioni o fistole, compresi gli ascessi e la sepsi. La comparsa di diarrea persistente o ricorrente durante il trattamento può essere un fattore di rischio per lo sviluppo di fistole anali. La somministrazione di cabozantinib deve essere interrotta definitivamente nei pazienti con perforazione o fistola gastrointestinale che non possono essere gestite in modo adeguato.

Disturbi gastrointestinali (GI)

Alcuni degli eventi GI più comunemente segnalati sono stati diarrea, nausea / vomito, appetito ridotto e stomatite/dolore orale (vedere paragrafo 4.8). Per prevenire la disidratazione, gli squilibri elettrolitici e la perdita di peso è necessario intraprendere tempestivamente una gestione medica, compresa la terapia di supporto con antiemetici, antidiarroici o antiacidi. In caso di reazioni avverse GI persistenti o ricorrenti deve essere presa in considerazione la sospensione o la riduzione della dose o l’interruzione permanente di cabozantinib (vedere Tabella 1).

Eventi tromboembolici

Con cabozantinib sono stati osservati eventi di tromboembolia venosa, compresa embolia polmonare, e tromboembolia arteriosa, in qualche caso fatale. Cabozantinib deve essere utilizzato con cautela nei pazienti che sono a rischio per questi eventi o che hanno anamnesi positiva per tali eventi.

Nello studio nel HCC (CELESTIAL), è stata osservata trombosi della vena porta con cabozantinib, incluso un evento fatale. I pazienti con anamnesi positiva per invasione portale hanno mostrato di essere a maggior rischio di sviluppo di trombosi della vena porta. La somministrazione di cabozantinib deve essere interrotta definitivamente nei pazienti che sviluppano un infarto miocardico acuto o altre complicanze tromboemboliche clinicamente significative.

Nello studio CABINET, la frequenza di tromboembolismo venoso (TEV) è stata più alta nel gruppo pNET (19%) rispetto al gruppo epNET (3.8%) tra i partecipanti che hanno ricevuto cabozantinib.

Emorragia

Con cabozantinib sono stati osservati eventi emorragici severi, in qualche caso fatali. I pazienti con precedenti di sanguinamento severo prima dell’inizio del trattamento devono essere valutati attentamente prima di iniziare la terapia con cabozantinib. Cabozantinib non deve essere somministrato ai pazienti che presentano o che sono a rischio di emorragia severa.

Nello studio nel HCC (CELESTIAL), eventi emorragici fatali sono stati riportati con una maggiore incidenza con cabozantinib rispetto al placebo. I fattori di rischio predisponenti per emorragia severa nella popolazione con HCC avanzato possono includere l’invasione tumorale dei principali vasi sanguigni e la presenza di cirrosi epatica già presente con conseguente varici esofagee, ipertensione portale e trombocitopenia. Lo studio CELESTIAL ha escluso i pazienti con concomitante trattamento anticoagulante o antiaggregante. Sono stati inoltre esclusi da questo studio i soggetti con varici non trattate o trattate in modo incompleto, con sanguinamento o ad alto rischio di sanguinamento.

Lo studio di cabozantinib in associazione a nivolumab nel RCC avanzato di prima linea (CA2099ER) ha escluso pazienti in trattamento con anticoagulanti a dosi terapeutiche.

Aneurismi e dissezioni arteriose

L’uso di inibitori del pathway del VEGF in pazienti con o senza ipertensione può favorire la formazione di aneurismi e/o dissezioni arteriose. Prima di iniziare cabozantinib, questo rischio deve essere attentamente considerato in pazienti con fattori di rischio quali ipertensione o storia anamnestica di aneurisma.

Trombocitopenia

Nello studio nel HCC (CELESTIAL), nello studio nel DTC (COSMIC-311) e nello studio nei NET (CABINET), sono state riportate trombocitopenia e riduzione piastrinica. I livelli piastrinici devono essere monitorati durante il trattamento con cabozantinib e la dose modificata in base alla severità della trombocitopenia (vedere Tabella 1).

Complicanze correlate alla guarigione di ferite

Con cabozantinib sono state osservate complicanze correlate alla guarigione di ferite. Il trattamento con cabozantinib deve essere interrotto almeno 28 giorni prima di un intervento chirurgico programmato, compreso un intervento di chirurgia dentale o procedure dentali invasive, laddove possibile. La decisione di riprendere la terapia con cabozantinib dopo l’intervento deve essere basata sulla valutazione clinica dell’adeguata

guarigione della ferita. La somministrazione di cabozantinib deve essere interrotta definitivamente nei pazienti con complicanze nel processo di cicatrizzazione che richiedono un intervento medico.

Ipertensione

È stata osservata ipertensione, incluse crisi ipertensive, in corso di trattamento con cabozantinib. La pressione arteriosa deve essere ben controllata prima di iniziare la terapia con cabozantinib. Dopo l'inizio del trattamento con cabozantinib, la pressione arteriosa deve essere monitorata precocemente e regolarmente e trattata secondo necessità con un'appropriata terapia antipertensiva. In caso di ipertensione persistente nonostante l’uso di antipertensivi, il trattamento con cabozantinib deve essere interrotto fino a quando la pressione arteriosa non risulti sotto controllo, dopodichè cabozantinib può essere ripreso ad una dose ridotta. La somministrazione di cabozantinib deve essere interrotta definitivamente in caso di ipertensione severa e persistente nonostante la terapia antipertensiva e la riduzione della dose di cabozantinib. In caso di crisi ipertensiva, la somministrazione di cabozantinib deve essere interrotta definitivamente.

Osteonecrosi

Con cabozantinib sono stati osservati eventi di osteonecrosi della mandibola/mascella (Osteonecrosis of the jaw, ONJ). Un esame del cavo orale deve essere eseguito prima dell’inizio del trattamento con cabozantinib e periodicamente durante la terapia con cabozantinib. I pazienti devono essere informati sulle pratiche di igiene orale. Se possibile, il trattamento con cabozantinib deve essere sospeso almeno 28 giorni prima di un intervento odontoiatrico programmato o di procedure dentali invasive. Si deve usare cautela nei pazienti che ricevono farmaci, associati a rischio di ONJ, come i bifosfonati. Cabozantinib deve essere interrotto definitivamente nei pazienti che manifestano ONJ.

Sindrome da eritrodisestesia palmo-plantare

Con cabozantinib è stata osservata sindrome da eritrodisestesia palmo-plantare (Palmar-Plantar Erythrodysesthesia syndrome, PPES). In casi di PPES severa, occorre prendere in considerazione l’interruzione del trattamento con cabozantinib. Il trattamento con cabozantinib deve essere ripreso ad una dose più bassa quando la PPES si è ridotta al grado 1.

Proteinuria

Con cabozantinib è stata osservata proteinuria. Le proteine nelle urine devono essere monitorate regolarmente durante il trattamento con cabozantinib. L’assunzione di cabozantinib deve essere interrotta definitivamente nei pazienti che sviluppano sindrome nefrosica.

Sindrome da encefalopatia posteriore reversibile

Con cabozantinib è stata osservata sindrome da encefalopatia posteriore reversibile (Posterior Reversible Encephalopathy Syndrome, PRES). Questa sindrome deve essere considerata in qualsiasi paziente che presenti sintomi multipli, compresi crisi convulsive, cefalea, disturbi visivi, stato confusionale o alterazioni della funzione mentale. Il trattamento con cabozantinib deve essere interrotto definitivamente in pazienti con PRES.

Prolungamento dell’intervallo QT

Cabozantinib deve essere usato con cautela nei pazienti con una storia di prolungamento dell’intervallo QT, pazienti che assumono antiaritmici o pazienti con malattie cardiache preesistenti, bradicardia o disturbi degli elettroliti. Quando si utilizza cabozantinib, deve essere preso in considerazione il monitoraggio periodico in corso di trattamento con elettrocardiogramma (ECG) e degli elettroliti sierici (calcio, potassio e magnesio).

Disfunzione tiroidea

La misurazione di laboratorio al basale della funzione tiroidea è raccomandata in tutti i pazienti. I pazienti con ipotiroidismo o ipertiroidismo preesistente devono essere trattati secondo la pratica medica standard prima dell’inizio del trattamento con cabozantinib. Tutti i pazienti devono essere tenuti sotto stretta osservazione per segni e sintomi di disfunzione tiroidea durante il trattamento con cabozantinib. La funzione tiroidea deve essere monitorata periodicamente durante il trattamento con cabozantinib. I pazienti che sviluppano disfunzione tiroidea devono essere trattati secondo la pratica medica standard.

Anomalie dei test biochimici di laboratorio

Cabozantinib è stato associato ad un’aumentata incidenza di alterazioni elettrolitiche (inclusi ipo e iperkaliemia, ipomagnesiemia, ipocalcemia, iponatriemia). Con l’utilizzo di cabozantinib è stata osservata

ipocalcemia con una frequenza più elevata e/o una maggiore severità (inclusi i Gradi 3 e 4) nei pazienti con cancro della tiroide rispetto ai pazienti con altri tipi di cancro. Si raccomanda di monitorare i parametri biochimici durante il trattamento con cabozantinib e di intraprendere una terapia sostitutiva appropriata secondo la pratica clinica standard, se necessario. I casi di encefalopatia epatica nei pazienti con HCC possono essere attribuiti allo sviluppo di disturbi elettrolitici. In caso di significative anomalie persistenti o ricorrenti deve essere presa in considerazione la sospensione o la riduzione della dose o l’interruzione permanente di cabozantinib (vedere Tabella 1).

Induttori e inibitori di CYP3A4

Cabozantinib è un substrato di CYP3A4. La somministrazione concomitante di cabozantinib e ketoconazolo, un potente inibitore di CYP3A4, ha causato un aumento dell’esposizione plasmatica a cabozantinib. Si richiede cautela durante la somministrazione di cabozantinib con agenti che sono potenti inibitori di CYP3A4.

La somministrazione concomitante di cabozantinib e rifampicina, un potente induttore di CYP3A4, ha provocato una diminuzione dell’esposizione plasmatica a cabozantinib. Ne consegue che la somministrazione cronica di agenti che sono potenti induttori di CYP3A4 con cabozantinib deve essere evitata (vedere paragrafi 4.2 e 4.5).

Substrati della glicoproteina P

Cabozantinib è un inibitore (IC50 = 7,0 μM), ma non un substrato, delle attività di trasporto della glicoproteina P (P-gp) in un saggio bidirezionale con cellule MDCK-MDR1. Pertanto, cabozantinib potrebbe determinare un incremento delle concentrazioni plasmatiche di substrati della P-gp somministrati contemporaneamente. I pazienti devono essere informati sui rischi dell’assunzione di substrati della P-gp (ad es. fexofenadina, aliskiren, ambrisentan, dabigatran etexilato, digossina, colchicina, maraviroc, posaconazolo, ranolazina, saxagliptin, sitagliptin, talinololo, tolvaptan) in corso di trattamento con cabozantinib (vedere paragrafo 4.5).

Inibitori di MRP2

La somministrazione di inibitori di MRP2 può portare ad aumenti delle concentrazioni plasmatiche di cabozantinib. Pertanto, l’uso concomitante di inibitori di MRP2 (ad es. ciclosporina, efavirenz, emtricitabina) deve essere valutato con cautela (vedere paragrafo 4.5).

Eccipienti

Lattosio

I pazienti con rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, deficit totale di lattasi o malassorbimento di glucosio-galattosio non devono assumere questo medicinale.

Sodio

Questo medicinale contiene meno di 1 mmol di sodio (23 mg) per compressa, cioè è essenzialmente "senza sodio".

Interazioni

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Effetto di altri medicinali su cabozantinib

Inibitori e induttori di CYP3A4

La somministrazione di ketoconazolo (400 mg al giorno per 27 giorni), un potente inibitore di CYP3A4, in volontari sani ha diminuito la clearance di cabozantinib del 29% e ha aumentato del 38% l’esposizione plasmatica a cabozantinib (AUC) dopo dose singola. Di conseguenza, la somministrazione concomitante di potenti inibitori di CYP3A4 (ad es. ritonavir, itraconazolo, eritromicina, claritromicina, succo di pompelmo) e cabozantinib deve essere valutata con cautela.

La somministrazione di rifampicina (600 mg al giorno per 31 giorni), un potente induttore di CYP3A4, in volontari sani ha aumentato la clearance di cabozantinib di 4,3 volte e ha diminuito del 77% l’esposizione plasmatica (AUC) a cabozantinib dopo dose singola. La somministrazione cronica concomitante di potenti induttori di CYP3A4 (ad es. fenitoina, carbamazepina, rifampicina, fenobarbitale o preparati a base di piante medicinali contenenti erba di San Giovanni [Hypericum perforatum]) e cabozantinib deve quindi essere evitata.

Agenti che modificano il pH gastrico

La co-somministrazione dell’inibitore di pompa protonica esomeprazolo (40 mg al giorno per 6 giorni) con una dose singola di 100 mg di cabozantinib a volontari sani non ha determinato effetti clinicamente significativi sull’esposizione plasmatica a cabozantinib (AUC). Non è indicato alcun aggiustamento della dose quando agenti che modificano il pH gastrico (come inibitori di pompa protonica, antagonisti dei recettori H2 ed antiacidi) vengono co-somministraticon cabozantinib.

Inibitori di MRP2

Dati ottenuti in vitro dimostrano che cabozantinib è un substrato di MRP2. Pertanto, la somministrazione di inibitori di MRP2 può determinare aumenti delle concentrazioni plasmatiche di cabozantinib.

Agenti sequestranti della bile

Gli agenti sequestranti della bile come colestiramina e colestagel possono interagire con cabozantinib e inficiarne l’assorbimento (o il riassorbimento), causando una potenziale diminuzione dell’esposizione (vedere paragrafo 5.2). La rilevanza clinica di queste possibili interazioni non è nota.

Effetto di cabozantinib su altri medicinali

L’effetto di cabozantinib sulla farmacocinetica dei contraccettivi steroidei non è stato valutato. Poiché non può essere garantito un effetto contraccettivo inalterato, si raccomanda un metodo contraccettivo aggiuntivo come un metodo di barriera.

L’effetto di cabozantinib sulla farmacocinetica di warfarin non è stato studiato. Un’interazione con warfarin è possibile. In caso di tale combinazione, il valore INR deve essere monitorato.

Substrati della glicoproteina P

Cabozantinib è risultato essere un inibitore (IC50 = 7,0 μM), ma non un substrato, delle attività di trasporto della P-gp in un saggio bidirezionale con cellule MDCK-MDR1. Pertanto, cabozantinib potrebbe determinare un aumento delle concentrazioni plasmatiche di substrati della P-gp somministrati contemporaneamente. I pazienti devono essere informati sui rischi dell’assunzione di substrati della P-gp (ad es. fexofenadina, aliskiren, ambrisentan, dabigatran etexilato, digossina, colchicina, maraviroc, posaconazolo, ranolazina, saxagliptin, sitagliptin, talinololo, tolvaptan) in corso di trattamento con cabozantinib.

Gravidanza

Donne in età fertile/Contraccezione in pazienti di sesso maschile e femminile

Alle donne in età fertile deve essere consigliato di evitare la gravidanza durante il trattamento con cabozantinib. Anche le partner di pazienti maschi che stanno assumendo cabozantinib devono evitare la gravidanza. Devono essere utilizzati metodi efficaci di contraccezione da parte dei pazienti di sesso maschile e femminile e dei loro partner nel corso della terapia e per almeno 4 mesi dopo il completamento della terapia. Poiché i contraccettivi orali potrebbero non essere considerati "metodi di contraccezione efficaci", essi devono essere utilizzati assieme a un altro metodo, come un metodo di barriera (vedere paragrafo 4.5).

Gravidanza

Non esistono studi in donne in gravidanza in trattamento con cabozantinib. Gli studi sugli animali hanno mostrato effetti embrio-fetali e teratogeni (vedere paragrafo 5.3). Non è noto il rischio potenziale per gli esseri umani. Cabozantinib non deve essere usato durante la gravidanza a meno che le condizioni cliniche della donna richiedano il trattamento con questo medicinale.

Allattamento

Non è noto se cabozantinib e/o i suoi metaboliti siano escreti nel latte materno. A causa dei potenziali danni per il bambino, le madri devono interrompere l’allattamento al seno durante il trattamento con cabozantinib e per almeno 4 mesi dopo il completamento della terapia.

Fertilità

Non vi sono dati sulla fertilità negli esseri umani. Sulla base di risultati non clinici relativi alla sicurezza, la fertilità degli uomini e delle donne può essere compromessa dal trattamento con cabozantinib (vedere paragrafo 5.3). Sia gli uomini che le donne devono essere invitati a chiedere consiglio e a valutare procedure di preservazione della fertilità prima del trattamento.

Effetti sulla guida

Cabozantinib altera lievemente la capacità di guidare veicoli e di usare macchinari. Reazioni avverse quali stanchezza e debolezza sono state associate a cabozantinib. Si raccomanda quindi cautela quando si guida o si utilizzano macchinari.

Effetti indesiderati

Cabozantinib in monoterapia

Riassunto del profilo di sicurezza

Le reazioni avverse gravi al farmaco più comuni nella popolazione con RCC (incidenza ≥ 1%) sono: infezione polmonare, dolore addominale, diarrea, nausea, ipertensione, embolia, iponatriemia, embolia polmonare, vomito, disidratazione, stanchezza, astenia, appetito ridotto, trombosi venosa profonda, capogiro, ipomagnesiemia e sindrome da eritrodisestesia palmo-plantare (PPES).

Le reazioni avverse gravi al farmaco più comuni nella popolazione con HCC (incidenza ≥ 1%) sono encefalopatia epatica, astenia, stanchezza, PPES, diarrea, iponatriemia, vomito, dolore addominale e trombocitopenia.

Le reazioni avverse gravi al farmaco più comuni nella popolazione con DTC (incidenza ≥ 1%) sono diarrea, versamento pleurico, infezione polmonare, embolia polmonare, ipertensione, anemia, trombosi venosa profonda, ipocalcemia, osteonecrosi della mandibola, dolore, PPES, vomito e compromissione renale.

Le reazioni avverse gravi al farmaco più comuni nella popolazione NET (incidenza ≥1%) sono ipertensione,

affaticamento, embolia polmonare, vomito, diarrea, nausea ed embolia.

Le reazioni avverse più frequenti di qualsiasi grado (riscontrate in almeno il 25% dei pazienti) nelle popolazioni RCC, HCC, DTC e NET sono diarrea, affaticamento, nausea, diminuzione dell'appetito, PPES e ipertensione.

Tabella delle reazioni avverse

Le reazioni avverse riportate nel set di dati raggruppato per i pazienti trattati con cabozantinib in monoterapia in RCC, HCC, DTC e NET (n=1355) o riportate dopo l’utilizzo post-marketing di cabozantinib sono elencate nella Tabella 2. Le reazioni avverse sono elencate in base alla classificazione per sistemi e organi MedDRA e alle categorie di frequenza. Le frequenze sono basate su tutti i gradi e sono definite come: molto comuni (≥ 1/10), comuni (≥ 1/100, < 1/10) e non comuni (≥ 1/1 000, < 1/100), non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili). All’interno di ogni classe di frequenza, le reazioni avverse sono presentate in ordine decrescente di gravità.

Tabella 2: Reazioni avverse al farmaco (ADR) riportate durante le sperimentazioni cliniche o dopo l’utilizzo post-marketing in pazienti trattati con cabozantinib in monoterapia

Infezioni e infestazioni
Comune ascesso, infezione polmonare
Patologie del sistema emolinfopoietico
Molto comune anemia, trombocitopenia
Comune neutropenia, linfopenia
Patologie endocrine
Molto Comune ipotiroidismo*
Disturbi del metabolismo e della nutrizione
Molto comune appetito ridotto, ipomagnesiemia, ipokaliemia, ipoalbuminemia, ipocalcemia
Comune disidratazione, ipofosfatemia, iponatriemia, iperkaliemia, iperbilirubinemia,iperglicemia, ipoglicemia
Patologie del sistema nervoso
Molto comune disgeusia, cefalea,capogiro
Comune neuropatia perifericaa
Non comune convulsione, accidente cerebrovascolare, sindrome da encefalopatia posteriorereversibile
Patologie dell’orecchio e del labirinto
Comune tinnito
Patologie cardiache
Non comune infarto miocardico acuto
Patologie vascolari
Molto comune ipertensione, emorragiab*
Comune trombosi venosac, ipotensione, embolia
Non comune crisi ipertensiva, trombosi arteriosa, embolia arteriosa
Non nota aneurismi e dissezioni arteriose
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche
Molto comune disfonia, dispnea, tosse
Comune embolia polmonare, rinite allergica
Non comune pneumotorace
Patologie gastrointestinali
Molto comune diarrea*, nausea, vomito, stomatite, stipsi, dolore addominale, dispepsia
Comune perforazione gastrointestinale*g, pancreatite, fistola*, malattia da reflussogastroesofageo, emorroidi, dolore orale, bocca secca, disfagia, flatulenza
Non comune glossodinia
Patologie epatobiliari
Comune encefalopatia epatica*
Non comune epatite colestatica
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo
Molto comune sindrome da eritrodisestesia palmo-plantare, eruzione cutaneaf
Comune prurito, alopecia, cute secca, cambiamento del colore dei capelli, ipercheratosi,eritema
Non nota vasculite cutanea
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo
Molto comune dolore a un arto, atralgia
Comune spasmi muscolari
Non comune osteonecrosi della mandibola/mascella
Patologie renali e urinarie
Comune proteinuria
Patologie generali e condizioni relative alla sede di somministrazione
Molto comune stanchezza, infiammazione della mucosa, astenia, edema periferico
Esami diagnosticid
Molto comune peso diminuito, alanina aminotransferasi (ALT) sierica aumentata, aspartato aminotransferasi (AST) aumentata, fosfatasi alcalina ematica aumentata
Comune gamma glutamil transferasi (GGT) aumentata, creatinina ematica aumentata, amilasiaumentata, lipasi aumentata, colesterolo ematico aumentato, trigliceridi ematici aumentati, conta leucocitaria diminuita
Traumatismi, intossicazioni e complicazioni da procedura
Non comune complicazioni di feritae

*Vedere al paragrafo 4.8 Descrizione di reazioni avverse selezionate per un’ulteriore caratterizzazione

a Inclusa la polineuropatia; la neuropatia periferica è principalmente sensoriale

b Inclusa l’epistassi come reazione avversa più comunemente segnalata

c Tutte le trombosi venose inclusa la trombosi venosa profonda

d Sulla base delle reazioni avverse riportate

e Guarigione compromessa, complicazioni al sito di incisione e deiscenza di ferita

f Eruzione cutanea è un termine composito che include dermatite, dermatite acneiforme, dermatite bollosa, eruzione cutanea esfoliativa, eruzione cutanea eritematosa, eruzione cutanea follicolare, eruzione cutanea maculare, eruzione cutanea maculo-papulare, eruzione cutanea papulare, eruzione cutanea pruriginosa e eruzione cutanea da farmaci.

g Sono stati segnalati casi fatali

Cabozantinib in associazione a nivolumab nel RCC avanzato di prima linea

Riassunto del profilo di sicurezza

Quando cabozantinib è somministrato in associazione a nivolumab, fare riferimento all’RCP di nivolumab prima dell’inizio del trattamento. Per ulteriori informazioni sul profilo di sicurezza della monoterapia con nivolumab, fare riferimento all’RCP di nivolumab.

In un set di dati di cabozantinib 40 mg una volta al giorno in associazione a nivolumab 240 mg ogni due settimane nel RCC (n = 320), con un follow-up minimo di 16 mesi, le reazioni avverse gravi al farmaco più comuni (incidenza ≥1%) sono diarrea, polmonite, embolia polmonare, infezione polmonare, iponatriemia, piressia, insufficienza surrenalica, vomito, disidratazione.

Le reazioni avverse più frequenti (≥25%) sono state diarrea, stanchezza, sindrome da eritrodisestesia palmo-plantare, stomatite, dolore muscoloscheletrico, ipertensione, eruzione cutanea, ipotiroidismo, appetito ridotto, nausea, dolore addominale. La maggior parte delle reazioni avverse è stata da lieve a moderata (Grado 1 o 2).

Tabella delle reazioni avverse

Le reazioni avverse identificate nello studio clinico di cabozantinib in associazione a nivolumab sono elencate nella Tabella 3, secondo la classificazione per sistemi e organi MedDRA e le categorie di frequenza. Le frequenze sono basate su tutti i gradi e definite come: molto comune (≥1 / 10), comune (≥1 / 100, <1/10); non comune (da ≥1 / 1 000 a <1/100); non nota (non può essere definita sulla base dei dati disponibili).

All’interno di ciascuna classe di frequenza, le reazioni avverse sono presentate in ordine decrescente di gravità.

Tabella 3: reazioni avverse con cabozantinib in associazione con nivolumab

Infezioni e infestazioni
Molto comune infezione delle vie respiratorie superiori
Comune infezione polmonare
Patologie del sistema emolinfopoietico
Comune eosinofilia
Patologie del sistema immunitario
Comune ipersensibilità (inclusa reazione anafilattica)
Non comune reazione di ipersensibilità correlata all’infusione
Patologie endocrine
Molto comune ipotiroidismo, ipertiroidismo
Comune insufficienza surrenalica
Non comune ipofisite, tiroidite
Disturbi del metabolismo e della nutrizione
Molto comune appetito ridotto
Comune disidratazione
Disturbi del sistema nervoso
Molto comune disgeusia, capogiro, cefalea
Comune neuropatia periferica
Non comune encefalite autoimmune, sindrome di Guillain-Barré, sindrome miastenica
Patologie dell’orecchio e del labirinto
Comune tinnito
Patologie dell’occhio
Comune occhio secco, visione offuscata
Non comune uveite
Patologie cardiache
Comune fibrillazione atriale, tachicardia
Non comune miocardite
Patologie vascolari
Molto comune ipertensione
Comune trombosia
Non comune embolia arteriosa
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche
Molto comune disfonia, dispnea, tosse
Comune polmonite, embolia polmonare, epistassi, versamento della pleura
Non comune pneumotorace
Patologie gastrointestinali
Molto comune diarrea, vomito, nausea, stipsi, stomatite, dolore addominale, dispepsia
Comune colite, gastrite, dolore orale, bocca secca, emorroidi
Non comune pancreatite, perforazione dell’intestino tenueb, glossodinia
Patologie epatobiliari
Comune epatite
Non nota sindrome del dotto biliare evanescentec
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo
Molto comune sindrome da eritrodisestesia palmo-plantare, eruzione cutanead, prurito
Comune alopecia, cute secca, eritema, cambiamento di colore dei capelli
Non comune psoriasi, orticaria
Non nota vasculite cutanea
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo
Molto comune dolore muscoloscheletricoe, artralgia, spasmi muscolari
Comune artrite
Non comune miopatia, osteonecrosi della mascella, fistola
Patologie renali e urinarie
Molto Comune proteinuria
Comune insufficienza renale, lesione renale acuta
Non Comune nefrite
Patologie generali e condizioni relative alla sede di somministrazione
Molto comune stanchezza, piressia, edema
Comune dolore, dolore toracico
Esami diagnosticif
Molto comune ALT aumentata, AST aumentata, ipofosfatemia, ipocalcemia, ipomagnesiemia, iponatremia, iperglicemia, linfopenia, fosfatasi alcalina aumentata, lipasi aumentata, amilasi aumentata, trombocitopenia, creatinina aumentata, anemia, leucopenia, iperkalemia, neutropenia, ipercalcemia, ipoglicemia, ipokalemia, bilirubina totale aumentata, ipermagnesiemia,ipernatremia, peso diminuito
Comune colesterolo ematico aumentato, ipertrigliceridemia

Le frequenze delle reazioni avverse presentate nella Tabella 3 possono non essere completamente attribuibili a cabozantinib da solo, ma possono essere influenzate da patologie preesistenti o da nivolumab usato in associazione.

aTrombosi è un termine composito che include trombosi della vena porta, trombosi della vena polmonare, trombosi polmonare, trombosi aortica, trombosi arteriosa, trombosi venosa profonda, trombosi venosa pelvica, trombosi della vena cava, trombosi venosa, trombosi venosa dell’arto

b Sono stati segnalati casi fatali

c Con esposizione precedente o concomitante agli inibitori del checkpoint immunitario

d Eruzione cutanea è un termine composito che include dermatite, dermatite acneiforme, dermatite bollosa, eruzione cutanea esfoliativa, eruzione cutanea eritematosa, eruzione cutanea follicolare, eruzione cutanea maculare, eruzione cutanea maculo-papulare, eruzione cutanea papulare, eruzione cutanea pruriginosa ed eruzione da farmaci

e Il dolore muscoloscheletrico è un termine composito che include dolore dorsale, dolore osseo, dolore toracico muscoloscheletrico, fastidio muscoloscheletrico, mialgia, dolore al collo, dolore a un arto, dolore spinale

f Le frequenze dei termini di laboratorio riflettono la proporzione di pazienti che hanno manifestato un peggioramento rispetto al basale nelle misurazioni di laboratorio ad eccezione di peso diminuito, colesterolo ematico aumentato e ipertrigliceridemia

Descrizione di reazioni avverse selezionate

I dati relativi alle seguenti reazioni sono basati su pazienti a cui è stato somministrato CABOMETYX 60 mg una volta al giorno per via orale come monoterapia negli studi principali sull’RCC precedentemente trattato con terapia target contro il fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF), sull’RCC naïve al trattamento, sull’HCC precedentemente trattato con terapia sistemica, sul DTC in pazienti refrattari o non eleggibili allo iodio radioattivo (RAI) che sono progrediti durante o dopo una precedente terapia sistemica, nei NET in progressione dopo una precedente terapia sistemica o in pazienti che hanno ricevuto CABOMETYX 40 mg una volta al giorno per via orale in associazione a nivolumab in prima linea nell’RCC avanzato (vedere paragrafo 5.1).

Perforazione gastrointestinale (vedere paragrafo 4.4)

Nello studio sull’RCC (METEOR), sono state segnalate perforazioni gastrointestinali nello 0,9% (3/331) dei pazienti affetti da RCC trattati con cabozantinib. Tali eventi erano di Grado 2 o 3. Il tempo mediano all’insorgenza è stato di 10,0 settimane.

Nello studio nell’RCC naïve al trattamento (CABOSUN), le perforazioni GI sono state riportate nel 2,6%

(2/78) dei pazienti trattati con cabozantinib. Gli eventi erano di Grado 4 e 5.

Nello studio nell’HCC (CELESTIAL), le perforazioni GI sono state riportate nello 0,9% dei pazienti trattati con cabozantinib (4/467). Tutti gli eventi erano di Grado 3 o 4. Il tempo mediano di insorgenza è stato di 5,9 settimane.

Nello studio nel DTC (COSMIC-311), è stata riportata una perforazione GI di Grado 4 in un paziente (0,6%) tra quelli trattati con cabozantinib che si è verificata dopo 14 settimane di trattamento.

Nello studio nei NET (CABINET), le perforazioni gastrointestinali sono state riportate nell’1,3% dei pazienti trattati con cabozantinib (3/227). Gli eventi erano di Grado 3, 4 e 5. Il tempo mediano di insorgenza è stato di

21.6 settimane.

In associazione a nivolumab nell’RCC avanzato nel trattamento di prima linea (CA2099ER), l’incidenza di perforazioni GI è stata dell’1,3% (4/320) dei pazienti trattati. Un evento è stato di Grado 3, due eventi di Grado 4 e un evento di Grado 5 (fatale).

Nel programma clinico su cabozantinib si sono verificate perforazioni con esito fatale.

Encefalopatia epatica (vedere paragrafo 4.4)

Nello studio nell’HCC (CELESTIAL), l’encefalopatia epatica (encefalopatia epatica, encefalopatia, encefalopatia iperammoniemica) è stata riportata nel 5,6% dei pazienti trattati con cabozantinib (26/467); gli

eventi sono stati di Grado 3-4 nel 2,8% e di Grado 5 nello 0.2% (un evento). Il tempo mediano di insorgenza è stato di 5,9 settimane.Nello studio nei NET (CABINET), l'encefalopatia epatica è stata riportata nello 0,9% dei pazienti trattati con cabozantinib (2/227). C'è stato un evento di Grado 3 (0,4%), con un tempo mediano di insorgenza di 14,3 settimane.

Non sono stati riportati casi di encefalopatia epatica negli studi nell’RCC (METEOR, CABOSUN e CA2099ER) e nello studio nel DTC (COSMIC-311).

Diarrea (vedere paragrafo 4.4)

Nello studio nell’RCC (METEOR), la diarrea è stata riportata nel 74% dei pazienti con RCC trattati con cabozantinib (245/331); gli eventi sono stati di Grado 3-4 nell’11%. Il tempo mediano di insorgenza è stato di 4,9 settimane.

Nello studio nell’RCC naïve al trattamento (CABOSUN), la diarrea è stata segnalata nel 73% dei pazienti

trattati con cabozantinib (57/78); gli eventi sono stati di Grado 3-4 nel 10%.

Nello studio nell’HCC (CELESTIAL), la diarrea è stata riportata nel 54% dei pazienti trattati con cabozantinib (251/467); gli eventi sono stati di Grado 3-4 nel 9,9%. Il tempo mediano di insorgenza di tutti gli eventi è stato di 4,1 settimane. La diarrea ha portato a modifiche della dose, sospensioni e interruzioni permanenti rispettivamente in 84/467 (18%), 69/467 (15%) e 5/467 (1%) dei soggetti.

Nello studio nel DTC (COSMIC-311), la diarrea è stata riportata nel 62% dei pazienti trattati con cabozantinib (105/170); gli eventi sono stati di Grado 3-4 nel 7,6%. La diarrea ha portato a riduzioni e interruzioni della dose rispettivamente in 24/170 (14%) e 36/170 (21%) dei soggetti.

Nello studio nei NET (CABINET), la diarrea è stata riportata nel 63% dei pazienti trattati con cabozantinib (144/227). Gli eventi di Grado 3 si sono verificati nell'8,4% dei casi, mentre non sono stati segnalati eventi di Grado 4. Il tempo mediano di insorgenza degli eventi di Grado 3 è stato di 5,1 settimane.

In associazione a nivolumab nel trattamento di prima linea dell’RCC avanzato (CA2099ER), l’incidenza di diarrea è stata riportata nel 64,7% (207/320) dei pazienti trattati; eventi di Grado 3-4 nell’8,4% (27/320). Il tempo mediano all’insorgenza di tutti gli eventi è stato di 12,9 settimane. Il ritardo o la riduzione della dose si è verificato nel 26,3% (84/320) e l’interruzione definitiva del trattamento nel 2,2% (7/320) dei pazienti con diarrea, rispettivamente.

Fistole (vedere paragrafo 4.4)

Nello studio nell’RCC (METEOR), sono state segnalate fistole nell’1,2% (4/331) dei pazienti trattati con cabozantinib, tra cui fistole anali nello 0,6% (2/331) dei pazienti trattati con cabozantinib. Un evento era di Grado 3, i restanti erano di Grado 2. Il tempo mediano all’insorgenza è stato di 30,3 settimane.

Nello studio nell’RCC naïve al trattamento (CABOSUN), non sono stati segnalati casi di fistole.

Nello studio nell’HCC (CELESTIAL), le fistole sono state riportate nel 1,5% (7/467) dei pazienti con HCC. Il tempo mediano di insorgenza è stato di 14 settimane.

Nello studio nel DTC (COSMIC-311), le fistole (due fistole anali e una faringea) sono state riportate nel 1,8% (3/170) dei pazienti trattati con cabozantinib.

Nello studio nei NET (CABINET), le fistole (due anali e una biliare) sono state riportate nell'1,3% dei pazienti trattati con cabozantinib (3/227). Gli eventi di fistola anale erano di Grado 1 e 3, mentre la fistola biliare era di Grado 2. Il tempo mediano di insorgenza è stato di 19,3 settimane.

In associazione a nivolumab nel trattamento di prima linea dell’RCC avanzato (CA2099ER), l’incidenza di fistole è stata riportata nello 0,9% (3/320) dei pazienti trattati e la gravità era di Grado 1.

Fistole a esito fatale si sono verificate nel programma clinico su cabozantinib.

Emorragia (vedere paragrafo 4.4)

Nello studio nell’RCC (METEOR), l’incidenza di eventi emorragici severi (Grado ≥ 3) nei pazienti affetti da RCC trattati con cabozantinib è stata del 2,1% (7/331). Il tempo mediano all’insorgenza è stato di 20,9 settimane.

Nello studio nell’RCC naïve al trattamento (CABOSUN), l’incidenza di eventi emorragici severi (Grado ≥ 3)

è stata del 5,1% (4/78) in pazienti affetti da RCC trattati con cabozantinib.

Nello studio nell’HCC (CELESTIAL), l’incidenza di eventi emorragici severi (Grado ≥ 3) è stata del 7,3% nei

pazienti trattati con cabozantinib (34/467). Il tempo mediano di insorgenza è stato di 9,1 settimane.

Nello studio nel DTC (COSMIC-311), l’incidenza di eventi emorragici severi (Grado ≥ 3) è stata del 2,4% nei

pazienti trattati con cabozantinib (4/170). Il tempo mediano di insorgenza è stato di 11,5 settimane.

Nello studio nei NET (CABINET), l'incidenza di eventi emorragici gravi (Grado ≥ 3) è stata dell'1,8% nei pazienti trattati con cabozantinib (4/227). Il tempo mediano di insorgenza è stato di 14,1 settimane.

In associazione a nivolumab nel trattamento di prima linea dell’RCC avanzato (CA2099ER), l’incidenza di emorragia di Grado ≥ 3 è stata dell’1,9% (6/320) dei pazienti trattati.

Nel programma clinico su cabozantinib si sono verificate emorragie con esito fatale.

Sindrome da encefalopatia posteriore reversibile (PRES) (vedere paragrafo 4.4)

Negli studi METEOR, CABOSUN, CA2099ER e CELESTIAL non sono stati segnalati casi di PRES, ma la PRES è stata riportata in un paziente nello studio nel DTC (COSMIC-311) e in un paziente nello studio nei NET (CABINET). PRES è stata riportata raramente in altri studi clinici con cabozantinib (in 2/4872 soggetti; 0,04%).

Enzimi epatici elevati quando cabozantinib è somministrato in associazione a nivolumab nell’RCC

In uno studio clinico su pazienti con RCC non precedentemente trattati che hanno ricevuto cabozantinib in associazione a nivolumab, è stata osservata una maggiore incidenza di incrementi di ALT di Grado 3 e 4 (10,1%) e di AST aumentata (8,2%) rispetto a cabozantinib in monoterapia in pazienti con RCC avanzato (ALT è aumentata del 3,6% e AST è aumentata del 3,3% nello studio METEOR). Il tempo mediano all’insorgenza di un aumento di ALT o AST di gGrado > 2 è stato di 10,1 settimane (range: da 2 a 106,6 settimane; n = 85). Nei pazienti con aumento di ALT o AST di Grado ≥ 2, gli aumenti si sono risolti a Gradi 0-1 nel 91% con un tempo mediano alla risoluzione di 2,3 settimane (range: da 0,4 a 108,1 settimane).

Tra i 45 pazienti con aumento di ALT o AST di Grado ≥2 che sono stati trattati nuovamente con cabozantinib (n = 10) o nivolumab (n = 10) somministrati come agente singolo o con entrambi (n = 25), la ricomparsa dell’aumento di ALT o AST di Grado ≥2 è stata osservata in 4 pazienti che ricevevano cabozantinib, in 3 pazienti che ricevevano nivolumab e in 8 pazienti che ricevevano sia cabozantinib che nivolumab.

Ipotiroidismo

Nello studio nell’RCC (METEOR), l’incidenza di ipotiroidismo è stata del 21% (68/331).

Nello studio nell’RCC naïve al trattamento (CABOSUN), l’incidenza di ipotiroidismo è stata del 23% (18/78) nei pazienti con RCC trattati con cabozantinib.

Nello studio nell’HCC (CELESTIAL), l’incidenza di ipotiroidismo è stata dell’8,1% (38/467) nei pazienti trattati con cabozantinib e l’incidenza di eventi di Grado 3 è stata dello 0,4% (2/467).

Nello studio nel DTC (COSMIC-311), l’incidenza di ipotiroidismo è stata del 2,4% (4/170), tutti di Grado 1-2, nessuno dei quali ha richiesto la modifica del trattamento.

Nello studio nei NET (CABINET), l'incidenza dell'ipotiroidismo è stata del 26% (59/227) nei pazienti trattati con cabozantinib, tutti di Grado 1-2.

In associazione a nivolumab nel trattamento di prima linea dell’RCC avanzato (CA2099ER), l’incidenza di ipotiroidismo è stata del 35,6% (114/320) dei pazienti trattati.

Popolazione pediatrica (vedere paragrafo 5.1)

Nello studio ADVL1211, uno studio limitato di incremento della dose di cabozantinib in pazienti pediatrici e adolescenti con tumori solidi ricorrenti o refrattari, inclusi i tumori del SNC, sono stati osservati i seguenti eventi con una frequenza maggiore in tutti i soggetti di tutti i gruppi di dosi inclusi nella popolazione di sicurezza (N=39), rispetto agli adulti: aspartato aminotransferasi (AST) aumentata (molto comune, 76,9%), alanina aminotransferasi (ALT) aumentata (molto comune, 71,8%), conta linfocitaria diminuita (molto comune, 48,7%), conta dei neutrofili diminuita (molto comune, 35,9%) e lipasi aumentata (molto comune, 33,3%). L'aumento delle percentuali per questi Termini Preferenziali (PT) riguarda qualsiasi grado e il grado 3/4 di queste ADR. Gli eventi avversi riportati sono qualitativamente in linea con il profilo di sicurezza riconosciuto per cabozantinib nella popolazione adulta. Tuttavia, l'esiguo numero di soggetti preclude una valutazione conclusiva delle tendenze e delle frequenze ed un ulteriore confronto con il profilo di sicurezza riconosciuto di cabozantinib.

Nello studio ADVL1622 di cabozantinib in bambini e giovani adulti con i seguenti gruppi di tumori solidi: sarcoma di Ewing, rabdomiosarcoma, sarcoma dei tessuti molli non rabdomiosarcoma (NRSTS), osteosarcoma, tumore di Wilms e altri tumori solidi rari (coorte non statistica), il profilo di sicurezza dei bambini e dei giovani adulti trattati con cabozantinib in tutti i gruppi era paragonabile a quello osservato negli adulti trattati con cabozantinib.

Nei bambini con placche di accrescimento aperte è stato osservato un allargamento della fisi in caso di trattamento con cabozantinib.

Segnalazione delle reazioni avverse sospette

La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione all’indirizzo: https://www.aifa.gov.it/content/segnalazioni-reazioni-avverse.

Sovradosaggio

Non esiste un trattamento specifico per il sovradosaggio di cabozantinib e non è stato determinato quali possano essere i sintomi in seguito a sovradosaggio.

Qualora si sospetti sovradosaggio, l’assunzione di cabozantinib deve essere interrotta e deve essere predisposta una terapia di supporto. I parametri clinici metabolici di laboratorio devono essere monitorati almeno settimanalmente o secondo quando considerato adeguato dal punto di vista clinico, al fine di valutare qualsiasi possibile tendenza a variazioni. Le reazioni avverse associate al sovradosaggio devono essere trattate con una terapia sintomatica.

Proprietà farmacologiche - CABOMETYX 60 MG

Proprietà farmacodinamiche

Categoria farmacoterapeutica: farmaci antineoplastici, inibitori delle protein chinasi, codice ATC: L01EX07. Meccanismo d’azione

Cabozantinib è una molecola di piccole dimensioni che inibisce diversi recettori tirosin chinasici (receptor tyrosine kinases, RTK) coinvolti nella crescita tumorale e nell’angiogenesi, nel rimodellamento osseo patologico, nella farmacoresistenza e nella progressione metastatica del cancro. Cabozantinib è stato valutato per la sua attività inibitoria nei confronti di una serie di chinasi ed è stato individuato come un inibitore di MET (recettore proteico del fattore di crescita epatocitario) e dei recettori di VEGF (fattore di crescita dell’endotelio vascolare). Inoltre, cabozantinib inibisce altre tirosin chinasi, tra cui il recettore di GAS6 (AXL), RET, ROS1, TYRO3, MER, il recettore KIT (fattore delle cellule staminali), TRKB, Fms-like tyrosine kinase-3 (FLT3) e TIE-2.

Effetti farmacodinamici

In una vasta gamma di modelli tumorali pre-clinici, cabozantinib ha mostrato effetti di inibizione della crescita tumorale, regressione del tumore e/o inibizione delle metastasi correlati alla dose.

Elettrofisiologia cardiaca

In uno studio clinico controllato in pazienti affetti da cancro midollare della tiroide è stato osservato un aumento dell’intervallo QT, corretto secondo Fridericia (QTcF), di 10 - 15 ms rispetto al basale al giorno 29 (ma non al giorno 1) dopo l’inizio del trattamento con cabozantinib (a una dose di 140 mg una volta al giorno). Tale effetto non è stato associato a una modifica della morfologia dell’onda cardiaca o ad alterazioni del ritmo cardiaco. Nessun soggetto trattato con cabozantinib in questo studio, così come nessun soggetto trattato con cabozantinib (a una dose di 60 mg) negli studi sull’RCC, nell’HCC e nei NET ha presentato un QTcF > 500 ms.

Efficacia e sicurezza cliniche

Carcinoma a cellule renali

Studio randomizzato in pazienti con RCC precedentemente trattati con terapia target contro il fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF) (METEOR)

La sicurezza e l’efficacia di CABOMETYX per il trattamento del carcinoma a cellule renali precedentemente trattato con terapia target contro il fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF), sono state valutate in

uno studio multicentrico, randomizzato, in aperto, di fase III (METEOR). I pazienti (N = 658) con RCC in fase avanzata con componente a cellule chiare, che erano stati precedentemente trattati con almeno 1 inibitore del recettore tirosin chinasico di VEGF (VEGFR TKI) sono stati randomizzati (1:1) a ricevere cabozantinib (N = 330) o everolimus (N = 328). I pazienti potevano essere stati precedentemente trattati con altre terapie, comprese citochine e anticorpi diretti contro VEGF, contro il recettore PD-1 (programmed death 1) o i suoi ligandi. Era consentita la partecipazione di pazienti con metastasi cerebrali trattate. La sopravvivenza libera da progressione (progression-free survival, PFS) è stata valutata da un comitato di revisione indipendente dei dati radiologici in cieco e l’analisi primaria è stata eseguita sui primi 375 pazienti randomizzati. Gli endpoint secondari di efficacia erano il tasso di risposta obiettiva (objective response rate, ORR) e la sopravvivenza globale (overall survival, OS). Le valutazioni del tumore sono state effettuate ogni 8 settimane per i primi 12 mesi, e successivamente ogni 12 settimane.

Le caratteristiche demografiche e della malattia al basale erano simili nel braccio trattato con cabozantinib e in quello trattato con everolimus. La maggior parte dei pazienti era di sesso maschile (75%), con un’età mediana di 62 anni. Il 71% dei pazienti era stato precedentemente trattato con un solo inibitore VEGFR TKI; nel 41% dei pazienti il singolo inibitore VEGFR TKI ricevuto in precedenza era stato sunitinib. In base ai criteri del Memorial Sloan Kettering Cancer Center (MSKCC) relativi alla categoria di rischio prognostico, nel 46% dei pazienti la prognosi era favorevole (0 fattori di rischio), nel 42% era intermedia (1 fattore di rischio) e nel 13% era sfavorevole (2 o 3 fattori di rischio). Nel 54% dei pazienti 3 o più organi, tra cui polmoni (63%), linfonodi (62%), fegato (29%) e ossa (22%), presentavano malattia metastatica. La durata mediana del trattamento è stata di 7,6 mesi (intervallo 0,3 - 20,5) per i pazienti che hanno ricevuto cabozantinib e di 4,4 mesi (intervallo 0,21 - 18,9) per i pazienti che hanno ricevuto everolimus.

È stato dimostrato un miglioramento statisticamente significativo nella PFS per cabozantinib rispetto a everolimus (Figura 1 e Tabella 4). Un’analisi ad interim programmata della OS, eseguita al momento dell’analisi della PFS, non ha raggiunto il limite di significatività statistica fissato per l’analisi ad interim (202 eventi, HR = 0,68 [0,51, 0,90], p = 0,006). In una successiva analisi ad interim non programmata della OS, è stato dimostrato un miglioramento statisticamente significativo per i pazienti randomizzati a cabozantinib rispetto a everolimus (320 eventi, valore mediano di 21,4 mesi rispetto a 16,5 mesi; HR = 0,66 [0,53, 0,83], p = 0,0003; Figura 2). Risultati comparabili di OS sono stati osservati con un’analisi di follow up (descrittiva) a 430 eventi.

Analisi esplorative della PFS e della OS nella popolazione intent-to-treat (ITT) hanno anche mostrato risultati coerenti a favore di cabozantinib rispetto a everolimus in diversi sottogruppi definiti in base a età (< 65 anni rispetto a ≥ 65), sesso, gruppo di rischio MSKCC (favorevole, intermedio, sfavorevole), stato ECOG (0 rispetto a 1), tempo dalla diagnosi alla randomizzazione (< 1 anno rispetto a ≥ 1 anno), stato tumorale di MET (elevato rispetto a basso rispetto a non noto), metastasi ossee (assenza rispetto a presenza), metastasi viscerali (assenza rispetto a presenza), metastasi viscerali e ossee (assenza rispetto a presenza), numero di inibitori VEGFR TKI precedenti (1 rispetto a ≥ 2), durata del primo trattamento con inibitore VEGFR TKI (≤ 6 mesi rispetto a > 6 mesi).

I risultati relativi al tasso di risposta obiettiva sono riepilogati nella Tabella 5.

Figura 1: Curva di Kaplan-Meier relativa alla sopravvivenza libera da progressione (PFS) in base alla valutazione del comitato di revisione indipendente dei dati radiologici, in soggetti con RCC

1 .0

0 .9

0 .8

0 .7

0 .6

0 .5

0 .4

0 .3

0 .2

0 .1

0 .0

1,0

0,9

0,8

0,7

0,6

0,5

0,4

0,3

0,2

0,1

0,0

CABOMETYX

Everolimus

Probabilità di sopravvivenza libera da progressione

precedentemente trattati con terapia target contro il fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF) (primi 375 soggetti randomizzati) (METEOR)

0 3 6 9 12 15 18
Numero a rischio: Mesi
CABOMETYX 187 152 92 68 20 6 2
Everolimus 188 99 46 29 10 2 0

Tabella 4: Riepilogo dei risultati relativi alla PFS in base alla valutazione del comitato di revisione indipendente dei dati radiologici, in soggetti con RCC precedentemente trattati con terapia target contro il fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF) (METEOR)

popolazione inclusa nell’analisi primaria PFS popolazione intent-to-treat
Endpoint CABOMETYX Everolimus CABOMETYX Everolimus
N = 187 N = 188 N = 330 N = 328
PFS mediana (IC 95%), mesi 7,4 (5,6; 9,1) 3,8 (3,7; 5,4) 7,4 (6,6; 9,1) 3,9 (3,7; 5,1)
Hazard Ratio (IC 95%), valore p1 0,58 (0,45; 0,74), p < 0,0001 0,51 (0,41; 0,62), p < 0,0001

1 test dei ranghi logaritmici stratificato

Figura 2: Curva di Kaplan-Meier relativa alla sopravvivenza globale in soggetti con RCC precedentemente trattati con terapia target contro il fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF) (METEOR)

CABOMETYX

Everolimus

1 .0

Probabilità di sopravvivenza globale

0 .9

0 .8

0 .7

0 .6

0 .5

0 .4

0 .3

0 .2

0 .1

0 .0

0 3 6 9 12 15 18 21 24 27 30

Numero a rischio:
330 318 296 264 239 178 105 41 6 3 0
328 307 262 229 202 141 82 32 8 1 0

CABOMETYX

Everolimus

Mesi

Tabella 5: Riepilogo dei risultati relativi al tasso di risposta obiettiva (ORR) in base alla revisione del comitato indipendente per i dati radiologici (IRC) e alla revisione dello sperimentatore, in soggetti con RCC precedentemente trattati con terapia target contro il fattore di crescita dell’endotelio vascolare (VEGF)

Analisi primaria ORR nella popolazione intent-to-treat (IRC) ORR nella popolazione intent-to-treat (revisione dello sperimentatore)
Endpoint CABOMETYX Everolimus CABOMETYX Everolimus
N = 330 N = 328 N = 330 N = 328
ORR (solo risposte parziali) (IC 95%) 17% (13%, 22%) 3% (2%, 6%) 24% (19%, 29%) 4% (2%, 7%)
Valore p1 p < 0,0001 p < 0,0001
Risposta parziale 17% 3% 24% 4%
Tempo mediano alla prima risposta,mesi (IC 95%) 1,91 (1,6; 11,0) 2,14 (1,9; 9,2) 1,91 (1,3; 9,8) 3,50 (1,8; 5,6)
Malattia stabilecome migliore risposta 65% 62% 63% 63%
Malattia progressiva come migliore risposta 12% 27% 9% 27%

1 test del chi-quadro

Studio randomizzato nei pazienti con carcinoma a cellule renali naïve al trattamento (CABOSUN)

La sicurezza e l’efficacia di CABOMETYX nel trattamento del carcinoma a cellule renali naïve al trattamento sono state valutate in uno studio multicentrico randomizzato, in aperto (CABOSUN). I pazienti (N = 157) con RCC precedentemente non trattato, localmente avanzato o metastatico con una componente a cellule chiare

sono stati randomizzati (1:1) a ricevere cabozantinib (N = 79) o sunitinib (N = 78). I pazienti dovevano avere una malattia a rischio intermedio o sfavorevole come definito dalle categorie di rischio dell’International Metastatic RCC Database Consortium (IMDC). I pazienti sono stati stratificati in relazione alla categoria di rischio IMDC e alla presenza di metastasi ossee (si/no). Circa il 75% dei pazienti ha avuto una nefrectomia prima dell’inizio del trattamento.

Per la malattia a rischio intermedio, uno o due dei seguenti fattori di rischio erano presenti, mentre per la categoria di rischio sfavorevole tre o più fattori erano presenti: tempo dalla diagnosi di RCC all’avvio di trattamento sistemico < 1 anno, Hgb < LLN, calcio corretto > ULN, KPS < 80%, conta dei neutrofili > ULN e conta piastrinica > ULN.

L’endpoint primario era la PFS. Gli endpoint secondari di efficacia erano il tasso di risposta obiettiva (ORR) e la sopravvivenza globale (OS). Le valutazioni del tumore sono state condotte ogni 12 settimane.

Le caratteristiche demografiche e di malattia al basale erano simili nei due bracci cabozantinib e sunitinib. La maggior parte dei pazienti era di sesso maschile (78%) con un’età mediana di 62 anni. La distribuzione dei pazienti per categoria di rischio IMDC era intermedio nell’81% (1-2 fattori di rischio) e sfavorevole nel 19% (≥ 3 fattori di rischio). La maggior parte dei pazienti (87%) aveva un performance status ECOG pari a 0 o 1; il 13% presentava un performance status ECOG pari a 2. Il 36% per cento dei pazienti presentava metastasi ossee.

È stato dimostrato un miglioramento statisticamente significativo della PFS, come valutato retrospettivamente dal comitato radiologico indipendente (IRC) in cieco, per cabozantinib rispetto a sunitinib (Figura 3 e Tabella 6). I risultati della PFS in base all’analisi condotta dallo sperimentatore e all’analisi effettuata dal IRC erano coerenti.

I pazienti con entrambi gli status di MET positivo e negativo hanno mostrato un effetto favorevole con cabozantinib rispetto a sunitinib, con una attività maggiore nei pazienti con MET positivo rispetto ai pazienti con MET negativo (HR = 0,32 (0,16; 0,63) vs 0,67 (0,37; .23)).

Il trattamento con cabozantinib è stato associato ad un trend di sopravvivenza più lungo rispetto a sunitinib (Tabella 6).

Lo studio non è stato statisticamente disegnato per l’analisi della sopravvivenza globale (OS) e i dati sono immaturi.

I risultati del tasso di risposta obiettiva (ORR) sono riassunti nella Tabella 6.

Figura 3: Curva di Kaplan-Meier relativa alla sopravvivenza libera da progressione (PFS) in base alla valutazione dell’IRC in soggetti con RCC naïve al trattamento

Probabilità di sopravvivenza libera da progressione

CABOMETYX

Sunitinib

Mesi Numero a rischio:

CABOMETYX

Sunitinib

Tabella 6: Risultati di efficacia in soggetti con RCC naïve al trattamento (popolazione ITT, CABOSUN)

CABOMETYX (N=79) Sunitinib (N=78)
Sopravvivenza libera da progressione (PFS) da IRC a
PFS mediana in mesi (95% IC) 8,6 (6,2; 14,0) 5,3 (3,0; 8,2)
HR (95% IC); stratificato b,c 0,48 (0,32; 0,73)
valore p log-rank stratificato bilaterale b p=0,0005
Sopravvivenza libera da progressione (PFS) da Sperimentatore
PFS mediana in mesi (95% IC) 8,3 (6,5; 12,4) 5,4 (3,4; 8,2)
HR (95% IC); stratificato b,c 0,56 (0,37; 0,83)
valore p log-rank stratificato bilaterale b p=0,0042
Sopravvivenza Globale (OS)
OS Mediana in mesi (95% IC) 30,3 (14,6; NE) 21,0 (16,3; 27,0)
HR (95% IC); stratificatob,c 0,74 (0,47; 1,14)
Tasso di risposta obiettiva (ORR) n (%) da IRC
Risposte complete 0 0
Risposte parziali 16 (20) 7 (9)
ORR (solo risposte parziali) 16 (20) 7 (9)
Stabilità di malattia 43 (54) 30 (38)
Progressione di malattia 14 (18) 23 (29)
Tasso di risposta obiettiva n (%) da Sperimentatore
Risposte complete 1 (1) 0
Risposte parziali 25 (32) 9 (12)
ORR (solo risposte parziali) 26 (33) 9 (12)
Stabilità di malattia 34 (43) 29 (37)
Progressione di malattia 14 (18) 19 (24)

a in accordo con censura EU

b Fattori di stratificazione per IxRS comprendono le categorie di rischio IMDC (rischio intermedio, rischio sfavorevole e metastasi ossee (si, no))

c Stimato utilizzando il modello di rischio proporzionale di Cox corretto per i fattori di stratificazione per IxRS. Il rapporto di rischio

<1 indica la sopravvivenza libera da progressione a favore di cabozantinib

Studio randomizzato di fase 3 su cabozantinib in associazione a nivolumab vs. sunitinib (CA2099ER)

La sicurezza e l’efficacia di cabozantinib 40 mg una volta al giorno per via orale in associazione a nivolumab 240 mg per via endovenosa ogni 2 settimane per il trattamento di prima linea dell’RCC avanzato/metastatico sono state valutate in uno studio di fase 3, randomizzato, in aperto (CA2099ER). Lo studio ha incluso pazienti (18 anni o più) con RCC avanzato o metastatico con una componente a cellule chiare, Karnofsky Performance Status (KPS) >70% e malattia misurabile secondo RECIST v1.1 indipendentemente dal loro stato PD-L1 o gruppo di rischio IMDC. Lo studio ha escluso i pazienti con malattia autoimmune o altre condizioni mediche che richiedevano immunosoppressione sistemica, pazienti che erano stati precedentemente trattati con un anticorpo anti-PD-1, anti PD-L1, anti-PD-L2, anti-CD137 o anti-CTLA-4, ipertensione scarsamente controllata nonostante la terapia antipertensiva, metastasi cerebrali attive e insufficienza surrenalica non controllata. I pazienti sono stati stratificati in base al punteggio prognostico IMDC, all’espressione tumorale di PD-L1 e alla regione.

Un totale di 651 pazienti sono stati randomizzati a ricevere cabozantinib 40 mg una volta al giorno per via orale in associazione a nivolumab 240 mg (n = 323) somministrato per via endovenosa ogni 2 settimane o sunitinib (n = 328) 50 mg al giorno, somministrato per via orale per 4 settimane seguite da 2 settimane di interruzione. Il trattamento è continuato fino a progressione della malattia o tossicità inaccettabile con la somministrazione di nivolumab fino a 24 mesi. Il trattamento oltre la progressione iniziale valutata dallo sperimentatore secondo RECIST versione 1.1 era consentito se il paziente aveva un beneficio clinico e tollerava il farmaco in studio, come determinato dallo sperimentatore. La prima valutazione del tumore dopo il basale è stata eseguita a 12 settimane (± 7 giorni) dopo la randomizzazione. Successive valutazioni del tumore sono state condotte ogni 6 settimane (± 7 giorni) fino alla settimana 60, quindi ogni 12 settimane (± 14 giorni) fino alla progressione radiografica, confermata dalla revisione centrale indipendente in cieco (BICR).

La misura di esito di efficacia primaria era la PFS determinata da un BICR. Ulteriori misure di efficacia

includevano OS e ORR come endpoint secondari chiave.

Le caratteristiche al basale erano generalmente bilanciate tra i due gruppi. L’età mediana era di 61 anni (range: 28-90) con 38,4% ≥ 65 anni di età e 9,5% ≥ 75 anni di età. La maggior parte dei pazienti era di sesso maschile (73,9%) e bianchi (81,9%). L’8% dei pazienti era asiatico, il 23,2% e il 76,5% dei pazienti aveva un KPS al basale dal 70 all’80% e dal 90 al 100%, rispettivamente. La distribuzione dei pazienti per categorie di rischio IMDC era del 22,6% favorevole, 57,6% intermedio e 19,7% sfavorevole. Per l’espressione tumorale di PD-L1, il 72,5% dei pazienti aveva un’espressione di PD-L1 <1% o indeterminata e il 24,9% dei pazienti aveva un’espressione di PD-L1 ≥ 1%. L’11,5% dei pazienti aveva tumori con caratteristiche sarcomatoidi. La durata mediana del trattamento è stata di 14,26 mesi (range: 0,2 - 27,3 mesi) in pazienti trattati con cabozantinib in associazione a nivolumab ed è stata di 9,23 mesi (range: 0,8 - 27,6 mesi) nei pazienti trattati con sunitinib.

Lo studio ha dimostrato un beneficio statisticamente significativo in PFS, OS e ORR per i pazienti randomizzati nel braccio con cabozantinib in associazione a nivolumab rispetto a sunitinib.

I risultati di efficacia dell’analisi primaria (follow-up minimo 10,6 mesi; follow-up mediano 18,1 mesi) sono mostrati nella Tabella 7.

Tabella 7: Risultati di efficacia (CA2099ER)

cabozantinib + nivolumab (n = 323) sunitinib (n = 328)
PFS per BICR
Eventi 144 (44,6%) 191 (58,2%)
Hazard ratioa 0,51
95% IC (0,41; 0,64)
p-valueb,c < 0.0001
Mediana (95% IC)d 16,59 (12,45; 24,94) 8,31 (6,97; 9,69)
OS
Eventi 67 (20,7%) 99 (30,2%)
Hazard ratioa 0.60
98.89% IC (0,40; 0,89)
p-valueb,c,e 0.0010
Mediana (95% IC) N.E. N.E. (22.6, N.E.)
Tasso (95% IC)
A 6 mesi 93,1 (89,7; 95,4) 86,2 (81,9; 89,5)
ORR per BICR (CR + PR) 180 (55,7%) 89 (27,1%)
(95% IC)f (50,1; 61,2) (22,4; 32,3)
Differenza in ORR (95% IC)g 28,6 (21,7; 35,6)
p-valueh < 0,0001
Risposta completa (CR) 26 (8,0%) 15 (4,6%)
Risposta parziale (PR) 154 (47,7%) 74 (22,6%)
Stabilità di malattia (SD) 104 (32,2%) 138 (42,1%)
Durata Mediana della rispostad
Mesi (range) 20,17 (17,31-N.E.) 11,47 (8,31-18,43)
Tempo mediano alla risposta
Mesi (range) 2,83 (1,0-19,4) 4,17 (1,7-12,3)

a modello di Cox stratificato a rischi proporzionali. L’hazard ratio è di cabozantinib e nivolumab rispetto a sunitinib.

b2-sided p-values da log-rank test regolare stratificato.

c Log-rank test stratificato per punteggio di rischio prognostico IMDC (0, 1-2, 3-6), espressione tumorale di PD-L1 (≥1% vs. <1% o

indeterminato) e regione (USA / Canada / W Europa / N Europe, ROW) come inserito nell’IRT.

d In base alle stime di Kaplan-Meier.

e Limite di significatività statistica p-value <0,0111.

f CI basato sul metodo Clopper e Pearson.

g Differenza aggiustata per strati nel tasso di risposta obiettiva (nivolumab + cabozantinib + nivolumab - Sunitinib) sulla base di DerSimonian e Laird

h Valore p a due code dal test CMH. NE = non stimabile

L’analisi primaria della PFS includeva la censura per il nuovo trattamento antitumorale (Tabella 7). I risultati per la PFS con e senza censura per il nuovo trattamento antitumorale erano coerenti.

Il beneficio di PFS è stato osservato nel braccio cabozantinib in associazione a nivolumab rispetto a sunitinib indipendentemente dall’espressione tumorale di PD-L1. La PFS mediana per tumori con espressione di PD-L1 ≥ 1% è stata 13,08 mesi per cabozantinib in associazione a nivolumab ed è stata 4,67 mesi nel braccio sunitinib (HR = 0,45; IC 95%: 0,29; 0,68). Per l’espressione di PD-L1 tumorale <1%, la PFS mediana è stata di 19,84 mesi per cabozantinib in associazione con nivolumab e di 9,26 mesi nel braccio sunitinib (HR = 0,50; IC 95%: 0,38; 0,65).

Il beneficio di PFS è stato osservato nel braccio cabozantinib in associazione a nivolumab rispetto a sunitinib indipendentemente dalla categoria di rischio (IMDC). La PFS mediana per il gruppo di rischio favorevole non è stata raggiunta per cabozantinib in associazione a nivolumab ed è stata di 12,81 mesi nel braccio sunitinib (HR = 0,60; IC 95%: 0,37; 0,98). La PFS mediana per il gruppo a rischio intermedio è stata di 17,71 mesi per cabozantinib in associazione con nivolumab ed è stata di 8,38 mesi nel braccio sunitinib (HR = 0,54; IC 95%: 0,41; 0,73). La PFS mediana per il gruppo a rischio sfavorevole è stata di 12,29 mesi per cabozantinib in associazione a nivolumab e di 4,21 mesi nel braccio sunitinib (HR = 0,36; IC 95%: 0,23; 0,58).

È stata eseguita un’analisi aggiornata della PFS e dell’OS quando tutti i pazienti avevano un follow-up minimo di 16 mesi e un follow-up mediano di 23,5 mesi (vedere figure 4 e 5). L’hazard ratio di PFS era 0,52 (IC 95%: 0,43; 0,64). L’hazard ratio di OS era 0,66 (IC 95%: 0,50; 0,87). I dati aggiornati di efficacia (PFS e OS) nei sottogruppi per le categorie di rischio IMDC ed i livelli di espressione di PD-L1 hanno confermato i risultati originali. Con l’analisi aggiornata, la PFS mediana viene raggiunta per il gruppo di rischio favorevole.

Figure 4: Curva di Kaplan-Meier relativa alla sopravvivenza libera da progressione (PFS) (CA2099ER)

Numero di soggetti a rischio

Cabozantinib + nivolumab

323 280 236 201 166 145 102 56 26 5 2 0

Suntinib

328 230 160 122 87 61 37 17 7 2 1 0

Cabozantinib + nivolumab (eventi: 175/323), mediana e 95,0% IC: 16,95 (12,58; 19,38)

Sunitinib (eventi: 206/328), mediana e 95,0% IC:8,31 (6,93; 9,69)

Figure 5 : Curva di Kaplan-Meier relativa alla sopravvivenza globale (OS) (CA2099ER)

Numero di soggetti a rischio

Cabozantinib + nivolumab

323 308 295 283 269 255 220 147 84 40 10 0

Sunitinib

328 295 272 254 236 217 189 118 62 22 4 0

Cabozantinib + nivolumab(eventi: 86/323), mediana e 95% IC: NE Sunitinib (eventi: 116/328), mediana e 95% IC:29,47 (28,35; NE)

Carcinoma epatocellulare

Studio controllato in pazienti che hanno ricevuto sorafenib (CELESTIAL)

La sicurezza e l’efficacia di CABOMETYX sono state valutate in uno studio randomizzato di fase 3, in doppio cieco, controllato con placebo (CELESTIAL). I pazienti (N=707) con HCC non suscettibili di trattamento curativo e che avevano precedentemente ricevuto sorafenib per malattia avanzata sono stati randomizzati (2:1) a ricevere cabozantinib (N=470) o placebo (N=237). I pazienti potevano aver ricevuto un’altra precedente terapia sistemica per malattia avanzata oltre a sorafenib. La randomizzazione è stata stratificata per eziologia della malattia (HBV [con o senza HCV], HCV [senza HBV] o altro), regione geografica (Asia, altre regioni) e per presenza di diffusione extraepatica della malattia e/o invasione macrovascolare (Sì, No).

L’endpoint primario di efficacia era la sopravvivenza globale (OS). Gli endpoint secondari di efficacia erano la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e il tasso di risposta obiettiva (ORR), valutato dallo sperimentatore utilizzando i criteri di valutazione della risposta nei tumori solidi (RECIST) 1.1. Le valutazioni del tumore sono state condotte ogni 8 settimane. I soggetti hanno continuato il trattamento in cieco dopo la progressione radiologica della malattia finchè hanno avuto un beneficio clinico o fino alla necessità di una successiva terapia antitumorale sistemica o terapia antitumorale locale a livello epatico. Il crossover da placebo a cabozantinib non era consentito durante la fase di trattamento in cieco.

Le caratteristiche demografiche e di malattia al basale erano simili nei bracci con cabozantinib e placebo e sono mostrate di seguito per tutti i 707 pazienti randomizzati.

La maggior parte dei pazienti (82%) erano maschi: l’età mediana era 64 anni. La maggior parte dei pazienti (56%) erano Caucasici e il 34% erano Asiatici.

Il 53% dei pazienti avevano un ECOG performance status (PS) 0 e il 47% avevano un ECOG PS 1.

Quasi tutti i pazienti (99%) erano Child-Pugh A e l’1% erano Child-Pugh B. L’eziologia per l’HCC includeva il 38% virus dell’epatite B (HBV), il 21% virus dell’epatite C (HCV), il 40% altro (né HBV né HCV). Il 78% presentava invasione vascolare macroscopica e/o diffusione extraepatica del tumore. Il 41% aveva livelli di Alfa-fetoproteina (AFP) ≥400 μg / L. Il 44% è stato trattato con procedure di embolizzazione epatica transarteriosa o di chemioembolizzazione. Il 37% ha avuto radioterapia precedente al trattamento con cabozantinib. La durata mediana del trattamento con sorafenib è stata di 5,32 mesi. Il 72% dei pazienti aveva ricevuto un precedente regime di terapia sistemica per malattia avanzata e il 28% ne aveva ricevuti 2.

È stato dimostrato un miglioramento statisticamente significativo in OS con cabozantinib rispetto al placebo (Tabella 8 e Figura 6).

I risultati di PFS e ORR sono riassunti nella Tabella 8.

Tabella 8: Risultati di efficacia nel HCC (popolazione ITT, CELESTIAL)

CABOMETYX (N=470) Placebo (N=237)
Sopravvivenza Globale (OS)
OS Mediana in mesi (95% IC) 10,2 (9,1;12,0) 8,0 (6,8; 9,4)
HR (95% IC)1,2 0,76 (0,63; 0,92)
valore-p1 p=0,0049
Sopravvivenza libera da progressione (PFS)3
PFS mediana in mesi (95% IC) 5,2 (4,0; 5,5) 1,9 (1,9; 1,9)
HR (95% IC)1 0,44 (0,36; 0,52)
Valore-p 1 p<0,0001
Stime limite Kaplan-Meier della percentuale di soggetti senza eventi a 3 mesi
% (95% IC) 67,0% (62,2%; 71,3%) 33,3% (27,1%; 39,7%)
Tasso di risposta obiettiva n (%)3
Risposte complete (CR) 0 0
Risposte parziali (PR) 18 (4) 1 (0.4)
ORR (CR+PR) 18 (4) 1 (0.4)
Valore-p 1,4 p=0,0086
Stabilità di malattia 282 (60) 78 (33)
Progressione di malattia 98 (21) 131 (55)

1 test di log-rank stratificato bilaterale con eziologia della malattia (HBV [con o senza HCV], HCV [senza HBV] o Altro), regione geografica (Asia, Altre regioni) e presenza di diffusione extraepatica di malattia e/o invasione macrovascolare (Sì, No) come fattori di stratificazione (dati per IVRS)

2 stimato utilizzando il modello di rischio proporzionale di Cox

3 come valutato dallo sperimentatore per RECIST 1.1

4 test stratificato Cochran-Mantel-Haenszel (CMH)

Figura 6: curva di sopravvivenza globale di Kaplan-Meier (CELESTIAL)

Probabilità di Sopravvivenza globale CABOMETYX Placebo Numero a rischio: CABOMETYX Placebo Mesi

Figura 7: curva di sopravvivenza libera da progressione di Kaplan-Meier (CELESTIAL)

Probabilità di sopravvivenza libera da progressione CABOMETYX Placebo

Numero a rischio: CABOMETYX

Placebo

Mesi

L’incidenza delle terapie antitumorali sistemiche non radianti e locali sul fegato non previste nel protocollo (NPACT) è stata del 26% nel braccio con cabozantinib e del 33% nel braccio placebo. I soggetti che hanno ricevuto queste terapie hanno dovuto interrompere definitivamente il trattamento nello studio. Un’analisi esploratoria censorizzata della OS per l’uso di NPACT ha supportato l’analisi primaria: l’HR, aggiustato per i fattori di stratificazione (per IxRS), era 0,66 (IC 95%: 0,52; 0,84; valore p log-rank stratificato = 0,0005). Le stime di Kaplan-Meier per la durata mediana della OS erano di 11,1 mesi nel braccio cabozantinib rispetto a 6,9 mesi nel braccio placebo, una differenza stimata di 4,2 mesi nelle mediane.

La qualità della vita (QoL) non specifica per malattia è stata valutata utilizzando l’EuroQoL EQ-5D-5L. È stato osservato un effetto negativo di cabozantinib rispetto al placebo sul punteggio dell’indice di utilità EQ-5D durante le prime settimane di trattamento. Sono disponibili solo dati limitati di QoL dopo questo periodo.

Carcinoma differenziato della tiroide (DTC)

Studio controllato con placebo in pazienti adulti che hanno ricevuto una precedente terapia sistemica e sono refrattari o non eleggibili allo iodio radioattivo (COSMIC-311)

La sicurezza e l’efficacia di CABOMETYX sono state valutate in COSMIC-311, uno studio multicentrico, randomizzato (2:1), in doppio cieco, controllato con placebo, in pazienti adulti con malattia localmente avanzata o metastatica con carcinoma differenziato della tiroide progredito dopo massimo due precedenti terapie mirate contro VEGFR (incluse, ma non limitate a, lenvatinib o sorafenib) ed erano refrattari allo iodio radioattivo o non eleggibili. I pazienti con malattia misurabile e progressione radiografica documentata secondo RECIST 1.1 dallo sperimentatore, durante o dopo il trattamento con TKI contro VEGFR, sono stati randomizzati (N=258) a ricevere cabozantinib 60 mg per via orale una volta al giorno (N=170) o placebo (N= 88).

La randomizzazione è stata stratificata in base alla precedente assunzione di lenvatinib (sì vs. no) e all’età (≤ 65 anni vs. > 65 anni). I pazienti eleggibili randomizzati al placebo sono stati autorizzati ad effettuare il cross-over a cabozantinib dopo la conferma della progressione della malattia dal comitato di revisione radiologica indipendente in cieco (BIRC). I soggetti hanno continuato il trattamento in studio in cieco fino a quando hanno sperimentato un beneficio clinico o fino a quando non si è verificata una tossicità inaccettabile. Gli endpoint primari di efficacia erano la sopravvivenza libera da progressione (PFS) nella popolazione ITT e il tasso di risposta obiettiva (ORR) nei primi 100 pazienti randomizzati, come valutato da BIRC secondo RECIST 1.1. Le valutazioni del tumore sono state condotte ogni 8 settimane dopo la randomizzazione durante i primi 12 mesi di studio, successivamente ogni 12 settimane. La sopravvivenza globale (OS) era un endpoint aggiuntivo.

L’analisi primaria della PFS includeva 187 pazienti randomizzati, 125 a cabozantinib e 62 a placebo. I dati demografici basali e le caratteristiche della malattia erano generalmente bilanciati per entrambi i gruppi di trattamento. L’età mediana era di 66 anni (range da 32 a 85 anni), il 51% aveva un’età ≥ 65 anni, il 13% aveva un’età ≥ 75 anni. La maggior parte dei pazienti era bianca (70%), il 18% dei pazienti era Asiatico e il 55% erano donne. Istologicamente, il 55% aveva una diagnosi confermata di carcinoma papillare della tiroide, il 48% aveva un carcinoma follicolare della tiroide, incluso il 17% di pazienti con carcinoma della tiroide a cellule di Hürthle. Le metastasi erano presenti nel 95% dei pazienti: polmoni nel 68%, linfonodi nel 67%, ossa nel 29%, pleura nel 18% e fegato nel 15%. Cinque pazienti non avevano ricevuto una precedente RAI a causa di ineleggibilità, il 63% dei pazienti aveva precedentemente ricevuto lenvatinib, il 60% sorafenib e il 23% sia sorafenib che lenvatinib. Il performance status ECOG al basale era 0 (48%) o 1 (52%).

La durata mediana del trattamento è stata di 4,4 mesi nel braccio cabozantinib e 2,3 mesi nel braccio placebo.

I risultati dell’analisi primaria (con data limite 19 agosto 2020 e follow-up mediano 6,2 mesi per la PFS) e l’analisi aggiornata (con data limite 08 febbraio 2021 e follow-up mediano 10,1 mesi per la PFS) sono presentati nella Tabella 9. Lo studio non ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo dell’ORR per i pazienti randomizzati a cabozantinib (n=67) rispetto al placebo (n=33): 15% vs. 0%. Lo studio ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo della PFS (follow up mediano 6,2 mesi) per i pazienti randomizzati a cabozantinib (n=125) rispetto al placebo (n=62).

È stata eseguita un’analisi aggiornata di PFS e OS (follow up mediano 10,1 mesi) includendo 258 pazienti randomizzati, 170 con cabozantinib e 88 con placebo.

L’analisi della sopravvivenza globale è stata confusa poiché i soggetti trattati con placebo a progressione di malattia confermata avevano la possibilità di effettuare il cross-over a cabozantinib.

Tabella 9: Risultati dell’efficacia di COSMIC-311

Analisi primaria1 (ITT) Analisi aggiornata2 (ITT completo)
CABOMETYX(n=125) Placebo(n=62) CABOMETYX(n=170) Placebo(n=88)
Sopravvivenza libera daprogressione*
Numero di eventi, (%) 31 (25) 43 (69) 62 (36) 69 (78)
Progressione della malattia 25 (20) 41 (66) 50 (29) 65 (74)
Morte 6 (4,8) 2 (3,2) 12 (7,1) 4 (4,5)
PFS mediana in mesi (96% IC) NE (5,7; NE) 1,9 (1,8; 3,6) 11,0 (7,4; 13,8) 1,9 (1,9; 3,7)
Hazard Ratio (96% IC)3 0,22 (0,13; 0.36) 0,22 (0,15; 0,32)
p-value4 < 0,0001
Sopravvivenza Globale
Eventi, n (%) 17 (14) 14 (23) 37 (22) 21 (24)
Hazard Ratio3 (95% IC) 0,54 (0,27; 1,11) 0,76 (0,45; 1,31)
Analisi primaria1
Tasso di risposta obiettiva (ORR)5
CABOMETYX(n=67) Placebo(n=33)
Risposta Globale, (%) 10 (15) 0 (0)
Risposta completa 0 0
Risposta parziale 10 (15) 0
Stabilità di malattia 46 (69) 14 (42)
Progressione di malattia 4 (6) 18 (55)

* L’analisi primaria della PFS includeva la censura per il nuovo trattamento antitumorale. I risultati per la PFS con e senza censura per il nuovo trattamento antitumorale erano coerenti.

CI, intervallo di confidenza; NE, non valutabile.

1 La data limite dell’analisi primaria è il 19 agosto 2020.

2 La data limite dell’analisi secondaria è l’8 febbraio 2021.

3 Stimato utilizzando il modello a rischio proporzionale di Cox.

4 Log-rank test stratificato in base alla precedente assunzionedi lenvatinib (sì vs. no) e all’età (≤ 65 anni vs. > 65 anni) come fattori di

stratificazione (secondo i dati IXRS).

5 Sulla base dei primi 100 pazienti inclusi nello studio con un follow-up mediano di 8,9 mesi, n=67 nel gruppo CABOMETYX e n=33 nel gruppo placebo. Il miglioramento dell’ORR non era statisticamente significativo.

Figura 8: Curva di Kaplan-Meier relativa alla sopravvivenza libera da progressione in COSMIC-311 (analisi aggiornata [data limite: 08 febbraio 2021], N=258)

Probabilità di sopravvivenza libera da progressione

CABOMETYX

Placebo

Numero a rischio:

CABOMETYX

Placebo

Mesi

Tumori Neuroendocrini (NETs)

Studio controllato con placebo su pazienti adulti con epNET e pNET localmente avanzato o metastatico, che sono progrediti dopo precedente terapia (CABINET)

La sicurezza e l'efficacia di CABOMETYX sono state valutate nello studio CABINET, uno studio multicentrico, randomizzato (2:1), in doppio cieco controllato con placebo di fase 3, condotto su pazienti adulti con pNET (cabozantinib: N = 64; placebo: N = 31) ed epNET (cabozantinib: N = 134; placebo: N = 69)

ben differenziato localmente avanzato o metastatico che hanno mostrato progressione dopo precedenti trattamenti approvati.

I pazienti con epNET e pNET sono stati suddivisi in due coorti separate, che sono state randomizzate e analizzate indipendentemente.

I pazienti hanno continuato il trattamento in cieco fino alla progressione della malattia, tossicità inaccettabile o revoca del consenso. I pazienti randomizzati al placebo eleggibili hanno avuto la possibilità di passare al cabozantinib in aperto una volta confermata la progressione della malattia secondo revisione centrale in tempo reale. L'endpoint primario di efficacia era la sopravvivenza libera da progressione (PFS) nella popolazione ITT, valutata da un comitato di revisione indipendente in cieco (BIRC) utilizzando i Criteri di Valutazione della Risposta nei Tumori Solidi (RECIST) 1.1, con i seguenti fattori di stratificazione al momento della randomizzazione:

  • epNET: uso concomitante di analoghi della somatostatina (SSA) e sede del tumore primario (intestino medio/sconosciuto vs. non intestino medio/polmone/altro)

  • pNET: uso concomitante di SSA e trattamento precedente con sunitinib

Le valutazioni del tumore sono state condotte ogni 12 settimane dall'inizio del trattamento fino alla progressione della malattia. La sopravvivenza globale (OS) è stata un endpoint secondario.

Coorte epNET:

La maggior parte dei pazienti, 51,7%, erano donne. L'età mediana era di 66 anni. La maggior parte dei pazienti, 83,7%, erano di etnia caucasica. Inoltre, il 39,9% dei pazienti aveva uno stato di performance ECOG di 0, mentre il 59,1% aveva uno stato di performance ECOG di 1. La sede di origine del tumore primario era più comunemente l'intestino tenue (32,5%), seguito dai polmoni (19,2%), da altre sedi (17,2%) e da sedi sconosciute (11,8%). La maggior parte dei pazienti aveva un tumore non funzionante (53,7%), mentre il 32,5% presentava un tumore funzionante. Per il 13,8% dei pazienti, lo stato funzionale era sconosciuto. Il grado tumorale più comune era il grado 2, osservato nel 66% dei pazienti, mentre il grado 1 era presente nel 25,6% dei pazienti. La maggior parte dei pazienti, 69%, ha utilizzato SSA in concomitanza, mentre il 92,6% aveva fatto uso di SSA in precedenza. Il 45,3% dei pazienti aveva ricevuto solo un trattamento precedentediverso da SSA. La maggior parte dei tumori erano ben differenziati, rappresentando il 93,6% dei casi, mentre il 6,4% non era specificato. Le sedi metastatiche più comuni erano: fegato nell’89,7% dei casi, linfonodi nel 70% dei casi, ossa nel 49,3% dei casi, altre sedi nel 35% dei casi e polmoni nel 21,2% dei casi.

Tabella 10: Risultati di efficacia nella coorte epNET nello studio CABINET

Endpoint Cabozantinib (N=134) Placebo (N=69)
Sopravvivenza libera da progressione
Eventi, n (%) 71 (53) 40 (58)
Progressione documentata, n (%) 53 (40) 35 (51)
Morte, n (%) 18 (13) 5 (7.2)
Mediana PFS in mesi1 (95% IC) 8,5 (7,5; 12,5) 4,0 (3,0; 5,7)
Hazard Ratio2 (95% IC) 0,38 (0,25; 0,58)

Il follow-up mediano è stato di 23 mesi per entrambi i bracci dello studio. Secondo le valutazioni del BIRC della progressione e della risposta, con data di cut-off al 24 agosto 2023

1Basato sulle stime di Kaplan-Meier

2Stimato utilizzando il modello di rischio proporzionale di Cox. Lo studio CABINET è stato interrotto per efficacia durante un'analisi ad interim, inizialmente prevista solo per valutare la futilità del trattamento. L'errore di tipo I non è stato formalmente controllato e i

valori p non sono presentati. L'intervallo di confidenza al 95% riportato è descrittivo e non implica che sia stata raggiunta una significatività statistica.

Probabilità di sopravvivenza libera da progressione

Figura 9: epNET: Curva di Kaplan-Meier della Sopravvivenza libera da progressione (data di cut-off: 24 Agosto 2023, N=203)

Numero di soggetti a rischio: Cabozantinib Placebo

È stata condotta un’analisi esplorativa aggiornata sulla OS (data cut-off DCO: settembre 2024) con 126 eventi di OS, che ha mostratouna mediana di OS di 21,95 mesi nel braccio cabozantinib e di 22,47 mesi nel braccio placebo, con un rapporto di rischio (HR) di 1,04 (95% IC: 0,71; 1,52). Al momento dell'analisi, 28 pazienti (41%) erano passati dal placebo al cabozantinib.

Coorte pNET:

La maggior parte dei pazienti, 57,9%, erano maschi. L'età mediana era di 59,5 anni nel braccio cabozantinib e 64 anni nel braccio placebo. La maggior parte dei pazienti, 83,2%, erano di etnia caucasica. Inoltre, il 52,6% dei pazienti aveva uno stato di performance ECOG di 0, mentre il 46,3% aveva uno stato di performance ECOG di 1.

La maggior parte dei pazienti aveva un tumore non funzionante, che rappresentava il 73,7% dei casi, mentre il 16,8% aveva un tumore funzionante. Per il 9,5% dei pazienti, lo stato funzionale era sconosciuto.

Il grado tumorale più comune era il grado 2, osservato nel 61,1% dei pazienti; il grado 1 era presente nel 22,1%, il grado 3 nell'11,6% e nel 5,3% dei pazienti il grado era sconosciuto. La maggior parte dei pazienti, 54,7%, ha utilizzato SSA in concomitanza, mentre il 97,9% aveva fatto uso di SSA in precedenza. Il 28,4% dei pazienti aveva ricevuto solo un trattamento precedente diverso da SSA. La maggior parte dei tumori erano ben differenziati, rappresentando il 97,9% dei casi, mentre il 2,1% non era specificato. Le sedi metastatiche più comuni erano il fegato, colpito nel 96,8% dei casi, i linfonodi nel 48,4% dei casi, le ossa nel 27,4% dei casi ed altre sedi nel 13,7% dei casi.

Tabella 11: risultati di efficacia nella coorte pNET dello studio CABINET

Cabozantinib (N=64) Placebo (N=31)
Sopravvivenza libera da progressione
Eventi, n (%) 32 (50) 25 (81)
Progressione documentata, n (%) 25 (39) 21 (68)
Morte, n (%) 7 (11) 4 (13)
Mediana PFS in mesi1 (95% IC) 13,8 (8,9; 17,0) 4,5 (3,0; 5,8)
Hazard Ratio2 (95% IC) 0,23 (0,12; 0,42)

Il follow-up mediano è stato di 23 mesi per il braccio cabozantinib e 25 mesi per il braccio placebo. Secondo le valutazioni del BIRC della progressione e della risposta, con data di cutoff al 24 agosto 2023

1Basato sulle stime di Kaplan-Meier

2Stimato utilizzando il modello di rischio proporzionale di Cox. Lo studio CABINET è stato interrotto per efficacia durante un'analisi ad interim, inizialmente prevista solo per valutare la futilità del trattamento. L'errore di tipo I non è stato formalmente controllato e i valori p non sono presentati. L'intervallo di confidenza al 95% riportato è descrittivo e non implica il raggiungimento della significatività statistica.

Probabilità di sopravvivenza libera da progressione

Figura 10: pNET: Curva di Kaplan-Meier della sopravvivenza libera da progressione nello studio CABINET (data cut-off: 24 Agosto 2023, N=95)

Numero di soggetti a rischio:

Cabozantinib

È stata condotta un'analisi esplorativa aggiornata sulla sopravvivenza globale (OS) (DCO: settembre 2024) con 46 eventi OS, che ha mostrato una mediana della stima Kaplan-Meier di OS di 40,08 mesi nel braccio cabozantinib e 31,11 mesi nel braccio placebo. Il rapporto di rischio (HR) era 1,11 (0,59; 2,09).

Al momento dell'analisi, 14 pazienti (45%) erano passati dal placebo al cabozantinib.

Popolazione pediatrica

L’Agenzia Europea dei Medicinali ha rinviato l’obbligo di presentare i risultati di alcuni studi con CABOMETYX in uno o più sottogruppi della popolazione pediatrica per il trattamento dei tumori maligni solidi (vedere paragrafo 4.2. per informazioni sull’uso pediatrico).

ADVL 1211

Uno studio di fase 1 (ADVL1211) su cabozantinib in pazienti pediatrici con tumori solidi è stato condotto dal Children Oncology Group (COG). I pazienti eleggibili avevano un’età compresa tra ≥2 anni e ≤18 anni. Questo studio ha arruolato i pazienti a 3 livelli di dose: 30 mg/m2, 40 mg/m2 e 55 mg/m2 una volta al giorno con uno schema di dosaggio continuo (dosaggio settimanale in base alla BSA e arrotondato al più vicino 20 mg). Cabozantinib è stato dosato in base alla superficie corporea (Body Surface Area, BSA) secondo un nomogramma di dosaggio.

L'obiettivo era definire le tossicità limitanti la dose (Dose Limiting Toxicity, DLT), determinare la dose raccomandata per la fase 2 (Recommended Phase 2 Dose, RP2D), ottenere dati preliminari di farmacocinetica nei bambini ed esplorare l'efficacia nei tumori solidi. Sono stati arruolati 41 pazienti, di cui 36 completamente valutabili. I pazienti presentavano una varietà di tumori solidi: MTC (n=5), osteosarcoma (n=2), EWS (n=4), rabdomiosarcoma (RMS) (n=2), altri sarcomi dei tessuti molli (STS) (n=4), tumore di Wilms (WT) (n=2), epatoblastoma (n=2), HCC (n=2), RCC (n=3), tumori del sistema nervoso centrale (SNC) (n=9) e altri (n=6). Dei 36 soggetti nella popolazione valutabile, quattro soggetti (11,1%) hanno avuto come migliore risposta globale una PR e otto soggetti (22,2%) hanno avuto SD (durata di almeno 6 cicli). Dei 12 soggetti con PR o SD maggiore o uguale a 6 cicli, 10 soggetti appartenevano ai gruppi cabozantinib 40 mg/m2 o 55 mg/m2 (sette e tre, rispettivamente).

In base alla revisione centrale, sono state osservate risposte parziali in 2/5 pazienti con MTC, un paziente con tumore di Wilms e un paziente con sarcoma a cellule chiare.

ADVL1622

ADVL1622 ha valutato l'attività di cabozantinib in tumori solidi pediatrici selezionati. Questo studio di fase 2 multicentrico, in aperto, a due fasi, ha incluso i seguenti gruppi di tumori solidi: il gruppo dei non osteosarcomi (inclusi sarcoma di Ewing, rabdomiosarcoma (RMS), sarcomi dei tessuti molli non rabdomiosarcomi (NRSTS) e tumore di Wilms), il gruppo dell'osteosarcoma ed il gruppo dei tumori solidi rari (tra cui il carcinoma midollare della tiroide (MTC), il carcinoma a cellule renali (RCC), il carcinoma epatocellulare (HCC), l'epatoblastoma, il carcinoma adrenocorticale e altri tumori solidi). Cabozantinib è stato somministrato per via orale una volta al giorno con uno schema di dosaggio continuo di cicli di 28 giorni alla dose di 40 mg/m2/giorno (dose settimanale cumulativa di 280 mg/m2 utilizzando un nomogramma di dosaggio). I soggetti avevano un'età compresa tra ≥2 e ≤30 anni al momento dell'ingresso nello studio per tutti i gruppi, ad eccezione del limite superiore di età ≤18 anni per MTC, RCC e HCC.

Per i gruppi non osteosarcoma e tumori rari l'endpoint primario era il tasso di risposta obiettiva (ORR). Per il gruppo dell'osteosarcoma, è stato utilizzato un disegno a due fasi che incorporava il doppio endpoint della risposta obiettiva (CR + PR) basata sui criteri RECIST (Response Evaluation Criteria in Solid Tumors) versione 1.1 e il successo del trattamento definito dalla SD per ≥4 mesi. È stata valutata la PK di cabozantinib in soggetti pediatrici e adolescenti (fare riferimento al paragrafo 5.2).

Riassunto dei risultati di efficacia

Alla data di chiusura dei dati (30 giugno 2021), 108/109 soggetti avevano ricevuto almeno una dose di cabozantinib. Ogni coorte statistica nei gruppi non osteosarcoma comprendeva 13 soggetti. Non sono state osservate risposte in queste coorti statistiche. Il gruppo dell'osteosarcoma comprendeva in totale 29 soggetti, tra cui 17 bambini (di età compresa tra 9 e 17 anni) e 12 adulti (di età compresa tra 18 e 22 anni).

Nel gruppo dell'osteosarcoma, tutti i soggetti avevano ricevuto una precedente terapia sistemica. Una PR è stata osservata in un adulto e in un bambino. Il tasso di controllo della malattia (Disease Control Rate, DCR) è stato del 34,5% (95% IC: 17,9; 54,3).

Proprietà farmacocinetiche

Assorbimento

In seguito alla somministrazione orale di cabozantinib, i picchi delle concentrazioni plasmatiche di cabozantinib vengono raggiunti da 3 a 4 ore dopo la dose. I profili concentrazione plasmatica-tempo mostrano un secondo picco di assorbimento circa 24 ore dopo la somministrazione; ciò suggerisce che cabozantinib possa essere soggetto a ricircolo enteroepatico.

La somministrazione ripetuta giornaliera di cabozantinib alla dose di 140 mg per 19 giorni ha determinato un accumulo medio di circa 4 - 5 volte di cabozantinib (sulla base dei valori di AUC) rispetto alla somministrazione di una singola dose; lo stato stazionario è stato raggiunto intorno al giorno 15.

Un pasto con alimenti ricchi di grassi ha aumentato moderatamente i valori di Cmax e di AUC (rispettivamente del 41% e del 57%) rispetto a condizioni di digiuno in volontari sani a cui è stata somministrata una singola dose orale di 140 mg di cabozantinib. Non vi sono informazioni sul preciso effetto del cibo quando quest’ultimo è assunto 1 ora dopo la somministrazione di cabozantinib.

Non è stato possibile dimostrare la bioequivalenza tra le formulazioni di cabozantinib in capsule e in compresse dopo una singola dose di 140 mg in soggetti sani. È stato osservato un aumento del 19% nel valore di Cmax della formulazione in compresse rispetto alla formulazione in capsule. È stata osservata una differenza inferiore al 10% nel valore di AUC tra le formulazioni di cabozantinib in compresse e in capsule.

Distribuzione

Cabozantinib è altamente legato alle proteine umane plasmatiche in vitro (≥ 99,7%). Sulla base del modello farmacocinetico di popolazione, il volume di distribuzione del compartimento centrale (Vc/F) è stato stimato essere di 212 L.

Biotrasformazione

Cabozantinib è risultato essere metabolizzato in vivo. Quattro metaboliti erano presenti nel plasma a esposizioni (AUC) superiori al 10% del composto progenitore: XL184-N-ossido, il prodotto di scissione dell’ammide XL184, XL184 monoidrossisolfato e il prodotto di scissione solfato della 6-desmetilammide. I due metaboliti non coniugati (XL184-N-ossido e prodotto di scissione dell’ammide XL184), che possiedono < 1% della potenza di inibizione delle chinasi target rispetto al composto progenitore cabozantinib, rappresentano ognuno < 10% dell’esposizione plasmatica totale correlata al farmaco.

Cabozantinib è un substrato del metabolismo di CYP3A4 in vitro, dal momento che un anticorpo neutralizzante diretto contro CYP3A4 ha inibito la formazione del metabolita XL184-N-ossido di oltre l’80% in un’incubazione in microsomi di fegato umano (HLM, human liver microsomes) catalizzata da NADPH; al contrario, anticorpi neutralizzanti diretti contro CYP1A2, CYP2A6, CYP2B6, CYP2C8, CYP2C19, CYP2D6 e CYP2E1 non hanno avuto alcun effetto sulla formazione di metaboliti di cabozantinib. Un anticorpo neutralizzante diretto contro CYP2C9 ha mostrato un effetto minimo sulla formazione di metaboliti di cabozantinib (vale a dire, una riduzione < 20%).

Eliminazione

In un’analisi farmacocinetica di popolazione su cabozantinib eseguita utilizzando i dati relativi a 1883 pazienti e 140 volontari sani dopo la somministrazione orale di un range di dosi da 20 mg a 140 mg, l’emivita plasmatica terminale di cabozantinib è risultata di circa 110 ore. La clearance media (CL/F) allo stato stazionario è stata stimata essere pari a 2,48 L/h. In un periodo di raccolta di 48 giorni dopo una dose singola di 14C-cabozantinib in volontari sani, circa l’81% della radioattività totale somministrata è stata recuperata nelle feci (54%) e nelle urine (27%).

Farmacocinetica in popolazioni speciali di pazienti

Compromissione renale

In uno studio condotto su pazienti con compromissione renale con una dose singola di 60 mg di cabozantinib i rapporti della media geometrica dei minimi quadrati relativi ai valori plasmatici totali di Cmax e AUC0-inf di

cabozantinib sono stati del 19% e del 30% più alti nei soggetti con compromissione renale lieve (IC 90% per Cmax dal 91,60% al 155,51%; per AUC0-inf dal 98,79% al 171,26%) e del 2% e del 6 - 7% più alti (IC 90% per Cmax dal 78,64% al 133,52%; per AUC0-inf dal 79,61% al 140,11%) nei soggetti con compromissione renale moderata rispetto ai soggetti con funzionalità renale nella norma. La media geometrica dei minimi quadrati (LS) per l’AUC0-inf plasmatico non legato di cabozantinib era dello 0,2% più alta per i soggetti con compromissione renale lieve (90% CI da 55,9% a 180%) e del 17% più alta (90% CI da 65,1% a 209,7%) per i soggetti con moderata compromissione renale rispetto ai soggetti con funzionalità renale normale. I soggetti con compromissione renale severa non sono stati studiati.

Compromissione epatica

Sulla base di un’analisi integrata di farmacocinetica di cabozantinib sulla popolazione in soggetti sani e pazienti oncologici (incluso HCC), non è stata osservata alcuna differenza clinicamente significativa nell’esposizione plasmatica media di cabozantinib tra i soggetti con funzionalità epatica normale (n = 1425) e compromissione epatica lieve (n = 558). Vi sono dati limitati in pazienti con compromissione epatica moderata (n = 15) come da criteri NCI-ODWG (National Cancer Institute - Organ Dysfunction Working Group). La farmacocinetica di cabozantinib non è stata valutata in pazienti con compromissione epatica severa.

Etnia

Un’analisi farmacocinetica di popolazione non ha identificato differenze clinicamente rilevanti nella farmacocinetica di cabozantinib in base all’etnia.

Popolazione pediatrica

I dati ottenuti dalla simulazione eseguita con il modello farmacocinetico di popolazione sviluppato in soggetti sani e in pazienti adulti con diversi tipi di tumori maligni, mostrano che nei pazienti adolescenti di età pari o superiore a 12 anni, con una dose di 40 mg di cabozantinib una volta al giorno per i pazienti di peso < 40 kg, o una dose di 60 mg una volta al giorno nei pazienti di peso ≥ 40 kg si ottiene un’esposizione plasmatica simile a quella raggiunta negli adulti trattati con 60 mg di cabozantinib una volta al giorno (vedere paragrafo 4.2).

Nei due studi clinici condotti dal COG su pazienti pediatrici con tumori solidi (ADVL1211 e ADVL1622), cabozantinib è stato dosato in base all'area di superficie corporea (BSA) secondo un nomogramma di dosaggio, utilizzando le compresse da 20 mg e 60 mg disponibili per gli adulti. Tra i 55 pazienti, l'età mediana era di 13 anni (range: 4-18 anni). Un'analisi della farmacocinetica di popolazione è stata costruita utilizzando i dati PK raccolti in entrambi gli studi. La PK di cabozantinib è stata adeguatamente descritta da un modello a due compartimenti con processi di eliminazione e di assorbimento di primo ordine. Non è emerso che l'età, il sesso, l'etnia e il tipo di tumore influenzassero la PK di cabozantinib nei pazienti bambini e adolescenti. Solo la BSA è risultata essere un predittore significativo della PK di cabozantinib. Nel modello sviluppato non è stata osservata alcuna dipendenza dalla dose nei tre livelli di dose testati (30, 40 e 55 mg/m²). Le esposizioni nei bambini e negli adolescenti dopo la somministrazione di una dose di 40 mg/m² basata sulla BSA sono simili alle esposizioni negli adulti con una dose fissa di 60 mg QD.

Informazioni farmaceutiche - CABOMETYX 60 MG

Elenco degli eccipienti

Contenuto della compressa Cellulosa microcristallina Lattosio anidro Idrossipropilcellulosa Croscarmellosa sodica Silice colloidale anidra Stearato di magnesio

Film di rivestimento Ipromellosa 2910 Diossido di titanio (E171) Triacetina

Ossido di ferro giallo (E172)

Incompatibilità

Non pertinente.

Periodo di validità

4 anni.

  • Precauzioni speciali per la conservazione

    Questo medicinale non richiede alcuna condizione particolare di conservazione.

  • Natura e contenuto del contenitore

    Flacone in HDPE con chiusura in polipropilene a prova di bambino, tre contenitori di gel di silice essiccante e un batuffolo di fibra di poliestere. Ogni flacone contiene 30 compresse rivestite con film.

  • Precauzioni speciali per lo smaltimento

    Il medicinale non utilizzato e i rifiuti derivati da tale medicinale devono essere smaltiti in conformità alla normativa locale vigente.

  • Documenti PDF

    Confezione e prezzo

    30 COMPRESSE
    Prezzo*
    9607,19 €
    Ticket
    3786,06 €

    Classe

    H – A CARICO DEL SSN AMBITO OSPED.

    AIC

    045106061
    * Il prezzo del ticket mostrato (SSN) può non includere le spese regionali accessorie.

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